Un foglio bianco da disegnare

24 novembre 2015 ore 10:34 segnala
E’ un po’ che non mi siedo su questa sedia di paglia, dentro questa baita innevata, tra ricordi e splendide malinconie. Ho voglia di raccontarmi, voglia di scrivere per riempire questo immenso spazio bianco che assomiglia tanto ad un foglio da disegno Fabriano dei miei anni di scuola. Li ricordo ancora, profumati di nuovo, enormi, piu’ grandi di me, di cotone ruvido, adatti a trattenere colori e astrattezze, fantasie e spensieratezza. Riconoscevo in quello spazio bianco come la neve, la vita, la mia matita era soltanto la liberta’ di disegnare qualcosa, alla fine creavo sempre un piccolo capolavoro e perdevo molto tempo a rappresentare sfumature con quelle dita sottili sporche di colori e un temperino sempre nuovo, anche’esso colorato…. Strano come rimanessi a guardare quei disegni a lungo, come a voler spiegare a me stesso il senso di quei particolari, il motivo di quei colori, l’astrattezza di certi contorni a cui avrei dato un senso logico o comprensibile soltanto da adulto. Questa strana serenita’ che mi pervade stamattina e’ figlia di una notte come tante nella quale, in quel poco di sonno che sono riuscito a collezionare, ho dovuto per forza immaginare qualcosa di meraviglioso. Lo sento nella pelle, nelle pieghe di un pigiama profumato del mio solito stick doppia protezione extra delicato strofinato ogni sera dopo la doccia piu’ per abitudine che per la prospettiva di qualcos’altro. Ancora in esilio dal mio letto per la gioia di un angelo dispettoso e complice a cui non riesco proprio a rimproverare nulla, sono riuscito a riscaldare quei due metri quadrati in molto meno tempo; i nodi da guardare erano gli stessi prima della preghiera, la solita, con tanto di segno della croce prima e dopo; ho chiesto perdono al mio Dio per tanti impuri pensieri, rassicurandolo di amarlo anche senza alcuna cintura esplosiva. Idealmente gli avevo donato come penitenza quell’esilio, quel bisogno inespresso di assecondare qualcun’altro nel proposito, quello si ormai quasi eversivo, di fare ginnastica tra quelle lenzuola cambiate ancora candide solo qualche giorno fa’. Ho sorriso, due stanze piu’ in la’, nel sentire quella irrequietudine fatta di colpi di tosse, brontolii e mezze minacce, quasi fosse l’ultima notte al mondo per consumare quelle due-trecento calorie al massimo. Non so quale sara’ il suo umore stamattina, orgogliosa com’e’ non gli sara’ difficile nascondere qualche intima insoddisfazione convinta come sempre che, alla fine, chi ci ha rimesso sono solo e soltanto io….. Stamattina, in punta di piedi, ho raggiunto una stanza diversa, sorseggiato il solito, profumatissimo caffe’ e iniziato la mia giornata…. Ho tutto quello che mi serve: il dono stupendo della vita come un foglio Fabriano 33x48 da disegnare, con i colori, i contorni e le sfumature che la mia fantasia vorra’ suggerirmi…. Alla fine, ne sono certo, mi ritrovero’ con le dita ancora sporche ed un nuovo capolavoro da spiegare a chi ha occhi per guardare …..

E' stato bellissimo.

