Frankie Starlight III - Lost Liquor a.k.a. My Missing CSF

14 settembre 2020 ore 08:54 segnala
(Sei) (p)Ossessivo, (ri)parliamo(ne), (sei) compulsivo, parliamo del diviso, ossessivo-compulsivo, scriver(n)e per parlare e parlar(n)e per scriver(te)lo di notte vale un pezzo di pelle in più e un quantitativo adeguato di lucida percezione di ciò che venga inevitabilmente a perdersi, sempre di notte la notte che bolle e che volle e che botte, quante botte, terminata l'epopea del dialogo si dovette necessariamente passare ad altre vie per potersi reciprocamente inculcare raziocinio e discernimento sfruttando la non sempre sottovalutata fisica dei corpi e la meccanica copiosa dei fluidi, la notte che divelle e ogni pensiero vale meno a meno che non si vada o si resti sull'ameno. Dovresti darla (épiphénomène) lett(vint)a a lei, seriamente, dovresti darle retta e non star qui ad ascoltarmi, seriamente perché una mammola farebbe meglio, fossi in te una mossa mi darei e senza farmi distrarre dai flauti e ottavini, rimbrottanti oboi e ciarlieri fagotti, sottili clarinetti degli angeli e corni e flicorni dei diavoli e trombe e tromboni degli arcangeli in un aggraziato fracasso di timpani e grancassa resterei irrimediabilmente lucido, seriamente, perché cazzo non le dai retta...

In doloroso (épiphénomène) possesso di tessuti molli e ricettacolo portante, fibre di media resistenza a mezzo e corto (cortissimo) termine, membrane permeabili e concetti elettricamente partoriti, come ogni struttura ospitante opposti in materia di durabilità, compatibilità, usura e resistenza, confermai l'unico viatico capace di mantenere la stessa struttura efficiente. Alta temperatura focalizzata, un piccolo miracolo chimicamente esagerato, elettroliticamente accurato, non è la sola cosa in quanto distruggente in modo efficiente ogni più piccola remora. Moralmente inibito, atrocemente combattuto, ferocemente represso, elastico continuo tra rostri ruvidi e pulegge rozze, unico spazio (in)comprimibile, persiste(nte) all'interno logorandosi infinitamente, respingendo(si) ed attraendo(si) opposti incapaci di coesistere nello stesso tempo. È un moderno prototipo d'eroe d'azione.

C'est seulement dix ans plus tard qu'une renaissance de mon coeur est devenu possible. Adesso che hai sufficiente annacquato la ragione, non hai necessità di navigare e certamente la rotta diviene (épiphénomène) inutile, so che la voglia sia mai stata sopita, adesso puoi farti del tuo peggio senza remore, senza perderti in meandri crepuscolari, in torbide scuse o saccenti arguzie. Adesso puoi davvero renderti tutto il male, sei pronto ad accoglierlo senza alcuna distrazione o capacità percettiva impoverita, è solo la tua volontà malleabile che ne consente l'esistenza, coraggio... non hai da perdere non hai da riflettere, brucia sequenzialmente, tramortisci la colpa, il buon senso, riducila nel pozzo e rendili parte integrante di questa dimensione, non hai mai davvero smesso e per questo cosa dovrebbe importarti al di là di sostenerlo. Guarirai come sempre almeno apparentemente, guarirai agli occhi altrui che non indugeranno e non si interrogheranno, guarirai domani e per il domani hai sempre margine, adesso però affonda e lasciati andare. Ma dove sta il suo arco?

In un'altra vita, inutile come la vista al di qua del mare al di qua dell'umido squallore quotidiano, al di qua dello scontato e facilmente barattabile, setacciando plutonio da bassa lega in cambio dell'oro degli stolti da loro bramato, il cuore sottrasse delicatamente l'emottoica morsa metastatica ai polmoni e così facendo arse inconsapevolmente rendendosi incapace di ascoltare qualsivoglia ulteriore stimolo per sempre. I polmoni ringraziarono e per questo si aprirono completamente colmandosi irrimediabilmente di fumo e di nero ormai persi in bagliori di nuda oscenità. Aver nostalgia di ciò passato o perso non è cosa da sfoggiare, aver nostalgia in generale è oltremodo inutile e il cuore del resto non era mai stato una cima. In tutto questo il cervello tentò di apprendere le ragioni dal cuore e lo spirito dai polmoni sovraccaricandosi di ulteriore ciarpame inutile e, da allora, l'ego divenuto ormai incapace di un'erezione bastevolmente turgida ne cerca sempre e costantemente una riflessa, una abbastanza propellente, abbastanza coadiuvante e sufficientemente duratura. Non v'è comunicazione se le parti non ne abbiano alcuna intenzione, non v'è continuità d'intenti se le parti scavino costantemente trincee in forma di solchi cicatriziali e non v'è alcuna utilità nel continuare ad essere o sembrare o persistere nel decadere.

Manca il colore... (Tuto va e vien) oltre alle tracce, alle ombre di varia intensità, alle linee precipitanti, (Tuto va e vien) agli angoli angusti, alle altezze variabili, alle percettive profondità... manca il colore, (Tuto va e vien) manca il motore, manca il dolore... unn'è unn'è 'su dùluri ca nunn'u'vìu...

La mia (è) depressione (parte) ormai (della) permanente (compulsione) mi facilita ben pochi slanci ma (dilania) al contempo molteplici e severe ricadute tanto che mi sia di certo impossibile (perderle) distinguerle, non (voglio) posso stabilire se sia appena ripiombato in una di queste (miseramente fameliche) o se sia sempre stato così e semmai ne sia veramente (flaccido) uscito. Questo periodo non mi è familiare, questa storia non è la (tua) sua, posso trattarla, riprenderla, rivoltarla, riscriverla e renderla meno sudicia magari, meno (venefica) accessibile e meno (reale) veritiera. Posso farci un pensiero o una croce, ottomila parole al giorno per ricalibrarla e corroborarla e darle un taglio completamente diverso da ciò che fosse in origine, posso modificarla e renderla veramente mendace, unica, distorta. Non bado a quanto stia scrivendo quotidianamente, nottetempo, non hanno senso le ore diurne al pari di quelle notturne e forse l'unica differenza risiede nella diversa intensità del dolore, alle perdite di coscienza che per quanto brevi siano un vero sollievo, ai silenzi irrompenti, ai vapori secchi dell'inferno, alle calde sezioni esposte e purulente, alla lingua che sfrigola sui denti. Dovrei fare altro, molto altro forse ma non ne sono in grado. Non ho il tempo di attendere e così ponderare, ogni cosa è già fuggita e la mente resta ubriaca a sbattere come una lenta e villana, poco avvezza ai drappi di seta ma facile da corrompersi senza ritegno per sudicio ribollire. Dopo aver buttato giù un paio di cartelle le rileggo tentando di districarmi tra le righe interpretando l'illeggibile (épiphénomène) arcano così furiosamente prodotto dalla mia mano. A volte è come una scossa ed altre è il treno che interrompe la corsa e la cinetica diventa legge portante, divise l'alfa spingendola straripante sino all'omega.

Una scritta, un messaggio, un rivolo scarlatto, rileggo ogni cartella, una brezza, una nota, una mezza, una intera, una di sera, ricordo rabbercio abbozzo cesello quoto e le parole a volte indistinguibili da usare, affondano ed io con esse mentre sia il significato sia la brezza implodono universalmente e sublima un senso nell'enfasi, nel tono e nelle pause, nelle cause. Cazzo, le pause, devi piantarla con le pause. Una volta a teatro non v'erano (cause) pause, un dialogo iniziava e terminava senza che ve ne fossero di necessarie, l'enfasi stava nella bravura dei recitanti e poi, ad un tratto (d'improvviso come l'incendio di Chicago) in un dialogo fecero la loro comparsa, forse per un fatto di pura improvvisazione, forse per una momentanea riflessione sullo studio del personaggio o forse semplicemente in modo voluto e da allora, incredibile a dirsi, chiunque voglia darsi un tono le usa abusandone continuamente. Le (cause) pause non servono, rispondi dunque alla domanda se in possesso della risposta altrimenti rispondi lo stesso ma in maniera diversa variando tono e forma e armonia della stessa. Chiarisci che alla domanda in questione non possa rispondere e che al ripetersi della stessa o di altre simili l'istinto ti porterà a saccheggiare dagli angoli bui della tua anima una dose eccessiva di sana rabbia purulenta e con essa darai fiato a parole forzatamente narcotizzate in fondo allo stomaco, ovattate irrimediabilmente dal cuore, vincolate e rese pesanti da ogni ragione e allora esse schizzeranno via impazzite, non saranno solo parte della risposta ma ti dilanieranno allo stesso tempo inibendoti, incapacitandoti alla sofferenza.

Potresti anche impegnare parte del tuo inutile tempo stagnante a migliorare, schiarire ogni tocco, affinarne la percezione e l'apparenza, prendere maggiore confidenza con la tela ed osservare che per una idea non serve necessariamente una mano fortunata o uno spasmo talmente erratico da mascherarsi di inutile genialità. È un moderno archetipo virulento.

Luce bassa sulle dita, la nebbia solidifica lungo tagli spettroscopici ed ogni sezione esposta turbina incessantemente in modo caotico, luce bassa sui pensieri inutilmente arresi, fondatamente arenati, lucidamente dispersi e che ne abbia forse bisogno per scrivere... luce non è un riferimento essenziale, ogni lettera brilla già di suo tuttavia osservo spesso spirali di fumo agonizzanti in codesta penombra che solo una (luce) bassa possa così mostrare. Con un po' di pratica è possibile scrivere due pensieri coincisi ed opposti miscelandoli in un unico periodo, occorre pazienza ma nulla che il continuo esercizio nel tempo non porti a destinazione. Benché la necessità non fosse impellente e per quanto si affannasse e si illudesse di percepire sirene diverse da innumerevoli porti oltre mondo, solo uno stimolo interrotto obliquamente acuto, molto più di un parossismo, molto più di una scossa prolungata, diveniva via via sempre più pronunciato plasmandosi... a volte è anch'essa un'ossessione, a volte è solo pura pratica teorica. Immagina tre parole al secondo continuare per una notte intera, avvicinarsi a quota ottomila di pensiero sintetizzato che non debba essere ulteriormente raffinato o rivisto e che sia quindi pronto a sferragliare la coscienza ad ogni rilettura. A guardarla (corendo drio al piaçere) mi ci sarebbe voluto molto più tempo a comprenderla che non a rivolgerle una parola ma è questo il problema, queste parole non sono automatiche e per non sconfinare e precipitare nella becera e scontata circostanza esse allora diventando irreperibilmente rare, mutano, impossibili da pronunciare in modo coerente.

Rimasi a guardarla... senza alcuna speranza perché non ne riponga mai a sufficienza e lei e Speranza si erano brutalmente separate alla nascita, lacerate nel profondo con costanza ed è solo ironia a futura memoria che Speranza e Costanza si incontrassero l'una nell'altra a volte e con discrezione l'una sull'altra. A volte in brutali attimi concitati, a volte durante lunghe ed interminabili sedute. L'una non la prese mai bene avvizzendo lividamente radiosa, l'altra non la prese mai del tutto sino in fondo sincerandosene, affetta da patologica inguaribile fiducia con costanza aprì se stessa a nuova speranza. A volte in repentini cambi di umore secreto, a volte in lascivi e vibranti echi bitonali lungo le tracce percussive. Rimasi da solo perché osservare è routine pretestuosa, perché lasciare è meglio di comprendere, perché in fondo non si avverte il bisogno di divenire vulnerabili concendendosi all'altrui fiducia. Rimasi da solo perché non è da tutti tenere lo sguardo così inespressivo e così a lungo, alla lunga sorgono questioni, sfociano in dubbi e si ripercuotono in quesiti ai quali non ho mai avuto intenzione di rispondere e non per un innato senso di soddisfazione o arroganza, ogni cosa appare ed è percepita ma il valore ad essa connesso vale solo per il tempo specifico e determinato che ad essa appartiene. A volte sono solo riverberi, a volte sono solo voci perse, a volte sono sospiri nel cambiamento, a volte sono recrudescenze di antichi conflitti erroneamente dati per sopiti, a volte sono propulsioni oniriche lancinanti.

La mia notte è tremendamente fredda e silenziosa, non è la percezione ad ingannarmi, non sono i sensi inutilmente soffocati, non è semplicemente un modo di descrivere l'essere e il divenire. La nave scivola prorompente, il fluido si eccita in mille scintille arcobaleno, è sufficiente chiudere gli occhi per lasciarsi sopraffare da ulteriori mille percezioni intense grazie alle quali ogni senso diviene inutile nel provare a contenerle e allora mantengo gli occhi sbarrati e mi accontento della mia posizione per tutto il tempo che sia disponibile e provo ad allontanare mille altri pensieri che inevitabilmente ritorneranno corsari alla fine della corsa. Per un po' non mi dispiacque che Costanza e Speranza si affannassero e venissero insieme, per un po' ignorai facilmente ogni possibile concatenazione di eventi ad esse legata. Il fluido evaporò in solido agglomerato e la nave raschiò sul fondo con sonora aggressività e la brezza si sciolse in un caldo ed umido panno opprimente che provò a soffocarmi senza preavviso. I miei sensi tornarono e con essi i colori e con essi i corsari nonostante anche i conflitti tenuti lontani divenissero ormai prossimi. Avrei potuto forse decidere di continuare ed ignorare questi ultimi, mi sarei seduto ancora sulla banchina lungo tutto il canale ad attendere una barca con il pesce appena pescato tenuto sulla brace quel tanto da farsi acquistare, avrei potuto continuare a camminare con lei tutto il resto del giorno e della notte creando qualcosa di qualitativamente migliore. Avrei potuto impegnarmi ulteriormente e spiegarle il mio punto di vista ma l'essere analitico non concilia molto ciò che Costanza e Speranza perpetrassero e da un'osservazione nasce una vera e propria trincea dalla quale iniziare ad esplodere ogni sorta di calibro verso l'altra parte. È facile affondarsi in conflitti di parole che però nascondono solo strascichi ben più profondi con radici ben salde in orizzonti culturalmente insospettabili. Sarei potuto restare seduto su quella panchina ed osservare il cielo ed ogni costellazione sino all'alba descrivendole ogni astro ed ogni posizione ed ogni sogno ed ogni canzone che mi tornasse alla mente, sarei potuto anche restare in silenzio semplicemente ascoltandola...

Ma per quanto io lo invidi, IO non sono Frankie Starlight, non sono affatto come lui, non ne ho né la forza, né l'animo, né le capacità. Riconosco per me stesso solo una non vita pregna di complicazioni, riconosco per me solo la marcescenza. Prima o poi me ne stancherò definitivamente, prima o poi dovrò dismettermi, prima o poi me ne dovrò andare...

Sinus Durae Matris II

09 settembre 2020 ore 23:55 segnala
Man leaves a bag, DOC makes a bomb, woman walks into DOC, woman gives her womb, DOC comes, falls and misunderstands, DOC dies, woman takes bomb in a bag then... Man takes the bag back again.

Improvvisamente sembra(va) andar male, te lo assicuro lei sta(va)... lei sta(va) bene, dancin'n'drinkin'nflirtin'n'bangin'n'whatever the fuck she was doin' in the back and there I saw those scars, fresh and clean on her back just... lì, l'hai vista quando... quella dannata porta, hai lasciato che aprisse quella dannata porta. Are you seriously out of your fucking mind? You have to take it back, shut it up, take back all my wishes bitch, no more rain, no more bloody rain, no more fuckin' strains and nukes all the way and, last but not least, that big fuckin' giant woman trashin' my mind, would you please let her stop and go? Stop but go, STOP but GO! We're trying to work here pal, she's makin'havoc, this is our land, the secure temple of ours, just please take back my fucking wishes.

