Il compleanno della mia principessa

17 agosto 2019 ore 16:25 segnala
Ciao Rita, non so se questa lettera fosse veramente indispensabile, di certo e’ l’occasione che aspettavo, irripetibile proprio come i tuoi diciotto anni. Spero che in sottofondo qualcuno avra’ messo le note di quella canzone che ho ascoltato per la prima volta tanti anni fa’ e che, ancora oggi, mi fa emozionare. E’ una canzone di Fiorella Mannoia, una delle mie preferite, s’ intitola “in viaggio” e basterebbe parafrasartene il testo per riassumere il sentimento che provo. Parla del viaggio, il viaggio che, alla fine, e’ la metafora perfetta della vita, quella vita che da’ e toglie senza chiedere il permesso, la stessa vita che ci ha regalato la gioia piu’ grande, l’esperienza di essere papa’ e mamma di tre fantastici ragazzi.Sembra ieri il giorno in cui nascesti, eri tutta rosea e vispa, ricordo di averti visto passare rinchiusa in un incubatrice, con gli occhi spalancati, incurante dei trenta gradi di quel venerdi’ diciassette di un estate torrida che, evidentemente, non avremmo piu’ dimenticato. Fu allora che iniziai ad essere superstizioso, quella strana coincidenza doveva per forza significare qualcosa, compresi subito che la mia esistenza sarebbe cambiata, ma non immaginavo che, a distanza di pochi anni, si sarebbe evoluta verso uno stato di costante ed inguaribile apprensione. Eppure nei primi anni nulla faceva pensare al peggio; sei stata da sempre tollerante a tutto, dal latte alla farina, ai dispetti di tuo fratello, persino alle nevrosi di tua madre. Ricordo le nostre ansie, tutte ingiustificate, dalla prima colichetta (era il tuo fegato ancora in rodaggio) alle bollicine sul viso (era il tuo primo abbraccio con la cioccolata) fino ad arrivare alla diagnosi del pediatra alla prima visita ambulatoriale post partum; ERA FAME ! Ricordo il sospiro di sollievo di tua madre (egoista, aveva appena appreso che LEI poteva mangiare tutto) e la mia preoccupazione di non farti mancare nulla. Seguirono fine settimana trasgressivi trascorsi nelle corsie dei supermercati a fare provviste di tutto cio’ che poteva piacerti; dai vasetti di frutta, ai plasmon, agli snack al cioccolato in tutte le varianti. Tu sei nata ed io ho comprato la mia prima macchina nuova, la prima carta di credito, le prime vacanze, i sorrisi piu’ belli. La casa si riempiva di giochi nuovi, i natali di nuove poesie, il solito camino, da allora,scaldava per quattro. Per le notti insonni (di tua madre) i sacrifici, le rinunce(mie)ci hai sempre ripagato con il sorriso, lo stesso sorriso che sfoggi ogni volta che hai bisogno di farti perdonare qualcosa. (no, non sto pensando agli shorts indecenti, a quel rossetto da nigeriana o e quei tacchi alti) Non so se da oggi avrai meno bisogno di noi, di certo, in questo delirio di emozione e nostalgia che stasera ci pervade, ci sentiamo di dirti che noi ci saremo sempre, ogni volta che avrai bisogno di una parola di conforto (papa’) o di una inutile predica (mamma). Per le sfide che verranno hai gia’ tutto cio’ che ti serve; le capacita’ e la determinazione necessaria e nel cuore la tavolozza dei colori piu’ belli per dipingere quel quadro meraviglioso che e’ la vita. Un giorno, ne sono certo, proverai anche tu la gioia di avere un figlio, magari speciale come te, un figlio per cui piangere di gioia. Un ultima cosa, ti ricordi quando ti ho facevo ripetere a memoria la promessa di uscire con me a diciotto anni quando le tue amiche l’avrebbero fatto con i fidanzati? Be, ti chiedo scusa per averci sperato….

Auguri, Papa’
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Ciao Rita, non so se questa lettera fosse veramente indispensabile, di certo e’ l’occasione che aspettavo, irripetibile proprio come i tuoi diciotto anni. Spero che in sottofondo qualcuno avra’ messo le note di quella canzone che ho ascoltato per la prima volta tanti anni fa’ e che, ancora oggi, mi...
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senza poter scegliere

