Il canto del cigno

15 febbraio 2017 ore 19:09 segnala
Stavolta non avrei scommesso nessuna moneta su questo mio ritorno. Ho aspettato a lungo che la neve si sciogliesse ed i miei occhi riuscissero finalmente a ritrovare il sentiero che mi ha riportato qui, di nuovo qui dove ho lasciato i miei pensieri, le mie illusioni, le mie speranze. E’ buio, e forse potrei starmene persino cosi’ illuminato soltanto dalla luna che riflette il suo splendore su un ruscello a due passi dall’uscio socchiuso come se qualcuno al suo interno volesse invitarmi ad entrare. La provvista di candele, la vecchia lampada a petrolio, le sedie di paglia, il tavolo e i sui tarli, il camino e la cenere sparsa ovunque; tutto e’ rimasto com’era, stavolta, sono certo, nessuno e’ passato di qui, nessuno ha respirato questa polvere e ascoltato questo meraviglioso silenzio. Mi guardo intorno, una smorfia di sorriso se penso che questo posto sembra la metafora perfetta della mia esistenza; bello e dimenticato, antico e triste, precario e confortevole , rifugio e speranza, consolazione e rimpianto. Un angolo di mondo dove posso sorridere di gusto e piangere senza dovermi nascondere, illudermi di essere felice o convincermi di non esserlo mai stato. Ho trascorso giorni interi spostando pensieri da una parte all’altra nella disillusa speranza di dimenticarli come si fa’ con le chiavi di casa o con gli ombrelli appena smette di piovere. Invece me li ritrovo sempre li’ ad un passo dal cuore, in prossimita’ dell’ anima, tra gola ed esofago quando persino la saliva sembra non scendere pesante come una valanga staccata da chissa’ quale impervia montagna. Non ho rimpianti per i pochi sorrisi e le tante maschere a volte curiose, a volte divertenti, a volte senza espressione; ho piuttosto nostalgia di un tempo ormai andato quando, forse a ragione, ero convinto che la mia vita fosse tutta li’ in quel quarto di secolo trascorso a collezionare traguardi e sconfitte, illusioni e certezze, lasciando a quell’infinito oltre la siepe, solo il dubbio o l’inganno di una lettura sbagliata…. Non potro’ mai sapere cosa sarebbe stata la mia esistenza se non avessi osato amare il mio prossimo con cosi’ tanto trasporto e sofferenza, ho invece un’idea di cosa e’ oggi la quasi certezza di aver vissuto, nel cuore, il canto del cigno…. Alla fine resto, resto perche’ ho sempre qualcuno che mi tende la mano nel baratro della tristezza, uno che non smette mai di bisbigliare, insolente, che ho ancora qualcosa da raccontarmi, un record da battere che non sia, una volta tanto, la solita malinconia.
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Stavolta non avrei scommesso nessuna moneta su questo mio ritorno. Ho aspettato a lungo che la neve si sciogliesse ed i miei occhi riuscissero finalmente a ritrovare il sentiero che mi ha riportato qui, di nuovo qui dove ho lasciato i miei pensieri, le mie illusioni, le mie speranze. E’ buio, e...
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15/02/2017 19:09:51
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Se si potesse comprare

13 novembre 2016 ore 17:20 segnala
Dura poco, alla fine le cose belle durano veramente poco…. Non e’ ancora l’ora del crepuscolo eppure mi trovo gia’ a fare i conti con la solita malinconia, quella fedele ed appiccicosa, quella che, insieme alla mia ansia, sembra avermi condannato a morte. Resisto in quell’esercizio fatto di pensieri semplici ed efficaci, regole che dovrebbero valere per tutti eppure con me sembrano non funzionare. Dovrei fare qualcosa che mi scuoti, che mi renda felice, che mi allontani da questa ragnatela di pensieri tristi ma non ci riesco forse perche’ sono poche le cose che realmente mi regalano benessere, voglia di vivere; un sorriso triste o a meta’, un raggio di sole improvviso, un bip inaspettato, la certezza di una sofferenza comune, uguale. Se tutto questo si potesse comprare sarei gia’ sceso a mille all’ora con la slitta e la lista della spesa, ma la felicita’ non la puoi comprare perche’ se sei fortunato e’ gratis altrimenti puoi solo sperare di avere un’altra possibilita’ in un altro mondo. Intanto mentre scrivo guardo fuori dalla finestra come se, all’improvviso, qualcuno potesse arrivare a chiedermi o ad offrirmi aiuto, ma non sono io e’ solo la mia fantasia che si stacca di tanto in tanto da questa sedia per sgranchirsi il cuore. Io resto qui in questa stanza fatta di nodi discreti e di sedie di paglia, qui dove a volte il tempo sembra passare veloce dimenticandosi della mia vita o non passare mai lasciandomi rinchiuso carceriere e prigioniero di me stesso. Intanto inizia a far freddo, nel cuore e nella pelle; ho smesso di guardare fuori, ormai tra poco sara’ buio ma ho ancora qualche candela, un briciolo di speranza e la provvista di legna per il camino; smettero’ di tormentare i miei pensieri, stasera non chiedero’ alle stelle un altro sogno impossibile da ricordare ma lascero’ alla notte e al buon Dio l’arbitrio del mio destino…..