Cazzo, disse illuminandosi di brivido ed eccitazione, hanno la bomba disse, cazzohodettocazzo di là hanno già la bomba e le mani non smettevano di tremare mentre lo sguardo continuasse a rimbalzare da un angolo ad un altro dello scantinato. Credo che la si dovrebbe sviluppare anche noi disse Mario, da questa parte cioè? Replicò il fratello un po' (tanto) coglione di Mario, intendo giusto come deterrente e assicurazione non credete anche voi? Ma gli altri rimasero un po' attoniti ed atterriti senza replicare. Si fece di nuovo silenzio ed allora. Io dico che dici delle stronzate. Io dico che la tua idea è importante e qualcuno, no anzi la tua idea è davvero fenomenale e tu... tu te ne devi occupare, immediatamente, questa cosa va fatta e va fatta e va fatta adesso... che dici ce la fai? Che dici ce la fai a farla tra una sega e l'altra un'altra? Che ti serve? Vuoi un cachet? Ho un Falqui che basta la parola eh? Che ti ssssssssssssssserve? Stai ancora qua? E tutti come piccole ma instancabili api operaie iniziarono a darsi da fare, incidenza, decadimento, impellenza, scrupolo di abnegazione, forniture filiformi, gran cifrato esagonale, turpiloquio e sesso sfrenato. Si andò avanti così, arrancando o rotolando attraverso vari strati di materia e di fango e vari stadi di putrida esaltazione o mera soddisfazione sensoriale da sfregamento.


You know what...
I'm gonna tell you what's the what,
when you're gonna wake up and, believe me pal,
you're gonna wake up, you'll get rain,
so much rain on you all over you ass you gonna cry
and desire just to die.
Sure I may even think to help ya, such a blessing on your part,
such a pain in the ass you think you're so smart uh?
Well, we will see what this is all about don't we?
Let him gather 'em all around there,
let him do his magic and see what happens next,
see how it starts, yep, let him amuse us, see?
Let him do that shit.

Si vis pacem. Credo che inizierà da uno di noi sei altrimenti... perché ci avrebbe riunito tutti in questa stanza che fa anche un caldodellamadonna... forse il più preparato dovrebbe farsi avanti ad intercettare la sua indecisione affiché le probabilità girino a nostro favore, tutte le probabilità. Inizi tu? No perché il tempo passa in fretta e la probabilità che ognuno di noi abbia la possibilità di migliorare l'idea che lui di noi abbia già in testa si assottiglia a mano a mano che questo tempo passi nell'indecisione più estrema e mentre voi state qui a segarvi dell'anima e del culo, ha già in mano i nostri libretti, cazzo, vuoi per piacere, vuoi per piace...vieni qui, vuoi venire qui evvvvieENIQUIMAMMOLA!!! Vuoi per piacere andare a sederti e risolvere questa situazione? Ce la fai o stai ancora pensando all'assemblea di ieri notte, che c'è? Dai che c'è? Dai che c'hai? Hai una carenza di fluidità del liquor? Ti faccio il lattuccio? No dimmi... alloradicoALLORA te la dai una mossa? E vai va'.

Lo vedi come stiamo, questo è uno spazio troppo angusto anche per potervi respirare da soli, muoviti (noncelafaccio) prova a muoverti (noncelafaccio) e resto bloccato (noncelanoncelanoncelafaccio) con il battito sale a mille mentre il corpo non risponde, non posso aprire gli occhi ed il respiro sembra farsi sempre più corto e rarefatto mentre so benissimo di essere nel mezzo di una paralisi ipnogena e tuttavia ciò non mi aiuta perché mi prende il panico, perché resto immobile ed affondo e precipito e lo spazio diventa melassa che preme contro le narici, le orecchie, gli occhi, la bocca seppur distorta con la lingua che spalmata innaturalmente contro il palato è pronta a rivoltarsi come un calzino e spiaccicarmisi in gola e i crampi mi tagliano lo stomaco mentre è come se avessi braccia e gambe saldate su questo letto del cazzorespirarespirarespira. Respira. Respira e non pensare al fatto di non poterti muovere, il mio cervello è sveglio da un pezzo ma il resto dorme il sonno dei morti e sono solo scintille ad impulsi, solo flebili tentativi di muovere qualcosa di inamovibile senza nessuna forza irrefrenabile e respiro così a fatica che adesso ascolto solo un sibilo sottile, appena percettibile e sincopato che sovrapponendosi alla frequenza cardiaca crea un disallineamento uditivo e tutto inizia a ruotare perché va a puttana anche l'equilibrio.

Si vis pacem. Devo dedurre (signori) che abbiate studiato tutti assieme e quindi che tutti voi (coglioni) abbiate il medesimo livello di preparazione del vostro collega appena esaminato. Su queste basi vi sta bene diciamo... diciotto? Tutti voi... tu, tu, tu, tu, tu e tu tivitivitivitivitivivistabenediciotto? Come dite voi giovani fricchettoni del cazzo, ildiciottopolitico, vistavistavistaistabeneildiciottopolitco


I got a lot of a lot of a lot of joy in the bottom of my heart,
where?
Right there in the bottom of my heart.
Too much of a joy and pain right there in the bottom of my gurgling heart.
Too much of blood in my mouth every time i spit down in the sink,
I sleep when I'm able with this taste of iron in my mouth, it's too much I feel
it's draining me down for good this time.
Too much to smoke and too much to think
and too much on the well of pains, this is not good I can say,
I can see, I can feel in my guts, damn, too much to drink
and thinking whatever was the thing I was thinking, I don't feel good,
I can say to you,
I don't feel any good lately but
I got a lot of a lot of a lot of joy and shit in the bottom of my heart,
where?
in the bottom of my heart,
what?
a lot of a lot of a lot of joy and shit.
Right there in the bottom of my heart.

La temperatura si abbassò subitaneamente. D'improvviso, il sentore d'umido crebbe e, sebbene petulanti rimembranze scolorissero vivide d'un caldo intenso, l'ultimo riflesso estivo fuggiva furtivamente mentre una strana ombra pronunciandosi distintamente inghiottiva intorno ogni cosa. Non ebbe tempo di riflettere assorta in pensieri troppo sottili per poter essere facilmente giostrati quando un fragoroso tuono squarciò quel silenzio pomeridiano a cui da troppo tempo si sentisse ormai assuefatta. Non si avvide di alcun lampo precursore, il fragore irruppe scaltro e temibile producendo quindi un silenzio ancor più profondo ma non per questo inaspettato. La luce questa meschina compagna di cammino stava andando già via, poco per volta ma d'improvviso non c'era più e cosa fare (allora) da sola nella più profonda oscurità, trattenere il fiato, chiudere gli occhi o spalancarli, tendere una mano o entrambe alla ricerca di un possibile ostacolo, pericolo, muro, spuntone aguzzo, lama affilata, invidia esplosiva, rabbia fotonica, ornitorinco, niente... che fare... che fare... hanno ucciso Berardo Viola Che Fare???

Si vis pacem. Affrettò il passo, la strada, una linea nera e contorta, tra aspetti familiarmente noti e tristemente decadenti, tre punti sostanziali e necrotici, impressioni asperrime nei loro iniqui bagliori di speranza, melliflui nella stessa intrinseca persistenza. Aveva tempo, tutto il tempo, smise di affannarsi continuando però a muoversi senza badare troppo alle prime gocce taglienti ed inesorabili. Il silenzio era stato assorbito ed il tempo colava via troppo in fretta come liquido rosso e denso dalle vene. Non posso perderne così tanto e così in fretta, non è normale. Credo che non possa andare avanti così avanti per molto tempo ancora, la temperatura precipita, freddo, freddissimo, il respiro come ogni liquido nei polmoni ghiaccia, i polmoni si espandono sempre di più. Le mani tremano e si chiudono di scatto e così a stringere stringeranno follemente al niente fino a frantumare le singole falangi e la bocca sarà così serrata ormai colma d'odio e volontà inespressa che i denti esploderanno in una nuvola tagliente che Le aprirà nuovi sorrisi. Un passo alla volta, uno ancora, uno ancora sempre più vicino, sempre più lontano, sempre più stridente quel sibilo che ogni vaso farà bollire e brucerà ogni capillare e le fibre così sollecitate bruceranno ogni zucchero presente sino a consumarsi inesorabilmente nei minuti successivi.

Para bellum. Non ricordo bene perché forse si è trattato di un semplice sogno o forse semplicemente di una faccenda tanto nebulosa quanto oscura ed impossibile adessocomeadesso da verificare per il mio intelletto al di sotto del normale, ciò che possa o meno ricordare potrebbe non esserti di alcun conforto e potrebbe anche darsi che ti precluda ogni possibile via d’uscita. Non adopero più il telefono, questo devi saperlo, non per parlare o scrivere o le applicazionidelcazzo infatti, normalmente ne testo solo la resistenza scagliandolo contro il muro più vicino e sino ad ora ogni telefono usato mantiene la propria integrità solo in mancanza di un impatto che, aggiungo, sino ad ora si sia sempre verificato. Potrei fare a meno del telefono certo, potrei fare a meno di far buchi nei muri certo, potrei dedicarmi a qualcosa di diverso ma ho già le mie beghe ed i miei grattacapi e, mantenere ancor più indaffarate le già indaffarate mani del diavolo non sembra sia cosa carina. Certo lo so anche io, potrei usare il telefono semplicemente per parlare ma non credo questa cosa funzioni (per me) bene come prima, dovrei provare, dovrei dovrei dovrei allora potrei farei direi ma visto che sia tutto nel mio futuro imperfetto e passato anteriore, non vedo vie d’uscita al dolore ed alla dannazione. È il dramma di ogni mattina, quelle almeno delle quali mantenga una certa elaborazione sensoriale perché lo sai, il cervello è ancora in ostaggio, al buio e al freddo, recluso in cantina.

Para bellum. E c'è un topino, non un ratto del cazzo sporco e viscido di merda ma un topino di campagna, piccolo che pesa quanto una piuma, non grigio ma di pelo marrone fulvo, una codina rosa sottile sottile e due occhietti furbi per nulla inespressivi, con quelle orecchiette a punta sempre in movimento a captare ogni più piccolo rumore, cazzo devi vederlo... quando sto qui a scrivere me lo sento scivolare proprio qui dietro l'orecchio destro e graffia e scava e scava e graffia e lo sento rosicchiare, maceramaceramaceramarciscimarciscimarcsci e maceramacera e marciscimarcisci adesso c'è un passaggio diretto che lo porta oltre il Circolo frantumati i Seni della Dura Madre proprio sotto al cervello e si sfrega contento le zampine e si compiace mentre vi si fa largo perché non appena un altro tasto verrà pigiato affonderà con più gusto nel mio liquor e farà scempio delle mie sinapsi. Spero solo che gli venga un càncher che lo faccia affondare e che magari finalmente compulsivamente s'ingozzi tanto avidamente del mio cervello che infine ci si strozzi. E quindi avevo un cervello ed ora un cervello con un buco e dentro il buco un topino ma non è, non è un topino ma un ratto del cazzo nero e viscido di merda che si contorce e si lamenta mentre il veleno lo fulmina lentamente e lo scuote e ad ogni impulso perdo qualche miliardo di connessioni neurali a tal punto che potrei anche non ricordare più l'alfabeto tra cinque minuti e a, b, c, d, e cazzo cazzo cazzo puf! SDENG!

Attention to all planets of the Solar Federation! WE HAVE ASSUMED CONTROL!!!

Frankie Starlight II - Scottish Dance number 5

05 settembre 2020 ore 17:39 segnala
Scrivere di notte vale solo se il giorno prima si sia sofferto sufficientemente, non è una regola generale ma l'unica regola. Soffrire e sentirsi morire, solo sentirsi morire perché altrimenti qualunque sia il cammino successivo, quale che sia l'alternativa dolce o mellifluo viatico, non vi sarebbe più nulla di alcun valore tangibile e nessun dolore per cui bruciare e quindi poter soffrire sentendosi morire e, sentirsi morire risulterebbe essere adeguatamente bastevole allo scopo... il più delle volte. Soffrire perché è più semplice che rimediare, più semplice che rimediare, ricostruire, ricacciare, rammendare o semplicemente chiedere scusa, molto più semplice che abbandonare ogni pinta di orgoglio dimenticata a decantare in fondo ad ogni bicchiere, in ogni culo di bottiglia altrimenti abbandonata sotto la credenza, sarebbe persino ancor più semplice che sposare lame ed aghi e fiamme più o meno concentrate. Potrebbe essere anche molto più semplice non soffrire... si renderebbe necessario e, nell'eventuale probabile possibilità, smettere di invidiare la (sua) tua presenza così scomoda e ingombrante, un po' itterica e a tratti persino dannatamente livida e per questo, appagante. Ma come faccio a lasciarti andare portandoti via tutto il peso che mi opprime, tutto il disagio, l'acredine ed il rimpianto, come faccio... non si può proprio fare, non è logicamente possibile liberarsene, è un fardello che ha messo ormai radici così tanto profonde da non poter più essere distinte dal corpo dal quale ogni linfa venga inesorabilmente eradicata. Allora... allora resta solo soffrire, non è una regola generale ma l'unica regola.

Aveva paura di poco e quel poco era comunque necessario, mezzo piatto di foiolo al sugo con le olive nere ormai freddo spinto sotto al divano, un bicchiere pieno di bourbon come fosse acqua fresca ancora in mano, maglia e pantaloni ormai intrisi di sudore e di disperazione, un toscano smezzato che, aspirato senza ritegno, partorisse già una cenere pastosa e consistente pronta a bruciare ogni tessuto. Sacrificare ogni legame, ogni rapporto, ogni più piccola certezza e ancora perdersi e cadere scivolando piano o rocambolescamente in modo accidentale via via sempre più rapidamente. Venere venerea venerava vetuste vesti, validi vincoli venefici, vecchie verità vane vuotando velocemente vestiboli. Vaneggiava Venere vagabondando. Venere viaggiò, vilipese vessando, vandalizzò vendicandosi. Vegetò Venere vegliando versi violati. Vuoi vedere viscida Venere? Vuoi veramente vedermi venire?

Scrivere... scrivi e scrivi perdinci cosa vorresti farle leggere, frasi che non ti ascolterà pronunciare mai perché non è nella tua natura e la comunicazione che dal tuo punto di vista è solo un'ermetica capsula deflagrante spesso producente più danni persino del comune tacere. Scrivere... scrivilo ed io... scrivo di molto e per diversi momenti, non sempre e non di tutto. Scrivere è percepire, suonare un po' con le parole perché pur essendo esse magari perfette nella mia testa ora appaiono grezze e inusabili all'atto pratico ed a proposito di parole, un amico (arrogandomi il diritto di definirlo tale) scrisse una profonda ed apprezzata riflessione sulle stesse, le quali, dileguatesi senza ragione e motivo, smarrite come se lungamente sopite, infine si ritrovassero investendolo all'improvviso e restituendogli la possibilità di modellarle nuovamente. Non so se io abbia con le parole questo legame così intimo pur se ad esse delego parte del mio tempo, della mia vita, del mio essere senza alcuna velleità di riceverne da esse alcun tipo di gratificazione, sono parole, solo parole e mi servono per poter così sintetizzare quel filo arroventato che spesso argina le mie cattive abitudini rendendomi almeno in apparenza nuovamente abile e considerabile almeno a livello di rudimentale bestia senziente. Scrivo della Quinta perché delle quattordici declinazioni assortite in quel compendio, la Quinta è forse la più famosa e non importa che ci se ne accorga, essa è lì persistente e il suo stesso persistere propelle quella sottile sensazione verso ampi ed immensi e nuovi orizzonti ed il propulso non è dimenticato ma resta a futura comprensione da chi, ancora impreparato, sia incapace di avvertirlo.

Avevo paura di poco ma quanto poco ci vuole ad avere paura e non lasciarsi più andare... Sono anni che non ci si incontri più saltuariamente, sospiri annegati durante secondi svilenti ed ammorbanti, se tempo sia stato... che tempo resti nero su bianco o che si disperda nell'oscuro biascicato ed espressamente criptico. Sono anni che ti scriva senza che tu riceva alcuna delle mie parole, sarebbe un errore imperdonabile, sarebbe una soluzione da codardi e comunque scriverti è un modo di espiare perché non è possibile rimuovere i ricordi. Il cervello naturalmente effettua già una cernita molto precisa al riguardo. Ciò che risulti nel bene e nel male non può essere più rimosso, non consciamente e allora il quotidiano, questa semplice quanto efficace scorza di apparenza, diviene solo un pretesto per poter restare costantemente il più lontano possibile da ciò che esso rappresenti. Te l'ho detto mille volte mille, non posso pretendere che tu capisca e non voglio nemmeno che tu ci provi in qualche modo. Va sempre male così e analizzando ogni possibile variazione non devi prendertela, io (pre)tendo e mi adopero a ciò e gli altri... gli altri sono sempre liberi di migliorare e di mantenersi salvi e lontano da ogni pozza melliflua che la realtà propini loro ad ogni angolo e per ogni traversa. Qualcuno definisce un fatto come un che' di sorprendente ma in ciò, io vedo solo l'ennesima tessera perfettamente posata ed inutile in mezzo a tutte le altre, a tante altre, non è mia premura verificarne l'effettiva durabilità o scopo, è solo apparenza perché ciò che cerco non può essere ritrovato e non può esser nemmeno smarrito.

