LA LIBERTA’ MENZOGNERA DI CERTI LEGAMI.. 21/6/2014 (16.15)

21 giugno 2014 ore 16:17 segnala
Giorno dopo giorno,
mi intrappolavi in quella stanza.
Mi lasciavi pensare che fosse quella
La mia libertà.
Ma ero così cieco da non vedere,
come avessi impestato anche i muri
del tuo male di vivere calcolato.
Non lo trovavo insopportabile.
L’avrei definito addirittura poetico.
Non una sola volta
Ti chiesi di aprire la finestra.
Mi lasciai segregare.
E mi riempivo, da solo
Di sciocchezze metafisiche.
In quell’unica ora d’aria,
in cui mi portavi a godere la vista del mare.
Ormai non riuscivo più a percepire
Emozioni o sensazioni.
Come deprivato,
da quel tuo sguardo sempre implorante.
Da quel vittimismo che, allora
Mi imponevo di non vedere.
E ti giustificavo sempre.
Anche contro me stesso.
Niente è più potente
Delle catene che ci costruiamo.
Non dovevi neanche mentirmi..
Nemmeno nascondermi la realtà.
Credevi anche tu,
al sangue versato.
Alle spine che ti cicatrizzavano il sorriso.
Era solo una scusa per non andare avanti.
E probabilmente, ero proprio come te.
La mia via di fuga era non scappare davvero. Mai.
La mia insoddisfazione era proporzionale
Alla mia indolenza.
Ed era sempre colpa di altri. O di qualcos’altro.
Mentre era così piacevole abbandonarsi immobili
Al sapore perverso dei propri alibi.
Un giorno, uscii a comprare una cosa.
Non ricordo neanche quale.
Fosti proprio tu a chiedermelo.
E respirai il profumo della notte. A pieni polmoni.
Non tornai più.
E sinceramente: non mi importò più delle tue lacrime.
Sincere o calcolate.
Disperate o annoiate.
Sparii nel nebbioso alone delle luci dei neon..
Ti mandai una cartolina dal nulla.
“Non mi cercare. Impara da sola
Il significato del rumore del diluvio”.
Non voleva dire niente..
Ma te lo scrissi lo stesso.
Questo era il senso del nostro legame.
Un ironico, patetico nulla
Su cui avevamo edificato un orpello grazioso.
Ma tutto finisce.
E ci dimenticammo in fretta.
O, forse, mai..
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Giorno dopo giorno, mi intrappolavi in quella stanza. Mi lasciavi pensare che fosse quella La mia libertà. Ma ero così cieco da non vedere, come avessi impestato anche i muri del tuo male di vivere calcolato. Non lo trovavo insopportabile. L’avrei definito addirittura poetico. Non una sola volta...
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21/06/2014 16:17:15
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Commenti

  1. Njlo 11 settembre 2016 ore 21:09
    Il rumore del diluvio come una catarsi, per uscire da un nulla e assaporare la vita vera che è libertà e ne ha sapore e sembianze anche nell'amore.

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