The he(ART) of b(A)r(G)ain I

03 dicembre 2021 ore 00:14 segnala
Once in a while, it’s more than fifteen years now, I have to come down by your side, need a play, (I need) to see a face, talk and move and talk some more, maybe see you at the Skydance but (I need to) get a reaction, need a curtain to leave the blank on stage. I need to react as well and so I do write all that goes all along, all that's filling my butchered orbs from behind by which my full erupting Willis’ sneezes out my liquor and keeps me squirting cerebellum outta my nose. Writing is this maladie, this undeniable symptom, this loving disease, this never lasting need that grows through several cycles of mind tricks, a simple way to make more of it observing the placid surface before rippling goes and it's just a small crane right between the eyes, while you focus while you may or may not getting high. She told me once by the fire, smoke was truly dense, couldn't see each other around. She said it slowly almost murmuring down ad talking to herself but I heard her. She used to play and show by my place no matter time or weather, she was the spark to make our fire, she was the tie to hang me out. So tonight I write about you two, the best about I've ever known and the sweet promise of a dream of life I never got see alive.

Novembre andiamo, è tempo di scavare, lascia ogni memoria e affonda a mano a mano che il livello di campagna altera tanto la tua percezione spaziale quanto il piano s’innalza oltre il livello del mare. Ne avremmo di cose da dire, ce ne sarebbero di altre, molte altre di cui parlare ma accade sistematicamente che ogni discorso nasca con le migliori intenzioni e poi ogni conseguente propedeutico approfondimento si dissolva in barba alle migliori intenzioni. Una volta era possibile credere di avere tutto il dannato tempo del mondo ma non è mai stato così, si ha tempo perché è ciò che ci si concede invariabilmente e non ci se ne accorge mai in tempo di tale tempo impiegandolo invece in mille modi tremendamente differenti eccetto per ciò che davvero servisse mantenere, avere, senza trascendere, senza indugiare in una momentanea perdita di entropia perché è l'unica cosa che non potrai mai attestare. Non è mai un buon affare illudersi ma, a conti fatti, per molti versi la risultante più semplice è anche quella più probabile a meno di non adombrarsi con l'antitesi rielaborando ciò che di spontaneo sia già sul tavolo. Una volta rimasi sull'argine dopo una camminata infinita, rimasi seduto tra rocce ed arbusti troppo esausto anche solo per pensare e mi concentrai sul gorgoglio infinito dei flutti, sulle onde superficiali sino a ritrovarmi completamente immerso nell'oscurità. Di lì a poco mi sembrò il posto più comodo e sempre lì mi addormentai.

Today, on November 30th, it’s already nineteen years as time goes by as well as good as bad the need I could have to cry or smile. Some many reverse images, so many time splitting visions, visceral actions and sense auctions, the good path and the rough crossroads, the unity and all those pre-existent dark sub-divisions. On my sub-par cognitive disease, on my fairly self-aware emptiness and my shallow being be me. There was a certain amount of joy and nonetheless an enormous amount of bore, most especially sadness 'cos all happens and changes everything and everyone. And yet, this time every year I stay and take all I need without caring anything else, I recall time because all that's lost stay lost in a way and it's still painful after all these years, same month, same day, try to find whys about life and losses and tears and pain. Of course it's always possible to show your best face stepping aside from the outside and mourn in silence all that's missed and all that's gone.

Novembre andiamo, lasciati cadere, non tentare appigli non lasciarti fuorviare, incidi e scrivi a fondi solchi del tuo passaggio il divenire, che sia pure in un bianco manto o nero pece e corvino o senza luce ché tutto sembri affino. Arriva un momento in cui non sia più possibile rimandare e non ci si arriva mai del tutto pronti o preparati. Sto diventando vecchio amico mio, lo siamo entrambi e probabilmente dispiace allo stesso modo egualmente. Troppi ponti, troppe deviazioni diverse, scelte irreversibili motivate e motivanti o meno ma il risultato è perdersi e perdere comunque dei riferimenti. Non era male arrangiare durante le ore più calde sfruttando l'eco di quegli androni completamente vuoti. Non era affatto male la progressione nell'improvvisazione perché si continuava a ragionarci sù anche diverse ore dopo davanti una birra ed un bourbon. A notte fonda mi ritrovo a bruciare pensieri e cellule inevitabilmente perché mi è possibile farlo e non è salutare probabilmente ma nulla più mi stuzzica, nulla più mi interessa. Rivisitare luoghi perduti nella memoria, facce e azioni, volti ormai sbiaditi e toni adesso solo riccamente immaginati. Niente è più come prima e niente resta inevitabilmente uniforme.

Once in a while, hold a breath and feel the icy un-cozy breeze down my throat, standing by the sidewalk on an ideal bridge of opposite corners, it’s more than twenty-seven years now, I have to recall and make amends, lose a leg or two and completely fulfill the bug in my head drawing another shape. Something more less skeptical, something very angular, a worm in the old icy-cold bursting blood hole of my soul extruding my inner thoughts. Pure exercise in style, pure mannerism alike, simple trends, wish she had fangs.

Non è chiaro quanti furono i viaggi dell’infanzia e dell’adolescenza ma, essendo nata per mare, navigare spostandosi da una destinazione all’altra era, per lei, del tutto normale. Il viaggio ad essere degno di nota fu comunque l’ultimo, occupava una delle cuccette adiacenti alle sentine e questo però solo in principio perché durante il lungo e lento viaggio di approdo riuscì, con notevole freddezza e destrezza, a migliorare la propria posizione di arrivo. Ogni azione risulta in reazione, ogni reazione porta un risultato, ciò considerabile un guadagno per qualcuno risulta in un danno per qualcun altro e i danni vi furono, danni collaterali altrui. In vista della terra come ultima chicca, ripulì ben quattro cabine di lusso, questo passò in cavalleria causa i carenti controlli e verifiche all'epoca, nessuno avrebbe infatti scoperto nulla se non dopo diverse settimane a dispetto del fatto che dalle quattro cabine ripulite fossero anche spariti i rispettivi occupanti. Durante un viaggio per mare, il mare resta sempre molto vasto e la sua memoria resta criptica ai più. Durante un viaggio così lungo le persone mutano e basta poco perché all’improvviso perdano il loro ultimo velo di umanità. Durante un viaggio così lungo poteva accadere qualunque cosa e durante un così lungo viaggio qualunque cosa accade.

Once in a while, it’s almost fifty-years right now, I need to take time and heal, maybe just take a breath and feel again what it's like what is needed. So I end up writing in dark, can’t see my own hand, what I write can’t really understand so it’s normal to have a whole lapse of time in which I decide, take a grip and smooth those hard spikes. I'm not able to directly tell you nor I'll write but all that matters it's here not so far from us, not so far from outside where all shines and all is bright. I still sing that song in my mind, I can't forget those lyrics and those rhymes.

“Through the ocean, all is quiet, yes in Europe, all is bright...”

Extruding soliloquy, outstanding verbosity, unbearable absence, where's the cat, hide the mouse, snip snap dragon it's on play. Hear the voices, clap the hands, stare at the bowl, rise the fire, eventually it all ends. One second per century, one breath for recurrence, one stays and again one leaves and the grip of winter makes you shiver.

Nonostante ciò che possiate dedurre ciò che è perso resta tale... l'unico modo di rendere la perdita sopportabile è ricordare. Semplice a scriversi, non impossibile a farsi, scostando appena drappi tanto pesanti da essere impervi alla luce e al tempo ripercorrendo tappe confuse su di una mappa del tutto approssimata. Ad un passo dalla torre alta lungo la strada, il largo cammino sino alla torre bassa, in compagnia di Irtofumino. Ogni ombra è solo una patina che offusca e distorce e facilmente viene e resta dimenticata. Allora iniziare dalle cose più semplici, ancora una strada, un luogo, una particolare occasione, un volto ed una battuta scambiata, un gesto, una smorfia, uno sguardo acqua passata. Piccoli anelli in una catena da principio esile ma resistente se sollecitata continuamente e da semplice costrutto astratto diviene leva incessante e persistente che scardina e divelle e rimuove ogni putridume offuscante. È la costanza e la perseveranza, è un puro esercizio mentale da ripetere e ripetere e ripetere sino a far saltare ogni serratura, ogni lucchetto, ogni botola nascosta, ogni doppio fondo inchiodato dall'indifferenza e la superficialità.

See… that’s the Art of Bargain, leave a lot less, giving all, which is plenty already, consuming at the fire of knowledge, observing the infinite verse and the indefinite State. Cool it down, that’s the heart of brain, what I do, get aside my empty mindless caring forehead, hanging and slicing, tearing and mending all along those compulsive roots of miss-behave. Wasting time and let the aim being obscure, throw then a full rigged ball of rage into a warm placid lake of constant living, see how many ripples and circles and waves you may obtain and think what about the never ending roll’n’pitch while (I) can’t close my eyes, those dreadful tear-less eyes while air’s rude on the white, glass shiny shallow appearance water-like.

E il vento rinforza, e porta umore di pioggia e lo spettro sonoro si popola una volta ancora e il ritmo assopitosi incede irruente e assesta, battuta su battuta, nuovi moduli a volte ricorsivi a volte del tutto casuali. Non c'è bisogno di alcuna parola per renderne una efficace descrizione, ti è capitato di trovarti in questa situazione, non vi hai prestato attenzione perché è anche il comportamento più usuale codesto e così perdi ogni cosa, ogni percezione, perdi la possibilità di osservare il contesto e segui allora come un idiota il dito che in realtà indica ben altro oltre il suo profilo.

Care to care, care to take another misstep, it hurts it dares and surely can’t be tamed, it’s just exploited as a deep fake into a gurgled frame sinking in my own blood squirting sickness, bending on my knees uncaring for forgiveness nor pain.

Non avvertiva alcun timore e anche il dolore che temeva acuto in realtà non si presentò. Osservò un'ultima volta l'acqua, respirò a fondo l'aria fredda e calma volgendo lo sguardo lentamente più e più volte nell'oscurità più totale, arrancò ancora qualche metro prima di fermarsi completamente. Avvertiva un'improvvisa fatica, sostenere questa forma ibrida risultava in uno sforzo immane, non restava molta energia residua e non fu più in grado di avanzare normalmente mentre gli ultimi metri risultarono dolorosamente difficili da percorrere. Manteneva solo un vago ricordo del suo breve ma intenso viaggio, ricordava forse una famiglia o forse una forma di carissimo affetto, ricordava interazioni, intenzioni, obiettivi, ricordava cosa... anche i ricordi divenivano ora via via sempre più nebulosi e confusi, la riga magenta antistante il limitare del lago era sin dal principio l'unico punto di riferimento e lì terminava, a poca distanza dall'acqua, la percepiva svanire nelle tenebre ma ancora pulsante e in grado di squarciare seppur brevemente il buio. Quando la luce si spense definitivamente e si ritrovò ancora una volta nelle tenebre il fiato si fece corto ed accelerato. Tastò la terra umida affondandovi i palmi e quando ormai vicino l'acqua si sentì sprofondare, emise un ultimo profondo respiro, unì le mani rialzandosi e lentamente... iniziò a bruciare.
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Once in a while, it’s more than fifteen years now, I have to come down by your side, need a play, (I need) to see a face, talk and move and talk some more, maybe see you at the Skydance but (I need to) get a reaction, need a curtain to leave the blank on stage. I need to react as well and so I do...
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William J. The Shiner XI

06 novembre 2021 ore 00:10 segnala
What's the magic word? Qual è la parola… la parola magica, la parola, sai... è segreta la parola… la parola è l’origine la parola è l’omega ma la parola magica, la parola... è segreta.... so what's the magic word?

Adesso come allora, ogni percorso usur(p)ato da innumerevoli passi ridondanti, resta come traccia, affonda cicatriziale nella terra, accetta e investe diverse consistenze, diverse strutture granulometricamente occasionali ma definite, segni nel tempo comune, tratti di luce oscura nell’universo. Qual è la parola magica?

Dear William J The Shiner, long time no see you, you told me once… we all got a purpose and here we are, still riding onto the wave of time… it’s not scars that define us, it’s what we do ahead that define us. Check my phonebook got no ties and yet fingers can’t rest, sequential attitudes and craziness when mornings get wet after long hard races along tiles along reddish tides. Can’t be this time of the year, leaves can’t fly and yet my mind recalls. She brought flowers, she sang the black anthem, they stood tall and cheering greeted the coming guest. I think there’s always a catch, feel stubborn, feel upset, nothing lasts but nothing stays the same and time in time crumbles you down under masses and all so called good intentions, care to join me for a ride, she took good care and my tendons but they still stretch in a bad way.

Non sopportava i gemelli ai polsini, finiva col perderli in ogni caso, non ne possedeva un paio uguali ormai da molto tempo e così li indossava spaiati, una scelta voluta, una scelta dovuta ma nessun occhio esterno li notava mai. Si dice che sia il secondo giorno più importante della tua vita e un paio di gemelli spaiati sono comunque meglio che nessun paio per cui armati di pazienza e volontà e attaccali come si deve, la giacca li coprirà abbondantemente e in ogni caso essendo cobalto resteranno comunque cromaticamente indistinguibili sul tessuto semmai venissero esposti alla vista. Suona, il campanello suona ad ogni istante e la gente arriva e si ferma e sussurra e mostra sempre la stessa espressione attraverso gesti meccanici e micro intenzioni, qualcuno si siede fuori sul portico perché il pomeriggio è umido e dannatamente afoso e le mosche festeggiano sui cremini ormai sciolti nel grande vassoio al centro del tavolo all'ingresso. Qualcuno ci ha messo le dita e con un azzardo ha persino tentato di prenderne uno ma sono solo poltiglia dal buon odore ed allora desiste e tenta invano di trovare un fazzolettino per pulirsi le dita ormai impiastricciate. Si sedeva ascoltando le cicale, producevano un rumore assordante, impediva quasi di pensare ma le azioni richieste erano semplici e cicliche, prima la famiglia poi i parenti stretti poi i conoscenti e poi la funzione e semmai un discorso ed una celebrazione a volte, per quel che ricordi, anche una bandiera perfettamente piegata prima di essere prontamente consegnata e tante tante tante parole inutilmente generiche dotate di una superficialità estrema così estrema da risultare perfettamente credibile alle orecchie altrui. A volte il tutto rubava un pomeriggio intero e a volte pochi minuti ma oggi si sarebbe andati per le lunghe e normalmente l'impressione ricevuta risultava rivelarsi esatta puntualmente.

Had plenty of time to set up things, doin' my ever lasting memories and yet... I still can't explain my bad feeling, did I take wrong directions misunderstanding echoes. Climate got a bad attitude on this planet I can tell, I feel it in the air as wind changes and brings back hollows from far and far away. Hollows, holes in my soul, shallow shadows it's rupturing through my dura mater, I sense it in my eyes, purple rain and orange waves all around the horizon. Can't stop the pain I'm in denial and all I get is to get the EMP to work. She made the perfect cake for a leaving party, chocolate, it tastes good as always so I think it does. You should change in order to reach the others see there... there's a queue forming already and believe me you don't want to be late on this. Walk bro, take a walk with me and no need to say anything we may regret in time, just walk in silence clear our minds.

Posso averne un paio di morbide... me le cambia con delle più morbide per favore, non è una gran cosa ma non posso ordinare una saponetta per cambiare e allora cedo alla voluttà ancora una volta. Piove già e non ho il mio ombrello, il pappagallo visita posti strani da un po' di tempo a questa parte e anche tutto il circondario modifica il perimetro su base quotidiana. Avessi sempre queste sensazioni oblique riuscirei a districarmi ma intanto devo arrangiarmi con ciò che riesco a percepire e questa cravatta mi impedisce di respirare, dovrei allentarla, dovrei toglierla, dovrei fare molte altre cose ma la mia mente è bianca al momento e dal dolore non riesco a tener gli occhi aperti. Tasto lungo il muro e raggiungo la maniglia e poi chiave nella toppa, uno scatto, un altro scatto e poi altro mezzo giro e la porta cede e finalmente la penombra porta un certo sollievo. Devo resistere ancora sette metri e poi posso liberarmi della pratica che resta peraltro indesiderata e il flusso non si attiva e le piastrelle assomigliano sempre più le une alle altre e inizio a girare in tondo per una e due e tre e quattro e la mia testa gira in senso inverso e l'equilibrio inizia ad abbandonarmi perché mi fischia un orecchio e d'improvviso le tende pesantemente cadono giù.

Don't worry pop, I got this, now's my duty, my job, I'll take the body in and Chester there will work on it so we'll be ready at noon. Why don't you go to Alice, she's always loose to catch the bus from school, I stay with the bag and I'll do my best. This will be tricky all pieces in the same bag seems like the poor devil got a real bad day as his last but shit happens all the time, it's no even coincidence when the old scratch calls somebody has to answer and somebody has to respond.