Certamente da primo accettare non era un'opzione, da secondo probabilmente ne avrebbe ponderato l'esclusione, da terzo… beh da terzo era possibile rifiutare nonostante la decisione fosse inevitabilmente pregna di tempo ma da quarto qual'era, da quarto, il rifiuto non era assolutamente ponderabile e quindi, da quarto, accettò. Accettò meschinamente di farsi irretire, accettò senza pretese e senza remore. Sarebbe stata salita ma solo per un po', sarebbe durata ma solo per un po' e sarebbe stata anche discesa da un certo punto di vista. Non avvertiva il peso che già opprimesse il cammino, non si voltò mai indietro, non ebbe fretta ma andò un passo alla volta, una cicatrice alla volta. Ed eccoci ancora una volta sul tappeto che non conosce tempo ma di esso impregnato, un po' sudicio un po' arricciato ma sempre al suo posto, sotto al tavolo rotondo nel grande soggiorno. Già... sembrava un tavolo così grande, tanto da potercisi nascondere agevolmente e lì attendere, tra tappeto e tavolo, tra ruvido e legno, ogni volta che i fulmini squarciassero le tenebre con tuoni dirompenti per nulla ovattati dalla pioggia scrosciante, nei lividi mai del tutto sopiti ad ogni brivido e dalla paura che da sotto il letto e da ogni più recondito angolo del mio essere premesse per uno spiraglio affilato di schiavizzante libertà.

E quando il dolore divenne così impellente da sopraffarmi, oltre all'angoscia, oltre alle cicatrici, oltre al lardo ed alla mia costante ed ottusa inadeguatezza non chiesi alcun aiuto ma decisi di andare via prima che fosse troppo tardi per rimediare, prima che un ulteriore crisi potesse obbligarmi a renderla definitivamente perché sai, c'ero andato vicino dannatamente ma mi salvai per un minimo senso egoistico d'amor proprio o più semplicemente livida ed atterrente paura. Allora viaggiai abbastanza da potermelo permettere senza una meta precisa purché fosse un po' più lontana ancora e quando la raggiunsi, non mi sentii affatto meglio. Dalle Ebridi la luce si percepisce in modo diverso, anche la risacca muta tono, non sembra che si pachi anche nelle baie e le insenature apparentemente più tranquille, essa irrompe il più delle volte ed io iniziai ad abbandonare ogni concetto precostruito, ogni nozione base. Lontano da strade e città e persone, camminavo a volte per ore o spostandomi grazie ad un mezzo occasionale, dormivo non importava dove, avevo carta per scrivere, tabacco da fumare, molta più fame forse ma anche molta più consapevolezza. Pensai fosse un peccato a quel punto, dopo tutto quel viaggiare in vista di Lewis, perdere ancora l'occasione di restarvi ancora un po' e mantenere tutto ciò. Il dolore non cessò per quello, non smisi neppure di disperarmi eppure la distanza mise sabbia, così tanta sabbia in fondo al pozzo che il cuore smise di sincopare e la mia mente si riadattò ad un altro modo di comunicare e non ebbi necessità di ritrovare quelle cicatrici così avvilenti e per tutto il mio vagare non tentai mai un contatto con ciò che avessi lasciato. Soppressi le bocche del dolore e per un po' non ne ebbi di nuove e lì restai finché ne ebbi la forza. Restai senza alcuna velleità di poter guarire, restai per assaporare il risultato di una scelta, una delle poche mai fatte non del tutto sbagliate, in vita mia. Poi venne Hirta ed in lei mi persi. Pensai di essermi allenato a sufficienza in quel periodo, di essermi alienato a sufficienza, di aver percorso abbastanza e aver smesso di cercare sufficientemente. Il dolore non mi abbandonò mai ma modificai il mio modo di comunicare e di essere, non cercai più di adeguarmi tutt'altro; oggi vedi solo quello che vuoi e puoi vedere di me perché è quello che io conceda a te e agli altri. Il dialogo ha la stessa reciprocità del vento verso la vela, se non è a favore non è possibile navigare e pur fornendoti tutto il vento con le parole di cui tu abbia bisogno su di un immenso e sconfinato dialogo, esso, non sarà mai a tuo favore. Solo... va bene, superficiale va bene, soffrire va bene, puoi pensare ciò che vuoi e ritenermi ciò che vuoi, il peggiore, l'inutile, va bene anche questo, non è mia intenzione dissuadere te o gli altri.

I miei dialoghi sono estinti ormai, contemplo ed adopero solo sequenze di monologhi e soliloqui, di recente i soliloqui hann preso il sopravvento sui monologhi e monopolizzano la mia capacità comunicativa lasciando solo minimi orpelli percettivi e percettibili all'altrui interazione. Non avverto il bisogno di comunicare con voi altri per poterne o doverne ricevere una conferma o un'impressione. Generalmente questo potrebbe essere necessario solo avendo una base comune di reciproca fiducia ma ho allagato quelle camere del parlatorio molto tempo fa e pur volendole recuperare, non saprei più come fare. Me ne accorgo quando sostengo un dialogo esterno, le mie vie sono lampanti ed i miei modi eloquenti e chi interagisce è a proprio agio perché io sono al sicuro mille miglia lontano, in fondo al pozzo, a marcirvi di/al sicuro e il dialogo è solo effimero, è solo un'apparenza di normalità, un velo davvero sottile e quasi invisibile e tuttavia sufficiente allo scopo. Il tempo non serve, la volontà non serve, le persone non servono, i legami non servono, almeno non per come io sia, soffro e va bene e anche le cicatrici ritrovano costantemente nuovo tessuto da depredare e non è un dramma. Affermi che il tempo sia tangibile, che lo si ritrovi in ogni suo riferimento come un orologio ma non è vero, il riferimento di un orologio è solo e sempre un altro orologio. Il tempo non esiste se non nella nostra percezione di un nanosecondo precedente un'azione e nell'immediato susseguente nell'averla compiuta. Ti devi svegliare hai capito!

Quanto serve a lenire un po' di questa mia inettitudine o almeno un po' di questo dolore... quindici nuovi chili di lardo richiamati con furore negli ultimi tre mesi, del silenzio infinito, un pensiero chirurgico lungo duemila parole o dodicimilacinquecento caratteri punteggiatura inclusa, una nuova ustione o magari dieci, una ferita che mi faccia ponderare l'intensità del dolore ch'io stia già sperimentando per cause indipendenti dalla mia volontà, una veglia di sessantadue ore filate, tagli paralleli ed ordinati, l'aspirare continuo di fumi combusti che si sedimentino permanentemente nei miei polmoni, un pianto liberatorio, un grido lancinante, un viaggio lungo quarantaepiùanni, il pensiero verso coloro persi, l'essere inutile nel quotidiano fradicio, il sapore ferroso in bocca e gli occhi sbarrati, la superficialità infinita che mi si sia cucito ormai sopra e sotto la pelle, una spirale affilata di ricordi e rimorsi tra rimorsi e ricordi e pensieri e parole... una notte iniqua al giorno che verrà o la mia vita iniqua alla mia morte iniqua e dubbi e ulteriori imponderabili scelte... esservi, e anche solo per un istante significherebbe bruciare, affermare con certezza quanto mi laceri e quanto male mi faccia tutto questo... farle capire... farti capire e capire che sia già troppo tardi.

Io credo, no... io convengo che tu abbia ragione e per questo... vado. Non è una regola generale... ma l'unica.
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Scrivere di notte vale solo se il giorno prima si sia sofferto sufficientemente, non è una regola generale ma l'unica regola. Soffrire e sentirsi morire, solo sentirsi morire perché altrimenti qualunque sia il cammino successivo, quale che sia l'alternativa dolce o mellifluo viatico, non vi sarebbe...
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05/09/2020 17:39:34
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Sinus Durae Matris I

06 febbraio 2020 ore 10:07 segnala
Be careful, something could change then you have to know change’s bad, I mean really bad so when you notice then... you make up your mind, write it down then notice further, change means bad. As the change as the talk, talk, talking, handle it, you should, you drunk, got a plan from Venus High, third time party all through the night, nothin' to share nothin' to rave’bout, had an invitation and yes sirs, to you, we so gladly and merrin’all the fuckin’way remain.Talk, holy, you just came (in) here, you want to talk (my dear), it’s been too long, just so long I can’t collect any usable pattern between us, fuck, you’re speaking figuratively, it’s sad (talk) it’s bad (change), it’s the way you cut me up and I’m not speaking literally nor figuratively but nonetheless you’re here… so, let’s hear… spill it out, spill it the way you feel, no fear, just say it. Balancing bad bees Betty bought bits borrowing better butter and ultimately Betty, poor Betty, died from bees punctures.

Dormigliare, rallentando inconsapevolmente il proprio respiro, ascoltando svanire l’eco profonda dell’IO, stagnare e quindi irretire piccoli mantici semantico-onirici, labili linfatici fluorescenti ubriachi di flueoxetina strappano via piccoli ed affilati ventagli collettori ancora affondanti in morfiche proiezioni senzienti, riposare e quindi sparire giacendo nell’emottoico enfatico straziato di spirali fobiche egocentriche perennemente assetate ed arse nell’ira.

Water never seemed so deep at first sight, sure it was cold, icy cold but nonetheless she went ahead, walking slow, sinking slow until she felt her body lifted up by the same water until it became her liquid bed. She felt the urge to let the air out to sink again deeper and once on the below, her eyes wide shut saw the ghostly lights, the river in the sea mourning for all lost while the warm stream between her legs made all suddenly viscously caressing. The scars on her arms went open, waiting for a time, a certain amount of time and in a finite amount of it she started to blur in flames, to lose her grip, her constants, to fade away in a meltdown of blood and dizziness waved while conscienceless. You dream, it came in time to pull you out, what did you try to do and what in the blazes you wanted to achieve, it came so did I.

In Regressus Sanguine. Per un po’ pensai fosse una minuscola differenza in difetto ciò a separarmi inevitabilmente dal tatto e dall’etereo, canali subliminalmente eccitati attraverso vibranti curve lamellari cremisi drenanti la mia bolla magna, ricettacolo a pareti sottili, circolo sempiternamente attivo, seni profondi ed occulti accoglienti e meno che mai riconoscenti. Dissoluzione involuta, rapidi movimenti oculari involontari, frammentarie nozioni del sé antitetiche e probabilmente auto indotte cancellerebbero ogni segno di risoluzione empirica, ogni ombra accecante, qualunque volontà contraria. È solo un fardello più o meno consistente, è solo ciò che ci si accorga di mantenere, di avere, di sopportare, di trascinare, è sempre e soltanto una scelta risultante suo malgrado di altre pregresse ma ugualmente costanti. Sei bocche ribollenti, sei fessure infernali, sei abbracci malevoli avvolgenti e profondi, portali venosi senza ritorno, acceleranti inversamente esponenziali di un collasso termico completo. Per un po' provai ed osservai questa minuscola bolla gelatinosa, concentrato pulsante di squilibri biochimici. Sarei stato meglio se lontano, sarebbe stata meglio se lontana, in uno spazio avulso alle decisioni l'unica deduzione corretta è lo stato di fatto.

Adding a smaller mass within a larger one, be one, be off, that’s the deal, you lose something I do even, I make a stand alone while you go. You fade I consume. You drift I tame. Birds came, scaring ones, black, crows maybe… maybe more like ravens, they mostly come by night, the night that neuters fears and I recall. Sorry Kaliban can’t do that, not while I’m on the deep side of the final cut even under your watch nor while it seems you cared, you think I do as well, it’s just wrong this place, not on this fucking planet my dear. When I’ll be no more you take your bags and bargains and entrails and face it all. I can’t recall last time I was sitting like this hearing the voice of rain, hearing the far echo of (your) her voice while repeating all those scenes in my mind, so far, dialogues, hints, smirks, fights and all, sometimes she came really hot in this, somehow truly angry and some more she was unbelievable sweet and just hungry.

Non è mai una questione di tempo perché è sempre e soltanto questione di volontà ed ogni riferimento analitico, ogni assunzione pragmatica tenderà ad intorbidirsi a mano a mano che l’esperienza accumulata inneschi quel sempre crescente abbacinio cognitivo. Come ogni sera è la nebbia ad issarsi lungo pareti irregolarmente increspate ed affilate e fredde ed umide, la nebbia che poi affonderà sulla ragione il suo miglior colpo come da alzo da manuale, come da perfetto organo attivo, come da perfetto incursore. V'era un solo modo Vera di arrivarvi, attraversare quella ripida e stretta connessione modellata nel carbonio convulso, flussante, pulsante, materialmente sempre battuta ed affrontata, a volte indebolita e persino ferita. Arrivarvi, dannazione, giungervi poteva persino rappresentare una destinazione istituzionalizzata ma in realtà ci si trovava solo ai limiti dell'infinita commessura, sorgente di un nuovo arco di caduta in forma di strabiliante cicloide. Difficile da intuirsi nonostante l’amarezza e il propellente onirico di scarsa stabilità a disposizione. Difficile da comprendersi ma invero lampante se in forma di spettro entropico agonizzante perseverante quindi in uno stato tanto atterrente quanto distopico.

I said I’d never look back in anger but even if I’m done with the past, possibly, the past isn’t through with me, see this… it ain’t a choice nor an opinion indeed it’s a matter of fact. As simple as that. Ad un certo tempo, dato un certo tempo, l’utilità di una qualsiasi forma di comunicazione, vedi anche il dialogo, viene meno, oltre un certo punto infatti la comunicazione risulta essere del tutto inefficace se non addirittura controproducente. Non hai imparato nulla in tanti anni di vita… non hai imparato salvo commettere gli stessi deprecabili errori. In un contesto diverso sarebbero errori ai quali si possa facilmente rimediabile ma dato questo contesto, date le parti in causa e dato il tempo, ogni tuo errore è solo un livello di distruzione ancor più funzionalmente applicabile. Osservandola memorizzare cadenze e fonemi, accenti e respiri, sempre attenta ed attiva nelle più piccole ed infide pieghe del tessuto comunicativo, leggeva certo ma già interpretava ogni motivo emozionale come uno spartito incita l'organo al forte e fortissimo ed al piano e pianissimo. Leggeva carpendo ogni sfumatura interpretativa, ogni gioco duale sul detto e sull’opportunamente taciuto e ancora una volta silenzio per farsi udire ed esporre l'assolutamente oscuro.

See, life (again) it’s like a movie scene (again), can’t see it coming maybe but then it strikes you in your groin, you start to spit blood and then you’re down shittin’ your pants but nonetheless asking for seconds. Maybe time’s slippin’ away and I’d like to agree with her but (she’s right) we’re (she’s damn right) always too distant, so far almost we’re lost away, far from sight far from the heart even face to face. It’s not a perfect world after all and what’s happening in the closest Nebula is none of (y)our concern anyway. (You told me) Can’t be on a word without writings and care about what you may use and (again) care for to achieve finally life, build those bridges up to things I want to share. Can’t be on a world without matter, I didn’t want that to happen and so therefore I am, still unable to enable a decent conversation, to open the very inner shadow of my side, to let others reach deeply inside. Words may be perfect as intentions are, words may be effective and faithful but also so lapidary when they outcome the context and you’re not resting anymore but you discover you’re the mourned in silence ‘cos that’s your grave. Bite your fucking tongue, I need a drink and you’re stripped, we’re gonna do really bad and better things. The happier sad moment in my life is when I do locate it.

Ombre più o meno vaghe ispessiscono comunque questa tara di incomunicabilità, sono ombre o fumi, sono io o solo me intento a chiudere il resto e non per tenerlo lontano ma solo fuori, oltre la soglia della quale non abbia più alcuna cognizione. È solo derisione, un futuro già inutilmente imperfetto ed effimero, un solido ponte di argilla a collegare estremi semi sommersi e per questo mai pienamente definiti ad una prima occhiata. Non chiudo una porta e nemmeno un portone e se chiudessi una porta allora sbarrerei anche il portone perché non ho alcun interesse a sorprendermi non che io possa ancora essere sorpreso. È andato il tempo e anche il mio rimpianto, tutto andato e così sia.