30 marzo 2019 ore 16:40 segnala
Che strana sensazione tornare qui dopo tanto tempo, in questo posto dimenticato dal mondo, lontano da ogni dove. Non è stato facile ritornare, ritrovare il sentiero, i vecchi abeti, me stesso. Il portone della baita sembra chiuso dall’interno ma è solo un’ impressione o la mia speranza di trovarci qualcuno. Invece è tutto o quasi come l’avevo lasciata, ragnatele ovunque, il vaso senza fiori, la solita sedia ormai impagliata solo di ricordi, le travi assottigliate dai tarli. Resto sull’uscio, fissando quella scorta di legna lì in quell’angolo a fianco al camino, sotto la cornice senza quadro con i vetri rotti.
E’ passato tanto tempo, ho vissuto momenti di gioia esplosiva ed esplosiva tristezza, ho camminato sui sampietrini bagnati nelle sere silenziose, ho visto portoni complicati aprirsi ed il mondo fuori scomparire, ho guardato la felicita’ e l’ho riconosciuta nell’iride in fondo ad un tunnel fatto di mani arrotolate come binocoli. Avevo preso tutto, cuore compreso, ed ero scappato via lontano con i miei pensieri a tutte le ore, i libri prima di addormentarmi, la strada di ogni giorno all’ora degli altri, sull’asfalto colorato di promesse mantenute. Ero certo di non tornare piu’ in questa prigione sotto le nuvole, ed invece sono ancora qui, con le farfalle nello stomaco stanche di un tempo che non passa, ed io a far finta di niente nel frastuono di pensieri e di ricordi che sembrano sempre piu’ le macerie di una felicita’ irrimediabilmente persa. Vorrei poter ancora scegliere il finale, restare qui o provare ad essere felice, o forse posso ancora sperare che il mio destino mi dia un segno, una nuova speranza di tornare ad essere felice..
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« immagine » Che strana sensazione tornare qui dopo tanto tempo, in questo posto dimenticato dal mondo, lontano da ogni dove. Non è stato facile ritornare, ritrovare il sentiero, i vecchi abeti, me stesso. Il portone della baita sembra chiuso dall’interno ma è solo un’ impressione o la mia speranza...
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Un fortunoso rimedio

02 ottobre 2017 ore 07:18 segnala
Quando, dieci anni fa circa, iniziai a scrivere su quel blog schermato da un improbabile nickname, non avrei mai pensato che avrei collezionato così tanti post e che un giorno, la ineguagliabile, austroungarica determinazione di mia madre (so che non faticherete a credermi), mi avrebbe costretto a pubblicarne i contenuti.
Ora quei pensieri, quelle emozioni, quei viaggi infiniti dentro di me profumano di stampa; ricordi impressi uno dietro l’altro, sogni e abbandoni tradotti in parole con, anche, quei tanti silenzi assordanti che hanno segnato i tanti giorni non pervenuti. A fare da cornice ai miei racconti, una vecchia baita di montagna che ho sempre immaginato precaria ed essenziale, un eremo di solitudine e di pace rarefatta lontano dal frastuono della vita in bianco e nero di tutti i giorni.
E’ la sintesi di un viaggio mai terminato, dove spesso tristezza e felicità si fondono, si confondono, mescolandosi come acque di due fiumi nel mare immenso della malinconia. In questa sorta di diario c’è tutta l’imperfezione del mio essere, la testimonianza autentica di un’esistenza trascorsa a rincorrere un equilibrio ed un armonia mai sufficientemente raggiunti nonostante gli sforzi, gli slanci generosi, i tanti, muti silenzi.
Non provo nessuna vanità nel voler lasciare quest’orma di me stesso; al contrario, ho scritto ogni pensiero mosso soltanto dal bisogno di raccontarmi, di tradurre in parole quelle mute introspezioni, quei monologhi con me stesso.
Alla fine un rimedio fortunoso al sentirmi solo.
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Quando, dieci anni fa circa, iniziai a scrivere su quel blog schermato da un improbabile nickname, non avrei mai pensato che avrei collezionato così tanti post e che un giorno, la ineguagliabile, austroungarica determinazione di mia madre (so che non faticherete a credermi), mi avrebbe costretto a...
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Il tempo pieno dell’asilo

02 ottobre 2017 ore 07:15 segnala
La vita era un dono meraviglioso e quel sorriso, ogni volta, sembrava confermarlo. I giochi, i canti, le preghiere, le recite, tempo pieno, pieno di tutto quello che serviva per essere felici, soltanto felici. Avevo pochi mesi, una sdraio e un plaid, andai via che avevo cinque anni e un patrimonio di valori che conservo ancora oggi. Ora sono triste Madre, come non mi hai mai visto prima, nemmeno quando, in ritardo per la merenda, rimaneva soltanto il vassoio con pane e pomodoro invece di quello con la nutella.... grazie per le favole, grazie dei sorrisi, grazie persino per queste lacrime che non riesco e non voglio trattenere. buon viaggio
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La vita era un dono meraviglioso e quel sorriso, ogni volta, sembrava confermarlo. I giochi, i canti, le preghiere, le recite, tempo pieno, pieno di tutto quello che serviva per essere felici, soltanto felici. Avevo pochi mesi, una sdraio e un plaid, andai via che avevo cinque anni e un patrimonio...
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Diciott'anni per caso

