AUTOCOSCIENZA

12 novembre 2011 ore 15:38 segnala
AUTOCOSCIENZA

" DEFINIZIONE "

L'Autocoscienza è definibile come l'attività riflessiva del pensiero con cui l' IO diventa cosciente di sè,e a partire dalla quale poter avviare un processo di introspezione rivolto alla conoscenza degli aspetti più profondi dell'essere.

Nell'ambito della storia della filosofia occidentale si rileva come l'Autocoscienza sia stata il fondamento della riflessione di numerosi pensatori,i quali hanno espresso l'importanza di approdare a se stessi prima di iniziare l'indagine delle verità assolute: l'Autocoscienza cioè,come presupposto della conoscenza sintetizzato dal motto delfico CONOSCI TE STESSO. L'autocoscienza è stata quindi considerata la prima e unica forma di sapere certo e assoluto,essendo interiore e non acquisito dall'esterno. Gran parte delle riflessioni sull'autocoscienza presero spunto dalle filosofie elaborate nell'antica Grecia,in particolare da
SOCRATE,PLATONE,ARISTOTELE.

SOCRATE

Con Socrate per la prima volta il pensiero si sofferma sull'AUTOCOSCIENZA ovvero sulla riflessione dell'ANIMA UMANA su di sè,intesa come IO INDIVIDUALE. Socrate era convinto di non sapere,ma proprio per questo egli si accorse di essere il più sapiente di tutti. A differenza degli altri,infatti,pur essendo ignorante come loro,Socrate era dotato di AUTOCOSCIENZA,perchè "SAPEVA" di non sapere,cioè era consapevole di quanto fosse vana e limitata la propria conoscenza della realtà. Per Socrate tutto il sapere è vano se non è ricondotto alla coscienza critica del proprio " IO " che è un
" SAPERE DEL SAPERE " . Una tale autocoscienza tuttavia non è insegnabile nè trasmissibile a parole,poichè non è il prodotto di una tecnica: ognuno deve trovarla da sè. Il maestro può solo aiutare i discepoli a farla nascere in loro,all'incirca come l'ostetrica aiuta la madre a partorire il bambino,non lo partorisce lei stessa.

PLATONE

In Platone l'AUTOCOSCIENZA è un fenomeno strettamente legato alla REMINESCENZA delle IDEE,cioè di quei fondamenti eterni della scienza che sono già presenti nella mente umana,ma sono stati dimenticati all'atto della nascita: conoscere significa dunque ricordare,cioè diventare COSCIENTI di questo sapere interiore che giace a livello INCONSCIO dentro la nostra anima ed è perciò INNATO. Gli organi di senso,per Platone,hanno solo la funzione di risvegliare in noi l'autocoscienza sopita,ma questa non dipende dagli oggetti della realtà sensibile ed è perciò qualcosa di ASSOLUTO,cioè indipendente. Nel diventare coscienti delle idee,ci si accorge così della relatività e caducità del mondo terreno,nonchè della impossibilità di fondare una conoscenza certa sulla base di dati acquisiti unicamente dall'esperienza,prescindendo cioè dalla libera autocoscienza del pensiero.

ARISTOTELE

L'autococoscienza è implicitamente presente anche nella riflessione di Aristotele,che parla del "PENSIERO DI PENSIERO " non solo come vertice ma anche come presupposto della conoscenza,intesa come SCIENZA DEGLI UNIVERSALI,questa è opera dell'INTELLETTO ATTIVO,mentre i sensi possono dare solo una conoscenza limitata e parziale.Si tratta di un processo che avviene per gradi: in una prima fase l'intelletto è passivo e si limita a recepire gli aspetti contingenti e transitori della realtà,ma poi interviene quello attivo che supera criticamente tali particolarità riuscendo a cogliere l'ESSENZA,portando a compimento il processo di consapevolezza facendoli passare dalla potenza all'atto. E l' ATTO PURO che è DIO sarà infine autocoscienza pura,cioè "PENSIERO DI PENSIERO ".

PENSIERO CRISTIANO

L'Autocoscienza divenne un tema di rilievo nell'ambito della riflessione CRISTIANA,essendo vista come la manifestazione più diretta e immediata di Dio,che secondo il cristianesimo alberga nell'interiorità di ogni essere umano. Diventare coscienti di sè significa diventare coscienti della voce divina. AGOSTINO dice che Dio in quanto non è oggetto ma SOGGETTO,è presente nell'interiorità del nostro io più di noi stessi,e rappresenti per il nostro PENSIERO la condizione del suo costituirsi e la sua meta naturale.

SCOTO ERIUGENA

egli diceva che "se c'è qualcosa che può sapere di non sapere,questa non può ignorare di esistere,se infatti non esistesse non saprebbe di non sapere.Il che equivale a dire che esiste ciò che sa di esistere ,oppure chi sa di non sapere di esistere"

ANSELMO D'AOSTA

dice che il pensiero di sè è un'immagine fatta a somiglianza della mente che la produce.

TOMMASO D'AQUINO

dice che l'autocoscienza è il vertice delle capacità intelletive,che rende possibile anche il concetto di PERSONA.Per Tommaso c'è un ESSERE da porre a fondamento della propria intima essenza e alla cui implicita presenza si deve la possibilità di ogni forma di conoscenza.