I remember the happy side of my side, the happy side of your life, it’s the only thing that eases the disturbing sound echoing in my brains, the only reason I have nothing but regrets. I could talk to you but I prefer if I may, I’ll write you instead, I do like this way, it’s easier and I’m comfortable in my ways, free to bring and take from my lost memories to my essential less-than-a-soul core so, even if I can’t see any light around and I’m still in complete darkness and that’s why I didn’t call you back anymore or try in reachin’ you to further notice, to show you I still care and always will. I do recall for me just a foreseeable future full of misleading, something I must deal with, only on my own terms and letting you free, letting you back where you’ll be better and safe without me anywhere near. I’m getting used to my silence and emptiness, to my self-inducted disease, my hunger and the deaf heart.

Qualcuno alla porta, qualcuno alla porta, apri, qualcuno (apri) alla porta qualcuno alla porta, qualcuno qualcuno qualcuno qualcuno qualcuno qualcuno apri o sfonda o la sfonda la porta o ti sfonda la porta è la paura è la paura che bussa che sfrutta è la paura, qualcuno, qualcuno, alla porta qualcuno ti sfonda, apri la porta, qualcuno alla porta, porta paura apri a qualcuno la porta alla paura. È la paura, la paura che ti aspetta, che ti apre e ti affetta e ti rivolta e ti annienta. Qualcuno qualcuno qualcuno qualcunoqualcunoqualcunounounounounounounounonuonononononononono.

Took one bottle down, I’ll have two more ‘cos I’m spilling my beans and it’s (I’m) far to be over and time gets slower and night longer and flame always burns on the surface, bright sorrow my dear I told you so, once I used to play to get some relief from the world, it seemed to be the best way to delay the inevitable, the cuts, the sober way in order to drink and smoke and hurt and fall deeper once again.

I miei livelli sono volutamente eccedenti I comuni valori di tolleranza, questo perché ad un certo punto è molto più importante riuscire a non chiedersi il perché delle cose e soprattutto il perché di noi stessi. Non è una richiesta, non è nessuna cazzo di richiesta, io affermo e basta, non mi serve né la compassione né la stima né un aiuto del cazzo. Affermo e basta e tanto più affermo tanto più il mio spirito assolutista si rafforza.

And here (still) I am, lustrum on pain, fighting my addictions, embracing the real, coughing on lithium along the journey that never ends. I try and gather better words just to tell how my continuous search on balance and steadiness proceeds, how my best attitudes summoned my worst fears. There was a time I thought I was free, untied from ramblings and livid surprises, close to my purpose, high and bright, close to understand the true meaning of everything in life. Oh dear, so much time, so much elucubrations and yet, words and actions, bad, really bad behavior and now I feel there’s so few time left. And we fought hard, just words but in a fight, last time we saw each other we broke, we lost our souls indeed. I blame myself don’t worry about that, I know for certain I (was) am enough wrong for both. Pain’s my worst friend all long, I seem to endure but really I’m tired and sooner or later I’ll let all go.

She told me once she wasn’t feelin' that better in a long time, I was happy to hear that. Damn, I don't feel better I don't even know the meaning of feeling better... Should I try and mend the broken pieces? Should I? Guess what... Better like this... See these months I’m no-one again, back to invisibility and then deeper again on the worst side of the story losing balance and more. Pains feel my sleep so I can’t, pains is in my life now and then, I can’t tell but I feel and that’s enough, the best deal I could make. You get a life I take the pain back, holding, suffering, keeping it away from you. Easy deal, you live I don’t.

Sai cosa… non ti piace sentirlo e men che meno ascoltarlo tuttavia… è così.

You got wheels for your legs see, and I’m bringing you around whenever you like, nothing come easy anyway, I kept mine sure you may say I’m fucking lucky but lost something more valuable instead, more valuable than legs I guess, oh believe me I’d change that with you anytime, anywhere. So I keep my cuts, people’ll say you’re livin’in Bitch city, the one ain’t got no soul. I’m a cutter but who cares, who fucking cares about that, you keep your wheels btw nice and shine I keep my turmoil and there I sink as well. People say I’m leaving Bitch city and got no soul at all. I‘m a burner who cares that’s fine with me. Nothing's better than having no purpose, caring for no-one despising the deepest and profound meaning of life itself. Another fine day in hell, welcome home, the end of the world bro.
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Be careful, something could change then you have to know change’s bad, I mean really bad so when you notice than... you make up your mind, write it down then notice further, change means bad. As the change as the talk, talk, talking, handle it, you should, you drunk, got a plan from Venus High,...
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06/02/2020 10:07:43
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Frankie Starlight I - Norvegian Blues

06 dicembre 2019 ore 10:42 segnala
Sguardo, sussurro, fiato, respiro corto, attanagliato, sospeso, sfrangiato, sguardo rubato attonito, perso, annebbiato, annegato a stringere lenzuolo, macchiato, sgualcito, cadere su tatto cremisi lascivo, tutto tagliente su filo relativo e che scorre nei solchi profondi per acqua traversa e rimbomba la sveglia, precipita, interseca che fare e che fare dispaccio rilascio d’impaccio, ti lascio cardare, ti lascio cadere, mi lasci morire d’attacco senza problemi, senza remore senza reflui pensieri in secchi polmoni, influsso di bile d’attacco al cuore che più non tiene non regge si erode che implode, si rode e si spacca in una rossa e lenta e melensa risacca.

Son appena le quattro del mattino o forse solo le quattro di una notte particolarmente lenta a passare e giri e rigiri il coltello nella piaga con particolare efficacia e giri e rigiri ed affondi e assapori tessuti deboli e tendini e fibre e lamelle e corpi cavernosi e masse. Mi hai fatto male ma non posso biasimarti non più almeno di quanto faccia con me stesso perché mi son fatto male anche io e tanto approfittando di questo tempo e di questa cappa inutile di disperazione. Che dirti adesso, il dolore non è un discriminante, non lo è mai stato, è certamente fastidioso non riuscire ad articolare come vorrei ma sono sicuro che anche tu concordi che piccoli incidenti di percorso non possano eliminare o scalfire un percorso retto e salvifico. Immagina comunicare in questo modo venti anni fa, sarebbe stato molto più semplice vedersi di persona e tentare poi, adesso invece il percorso non è un problema, la stagione si supera, la distanza fa parte del gioco e le piccole frasi incisive solo appena suggerite sono già ben presenti e, in ogni caso, attingervi non rappresenta più una barriera. Non ricordo se le avessi detto di (s)venire. Non ricordo se ci fossi anche tu l’altra sera, lei c’era di sicuro mentre piegato sul cesso rimettevo qualcosa che non fosse propriamente parte delle mie budella, non era stato qualcosa di patologico, probabilmente l’origine era autoindotta ma comunque la gola era in fiamme e a distanza di quasi trentasei ore il dolore non accenna a diminuire, questo dolore, quello, questo, l’intensità non si somma e il più acuto normalmente si sovrappone arricchendo la scala sensibile di qualche picco in più. Un dolore intermittente è più difficile da tollerare rispetto ad uno che mantenga una certa congruità, posso affermare che lei ci fosse, era lì con me senza dubbio ma tu invece dove cazzo stavi?

Non sono mai stato bravo a comprenderti, non sino in fondo almeno e in fondo credo di non averlo mai voluto e, avere (kos) sempre una risposta esaustiva che cheti il foco dell’inquisizione, non è male ma non ho proprio voglia di comprenderti perché qui sul fondo la comprensione come la volontà derivante ha scarsa tenuta. Non conosco me stesso e vivo già moderatamente male per poter in alcun modo modificare questo stato di fatto ampliando il mio grado di conoscenza verso terzi, verso lei e verso te. Parli, parli, piangi, parli e continua a parlare, non dico di voler interagire ma ribattere sempre, costantemente colpo su colpo risulta essere alla lunga logorante e ho come l’impressione… che tu voglia saltare questa fase di dialogo preliminare, accelerare la successiva e la conseguente introspezione e quindi arrivare direttamente al conflitto. Prima o poi dovrai svegliarti, cazzotto allo stomaco o meno, affermazione lapalissiana o meno e dovrai aprire la mente al mondo fuori, bruciore o meno, cicatrici o meno, pomeriggio verde veleno o meno, non puoi restare supina sul tappeto perché io qui ci abito e questa casa non è né un ritrovo per disadattati né una cuccia per cani emarginati né un albergo e comunque ci sono già io a farmi del male e non ho bisogno di alcun supporto di minima amoralia, smaltisci in fretta ciò che ti affligga e vedi di darti una regolata, non voglio vederti in fila davanti al cesso con le altre zoccole, vedi di darti da fare evitando il tetto, vedi di rigare dritto senza sprecare altri fluidi, cazzo, ti devi svegliare hai capito? Adesso che la stanza si svuota e l’aria si addensa, adesso che le ombre allungandosi macinano ogni luce, dai pure uno sguardo dal tappeto a quello che resta, inizierai a suonare o resterai solo ad accordare quel basso del cazzo… inizierai a suonare o ti limiterai semplicemente ad osservare questi accordi che ancora boccheggino prima di affondare. È quasi l’alba, lo avverto, la vedo arrivare in lontananza, non cambia nulla e nulla si scalda, siamo già freddi abbastanza da restare inerti, incolori, indifferenti all’essere ed al futuro.

Particella di cervello a frittella sfrigola allegramente col chianti e fave in padella, che c’entra se usi il compendio, che c’entra se avverti un maggiormente rallentato coordinamento tra pensiero e fiato e culo dolorante sullo sgabello, sì che c’entra sì che c’entra perché sei solo una drogata, sei drogata e in quanto drogata non riesci minimamente ad apprezzare lo stato alterato nel quale ti trovi. Insinui ch’io sia retrò, sollevi codesta insinuazione ebbene io affermo di essere retrogrado nel profondo. È freddo come un blues superficialmente intenzionale che non scalda nel suo giro lapalissiano di accordi e provoca dissonanze disturbanti e svuota la speranza e lascia la coscienza libera di sciogliersi via e resta solo il vuoto, giù dove non v’è più intensità per profondità e ci si intrappola e pur scegliendo di restarvi non si avverte più la voglia di reagirvi.

Tatto inutile, affonda contratto zuppo cadenzato a parole tagliate, proferite di rabbia, lanciate, acuminate sempre pronte a ferire, affondare, pozzo, presente, buio, cadi, cadiamo, cadi restiamo, cadi, cado in silenzio, eco, silenzio, assordante, fuorviante, precipito con le speranze, luci lontane, luci o lampi di una tempesta incombente, lampi candidi come squarci profondi dai bordi ugualmente taglienti e sfrangiati ma comunque candidi ed eterni.

L’acqua (come la stima) ha il dannato vizio di cadere, serve a svegliarti, serve ad ovattare un po’ di disagio esistenziale e se poi per abitudine ci metti sotto la testa, ogni cosa ti risulterà capovolta sino a che non ne avrai abbastanza di una visione alternativa sul mondo tra il piatto della doccia e il cesto della biancheria sporca. Non ti stanchi mai di pianificare atti su atti di attacco preventivo e tessere trame e trame di subdola belligeranza ogni volta, ogni dannata volta che (kos) ci si veda. Avrei potuto porti altre domande altri quesiti o neutralizzarli affermandoli, per quello che vale, questa notte sembra essere la prima delle ultime e rallenta i sensi in modo da spiazzarti e portarti meco dove più mi interessi invece di mantenere questa cortina alta ed affilata tra noi. La sai una cosa brutta, no c’è verso di fartelo capire ma probabilmente non è facile riappacificarsi con le lame ancora reciprocamente conficcate nei cuori, piantarle fa un male cane ed estrarle ancora di più, vuoi decidere cosa farne, cosa darne, perché continuare ed insistervi. A volte credo che l’unico dialogo possibile possa essere solo quello che tra noi possa venir scritto, inciso, scrostato, sussurrato a tratti vero a tratti mellifluo ma per lo più, scritto. Perché dici questo accada, perché provo ad evitare domande dirette lasciando cadere il tono a metà di ogni formulazione, perché ti piaccia fare domande nei momenti più disparati mentre si è intenti in manutenzioni ancora più strambe. Avresti dovuto capirlo da un po’, avresti potuto ma avendo sufficiente pazienza e tatto, ogni tassello disperso finisce col ricollocarsi esattamente nello spazio per esso creato, avere la visione d’insieme prenderà sicuramente moltissimo tempo ma ciò non di meno, comprenderai la ragione. Oh non preoccuparti la mia vita senza di te è (kos) al più miserevole ed in effetti, fossi in te, non ci perderei tempo ulteriore, non più di quello già speso, te ne rendi conto anche tu che alcune differenze restano sostanziali, a volte c’è spazio né per il grigio né per la tolleranza né per la pace e questa è la cosa bella della guerra, di ogni conflitto, fanno male e sono distruttivi ma sono anche propedeutici e per quanto possa risuonarti assolutamente fuori dal contesto, la guerra a volte è l’ultima risorsa possibile, l’accesso garantito allo stato successivo, l’ultima difesa.

Non ho mai smesso di fumare da quando ti sia seduta, ho pensato che un caffè potesse essere un buon punto di inizio anche se non d’incontro, un punto d’accordo sempre meglio di un punto di non ritorno, un punto vago in mezzo al niente, sempre meglio di un punto morto. Vorrei fosse dolce il mio caffè e tu fai come cazzo ti pare, c’è gente che si uccida a vicenda per molto meno e in fondo lo zucchero uccide solo la domenica chi soffre di cuore e non è questo il tuo caso a ragion veduta e non è per questo che la notte mi tieni sveglio a parlare. Ma che ne sai se non hai mai provato almeno una volta, se non hai mai sentito lo sfrigolio della disperazione, senza mai davvero tendere al più che profondo, all’oscuro certo, ma che ne sai adesso, ma che ne sai probabilmente, con bastevole tempo e sufficiente pratica riesci a scalfirne la superficie e non c’è che dire, hai compiuto un nuovo piccolo passo in un mondo dannatamente più vasto e potresti per questo, solo per questo, morire o semplicemente decidere e saltare. Devi scusarmi se ieri notte non ti abbia risposto, non sono in vena di parole notturne in questo periodo inoltre, non ero propriamente lucido e per quanto la notte si mostrasse foriera di pessimi auspici, sai benissimo che nulla sia più becero di un mio proposito sincero. Non devi dimenticare la strana correlazione che inizia a logorarmi, sì, probabilmente il dialogo è una valida alternativa al silenzio anche se per molti versi di parole, di alcune parole in particolare non si senta affatto la mancanza. Mamma diceva faccio tutto io non stare a scocciarmi, faccio tutto io non venire a guardarmi, faccio sempre così, lascia il resto del mondo come si trovi io faccio così tu fa’ ciò che vuoi.

Vuoi parlare anche di quello, di cicatrici, e parliamone, di cicatrici, perché avverti questo bisogno improvviso di sviscerare a ragion veduta ogni cosa, strappi giù il velo o innalzi un drappo, è difficile interpretare alcuni dei segnali eppure il contatto è già visivo, sull’intesa potrei nutrire ancora dei dubbi ma il contatto è già bello che stabilito. Lo sai che a me piaccia parlare, soprattutto con te, soprattutto di cicatrici, soprattutto mi stuzzica ogni lingua causticamente prominente divellente attraverso strati diversi ma consolidati, passiamo dal magazzino semmai, ivi lasciamo il resto delle sottigliezze e faccia a faccia incaponiamoci pure in codesta desensibilizzazione periferica di arti e tendini di sussulti e lamenti di tagli e brandelli. Piove già, una pioggia fina che risulta irriverente sugli animi e le pene della gente, una pioggia velenosa che strisci e soffochi in spire di fango piano piano senza fretta, che ricopra di umido oblio inesorabilmente ma con dolcezza ogni testimonianza imperfetta.