11 novembre 2015 ore 15:29 segnala
“E’ stato bellissimo” Potrebbe sembrare un’esclamazione spontanea all’uscita dal cinema, o quella impaurita ma emozionata di chi e’ appena sceso dalle montagne russe, persino la sincera manifestazione di felicita’ di chi ha appena fatto l’amore…. Invece? nulla di tutto questo, e’ stato bellissimo semplicemente risvegliarmi senza la solita tristezza ruvida ed appiccicosa che sembrava mi avesse, al pari di una sposa, giurato fedelta’ eterna. Ed e’ cosi’ che ritrovo me stesso, ringiovanito nello spirito, ritrovato nell’umore, resuscitato nella speranza. In anticipo come sempre, ho scrutato il cielo riuscendo a scorgere la luna, stamattina non piu’ grande delle altre stelle, visibile solo agli occhi di chi l’ha sempre corteggiata, di chi conosce il suo civico e le sue abitudini, i suoi letarghi ed i suoi splendori. Come in una magica congiunzione astronomica stamattina era perfettamente allineata alla luce della mia anima, al battito del mio cuore, al sorriso dei miei occhi. Non mi sono chiesto il perche’ di tutto questo, anche se, intimamente, conosco la matrice, la sorgente; e’ come se dal niente, da quel vuoto senza fondo, sia iniziata una sorta di resurrezione dello spirito. Tutto mi appare diverso, eppure niente e’ cambiato; a volte mi sento solo e triste in mezzo a tanta gente, altre felice e vivo rinchiuso da solo in un semplice metroquadrato. Solo ieri sembravo aver perso la bussola, non sopportavo il mio respiro, la mia stessa presenza, tutto era banale, scontato, inespressivo. Oggi, al contrario, riesco a sentire il rumore delle ghiande che precipitano sull’asfalto, la rugiada nelle grondaie, le fusa dei gatti innamorati del mio smisurato altruismo nel regalargli le solite, prelibate crocchette. Respiro avidamente quest’aria, libero la mia solita preghiera a chi continua a regalarmi questa straordinaria voglia di sentirmi vivo; a quell’angelo che ha inventato il sogno di stanotte senza, come sempre, regalarmene memoria, dedico il mio primo sorriso, la mia finta indifferenza e la promessa di essere finalmente migliore ……

L'iride spento dei miei occhi.

10 novembre 2015 ore 12:43 segnala
E’ semplicemente folle alle cinque e trenta del mattino sperare che questo giorno passi in fretta; folle desiderare la fine di un qualcosa che deve ancora nascere. Il tormento, come un cane fedele, non mi ha abbandonato un secondo; ha finto di riposare la sua stanchezza senza dormire, ha vegliato il sonno sereno di qualcun altro, ha persino sorseggiato il caffe’ e scrutato questo cielo orfano della luna anch’essa stanca di riflettere una luce di speranza. Cammino piano, come se dovessi farmi largo tra le macerie di un terremoto, come se il mio cammino fosse lastricato di cristalli taglienti in mezzo ad una poltiglia appiccicosa di ruggine e lacrime staccata dalle pareti del cuore. Sembra il solito film, visto e rivisto, la stessa trama, lo stesso racconto, persino la stessa colonna sonora, mentre per i titoli di coda, solo per formalita’, dovro’ aspettare la fine di questa giornata senza significato, senza sorriso, senza slanci. Che desolazione, proprio io che ho sempre riconosciuto nelle sfumature i colori distinti della mia voglia di vivere, stamattina scopro di non avere opzioni, alcuna variante, solo bianco o nero, come a dire…. vivo o morto. Rifletto, e’ proprio nei colori che c’e’ tutta la mia contraddizione, la mia inadeguatezza a vivere questa esistenza. Quante volte ho riconosciuto nel nero piu’ triste il colore delle mie notti, ma anche l’opportunita’ di nascondermi… il bianco rispecchiava spesso l’ assenza, la solitudine, altre volte il candore, la pace, l’ innocenza dei miei sentimenti.. Oggi dovro’ fare appello a qualcosa di piu’ della mia solita, inguaribile voglia di vivere; dovro’ inventarmi una nuova bugia, provare a rileggere cio’ che e’ scritto da qualche parte, forse in un romanzo, in una di quelle cartelle nascoste nei meandri della mia passata felicita’. Se non c’e’ abbastanza vento per il mio aquilone, mi inventero’ due ali per volare, dove non lo so’, certo non restero’ qui a guardarmi cosi’ spento, inespressivo, vuoto. Da qualche parte dovra’ pur esserci un posto tranquillo, un mq in un bunker, un mare senza sponde, un cielo senza nuvole, una scorta di colori, di porpora variopinta per l’iride spento dei miei occhi…..
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E’ semplicemente folle alle cinque e trenta del mattino sperare che questo giorno passi in fretta; folle desiderare la fine di un qualcosa che deve ancora nascere. Il tormento, come un cane fedele, non mi ha abbandonato un secondo; ha finto di riposare la sua stanchezza senza dormire, ha vegliato...
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L'ironia della sorte