02 ottobre 2017 ore 07:10 segnala
Devo ammettere di essere stato sempre abbastanza bravo ad esprimere in parole gli stati d'animo, le emozioni, persino i silenzi dei momenti bui e la gioia dei giorni luminosi. Eppure oggi, proprio oggi che dovrei dare il meglio di me, mi accorgo di non trovare le parole adatte come se questo nodo alla gola avesse invalidato qualsiasi capacità di espressione. Provo comunque a dirti ciò che penso; sei stato e rimani il mio primo, più grande desiderio, quello per il quale ho deciso un giorno di non restare più single (decisione sofferta) di subire, dal secondo giorno di matrimonio, il ricatto sessuale di tua madre (ricordo i 6 amplessi giornalieri, due a pasto, per tre settimane consecutive affinché nascessi) poi via via le rinunce ad ogni svago di sorta per garantirti un futuro ricco di soddisfazioni. E così dopo il primo cambio di pannolino (per la verità è l'unica metafora visto che delegavo questo compito, senza troppa sofferenza, a tua madre) alla macchina passando per PlayStation, scooter, telefonini ecc... è stato un crescendo di sorprese (leggi spese sanguinose) alle quali hai dovuto abituarti. (Mi rendo conto della difficoltà!) Oggi compi diciotto anni ed è come se io e te avessimo percorso un pezzo di strada insieme; prima in braccio, poi mano nella mano, ora quasi correndo. Negli anni mi sono preoccupato di spianarti la strada, liberarla da insidie, pensando addirittura come avrei tamponato le tue ferite prima ancora che cadessi in un'apprensione costante che solo un giorno, quando diventerai padre, riuscirai a comprendere pienamente. Forse non è più tempo di giocare a nascondino con le figurine, o di rubare un carrello al supermercato per poi restituirlo, ma è certamente il tempo di dirti grazie, grazie per avermi dato l'opportunità di dare un senso compiuto alla mia esistenza, grazie per aver sconvolto i miei giorni (e le notti di tua madre) grazie per avermi ricordato com'ero e soprattutto GRAZIE per aver trasformato i sogni di due ragazzi qualunque in una favola meravigliosa. Ti auguro tanta fortuna figlio mio, soprattutto ti auguro qualcosa di meno scontato; la forza di essere felice sempre, di sorridere alla vita, di mitigare con ironia e coraggio anche i momenti difficili, provando ogni giorno ad essere migliore. Io non sono stanco, stai tranquillo, per la gioia di tua madre continuerò a far finta di essere arrabbiato con te ogni volta che la notte le lancette segneranno un ora più tarda; tu nel frattempo fai finta di niente e ricordati soltanto di essere felice perché di tempo ne avrai, sei solo all'inizio! Auguri, papà.

La resa del sole

06 maggio 2017 ore 18:23 segnala
Ho scelto di ascoltarlo qui questo temporale di primavera, nella mia dimora dei pensieri, in questa baita di vetri fragili e sottili dove d’inverno gli spifferi di vento freddo scuotono la pelle come fanno i ricordi con le pareti del cuore. E’ appena iniziato a piovere, ed e’ come se il sole, stamattina sorto quasi per costrizione, avesse perso la sua battaglia sulle nuvole prima ancora di provare a vendere cari i suoi raggi. In questa resa, c’e’ tutto il mio ultimo essere, rinunciare a scrivere per non accorgermi di essere troppo triste, vivere il presente con l’ansia di esserci o non esserci domani mentre la vita non mi aspetta e continua ad essere tutto cio’ che accade mentre penso ad altro. Ultimamente ho fatto un po’ di tutto; ho riso e pianto, ho sperato e rinunciato a farlo, ho scarabocchiato lettere senza mai spedirle, ho fotografato emozioni con la solita polaroid ormai vecchia ed inutile come i ricordi e l’emozioni che riusciva ad immortalare. Sono anche riuscito nell’impresa di perdonare; perdonare chi non ha avuto il coraggio di appartenermi, chi mi ha fatto del male, chi mi ha lasciato agonizzante senza nemmeno la pieta’ di finirmi con l’ultima stoccata, chi, suppongo una bellissima volpe rossa, ha divorato in una notte le mie cinque galline nere che avevo appena comprato affinche’, piu’ delle uova, mi regalassero la gioia di vederle libere, curiose, spensierate. Intanto un raggio di sole improvviso ha appena illuminato la solita sedia di paglia in quell’angolo dimenticato tra fuliggine e ragnatele mentre fuori vedo ginestre e papaveri ai quali la pioggia e’ riuscita a regalare colori addirittura piu’ brillanti. Ora ha smesso di piovere, ed e’ un peccato anche questo, anche stavolta non ho saputo scegliere; potevo essere compiutamente triste, finalmente vinto ed invece no, mi tocca restare cosi’, in bilico, come quel solito funambolo …. allenato a sfidare la sorte.