E sei tu con il tuo essere pianissimo intenso ed il cuore dolcemente asperrimo, sei tu a farmi soffrire di più senza ch’io possa avviare diversioni convincenti, senza alcuna previsione di alleggerimento e se anche andare di là o al magazzino sia un modo congruo perché non c’è casa e non c’è calore e non ci sono soluzioni beate ma solo intenzioni anch’esse perfette certo ma sempre e solo intenzioni, che siano inerenti o meno, che la mia volontà sia più o meno diversa zero, che le cicatrici si accumulino senza sosta e nonostante il pensiero resti inerte come le braccia conserte e non possa evitare, non possa continuare perché è solo scrivere e dislocare perché pensiero anch’esso zero si espande e cresce senza ritegno, inonda i linfonodi e opprime il resto, volontà sempre meglio che niente sempre meglio uguale a zero ma ciò che ho senza darlo a vedere resta sempre e comunque vero.

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Sguardo, sussurro, fiato, respiro corto, attanagliato, sospeso, sfrangiato, sguardo rubato attonito, perso, annebbiato, annegato a stringere lenzuolo, macchiato, sgualcito, cadere su tatto cremisi lascivo, tutto tagliente su filo relativo e che scorre nei solchi profondi per acqua traversa e...
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06/12/2019 10:42:17
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Commessura Rapsodica I

28 novembre 2019 ore 10:07 segnala
Duecentotrentasette procedimenti, duecentotrentasette verdetti di non colpevolezza, posso affermare di aver visto il futuro del diritto, quel futuro è già presente tra noi, Djora Ivanxtc. Avvocato difensore di grande successo, già punto di riferimento per uno dei Fori più importanti della Valle, dalla spiccata iniziativa e irriducibilità, negli ultimi anni il suo particolare approccio all’interpretazione della norma giuridica in aula ne ha consacrato il valore a livello internazionale. All’apice della propria carriera Djora Ivanxtc la legale più in vista del momento, a cavallo di un’onda mediatica senza precedenti, riapprovvigiona di nuova linfa l’intero settore giuridico con carisma e credibilità.

Il piano la inghiottì, tentò di aggrapparsi al niente slanciandosi in avanti ma inesorabilmente continuò ad affondare in un turbinio particellare. Si svegliò improvvisamente, madida e con il cuore in gola, si voltò verso di lei, dormiva ancora. Attese un attimo per riprendere fiato, la notte silenziosa e tranquilla le portava un sollievo immediato, le sfiorò un braccio e vi si strinse cercando la sua mano ma la sensazione immediatamente avvertita fu di un freddo tagliente. L’adrenalina ricominciò a pomparle dentro, le sembrò quasi di essere ancora pellegrina nella prigionia onirica, provò a chiamarla una, due e tre volte sempre con maggior insistenza ma non le rispose mai. Era andata via… via da lei, via da tutto, via per sempre lasciandola da sola.

Il momento del “tutto va giù e tutto torna sù” prima o poi arriva. Hai presente quando al luna park si fa un giro su una di quelle strutture dondolanti, spesso in forma di caravella o veliero perché il loro movimento simula il rollio sulle onde del mare, il dondolio si fa sempre più ampio e veloce e a mano a mano che ci si avvicini alla massima estensione del movimento, al massimo del rollio, si arriva ad un punto in cui sembri di restare sospesi, un momento in realtà brevissimo ma all’improvviso la percezione dello stesso si dilata ed è definibile come il momento del tutto va giù e tutto torna sù. Per alcuni è una situazione piacevole, un piccolo brivido adrenalinico, per altri è solo causa di un malessere persistente, disorientamento, vertigini, nausea e nei casi più gravi perdita di conoscenza e in casi ancor più gravi morte. Lei sapeva benissimo cosa fosse accaduto, non le era piaciuto il luna park né la nave, aveva rischiato di svenire e giurò a se stessa che non vi sarebbe più ritornata, M. acconsentì e suggerì allo stesso tempo che una semplice passeggiata in alternativa potesse essere una più che valida alternativa. Esisteva un momento, almeno uno durante la sua giornata che potesse senza dubbio essere identificato come tale, il momento del tutto va giù e tutto torna sù.

Confermiamo l’ultima ora appena giunta in redazione, il corpo senza vita di Djora Ivanxtc è stato ritrovato questa mattina nella propria auto, la causa della morte sembra essere ad un primo esame una violenta reazione allergica, sono tutt’ora in corso le indagini degli inquirenti che al momento mantengono un forte riserbo sull’intera faccenda. Djora aveva quarantasette anni.

Il tam-tam mediatico gonfiava il proprio tendone e la parola come sempre puttana, saltava allegramente di bocca in bocca e di media in media.

Chi l’avrebbe mai detto, sembrava avesse tutta la vita davanti, una vera professionista, hai sentito che è morta, ma lo sai com’è morta…

Ciò definiva di Djora, solo qualcuna (una in verità) delle sue insospettabili abitudini e adesso a pensarvi, non riesco a decidermi… quale possa essere per lei, post-mortem, la fonte di maggior imbarazzo, lei, la regina delle arpie, il futuro già presente, l’astro brillante per eccellenza; se ritrovarsi vulva all’aria su di un piano d’acciaio o svelare uno dei propri e più reconditi segreti ad un perfetto sconosciuto in camice senza poterlo impedire in alcun modo. Essendo infatti riuscita a nascondere il suo quotidiano (ab)uso (e non solo) di cocaina in vita, divenne quasi paradossale che, data la subitanea morte e la richiesta di indagini, dall’esame autoptico risultasse che nonostante la dose non potesse essere considerata sufficiente a mandarla in overdose, quello stesso quantitativo fosse stato sufficiente a fotterle la pompa. Cosa strana per una donna così giovane morire d’infarto. Proprio lei. Proprio a lei… ma la morte però se ne fotte allegramente dei piani altrui e arriva quando arriva, come le rondini a primavera, come la quiete dopo la tempesta, come il Natale, come un treno al passaggio a livello e come la vendetta di M. che l’aveva scovata e braccata e inseguita ed infine finita aiutandola a farsi per l’ultima volta di coca. Certo, nessuno poté capirlo e nessuno, incredibile a dirsi, lo scoprì mai che quella morte considerata un’accidentale quanto fatale reazione allergica fosse in effetti solo conseguenza di una vendetta perpetrata e calcolata a freddo e per un tempo lungo quasi trentadueanni. Trentadueanni in un respiro, tanto infatti occorse ad M. per vendicarsi su DJora.

Probabilmente Djora brucia già all’inferno, questo pensò M. e per un attimo ebbe voglia di vederla a dannarsi e bruciare e a bruciare e dannarsi ma pensò anche che nulla in fondo le avrebbe restituito quanto perso, né la giustizia impossibile né la vendetta. Aveva fatto ciò che avesse voluto fare, giustizia sommaria, omicidio, vendetta (ancora) non faceva alcuna differenza, Djora era finalmente morta. Adesso sola, seduta sotto la pioggia scrosciante, intirizzita e bagnata su di un terrazzo, sola nella notte, ripensava alla propria infanzia, all’unica persona che avesse mai davvero reso vivibile la propria esistenza semplicemente e senza chiedere nulla in cambio se non calore in un abbraccio e tanta, tanta tenerezza, l’unica persona che avesse mai amato. Non ebbe mai modo di dirle addio, non provò alcun sollievo sotto la pioggia e allo stesso tempo non provò alcun rimorso per le azioni commesse ma, allo stesso tempo, si sentì vuota come la camera di una festa mai data, come il bicchiere dimenticato nella credenza. Vuota, come la vita che ormai vivesse ed inutile come se avesse appena terminato il proprio scopo, chiuse gli occhi, inspirò profondamente e si alzò. Il salto fu un attimo e ancor più breve fu fendere l’aria come un proiettile e poi più nulla.

Tautologicamente, ciò che non si sa non si sa. Da profano arrivo a comprendere la fisiologia di alcuni insetti e anche di alcuni invertebrati, tuttavia mi è ostico provare ad immedesimarmi in te. Avverto l’esigenza di distinguere la qualità di ogni tempo, impiegarlo in modo diverso, non intendo in modo più o meno costruttivo ma semplicemente diverso. Traggo giovamento da ciò? Forse, forse no, forse rimando semplicemente scelte ed azioni inevitabili ma essendone pienamente cosciente non risulto esserne in alcun modo sorpreso. Non ho pregi particolari anzi, non ho alcun pregio e pur rigettando le discussioni di un certo tipo ho idee ben precise e definite. Spesso affermo che in determinati campi non esista democrazia, non esista nemmeno la possibilità di discuterne e, in definitiva, affermo che la sola cosa a poterli regolare sia la dittatura. Non sono politicamente corretto, politicamente corretto è una locuzione ossimorica, pensaci bene, ti adoperi affinché nessuno in particolare possa sentirsi leso, ti adoperi perché anche qualcuno in particolare non debba sentirsi leso ma è proprio questo il punto, che ci si adoperi affinché nessuno o qualcuno possa venir leso o sentirsi leso ed è proprio questo, dannazione, il modo di ledere l’altrui percezione e/o sensibilità.

Adesso, il lettore occasionale prende spesso lo spunto che lo colpisca, saggiando il mare di parole nel quale, suo malgrado si trovi immerso. Un lettore abituale reagirà al suddetto spunto in modo complementare, digerirà il mare intero a costo di strozzarsi ma al fine di poter comprenderne a pieno il significato, per quanto questo possa essere o apparire strano, ridondante, inconcludente, irriverente o condivisibile.

Il lettore che è solo incluso nella categoria perché comunque nel quotidiano debba necessariamente leggere qualcosa anche solo per sbloccare la chiamata in arrivo sul cellulare del cazzo, non avrà di codesti problemi, vivrà tranquillamente e anche meglio senza il bisogno di farsi penetrare da uno spunto più o meno affilato in agguato tra le righe di un post.

Cazzo, il mio plauso va ai lettori di questo tipo, quelli inclusi solo per spirito di categoria, in fondo siamo tutti lettori, da quando sviluppiamo la capacità di leggere, qualcuno la sviluppa da solo, qualcun altro per normale evoluzione e qualche altro solo perché debba comunque capire che se è una femmina debba usare il bagno delle femmine e se è un maschio debba usare quello dei maschi. Con le mie abitudini scritto-compulsive, modestamente, innalzo e di molto la media nazionale dei lettori non occasionali quasi compulsivi anch’essi, sono un po’ troppo arrogante? Già credo di esserlo abituatici. Tutto perché e cito, quelli che marciano col passo dell’oca, i libri dovrebbero leggerli… invece di bruciarli.

In rapporto a trent’anni orsono le cose non sono cambiate poi molto, si è modificato forse solo il modo attraverso cui quelle stesse cose vengano percepite. Non saprei affermare se sia un bene o un male ma ti assicuro che la malerba resti sempre malerba non importa la linea temporale nella quali spunti o abbondi. Una volta mi dicesti, da qui in poi si cade assieme, dove si cade pensai e tu, come se mi avessi letto nel pensiero rispondesti, intanto cadiamo e poi del resto ci preoccuperemo a tempo debito. Forse la cosa che mi manchi di più è quel senso di incoscienza, quella strana tranquillità nell’affrontare situazioni oggettivamente pericolose ed assurde eppure, nonostante tutto, proseguire anche cadendo.

Recarsi ogni mattina presso il liceo femminile Mann era per lei un vero incubo. Non erano i compiti, non era la famiglia e nemmeno la percezione che a quell’età si potesse avere di ogni cosa. Era qualcosa di più subdolo, un malessere acquisito e via via sempre più strisciante nel profondo e crescente come un cancro. L’avvenuta consapevolezza di una condizione diversa anche se ancora del tutto nebulosa per poter essere sufficientemente identificata e codificata sotto ogni aspetto ed invero al contempo, così potente da scuoterla terribilmente. Apriva gli occhi appena sveglia e la mente precorreva tutti gli eventi a venire, colazione, uscita da casa, ombrello perché è già inverno, occhio agli incroci e forse una parola o due (e anche qualcosa di più) con M. . E già, M. che l’amava come si potesse amare a quindicianni ma che ciò non di meno l’amasse come del resto l’amasse lei. Ogni mattina si trovava davanti il solito film monotematico, muto e senza distrazioni, un lungo piano sequenza descrivente azioni e soprattutto interazioni alle quali non potesse proprio sottrarsi. Probabilmente alcune di queste non erano affatto male ma ve ne erano di altre, di diverse, molto difficili da gestire. Saliva quei pochi scalini non appena il trillo irritante della campanella avesse terminato di agitare l’aria, due corridoi da percorrere ed una porta da aprire ed attraversare, infine un banco ed una sedia da occupare. Naso nei libri e sguardi rubati e scritti e scarabocchi e compiti da riordinare. Sguardi da incrociare, parole da dire di circostanza e non, ancora sguardi, indifferenti molti, interessanti alcuni, assolutamente da evitare altri ma tutti ugualmente da gestire per quanto possibile fosse una gestione di questo tipo in un contesto di questo tipo.

Appena prima di lasciare l’aula, ultima ad accedere ad uno dei corridoi, mani sui libri, mani tra i capelli, mani sulla bocca, oh adesso non vai da nessun parte adesso ti tocca quello che ti tocca. Due mani poi quattro poi sei, poi non sapeva più perché il più delle volte i suoi occhi restavano sbarrati aspettando invano una voce che la svegliasse chiamandola via da quel brutto sogno, quella di M. magari a strapparla da quella camera oscura nella quale ogni paura acquisiva forma reagendo alla rabbia ed alla vergogna e all’impotenza. Dove vai dove vai, non vai da nessuna parte, non ancora perché adesso ti tocca quello che ti tocca così te lo ricordi e te lo ricorderai anche domani ci siamo capiti… ed eran sempre insulti e spintoni e schiaffi e risate malevoli perché non avrebbe dovuto mai e poi mai, non avrebbe dovuto mai ma una volta scoperta, diveniva tardi ormai provare a scappare senza sopportare quella sosta obbligata di mani e di affanni ed un giorno poi anche di botte e di calci e di molto altro più dolorosamente profondo ed annichilente.

A volte il tempo è tutto, a volte il tempismo è tutto, l’opportunità anche, spaccare il secondo e svincolarsi in fretta correndo via verso la porta in fondo, saltare i gradini senza fermarsi, magari cadere ma di netto rialzarsi e scappare correndo lontano, anche via di casa o magari altrove purché fosse mille miglia altrove. Si ritrovò a pensare, profondamente, un giorno o l’altro l’avrebbe fatto...

Ed un giorno lo fece, scappò via per sempre anche da M. in silenzio ed all’improvviso seppure dormendole accanto, scappò dove non potesse essere più costretta ed additata, né percossa né minacciata né colpita né ferita né violata, scappò scivolando in uno strano sogno privo di colori e di ricordi, rallentando ogni cosa persino il respiro ed il suo cuore sino a restare immobilmente fredda.

Eccolo il momento del tutto va giù e tutto torna su, la cosa più difficile da superare, M. le stava sempre accanto e la aiutava per quanto potesse e lei ne era felice perché sempre insieme e tanto (le) bastava. Un giorno quelle mani, tutte e sei smisero di trattenerla e la spinsero in terra e poi la afferrarono e poi la trascinarono seminando libri e quaderni e penne lungo tutto il corridoio lungo tutto il muro e fino al bagno e lì le mani diventarono sbarre e muri imprigionanti e la stanza iniziò a girare come la sua testa quel giorno al luna park, ed ora ti tocca (tutto va giù) quello che ti tocca perché sei diversa, puoi chiudere gli occhi puoi piangere o stare zitta ma ciò non toglie che oggi (tutto torna sù) non te ne dimenticherai. La sua vita (tutto va giù) smise di brillare quel giorno, affievolendosi (tutto torna sù) lentamente ma inesorabilmente a causa di Djora e le altre tormentatrici.

Al destino non manca certo l’ironia anche se spesso tanto più profonda è la tragedia tanto più essa tracima nel grottesco ed irreale. Tautologicamente, ciò che non si sa non si sa e quel giorno si era…

Tutti sù e taratataratà, trampete e trampete e ciaccheti-ciak.

Tutti in fila tutti al passo e trampete-tramp e ciaccheti-ciak nella radura attraverso la pianura dentro la mostura.

Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz velenose pungono tutto il tempo ma click-clack e sono pronto, afferro saldamente e miro swirrrlllllllll ma sciaf, sciaf, sciaffeti-sciaf, correndo huuuun annaspando, tra mille swiiiiish affrontando il folto sottobosco frushhhhh track-tricheti-track e sciaf e track-tricketi-track non riesco a fare bannnnng.