02 novembre 2015 ore 07:47 segnala
Ciao zio, ogni anno in questa data mi trovo a riflettere e ad aggiungere alle mie preghiere qualcuno che improvvisamente non ritrovo piu' vicino a me, ed e' come se una parte della mia vita perda di colpo identita', storia, valore. Tutto avrei potuto immaginare, tranne che ritrovarmi oggi a dover rivolgere la mia prima preghiera proprio a te, a te che, pur distante, rappresentavi una guida, un riferimento certo, un faro nella notte buia delle mie debolezze. Bastava un click su questa tastiera inespressiva per connettere il mio cuore al tuo; avevi tante cose da fare, tanti impegni, chissa' quante preoccupazioni, eppure riuscivi sempre a trovare il tempo per me, per i miei problemi, per le mie ansie. Riuscivamo persino a bypassare il fuso orario tant'era la naturale coincidenza delle abitudini e dei pensieri; io ti scrivevo a tutte le ore, tu, piu' altruista e migliore di me, rispondevi prima di dormire, affinche' i miei problemi, dall'altro emisfero, fossero risolti al sorgere del giorno. Nel tuo fantastico italiano strampalato, trovavo la risposta ai miei problemi, alle mie ansie ed era come se, un angelo custode, mi anticipasse di nascosto la traccia del mitico compito in classe degli esami di maturita’. Mi conosci cosi’ tanto da immaginare che oggi avrei fatto qualcosa di diverso, perche’ diverso e’ il sentimento in questo giorno. Cosi’ ti ho regalato un ricordo, la tua foto con lo sfondo di Sidney su una sorta di cornice di porcellana a forma di libro che ho fatto collocare tra zia Mela e zio Alfredo; quasi a dire …. se proprio devi stare tra gli angeli allora l’ideale e’ stare li’ tra mamma e papa’. Oggi faro’ finta di niente, come sempre sapro’ nascondere questa infinita tristezza dietro la maschera di tutti i giorni; regalero’ il sorriso al mio prossimo e prendero’ dalla vita quello che vorra’ donarmi, del resto, come si dice, finche’ c’e’ vita c’e’ speranza. L’ironia della sorte e’ che tu sei dove sei ed io sono ancora qui ad illudermi di .... averlo solo sognato.
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Ciao zio, ogni anno in questa data mi trovo a riflettere e ad aggiungere alle mie preghiere qualcuno che improvvisamente non ritrovo piu' vicino a me, ed e' come se una parte della mia vita perda di colpo identita', storia, valore. Tutto avrei potuto immaginare, tranne che ritrovarmi a dover...
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Voglio stare spento

28 ottobre 2015 ore 07:56 segnala
Non e’ il mio risveglio stamattina, forse perche’ il risveglio presuppone il sonno ed io non credo di aver dormito piu’ di mezz’ora stanotte. Come una sentinella inerte all’ingresso di un carcere, ho fatto compagnia ai nodi del mio soffitto, sempre piu’ scuri, consumati da un tarlo che i miei occhi giurano di aver visto. Non sono io a scrivere stamattina, non mi ricordo una notte cosi’, e non mi riconosco in questa inquietudine che non e’ voglia di vivere ma rifiuto delle consuetudini, rifiuto dei stereotipi di questa vita, rifiuto persino di esistere. Parafrasando il testo di una celebre canzone direi “oggi voglio stare spento”, si , e’ proprio cosi’ e lo griderei con un megafono, come un pazzo, a tutto il mondo come a dire oggi fate a meno di me, non striscio il mio badge, non timbro il cartellino. Se potessi tornare quel bambino con il grembiulino e il fiocco delle elementari oggi farei assenza, il banco vuoto, la scusa dell’influenza, ma la verita’ e’ che non ho fatto i compiti, sono semplicemente impreparato per questo compito in classe. La novita’ e’ che mio padre non dovra’ giustificarmi e il mio maestro riposa in pace da un pezzo con il suo maledetto registro rosso e i suoi fottutissimi voti da mettere. Intanto piove, ed io sorrido, ed e’ un sorriso cattivo, rabbioso, che non conoscevo, come a dire, la tristezza e’ compiuta ! Respiro profondo, cerco di recuperare i pezzi, ho appena realizzato di aver iniziato a scrivere un libro partendo dal finale o di aver guardato un film iniziando dai titoli di coda… Ho, certo, l’esatta percezione di come sara’ il mio giorno con il cancro di questa tristezza che logora, che nessuna logica sa interpretare, che oggi mi portera’ inevitabilmente a vivere senza esistere……

C'e' ancora un posto....