Non hai ricevuto il promemoria vedo, da qui non si passa più, certo puoi aggirare dall'altro lato ma da qui il percorso è interdetto, devi fare molta più attenzione da adesso in poi perché la prossima volta potresti non essere così fortunato. Osservava dalla finestra senza muoversi, l'accesso al viale dalla strada principale, quella doveva essere la vettura del principale e quella a seguire era dei vicini, un gran bel traffico considerata l'ora e la circostanza ma dalla finestra nulla sembrava avere alcuna importanza. Un giorno moriva e la notte foriera di dubbi e fraintendimenti afferrava ogni gettone ancora disponibile perché la partita terminasse. È saggio giocare contro un avversario di forza pari, è saggio rilanciare se si sia di forza superiore ed è saggio lasciare se ci si accorge della superiorità dell'avversario ma ritirarsi non è segno di sconfitta è solo prendere tempo e riadattare la propria strategia. Ti avevo dato direzioni precise, quelle righe erano tue e solo tue perché chiunque altro ne avrebbe frainteso il significato apparente senza carpirne il vero. Lo sai, normalmente trascorrerei tutto il tempo a disquisire con te di ogni frangia ed ogni tinta ed ogni movimento angolare intrinseco all'equazione ma oggi il mio ghepardo ha mangiato il gatto del vicino, credo abbia mangiato anche qualcos'altro perché non riesce più a muoversi e la cosa strana è che non abbia visto il vicino per tutto il giorno, non l'ho sentito urlare al telefono, lanciare i piatti per il tiro al piattello dal terrazzo né insultare la signora del quarto che usa l'ascensore come montacarichi per la spesa. Qualcuno indagherà amore mio stanne certa, qualcuno domani mancherà l'appello e ci sospenderanno tutti. Questi piccoli e fragili spigoli restano frigidi nell'umidità circostante e non dirmi che non ti avessi avvertito, con questo tempo star fuori è da pazzi ma la piega è molto più profonda e la crisi sembra essere appena cominciata.

So we take the car you go get the other, your sister doesn't belong here, this game's not for her and by the way she's not amused and actually I think she's sulking so go get the car and bring her home. I'll stay by the trees, hear the rustling, hear those magpies stealing nuts. I try stairs you may use elevator, it's crowded in there how do you manage in there I mean, I feel a lack of air just watchin'em. First time I met her she told me about how we'd travel, actually to be more precise she pointed the fact about when we're gonna travel and where and not so much about the how. I could explain the why but it wouldn't be of any use to you. Leave it on me I make amends you get to stay free, I may face the crossfire I may stand and wait for backdrafts as well. The first time I met her she also mentioned the spikes, they're irregular by nature can't describ'em very well but it was nonetheless helpful. Damn, she made me wonder and somehow I still do. Once you're out you stay out and pay attention, this is not a rule it's just a warning. I'll see you again 27 years from now, be prepared you'll be older and maybe you'll not see me at all but we'll be at the same table, on these very same chairs, somebody would tell fables and some other will pour on our glasses and then... you'll tell me how did you manage and learn to be back on time, old nonetheless but back in time.

Si sposò giovane, molto giovane ed ebbe sei figli in meno di cinque anni, li chiamò Primo, Secondo, Marzia, Hezra, Eleuterio e Dino anche detto il figlio del lattaio, visse sino al dodicesimo compleanno di Dino, quel giorno splendido ma non per lei, tutti i suoi figli erano presenti, i suoi fratelli erano presenti, gli amici erano presenti, tutti i parenti entro il terzo grado erano presenti ma non il lattaio. Molti se ne chiesero il motivo ma apparentemente il lattaio non fu più visto anche se ben conosciuto dal vicinato perché abitava vicino lo zoo. Si sposò certamente, in una piccola chiesa, tanto piccola da non aver posto per nessuno se non Gesù Cristo, si sposò inginocchiata sull'uscio della chiesa, si sposò ma nessuno ebbe mai modo di vedere chiaramente in volto lo sposo eppure era lì accanto a lei tutto il tempo ma nessuno riuscì a ricordare che voce avesse ma tutti lo videro ed in effetti nessuno lo notò. Sai, se avessi potuto soffrire per te, per tutto il tempo, sorbirmi tutti gli effetti collaterali e le cure infine inutili lo avrei fatto, se avessi potuto prendermi tutto il il tuo dolore, i tuoi sfinimenti, le tue paure lo avrei fatto senza nemmeno pensarci. Se avessi potuto liquefare la mia vita in cambio della tua lo avrei fatto. Ma non si sceglie, si può solo affrontare un giorno dopo l'altro quando si è chiamati in causa. Se solo avessi potuto azzerare i miei anni e restituirti i tuoi lo avrei fatto. Ma non puoi scegliere da quale parte della trincea stare perché non c'è un lato da cui stare e scegliere e non esiste nemmeno la possibilità di lasciarsi andare perché finché sia possibile devi mostrare i denti e se anche poi decidi di abbandonare avrai almeno lottato. Se avessi potuto scegliere non starei qui io a scrivere, non sarei io qui ad ascoltare questo monotono ticchettio con il fischio dello scirocco che non accenna a calare increspando ogni onda. Ma questo è un mese del cazzo e una delle poche cose che definiscono il mio tempo in un costante arco di caduta è la mia memoria dimenticata, è la mia tremenda vena scrittoria, è il mio modo di (non) lasciarmi andare. Con questa umidità anche il tabacco Kentucky brucia a malapena ma non v'è silenzio nonostante sia la notte così intensa. Dovrei perdermi ed invece ritrovo ogni volta la strada ed è un nuovo sentiero, una nuova percezione, diverso punto di osservazione, un diverso modo di alterazione. Vuoi parole... parole avrai, ancora una volta il loro significato immediatamente apparente ti ingannerà perché è questo che accade, questo le parole mettono in atto. Resta pure tra vincoli sicuri ma ricorda sempre che le parole spesso celano ben altri significati in piena vista e non tentare di capirmi, le parole esplicano ciò che avverti leggendole, possono guidarti ma sei solo tu a decidere dove farti portare.

So what's the magic word? The word... the magic word is secret, the... magic... word... is secret, the word is magic...

Miss you… Love you… Dad.
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What's the magic word? Qual è la parola… la parola magica, la parola, sai... è segreta la parola… la parola è l’origine la parola è l’omega ma la parola magica, la parola... è segreta.... so what's the magic word? Adesso come allora, ogni percorso usur(p)ato da innumerevoli passi ridondanti, resta...
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L’incantroppio III

15 settembre 2021 ore 03:09 segnala
Adoro leggere essendo attratto da tutto ciò che mi sembri strano o incomprensibile, orbene... nei miei dieci anni, lessi una storia una notte che non mi fece più dormire perché pur senza essere esplicita conteneva però alcuni riferimenti ad una creatura che mi si stampò in mente, la forza di una storia è nella possibilità data al lettore di usare la propria immaginazione. Nei giorni seguenti collegai quella storia ad altre, e poi anche a quelle che una vecchia zia mi raccontava durante quei lunghi e caldi pomeriggi estivi mentre seduto sul tappetto ascoltavo e, nonostante quella temperatura, rabbrividivo.

Sporgevo nel vuoto solo il capo mentre le braccia restavano perpendicolari al corpo con i palmi aperti ad affondare in quel piano di cemento, il sole era tramontato da un pezzo e tutta la costruzione era ormai invasa dalle tenebre. A volte sentivo arrivare le vertigini pur senza poter arrivare vederne il fondo ma sapevo che si trovasse lì, era ineluttabilmente vero ed era anche vero che sarei potuto anche cadervi a lungo andare. Avendo paura del buio era inusuale che mi trovassi ancora lì al tramonto, gli eventi accaduti erano stati molteplici e burrascosi, mi sembrava di aver vissuto una vita intera ma ovviamente cosa potevo capirne a quell'età. Ad un tratto cominciai a sentire i ghiri sugli alberi sotto la villa, era ormai buio e così mi alzai e con molta attenzione mi avviai verso la rampa di scale che poi era all'epoca l'unico modo di tornare sulla strada sette piani più in basso. Cincischiando lungo la via di casa mi accorsi di aver già deciso per l’indomani. Pensai anche a come si arrivasse in quel palazzo, come lo facevamo noi, correndo ed urlando rampa dopo rampa fino all'ultimo piano e lì danzare in cerchio come gli indiani. Salirvi durante il giorno era pericoloso ma comunque fattibile, fare il contrario al buio era da pazzi. Infine tornai a casa e ricordo di essere rimasto con la testa sempre da un'altra parte, quella sera in Tv davano uno dei miei film preferiti eppure, mentre lo guardavo da sotto il tavolo come al solito, continuavo a pensare al pozzo dell'ascensore. Non dormii affatto, vedevo solo una singola tavola attraversarlo, pensai anche che la scelta del Re fosse dovuta al fatto che in questo modo nessuno avrebbe mai potuto batterlo, nessuno lo avrebbe mai ammesso ma tutti nell'allegra combriccola avevano una paura fottuta di precipitare nel buio e schiantarci in quel fondo disastrato sette piani più in basso. Chiusi gli occhi per un attimo e si fece subito metà mattina, cominciai a dimenticarmi delle paure del giorno prima e dell'inconscio ma al momento di uscire decisi di andare direttamente lì, al cantiere, salire ogni rampa per arrivare al settimo piano sull'orlo del pozzo. Era un'altra giornata torrida, il primo pomeriggio era silenzioso, faceva troppo caldo anche solo per pensare ma arrivai finalmente in cima al palazzo e mi misi ad aspettare seduto sui mattoni quando vidi G. ad aspettarmi. Non potevo andarmene non più, aveva avuto la mia stessa idea ed era venuto a controllare.

Dreamin’on #0371: It's getting dark, can't see what I'm walking on, terrain seems to be unstable but I start to run even if there's no real meaning 'cos I can't see around. I try to hold my breath I feel my blood pumping, my heart is racing then I feel my legs tingling and I fall. I think I'm in free fall and sooner or later I'll get to know how much deep is the hole. Somebody calls at me: you need to stand! You need to stand! And I'm thinking how can I stand in free fall? Then a blast and a white beam, my hears are buzzing so I open my eyes, in my on my own bed and I'm now awake.

Nonostante fossimo solo in due la sfida era aperta eccome e io andai verso la tavola e per una volta non ebbi alcuna esitazione e in quattro passi arrivai al centro del pozzo e sputai, non appena avvertii l’eco del mio sputo impattare sette piani più in basso sollevai la testa e (gli) sorrisi. Ero il RE ma dovevo tornare indietro. Decisi invece di proseguire ma a meno di mezzo metro mi bloccai, improvvisamente mi resi conto di stare su di una cazzo di tavola sopra sette piani di sprofondo, mi riusciva impossibile respirare e allora chiusi gli occhi e saltai dall'altra parte ma non senza un brivido gelato lungo la schiena. Non ebbi modo né tempo di rinfacciargli il fatto che io fossi il nuovo RE perché avvertii un dolore inconcepibile. Pensai in quel momento e per molto tempo a venire di aver provato il dolore più insopportabile, la percezione però nello stesso tempo si affievolisce ma allora mi ero convinto che non avrei mai potuto provare un dolore più intenso di quello che adesso mi inchiodava sulla soletta di calcestruzzo. Saltando da quella dannata tavola ero arrivato dall'altra parte e nel cadere mi si era piantato uno spuntone di ferro nel braccio. Era uno dei tondini in ferro dell'armatura di poco meno di dieci centimetri ma così appuntito da attraversarmi il braccio come burro. Avevo capito immediatamente due cose, il sangue era caldo e spillava copioso come da un rubinetto rotto, era il mio braccio il rubinetto però. Pensai freneticamente a come uscirne ma il dolore aumentava e anche il sangue, stavo per svenire ma mi sentii sollevare e gridai. G. mi fu addosso e mi tirò via, ho avvertito letteralmente la carne del mio braccio strapparsi mentre il sangue mi impregnava ormai tutto il fianco, la maglietta e i pantaloncini e nonostante questo iniziammo a darcele di santa ragione, pugni, calci, morsi, credo mi siano rimasti in mano un po’ dei suoi capelli e lui assestò una gomitata da incrinarmi una o due costole ma questo era ininfluente perché invece continuando a rotolarci per terra e colpendoci anche con i piedi, iniziammo a spingere quella fottuta tavola e alla fine questa si ribaltò impennandosi e battendo sul bordo dove eravamo con un’estremità, rimbalzò verso la parete del pozzo con l’altra ripiombando indietro e colpendo G. per poi precipitare definitivamente in fondo al buio.

Dreamin’on #0032: I bought some nails even if I don't know how to us’em. Suddenly I'm standing on a chair and on top of my bathroom furniture I find some money. A flooding is on all over the place, all over the land, people's gathering from homes to the city-centre. Cars keep moving no matter the flowing water and then... scene. I’m there too at the city-centre, people's talking, people's dancing, I sit toward the big red corner... I'm nailing boxes.

Quanti sono sette anni? I miei sette anni sono stati senza dubbio l’inizio di un cammino molto più lungo, anche quello dei miei compagni durante quel periodo a dirla tutta, sì certo non è stata la migliore delle esperienze e lo stesso cammino in fondo non risultò essere, col senno di poi, davvero così lungo ma sono pochi gli aspetti che cambierei se ne avessi facoltà. Su quel terrazzo rustico a pochi passi dal pozzo nessuno di noi si era ancora ben reso conto della situazione. La tavola lo aveva colpito con violenza lungo una coscia e già un ematoma andava formandosi, sull’altra invece vi erano dei buchi profondi perfettamente circolari dai quali il sangue fluiva copiosamente perché quella dannata tavola era anche piena di chiodi, stavamo a terra, sporchi di polvere, di sangue, stremati, mi reggevo a stento il braccio con un buco in mezzo e lui tentava di fermare l'emorragia dalla gamba. Oltre tutto questo, oltre le nostre condizioni in fondo c'era un altro fatto altrettanto corretto, ero il RE senza dubbio ma non c’era allegria o compiacimento, strisciammo via dal pozzo alla meglio. Non so quanto tempo fosse passato ma dopo un po’, con le magliette annodate sulle ferite ci dirigemmo verso una delle pareti. G. non poggiava nemmeno la gamba e così lo aiutai fino a sistemarci spalle al muro. Che potevamo fare, scendere in quel momento non era possibile, c’era solo da aspettare e quando gli altri infine arrivarono scherzando ed urlando e ci videro si ammutolirono. Fu l’ultima volta che ci recammo in quel luogo. Quando tornai a casa in quello stato, che fossi il RE non fotté niente perché beccai un sacco di botte almeno quante ne prese G., il mio amico non camminò per tutta l‘estate e gli misero più di quaranta punti, a me andò peggio perché i miei punti furono anche interni e la ferita al braccio impiegò più di un mese a chiudersi. Per questo e per altro non mi parlò più. Ancora oggi sfiorandomi la cicatrice penso a quel giorno lontano, per molti versi, sbiadito nella memoria ma per altri molto ma molto vivido nonostante tutto, quel giorno… il giorno in cui io divenni il RE.

Dreamin’on #4301: I'm sleeping but I can't sleep, my eyes get open and I can’t shut’em down, I'm sleeping but I can't sleep. Red stripes, blue balls, can't say, can't think again... can't say, I'm awake but I'm sleeping but I can't sleep.

Alla fine decisi di aprire quel baule, si stava facendo tardi ormai ma non importava, tentai di pulirlo al meglio prima di farlo e poi trovai le due cerniere, scattarono senza problemi e il cuore mi si fermò. Con uno scricchiolio infinito mi svelò il contenuto ma prima di guardarvi lo trascinai più vicino verso la luce della torcia e lì attesi ancora un attimo e poi finalmente guardai all'interno. Vi trovai molte cartoline con francobolli diversi che conservo ancora oggi, poi una piccola scatola con dentro due penne stilografiche, erano in buono stato ma non sono mai state utili, provai a pulirle successivamente ma l'inchiostro restava nel serbatoio rendendole inutilizzabili. Stavo già per chiudere tutto ma poi vidi dell'altro, un sacchetto di stoffa con qualcosa di sferico all'interno, troppo pesante per essere una semplice palla ed infatti era un globo di vetro. Lo esposi alla luce della torcia e vista la rifrazione improvvisa dedussi si trattasse di un globo di cristallo di circa venti centimetri di diametro, non aveva incisioni ma era comunque fantastico. La mia gioia durò un minuto esatto perché tenendolo in mano mi venne in mente “Palantir” e lo riposi nel suo sacchetto e non lo guardai mai, sapevo benissimo che fosse solo un globo di cristallo e che non ci fosse nessun cazzo di occhio di là nella Terra di Mordor eppure, è ancora nel suo sacchetto di stoffa originale come lo trovai, riposto in una scatola e quindi in un cassetto che non apro.

