I ricordi...................

18 giugno 2014 ore 12:55 segnala
Ricordare è una gran cosa. E questo è ovvio. Chi non trarrebbe giovamento dal riuscire a memorizzare velocemente e facilmente testi, immagini, suoni? E’ molto meno ovvio realizzare che dimenticare può essere altrettanto utile che ricordare. Dimenticare, o meglio, vivere in modo diverso un ricordo. Lasciare che il ricordo si affievolisca, sbiadisca, come la stampa sulla carta chimica, con il passare del tempo, chiedi a chi soffre di sindromi post-traumatiche. Il problema lì è proprio non riuscire a lenire il ricordo di un trauma. L’esperienza emerge ripetutamente dalla memoria con la stessa forza emotiva del giorno in cui è stata vissuta, ritorna ancora, ancora, ancora…
La memoria è legata indissolubilmente all’emozione. Si àncora ad uno stimolo esterno e quando questo si ripresenta riaffiora il ricordo e l’emozione dell’evento. L’emozione è associata alla produzione di adrenalina e l’adrenalina favorisce il consolidamento nella memoria di lungo periodo.
Ti ricordi dove eri e cosa facevi il 3 marzo 2002? Penso di no.
Ti ricordi dove eri e cosa stavi facendo l’11 settembre 2001, nel momento in cui hai avuto la notizia dell’attaco alle torri gemelle? Immagino proprio di sì.
Più l’evento traumatico più produce un’imprinting mnemonico radicato.
Finché il ricordo è accettato e le emozioni legate a quel ricordo sono sopportabili non rappresenta un problema. Ma quando le implicazioni emotive provocano sofferenza, una sofferenza inaccettabile allora si vorrebbe non ricordare.
il ricordo del fatto, il ricordo dell’emozione vissuta in contemporanea o in conseguenza al fatto, l’emozione che quel fatto ci suscita adesso. Possiamo continuare a ricordare il fatto, possiamo ricordare l’emozione che abbiamo sentito e provare, oggi, la stessa emozione ma con un’intensità minore rispetto a quella provata allora.
Oppure possiamo rivevere ancora oggi il fatto con la stessa intensità emotiva, tanto da renderci il ricordo insopportabile, talmente insopportabile che, talvolta, si manifesta un meccanismo di difesa che porta a respingere l’evento e a segregarlo nell’inconscio. Ma anche in questo caso il ricordo ha la persistente caratteristica di riaffacciarsi in incubi notturni o pensieri ossessivi. Per dimenticare, o meglio, per lenire le pene del ricordo, occorre rielaborare. Le terapie Freudiane (psicoanalisi) fanno emergere lo stimolo all’origine del conflitto interiore (ad esempio la sistuazione o il rumore che ricorda l’evento traumatico) Quelle comportamentariste cercano, con procedure d’estinzione, di liberare lo stimolo dai sintomi d’ansia: rilassamento, produzione di immagini emotive, riproduzioni di situazioni reali sempre più intense, desensibilizzazione, dimostrazione dell’innoquità dello stimolo, creazione di un nuovo stimolo incondizionato tranquillizzante. Altri ritengono invece che dissumulare il dolore, distaccarsene crea le condizioni migliori per lasciare alle spalle l’evento senza portarsi dietro coseguenze negative. Perfino le tecniche di debriefing, un tempo molto quotate, che consistono nella elaborazione collettiva dei ricordi e dei sentimenti con l’aiuto di esperti, sembra avere conseguenze negative in quanto potrebbero fissare ancor di più nella memoria l’evento. Non esiste una ricetta valida per tutti. La via migliore forse è quella di sperimentare e trovare la terapia ossia la modalità di rielaborazione più adatta: rivivere l’evento, parlarne, tenersene lontano................
2399b958-2743-44c8-b7d6-78da5aab0830
Ricordare è una gran cosa. E questo è ovvio. Chi non trarrebbe giovamento dal riuscire a memorizzare velocemente e facilmente testi, immagini, suoni? E’ molto meno ovvio realizzare che dimenticare può essere altrettanto utile che ricordare. Dimenticare, o meglio, vivere in modo diverso un ricordo....
Post
18/06/2014 12:55:35
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.