27 ottobre 2015 ore 10:13 segnala
In un mattino come tanti, lascio l’esilio del mio vivere, alla ricerca di qualcosa che mi dia identita’, che mi faccia riconoscere piu’ di quell’impietoso specchio che riflette solo le mie rughe ed i miei sopravvissuti capelli bianchi. Ho sempre scritto nella convinzione di raccontarmi, di lasciare traccia della mia esistenza, idealmente come facevano gli uomini nelle caverne, ma con uno scopo meno epico, quello di rileggermi il giorno in cui avrei avvertito il bisogno di comprendermi. La sensazione e’ quella di ritornare tra le rovine di una baita semidistrutta da una slavina staccata dal raziocinio di un tempo che passa livido, anonimo, senza né slanci né tiepide speranze. I miei occhi vedono un paesaggio spento, rarefatto, livido, deserto, quasi morto…. Tra gli abeti stanchi di neve soffice, vedo uno scoiattolo impaurito guardarmi con aria stupìta, forse stara’ pensando che e’ folle essere li’, io che avrei potuto scegliere un posto diverso, per starmene in disparte…. Nel deserto di questo silenzio riconosco il freddo delle mie serate in esilio dai miei affetti e dai miei sogni, dal frastuono della vita e dal calore della mia fantasia. Resto ancora un po’ come chi aspetta che qualcosa di diverso accada, come il naufrago aspetta la sua onda, il torrente la sua piena, il cuore la sua pace. Da inguaribile ottimista, sembro scorgere una luce tranquilla, la nebbia si dirada e il sole trascende quel paesaggio non piu’ triste e spettrale; un maestoso abete si e’ appena liberato dalla neve che cade in un tonfo che spezza il silenzio, quel ramo verde sembra appena dipinto dal pennello di un artista; ora rivedo persino la baita che, come per un trucco teatrale, riappare nel suo eterno splendore; quella slavina l’aveva solo sfiorata, coperta, nascosta ai miei occhi…. Ora posso ancora sperare di avere un’altra opportunita’; qualsiasi cosa’ mi riservera’ il futuro, so di avere ancora il mio posto, il mio camino acceso, una riserva di legna e di pensieri, un sogno da inseguire, e una storia nuova da inventare, senza sperare di dover ritornare a leggermi per sentirmi vivo ...

Piove e basta.....

21 ottobre 2015 ore 18:29 segnala
Piove, stavolta piove e basta…. E’ semplicemente triste guardare fuori dalla finestra e vedere il cielo scuro di nuvole. Non c’e’ differenza, e’ solo una scontata e fredda equazione…. E’ quasi inverno, piove e la pioggia genera tristezza. Non vedo sfumature diverse, non avverto alcuna emozione particolare, e questo basterebbe a giustificare il vuoto che sento. Non ho troppi impegni stasera se non quello di restarmene in disparte da tutti, insofferente persino con me stesso. Forse ho smesso di scrivere bugie e raccontarmele nella speranza di crederci; la verita’ e’ che la baita non esiste, forse anche quella era un sogno, cancellato, distrutto da chissa’ quale slavina che l’ha seppellita con tutti i suoi segreti. Non so piu’ sognare ora che non ho le ali, i pensieri che mitigavano la mia tristezza ora sono brandelli di infelicita’ velata da illusioni che non ho mai voluto riconoscere. Non vedo niente oltre l’orizzonte, perche’ non c’e’ orizzonte, non c’e’ spazio, non c’e’ luce; vedo solo cumuli di macerie, frammenti taglienti di vita trascorsa ad inseguire qualcosa che non esiste…. I ricordi sono illusioni incolonnate come formiche in fila indiana verso un buco nero, un baratro dove precipitano senza destino. La vera resa e’ proprio questa; ho dimenticato la mia dimensione interiore, ho dovuto ammettere di aver vissuto inseguendo un ideale che non esiste, una terra promessa per raggiungere la quale ho consumato i miei slanci, specchiando i miei sorrisi, riponendo i miei abbandoni; oggi realizzo di aver sbagliato nel ripudiare la superficialita’, la mediocrita’, l’apparente indifferenza di chi ha condiviso le mie giornate, conosciuto la mia intimita’ pur senza comprendere i miei reali desideri. Ho perso, lo ammetto, ho perso nel ritenere che essere me stesso, sempre e a tutti i costi, un giorno mi avrebbe ripagato, mi avrebbe concesso la gioia di essere orgogliosamente diverso; mai e poi mai avrei pensato di poter essere confuso, peggio, etichettato come malvagio, cinico, artificioso. E’ passato del tempo ma gli schiaffi fanno male sempre, ed e’ oramai sopraggiunta, inesorabile, la paura di tornare a soffrire, di poter perdere anche quel poco che possiedo, per il solo scopo di essere felice..….. Strano sentirsi cosi’ leggeri di indifferenza, fuori da ogni dentro, impermeabile ad ogni emozione; non mi manca niente, i giorni sono tutti uguali, l’indole del mio prossimo e’ malvagio, c’e’ solo opportunismo e indifferenza; la pioggia e’ solo tristezza ed io sono triste solo perche’ fuori piove...... si, piove e basta…..