Mia zia, che Dio l’abbia in gloria, il pomeriggio e a volte la sera non aveva meglio da fare che cedere, a causa della mia insistenza, e raccontarmi le sue superstizioni dell’infanzia, di un mondo molto più semplice ma molto più piccolo ed oscuro. Ho in camera appesa al muro una grande scopa fatta con la paglia, da mettere fuori la porta quando la luna lo suggerisce, ho un ricordo del Texas appeso alla parete quando la stessa luna lo impone, ho un bracciale d’argento sempre da qualche parte, vicino ma non addosso e niente era così bello o terribile che ascoltare la zia con quella voce che già tremolava per un principio di Parkison e dalla forte inflessione campana, raccontare quella storia. Era la mia storia preferita, mi dava un brivido di scoperta e poi garantiva una notte seguente insonne o anche molte altre, mi diede la giusta curiosità per arrivare a leggere diverse cose sempre più spesso e poi in particolare di miti e leggende e quindi la notte seguente farmi restare in piedi a sorvegliare il pozzo. Per un periodo abitai in una casa che ne aveva uno enorme per la raccolta dell’acqua piovana, la cucina di quella casa aveva un grande finestra interna che affacciava su quel pozzo e spesso il rumore sottile dell'acqua mi rendeva insopportabile prendere sonno e di notte era ovviamente tutto nero, nero come la pece e, se lo avesse deciso, da quel pozzo, Cthulhu si sarebbe potuto anche manifestare.

Dreamin'on: Sono in fila per avere un biglietto, so di essere terribilmente in ritardo ma la fila è lenta ed ogni volta che ci penso sembra che rallenti sempre di più. Per qualche motivo chiunque intorno a me pur essendo in fila ha il proprio biglietto, mi sporgo per valutare la lunghezza della fila ma non ne vedo né capo né coda. Sono sicuro che lo spettacolo sia già iniziato, ho le scarpe bagnate e non trovo più il mio caimano. Il tendone si apre ma le luci restano basse. Io ho biglietto ma la ressa è insormontabile, il tendone si chiude e mi sbattono fuori. Ho trovato un ombrello ma non c'entra con il caimano, potrei trovarmi in spiaggia perché avverto la salsedine tuttavia l'unica acqua è quella che viene giù dal cielo.

Guardando indietro, ritornando a quei giorni, a come la morte quella volta ci abbia quasi strappato le budella, non posso fare a meno di pensare all’infinitesimale discrepanza di normale instabilità di quel filo infinitamente sottile che faccia la differenza tra la vita e il niente. Penso che esistano peccati che non si possano espiare e nonostante questo per quanto siano terribili, paradossalmente, la vita da ragazzi o adulti è e diviene una condanna sufficientemente pesante. Valse la pena? Valse tutto il dolore e la paura? Valse la perdita di quell’amicizia? Valse essere il RE? Cazzo, certamente!

Silenzio assordante

Ancora adesso, con quasi cinquanta anni addosso, mi capita di passare davanti quello stesso palazzo, lo scheletro di calcestruzzo armato e spuntoni di ferro non esistono più, è un palazzo abitato da intere famiglie adesso, ah se solo potessero immaginare cosa accadde quarant'anni prima in quello stesso luogo. Vi passo davanti al tardo pomeriggio a volte, poco più in là infatti si può osservare la costa ed il tramonto e se il periodo lo permette, è possibile individuare tutte le isole dell'arcipelago anche le più minute, quelle di origine vulcanica ancora tremendamente attive e poco più in là quando la grande femmina erutta è possibile osservarne i bagliori quasi fossero dei fuochi pirotecnici di un'altra era ormai scordata. Sedendomi con alle spalle questa vista lo sguardo ritorna al palazzo, con il pozzo dell'ascensore nel quale quasi precipitai, al tempo in cui non avessimo alcuna idea dei pericoli presenti e delle nostre sfide spericolate, al tempo della pura magia e dell'assoluta incoscienza. Già, sembra un sogno ed a volte vorrei riviverlo senza cambiare alcunché, non ho idea di dove siano finiti i compagni di quel periodo, troppa acqua sotto i ponti, troppe cose e troppo tempo... potremmo non riconoscerci affatto pur incontrandoci adesso, potremmo essere completamente diversi da ciò che avessimo intenzione di diventare ma sono sicuro che G. ricordi ogni cosa quando muti il tempo, quando il mio braccio trafitto inizia a farmi male riportandomi ogni cosa alla mente.
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Adoro leggere essendo attratto da tutto ciò che mi sembri strano o incomprensibile, orbene... nei miei dieci anni, lessi una storia una notte che non mi fece più dormire perché pur senza essere esplicita conteneva però alcuni riferimenti ad una creatura che mi si stampò in mente, la forza di una...
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15/09/2021 03:09:04
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Mio fratello lo Storpio XII

03 settembre 2021 ore 22:27 segnala
Better call off, better cool off, you said it pal, you said, better off dead as the usual fades and despair enters the lair, my lair... air get thinner while plot thickens. Sometimes I see old curtains fallin’, I see all those old dusty pictures faking motions... I see lights turning red and all crumbles into the finest sand to check entropy into that strange flow defining (ours) lives in time.

Oggi è (tornata) venuta Ginger, è venuta senza preavviso, capelli più crespi (è venuta) del solito, completino da brava ragazza e (venuta) basso a tracolla. Cosa volesse non so, è trascorso sin troppo tempo da quando si suonò assieme l'ultima volta... niente di impegnativo, se fossimo musicisti vivremmo suonando, se fossi uno scrittore vivrei scrivendo, se fossi un idiota non avrei alcun problema e nemmeno preoccupazioni, se fossi un vero amico riuscirei a comprenderla, dico davvero. La mia autostima gronda via assieme alla pioggia che non smette da quattro giorni e non so se sia bene o male, non saprei annoverare codesti fatti tra lamentele o sviolinate. Credo che suonare quel basso metal a cinque corde con un archetto da violino non sia una buona idea, pizzica, pizzica con l'indice, con il medio, un accento con il pollice, fai strada che io ti seguo. Genesi di una mancata improvvisazione corda-pelle, ho (solo) sognato di essere un bravo musicista, ho (solo) sognato di essere un bravo scrittore, ho sognato di star sdraiato sul tetto al tramonto ed osservare gli aironi dipinti sul muro invece delle rondini fameliche. Ginger, in ogni caso, non si abbatte mai, prima o poi ritorna, ci prova, intravede sempre una speranza, verifica e poi ci riprova... prima che questo secolo volga al termine devo venire a farti una visita, avrà pensato questo e in verità anche la mia mente attraversata dal medesimo proposito partorì questa intenzione e sono qui a parlarti... hai fatto qualcosa ai capelli...

I’m sitting right on the first row, not the taking care row nor the I don’t give a damn row, lights go down and the old movie starts rolling while music plays. I will not enjoy it, I will not amuse myself, I won’t forget and at the same time I'll feel all losses, the deep, the wounds and the pain, the deep end the crane... yes, how deep is your crane right now, tell me, can't you imagine what scars are for... the told us where we've been but never tell wherever we will roam. Can’t leave the seat, the vision, the ticking of time, can’t close my eyes, can't keep them open and I need to go, I need to stay, I can’t feel anything anymore and I’m just drained and, nonetheless, I make my stand avoiding any further progress while I can’t let go while still unable to let it.

Cosa credi, pur non essendo dialoghi alla Hanry James, non vuol dire che (non) sia roba seria, parlare di rotelle o poligono o di riabilitazione cognitiva o del resto ancora fumante e proprio di quello o di questo e il resto (ancora) dove lo metti, dove lo metti il resto, quello considerato spesso inutile e superfluo, il resto che spesso passa inosservato ma che giace sul fondo e poi lì si liquefa' in una poltiglia di marcescenza... e partire e poi si parte e si deve andare ed allora si parte sempre con un Mi pizzicato costantemente senza un particolare accento ma spesso diventa un terzinato, ta-ta-ta e poi ancora ta-ta-ta non ce la fai? Ascolta il tempo, tienilo con il piede per un po' e appena ti senti pronta pizzica quella corda. Un-ta-ta un-ta-ta un-ta-ta sì meglio ma è presente un accento Cazzo è un semplice terzinato, prova e poi prova riprova e prova ancora. Non ce la fai? Ma sai cosa, “ci lascio stare”, se non sei in grado basta dirlo e io “ci lascio stare”. Stiamo sudando in questa stanza, senza finestre, siamo in una serra a marcire e anche solo pensare di esservi è faticoso eppure siamo qui, è un processo creativo, è un lavoro di squadra per cui per favore per piacere impara a suonare quel cazzo di Mi.

I’d say I’m sorry but you can’t really tell, can’t anyway... we’re still far and farer by the second, day skips on night and darkness hugs me while life bugs me as well, it’s nothing like peace, it’s all about war instead and it hurts and so on and so on. I’d like to take a grip, manage one matter at the time but really I can’t connect on daily basis on my devoured soul. Being shallow is the way, being far and far away from everything and everyone until I’ll be no more. So brother, how do we do from now on?

Ho pensato, sai ho pensato, sì ho pensato che prima che questo lustro finisca, dovremmo vederci ancora, stare un po' vicini una volta o l'altra pur senza la necessità di proferire come in quegli afosi pomeriggi estivi seduti sul pavimento mentre Filippo seduto sulla poltrona preparava la pipa in attesa che la radio trasmettesse l'ultima tappa del Giro. Finivamo la partitella sotto casa e non appena il solleone divenisse insopportabile risalivamo a casa e non si poteva far nulla dentro ma c'era la radio e c'era la tappa. E Filippo prendeva il tabacco a pizzichi da una sacchetta di pelle poggiata sull'ultimo numero della Gazzetta e riempiva il camino di quella pipa che era piccola e gialla come la paglia e poi la teneva pressandovi sopra con il pollice affinché il tabacco non uscisse fuori e si compattasse, abbastanza da resistere al fuoco ma non abbastanza da farlo soffocare. Trascorrevano anche alcuni lunghi minuti durante questa fase e noi in silenzio aspettavamo che l'accendesse e mentalmente contavamo al rovescio ma la cifra dalla quale partire era diversa per entrambi. Poi la radio gracchiava e con un fischio modulava a poco a poco la voce metallica del radiocronista e finalmente la pipa si accendeva e quell'odore di tabacco si avvertiva nettissimo nell'aria calda e umida dei nostri 10 anni. Non ci importava affatto della tappa, del Giro, della radio e nemmeno della partitella interrotta e delle lucertole e delle lotte per il regno. Ci interessava solo della pipa e di Filippo che la fumasse.

I’d like to talk, yep, it’s no easy task to accomplish, it’s not so black and white, once she said, you need you do, no talk just do and as simply as that, things however turn gray while fair intentions degrade. Tonight I do write all about my pain, all about my unwillingly skills on betrayal, I do hurt but it’s the clear surface of a truly deep and dark lake, nobody should get near it, nobody should live like this… well, maybe I can after all.

Il peso è un dannato problema se rapportato alla gravità, la gravità è un problema maggiore in fatto di stabilità, l’equilibrio è difficile da mantenere soprattutto adesso che la mia virtù peggiore sembra avermi abbandonato. Il giorno è uguale agli altri giorni, molti i dubbi e bastevoli i rimpianti, adeguata la disperazione nei dialoghi sommessi unilaterali, dolore a palate, principi notevolmente cancerogeni costantemente in circolo, al circolo, al poligono, adipe vizioso e una crescente insofferenza verso me stesso. Il nitrato d'argento è andato da un pezzo e fortunatamente anche l'espistassi, le speranze… speranze, una volta erano entusiasmi, una volta erano viaggi destabilizzanti, un tempo... ero, a volte palla di neve, a volte… non me lo ricordo nemmeno più di che cazzo volessi scrivere questa notte perché la mia memoria si rivela essere selettivamente distruttiva e fallace. Leggo quello che mi va, leggo non quanto vorrei ma leggo anche per non dover guardare altrove, impegnare la mente su mappe già tracciate sulle quali l'immaginazione è solo una guida semplice e non indispensabile a comprendere perfettamente il viaggio ed è un po' ciò che tento di fare qui quando mio malgrado sono qui al tuo cospetto fratello. Ti spingo fuori sulla tua stupida carrozzella, dovrei chiamarla sedia ma tanto tu sei lo storpio ed io sono tuo fratello e poi c'è chi dice che la via sia ingiusta ed ingiustamente contorta. Ginger si è messa a raccontare dei suoi viaggi, proprio mentre sedeva e attizzava il fuoco e fregandosi le mani tentando di conciliare il tepore con vasi sempre più contratti dal freddo. Disse molte cose, una tra le tante fu quella cosa riguardo l'entità duplice, se non c'è luce non può esserci ombra e sia l'una che l'altra pur agli antipodi sono sempre strettamente correlate. Rimango ad ascoltare in silenzio quando vuoi accennarmi, resto in silenzio ad ascoltarla quando vuole dire qualcosa, ci sono piccole e sempre suscettibili bolle in agguato sotto la coltre apparentemente tranquilla dell'equilibrio, ma sono bolle spesse e ripiene di rabbia, per lo più restano occulte ma prima o poi esplodono e infiammano ciò che le circonda ed allora non è più una visita di cortesia, non ci sono più fratello e carrozzina, si sviluppa solo ira e guerra e come ogni conflitto, il peggio di noi (ri)affiora.

Ed allora eccomi in questo strano novembre, troppo secco per essere autunno e troppo umido per essere inverno eppure, questo luogo non cambia mai, sempre le stesse strutture, le stesse piante, persino l'odore non muta al variare delle stagioni e degli anni. Vengo a malincuore in questo posto ma solo per poterti vedere, vengo da solo ed aspetto che tu voglia incontrarmi e non importa che a volte non ti degni di nemmeno di aprire quella cazzo di porta, sono regole tue ed io le rispetto perché in fondo rispetto anche te e non c'entra nulla il fatto di essere fratelli, siamo quando siamo per un motivo e stiamo dove stiamo perché ogni scelta compiuta costruisce strade intere. Ricordare non è mai un buon affare, ricordare, percorrere a ritroso una via e quelle stesse scelte e bivi e azioni e parole, alcune delle quali puramente taglienti, alcune appena accennate, pensieri improponibili e ferite sempre aperte ed umide adeguatamente purulente. Ricordare è solo rallentare l’inevitabile e non c’è modo di riparare, darsi una possibilità, recuperare ed ovviare. Potrei anche identificare ogni mia colpa e fare ammenda ma ogni errore si rivela davvero macroscopico e probabilmente deleterio perché cronico.

Furtivamente, fuorviai facilmente folli ferventi, focalizzando futili fatti, fugaci futuri finché fatalmente, fomentando feroci folle, folgorai folli famigeratamente facinorosi. Fango fertile, fistole fluide, fermentante fissione, fioche furtive falene fameliche fiancheggiano feroci femmine fottenti, fissarono fuochi fabbricanti, fondendo ferro finché fiamme festanti funestarono. Forse farò festa, forse fumerò, forse farò fine funesta. Fioccarono ferocemente fiorendo fetidi fiocchi... forse farò fiera, feroce fetida fasata fiera.

Il problema di fondo è che leggendo sino a nutrirsi della stessa anima degli scrittori, si finisca alla stregua di un tossico al quale la dose quotidiana non basti più ed è costretto ad assumere quantità sempre maggiori al fine di raggiungere uno stato accettabile ed una produzione canonica di endorfine. A volte può anche capitare di imbattersi in una dose tagliata davvero male, per esempio un Premio Strega, l’assunto allora non è più valido perché occorre allora, una quantità ancora maggiore e più in fretta, al fine di placare ogni sintomo di astinenza. Da drogato ormai privo di qualsivoglia redenzione, sono grato a chi sin dagli albori mi iniziò a questa strana ed inusuale pratica, leggere è come respirare e fosse anche l’ossigeno a mancare, una nuova pagina sarebbe sufficiente alla mia sopravvivenza. Ci sono molteplici modi di esprimersi, tu hai il tuo, io il mio. Non esiste un modo perfetto di farlo ma la comunicazione tende sempre ad affiorare anche nelle peggiori condizioni e quando una insignificante e minuscola parola si arroventa è possibile non probabile ma possibile che una conversazione divampi.

