Puzzle senza colore

09 ottobre 2015 ore 19:38 segnala
…. Era ancora notte quando ho caricato la mia slitta con il solito bagaglio di provviste e di pensieri pesanti. Una vecchia torcia rifletteva una luce intermittente come intermittente era il desiderio di anticipare il mio sparire prima che l’alba cancellasse le tracce di una notte senza stelle. Quello era uno di quei giorni monocromatici, ibridi, pallidi, incerti ed inutili come tasselli di un puzzle senza colore. Il proposito era quello di sottrarre al mio vivere del tempo inutile, quello della veglia, della contemplazione del soffitto, nel mio caso di legno spesso lucido e levigato, troppe volte vecchio, ingiallito e malato di tarlo. Meglio andare allora, abbandonare in piena notte quel letto enorme, deserto di sagome e di profumi, quella stanza ordinata e triste, fatta solo per dormire quando si e’ troppo stanchi….. Meglio andare, salire tra la neve e gli abeti, tra l’erba profumata di solitudine, gli specchi d’acqua cristallini e vergini come gli occhi dei bambini…… Finalmente quel paradiso di solitudine, legna secca da ardere fino al mattino, sogni da accarezzare, ricordi da corteggiare nella speranza, ancora viva, di non essere solo ad aspettare una notte di stelle ……

Una foto mai scattata

04 ottobre 2015 ore 13:17 segnala
Alla fine ho scelto di restare, ho rimesso la slitta al suo posto, oggi non parto, resto. Qui sono al sicuro, posso decidere di starmene seduto a guardare la fiamma del camino o andare fuori a caccia di ….pensieri. Dalla piccola finestra stamattina il cielo sembrava la sintesi del mio sentirmi stranamente vuoto, quasi spento, nulla di entusiasmante, un ibrido tra il sentire, latente e dolce, e il non voler ascoltare, altrettanto latente ma severo. E cosi’ mi sono messo a rovistare nei cassetti stracolmi dei miei ricordi, come si fa’ quando si cerca una foto che da qualche parte deve pur stare. Nel frattempo una luce piu’ intensa oltrepassa i vetri appannati di quella finestra e rapisce il mio sguardo; mi avvicino e scorgo un raggio di sole che prima non c’era; intenso e coraggioso come una speranza a tutti i costi, si e’ fatto largo tra le nuvole sparse di questo cielo a meta’ tra il sorriso e il pianto. Quel raggio di sole, provvidenziale ed inaspettato, mi ha regalato un nuovo slancio, una nuova promessa, una nuova speranza. Quella luce improvvisa ha illuminato il mio pensiero, ho smesso di rovistare nei cassetti, quella foto non c’era davvero, semplicemente perche’ non l’ho mai scattata…. Allora un dubbio mi attanaglia, ed e’ come un brivido che accarezza la schiena, forse quella foto l’ho scattata nel sogno, in uno di quelli che non riesco mai a ricordare…. Restero’ ancora qui, aspettando la sera, ho ancora una provvista di legna, del cibo e una miriade di pensieri da cullare magari aspettando qualcuno che ha perso la bussola nei boschi della mia baita ed ha bisogno di passare la notte ….