Non è più notte perché brilla a giorno, quasi fosse l’ultimo e ancora swaaaaaaarrrm a ventaglio e prishhhhh di sfrigolii come artigli arroventati su ogni manto scuro e quindi d’improvviso clopiticlopiticlopiticlopiti a catinelle ma si deve avanzare track-tricketi-track ancora track-tricketi-track.

Click-clack e quindi braka-braka-braka-braka-braka e quindi ahhhhhhhhhhhhh! La dolce Automat-Kalascinikova non più tanto dolce ma sempre devocka si prende da mio fratello una swloooorch di budella e come fai ancora a taratataratà, ancora provi e taratataratà. Lo acchiappo e lo schtrrrrrrrrrr ma poi sploooorch crèmisi e non vedo più niente e mi scivola perché annega nel suo fffffffffiato emottoico e vuol solo dirmi ma grlll-grllllgrlllll non riesco a capirlo più.

Non c’è più taratataratà ma solo whooooooooosh assordante e continui swiiiiish ripetuti e brrrrrrrrrrrrr tagliente e niente più zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz perché avanzano altre ombre questa volta permanenti sotto il continuo canto di sirene puttane corazzate di/da braka-braka-braka-braka. Click-clack adesso lo vedo e click, svishhhhhhhhhhh ka-boooooom! Lo anniento e penso più a niente ma a mio fratello che dorme già vicino a me mentre piango.
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Duecentotrentasette procedimenti, duecentotrentasette verdetti di non colpevolezza, posso affermare di aver visto il futuro del diritto, quel futuro è già presente tra noi, Djora Ivanxtc. Avvocato difensore di grande successo, già punto di riferimento per uno dei Fori più importanti della Valle,...
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28/11/2019 10:07:22
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So above, so below I

21 novembre 2019 ore 19:09 segnala

Potrei macinare sillabe e fonemi, indefinitamente, nulla potrebbe risultarmi meno confuso e travolgente, porta pazienza io porto Costanza, le mettiamo insieme ed osserviamo l’evolversi degli eventi, tu da una parte io sempre da una parte sola perché la mia sorgente è sempre ineluttabilmente la stessa, non è migliore non è deleteria è solo la medesima e solo così con te io riesco ad interagire.

Falling ground, falling ground, all you feel is the essence of desperation, sticky and deadly sensation it won’t leave you anyway such as an inner twin who devours you. So went, met her, her, talking gritty, talking shitty but not pointless I’m aware of that, she made an argument of course, about me, about you, about her, about the whole fucking universe as simple as that. It’s not so hard if you ask me, what is worth, what’s left to be won I’d tell you. Better take bags and bacon and go away, far from me, far from this limp and shapeless engine, it’s too old, too old anyway and it’s been so long, really so long I can’t remember anymore the way I was, the way to be close and even I did forget to tell you my best farewell to you, I’m not telling any lies.

Malevolmente ignara, colpevolmente innocente, subdolamente lapalissiana ...come sempre attendeva, presso la stessa impressione temporalmente sgualcita, fugacemente oppressa nella stessa disperata induttanza compulsiva, indifferentemente altera tra sigarette bruciate su braccia ritorte e parole colpevolmente inghiottite e sguardi lividi di rabbia. Prima o poi avremmo tracciato rotte comuni e atteso di precipitare assieme e restare ancorati tenacemente, indifferentemente dal contesto e dai segnali che indichino chiaramente che tutto sia da un’altra parte ed attendere non sia la migliore delle soluzioni. Ma resistere non è solo una questione di testardaggine, è comunque il frutto di una scelta, corretta o errata questo non importa perché si è già scelto.

Wake up dead, feel a bit slow at times, feel a bit dry in the mouth, can’t clearly see colors around and hands are shacking for the worst. Woke up dead and need some time to get used to, to get amused to, I hear her cry, I feel the blade shredding inside, it’s the hate and not the pain, it’s the way the heart’s involved and get addicted and then o.d.’s. It’s a bad, darn bad and deep hole we have here, can’t cross it over, can’t go around of it, can’t pretend to be elsewhere. The hole is the memo, the last fucking memo you’re gonna have and there’s just one way to catch it… nevermind then jump down and see the way it goes, see the way it could end. I like to travel back on memories, on flashes, on words of tall tales, on my last locker in my last room where the last key’s sinking in regrets with old yellowish snapshots. There was a time I was ready in takin’ balance, getting' steady.

L’acido risale bruciando inesorabilmente ogni tessuto, il fiato si spezza perché l’aria non ha più spazio e una volta o l’altra dovrem(m)o arrivare sino al mare, già… sino al mare, ad ovest, sempre in quella direzione, ovest. Cosa c’è oltre l’ovest, dopo la terra ed il deserto, dopo le montagne e il verde cosa c’è… ad ovest di tutto c’è sempre il mare ed è questo che vedremo. Sarà un viaggio niente male. Sarà più di un viaggio, sarà essere e stare senza mai per questo perdersi o restare indietro, una volta o l’altra diamine, una volta o l’altra ti farò vedere il mare, a ovest, a ovest di tutto quanto, al di là di tutto quello che tu possa immaginare, il mare. Calmo in tempesta specchio grigio verde azzurro, riesci ad immaginarlo il verde, riesci a vederla quella massa d’acqua salata così dinamicamente spietata. Vero, è del tutto falsa la bugia narrante il vero. Se fossi io ad ascoltare riferirei, se fosse lei ogni cosa muterebbe e dire e fare diverrebbe(ro) sentire ma non origliare, sarebbe certo ma non definitivo, probabilmente accessibile ma non di pubblico dominio.

Corta, integralmente repressa ma verticalmente sviluppata, accede e divelle mentre vane sono le argomentazioni proposte a difesa, ah... si lotta e si cade, si lotta sino a domani, si lotta e si infligge e ci si lorda in modo più o meno ferroso. Acquisito l’animo austenitico, ignoro la temprabilità come coefficiente essenziale di risoluzione, vuoi perché da quando l’accesso ai sotterranei sia stato pienamente concesso il flusso ed il reflusso vanno secondo i piani come treni galleggianti in ascensore alternandosi con difficoltà. Vuoi perché la fascia elastica segna la prima e più importante sconfitta sull’impianto dei protocolli. Caduto il primo regime ad opera del secondo era pensiero diffuso che nulla mutasse invero ma fatto il terzo sulle ceneri del secondo, ineluttabile come fenice l’idea ritornava con maggior vigore e forza. Vero, ogni insieme univoco riflette nell’uno e si decima nei propri elementi interni, non deve restare un riflesso di bilancio perfettibile, senza ombre ma nemmeno luci, senza lasciar entrare inutili fobie e subdole allusioni, deve forse necessariamente mantenersi al meglio o adeguatamente nel tempo per tutto il tempo che serve.

Una volta o l’altra dicevi… una volta o l’altra. Una volta… o l’altra… o l’altra…

Lascia pure la porta andare, che ti credi, siamo in riva al mare, dieci gradi in più o in meno non cambieranno il clima quindi rassegnati pure, abbiamo tutto il tempo che necessiti, abbiamo vagonate, tonnellate di tempo a perdere e tu dovresti poterlo apprezzare in modo particolare. Non usiamo mai il guanto di velluto, il tuo ritardo (fisico e mentale) non é ancora tale da farmi intraprendere provvedimenti di una certa gravità. Parliamo, a te piace farlo quando ogni cosa sembra definitivamente persa, quando è la tempesta a governare, quando il diavolo scrive il migliore dei waltzer e gli Ignavi ci si perdono ambigui. Ma io penso che i brandelli siano ancora identificabili, c'è un vento che porterà il miglior oblio e siamo proprio nel posto giusto. Mentre il passato diventi il presente ed il presente il futuro, ogni punto di vista muta drasticamente, puoi avvertirlo nell'aria, nelle piccole parole non dette ma solo appena sussurrate, lo vedi nei suoi occhi dilatati, piccole mosse inevitabili, bradisismi deleteri e ravvicinati.

Il fatto è che a volte, per quanto si tenti di evitarlo, si perda ciò che di concreto e risolutivo si abbia proprio davanti, puoi considerarla un altro tipo di miopia, è perfettamente male e maledettamente bene, è assolutamente in linea con la rotta che, già tracciata, non permetta deviazioni. Il percorso infido è non privo di insidie ed imprevisti ma una rotta, qualunque essa sia, ha uno scopo solo se venga percorsa, uno scopo, quello di una rotta, di un’azione, di un individuo, di mille attinenti ma inutili parole, di un gesto o di una tanto apparente quanto ingiustificata indifferenza. Probabilmente lo scopo a volte assume quel carattere fottutamente randomico a causa del quale andare a ritroso diventi quanto mai incoerente e ti rendi conto, cazzo, che quelle stesse volte sembri essere del tutto inutile tentare di comprendere. E mi interrogo, perché non abbia voglia di ricominciare o stare oltre modo male più di quanto già non stia, e allora le ripide tanto scoscese quanto accidentate spirali (mi) conducono sulla rotta esatta, alla strada mai davvero dimenticata, al percorso unico e stabile e valido per ogni tempo ed ogni occasione. In un insieme dato, un elemento comune ad altri insiemi può essere sia una costante sia la variabile decisiva al cambiamento dell’insieme che lo contiene.

L’onda deflagra in modo impercettibile, attraverso minuscoli rivoli in uno degli strati più profondi ma l’energia liberata non viaggia con l’onda ma la precede in modo sempre più violento e rapido. Puoi non avvertire un’onda in nuce ma un muro d’energia è come l’ultima alba proiettata sul pianeta da una supernova. Intrecciamo i pensieri e le intenzioni in cesti di azioni più o meno congrui e durevoli. Il più delle volte sono caratterizzati dal fatto di avere un’esistenza breve ed intensa ma capita comunque che da qualche parte uno o più cesti vengano smarriti e lì rimangano in attesa di qualcosa che possa anche non verificarsi. Computare differenze e probabilità non indorerebbe la pillola, devi fare quello che tu devi fare ed io faccio solo ciò che m’appartiene. Dormo male e poco, se dormo, per il tutto il tempo che ne consegue il dolore può essere accantonato, non smette certo ma l’intensità si affievolisce allo sprofondare dell’IO nella morsa dell’ID, quando il cervello rettile ritorna vigile e le priorità esistenziali decadono in quanto a percezione, in quanto a responsabilità, in quando all’essere ed all’apparire. Il dolore è un compagno fedele ed irriguardoso, spesso è un campione di promiscuità, il più delle volte è irrinunciabile e completamente assuefacente. Del resto…

Candidandomi, canto canzoni cadenzate cagionanti cancri calibrati. Cangiando, certamente contratto, cedo cardinalmente calcoli con certosina cordialità, ciò comporta cartilagini cedenti, cuore costretto, canalizzazioni cardanti, carambolanti carboni caratati cadenti candeggiando calcolate calunnie cagiono cadmiate calamità capsularmente compulsive.

Ti ascoltavo senza darti alcuna soddisfazione, tenendo veramente a tutto ciò che dicessi, ascoltandoti sempre più avvertivo l’abisso tra di noi, incolmabile e persistente come la paura, desolante come il tono e l’acida alchemica tra noi. Ogni maglia regge l’altra e la trama si compone senza interruzioni di sorta sino a che uno dei fili principali cede, la disgregazione è lenta ma inesorabile, ogni maglia implode e la trama si disfa ed è come un bel sogno in overdose da XXXXXX, sparisce come se non fosse mai esistito. Entusiasmi, quali, quelli vitali, quelli necessari, quelli accidentalmente esplodenti, quelli tra me e te sotto un velo di apparenza, in una coltre di grave belligeranza, entusiasmi, miasmi salubri di là dalla palude nella quale ogni altra azione restasse intrappolata. Osservo ciò che resta della mia scarsa materia cerebrale ormai in avanzato stato di decomposizione, priva di liquor, priva di struttura completamente disgregata. L’ossigeno completa il ciclo e il tanfo denso e pesante riempie lentamente le narici e la stanza fredda. Forse avrei dovuto usare un po’ più di dialogo avendone ancora la possibilità, farti sapere cosa provassi, cosa fosse invero a mantenermi nella tua orbita seppur così instabilmente. Non è stata una grande idea ritrovarsi faccia a muro e muro a faccia perché è innegabile che il muro abbia sempre la meglio in ogni caso.

È una cauterizzazione interna, le pieghe asciugandosi si sclerotizzano, non v’è più spazio e in assenza di ciò ciò che cresca è solo spesso tessuto cicatriziale.

I’ve found it, did’n’t expect things to go like that when my journey has almost come to an end but it actually happened, it’s something truly remarkable to observe, such a huge discovery, for a while I suspected it was just a blurred lapse in my mind then a pair of enormous wings appeared and then, once risen from the emerald water I could see such a magnificent shape slowly take off but inevitable.

Non è mai l’aria giusta, non è mai quella che si ci aspetti di trovare, questo perché inevitabilmente ogni attesa generi aspettative e quando queste ultime crescano in modo esponenziale il rischio di restarne fortemente delusi è notevole e direttamente proporzionale. Novembre è un mese del cazzo. Hai fatto questa pensata tutto da solo dici la verità. No vedi, non è tanto il fatto che io lo abbia pensato perché ciò è un semplice dato di fatto. Perché quando la bilancia della vita penda a carico della morte c’è sempre qualcosa che manchi, si resta in credito ma alla morte del tuo credito non frega assolutamente nulla. Era lì prima di te, era lì in gita con chi non hai più accanto, ci sarà comunque per te e continuerà ad essere dopo di te, dopo la tua cenere persa nella stessa aria. Avrai ormai dimenticato persino il tono della mia voce, i miei tic e tutta la mia rabbia, avrai seppellito il mio nome e vai speditamente avanti come devi fare perché fossi in te non ritornerei, fossi in te non mi salverei. Il mio cuore è sempre stato un vuoto a perdere e l’anima è solo la velina che lo incarti al fine di renderlo meno unto e presentabile.

The black swan theory stays always alive, it’s on like a distinct and definite echo, can’t really feel from where it comes but it’s here nonetheless. You should see how deep I go, let’s say I’m deadly used to go like that, no wonder sometimes can’t use properly my hands. Pain passes in time eventually, pain stays where it always belongs. I’d like to tell you and show an incredible trick but I do fear you wouldn’t stand it at all and I don’t miss what I’ve lost.

Dovresti, devi, dovrai assolutamente levarmi questo tuo becco affilato da questo mio pancreas, è un dolorosissimo fastidio, un’ulcerazione maleodorante e continua, non mi fa quasi respirare, come fai a non accorgerti delle conseguenze dei tuoi comportamenti, delle tue azioni, hai un minimo sentore del disagio che la tua semplice presenza mi provochi… Avrei voluto, avrei voluto, avrei dovuto tanto rubarti il rabarbaro in barba a un barbaro ma come vedi non è possibile continuare ad essere malerba senza, a lungo andare, infradiciarsi un po’. Vaghiamo nel fango ma almeno la visuale è libera, cosa dire di coloro che loro malgrado possano solo nuotarvi a faccia in giù, e il pilota se ne esce fresco come un quarto di pollo e comunica che non appena si sia in quota si possa tutti fare un salto fuori a fare un po’ di casino e persino tu potresti a questo punto avvertire delle remore o aderenze… di quelle che ti strappano via uno strato consistente di tessuto e lasciano che si perda allegramente altro fluido in abbondanza. Puoi sempre reagire ed ignorare ogni tua recondita voglia o desiderio e per questo, continuare a bruciare senza darlo a vedere. Non è stato molto tempo fa, ancora avverto il sapore strano della tua compagnia, no, non è stato molto tempo fa ma ci si trova e ci si scontra e ci si perde in un attimo eterno e nessun calcolo serve davvero perché lo stato che si riconosca è quello della tempesta e in mezzo ci siamo sempre stati, la tempesta, tu ed io.