Non amo parlare né scrivere ma con immutata stima fratello ti ricordo che entrambi siamo usurpatori di tempo preso semplicemente in prestito, non posso dirti di quanto tempo si possa disporre, non posso augurarmi che vi sia sempre una prossima volta della quale approfittare e poter usare al meglio altro di questo tempo. Ed è qui che ti incontro fratello, è qui che ti odio fratello, è qui che ti combatto e ti abbraccio fratello ed è qui che provo a capire...
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Better call off, better cool off, you said it pal, you said, better off dead as the usual fades and despair enters the lair, my lair... air get thinner while plot thickens. Sometimes I see old curtains fallin’, I see all those old dusty pictures faking motions... I see lights turning red and all...
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03/09/2021 22:27:56
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Frankie Starlight VI - Etiam recisa recevit

25 marzo 2021 ore 22:58 segnala
Dovrai perdere qualcosa pensaci bene, sarà qualcosa di importante probabilmente, sarà qualcosa di irrinunciabile, qualcosa a cui tieni davvero... qualcosa che con il tempo ti accorgerai di non aver apprezzato abbastanza e che conseguentemente, a tempo debito, rimpiangerai. Gran bella serata per passeggiare, pensieri come schegge impazzite, libellule aliene iridescenti ridefiniscono la mappa percettiva e il sentiero probabile che è anche quello meno indicato. Incrocio dopo incrocio la città si srotola ai tuoi piedi avanzando piano, non è nulla di inaspettato, non è nulla di inatteso, la strada è sempre deserta e conduce e si interseca e a volte si arresta ma solo per un istante e quindi, con maggiore impeto, precipita e risucchia verso meandri ancora diversi e, nonostante il carattere labirintico, mantiene perfettamente cristallina ogni cognizione di meta. Mentre balenii indulgono pigri alterando irreparabilmente lo spettro percepito, l'equilibrio si ammorba ovattato da tonanti scrosci e mentre apri gli occhi la morsa ansiosa è già presente, il cervello è vigile ben prima che il corpo lo diventi e proprio questa discrepanza temporale di eventi consente al tremore di diffondersi in maniera subconscia.

Apro gli occhi ed è proprio il tremore a svegliarmi. Ricordo di avere sempre vicino una bottiglia, una o due o diverse, qualcuna è sicuramente più vicina di altre ma dopo un primo momento di luce sprofondo in un nuovo pozzo di oscurità perché gli occhi reagiscono alla luce inaspettata serrandosi, costringendomi ad annaspare alla cieca prima di poter raggiungere una tra le tante fonti di momentanea e salvifica tregua. Non appena in contatto col plasma, l'elisir sapientemente distillato, ammorba i miei sensi ancora dormienti il cui effetto, di rimando, risulta essere immediato quasi fosse una botta adrenalinica e ogni cosa (ri)comincia a prendere forma, ogni riflesso colpisce perfettamente la struttura sensoriale e ogni impulso conseguente viene correttamente interpretato riportandomi a distinguere forme e colori e profondità frutto di un coinciso e continuato allineamento con la fovea.

“Guardo gli asini che volano nel ciel / ma le papere sulle nuvole si divertono a fare i cigni nel ruscel / bianco come inchiostro vanno i treni sopra il mare tutto blu /e le gondole bianche sbocciano nel crepuscolo sulle canne dei bambu’ / Du du du du du”

Non c'è da combattere una guerra, devi solo alzarti e provare una volta tanto, a fare le cose in modo normale, cammina, un passo dopo l'altro, osserva con attenzione, proferisci per poter comunicare, gesticola per sottintendere la dovuta attenzione. Ehi campione chiariamo, non sono qui per suggerirti l’avverbio necessario e la forma di ogni periodo, sono qui per dirti cosa scrivere e quando, il come deve essere già nelle tue corde e se il mio supporto non è apprezzato allora va bene arrivederci, va bene per piacere, va bene per favore ma scrivi questa dannata storia.

Adesso siedi ed ossèrvati, un foglio ed una matita, ho un foglio bianco ho una matita, un foglio bianco ed una matita ben appuntita d'anima morbida, così morbida che è un piacere consumarla, un foglio bianco di carta soffice appena appena ruvida che sbavi il giusto. È solo un foglio per adesso e davanti al foglio la (mia) mente macina, macina e macina e pensieri sino a pochi istanti prima indefiniti, acquisiscono adesso corpo e spessore. La matita è solo un mezzo come la parola, ma attraverso questa il foglio cambia colore e un reticolo via via più definito, d'improvviso, comincia a riempirlo mentre la punta vi scorre consumandosi alla velocità del pensiero mentre il greve resta lieve e lo staccato resta alquanto legato per quanto accarezzevole.

Esercizio necessario… probabile, sfruttare le mie capacità naturali di compenso, interessante, mantenere un ritmo consono di saccadi, oltremodo auspicabile. Riempio il foglio, questo e quello e gli ultimi dieci che abbia alternato davanti, scrivere non è mai da considerarsi azione banale, scrivere e semmai esternare, scrivere ed imparare ad utilizzare elementi lessicali innovativi, sottintendenti magari a più noccioli narrativi allo stesso tempo, non è mai una perdita concettuale. Lo deduci anche tu, per me il canovaccio è come una bolla di pasta che se solo accarezzata dolcemente e lasciata riposare lieviti in modo esponenziale.

La pioggia continua a distrarmi, l'acqua batte e si infrange su ogni finestra e la luce improvvisa ma resa intermittente da ostacoli intangibili non rischiara rendendo paradossalmente ancor più cupa l'atmosfera spietatamente umida. Frankie non bada al tumulto nell'aria, posato, mantiene una calma quasi serafica orchestrando i propri pensieri carezzando quasi l'assoluta ricchezza di codesti concetti elementari ma allo stesso tempo talmente primordiali da risultare adamantini nella loro disarmante semplicità. Ho sentito mio fratello sai Frankie, vorrei poter essere in grado di gestire questo dialogo a distanza con lui in modo più costruttivo vedi... con Ginger questa parte ruvida non sussiste, abbiamo avuto i nostri seri scontri ma nulla di davvero inappianabile. Con lo Storpio invece ogni trauma reciproco e solo sulla carta sopito ritorna veemente dilaniandoci ogni volta come e più di prima. Ricordo ogni guerra ed ogni guerra in mezzo, ricordo ogni attacco ed ogni perdita, dovrebbe essere un deterrente ma in realtà tutto diviene solo nuova base combustibile attraverso cui far divampare un inferno sempre diverso. Mi perdo a leggerti, dovrei farlo con maggiore assiduità ma, come la tua, anche la mia notte prosegue ed a tratti precipita come la mia capacità di focalizzare, l'effetto per quanto intenso non dura a lungo ed inizio già ad avvertire le prime scosse, sono subdole e quasi impercettibili ma già presenti ed il mantenimento della lucidità (mi) costa sempre maggiore fatica.

Ricominciare non era cosa facile e non credere che non ci abbia provato, un buon inizio a voler essere propositivi, nuova predisposizione per non lasciarsi andare, raccolsi i miei brandelli e già rassegnato a perdermi ancora proseguii senza remore. La strada, percorso arduo, priva di indicazioni difficile da comprendersi ed ancor più difficile la capacità di potersi far capire come in presenza di un deficit sematico-lessicale tanto subdolo quanto effettivo. Un tempo scriverne risultava persino semplice quasi naturale, quando era solo la mano ad esser leggera come la mente e la posologia dei piani intermedi fosse solo una elucubrazione in nuce... adesso... rabbia, nevrosi, ossessioni reclamano spazi sempre più ampi riducendo al minimo la mia capacità di perseguire ed al contempo perseverare, osservare ben oltre, andare e semmai persino cadere durante. In altri tempi avrei scambiato il mio blocco rovente con supporti di ben altro tipo ma oggi l'unica risultanza è rivedere, mio malgrado, il Signor K di quando in quando, forse accade sempre più spesso perché io vi cado sempre più spesso. Su quell'isola brulla e spersa, privo di appigli auto-conservativi ed inerme agli effetti irreparabili della mia scellerata dipendenza. Allora è un confronto che spesso genera ripercussioni, lascia strascichi profondi e cicatrici, alcune ben visibili, altre meno ma incurante delle conseguenze io, comunque, recisi.

Un altro canovaccio filato ad arte da matasse irregolari uniformemente eterogenee, prendo del tempo e ne rubo altro poiché in fondo nessuno di questi due fattori incide realmente sulla mia intenzione primaria. Incurante delle mie intenzioni e delle mie abitudini essa affonda radici fameliche giù nel profondo prosciugando irreparabilmente ogni linfa, oscurando ogni più piccola connessione essenziale. Penso e la sfera scorre incurante, inondata di inchiostro scuro e vischioso, avvolta in un fruscio quasi impercettibile attraverso trame sin troppo spiazzanti a livello emozionale. Dato il completo declino cognitivo, pensarvi si dimostrò naturale, quali decisioni possano esser prese senza davvero riflettere e senza constatarne le possibili conseguenze... attenderla, una parte del viaggio senza eguali, luoghi inaspettati, consoni e tuttavia alieni, larghi e viali, piazze e vicoli in un dedalo determinato, incontrarla, un contrasto tra confronto e dialettica, conflitto e carestia... tuttavia, nulla va davvero smarrito, nulla risulta essere dannatamente sprecato specie in materia di modi e di tempo e non ultimo di percezioni. Luci abbacinanti, luci suffuse, un frastuono, un silenzio, un'attesa infinta, un momento nel quale tento ancora di raccapezzarmi ma le lancette corrono e il tempo sfrigola come una miccia impazzita singhiozzante nella benzina.

Manis... hai un bel coraggio a mostrare il tuo brutto muso in giro, è un tempo bestiale questo, ed il tuo tempismo brucia oltre il limite consonamente riconosciuto. Non potevo conoscerne così bene la natura e la marca risultava essere comunque la stessa indipendentemente dalla strada, dal posto, dall'ora, dal tavolo scelto. Tosta sì, protrudente certo, alcoolicamente post traumatica in assoluta overdose da eccitotossicità, sceglieva piano, piano dopo piano, piani adesso più alti adesso più bassi, ora scostati (scòstati), appena diseguali, ora intersecati ora paralleli, sceglieva e scivolava senza verso apparente, senza vincoli in modo disuniforme, affermando che sia solo questione di neurogenesi, bagaglio frutto dell'esperienza dal quale provare ad attingere nei casi estremi.

Esiste con tutto questo una complessa relazione, persino a livello metabolico, troppo profonda per essere ignorata. Perso nell'ambito di una riorganizzazione compensatoria, può essere anche inutile in presenza di alterazioni patologiche e, pur contando sulla riserva cognitiva, potrei essere già in netto ritardo. Colore, nome, azione, affetto, risorse, sberleffo, scopo... il completo nero rubino e quelle scarpe alla Byron, il mio pezzo parziale di cuore, il terzo di fegato asciutto, che importa prendere appunti, tra un minuto potrei averli già dimenticati, potrei aver dimenticato il mio nome e la mia stessa coscienza, potrei scordarmi di te e di ciò che stia scrivendo, potrei anche non essere mai stato qui.

“Queste strane cose vedo ed altro ancor / quando ticchete ticche ticchete ticche ticchete sento che è guarito il cuor / dall’estasi d’amor”

Ho sempre atteso consapevolmente e, il signor K non tarda mai a lungo, segnata la strada compiuto il destino, la chimica spicciola spazza via ogni schema di orientamento spaziale, la capacità di interazione e la possibile presenza di una discreta oftalmoplegia da eccesso di fenitoina seppur transitoria. Persino la qualità del mio fascicolo arcuato diventa inammissibile rendendo inutile qualsiasi impiego di sussidio anticolinesterasico. Seduti intorno al (mio) tavolo Kosarkoff, Papez e Willis attendono pazientemente che la mano inizi per nulla infastiditi dal continuo confabulare diffuso. Si era deciso di procedere per pantomime di gesti non simbolici ma la progressione dell'incomunicabilità rese necessaria l'adozione di gesti dapprima intransitivi e successivamente transitivi. Lei, scostandosi intrercettò il mio sguardo carico di scetticismo ed attaccò suggerendomi che ci si sarebbe dovuti inoltre interrogare sulla questione della plasticità, era questo un primo passo da intraprendere lungo la triste e lunga strada del nuovo apprendimento e del rimodellamento sinaptico.

Ancora una pagina, ancora una frase, una, dieci, cento parole; se solo riuscissi a chiudere quest'ultimo periodo forse la struttura della sezione supporterebbe il resto. Potrei rimettere ogni tassello in ordine inverso decostruendo così l'intera trama un po' alla volta e, da ogni sfilaccio, poter trarre nuove basi e nuovi spunti in modo che la stessa storia possa conseguentemente mutare o evolvere. Penso che un giorno metterò per iscritto questa mia storia, racconterò il come e il dove e il quando senza tralasciare ogni perché del come e tramite il dove di ogni Chi ed ogni Cosa, risulterò morbidamente tagliente e genericamente incisivo.

Avverti che muti, lo senti che approccia, vedi che anela, ascolti che inonda, lasci che cada e che prema e che sfondi, senti che venti e che lampi e che botte quando la prima di molte ed innumerevoli gocce si schiantò con un sordo schiocco contro la paratia improvvisata, il ritmo tambureggiante incrementò sino a diventare un intenso scrosciare, a ciò si unirono ripidi rimbalzi sonoramente acuti che moltiplicandosi crearono una base nella base uniformemente accentata.

Un attimo di silenzio inverosimile e poi brevi echi striduli furono avvertiti e quindi il grande battitore riprese la baraonda spazzando la terra via via sempre più gronda. Mi ricorderò di ogni ferita aperta e mai scordata, mi ricorderò della rabbia e di ogni cosa andata, rastrellerò tutto il mio lessico eccezionale e perdurerò proferendo senza darti possibilità di replicare. Un giorno vedrai, sarò qui a leggerti ogni sfumatura ed ogni incanto, starò qui ad esprimerti tutto il mio risentimento ormai rancido, tutta la mia speranza disciolta in fetide ampolle di amianto, leggerò ogni più piccola espressione sottintesa quasi riportando luce ovunque e te ne accorgerai... oh se te ne accorgerai, non riuscirai a replicare quel giorno e soccomberai sotto il mio continuo attacco verbale, tronfio, algido ed essenziale.
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Dovrai perdere qualcosa pensaci bene, sarà qualcosa di importante probabilmente, sarà qualcosa di irrinunciabile, qualcosa a cui tieni davvero... qualcosa che con il tempo ti accorgerai di non aver apprezzato abbastanza e che conseguentemente, a tempo debito, rimpiangerai. Gran bella serata per...
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25/03/2021 22:58:36
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Frankie Starlight V - Verde Crèmisi

29 dicembre 2020 ore 00:28 segnala
Puoi (probabilmente) pensarci, non è mai semplice come appare, puoi perderti ma a lungo andare scorderai persino lo scopo che ti mosse in nuce, rifletti e ascolta, continua per lo meno a provarci, orizzonte logico sconosciuto e rotta per data destinazione, tracciata tanto chiaramente quanto invece impellente sia la necessità di giungervi e se è vero che sia prioritaria la volontà nel collidervi è altrettanto vero che nessun viaggio resti sempre e solo tale. A volte di un viaggio potresti apprezzare le tappe dello stesso e non il viaggio in sé oppure ne apprezzerai la durata e la tribolata preparazione e giungere a destinazione risulterà infine essere una catarsi oppure... non apprezzerai né il viaggio né la destinazione ma una volta giunto alla meta corroborerai quanto immane sia stato il tempo sprecato e vano lo stesso tentativo. Persisti in ogni caso, non è un modo o il solo modo ma è un punto di partenza o di arrivo e mai come in questo caso è facile accorgersi di come al destino non manchi affatto l'ironia.

In my sour time of writing, illusions are all over, isolation won't get far, I can't sleep or say or make nor I count nor I stand... Got some fears and pains and hows no matter what don't say it loud. Wait at dawn'n'walk on grass, squeaky thoughts, they're in my head...

S. non sembra essere particolarmente stanca rispetto agli altri, certo il flusso chimico indotto poteva a volte metterla al tappeto ma niente di davvero così duraturo perché la sua fibra e la sua soglia di tolleranza e resistenza trovansi ben al di sopra della comune media. Forse ha sviluppato una naturale resistenza a continui attacchi di questo tipo o forse il metabolismo, il suo come il mio ha una particolare predilezione a processare elementi di questo tipo. Ah te la raccomando... quando non vuol farmi dormire, ah te la raccomando... quando canta a squarcia gola intere frasi al contrario modulando correttamente al contempo. Sono (resto) dipendente ma (anche lei) questo lo so (lo sa) già e se anche io dovessi, come estrema ratio, prendere la mia pastiglia scegliendola non a caso dall'immane contenitore modulato per settimane e giorni ed ore, la prenderebbe anche lei e per un poco allora chiuderei gli occhi e anche il pavimento diverrebbe comodo in un attimo. La quiete fredda ed asettica (invero) non dura mai abbastanza, il più delle volte (W.) mi trascina via ancora intontito, mi trascina di peso lungo il ballatoio sino alla tazza del cesso e poi in un modo o nell'altro l'umidità indotta mi riporta su questo stato di realtà che è sempre e solo un eterno confronto e conflitto, mai un dialogo, mai uno scambio civile di vedute e punti di vista e sensazioni ma sempre un modo di cavarsi a sangue l'un l'altro solo ed esclusivamente il meglio del proprio peggio.