Il coraggio di un piccolo gladiatore

19 ottobre 2015 ore 09:52 segnala
….. raramente ho trascurato i miei impegni, il mio lavoro, la solita, nevrotica attivita’ di tutti i giorni per sedermi a scrivere rinchiuso nell’unico posto dove posso rimanere solo. Anche stamattina ho anticipato il mio riposo fatto, come spesso accade, di soffitto e di nodi, di pensieri e riflessioni, di troppe domande e di altrettante mancate risposte . Ci vorrebbe una terapia d’urto, altro che la mia solita dose di veleno, che ogni giorno mi inietto senza alcun laccio emostatico. E cosi’, sfidando la pioggia, sono uscito, ed ho raggiunto la mia baita, stranamente accogliente, come se qualcuno l’avesse risistemata per regalare ai miei occhi la percezione che, durante la mia assenza, fosse stata abitata. E’ ancora buio, ma ho una strana percezione del tempo; il passato che ricordo o dovrei dimenticare, il futuro che non immagino, il presente, questo, che non esiste, che sfugge, che riconosco solo perche’ l’ho imparato a memoria in prima elementare. Sento lividi, nel cuore come nella pelle eppure non ricordo di aver avuto alcuna colluttazione con il mio comodino stanotte, ne’ tantomeno diverbi con il mio prossimo negli ultimi quarant’anni…. Allora cos’e’ quest’ ansia, questa sensazione di sfrecciare a mille a l’ora come un drone sui tetti delle case, pur restando fermo a mortificare i tasti di queste lettere sparpagliate senza un ordine, con la presunzione di collegarle per scrivere qualcosa di sensato….. La verita’ e’ che se dovessi raccontare la cronaca di questo fine settimana, forse non basterebbero tutti i megabyte di questo computer ammesso che certe emozioni possano essere tradotte in lingua parlata. Certo e’ che non sarei mai andato via, sarei rimasto con quell’angelo ferito che voleva soltanto stringermi, consumarmi di baci, coccole, carezze, le stesse che gli ho sempre riservato e che, nel dolore, forse ha deciso di restituirmi. Aveva bisogno di me, ed era un bisogno epidermico, morboso, asfissiante, fatto di carne, di contatto; mi baciava ovunque come se, di ogni centimetro del mio viso, riconoscesse l’odore, il calore, lo stesso flusso del sangue…. Accanto a lui, distante nello sguardo, qualcun’ altro recitava il solito copione di falsa indifferenza, di ruvida assenza, nel cuore e nel corpo; vibrazioni forse solo dell’anima, nient’altro se non un specie di bacio estorto dal capriccio di quel campione che aveva minacciato di non prendere la sua terapia se non avesse visto quell’approccio che ai suoi occhi gli regalava la certezza di essere amato dallo stesso amore che l'aveva concepito. Non potro’ certo dimenticare quegli occhioni grandi, quella voglia di vivere, quel coraggio da gladiatore, quel suo modo infallibile di essere speciale…. A poco piu’ di dieci anni, ha gia’ conosciuto la vita; il dolore, la sofferenza, il coraggio, la speranza… Presto dai suoi occhi sparira’ la tristezza, tornera’ a regalare a tutti il suo sorriso contagioso, quello sguardo splendido ed insolente; nel frattempo a me ha gia’ regalato qualcosa che assomiglia ad un miracolo: la consapevolezza di essere veramente importante per qualcuno…..