Dormo tre ore per notte quando accade, quando a causa della notte penso sia meglio lasciare che vada e certo, avrei potuto trattenerla ma ciò comporterebbe affrontare una discussione alla quale non voglia proprio partecipare. Allora resta, allora vai, allora ascolta quanto cada e quanto sia invero impossibile da ricercare, decontestualizzare perché siamo da sempre armati di denti e coltelli e fonemi più o meno letali che non solo sappiano ormai cercare e distruggere ma persistere nell’intento e allora vai, e allora resta perché la tua anima umida corrodendomi mi trascina e se mare debba essere che burrasca sia, perso al pontile stentante nell’alta marea il dolore è un sottile chiodo corroso e la risacca assordante mi ottenebra e la peste di conoscenza è famelica mentre il grigio si sbianca e ogni buio mi assale a rendere profonda anche la sacca più superficiale. Sono solo spasmi e fatica a respirare, cosa credi, sono le contrazioni muscolari a divellere legamenti e ossa squarciando il diaframma e anche solo pensare diventa un volo terminale verso una tanto sottile quanto definitiva bolla entropica e lasciarvisi andare sembra essere così naturale ed altrettanto difficile da contrastare e i ricordi appaiono piatti ed irreali e poi riavvolti e recisi in miliardi di frammenti inesorabilmente taglienti.

Ecco perché scrivo e ci provo e scrivo e resisto alla tentazione di aumentare la soglia, limito il suo deflagrare sino a che mi accorgo di essere già in fase disgregante perché troppo ormai contaminato, perché ormai troppo assuefatto.

She’s so sharp, damn, so fucking sharp, can’t feel a thing and she’s already slicin’my inside, feel my warm entrails on the floor, it’s dark already, a muddy bloody rough carpet to be stuck in with no way to move on. I should stand your eyes even when I feel got nothing to hide nothing to lose, just stand there waiting for nothing in change of some nothing more. Fact is I’m hurt and I’m outraged and I can’t control the way pain hisses its way inside, the turns and the tides, it’s still dark, breathing on my cancer, feeding on my regrets, fallin’down, deep down to the frontline.

E sì, novembre è un mese del cazzo.
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Potrei macinare sillabe e fonemi, indefinitamente, nulla potrebbe risultarmi meno confuso e travolgente, porta pazienza io porto Costanza, le mettiamo insieme ed osserviamo l’evolversi degli eventi, tu da una parte io sempre da una parte sola perché la mia sorgente è sempre ineluttabilmente la...
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21/11/2019 19:09:49
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Set Teddi Sioton Omba IV

26 agosto 2019 ore 02:20 segnala
E poi… e poi il giorno brucia in fretta come la vita riscopertasi priva di significato, una pallida parvenza di normalità intrisa di assoluto cinismo, propellente ideale per il grande fuoco della dannazione. Sì, prima o poi avrebbe tentato ancora una volta a riscoprire il sommerso ed il sepolto, segreti taglienti, bugie gravide di cupa ingordigia perché spesso la verità è meschina perché solo in codesto modo può essere accettata e somministrata. Non è facile accettare una verità in quanto tale, è più sopportabile se edulcorata con la menzogna, spesso accettabile solo se completamente annacquata in essa. Ogni menzogna in fondo per essere venduta deve contenere una minima verità e, paradossalmente, più è vasta la bugia su di essa intessuta, più essa diviene congeniale alla plausibilità. Chiese cosa potesse offrire, del cognac, del buon brandy invecchiato, semplice acqua tonica… ottenne come risposta solo un prolungato ed ostile sibilo. Tempo, aveva da sempre scorte di tempo, adeguate più che adeguate, un po' perché poteva sempre tornare utile e poi questo consentiva mille ulteriori alternative ed apriva innumerevoli possibili varianti, il compendio disponibile permette alcune calibrazioni fuori dall'ordinario, questa non è la regola ma non sarebbe stata l'ultima volta di certo. Una sera lenta e liquida perché quel dialogo sospeso necessitava di carburante adeguato. Sorreggendo il bicchiere e spostandosi incontro chiese ancora a cosa fosse dovuta tale risposta così carica di ostilità nei propri confronti. Ottenne ancora un sibilo questa volta prolungato che presto mutò in un sottile sberleffo. Alcuni potrebbero affermare che la passione sia solo profusione di impegno e tuttavia la stessa passione risulta spesso essere tanto volubile quanto una piccola foglia al vento, indecisa, erratica, vorticante, priva di meta alcuna. Passione e dolore, estasi e rimorso, figli diversi ma sempre fratelli agli occhi della stessa madre. Non dimenticare che un tempo fu la stessa passione ad estinguere quel tuo lento ma inesorabile logorio virtuosamente macabro, quel suo particolare talento così occasionale, così impercettibilmente diverso da essere unico, plasmante. Vide solo acqua nera sotto i ponti, nelle anse strette a stento stagnante, l'odore restava persistente come i nugoli di insetti e l'olezzo delle carcasse in putrefazione. Quanti desideri infranti, occhi talmente spalancati da risultare ciechi ed incapaci di misurare l'umano, ti è sempre stato accanto, si può esserne certi, leggero come un velo, come un'ombra, una parte nascosta ma vitale della tua stessa forma, prodottasi nel tempo, cresciuta dal sangue e dallo sperma, credi che sia stato solo un caso la sua vendetta così tanto sospirata ed anelata…

I, afeard she said while hands held all around her, no time to take a breath, it was just a lapse, a momentary sickness in the head. Was it due to the bat… was it due to the fact she‘s still afeard I can’t tell. She had nice breech, they knew, they did and, certainly, they will do her again.

Certo, trenta e trenta anni da ora decise infine di smettere di fumare, il carattere non ne giovò in termini di miglioramento, smise di avere il fiato corto e prese trenta chili e in compenso gli venne l'affanno e poi un rantolo cronicamente gracchiante, i suoi modi elegantemente rozzi, così goffamente scaltri, viene quasi da pensare che tutto fosse frutto di un profondo ed elaborato esercizio di apparenza, di folle e lucida perseveranza, di sana follia certo ma, divincolandosi, apprese inconsapevolmente ogni sfilacciatura possibile dei/nei propri limiti, figurandosi appena un altro epilogo certamente senza però meravigliarsi dell'improvvisa piega che gli eventi stessero tessendo a sua insaputa. Trenta anni da ora il vorticare assurdo dei presentimenti presenti era ancora intossicante, inevitabile, tentò di fermarsi aggrappandosi all'effimera realtà degli eventi ancora improcrastinabili ma cedette definitivamente accasciandosi sulla poltrona vicino al tavolo. Ancora porse un bicchiere, questa volta vuoto, l'unica scelta possibile, l'unica costante accettabile, vuoto, vuoto come la propria anima, vacuo, inconsistente come il loro legame ormai consumato dalla reciproca disperazione, oltre al cristallo sfiorò la sua pelle, annusò il suo respiro, era rancido sapeva di anice e di limone. Chinò il capo come per annuire ma il tempo, questo grande cardine già impazzito, precipitava schiudendo ad essi strade nuove ma rischiose, ali di metallo, corde tendinee, alveoli contratti, vasi traboccanti di plasma ormai irrimediabilmente avvelenato. Può questo semplice amplesso di fasci e leve ossute sfociare in un breve godimento tanto associabile ad una vera e propria zavorra che si addensa e si avvinghia sempre più nel profondo sino a trascinare ogni altra sensazione, strappando via anche i legamenti e lasciando alla fine semplicemente una grande voragine impossibile da occultare… avrebbe potuto forse. Avrebbe ghermito ancora una volta, avrebbe accettato di piegarsi e piegare senza aversene a pentire. Un tuono interruppe il silenzio atterrente, spostò l'inadeguatezza dell'imbarazzo e alla fine si accorse della strada maestra e tornò a bruciarsi i polmoni, i trenta chili rimasero ma nulla di meglio e nulla di peggio a patto che il tabacco fosse sufficientemente buono, l'aria appena respirabile e il pulsare tra le gambe accettabilmente doloroso.

She is ague Papa said, took a buss on her cheek and to make her sleep he told her, holding her hand, about a far and foreign land where camelopards were so tall to reach to the top of the trees. Night went in a second as the fever she had, after two days she was cleansed but still in bed.

Al buio, al chiuso, senza potersi muovere, senza poter parlare, strofinava appena i palmi contro uno dei limiti del suo spazio per rendersi conto dell'effettiva costrizione, batté appena le nocche contro una delle superfici opprimenti, non aveva memoria delle ultime ore, aveva però compreso di essere in trappola senza via d'uscita e senza più aria. I valori di anidride carbonica salirono ineluttabilmente ed a quel punto ogni percezione si annebbiò. Sei piedi sotto terra tutto si chetò improvvisamente al pari della terra sopra, un vento leggero annunciava pioggia e presto il fango avrebbe ricoperto ogni solco fresco ed ogni traccia. Non era stata certo una casualità, coincidenza, no, le coincidenze non esistono e solo chi se ne concede il lusso e vi crede non ha voglia di vedere e comprendere il reale stato delle cose, una coincidenza, forse, due, può darsi ma tre, no, le coincidenze credimi, non esistono, in questo mondo di dolore piacevolmente profondo e così sfrontatamente aguzzo e palese nulla accade per un'assenza di scelta. Ti lascio volentieri canapi sottili con i quali intrecciarti la corda che prima o poi occluderà ogni tuo flusso e libererà la tua anima da una costrizione di carne e sangue troppo inetta a mantenerla intatta. Non era stata una decisione difficile, l'ultimo stadio era poco più di una certezza, il tempo questa volta sarebbe stato del tutto ininfluente e la sofferenza per quanto straziante di chi viaggia è lontana dall'essere eguale a quella di chi ne sia testimone, non era stata una decisione facile ma dal ventiduesimo piano la vista era di tutto rispetto, l'aria fredda era piacevolmente simile alla stessa vista, non ci sarebbe voluto molto per staccare un altro biglietto e fare l'ultima corsa, un posto in prima fila anche qui, come sempre. Le mie parole saranno sufficienti a liberarti perché per questo tipo di viaggio occorre essere da soli ed farò in modo di esserlo, è solo un viaggio verso un'altra meta, prima o poi ci rivedremo ma intanto io ti preparo la strada e ti serbo in caldo un posto di prim'ordine, l'hai detto, in prima fila. Amico mio, l’anno o il tempo sono solo riferimenti passeggeri, ma questa non è una stazione e tu non ti trovi su di un fottuto treno, oggi tu vai e devi saperlo… oggi tu vai e devi saperlo che sono stato io a farti andare, tu lo devi sapere, che sono stato io TU lo devi sapere.

Be my guest and maybe you’ll meet the copacetic deal, could be risky, could be many things ‘cos we’re here in the boondocks not it the exurb. Come along to my condo, we’ll have a private fair and cotton candy, eggnog and cremains, doxy for dimes all the way, free fat fanny all the fucking way!!!

Il prezzo da pagare non importava, l'ora non importava, il resto del mondo era fermo e sbiadiva un istante per volta. Erano anime in principio ma per natura si ha sempre bisogno di qualcosa e più la si desidera e più questo contamina. Una volta anime adesso solo fuoco, inesorabile, inestinguibile, fuoco e passione, passione e odio, che spettacolo. Accordare è molto simile a trovare uno scopo, accordare alla giusta tonalità, uniformarsi allo schema infinito dell'universo o di uno di quelli accidentalmente paralleli. Erano tutti lì per lo stesso motivo, ascoltare e bere e bere ed ascoltare senza pensare ad altro. Non è mai facile ritrovarsi, in quel posto e soprattutto non a quell'ora, la voce corre anonima e sinuosa in mezzo a molti ma solo pochi sono in grado di carpirne e decodificarne la vera essenza, quelle piccole eccezioni, quei piccoli ricettori capaci di interpretare segnali del tutto anonimi ma che nel giusto contesto e nella giusta condizione rappresentano una pista chiara e decisa. Un posto, un'ora, uno scopo. Un leggero brusio, sotto luci soffuse, velluto nero, sbuffi in seta bianca, piani di cristallo e atmosfera, calda, accogliente, unica. Accordare è solo un preludio, una pacata dissonanza in un contesto molto più complesso e vasto. Ad un tratto il silenzio si fece palpabile, ogni luce si fece timida, il respiro rimase sospeso e lentamente l'oscurità ammorbò ogni cosa, un clarino iniziò il proprio canto.

Che spettacolo.

Rosso, rosso ovunque. Rosso sulla tappezzeria, rosso tra le lenzuola, rosso come le sue labbra, persistente come un impregnante. Rosso lungo il parquet, rosso in rivoli o gocce, rosso in schizzi, rosso in fiotti, rosso in una pozza davanti al comodino, lungo tutto il ballatoio, rosso lento a grondare, vischioso per ossidazione, ferroso per emanazione. Gli olii e la decomposizione già avanzata diffondevano un odore inconfondibile, catturato dalle prese d'aria, giù via nei condotti di areazione, il caldo suppurò il tutto in una macabra fragranza ed in essa vi si immerse senza alcuna paura perché era questo da sempre l'ultima sua vera natura. Oh adesso tempo, tempo ne possedeva anche da vendere, oh adesso ogni riflesso avrebbe sviluppato una doppia verità, molto più facile da credere, da ascoltare, da bere. Ancora una volta immerse le mani sino a raggiungerne il cuore caldo ma ormai inerme, comprimendone subitaneamente la massa un ultimo singulto scarlatto conquistò l'ultimo drappo ancora immacolato e smorto, la pastosità di ogni tessuto già invischiava ogni suo centimetro, rimase come in sospeso, un cuore caldo e ormai vuoto tra le mani, lo sterno divelto, spuntoni sfrangiati, pezzi irregolari, frantumi una volta vitali adesso freddamente inerti. Oltre la luce macchiata i riflessi dei bicchieri scomposti formavano strani cristalli nell'aria, li osservò tentando di mettere a fuoco ogni prisma colorato e grottescamente distorto sulla parete antistante. Il giorno brucia in fretta ma la notte… la notte sarebbe stata tremendamente lenta e dolce, la notte, tremendamente dolce e fredda.

IMAGINAR(eal)Y HEROE(friend)S IV

21 giugno 2019 ore 17:45 segnala
Lo hai preso tu il mio? Se lo hai preso devi ridarmelo perché senza non ci so stare, mi si complica terribilmente l’esistenza, me ne accorgo che assuma un sempre più personale argot e ogni struttura tramata si assottiglia sfilacciandosi in oblio e anche relazionarmi mi viene male, credo che devi restituirmelo, credo che devi pensare bene a cosa devi fare, da quando non c’ho più il mio, lo stesso tempo sembra essere come melassa imputridita, si appiccica e puzza e mi rallenta, devi restituirmelo perché il tashtucco usato non serve a molto, c’è un grande yahma e l’aria passa e non resta niente a cui i miei pensieri possano attecchire, non c’è più una via da illuminare con le idee, sento di perdermi e non mi piace, sento che sto per fare qualcosa a cui non posso nemmeno pensare ma lo faccio e non mi andrà bene perché mancano tutti i riferimenti e lo stesso equilibrio sembra essere non più molto soddisfacente.

Impromptu

C’era una cosa che odiassi e che continuo ad odiare, il solfeggio del cazzo, e così dovendo scegliere scelsi lo strumento al quale il mio approccio potesse essere meno indolore dal punto di vista del solfeggio del cazzo. Ora il solfeggio (sia del cazzo o meno) è comunque importante ma a quel tempo non nutrivo alcuna considerazione al riguardo. Ho una mezza idea in testa di ripulire le meccaniche della mia batteria, ripulire e lucidare tutti i piatti, soprattutto far ritornare a splendere il charleston, sgrassare le catene e renderle ancor una volta efficienti. Non crediate sia facile perché pur iniziando bene questo diventa un percorso tortuoso e frustrante. Fatto questo ho intenzione di ripulire tutti i tom e non ultimo il mio rullante in metallo con pelle a doppia sabbiatura. Renderne le molle davvero cristalline nel loro frusciare e quindi svuotare la cassa e dopo averla pulita riempirla ancora con un coperta migliore che cada bene sul fondo e che compattandosi smorzi le vibrazioni che sono notevoli essendo una fottuta cassa da 55. Semmai riuscissi a fare ognuna delle azioni suddette potrei dedicarmi a rimetterla insieme partendo dal sellino che è la prima cosa intorno alla quale costruire tutto il set. Questa volta sarà nell’angolo opposto perché v’è più aria e l’accesso sarà comunque più facile, niente muro a filo e niente rotture di coglioni con il filo della cuffia. Questa volta dovrebbe andar meglio a patto che la stanza non bruci ancora. La batteria è uno strumento interessante e per chi come me la suoni solo ad orecchio è sempre una gran sfida, intendiamoci suonare la batteria sul serio necessita di molta applicazione e dedizione e non ultimo un senso anche minimo del tempo. Il tempo è il tuo unico capestro e anche la tua miccia se controlli il tempo allora la tua batteria diviene la tua macchina del tempo. Normalmente quando sono in vena suono anche due o tre ore al giorno perché non è importante avere qualcuno che costruisca sulla tua metrica ma mentalmente lo si può fare creando un ritmo che sia interessante e solo applicandovisi se ne può creare di interessanti. Non sono un amante dei solo ma l’ampiezza del suono e la sensibilità con le bacchette si afferrano esercitandosi, rullate in comprensione o semplici, inclinazione dei tom ed altezza del rullante, apertura del charleston e tutti i piatti dal crash allo splash al china al ride. Non puoi saltare un passo perché tutto è parte del groove. Cazzo quanto mi manca suonare, spaccarmici le mani ed anche le bacchette, un buon esercizio tra le altre cose consente, pur sonando ad orecchio, di far sì che ci si possa riunire e suonare come si deve con un basso ed un paio di chitarre e magari un organo e provare Smoke on the water, Ricette, the Working man o 2112. Cazzo come vorrei suonare adesso.