Non era facile convincerlo ad uscire, nemmeno dopo avergli offerto un po' di quella buona, a volte devo farlo soffrire nascondendogliela e poi promettendogliela e poi negandogliela ancora sino a che non acconsenta a seguire me e non quella. Dialoghi universali fatti di sguardi e mai di parole, sono lamenti in forma di ossidoriduzioni. Non la sopporto quella, perché resta imprevedibile e poi lui non mi ascolta se c'è lei, non mi ascolta mai. Agirò preventivamente e lo faccio sballare per bene prima e poi farà tutto quello che gli dico e... lei è già qua, gli siede accanto mentre dorme ancora e gli sussurra continuamente. Oggi dobbiamo uscire, oggi dobbiamo andare fuori. Non resisto più, è da una settimana che segua lei stanza per stanza, metro dopo metro, sputo dopo sputo, voglio uscire, vogliovogliovoglio uscireeeeeeeeeeeeeeeeeee!

Scrivo di notte, scrivo della notte, scrivo di paure ed oppressioni a volte... scrivo di ciò che non vorrei avvertire, sensazioni spiacevoli ma comunque persistenti, scrivo perché è più facile che ascoltare, scrivo come sempre senza tener conto del tempo, del vento, del punto esatto in cui il pensiero inizi a deformarsi conformandosi in mille guise e sfociando in mille altri rivoli creativi, complicando il mio percorso già troppo accidentato. Scrivo perché la lucidità mi accompagna in modo labile, scrivo perché a volte perdo cognizione e pur smarrendomi provo a restare vigile e cogliere l'obliquo tra le righe che improvvisamente si moltiplicano visualizzando ogni elucubrazione, pensa al verde, penso al verde ma non ci riesco, mille frastuoni multicolori formano riflessi caleidoscopici e la concentrazione vacilla, pensa al verde, immagina il verde ma codesto sfuma in un turbinio cromaticamente alterato, pensa al verde e vedo cremisi.

Mentre il vapore compresso urla ed infetta cineticamente ogni terminazione e sibili insostenibilmente divellenti sfaldano la barriera del suono, argani fallaci si distorcono sotto la pressione incontenibile dei pistoni e mentre la modalità non è più da crociera ma avanti tutta, a massima spinta, non è possibile distogliere lo sguardo dall'obiettivo, sia esso un punto o un intento disgiunto a tratti profondo ed intenso e comunque diversamente anelato. Che tu ci creda o meno anche questo è parte del piano, lo si può preventivare ma non è possibile (corendo drio al piaçere) prevederne completamente la riuscita. Lo specchio non risponde, non risponde come dovrebbe, certo... le aspettative in atto potrebbero essere sin troppo alte e, di rimando, la delusione, equivalentemente disgregativa tuttavia potrebbe non rispondere come dovrebbe.

Quasi obliavo, quasi obliavo, all'idea di quel composto combinato secondo rapporti in massa definiti e costanti un vulcano la mia mente incomincia a diventar, incomincia a vacillar, a va-cil-lar... a va-cil-lar... sei venuto, sei venuta, siete qui per restare presumo, non è strano il lasso temporale trascorso dall'ultima vostra visita a pensarci bene? Come avete fatto ad arrivare qui? Siete usciti di casa al mattino o in piena notte? Avete camminato o preso un'auto per arrivare sino qui?

Tried to write couldn't feel my hands, tried to think as well but couldn't feel my brain, maybe it's just too cold around... Then, I realized... I'm too cold in my soul...

Appena sveglio aspetto immobile per un po', non è mai un risveglio netto, resto come intontito prima di poter finalmente pensare anche solo di potermi mettere a sedere. Vorrei scuotermi dallo stato catatonico ma ho ancora il gulliver addormentato almeno per ciò che concerne la parti che necessitano immediato sprint e prontezza di reazione. L'emisfero destro non risponde ancora e la colpa non è mia ma è sicuramente sua eppure mi sono abituato ad attendere, modulare il respiro, sibilare piano e nel frattempo rifar mente locale, ricollocare temporalmente l'esatta sequenza delle operazioni da fare, quelle fatte e sepolte, quelle appena accennate e quelle sicuramente obsolete e dimenticate. È un esercizio che a prima vista possa sembrare estenuante e complesso eppure è solo una sequenza di pensieri molto simili ma (modestamente) finemente articolati, come sillabare lentamente ma con crescente fluidità e padronanza un alfabeto, per poi identificare le stesse sillabe in parole e frasi e discorsi, pardon, monologhi o soliloqui. Scaldare le corde vocali e iniziare a sputare saliva e fonemi, labiali, dentali, gutturali, linguali tutto l'intero repertorio per raggiungere quella soglia minima di efficienza necessaria a liberarsi dal protrarsi di codesto stato di semi-incoscienza.

Listen... listen... all the way down and suddenly all the way up, I'm not complaining, I'm not sulking, I'm just bored while my guts try to get used to my inner turmoils.

Sai Ginger, non credo facciano più specchi di un certo valore qualitativo come un tempo. Un tempo il processo necessario a creare uno specchio poteva essere considerato equivalente alla creazione di una vera e propria opera d'arte adesso è solo chimica e catena di montaggio. Magari lo specchio vale il procedimento tuttavia questo in particolare, non risponde come dovrebbe. Lei lo infranse contro il mio viso, un accidente certamente, un incidente calcolato e meno male che si trattasse di uno piccolo da sette secondi di sfiga estrema. Potrebbe in effetti, e grazie per avermelo fatto notare, un problema estrinseco ad esso, potrebbe essere una questione di origine, una mal-riposta intenzione atta, bella questa, ad ottenere una risposta già fallace in partenza. Riflettendoci ulteriormente potrebbe anche non essere lo specchio ad essere il fulcro del problema in realtà... potrei essere io la causa, che ne dici...

E da dove siete entrati... io una porta non l'ho mai aperta, e come conoscevate il mio soggiorno? Ed il mio cesso? E il mio pavimento, lungo il corridoio, piastrella per piastrella, angolo per angolo, cicca per cicca, come... non (vi) sembra tutto questo molto strano ed in qualche modo del tutto inusuale? Non è degno di nota il fatto che io conosca i vostri nomi nonostante il fatto che nessuno di voi li abbia pronunciati e che vi conosca così bene nonostante non ci sia mai ritrovati a conversare? E non è ancor più strano il fatto che voi conosciate il mio di nome senza che io ve lo abbia mai comunicato o detto o accennato in alcun modo?

Ho freddo... ho dannatamente freddo o fa dannatamente freddo, cazzo, restare sul pavimento tutta la notte non giova alla mia postura e nemmeno sollecitare l'esofago con ripetute ondate acide giova alla mia capacità espressiva. Non ho idea di che luce stia osservando, potrebbe essere azzurra oppure bianca, filtra, screzia, a volte acceca e a volte inganna ma colpisce piano, in pieno e la mente inizia a processare prima ancora che se ne diventi consapevoli, i nervi trasportano impulsi continui e le sollecitazioni si fanno sentire sgretolando quel velo uniforme che tutto ammanta e che rende tutto omogeneo ed indistinguibile. Avessi più tempo proverei persino ad anticipare qualche passo sulla tabella di marcia ma il percorso è consolidato e non v'è modo di prendere vie alternative perché in un modo o nell'altro questo si deve passare e questo si deve codificare ogni volta. In tutto questo, mentre esercito me stesso ad un nuovo alfabeto, mentre tento di riguadagnare tatto e calma e cognizione S. già sveglia scalda le nocche tra le ciocche e le corde ora lente ora a strisce ora strette, inizia a gemere poi a fischiare, poi a ridacchiare ed infine inizia con la sua cantilena, le pillole hanno sempre meno effetto, non la tengono più, non mi fanno più effetto.

E lei rideva... e quella risata appena annacquata dalla pioggia scrosciante, appena resa fragile dal clima rigido, appena costretta dalla notte crescente, scaldava il mio sordo cuore... e lampi, erano lampi o solo scintille o brecce in forma di meteore atipiche che infrangendo la propria corsa penetrando lo scudo atmosferico consumandosi, graffiassero di porpora il mesto vasto grigio alabastro.

Non era sufficiente scuoterlo semplicemente, per strapparlo via dal torpore a volte devo proprio prenderlo a schiaffi ma anche la mia pazienza termina ancor prima di iniziare ed allora lo trascino giù per i piedi lungo la stanza e lungo il ballatoio fino al cesso e poi W. lo solleva di peso e lo portiamo sin sotto la tazza e lì facciamo uno shampoo senza possibilità di ritegno ed allora comincia a farmi dei segni e prima che possa rialzarsi W. lo riacchiappa e lo rimette seduto. Andiamo, andiamo! Svegliati! Abbiamo cose da fare che tu non vuoi fare, posti dove andare che tu non vuoi visitare, abbiamo da importunare chiunque ti stia più caro, abbiamo da stare sempre insieme io e te, tu ed io, svegliatisvegliatisvegliati! Alzatialzatialzati! Non ci provare, sputerò ogni pillola che mi cacci in gola! Non ci provare, non hai né la stamina né la resilienza né la tenacia per tenermi testa anzi... la prossima volta che ci provi a ficcarmi le dita in gola te le stacco con un morso!

Dai a me la colpa perché dici non sia in grado di condividere... sai, ho pensato che la mia giornata fosse talmente rognosa, inconsistente e melliflua che non fosse proprio il caso di ammorbarti con tutto quanto e portarti con me giù nel pozzo, ma visto che lo vuoi... condividiamola pure tutta questa merda, nuotaci pure a faccia in giù e prendine una boccata ogni tanto... così, adesso, anche tu, protrai sentirti partecipe anelando al vero senso di condivisione. Qualcuno disse che sia meglio scrivere per se stessi senza avere un pubblico che averne uno ma perdere se stessi, potrebbe anche non significare nulla di particolare poiché scrivere è comunque una forma egoistica di esprimersi. Potrebbe essere vero e potrebbe esserlo il contrario, scrivo perché ci son cose di cui voglio scrivere e questo continuo impatto punta superficie, questo continuo filo magico che annodandosi in modi sempre nuovi provoca parole e frasi e storie e stuzzica ogni ricordo più recondito, sfalsano la mia percezione temporale. Era giorno, era notte, sarà giorno, sarà notte ancora chi lo sa...

Devo concentrarmi, non siete mai arrivati qui perché non siete mai partiti per arrivare, non siete entrati perché siete sempre stati qui, non in questa casa o questa stanza o in questo spazio ma qui dentro... proprio qui, a ridosso del mio cingolato, qui dove tutto possa avere inizio o possa degenerare. Se io sia sicuro... no, ma non è questo il punto, non è affatto questo il punto essenziale.

Way to go, way to go, where were we my Dear Professor? In time of time-travel you can't forget to hold on three main things: Keep in mind your past, never complain 'bout the future and whatever it happens stick close (really close for God's Sake) to the Heart.

Frankie, incurante, osserva un piccolo squarcio di cielo ricamato da costellazioni tanto vivide e brillanti. Nonostante il vento e la pioggia che sferza la Terra e le nuvole ballerine, non perde la rotta e continua ad orientarsi da Betelgeuse sino a Vega... ed io, come lui, vorrei avere tale costanza e persistenza, tale passione e lungimiranza... prenderò un'altra pillola no due no tre no... ne prenderò quanto basta, ecco... siete di nuovo qui... la notte resta lenta, resta lunga, siete qui... allora dite... dite pure...
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Puoi (probabilmente) pensarci, non è mai semplice come appare, puoi perderti ma a lungo andare scorderai persino lo scopo che ti mosse in nuce, rifletti e ascolta, continua per lo meno a provarci, orizzonte logico sconosciuto e rotta per data destinazione, tracciata tanto chiaramente quanto invece...
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29/12/2020 00:28:18
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Frankie Starlight IV - and the Meek shall inherit the Earth

24 ottobre 2020 ore 17:52 segnala
Lo sai che è come ritrovarsi in orario ma il treno è solo il riflesso dell'incongruenza insita in ognuno, il primo momento di lucidità dopo che le mani smettano finalmente di tremare per un istante, quando ci si ricorda di aver continuamente bevuto in modo davvero criminale eppure l'arsura è costante, quando la lingua è solo una medusa urticante che dilania il palato e le lacrime scendono copiose dagli occhi troppo gonfi ed irritati per poter restare aperti abbastanza a lungo da vedere cosa si stia facendo chiaramente, quando il fiato rimane strozzato. Nessuna buona azione quotidiana e meno che mai un'azione qualunque, riconosco l'apatia nella marcescenza e l'ozio nell'esistenza. Mi trovavo in soggiorno probabilmente, è solo una questione di abitudine sensoriale perché nessuna stanza si scalda quanto quella comunque, aggrappandomi all'ultimo fiato ancora articolabile lo raccolsi sperando di non rimettere l'acido che dentro di me già covasse da un po' e le chiesi dove dovessi prendere l'autobus per il cimitero, lo ricordo perché mentre annaspassi in un equilibrio precario lei comodamente spalmata sulla poltrona in modo del tutto deleterio alla mia sanità e libido mentale mi rispose: allora per il cimitero... l'autobus devi prenderlo in pieno!

Un viaggio senza andata e senza ritorno, un viaggio e basta, un viaggio per definizione e durante lo stesso finalmente avvertire una possibile sosta fortunata, non che fosse preventivata ma comunque naturalmente benvenuta. Luce o buio non importava perché in quella situazione la percezione risultava decisamente alterata. Inutile dire che trovarsi in quel momento in quel determinato luogo fosse qualcosa di assolutamente eccezionale e pur scavando a ritroso, tra memorie e sensazioni, non mi riusciva di trovare un eguale punto focalizzante così intenso ed importante. Un'altra cosa di cui non fosse possibile tener traccia in situazioni come queste era lo scorrere del tempo o anche leggere, tutto appare sfocato e privo di senso ma pur mantenendo ben saldi questi presupposti cognitivi non fui in grado di poter annullare l'effetto provato, il sentore o l'euforia connessa. Attraversavo senza grande cura settori e percorsi sino a sedermi ad un tavolo. Non era particolarmente rifinito, sembrava più un grande banco da scuola e infatti aveva anche quei fori sulla superficie nei quali inserire i portamatite o le bevande, non posso ricordare come fossero le sedie e tuttavia mi sedetti e mi sembrò di essere perfettamente a mio agio. Ad un tratto gli altri tre posti intorno a me vennero occupati mentre la luminosità variasse costantemente ed il brusio di fondo mutasse da impercettibile tanto da far echeggiare i pensieri ad assolutamente saturo da non poter nemmeno pensare. Incurante di ciò riconobbi chi mi stesse seduto di fronte, lo salutai cordialmente e conoscendone la natura schiva ma avendo comunque la possibilità di scambiarvi alcune parole decisi di mantenermi sul vago e mi sembrò che apprezzasse la decisione presa. Indossava come sempre una maglietta scura e uno strano copricapo, il tono della voce era calmo ed il timbro davvero profondo e gutturale. Mi rispose con poche parole nonostante io elaborassi molteplici discorsi limitandosi ad annuire. Mi sembrò tranquillo e da parte mia non riuscivo ancora a rendermene conto ma con tutta probabilità me ne sarei ricordato in seguito ed in modo indelebile. Non focalizzai mai chi fossero gli altri partecipanti seduti con noi ma non ve ne fu mai la necessità.

Una volta avrei seguito il suggerimento per filo e per segno ma sono invecchiato male ed in fretta e nulla avrebbe potuto peggiorare la mia situazione ulteriormente, a far danni sono bravissimo da me, non necessito più di aiuto esterno. Difficile pensare e provare a fare ordine, iniziai a ripetere le lettere dell'alfabeto al contrario per provare a focalizzare, ne azzeccai tre o quattro e poi ricominciai una ventina di volte e mi arresi e decisi che fosse una cazzata e caddi a terra. La gamba sinistra mi restituisce un formicolio continuo a causa del cattivo stato dei tendini e delle terminazioni nervose, lo so anche io genio del cazzo che ci vorrebbe un intervento decisivo tuttavia non ho alcuna voglia di condividere il mio corpo su di un tavolo operatorio mentre culo all'aria mi aprono la schiena impiantandomi molle e staffe per raddrizzarmi le vertebre. Molto di più, vedi, è la riabilitazione di sei mesi a bloccarmi e la mia scarsa volontà di autocontrollo, non ci riuscirei, non ci riesco nemmeno adesso e lo vedo giorno dopo giorno. Se non fossi qui a scrivere starei a farmi del male in modo meno subdolo e in modo molto più effettivo ma ciò non di meno la lingua mi brucia lo stesso e le gengive non smettono di sanguinare, sputo sangue tanto quanto ne inghiotta.