Come un funambolo

21 febbraio 2017 ore 19:56 segnala
Ci sono stati d’animo che, pur volendo, non riesci proprio a tradurre in parole, per quanto ti sforzi manca sempre un aggettivo che sfugge alla mente, un sinonimo o una parola comprensibile a chiunque. Da giorni solo pensieri affollati nella mente come metropolitane all’ora di punta, nel cuore interrogativi infiniti come anagrammi della piu’ complicata settimana enigmistica a cui mi ostino a voler trovare la soluzione a costo di restarmene qui ad oltranza. Ma dimentico che molte cose non si spiegano, come i temporali ad agosto o le lacrime in un sorriso, contraddizioni che sfuggono alla ragione come i moti del cuore, improvvisi ed inspiegabili. Allora non serve starmene qui, camminare con le mani in tasca a contare i passi e le stelle, a contemplare questa malinconia ora che e’ buio ed e’ tutto piu’ difficile, persino scegliere quale strada preferire per tornarmene a casa. Come un funambolo poco allenato stasera barcollo sul filo sottile di questi pensieri intricati, che dovrei evitare, come lo sguardo nel vuoto per non perdere l’equilibrio. Vorrei una stanza buia e un gioco nuovo, un sorriso insperato, un ricordo diverso, una nuova certezza. Non so qual’e’ il sentiero migliore in questo bosco di aghi e di spine, l’orizzonte piu’ bello in questa spiaggia di sabbia e coralli, la stella migliore in questa sera d’inverno… Forse rinuncerei a questo essere tutto intero, forte e pesante di dubbi, per volare leggero,senz’ali, in un campo minato di felicita’ …..

Continua....

19 febbraio 2017 ore 09:39 segnala
Ci sono risvegli che hanno dell’incredibile e forse questo e’ uno di quelli. Il cielo ha smesso di versare lacrime, i galli in lontananza sembrano i finalisti del piu’ famoso dei talent-show, persino la mia ansia sembra riadattarsi smettendo di graffiare le porte del mio cuore come fanno i cani rinchiusi senza cibo o attenzioni. Mi ritrovo spiazzato, quasi incredulo davanti a questa finestra da cui, solo ieri, potevo scorgere un paesaggio diverso in un monologo di nebbia, di nuvole scure e di silenziosa tristezza. Vorrei smettere di rimuginare pensieri in questo monologo di ricordi a cui, questo cielo cosi’ speranzoso, sembra non regalare il dono della tregua. E cosi’ rimango immobile, cercando nell’anima uno spazio di accoglienza, dove sistemare, come valigie dopo un viaggio fantastico, pensieri nuovi, diversi, magari migliori. Rapisce il mio sguardo un volo di uccelli in lontananza e sembra la cornice perfetta in un cielo cosi’ infinito e sgombro. Sorrido, che strano, mi sento leggero, ed e’ come se il loro delicato remigare mi abbia regalato un pensiero diverso, un piacevole, nostalgico sussulto. Idalmente ho gia’ acceso il vecchio proiettore in quella stanza buia, ho tirato fuori dalla dispensa la scorta di pop-corn e sono gia’ qui, seduto comodo a guardarmi il film dei miei anni migliori. L’emozione della prima comunione, la merenda all’asilo dalle suore, il primo bacio nella stanza della lavanderia, i complimenti della commissione d’esame alla maturita’ per quel tema infinito di italiano scritto in quattro fogli di quadernone e finito soltanto alle 13,45 per mancanza di tempo….. Sorrido di gusto, un attimo prima dei titoli di coda nei quali, in questa ritrovata serenita’, idealmente leggo scritto….. continua.
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Ci sono risvegli che hanno dell’incredibile e forse questo e’ uno di quelli. Il cielo ha smesso di versare lacrime, i galli in lontananza sembrano i finalisti del piu’ famoso dei talent-show, persino la mia ansia sembra riadattarsi smettendo di graffiare le porte del mio cuore come fanno i cani...
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L'eco della vita