ALBERTO MAGNO - SAN BONAVENTURA - NICOLA CUSANO

vedono l'Autocoscienza come l'unione immediata di ESSERE e PENSIERO.

TOMMASO CAMPANELLA

vede l'Autocoscienza come intimamente legata all'ESSERE stesso della realtà. L'Autocoscienza è per lui una caratteristica fondamentale di tutti gli enti,a partire da quelli più inferiori fino all'uomo,in cui giunge a maturare pienamente e senza la quale un individuo sarebbe simile ad una pietra. Essa consiste in un'originaria e INNATA conoscenza che ogni ANIMA ha di sè:egli la chiama SENSUS INNATUS o NOTITIA INDITA a indicare una visione INTUITIVA e immediata che viene però offuscata dalle conoscenze esterne sul mondo diventando NOTITIA ABDITA. Scopo della filosofia è recuperare questa originaria coscienza di sè,sulla quale è possibile costruire le basi del nostro sapere.Campanella fonda su quest'autocoscienza una METAFISICA DELL'ASSOLUTO.

CARTESIO

Cartesio disse " COGITO ERGO SUM" ,(Penso quindi sono).

SPINOZA

Spinoza ristabilì il primato dell'ESSERE facendo dell'autocoscienza un "modo" della SOSTANZA e riportandola al livello dell'INTUIZIONE. DEUS SIVE NATURA è la formula che riassume l'esatta
corrispondenza di "io" come soggetto ed "io" come oggetto.



LEIBNIZ

Concepì l'autocoscienza come la intendeva la filosofia classica,a differenza di Cartesio,secondo cui esiste solo ciò di cui ho conoscienza(e quindi se non ne ho coscienza non esiste),per Leibniz esistono anche pensieri di cui non si ha coscienza. Egli le chiama PERCEZIONI e si trovano ad un livello INCONSCIO della mente. Ma nel momento in cui diventano coscienti si ha l"apparcezione" che è appunto l'autocoscienza,ossia il percepire di percepire. L'autocoscienza più alta appartiene alla MONADE suprema che è Dio,il quale riassume in sè le coscienze di tutte le altre monadi.
L'autocoscienza è un fatto fuori dal tempo e non un fatto o una semplice nozione.

KANT

Con KANT L'AUTOCOSCIENZA diventa APPERCEZIONE TRASCENDENTALE o IO PENSO,egli la pose al livello supremo della conoscenza CRITICA. Per Kant l'intelletto non si limita a recepire i dati dell'esperienza,ma li elabora attivamente,sintetizzando il molteplice in unità (l'io).Se non ci fosse questa appercezione di me cioè che io resto sempre identico a me stesso nel rappresentarmi il molteplice,dentro di me non ci sarebbe pensiero di nulla. Questa unità,o IO PENSO è TRASCENDENTALE cioè funzionale al molteplice,nel senso che si attiva solo quando riceve dati da elaborare.

FICHTE

Per Ficht l'io diventa attività non solo ordinatrice dell'esperienza (com'era in Kant) ma anche creatrice ,è un'attività autoponentesi all'infinito,è un conoscere e al tempo stesso un produrre perennemente la propria autocoscienza.Essa costituisce il punto di partenza non solo del pensiero ma della stessa realtà,poichè questa non si può concepire al di fuori dei principi del pensiero. L'autocoscienza è un atto intuitivo non razionale,nel ricercare l'origine del quale il pensiero deve necessariamente naufragare nell'UNO ASSOLUTO,negando se stesso (teologia negativa).

HEGEL

Con Schelling si ha l'ultima formulazione dell'autocoscienza quale era concepita dalla filosofia classica. Con Hegel infatti essa non è più l'atto originario e immediato situato al di sopra del pensiero oggettivo,ma sarà invece il risultato di una mediazione razionale,di un processo tramite il quale la COSCIENZA arriva DIALETTICAMENTE a farsi autocoscienza. Ma con Hegel l'autocoscienza acquista soprattutto un valore SOCIALE E politico,venendo appunto raggiunta non più al livello immediato dell'intuizione,ma tramite il rapportarsi DIALETTICO della nostra singola esistenza con quella degli altri. Il riconoscimento delle altre autocoscienze avviene attrraverso la lotta ,ossia il confronto,per cui alcuni individui arrivano a sfidare la morte per potersi affermare su quelli che hanno paura e finiscono per subordinarsi ai primi. E' questo il rapporto SIGNORIA-SERVITU'.

MARX

Riprenderà l'idea che l'autocoscienza abbia un valore esclusivamente sociale e politico. Egli la identificò con la COSCIENZA DI CLASSE,che è per lui la coscienza del vero essere (materiale) degli individui. Ad essa si arriva tramite la lotta ,cioè la contrapposizione DIALETTICA tra CLASSI,che fa nascere nel proletariato la coscienza della propria condizione materiale e dei rapporti economici di produzione.
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AUTOCOSCIENZA " DEFINIZIONE " L'Autocoscienza è definibile come l'attività riflessiva del pensiero con cui l' IO diventa cosciente di sè,e a partire dalla quale poter avviare un processo di introspezione rivolto alla conoscenza degli aspetti più profondi dell'essere. Nell'ambito della storia...
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