Ad un certo punto mi diressi verso una delle sezioni antistanti il nostro piccolo tavolo, molti posti erano adesso liberi, qualcuno era andato a prendersi da bere, qualcun altro da mangiare, altri fumavano seduti e beati ma vicino le transenne lì li vidi senza problemi. In realtà penso di averli visti sin da subito anche in mezzo alla confusione, anche in mezzo al frastuono, erano lì e penso di esser stato visto a mia volta perché non ci si può dimenticare determinate fisionomie, non è possibile dimenticare anni e anni e anni di gesti e impressioni e quotidiano soprattutto, non è possibile lasciare andare ogni cosa vissuta per così tanto tempo assieme. I nostri sguardi si erano incrociati più e più volte fino a quel momento ma solo adesso li osservavo direttamente avvicinandomi a loro. Le loro mani erano alla transenna e ebbi l'impressione che lui dicesse qualcosa a lei proprio mentre allungassi la mano per salutarlo. Con mia sorpresa mi accorsi di stringere un'altra mano, una ragazza bruna che non fosse nemmeno particolarmente preoccupata di stringere a sua volta la mia. Li vidi quindi arretrare entrambi mentre, continuando a fissarmi senza proferire altro, venissero inghiottiti dalla calca e mi ritrovai ancora al tavolo ad osservare le mie penne a sfera completamente smontate. Tentai di ricomporne almeno una per poter riprendere a scrivere i miei appunti quando l'uomo seduto accanto a me mi fece notare che l'unica penna funzionante fosse in mano al tizio completamente accovacciato sul tavolo davanti a me quasi avesse un estremo bisogno di riposare. Lo riconobbi immediatamente e pur non credendo ai miei occhi gli strinsi la mano con vigore complimentandomi con lui per il lavoro svolto, per la sua abilità di narratore e di visionario. Lui sembrò apprezzare rispondendomi per monosillabi. Feci presente di apprezzare non solo i suoi ultimi lavori ma anche le sue collaborazioni precedenti data la sua incredibile vena creativa. Se non fossi stato così alienato non avrei potuto certo seguire ogni suo lavoro così assiduamente, magari senza comprenderlo in pieno ma sicuramente deliniandone alcune considerazioni del tutto uniche. Mi sorrise ancora una volta e chiuse gli occhi.

Ginger rimase ad osservare asciugandosi il sudore, sapeva che non l'avrei mai nemmeno sfiorata in quel senso pur essendone dannatamente attratto. Ci sono cose che accadono ed altre che non accadono mai e per quanto io possa aver effettuato scelte indiscutibilmente errate lei restava lì mentre la guardassi cambiare asciugamano, detergersi ogni goccia di bourbon spillata sul suo avorio immacolato. Immerso in questo stato altalenante tra la dipendenza e la dipendenza assoluta riuscii solo ad afferrare un altro mozzicone dal tappeto, lo misi in bocca stringendolo tra i denti e così le sorrisi. Il treno, il treno è passato e tu l'hai perso, pensa a dove saresti potuto essere se non ti avessi afferrato in tempo, pensa a cosa non avresti scritto se non fossi stato misurato per tempo. Dovrei ringraziarti ma non provo più niente, non ho più niente e voglio solo fumare fino a consumarmi. Voglio solo bere e bere e qualcuno... c'è qualcuno alla porta, qualcuno alla porta, c'è qualcuno...

Non riuscivo a pensare lucidamente, tutto ciò che avrei voluto dire mi riusciva in minima parte, un po' perché non volessi risultare assillante, un po' perché non ero in grado di esprimermi correttamente causa la forte emozione insomma, non sono situazioni precisamente normali e tutto è tutto tranne che ordinario. Nonostante tutto questo, la soddisfazione in me era quasi palpabile sentendomi completamente appagato dal momento eppure non riuscivo a smettere di pensare al mancato incontro poco prima alle transenne. Si era bevuto parecchio e quando la natura chiamò mi diressi verso i servizi più vicini. Notai subito quanto strano fosse quell'ambiente, vi erano delle brande sparse trai gli orinatoi e luci al neon intermittenti avvinghiate a pareti cobalto e proprio su una di queste brande rividi il mio ultimo interlocutore pronto ad addormentarsi, mi allungai verso di lui per stringergli la mano ancora una volta e con fatica mi accontentò prima di rimuovere i suoi occhialini e posarli su di una sorta di porta vivande. Ritornai verso l'uscita senza aver potuto espletare ciò che avessi in mente di fare quando sull'altra branda proprio vicino l'uscita vidi un'altra mia conoscenza. Mi salutò e quasi mi venne un infarto ma si scusò per la stanchezza del marito e la salutai con cortesia e mi avviai fuori in pieno caos. Provai a mettere temporalmente in ordine quanto successomi e non mi risultò facile, mi sembrò anzi che ogni elemento ed ogni aneddoto perdesse di importanza smussandosi a poco a poco in un limbo uniforme. Finii per focalizzarmi sul mancato incontro alla transenne ancora una volta e con lo sguardo cercai tra la folla adesso di nuovo fitta e fremente. Il tavolo era sparito e nello stesso spazio vi era adesso una larga rampa che portava ad un palco mentre l'intero parco luci vibrasse al ritmo della musica. Avevo difficoltà a muovermi in mezzo alla calca, mi accorsi di aver perso tutti gli appunti e piano piano mi ritrovai in fila davanti le stesse transenne, erano gelide al tatto, dannatamente gelide. Era possibile aver più tempo, era possibile che il tempo fosse finito, era anche possibile che stessi perdendo la ragione ed una volta ancora bevvi dalla bottiglia che mi arrivò in mano. La gola bruciava ma bevvi e bevvi senza respirare sino a svuotare la bottiglia che mi venne prontamente scippata di bocca e lì rimasi con gli occhi chiusi concentrandomi sulla musica mentre tutto il resto, ogni altra cosa, sparisse come se non fosse mai esistita.

Lei si alzò piano dalla poltrona quasi con indolenza, l'asciugamano scivolò sul tappeto accanto all'altro ormai sudicio, non riuscivo a metterla a fuoco perché la stanza aveva iniziato a roteare vorticosamente ma avvertendo i suoi passi verso di me, pensai di essere vicino al tracollo in preda ad una gelida febbre che continuasse a bruciarmi e di colpo la stanza smise di muoversi quando un'altra lumaca vischiosa scivolò famelica sulla mia accettando il duello e la conclusione della disfida iniqua. Giochi a carte ma la stanza è satura di fumo, il pesce ed i fagioli bruciano sulla griglia, mamma è scappata di casa e urla e grida arrivano giù dalla cucina, non siamo più una famiglia non siamo nemmeno arrivati e fuori piove sangue, ho già perso mia cugina e senza illusioni so già che sarà ardua vedere un'altra mattina, sogno liquidamente seduto a scrivere all'ombra ma non c'è redenzione in questo luridume mentre un ragliante gorgo in acquavite costretto in rovere angusto e piccole fortune colloidalmente sonanti in cambio di caldi incarnati pallidamente purpurei intrecciati di glabri e taglienti artefatti monopolizzano il mio presente ciucco. Vorrei condividere ma forse non ne ho alcuna idea, in effetti credo di non averne alcuna, esplicare qualcosa di strano o di curioso, niente di appropriato o forse qualcosa più legato al caso. Un taglio di luce obliquo sul viso, istantanea di un sussurro dall'altrove vola e vola e precipita candidamente bruciando vivida.

Finalmente ritrovo i miei appunti, non riesco a decifrarli ma provo a rimettere in ordine tutti i fogli spiegazzati, ho scritto molto e continuamente senza particolare riguardo ai margini, devo fermarmi e concentrarmi sulle parole, devo provare a trascriverli e ricordare magari ciò che velocemente mi stia già sfuggendo. Provo a mettere a fuoco le sillabe e qualcosa affiora ma la vista mi si annebbia e resto sul pavimento appena cosciente da principio e poi il vuoto mi inghiotte e la presa sugli appunti si allenta e li perdo nel gorgogliare e mi perdo allo stesso tempo privo di coscienza e di pudore.

La pioggia non finisce mai di raccontare, anche dopo aver attraversato il cielo preda della gravità, anche dopo aver incontrato la terra, anche dopo aver percorso attraverso di essa innumerevole distanza per ritornare al mare. La pioggia non smette mai di cadere sui peccati e sulle intenzioni annacquando l'emesi che già mi circonda, inzuppandomi fino al midollo, liberandomi termicamente un ulteriore rivolo rovente intorno.

E nella pioggia... Frankie scrive senza sosta assecondando le proprie emozioni mentre Ginger ascolta all'apparenza impassibile mentre con lo sguardo segue la penna rigo dopo rigo mentre io...
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Lo sai che è come ritrovarsi in orario ma il treno è solo il riflesso dell'incongruenza insita in ognuno, il primo momento di lucidità dopo che le mani smettano finalmente di tremare per un istante, quando ci si ricorda di aver continuamente bevuto in modo davvero criminale eppure l'arsura è...
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24/10/2020 17:52:02
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Frankie Starlight III - Lost Liquor a.k.a. My Missing CSF

14 settembre 2020 ore 08:54 segnala
(Sei) (p)Ossessivo, (ri)parliamo(ne), (sei) compulsivo, parliamo del diviso, ossessivo-compulsivo, scriver(n)e per parlare e parlar(n)e per scriver(te)lo di notte vale un pezzo di pelle in più e un quantitativo adeguato di lucida percezione di ciò che venga inevitabilmente a perdersi, sempre di notte la notte che bolle e che volle e che botte, quante botte, terminata l'epopea del dialogo si dovette necessariamente passare ad altre vie per potersi reciprocamente inculcare raziocinio e discernimento sfruttando la non sempre sottovalutata fisica dei corpi e la meccanica copiosa dei fluidi, la notte che divelle e ogni pensiero vale meno a meno che non si vada o si resti sull'ameno. Dovresti darla (épiphénomène) lett(vint)a a lei, seriamente, dovresti darle retta e non star qui ad ascoltarmi, seriamente perché una mammola farebbe meglio, fossi in te una mossa mi darei e senza farmi distrarre dai flauti e ottavini, rimbrottanti oboi e ciarlieri fagotti, sottili clarinetti degli angeli e corni e flicorni dei diavoli e trombe e tromboni degli arcangeli in un aggraziato fracasso di timpani e grancassa resterei irrimediabilmente lucido, seriamente, perché cazzo non le dai retta...

In doloroso (épiphénomène) possesso di tessuti molli e ricettacolo portante, fibre di media resistenza a mezzo e corto (cortissimo) termine, membrane permeabili e concetti elettricamente partoriti, come ogni struttura ospitante opposti in materia di durabilità, compatibilità, usura e resistenza, confermai l'unico viatico capace di mantenere la stessa struttura efficiente. Alta temperatura focalizzata, un piccolo miracolo chimicamente esagerato, elettroliticamente accurato, non è la sola cosa in quanto distruggente in modo efficiente ogni più piccola remora. Moralmente inibito, atrocemente combattuto, ferocemente represso, elastico continuo tra rostri ruvidi e pulegge rozze, unico spazio (in)comprimibile, persiste(nte) all'interno logorandosi infinitamente, respingendo(si) ed attraendo(si) opposti incapaci di coesistere nello stesso tempo. È un moderno prototipo d'eroe d'azione.

C'est seulement dix ans plus tard qu'une renaissance de mon coeur est devenu possible. Adesso che hai sufficiente annacquato la ragione, non hai necessità di navigare e certamente la rotta diviene (épiphénomène) inutile, so che la voglia sia mai stata sopita, adesso puoi farti del tuo peggio senza remore, senza perderti in meandri crepuscolari, in torbide scuse o saccenti arguzie. Adesso puoi davvero renderti tutto il male, sei pronto ad accoglierlo senza alcuna distrazione o capacità percettiva impoverita, è solo la tua volontà malleabile che ne consente l'esistenza, coraggio... non hai da perdere non hai da riflettere, brucia sequenzialmente, tramortisci la colpa, il buon senso, riducila nel pozzo e rendili parte integrante di questa dimensione, non hai mai davvero smesso e per questo cosa dovrebbe importarti al di là di sostenerlo. Guarirai come sempre almeno apparentemente, guarirai agli occhi altrui che non indugeranno e non si interrogheranno, guarirai domani e per il domani hai sempre margine, adesso però affonda e lasciati andare. Ma dove sta il suo arco?

In un'altra vita, inutile come la vista al di qua del mare al di qua dell'umido squallore quotidiano, al di qua dello scontato e facilmente barattabile, setacciando plutonio da bassa lega in cambio dell'oro degli stolti da loro bramato, il cuore sottrasse delicatamente l'emottoica morsa metastatica ai polmoni e così facendo arse inconsapevolmente rendendosi incapace di ascoltare qualsivoglia ulteriore stimolo per sempre. I polmoni ringraziarono e per questo si aprirono completamente colmandosi irrimediabilmente di fumo e di nero ormai persi in bagliori di nuda oscenità. Aver nostalgia di ciò passato o perso non è cosa da sfoggiare, aver nostalgia in generale è oltremodo inutile e il cuore del resto non era mai stato una cima. In tutto questo il cervello tentò di apprendere le ragioni dal cuore e lo spirito dai polmoni sovraccaricandosi di ulteriore ciarpame inutile e, da allora, l'ego divenuto ormai incapace di un'erezione bastevolmente turgida ne cerca sempre e costantemente una riflessa, una abbastanza propellente, abbastanza coadiuvante e sufficientemente duratura. Non v'è comunicazione se le parti non ne abbiano alcuna intenzione, non v'è continuità d'intenti se le parti scavino costantemente trincee in forma di solchi cicatriziali e non v'è alcuna utilità nel continuare ad essere o sembrare o persistere nel decadere.

Manca il colore... (Tuto va e vien) oltre alle tracce, alle ombre di varia intensità, alle linee precipitanti, (Tuto va e vien) agli angoli angusti, alle altezze variabili, alle percettive profondità... manca il colore, (Tuto va e vien) manca il motore, manca il dolore... unn'è unn'è 'su dùluri ca nunn'u'vìu...

La mia (è) depressione (parte) ormai (della) permanente (compulsione) mi facilita ben pochi slanci ma (dilania) al contempo molteplici e severe ricadute tanto che mi sia di certo impossibile (perderle) distinguerle, non (voglio) posso stabilire se sia appena ripiombato in una di queste (miseramente fameliche) o se sia sempre stato così e semmai ne sia veramente (flaccido) uscito. Questo periodo non mi è familiare, questa storia non è la (tua) sua, posso trattarla, riprenderla, rivoltarla, riscriverla e renderla meno sudicia magari, meno (venefica) accessibile e meno (reale) veritiera. Posso farci un pensiero o una croce, ottomila parole al giorno per ricalibrarla e corroborarla e darle un taglio completamente diverso da ciò che fosse in origine, posso modificarla e renderla veramente mendace, unica, distorta. Non bado a quanto stia scrivendo quotidianamente, nottetempo, non hanno senso le ore diurne al pari di quelle notturne e forse l'unica differenza risiede nella diversa intensità del dolore, alle perdite di coscienza che per quanto brevi siano un vero sollievo, ai silenzi irrompenti, ai vapori secchi dell'inferno, alle calde sezioni esposte e purulente, alla lingua che sfrigola sui denti. Dovrei fare altro, molto altro forse ma non ne sono in grado. Non ho il tempo di attendere e così ponderare, ogni cosa è già fuggita e la mente resta ubriaca a sbattere come una lenta e villana, poco avvezza ai drappi di seta ma facile da corrompersi senza ritegno per sudicio ribollire. Dopo aver buttato giù un paio di cartelle le rileggo tentando di districarmi tra le righe interpretando l'illeggibile (épiphénomène) arcano così furiosamente prodotto dalla mia mano. A volte è come una scossa ed altre è il treno che interrompe la corsa e la cinetica diventa legge portante, divise l'alfa spingendola straripante sino all'omega.