Per arrivare in nessun posto

04 ottobre 2015 ore 10:31 segnala
…. Torno ad abitare la mia baita in una domenica diversa dalle altre, in esilio forzato, lontano dagli affetti, lontano dal mio campione che mi ha gia’ chiamato per sapere come sto. Ho scelto di restarmene a letto un po’ piu’ del solito, a corteggiare i miei pensieri, senza la solita pretesa di farmi domande. Non dev’essere sicuramente il giorno piu’ felice, ma forse nemmeno il piu’ malinconico, assomiglia invece ad uno di quelli che sono destinati a restare anonimi, quelli che cancelleresti volentieri dal calendario perche’…… inutili. La sensazione e’ quella di viaggiare veloce su una mustang del ’69 per arrivare in nessun posto ed incrociare il destino di centinaia di anime al bordo della strada e, per egoismo o per paura, correre piu’ veloce senza guardare nello specchietto retrovisore per non dover frenare di scatto e recuperare qualcosa che potrebbe farmi sentire vivo. Ho complicato la mia esistenza, senza accorgermene, e stavolta e’ stato come impastare una torta buonissima, senza mai averci provato, sorridere di incredulita’ per tanta dolcezza e poi ricordarsi di essere diabetico e regalarla alla mensa dei poveri, sacrificando la gioia di non averla potuta assaggiare. Ho appena liberato la mia solita preghiera al cielo, ho chiesto perdono ma anche ringraziato il mio buon Gesu’ di esserci. Ora mi sto regalando la solita divagazione, tra la musica in sottofondo ed i tasti neri della mia logos 912, in fondo lavorare e’ l’unica cosa che mi riesce senza fatica…. Raramente nella vita riesco ad essere quello che vorrei, e in questo miracolo non sono riuscito nemmeno oggi; se avessi potuto non avrei scritto di questo giorno vuoto, al contrario, mi sarei inventato clown, nel folle desiderio di strappare a qualcuno un nuovo sorriso …..

Brividi

03 ottobre 2015 ore 19:16 segnala
…..scritto cosi’ potrebbe sembrare il titolo di un romanzo, o la sintesi di un incontro romantico consumato in un sera d’autunno, invece niente di tutto cio’ e’ semplicemente il racconto di uno stato febbrile che, inaspettatamente, mi ha relegato in casa costringendomi a riposare. Non ricordavo da anni una sensazione cosi’ orripilante, quel bisogno di caldo ossessivo mitigato soltanto da una doccia caldissima che avra’ definitivamente azzerato le riserve di gas del bombolone della mia casa di campagna, tant’e’ il tempo che sono rimasto li’ dentro. Ed e’ cosi’ che, volutamente lontano da tutti, mi sono barricato in casa ed ho pianificato il mio proposito “eversivo”…. Dormire e SOGNARE ! Messo il telefono in modalita’ aerea, ho disfatto il mio letto, tirato fuori dall’armadio la trapunta delle grandi occasioni (una sorta di soffice mix di lana merinos e seta) e, invalidato ogni minimo passaggio di luce, sono entrato vestito solo dello stretto necessario affinche’ la sensazione di sollievo, qualche istante dopo, fosse ancora piu’ intensa. A quel punto avrei dovuto dormire, e alla fine addirittura sognare….. In effetti quella preparazione cosi’ minuziosa e maniacale (riconducibile a quell’attore che, in una camera d’albergo, prepara l’atmosfera aspettando che qualcuno bussi alla porta) meritava quello sperato epilogo. Invece niente, ho iniziato a chiudere gli occhi, cercando di non pensare a niente, si a niente…. Invece il solito tarlo, le solite, paranoiche introspezioni; non riesco proprio a capire per quale dannata ragione, ogni volta che sono solo con me stesso, devo iniziare a farmi tutte quelle domande; cosa sto facendo della mia esistenza, il mio ruolo di uomo, di padre, di marito… se puo’ esistere o meno uno spazio di divagazione personale, intimo, assoluto che non pregiudichi la moralita’ del mio essere…. Se i sogni e le favole, appartengono ai bambini, se certi moti si avvertono soltanto da adolescenti, se la ragione debba sempre prevalere sul cuore, se sia folle sentire senza capire escludendo a priori ogni logica, ogni razionalita’. Ancora una volta mi sono ritrovato a sopportarmi, in quel letto ormai caldissimo potevo solo sperare di riposarmi; non avrei dormito, ne’ tantomeno sognato, in compenso potevo continuare a pensare, a ricordare, ad immaginare…. Come sempre non ho fatto chiarezza, non mi sono interrogato abbastanza o forse alla fine ho rinunciato a darmi delle risposte; Comunque sia, ripensandoci bene,non e’ stato poi cosi’ inutile restare da solo…..