Questa favola meravigliosa

13 novembre 2016 ore 12:18 segnala
Mi racconto di un risveglio diverso, finalmente sereno. Se e’ vero che il buongiorno si vede dal mattino allora oggi dovra’ essere per forza un giorno diverso dagli altri. Intanto, per una volta ho scelto di farmi svegliare dalla luce del giorno e non dal solito lamento di una sveglia a cui, al pari di una badante filippina, ho regalato il giorno libero affranta com’e’ nel perdere al fotofinish la sfida mattutina con la mia ansia capace di anticiparla spudoratamente, ogni giorno della mia vita. Ho anche sperimentato che il freddo concilia sicuramente il sonno se, al contrario di tutte le notti, quella appena trascorsa non mi ha visto girovagare per casa o, peggio, studiare i difetti strutturali del legno del soffitto compreso l’analisi morfologica dei sui nodi che conosco ormai come le mie tasche. E’ stata invece una notte serena, una di quelle che non ti aspetti, soprattutto quando, dalla solita preghiera della buonanotte impieghi un’ora a prendere sonno contemplando ricordi e tristezze, desideri e malinconie, sperando di accogliere quel sogno che ti porti lontano, ti emozioni e che, al risveglio, magari riesci persino a ricordare. Ma evidentemente non si puo’ avere tutto e cosi’ mi faccio bastare il retrogusto di quel sogno che mi regala comunque un’insolita serenita’ ed una ritrovata voglia di vivere. Nel deserto di questo posto innevato riscopro il gusto di ammirare il paesaggio, di respirare l’inebriante profumo del mattino, la magia della natura che vedo raffigurata in un vecchio abete che accoglie i primi raggi del sole come un sollievo e dai suoi rami scendono gocce che sembrano lacrime di gioia. Ho tanto amore nel cuore, lo sento, vorrei poter restare quassu’ come in questa vita, continuare a sperare di sentirmi vivo, regalare un sorriso, una carezza ad un prossimo che conosco o che verra’ prima o poi a condividere questa favola meravigliosa che e’ la mia vita….

Il posto che non c'e'

12 novembre 2016 ore 23:24 segnala
…. non so se e' stato quell'improvviso temporale o il bisogno di restarmene da solo, sta di fatto che mi ritrovo a scrivere i miei pensieri, rinchiuso in questo posto dimenticato dal mondo arroccato e nascosto tra le nuvole e il tempo. Anche stavolta senza dovermi muovere ho con me l'essenziale; la legna secca e i miei pensieri mentre per
il vino dovrei prima procurarmi una slitta e poi uscire a cercare un droghiere aperto a quest'ora. Intanto fa freddo, ha iniziato a nevicare e non posso fare a meno di contemplare il paesaggio che si trasforma davanti ai miei occhi mentre il silenzio si fa ovattato ed il cielo completa quel monologo di candore. Inizio a bonificare il mio rifugio: tolgo le ragnatele dai muri, i vetri infranti dal pavimento , la polvere sul tavolo e su quella sedia li' nell'angolo dove fino ad ora ho evitato di guardare forse perché', nel ricordo, continua ad evocarmi qualcosa di doloroso ma ugualmente importante. Faccio finta di niente, ora so che quella sedia e' la cosa meno indispensabile, nessuno tornerà' quassù, nessuno avrà' bisogno della mia ospitalità'. Sono solo, diverso da chiunque, incompatibile con chiunque; un seduttore di tristezza travestito da venditore di tappi coi buchi, profondo quanto una misera pozzanghera, incapace di comprendere….. Avevo promesso a me stesso che avrei influenzato i miei pensieri verso qualcosa di diverso per cercare di risalire la corrente di questa profonda amarezza, ma scopro che e' impossibile; anche qui, anche stanotte, dovrò' fare i conti con i pensieri ed i ricordi un tempo luminosi ora soltanto cenere di un fuoco spento troppo in fretta….. Non importa, mi sento vivo e questo e' già' qualcosa; resterò' ancora qui, del resto questo e' l'unico posto dove tutto e' possibile, dove puoi accarezzarti il cuore e lasciarlo parlare o stare in silenzio e lasciarlo tacere; e' il posto migliore forse perché',alla fine, e' proprio il posto che non c'e'.
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…. non so se e' stato quell'improvviso temporale o il bisogno di restarmene da solo, sta di fatto che mi ritrovo a scrivere i miei pensieri, rinchiuso in questo posto dimenticato dal mondo arroccato e nascosto tra le nuvole e il tempo. Anche stavolta senza dovermi muovere ho con me l'essenziale; la...
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Un deserto di ricordi