Una scritta, un messaggio, un rivolo scarlatto, rileggo ogni cartella, una brezza, una nota, una mezza, una intera, una di sera, ricordo rabbercio abbozzo cesello quoto e le parole a volte indistinguibili da usare, affondano ed io con esse mentre sia il significato sia la brezza implodono universalmente e sublima un senso nell'enfasi, nel tono e nelle pause, nelle cause. Cazzo, le pause, devi piantarla con le pause. Una volta a teatro non v'erano (cause) pause, un dialogo iniziava e terminava senza che ve ne fossero di necessarie, l'enfasi stava nella bravura dei recitanti e poi, ad un tratto (d'improvviso come l'incendio di Chicago) in un dialogo fecero la loro comparsa, forse per un fatto di pura improvvisazione, forse per una momentanea riflessione sullo studio del personaggio o forse semplicemente in modo voluto e da allora, incredibile a dirsi, chiunque voglia darsi un tono le usa abusandone continuamente. Le (cause) pause non servono, rispondi dunque alla domanda se in possesso della risposta altrimenti rispondi lo stesso ma in maniera diversa variando tono e forma e armonia della stessa. Chiarisci che alla domanda in questione non possa rispondere e che al ripetersi della stessa o di altre simili l'istinto ti porterà a saccheggiare dagli angoli bui della tua anima una dose eccessiva di sana rabbia purulenta e con essa darai fiato a parole forzatamente narcotizzate in fondo allo stomaco, ovattate irrimediabilmente dal cuore, vincolate e rese pesanti da ogni ragione e allora esse schizzeranno via impazzite, non saranno solo parte della risposta ma ti dilanieranno allo stesso tempo inibendoti, incapacitandoti alla sofferenza.

Potresti anche impegnare parte del tuo inutile tempo stagnante a migliorare, schiarire ogni tocco, affinarne la percezione e l'apparenza, prendere maggiore confidenza con la tela ed osservare che per una idea non serve necessariamente una mano fortunata o uno spasmo talmente erratico da mascherarsi di inutile genialità. È un moderno archetipo virulento.

Luce bassa sulle dita, la nebbia solidifica lungo tagli spettroscopici ed ogni sezione esposta turbina incessantemente in modo caotico, luce bassa sui pensieri inutilmente arresi, fondatamente arenati, lucidamente dispersi e che ne abbia forse bisogno per scrivere... luce non è un riferimento essenziale, ogni lettera brilla già di suo tuttavia osservo spesso spirali di fumo agonizzanti in codesta penombra che solo una (luce) bassa possa così mostrare. Con un po' di pratica è possibile scrivere due pensieri coincisi ed opposti miscelandoli in un unico periodo, occorre pazienza ma nulla che il continuo esercizio nel tempo non porti a destinazione. Benché la necessità non fosse impellente e per quanto si affannasse e si illudesse di percepire sirene diverse da innumerevoli porti oltre mondo, solo uno stimolo interrotto obliquamente acuto, molto più di un parossismo, molto più di una scossa prolungata, diveniva via via sempre più pronunciato plasmandosi... a volte è anch'essa un'ossessione, a volte è solo pura pratica teorica. Immagina tre parole al secondo continuare per una notte intera, avvicinarsi a quota ottomila di pensiero sintetizzato che non debba essere ulteriormente raffinato o rivisto e che sia quindi pronto a sferragliare la coscienza ad ogni rilettura. A guardarla (corendo drio al piaçere) mi ci sarebbe voluto molto più tempo a comprenderla che non a rivolgerle una parola ma è questo il problema, queste parole non sono automatiche e per non sconfinare e precipitare nella becera e scontata circostanza esse allora diventando irreperibilmente rare, mutano, impossibili da pronunciare in modo coerente.

Rimasi a guardarla... senza alcuna speranza perché non ne riponga mai a sufficienza e lei e Speranza si erano brutalmente separate alla nascita, lacerate nel profondo con costanza ed è solo ironia a futura memoria che Speranza e Costanza si incontrassero l'una nell'altra a volte e con discrezione l'una sull'altra. A volte in brutali attimi concitati, a volte durante lunghe ed interminabili sedute. L'una non la prese mai bene avvizzendo lividamente radiosa, l'altra non la prese mai del tutto sino in fondo sincerandosene, affetta da patologica inguaribile fiducia con costanza aprì se stessa a nuova speranza. A volte in repentini cambi di umore secreto, a volte in lascivi e vibranti echi bitonali lungo le tracce percussive. Rimasi da solo perché osservare è routine pretestuosa, perché lasciare è meglio di comprendere, perché in fondo non si avverte il bisogno di divenire vulnerabili concedendosi all'altrui fiducia. Rimasi da solo perché non è da tutti tenere lo sguardo così inespressivo e così a lungo, alla lunga sorgono questioni, sfociano in dubbi e si ripercuotono in quesiti ai quali non ho mai avuto intenzione di rispondere e non per un innato senso di soddisfazione o arroganza, ogni cosa appare ed è percepita ma il valore ad essa connesso vale solo per il tempo specifico e determinato che ad essa appartiene. A volte sono solo riverberi, a volte sono solo voci perse, a volte sono sospiri nel cambiamento, a volte sono recrudescenze di antichi conflitti erroneamente dati per sopiti, a volte sono propulsioni oniriche lancinanti.

La mia notte è tremendamente fredda e silenziosa, non è la percezione ad ingannarmi, non sono i sensi inutilmente soffocati, non è semplicemente un modo di descrivere l'essere e il divenire. La nave scivola prorompente, il fluido si eccita in mille scintille arcobaleno, è sufficiente chiudere gli occhi per lasciarsi sopraffare da ulteriori mille percezioni intense grazie alle quali ogni senso diviene inutile nel provare a contenerle e allora mantengo gli occhi sbarrati e mi accontento della mia posizione per tutto il tempo che sia disponibile e provo ad allontanare mille altri pensieri che inevitabilmente ritorneranno corsari alla fine della corsa. Per un po' non mi dispiacque che Costanza e Speranza si affannassero e venissero insieme, per un po' ignorai facilmente ogni possibile concatenazione di eventi ad esse legata. Il fluido evaporò in solido agglomerato e la nave raschiò sul fondo con sonora aggressività e la brezza si sciolse in un caldo ed umido panno opprimente che provò a soffocarmi senza preavviso. I miei sensi tornarono e con essi i colori e con essi i corsari nonostante anche i conflitti tenuti lontani divenissero ormai prossimi. Avrei potuto forse decidere di continuare ed ignorare questi ultimi, mi sarei seduto ancora sulla banchina lungo tutto il canale ad attendere una barca con il pesce appena pescato tenuto sulla brace quel tanto da farsi acquistare, avrei potuto continuare a camminare con lei tutto il resto del giorno e della notte creando qualcosa di qualitativamente migliore. Avrei potuto impegnarmi ulteriormente e spiegarle il mio punto di vista ma l'essere analitico non concilia molto ciò che Costanza e Speranza perpetrassero e da un'osservazione nasce una vera e propria trincea dalla quale iniziare ad esplodere ogni sorta di calibro verso l'altra parte. È facile affondarsi in conflitti di parole che però nascondono solo strascichi ben più profondi con radici ben salde in orizzonti culturalmente insospettabili. Sarei potuto restare seduto su quella panchina ed osservare il cielo ed ogni costellazione sino all'alba descrivendole ogni astro ed ogni posizione ed ogni sogno ed ogni canzone che mi tornasse alla mente, sarei potuto anche restare in silenzio semplicemente ascoltandola...

Ma per quanto io lo invidi, IO non sono Frankie Starlight, non sono affatto come lui, non ne ho né la forza, né l'animo, né le capacità. Riconosco per me stesso solo una non vita pregna di complicazioni, riconosco per me solo la marcescenza. Prima o poi me ne stancherò definitivamente, prima o poi dovrò dismettermi, prima o poi me ne dovrò andare...
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(Sei) (p)Ossessivo, (ri)parliamo(ne), (sei) compulsivo, parliamo del diviso, ossessivo-compulsivo, scriver(n)e per parlare e parlar(n)e per scriver(te)lo di notte vale un pezzo di pelle in più e un quantitativo adeguato di lucida percezione di ciò che venga inevitabilmente a perdersi, sempre di...
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Sinus Durae Matris II

09 settembre 2020 ore 23:55 segnala
Man leaves a bag, DOC makes a bomb, woman walks into DOC, woman gives her womb, DOC comes, falls and misunderstands, DOC dies, woman takes bomb in a bag then... Man takes the bag back again.

Improvvisamente sembra(va) andar male, te lo assicuro lei sta(va)... lei sta(va) bene, dancin'n'drinkin'nflirtin'n'bangin'n'whatever the fuck she was doin' in the back and there I saw those scars, fresh and clean on her back just... lì, l'hai vista quando... quella dannata porta, hai lasciato che aprisse quella dannata porta. Are you seriously out of your fucking mind? You have to take it back, shut it up, take back all my wishes bitch, no more rain, no more bloody rain, no more fuckin' strains and nukes all the way and, last but not least, that big fuckin' giant woman trashin' my mind, would you please let her stop and go? Stop but go, STOP but GO! We're trying to work here pal, she's makin'havoc, this is our land, the secure temple of ours, just please take back my fucking wishes.

Cazzo, disse illuminandosi di brivido ed eccitazione, hanno la bomba disse, cazzohodettocazzo di là hanno già la bomba e le mani non smettevano di tremare mentre lo sguardo continuasse a rimbalzare da un angolo ad un altro dello scantinato. Credo che la si dovrebbe sviluppare anche noi disse Mario, da questa parte cioè? Replicò il fratello un po' (tanto) coglione di Mario, intendo giusto come deterrente e assicurazione non credete anche voi? Ma gli altri rimasero un po' attoniti ed atterriti senza replicare. Si fece di nuovo silenzio ed allora. Io dico che dici delle stronzate. Io dico che la tua idea è importante e qualcuno, no anzi la tua idea è davvero fenomenale e tu... tu te ne devi occupare, immediatamente, questa cosa va fatta e va fatta e va fatta adesso... che dici ce la fai? Che dici ce la fai a farla tra una sega e l'altra un'altra? Che ti serve? Vuoi un cachet? Ho un Falqui che basta la parola eh? Che ti ssssssssssssssserve? Stai ancora qua? E tutti come piccole ma instancabili api operaie iniziarono a darsi da fare, incidenza, decadimento, impellenza, scrupolo di abnegazione, forniture filiformi, gran cifrato esagonale, turpiloquio e sesso sfrenato. Si andò avanti così, arrancando o rotolando attraverso vari strati di materia e di fango e vari stadi di putrida esaltazione o mera soddisfazione sensoriale da sfregamento.


You know what...
I'm gonna tell you what's the what,
when you're gonna wake up and, believe me pal,
you're gonna wake up, you'll get rain,
so much rain on you all over you ass you gonna cry
and desire just to die.
Sure I may even think to help ya, such a blessing on your part,
such a pain in the ass you think you're so smart uh?
Well, we will see what this is all about don't we?
Let him gather 'em all around there,
let him do his magic and see what happens next,
see how it starts, yep, let him amuse us, see?
Let him do that shit.

Si vis pacem. Credo che inizierà da uno di noi sei altrimenti... perché ci avrebbe riunito tutti in questa stanza che fa anche un caldodellamadonna... forse il più preparato dovrebbe farsi avanti ad intercettare la sua indecisione affiché le probabilità girino a nostro favore, tutte le probabilità. Inizi tu? No perché il tempo passa in fretta e la probabilità che ognuno di noi abbia la possibilità di migliorare l'idea che lui di noi abbia già in testa si assottiglia a mano a mano che questo tempo passi nell'indecisione più estrema e mentre voi state qui a segarvi dell'anima e del culo, ha già in mano i nostri libretti, cazzo, vuoi per piacere, vuoi per piace...vieni qui, vuoi venire qui evvvvieENIQUIMAMMOLA!!! Vuoi per piacere andare a sederti e risolvere questa situazione? Ce la fai o stai ancora pensando all'assemblea di ieri notte, che c'è? Dai che c'è? Dai che c'hai? Hai una carenza di fluidità del liquor? Ti faccio il lattuccio? No dimmi... alloradicoALLORA te la dai una mossa? E vai va'.

Lo vedi come stiamo, questo è uno spazio troppo angusto anche per potervi respirare da soli, muoviti (noncelafaccio) prova a muoverti (noncelafaccio) e resto bloccato (noncelanoncelanoncelafaccio) con il battito sale a mille mentre il corpo non risponde, non posso aprire gli occhi ed il respiro sembra farsi sempre più corto e rarefatto mentre so benissimo di essere nel mezzo di una paralisi ipnogena e tuttavia ciò non mi aiuta perché mi prende il panico, perché resto immobile ed affondo e precipito e lo spazio diventa melassa che preme contro le narici, le orecchie, gli occhi, la bocca seppur distorta con la lingua che spalmata innaturalmente contro il palato è pronta a rivoltarsi come un calzino e spiaccicarmisi in gola e i crampi mi tagliano lo stomaco mentre è come se avessi braccia e gambe saldate su questo letto del cazzorespirarespirarespira. Respira. Respira e non pensare al fatto di non poterti muovere, il mio cervello è sveglio da un pezzo ma il resto dorme il sonno dei morti e sono solo scintille ad impulsi, solo flebili tentativi di muovere qualcosa di inamovibile senza nessuna forza irrefrenabile e respiro così a fatica che adesso ascolto solo un sibilo sottile, appena percettibile e sincopato che sovrapponendosi alla frequenza cardiaca crea un disallineamento uditivo e tutto inizia a ruotare perché va a puttana anche l'equilibrio.

Si vis pacem. Devo dedurre (signori) che abbiate studiato tutti assieme e quindi che tutti voi (coglioni) abbiate il medesimo livello di preparazione del vostro collega appena esaminato. Su queste basi vi sta bene diciamo... diciotto? Tutti voi... tu, tu, tu, tu, tu e tu tivitivitivitivitivivistabenediciotto? Come dite voi giovani fricchettoni del cazzo, ildiciottopolitico, vistavistavistaistabeneildiciottopolitco


I got a lot of a lot of a lot of joy in the bottom of my heart,
where?
Right there in the bottom of my heart.
Too much of a joy and pain right there in the bottom of my gurgling heart.
Too much of blood in my mouth every time i spit down in the sink,
I sleep when I'm able with this taste of iron in my mouth, it's too much I feel
it's draining me down for good this time.
Too much to smoke and too much to think
and too much on the well of pains, this is not good I can say,
I can see, I can feel in my guts, damn, too much to drink
and thinking whatever was the thing I was thinking, I don't feel good,
I can say to you,
I don't feel any good lately but
I got a lot of a lot of a lot of joy and shit in the bottom of my heart,
where?
in the bottom of my heart,
what?
a lot of a lot of a lot of joy and shit.
Right there in the bottom of my heart.

La temperatura si abbassò subitaneamente. D'improvviso, il sentore d'umido crebbe e, sebbene petulanti rimembranze scolorissero vivide d'un caldo intenso, l'ultimo riflesso estivo fuggiva furtivamente mentre una strana ombra pronunciandosi distintamente inghiottiva intorno ogni cosa. Non ebbe tempo di riflettere assorta in pensieri troppo sottili per poter essere facilmente giostrati quando un fragoroso tuono squarciò quel silenzio pomeridiano a cui da troppo tempo si sentisse ormai assuefatta. Non si avvide di alcun lampo precursore, il fragore irruppe scaltro e temibile producendo quindi un silenzio ancor più profondo ma non per questo inaspettato. La luce questa meschina compagna di cammino stava andando già via, poco per volta ma d'improvviso non c'era più e cosa fare (allora) da sola nella più profonda oscurità, trattenere il fiato, chiudere gli occhi o spalancarli, tendere una mano o entrambe alla ricerca di un possibile ostacolo, pericolo, muro, spuntone aguzzo, lama affilata, invidia esplosiva, rabbia fotonica, ornitorinco, niente... che fare... che fare... hanno ucciso Berardo Viola Che Fare???

Si vis pacem. Affrettò il passo, la strada, una linea nera e contorta, tra aspetti familiarmente noti e tristemente decadenti, tre punti sostanziali e necrotici, impressioni asperrime nei loro iniqui bagliori di speranza, melliflui nella stessa intrinseca persistenza. Aveva tempo, tutto il tempo, smise di affannarsi continuando però a muoversi senza badare troppo alle prime gocce taglienti ed inesorabili. Il silenzio era stato assorbito ed il tempo colava via troppo in fretta come liquido rosso e denso dalle vene. Non posso perderne così tanto e così in fretta, non è normale. Credo che non possa andare avanti così avanti per molto tempo ancora, la temperatura precipita, freddo, freddissimo, il respiro come ogni liquido nei polmoni ghiaccia, i polmoni si espandono sempre di più. Le mani tremano e si chiudono di scatto e così a stringere stringeranno follemente al niente fino a frantumare le singole falangi e la bocca sarà così serrata ormai colma d'odio e volontà inespressa che i denti esploderanno in una nuvola tagliente che Le aprirà nuovi sorrisi. Un passo alla volta, uno ancora, uno ancora sempre più vicino, sempre più lontano, sempre più stridente quel sibilo che ogni vaso farà bollire e brucerà ogni capillare e le fibre così sollecitate bruceranno ogni zucchero presente sino a consumarsi inesorabilmente nei minuti successivi.