17 febbraio 2017 ore 19:43 segnala
Rinchiuso nella solita prigione a cielo aperto, mi fermo a scrivere un pensiero prima di tornarmene a casa dopo questo giorno qualunque. Stasera mi pervade una strana apatia, un insolito desiderio di restarmene al buio, da solo a contemplare tenebre e pensieri. Ci sono giorni in cui vorrei che la luce non andasse mai via e altri, come questo, in cui aspetto la notte con ansia quasi a volerle chiedere di liberarmi da questo torpore esistenziale. In fondo penso che la notte sia l’eco della vita, l’ombra del giorno, il prodotto onirico delle ansie, delle preoccupazioni, ma anche delle speranze, dei desideri inconfessati. Per questo quando ho la fortuna di dormire, il piu’ delle volte mi capita di sognare, anche se non sempre e’ un sogno bellissimo a farsi ricordare, quanto, piu’ spesso, il solito incubo che mi fa tremare, sudare, ed infine svegliare. E cosi’ la sera prima di dormire, in una sorta di rito propiziatorio, preparo la meta’ del mio letto un minuto prima della solita preghiera ad occhi chiusi per poi iniziare, in un dialogo infinito con me stesso, a barattare la speranza di un sogno fantastico con qualsiasi cosa abbia un valore terreno; dal cinema, al w.e. sulla neve, all’amplesso reale che, per questa giusta causa, sacrifico ormai volentieri… Ci sono cose che non puoi comprare con nessuna carta di credito, e forse la felicita’ di sognare e’ proprio una di queste; nello spazio di un sogno puoi realizzare cio’ che alla luce del giorno non riusciresti nemmeno ad immaginare. A volte penso che la fantasia dei bambini nasca proprio dai sogni, come la penna di chi scrive favole o quella di chi, ormai grande, si ostina a crederci. Anche stasera’ provero’ a sognare qualcosa di bello, qualcosa che mi faccia ridere di gusto o piangere di gioia; con la mente non posso orientare i miei sogni, ma forse al cuore e’ piu’ facile...

Essere altrove

16 febbraio 2017 ore 19:46 segnala
Oggi, al contrario di quanti giurerebbero di avermi visto li’ nel solito deposito di cose inutili a vendere illusioni ed utensili per costruirle, confesso di essere stato tutto il tempo…. altrove. La sensazione e’ quella di aver dormito qui, in questi 15-16 metri quadrati di paradiso lontano dal frastuono e dal vociare isterico di persone che si inseguono senza saperlo, si salutano senza neppure vedersi e sorridono, goffe, nelle maschere che hanno indossato per sembrare piu’ autentiche. Invece io ero rimasto qui, dimenticando tutto, la slitta, gli impegni, persino l’orologio che, stamattina, quantomeno avrebbe potuto svegliarmi da quel sonno profondo. Al contrario mi ha svegliato una strana inquietudine, diversa da quella orribile ansia del nulla che ha giurato di vedermi morto, sepolto, dissolto senza nemmeno un motivo apparente o un giusto processo. Era invece una strana, fantastica voglia di vivere, come l’istinto primordiale di un neonato che piange o ride, si stropiccia gli occhi o sbadiglia assonnato. Il resto era tutto gia’ li’ a due passi dall’uscio, in quel paesaggio stupendo fatto d’ aria e di nuvole, di campi e di boschi dove, se respiri profondo e chiudi gli occhi, puoi divorarti la vita in un secondo e sentirne il profumo. E’ in quel momento che non riesco a non pregare il mio Dio, persino piangendo, per quel regalo perfetto, per quel dono meraviglioso che e’ la vita, la liberta’ di poter scegliere chi essere, inventarti ogni giorno un destino diverso, sperare di diventare un uomo migliore ... Da soli non si puo’ essere felici e questo oggi l’avro’ pensato guardando la solita sedia di paglia o immaginando di spiegare a qualcuno il silenzio di un fiore che sboccia senza dover realizzare di essere folle. Lontano da qui ho trovato comunque il tempo di timbrare il solito cartellino della vita inutile, ho sudato onestamente i miei soldi in un copione che recito con l’inerzia ed il disprezzo di chi vorrebbe essere un altro, di chi vorrebbe essere .... altrove.
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Oggi, al contrario di quanti giurerebbero di avermi visto li’ nel solito deposito di cose inutili a vendere illusioni ed utensili per costruirle, confesso di essere stato tutto il tempo…. altrove. La sensazione e’ quella di aver dormito qui, in questi 15-16 metri quadrati di paradiso lontano dal...
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16/02/2017 19:46:46
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