Folle felicita'

02 ottobre 2015 ore 08:34 segnala
…. Tanta voglia di scrivere, poco, pochissimo tempo per farlo; una volta tanto vorrei essere contagioso ma non per la solita malinconia bensi’ per una insolita, provvidenziale, euforica felicita’. Per la cronaca e’ una giornata metereologicamente da bollino nero, ma nel mio cuore ed ai miei occhi appare come una splendida giornata di primavera…. Idealmente e’ come se, fuori da questa baita, tra gli abeti maestosi, ascoltassi le mitiche campanelle del gregge di Peter perennemente in bilico sul pendio dei suoi monti. Ed e’ cosi’ che mi faccio piacere addirittura quest’ influenza, la difficolta’ a parlare, a respirare e forse, inutile per me accertarmene, persino qualche linea di febbre. Ai tanti clienti coraggiosi, annoiati, sfiduciati, stamattina regalo le mie solite, insolenti battute e qualche buon caffe’; Per scelta non ascolto musica, preferisco il rumore della pioggia, che delizia i miei sensi come una ninna nanna dolce, come la pioggia nel pineto di dannunziana memoria. Per la cronaca, sto sorridendo di gusto per gli inaspettati progressi del mio campione, come sempre ha scelto di bruciare le tappe, ed e’ come se iniziasse, con ritrovato slancio, a scorgere il traguardo. Ho ormai una sorta di corsia preferenziale per le preghiere, come per le emozioni ed e’ come se nel mio cuore si aggrovigliassero insieme, inibendo la mia capacita’ di riconoscere ed apprezzarne le diverse sfumature. Ora devo andare, ma se avessi tempo, mi racconterei di piu’, perche’ e’ un peccato non raccontare fino in fondo di questo nuovo sorriso, di questo folle sentirmi felice, di questa magia semplice di sentirmi vivo ……

Paurosa leggerezza

01 ottobre 2015 ore 17:33 segnala
Quando si dice tutto insieme ….. l’arrivo della pioggia, provvidenziale per contadini e malinconici, coincide con la mia prima influenza stagionale che vede i miei anticorpi vilmente ammutinati dinanzi ad una semplice frescura autunnale…. L’avessi presa dormendo scoperto o meglio ancora, durante una performance sessuale all’aperto in riva al mare, me ne farei piacevolmente una ragione, ma cosi’ senza alcun motivo proprio non lo capisco. Sta di fatto che mi ritrovo qui a scrivere con l’immancabile rotolone regina (maxi roller 800 strappi pura cellulosa) che proprio soffice non e’, ma quantomeno mi garantisce un’autonomia di qualche ora. Guardo fuori, piove ancora, piove sempre…. Stranamente pero’ non e’ il solito monologo di tristezza, questo cielo grigio e lattiginoso stasera e’ diverso, meno triste come le gocce di pioggia che scivolano sui vetri di una finestra adorna di gerani di color lilla dai petali fragili. Smettera’ prima o poi, ma per adesso va bene cosi’…. Intanto, mentre scrivo, e piu’ in generale, mentre vivo ultimamente, cerco di ancorare un pensiero ricorrente, che invece si disincaglia dalla ragione, sfugge, quasi a voler esprimersi a tutti i costi, quel moto del cuore, quella sensazione di paurosa leggerezza riconducibile soltanto alle…. montagne russe. E allora non faccio nulla, resto immobile come una foglia d’autunno sul ciglio della strada in attesa di un alito di vento che la porti lontano dove vuole il destino…..