Para bellum. Non ricordo bene perché forse si è trattato di un semplice sogno o forse semplicemente di una faccenda tanto nebulosa quanto oscura ed impossibile adessocomeadesso da verificare per il mio intelletto al di sotto del normale, ciò che possa o meno ricordare potrebbe non esserti di alcun conforto e potrebbe anche darsi che ti precluda ogni possibile via d’uscita. Non adopero più il telefono, questo devi saperlo, non per parlare o scrivere o le applicazionidelcazzo infatti, normalmente ne testo solo la resistenza scagliandolo contro il muro più vicino e sino ad ora ogni telefono usato mantiene la propria integrità solo in mancanza di un impatto che, aggiungo, sino ad ora si sia sempre verificato. Potrei fare a meno del telefono certo, potrei fare a meno di far buchi nei muri certo, potrei dedicarmi a qualcosa di diverso ma ho già le mie beghe ed i miei grattacapi e, mantenere ancor più indaffarate le già indaffarate mani del diavolo non sembra sia cosa carina. Certo lo so anche io, potrei usare il telefono semplicemente per parlare ma non credo questa cosa funzioni (per me) bene come prima, dovrei provare, dovrei dovrei dovrei allora potrei farei direi ma visto che sia tutto nel mio futuro imperfetto e passato anteriore, non vedo vie d’uscita al dolore ed alla dannazione. È il dramma di ogni mattina, quelle almeno delle quali mantenga una certa elaborazione sensoriale perché lo sai, il cervello è ancora in ostaggio, al buio e al freddo, recluso in cantina.

Para bellum. E c'è un topino, non un ratto del cazzo sporco e viscido di merda ma un topino di campagna, piccolo che pesa quanto una piuma, non grigio ma di pelo marrone fulvo, una codina rosa sottile sottile e due occhietti furbi per nulla inespressivi, con quelle orecchiette a punta sempre in movimento a captare ogni più piccolo rumore, cazzo devi vederlo... quando sto qui a scrivere me lo sento scivolare proprio qui dietro l'orecchio destro e graffia e scava e scava e graffia e lo sento rosicchiare, maceramaceramaceramarciscimarciscimarcsci e maceramacera e marciscimarcisci adesso c'è un passaggio diretto che lo porta oltre il Circolo frantumati i Seni della Dura Madre proprio sotto al cervello e si sfrega contento le zampine e si compiace mentre vi si fa largo perché non appena un altro tasto verrà pigiato affonderà con più gusto nel mio liquor e farà scempio delle mie sinapsi. Spero solo che gli venga un càncher che lo faccia affondare e che magari finalmente compulsivamente s'ingozzi tanto avidamente del mio cervello che infine ci si strozzi. E quindi avevo un cervello ed ora un cervello con un buco e dentro il buco un topino ma non è, non è un topino ma un ratto del cazzo nero e viscido di merda che si contorce e si lamenta mentre il veleno lo fulmina lentamente e lo scuote e ad ogni impulso perdo qualche miliardo di connessioni neurali a tal punto che potrei anche non ricordare più l'alfabeto tra cinque minuti e a, b, c, d, e cazzo cazzo cazzo puf! SDENG!

Attention to all planets of the Solar Federation! WE HAVE ASSUMED CONTROL!!!

Frankie Starlight II - Scottish Dance number 5

05 settembre 2020 ore 17:39 segnala
Scrivere di notte vale solo se il giorno prima si sia sofferto sufficientemente, non è una regola generale ma l'unica regola. Soffrire e sentirsi morire, solo sentirsi morire perché altrimenti qualunque sia il cammino successivo, quale che sia l'alternativa dolce o mellifluo viatico, non vi sarebbe più nulla di alcun valore tangibile e nessun dolore per cui bruciare e quindi poter soffrire sentendosi morire e, sentirsi morire risulterebbe essere adeguatamente bastevole allo scopo... il più delle volte. Soffrire perché è più semplice che rimediare, più semplice che rimediare, ricostruire, ricacciare, rammendare o semplicemente chiedere scusa, molto più semplice che abbandonare ogni pinta di orgoglio dimenticata a decantare in fondo ad ogni bicchiere, in ogni culo di bottiglia altrimenti abbandonata sotto la credenza, sarebbe persino ancor più semplice che sposare lame ed aghi e fiamme più o meno concentrate. Potrebbe essere anche molto più semplice non soffrire... si renderebbe necessario e, nell'eventuale probabile possibilità, smettere di invidiare la (sua) tua presenza così scomoda e ingombrante, un po' itterica e a tratti persino dannatamente livida e per questo, appagante. Ma come faccio a lasciarti andare portandoti via tutto il peso che mi opprime, tutto il disagio, l'acredine ed il rimpianto, come faccio... non si può proprio fare, non è logicamente possibile liberarsene, è un fardello che ha messo ormai radici così tanto profonde da non poter più essere distinte dal corpo dal quale ogni linfa venga inesorabilmente eradicata. Allora... allora resta solo soffrire, non è una regola generale ma l'unica regola.

Aveva paura di poco e quel poco era comunque necessario, mezzo piatto di foiolo al sugo con le olive nere ormai freddo spinto sotto al divano, un bicchiere pieno di bourbon come fosse acqua fresca ancora in mano, maglia e pantaloni ormai intrisi di sudore e di disperazione, un toscano smezzato che, aspirato senza ritegno, partorisse già una cenere pastosa e consistente pronta a bruciare ogni tessuto. Sacrificare ogni legame, ogni rapporto, ogni più piccola certezza e ancora perdersi e cadere scivolando piano o rocambolescamente in modo accidentale via via sempre più rapidamente. Venere venerea venerava vetuste vesti, validi vincoli venefici, vecchie verità vane vuotando velocemente vestiboli. Vaneggiava Venere vagabondando. Venere viaggiò, vilipese vessando, vandalizzò vendicandosi. Vegetò Venere vegliando versi violati. Vuoi vedere viscida Venere? Vuoi veramente vedermi venire?

Scrivere... scrivi e scrivi perdinci cosa vorresti farle leggere, frasi che non ti ascolterà pronunciare mai perché non è nella tua natura e la comunicazione che dal tuo punto di vista è solo un'ermetica capsula deflagrante spesso producente più danni persino del comune tacere. Scrivere... scrivilo ed io... scrivo di molto e per diversi momenti, non sempre e non di tutto. Scrivere è percepire, suonare un po' con le parole perché pur essendo esse magari perfette nella mia testa ora appaiono grezze e inusabili all'atto pratico ed a proposito di parole, un amico (arrogandomi il diritto di definirlo tale) scrisse una profonda ed apprezzata riflessione sulle stesse, le quali, dileguatesi senza ragione e motivo, smarrite come se lungamente sopite, infine si ritrovassero investendolo all'improvviso e restituendogli la possibilità di modellarle nuovamente. Non so se io abbia con le parole questo legame così intimo pur se ad esse delego parte del mio tempo, della mia vita, del mio essere senza alcuna velleità di riceverne da esse alcun tipo di gratificazione, sono parole, solo parole e mi servono per poter così sintetizzare quel filo arroventato che spesso argina le mie cattive abitudini rendendomi almeno in apparenza nuovamente abile e considerabile almeno a livello di rudimentale bestia senziente. Scrivo della Quinta perché delle quattordici declinazioni assortite in quel compendio, la Quinta è forse la più famosa e non importa che ci se ne accorga, essa è lì persistente e il suo stesso persistere propelle quella sottile sensazione verso ampi ed immensi e nuovi orizzonti ed il propulso non è dimenticato ma resta a futura comprensione da chi, ancora impreparato, sia incapace di avvertirlo.

Avevo paura di poco ma quanto poco ci vuole ad avere paura e non lasciarsi più andare... Sono anni che non ci si incontri più saltuariamente, sospiri annegati durante secondi svilenti ed ammorbanti, se tempo sia stato... che tempo resti nero su bianco o che si disperda nell'oscuro biascicato ed espressamente criptico. Sono anni che ti scriva senza che tu riceva alcuna delle mie parole, sarebbe un errore imperdonabile, sarebbe una soluzione da codardi e comunque scriverti è un modo di espiare perché non è possibile rimuovere i ricordi. Il cervello naturalmente effettua già una cernita molto precisa al riguardo. Ciò che risulti nel bene e nel male non può essere più rimosso, non consciamente e allora il quotidiano, questa semplice quanto efficace scorza di apparenza, diviene solo un pretesto per poter restare costantemente il più lontano possibile da ciò che esso rappresenti. Te l'ho detto mille volte mille, non posso pretendere che tu capisca e non voglio nemmeno che tu ci provi in qualche modo. Va sempre male così e analizzando ogni possibile variazione non devi prendertela, io (pre)tendo e mi adopero a ciò e gli altri... gli altri sono sempre liberi di migliorare e di mantenersi salvi e lontano da ogni pozza melliflua che la realtà propini loro ad ogni angolo e per ogni traversa. Qualcuno definisce un fatto come un che' di sorprendente ma in ciò, io vedo solo l'ennesima tessera perfettamente posata ed inutile in mezzo a tutte le altre, a tante altre, non è mia premura verificarne l'effettiva durabilità o scopo, è solo apparenza perché ciò che cerco non può essere ritrovato e non può esser nemmeno smarrito.

Certamente da primo accettare non era un'opzione, da secondo probabilmente ne avrebbe ponderato l'esclusione, da terzo… beh da terzo era possibile rifiutare nonostante la decisione fosse inevitabilmente pregna di tempo ma da quarto qual'era, da quarto, il rifiuto non era assolutamente ponderabile e quindi, da quarto, accettò. Accettò meschinamente di farsi irretire, accettò senza pretese e senza remore. Sarebbe stata salita ma solo per un po', sarebbe durata ma solo per un po' e sarebbe stata anche discesa da un certo punto di vista. Non avvertiva il peso che già opprimesse il cammino, non si voltò mai indietro, non ebbe fretta ma andò un passo alla volta, una cicatrice alla volta. Ed eccoci ancora una volta sul tappeto che non conosce tempo ma di esso impregnato, un po' sudicio un po' arricciato ma sempre al suo posto, sotto al tavolo rotondo nel grande soggiorno. Già... sembrava un tavolo così grande, tanto da potercisi nascondere agevolmente e lì attendere, tra tappeto e tavolo, tra ruvido e legno, ogni volta che i fulmini squarciassero le tenebre con tuoni dirompenti per nulla ovattati dalla pioggia scrosciante, nei lividi mai del tutto sopiti ad ogni brivido e dalla paura che da sotto il letto e da ogni più recondito angolo del mio essere premesse per uno spiraglio affilato di schiavizzante libertà.

E quando il dolore divenne così impellente da sopraffarmi, oltre all'angoscia, oltre alle cicatrici, oltre al lardo ed alla mia costante ed ottusa inadeguatezza non chiesi alcun aiuto ma decisi di andare via prima che fosse troppo tardi per rimediare, prima che un ulteriore crisi potesse obbligarmi a renderla definitivamente perché sai, c'ero andato vicino dannatamente ma mi salvai per un minimo senso egoistico d'amor proprio o più semplicemente livida ed atterrente paura. Allora viaggiai abbastanza da potermelo permettere senza una meta precisa purché fosse un po' più lontana ancora e quando la raggiunsi, non mi sentii affatto meglio. Dalle Ebridi la luce si percepisce in modo diverso, anche la risacca muta tono, non sembra che si pachi anche nelle baie e le insenature apparentemente più tranquille, essa irrompe il più delle volte ed io iniziai ad abbandonare ogni concetto precostruito, ogni nozione base. Lontano da strade e città e persone, camminavo a volte per ore o spostandomi grazie ad un mezzo occasionale, dormivo non importava dove, avevo carta per scrivere, tabacco da fumare, molta più fame forse ma anche molta più consapevolezza. Pensai fosse un peccato a quel punto, dopo tutto quel viaggiare in vista di Lewis, perdere ancora l'occasione di restarvi ancora un po' e mantenere tutto ciò. Il dolore non cessò per quello, non smisi neppure di disperarmi eppure la distanza mise sabbia, così tanta sabbia in fondo al pozzo che il cuore smise di sincopare e la mia mente si riadattò ad un altro modo di comunicare e non ebbi necessità di ritrovare quelle cicatrici così avvilenti e per tutto il mio vagare non tentai mai un contatto con ciò che avessi lasciato. Soppressi le bocche del dolore e per un po' non ne ebbi di nuove e lì restai finché ne ebbi la forza. Restai senza alcuna velleità di poter guarire, restai per assaporare il risultato di una scelta, una delle poche mai fatte non del tutto sbagliate, in vita mia. Poi venne Hirta ed in lei mi persi. Pensai di essermi allenato a sufficienza in quel periodo, di essermi alienato a sufficienza, di aver percorso abbastanza e aver smesso di cercare sufficientemente. Il dolore non mi abbandonò mai ma modificai il mio modo di comunicare e di essere, non cercai più di adeguarmi tutt'altro; oggi vedi solo quello che vuoi e puoi vedere di me perché è quello che io conceda a te e agli altri. Il dialogo ha la stessa reciprocità del vento verso la vela, se non è a favore non è possibile navigare e pur fornendoti tutto il vento con le parole di cui tu abbia bisogno su di un immenso e sconfinato dialogo, esso, non sarà mai a tuo favore. Solo... va bene, superficiale va bene, soffrire va bene, puoi pensare ciò che vuoi e ritenermi ciò che vuoi, il peggiore, l'inutile, va bene anche questo, non è mia intenzione dissuadere te o gli altri.

I miei dialoghi sono estinti ormai, contemplo ed adopero solo sequenze di monologhi e soliloqui, di recente i soliloqui hann preso il sopravvento sui monologhi e monopolizzano la mia capacità comunicativa lasciando solo minimi orpelli percettivi e percettibili all'altrui interazione. Non avverto il bisogno di comunicare con voi altri per poterne o doverne ricevere una conferma o un'impressione. Generalmente questo potrebbe essere necessario solo avendo una base comune di reciproca fiducia ma ho allagato quelle camere del parlatorio molto tempo fa e pur volendole recuperare, non saprei più come fare. Me ne accorgo quando sostengo un dialogo esterno, le mie vie sono lampanti ed i miei modi eloquenti e chi interagisce è a proprio agio perché io sono al sicuro mille miglia lontano, in fondo al pozzo, a marcirvi di/al sicuro e il dialogo è solo effimero, è solo un'apparenza di normalità, un velo davvero sottile e quasi invisibile e tuttavia sufficiente allo scopo. Il tempo non serve, la volontà non serve, le persone non servono, i legami non servono, almeno non per come io sia, soffro e va bene e anche le cicatrici ritrovano costantemente nuovo tessuto da depredare e non è un dramma. Affermi che il tempo sia tangibile, che lo si ritrovi in ogni suo riferimento come un orologio ma non è vero, il riferimento di un orologio è solo e sempre un altro orologio. Il tempo non esiste se non nella nostra percezione di un nanosecondo precedente un'azione e nell'immediato susseguente nell'averla compiuta. Ti devi svegliare hai capito!

Quanto serve a lenire un po' di questa mia inettitudine o almeno un po' di questo dolore... quindici nuovi chili di lardo richiamati con furore negli ultimi tre mesi, del silenzio infinito, un pensiero chirurgico lungo duemila parole o dodicimilacinquecento caratteri punteggiatura inclusa, una nuova ustione o magari dieci, una ferita che mi faccia ponderare l'intensità del dolore ch'io stia già sperimentando per cause indipendenti dalla mia volontà, una veglia di sessantadue ore filate, tagli paralleli ed ordinati, l'aspirare continuo di fumi combusti che si sedimentino permanentemente nei miei polmoni, un pianto liberatorio, un grido lancinante, un viaggio lungo quarantaepiùanni, il pensiero verso coloro persi, l'essere inutile nel quotidiano fradicio, il sapore ferroso in bocca e gli occhi sbarrati, la superficialità infinita che mi si sia cucito ormai sopra e sotto la pelle, una spirale affilata di ricordi e rimorsi tra rimorsi e ricordi e pensieri e parole... una notte iniqua al giorno che verrà o la mia vita iniqua alla mia morte iniqua e dubbi e ulteriori imponderabili scelte... esservi, e anche solo per un istante significherebbe bruciare, affermare con certezza quanto mi laceri e quanto male mi faccia tutto questo... farle capire... farti capire e capire che sia già troppo tardi.

Io credo, no... io convengo che tu abbia ragione e per questo... vado. Non è una regola generale... ma l'unica.
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Scrivere di notte vale solo se il giorno prima si sia sofferto sufficientemente, non è una regola generale ma l'unica regola. Soffrire e sentirsi morire, solo sentirsi morire perché altrimenti qualunque sia il cammino successivo, quale che sia l'alternativa dolce o mellifluo viatico, non vi sarebbe...
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05/09/2020 17:39:34
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