11 novembre 2016 ore 06:46 segnala
Alla fine sono arrivato ….. e’ stato faticoso tornare qui, qui dove tutto e’ cominciato, qui dove nessuno senza un minimo di follia sarebbe potuto mai arrivare. Quanto tempo e’ passato; polvere e ragnatele ovunque, su questa sedia, sui muri, sui vecchi libri gonfi di polvere e sporchi di noia, anch’essi disillusi da false promesse di letture spensierate, calici di vino e serate diverse. Ne e’ passato di tempo, eppure sapevo che sarei ritornato prima o poi anche se questo posto sembra non essere piu’ lo stesso; la sensazione e’ che qualcuno, curioso o avventuriero, abbia vissuto, bivaccato, oltraggiato e poi deriso tutto questo candore, quest’eremo di solitudine, questa baita fragile lontana da grattacieli di cemento armato e mongolfiere gravide di indifferenza. Ho scelto di ritornare nonostante tutto, mai come stavolta soltanto per sentirmi altrove, per non respirare la stessa aria pesante di tristezza e di infinita malinconia. Ora che tutto e’ maledettamente diverso, non riesco a specchiarmi in nessuno di questi vetri taglienti sparsi ovunque, miseri resti di cristalli sfavillanti un tempo incastonati in quella cornice ormai erosa dai tarli anch’ essi forse vittime della mia stessa solitudine. E cosi’ resto ancora un po’ in questo deserto di ricordi, in questo vuoto pieno di tutto, dove il silenzio soffre soltanto per il mio respiro e per i versi di qualche uccello in lontananza graziato dalla ferocia di cacciatori incalliti. Non restero’ per la notte, me lo ripeto mentre un lampo in lontananza illumina il cielo scuro e cerco di convincermi che tutto questo non e’ la triste metafora della mia esistenza bensi’ lo scontato rituale di un inverno ormai alle porte. Non ho provviste di legna ne’ pensieri luminosi da corteggiare; il buio non e’ piu’ conforto, emozione, opportunita’, al contrario sembra riflettere soltanto cio’ che e’ , oscurita’ e tenebre, inganno e indifferenza…… Sono di nuovo solo, io e il mio destino, orfani di quella speranza che e’ l’unica capace di regalarmi l’illusione di poter essere felice.

E' gia' un anno

22 luglio 2016 ore 12:34 segnala

....alla fine sei riuscito nell’unica impresa che ancora ti mancava, quella di organizzare il tuo primo “party of Angel” senza nemmeno invitarci. Come sempre non ti sei fatto mancare nulla, l’abito delle grandi occasioni, una basilica al posto di una chiesa, una miriade di invitati puntuali in barba agli impegni e ai diversi fusi orari. Un anno dopo, credimi, sei riuscito nel miracolo di asciugare le nostre lacrime, resuscitando quelle smorfie di sorriso che sembravi aver seppellito insieme a te. Ci piace immaginarti cosi’, spettatore alla tua festa, impaziente e sorridente mentre ci indichi ad uno ad uno presentandoci a chissa’ quali angeli lassu’, nell’unico posto in cui forse hai smesso di rincorrere i tuoi sogni ed iniziato ad essere finalmente felice. Maestro delle sfide impossibili, anche stavolta riuscirai ad infonderci quell’ottimismo e quella serenita’ che ti hanno sempre contraddistinto, le stesse che in terra ti hanno reso semplicemente indimenticabile…..

Rituali antichi

12 giugno 2016 ore 12:45 segnala
Un quarto di secolo, due generazioni, una tradizione ed un rituale che si ripetono. Nonna Celeste da lassù' avrà' avuto un sussulto di gioia nel vederti assaggiare il sugo di carne che un tempo, nelle domeniche spensierate della mia fanciullezza, preparava per noi con amore e maestria. Allora c'era un altro scanzonato bambino seduto accanto alla cucina ; gioia e speranza in bianco e nero nella messa del Papa che sembrava benedirci per l'intera settimana, gli gnocchi pronti da "cecare", un profumo di serenità' che impregnava le pareti del cuore. Ora come allora, sono i gesti semplici a regalare emozione, la stessa che leggo nei tuoi occhi ogni volta che spegni la playstation per accendere la tua curiosità' ed i miei ricordi....
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Un quarto di secolo, due generazioni, una tradizione ed un rituale che si ripetono. Nonna Celeste da lassù' avrà' avuto un sussulto di gioia nel vederti assaggiare il sugo di carne che un tempo, nelle domeniche spensierate della mia fanciullezza, preparava per noi con amore e maestria. Allora c'era...
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A mastro Verginio