La porta e' aperta

29 settembre 2015 ore 10:04 segnala
….. ho sempre descritto questo mio spazio come una baita di montagna, immaginavo da sempre la neve, una provvista di legna, una coperta rossa o forse fuxia, lo scoppiettìo della legna, il vino rosso. Mai ho pensato a qualcuno che mi venisse a trovare, uno qualunque a cui regalare una tazza di caffe’ caldo o addirittura ospitalita’ in una notte burrascosa. Per una volta nella vita, inconsapevolmente, sono stato egoista o forse, altrettanto inconsapevolmente, troppo altruista; si, perche’ c’e’ un limite sottilissimo tra il voler essere malinconico a tutti i costi senza contagiare nessuno e tenersi stretto, con folle avidita’, un paradiso fatto di neve candida e di nuvole soffici dove riposare i propri sogni, la propria anima. L’ansia che mi pervade ormai da anni, sembra mitigarsi soltanto nel pensiero, che nella baita e’ ricordo, desiderio, ma anche evasione, trasgressione, peccato. In pochi metri quadrati, c’e’ tutta la mia follia, la regola e l’eccezione, l’orgoglio ed il rimpianto, una clessidra e un calendario vecchio da sempre, un crocefisso e un nudo di Steve Hanks; in quella stanza dai muri in pietra e dal tetto di castagno c’e’ l’odore acre dei pensieri disperati, il profumo dei sogni che non ho mai ricordato, il frastuono silenzioso del mio essere ancora vivo. Da qualche tempo lì in un angolo c’e’ una sedia di paglia, antica come un orologio a pendolo fermo da sempre, scomoda per chi vive soltanto di ragione, comodissima per chi, come me, ha il coraggio di sognare. Presto verra’ l’inverno, e con l’inverno la neve… non chiudo a chiave stavolta …..
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….. ho sempre descritto questo mio spazio come una baita di montagna, immaginavo da sempre la neve, una provvista di legna, una coperta rossa o forse fuxia, lo scoppiettìo della legna, il vino rosso. Mai ho pensato a qualcuno che mi venisse a trovare, uno qualunque a cui regalare una tazza di...
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29/09/2015 10:04:08
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Un giullare alla corte di un piccolo principe

28 settembre 2015 ore 09:44 segnala
Potendo scegliere, stamattina, sarei rimasto volentieri a letto, senza propositi ne’ di lavoro ne’ di relazione alcuna. Avrei chiuso il mio negozio cosi’, semplicemente per… tristezza. Allo stesso modo avrei voluto evitare di scrivere, di entrare in questa stanza e raccontarmi di questa nuova, ennesima tristezza. Non e’ stato facile ieri mattina, non era come le volte precedenti, l’ho compreso subito appena entrato in quella stanza che assomiglia sempre piu’ ad un bunker. Avevi lo sguardo perso nel vuoto, eri stanco, quasi assente, mi hai abbracciato dopo avermi quasi ignorato, come se ce l’avessi con me, per chissa’ quale mancanza. Non ti nascondo che ho iniziato a provare questo stesso nodo in gola, ma ho imposto ai miei occhi di non esprimere quel dolore, invece gli ho spalancati regalandoti un sorriso che nemmeno hai visto per colpa di quell’odiosissima mascherina che ogni volta mi impedisce di sentire la tua carne. Per la prima volta, ti ho visto arrancare, quegli occhioni grandi erano spenti, ho cercato di farmi raccontare qualcosa, poi con la tua solita dolcezza mi hai detto “papa’ e’ strano e’ come se non ce la facessi a parlare”; eravamo soli… e ti ho mentito dicendoti che sarei andato in bagno a fare pipi’ invece di sfogare quel dolore in un pianto isterico ma silenzioso. Come un attore dietro le quinte, ho indossato una maschera diversa, una corazza da fare invidia al migliore goldrake; ricomposto sono tornato da te e ….. non c’e’ stato piu’ niente da fare, alla fine hai dovuto ridere per forza. Come un giullare alla corte di un piccolo principe, ho iniziato a raccontarti delle mie vicende quotidiane, di quel papa’-Fantozzi che senza di te combina solo pasticci ! Alla fine hai dovuto ridere per forza, perche’ in fondo ridere e’ semplicemente quello che il destino ha scelto per te….. Dai Campione