Come scatole cinesi

14 ottobre 2015 ore 08:38 segnala
….. raccontare un’altra storia, questa dovrebbe essere la mia missione in questo giorno che, per troppi versi, non puo’ essere un giorno qualsiasi. Se dovessi riassumerlo con un titolo, si leggerebbe piu’ o meno cosi’ “Sono riuscito a sognare” In questa ipotetica locandina accanto al titolo inserirei la mia immagine nella versione celebre di Rodin …. Il pensatore ! quasi a voler rappresentare quella incredula felicita’ mistica ad un senso di latente malinconia dovuta alla consapevolezza, una volta sveglio, di aver solo sognato. A distanza di qualche giorno da quel sogno, sono ancora frastornato, confuso, scosso, incredulo; in un pomeriggio nel quale avrei potuto fare tutto e il contrario di tutto, ho preferito…. addormentarmi. In quell’oblìo onirico tremavo di insolita felicita’, venti minuti appena, ma e’ stato il tempo piu’ bello, piu’ intenso, piu’ dolce che abbia mai vissuto. Ero li’, non so chi fosse accanto a me, dalla bellezza ho dedotto si trattasse di un angelo, tant’era la grazia che ammiravano i miei occhi. Persino il cielo, in una giornata uggiosa, aveva acceso il suo sorriso; quel sole all’improvviso sembrava rivendicare la sua audace sopravvivenza, accendendo di speranza quel pomeriggio d’autunno. Ho realizzato soltanto dopo di aver vissuto una favola nel sogno… forse l’epocalisse dei sensi, anche se, non ricordo, potrebbe essere un’espressione boccacciana poco adatta al candore di quel contesto. Come una sorta di magica scatola cinese, tiravo fuori cartoline di ricordi sbiaditi, di antiche nostalgie…. Nella prima c’era tanta gente ed il mio taxi era fermo, come in una notte bianca di anime ubriache di speranza, come a dire… non si va da nessuna parte…. Nella seconda c’era il gusto delle caldarroste a Natale, quando finalmente si puo’ far tardi…. In una terza c’era un convoglio fermo alla stazione ed il mio cuore due carrozze piu’ indietro…. E poi un’altra, un’ altra ancora ….fino al risveglio come sempre assonnato, pigro…. Ho ancora addosso il sapore di qualcosa di magico, ne sento la fragranza, il profumo nel ricordo, la nebbia trasparente, le candele colorate. La speranza non e’ piu’ livida illusione, e’ velluto nei sensi, carezze sulla schiena, alito caldo trai capelli ….. Stavolta riesco persino a ricordarlo quel sogno…. Per anni ho riempito la dispensa di infusi, pasticche, valeriana in tutte le soluzioni…. Alla fine ho dovuto ammettere a me stesso che non ci vuole una notte intera per sognare, basta poco, anche solo mezz’ora in un pomeriggio d’autunno …..

Essere migliore

11 ottobre 2015 ore 15:01 segnala
Monocromatico, triste, vuoto…. E’ questo il cielo in questa domenica non diversa dagli altri giorni; mi faccio corteggiare dalla solita malinconia, oggi piu’ appiccicosa che mai. Mi ha preso per mano, come fanno i bambini all’asilo, e mi ha portato qui, forse perche’ e’ l’unico posto dove posso nascondermi, senza dover giustificare a nessuno questa mancanza di energia, di slancio, di sorriso. Qui non mi troveranno, sembro pensare, guardando fuori la strada dove la gente cammina, corre, o vive soltanto. Inerte, come un turista del tempo, cronometro i minuti che passano, scandisco tristezza, sfogliando una margherita ormai scarna di petali. Da qualche giorno sembro vivere come un clochard, ai margini di una stazione dismessa dove i treni ormai passano veloci, e la loro scia’ e’ sempre piu’ triste come i sassi grigi tra le rotaie, consumati dal tempo. Un giorno ricordero’ di questa nuova malinconia divenuta tristezza, di questa smanìa travestita da indifferenza; il premio, quello di consolazione, sara’ ammettere di essere diventato finalmente migliore….. La ricetta stavolta l’ho azzeccata…ci vuole coraggio, rispetto, amore per gli altri, e soprattutto indifferenza per il proprio dolore. Solo cosi’ si riesce ad essere migliori, al costo di sembrare diverso, di sembrare uno qualunque capace soltanto di regalare illusioni, di spegnere sorrisi e non accendere nient’altro…..