27 maggio 2016 ore 11:02 segnala
Ci hai lasciato tutti sorpresi ed impotenti, tristi ed increduli. Ti appartenevano la pacatezza, il garbo, l’umilta’, l’altruismo qualita’ queste che da sole renderebbero questo mondo migliore. Con te se ne va un pezzo di storia, forse l’ultimo baluardo di una generazione che ha edificato valori prima ancora che palazzi, tramandando esempio, onesta’, maestria. Mi piace pensare che sei gia’ al lavoro, che hai procurato l’occorrente ed il tintinnio dei tuoi scalpelli risuona gia’ nei cieli del paradiso. Addio mastro Verginio

Il compleanno di M.Lucrezia

10 maggio 2016 ore 09:23 segnala
Eccoci. Siamo in tanti, gli stessi, quelli che ti hanno vista nascere, camminare a gattoni, cadere (no, non con lo scooter) rialzarti, crescere… Ti abbiamo aspettato, pazienti, ed il tempo e’ volato, quasi a volerci negare la gioia di averti vicino li’ tra la legna del camino, la poltrona comoda e le fusa di Fufi arrotolata in quell’angolo di paradiso dove abbiamo consumato fiumi di parole e di risate, di vino e di racconti, di sorrisi e di speranze. Ti abbiamo aspettato, pazienti, arrivare a questo traguardo tu con il tuo solito sorriso splendido, raggiante, contagioso, noi con le nostre rughe e le solite, noiose raccomandazioni. Sarebbe troppo scontato e nemmeno giusto confidarti che vorremmo riavvolgere il nastro e riviverti bambina, fare scorta di pampers e letterine di Natale, invece di iniziare a preoccuparci di come apparire dei simpatici nonnetti….. Da domani magari ti diranno che e’ arrivato un altro tempo, quello delle scelte, del coraggio e che questo era solo il primo traguardo da raggiungere. Non importa, sappi che non sarai mai sola, ad ogni giro di campo saremo qui ad aspettarti nelle primavere e negli inverni dei tuoi meravigliosi anni…… non avere mai paura del futuro, continua a regalare al tuo prossimo quel magico sorriso che ti rende cosi’, semplicemente unica. Grazie di cuore per questa festa, per questa emozione che e’ anche nostra, profondamente nostra.
Auguri principessa

Per i tuoi dodici anni

25 aprile 2016 ore 20:25 segnala

Domani e’ il tuo compleanno e, oltre al regalo (l’ennesimo) tanto atteso ho scelto di regalarti un pensiero diverso. Per un ometto grande ho pensato di scomodare persino la memoria di uno dei piu’ grandi poeti di tutti i tempi. Leggilo attentamente o leggilo soltanto, magari un giorno quando sarai piu’ grande tornerai a rileggerlo e questo pensiero, vedrai, ti fara’ riflettere ed avra’ ancora piu’ significato. Ti auguro tutto il bene del mondo e, se puoi, continua a sopportarmi in questa odiosa presunzione di vederti crescere in fretta. La verita’ (ma non dirlo alla mamma) e’ che ogni volta che mi tocca sgridarti, lo faccio solo per farla contenta e perche’ in fondo i papa’ debbono farlo per forza. Purtroppo io non sono come tutti e non perche’ sono migliore, ma perche’ sono…. il papa’ di Filippo! Buon compleanno.


LE COSE CHE HO IMPARATO.
Ho imparato che crescere non significa solo fare l’anniversario
Che il silenzio è la miglior risposta quando si sente una stupidaggine
Che lavorare non significa solo guadagnare soldi
Che gli amici si conquistano mostrando chi realmente siamo
Che i veri amici stanno con noi fino alla fine
Che le cose peggiori spesso si nascondono attraverso una buona apparenza
Che la natura è la cosa più bella di questa vita
Che quando penso di sapere tutto ancora non so’ niente
Che un solo giorno può essere più importante di molti anni
Che si può conversare con le stelle
Che ci si può confessare alla luna
Che si può viaggiare nell’infinito
Che è salutare sentire buone parole
Che anche ad essere gentili fa bene alla salute
Che è necessario sognare
Che si può essere bambini tutta la vita
Che il nostro essere è libero
Che Dio non vieta nulla in nome dell’amore
Che giudicarsi non è importante quando realmente importa è la pace interiore
E finalmente ho appreso… che non si può morire per imparare a vivere.

William Shakespeare
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Domani e’ il tuo compleanno e, oltre al regalo (l’ennesimo) tanto atteso ho scelto di regalarti un pensiero diverso. Per un ometto grande ho pensato di scomodare persino la memoria di uno dei piu’ grandi poeti di tutti i tempi. Leggilo attentamente o leggilo soltanto, magari un giorno quando sarai...
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25/04/2016 20:25:17
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