Qestione di emozioni

26 settembre 2015 ore 15:31 segnala
….. ho ormai deciso di non abbandonare la baita, almeno per oggi, continuando nel proposito di esternare il mio pensiero, convinto di aver bisogno di lasciare traccia di questo mio stato d’animo, come la solita riserva d’acqua nel deserto dei giorni bui che ritornano sempre, come l’influenza d’inverno nonostante il vaccino…. Ed e’ cosi’ che dovro’ per forza ritornare a leggere questa mia felicita’ a tutti i costi, questa mia voglia di correre, di osare e poi no, di interrogarmi per poi rinunciare a farlo, di questo sole che oggi strapperei al cielo per stringerlo fino a disintegrarmi, fino ad esplodere, quando esplodere non e’ il deprimente proposito di un terrorista, ma quello di un folle innamorato della vita…. Domani vado dal mio campione e non aspettero’ certo l’alba, come sempre, anticipero’ le mie emozione, rubero’ al sonno il proposito di farmi riposare, per trovarmi li’, al sua fianco in un nuovo risveglio. Quando aprira’ gli occhi, il suo sguardo incredulo incrocera’ quello del suo papa’ e allora mi abbraccera’ senza parlare, finalmente felice di avermi rivisto. Penso che la sofferenza nella vita sia addirittura indispensabile, perche’ e’ nella sofferenza che trovi il coraggio, nella disperazione che trovi la forza, nella speranza che misuri lo spessore della tua fede. Come sempre, alla fine e’ una questione di emozioni, positive o negative fanno parte della vita; Il grande Leopardi diceva: la vita rimane intatta quando ci sia la forza d’immaginare, di sentire e di amare, che è appunto il vivere. Non me ne vorra’ se, con concetti di mediocrissima levatura letteraria, solo intimamente condizionato dalla sua quasi venerazione, ho sempre sostenuto che la vita e’ fatta di emozioni, di sogni, di illusioni…. Nel mio piccolo cerco di sorridere sempre, a volte mi illudo addirittura di essere simpatico; so di essere molto riflessivo, introspettivo, nostalgico, generoso, romantico ma anche e di avere altrettanti difetti inconfessabili. Ho la mia buona scorta di sogni, di progetti, di splendide illusioni ma anche una corazza d’acciaio pesante di paure, di diffidenza, di eccessivo decoro che mi porta spesso a sembrare quello che non sono; alla fine mi ritrovo ad essere il solito….. apprendista stregone che rimane desolatamente vittima dei temporali che riesce a scatenare….

imperfetto ed incompiuto

25 settembre 2015 ore 20:05 segnala
.... resiste questo momento apparentemente tranquillo, ed e’ per questo, forse, che mi ritrovo a scrivere, idealmente rinchiuso in questa mia stanza, al piano terra della solita baita di montagna. Non mi manca nulla, una scorta di legna, qualche candela, il fuoco acceso, un proposito fantastico ….. farmi compagnia. Non ho bisogno di nulla se non dei miei pensieri, della mia splendida malinconia, di un buon bicchiere di vino rosso oltre alla solita coperta per addormentarmi…. Ci sono giorni che quasi non riconosco tant’e’ la grazia interiore che mi pervade, questa sensazione di leggerezza che assomiglia tanto ad una felicita’ quasi assoluta. Ed e’ cosi’ che mi faccio piacere anche la sfortuna apparente di essere stato scelto, due volte su cinquecentomila eletti, per un croce che non credevo di sorreggere ma che, allo stesso modo, non ho mai pensato di cambiare con quella di nessun’altro. Forse sono nato cosi’, imperfetto ed incompiuto, come un modello di qualcosa che, nei migliori propositi degli spermatozoi di mio padre, sarebbe dovuto diventare un uomo forte, tenace, coraggioso e non una sorta di drone di chissa’ quale antenato paranoico ed altruista, morto suicida vittima di se stesso in qualche angolo di mondo. Se cosi’ fosse, con tutto il rispetto per il caro estinto, posso solo aver ereditato quel paranoico altruismo, mentre per i propositi suicidi, credo di avere ancora qualche chance per terminare la mia esistenza in maniera piu’ dignitosa……