La vita sembra essere una soluzione migliore alla sua stessa assenza, probabilmente v’è più di un modo per definire codesta alternativa ma è anche lapalissiano che la stessa vita abbia lo strano ed impopolare vizio, spesso, di finire proprio sul più bello. Non è da sindacare il fatto che essa finisca semmai sarebbe d’uopo operarsi sì… operarsi al circolo di Willis…. sì operarsi un cazzo, sarebbe d’uopo adoperarsi affinché la vista sia o resti o diventi più o meno in linea con le aspettative riposte e i sogni dopati. Da un paio di giorni a questa parte avverto un’incredibile incremento di spasmi volontari ed involontari, in un minuto ne conto almeno una trentina, dopo un paio di minuti le scapole cominciano a farmi male perché lo sdrucciolare delle articolazioni diventa a lungo andare doloroso. Il gas prodotto in ogni capsula sinoviale viene liberato con dolorosa e scrocchiante abitudine, ci si sente peggio prima ma ugualmente male dopo. Sai, ho pensato di prendere il SXXXXX giutando alla grande, ma il camice solerte mi sussurrò un tempo che non fosse cosa da sottovalutare, io però credo di averne preso adeguatamente e per adeguato tempo senza mai rimanerci sguanato, non provoca dipendenza ma ad eccedervi ci si può procurare una dimensione esistenziale davvero difficile da ripristinare. Annulla la fase REM se la dose sia superiore a quanto consigliano nella normale posologia e può essere più di un volo repentino in fondo al pozzo se la dose ultima venisse raddoppiata. Mi sono detto può essere un eccesso di sostanze assimilate in poco tempo, tutte vasocostrittrici ed eccitanti, dovrei anche smettere di fumare… ma già u’fittai già u’fittai, ho appena avvertito uno schiocco proprio adesso, nello scrivere brandelli di questo ennesimo viaggio. Sto davvero a pezzi stanotte, sono davvero esausto e ho fame. Potrei essere disperato ma c’è una vipera nascosta nella mia vescica infetta che continui a vorticare e per quanto possa aver sete non riesco più a bere e gli spasmi mi impediscono di distendermi e provare a dimenticare il tempo presente per un’altra vela barattata che abiliti il mio passaggio verso un più ampio mare ed una più agevola traversata.

Rumore di zughi che si frantumano tendendosi, scivolando gli uni sugli altri e la mia slappa si sviccia quasi che il mio sangue sappia più di sakar che di ferro, mottata mia questo mi fa sbaraccare, non mi basta del buon snuotie perché tu dici di voler solo pasticciare, mi sento una sguana ma seriamente, pasticciare in questa prista mi fa sbaraccare, che razza di soomka, mica una zena qualunque e con quale malcikko persino sviccio. Mi sento bigio ma già bramo un’altra tass ridondante come un cazzo di chiamino e ricolma di vecchia e buona vellocet e i coccovetti, tutti quei coccovetti che hai crastato alla devocka di turno dove mai li hai nascosti dove mai li terrai e trucca mai potrei farci semmai li trovassi ma seriamente, tutto questo mi fa sbaraccare, tornare nel gabbione, tutto questo mi fa sbaraccare e solo a ripensarci mi fa venir voglia di renderla. In verità ad esser piene di te sono solo le mie calde jarballe.

Se c’è una cosa di cui abbia acquisito certezza è che gli errori siano errori e ad essi non v’è modo di riparare, chi afferma il contrario è in netto ed aperto contrasto con uno dei miei tanti principi assoluti, chi afferma il contrario non ci capisce un cazzo. Un errore è una piaga, spesso resta inerte dopo il suo grasso periodo di infetta e imputridisci ma a volte, perché le piaghe sono piaghe per questo motivo, si infettano nuovamente e riprendono a trucidarti globuli bianchi ed a pisciare litri di pus. Avere a che fare con un errore di questi è un bell’impegno, con più di uno… beh, la stessa esistenza diventa una bella guerra e tutti a fare fuori tutti, tutti combattono tutti, tutti smembrano tutti perché in una guerra non c’è momento da attenda devo estrarre questa lisca prima di poter trafiggerti ed estirparti l’intera forella, la guerra è guerra e così sia. Per evitare la guerra la galassia è sulla cintura di Orione. Non ho paura del conflitto, il conflitto è sempre preferibile ad un compromesso e non mi fido di chi quando sorrida non mostri zughi, che cosa nasconde sotto? Già, la guerra, era importante sai la guerra… ma tu non c’eri, non c’eri ed allora con chi parlarne, non sei qui a consigliarmi, non sei qui a sostenermi, se ci fosse guerra li festeremmo per bene nessuno escluso, non sei qui e la tristezza abusante sta per essere consumata dalla rabbia che inizia traboccare.

Sei e forse sono una maledizione molto pruriginosa, alquanto sfacciata, slappa lunga, lunga faccia. Sei tranquilla, stai tranquilla perché io stavo solo durante la stacka, avrei potuto evitare e comunque sarei rimasto a snicchiare, restare indifferente ed indifferentemente continuare a snicchiare perché non sai mai cosa il vento possa portare, caldo o tempesta, speranza o la battaglia, ah fosse solo il mio plotto a potermi dare soddisfazione, sarà tutto questo sosto, tutto insomma potrebbe anche andare e se solo potessi recuperare la Durango 95 per un effetto sulle vostre ossa e tubazioni molto più karashov di quanto già non abbiano convenuto i rozzi alla prista ormai lontana davvero in vena di furia molto ma molto sharp. Dialogo interrotto o coito interrotto, a questo punto non vedo una gran differenza, percepisco la mia difficoltà e diffidenza, avresti per caso un rimedio, un appiglio che possa farmi arrivare a domani, un motivo per rimettermi a dieta, per evitare di sanguinare sotto la maglia, già questo potrebbe essere un problema, questo dovrebbe essere l’alternativa, dannazione, sono troppo vecchio per queste stronzate. In verità ad esser piene di te sono le mie calde jarballe.

Difficile vivere con la morte alle spalle, difficile mantenere ogni elemento vivido e presente anche se confinandolo in piccole camere oscure ermeticamente controllate all’interno della tua mente, difficile non impossibile ma anche quando questo accada ogni singolo spigolo imbrattato resterà sempre più macchia. Avevo persino pensato che data la notte e data la carenza di XXXX sarei potuto restare ad osservare una piccola porzione dell’immenso culo celeste al fine di provare ad individuare almeno in forma del tutto approssimativa alcuni degli oggetti di Caldwell. Non è mai troppo tardi per affacciarsi su di un orizzonte più vasto. Qualcosa di più difficile no vero? Qualcosa di diverso, qualcosa da ritenersi diverso ed inverso senza possibilità di ritrattazione alcuna. Non ho il senso pragmatico di attecchire ed adattarmi al colare del tempo, al mutare del vento perché non c’è nulla di diverso che si possa fare e non c’è niente di diverso che adesso vorrei fare. Certo leggere la Margolin non m’ha fatto affatto bene e continuare a rimuginarvi sfalda esponenzialmente il mio ultimo avamposto di sobrietà conclamata, sfalda le intenzioni e la precisione di ogni affondo ché dopo il terzo o il quarto una minima mancanza di coordinazione spazio-peso è causa di dolore squillante umidamente sgorgante. Tutto questo prende tempo, lo consuma, lo inietta di sottotrame fuorvianti e ritrovarne il filo mi costa una fatica infame. Ho sempre pazienza esigua con la quale arroventare le mie corde vocali perché in fondo di esprimerti la mia opinione non me ne frega nulla e semmai quelle piccole soddisfazioni resteranno oscure all’altrui comprensione. Puoi partire da una piccola sequenza di fonemi, puoi partire per l’ennesimo viaggio comunicativo o puoi semplicemente arrenderti all’idea che non ve ne sia più alcun bisogno. È anche veritiero che sia, questo, l’unico fattore da prendere in considerazione e non per arare in giusta guisa quel dannato campo del cazzo. Tieni a mente che dato un periodo di tempo abbastanza lungo, nessuna nuova interazione riuscirà a strapparti un’espressione di sorpresa o stupore, tieni a mente che vista una viste tutte, che levati, non ci sono più possibilità di riuscire ma solo alte sequenzialità di fallimento perché esso risulta essere, statisticamente, il risultato più probabile.

Ti prego, se sei stata tu, so che sei stata tu, ti prego, a costo di essere friggi-buco, devi restituirmi assolutamente restituirmi il mio gulliver.

Movierama I

19 giugno 2019 ore 17:53 segnala
Un grande regista potrà fare a volte film mediocri ma un regista mediocre farà solo film mediocri. Questa non è un'opinione personale ma è un dato di fatto. Nel cinema non v'è posto per la democrazia. Per fare un film serve un regista ed è lui che decide e da questo dipende, in gran parte, il successo oggettivo del risultato finale. Valutare un film in base agli incassi o alla quantità di pubblico che vada in sala non è un metro di giudizio affidabile. Non si può andare incontro ai gusti di tutti e non si può fare un film per tutti. Accettare anche solo uno di questi compromessi pregiudica la qualità del risultato a priori. Questo riscontro salvo rare eccezioni, da circa trent'anni a questa parte. Cedere alle logiche di mercato sacrificando l'anima di una buona storia è terribile.

Questo spazio, Movierama (www.movierama.it), è qualcosa a cui abbia sempre pensato e, da un pò di anni, con alterne fortune mi ci dedico. L'ho realizzato al fine di riporvi ed esporre alcuni concetti. Il cinema è arte certo, il cinema è finzione, il cinema resta soprattutto un mezzo di espressione. Utilizzare al meglio questo mezzo non è da tutti. Ci sono molti buoni registi, ci sono ancor più registi mediocri ma i registi davvero bravi sono un numero davvero esiguo. L'evoluzione tecnologica oggi, consente la realizzazione di un film con un numero davvero irrisorio di risorse. Il punto non è realizzare un film, il punto è avere un film con un'anima e l'anima può dartela solo una storia, una storia degna di essere raccontata.

Parte tutto da una storia amici miei, si deve avere una storia e la storia può essere di due tipi, può essere una storia originale oppure un adattamento. Una storia orginale è spesso quella che un regista (o un autore) abbia in mente da diverso tempo, in incubazione e, al momento adatto, la esprime attraverso ciò che è un lavoro ma soprattutto passione cristallina. Il risultato potrà essere persino controverso ma l'originalità della storia, a mio modesto ed insindacabile parere, è una garanzia importante nel valutare l'opera finale.

Un adattamento è la trasposizione di una storia già narrata attraverso altri media di comunicazione, un libro, una piece teatrale, una trasmissione radio o un serial per la tv. La bontà dell'adattamento è senza dubbio un punto cruciale nello sviluppo. Da un lato, infatti, deve essere fedele all'originale e per fedeltà, intendo l'essere vicino almeno allo spirito originale espresso dalla storia, dall'altro deve essere in qualche modo fruibile eventualmente senza però rinengare il primo assunto, la fedeltà. Per ovvi motivi che non starò qui a spiegare i modi ed i tempi della lettura sono naturalmente diversi dai modi e dai tempi della radio che sono ulteriormente diversi ed articolati dai tempi e dai modi del grande schermo. Ciò che possa funzionare tra le righe lette non sempre funziona in solo audio e, a maggior ragione, non sempre funziona con le immagini. Una buona storia può anche essere trovata per caso ed allora il primo passo è acquisirne i diritti per poterne poi realizzare un adattamento. Attenzione però, i diritti e la loro acquisizione rappresentano un'arma a doppio taglio per chi li cede, essi infatti spesso danno la marcata e concreta possibilità, a chi li detiene, di stravolgere la fonte e la conseguente storia a monte dell'acquisizione di determinati diritti ed allora si crea un ulteriore paradosso. Si ha una storia e un conseguente adattamento che non rispetterà alcun canone della fonte originale ma diverrà qualcosa di diverso, a torto o ragione ma ne faccio una questione di integrità di principio e anche se declinare la propria esistenza per assoluti non sia ben visto, il cinema non è democrazia, nel cinema non v'è spazio per la democrazia.

L'evoluzione di un mezzo di comunicazione è necessariamente legata all'evoluzione del contesto nel quale esso viene espresso o coadiuvato ed al quale esso si debba necessariamente rapportare. Cinquant'anni fa, la produzione cinematografica era necessariamente più lenta, in un solo anno il numero di produzioni per il grande schermo era sensibilmente minore rispetto ad oggi e, anche per questo motivo, ognuna di queste produzioni attecchiva con incredibile facilità nel pubblico, sia in modo positivo che viceversa. E' semplice ricordare proprio per questo motivo film divenuti legendari, film e storie come anche gli stessi protagonisti. La fama di un film di questo tipo può non essere quindi legata alla qualità della storia ma al favore ricevuto nelle sale poichè, essendo facilmente definibile in un contesto molto più scarno all'epoca, rimane oggettivamente nell'immaginario e nella memoria collettiva anche a distanza di decadi.

Ma cos'è il pubblico e come si soddisfa? Il pubblico è una bestia mutevole e cangiante. Non ha una singola identità ma molteplici, è un elemento tanto discriminante quanto controverso, inaffidabile, volubile, permaloso e umorale. Qual è il pubblico di riferimento? Un campione eterogeno accuratamente selezionato su basi di egregia statistica? Una comitiva di suore in gita? Il risultato del terziario in vacanza fuori porta? Studenti e genitori? Lavoratori e operatori del settore? Casalinghe e stagnari? Baroni ed esegeti? Signori e amanti, sindaci, assessori, piccoli portaborse e agenti segreti? Signori, il pubblico non esiste, il pubblico non è il fattore necessario e/o sufficiente a giudicare un'opera cinematografica. Un regista, fondamentalmente, realizza un film principalmente per se stesso, è un desiderio, è un obiettivo, una tappa del proprio percorso creativo, è anche un prodotto da vendere ovviamente perchè, in ultima analisi, non si vive di sola gloria ma il genio, se tale, è egoista di natura. Un grande regista, quindi, deve essere artisticamente egoista nella migliore delle accezioni.

Oggi l'era delle grandi major non esiste più o quasi, esiste solo una grande major che apporta un controllo a volte talmente subdolo da risultare del tutto invisibile al consumatore e fruitore medio. Quando le major per antonomasia esercitavano il proprio dominio su produzioni, attori e registi, solo pochi di questi riuscivano ad eccellere riuscendo anche a spostare questo fulcro di controllo dalle major a proprio favore, Oggi, escludendo la Major di cui sopra, della quale non farò il nome, esistono altri controllori. Alcuni sono istituzionalmente riconosciuti e sono sempre esistiti con risultati a volte certamente discutibili e anche questi non verranno qui elencati, dovreste essere in grado di determinarli. Altri sono del tutto nuovi se rapportati ad un modo di operare che si evolve costantemente. Non esistono più attori sotto pagati e perennemente al guinzaglio e non esistono più o quasi padroni di catene. E' innegabile che l'industria cinematografica abbia un indotto relativamente vasto, in media una produzione ai giorni nostri per un film di medio budget porta uno sviluppo, lungo tutto il proprio ciclo, di circa dieci o dodicimila posti di lavoro. Questo numero lievita sensibilmente per produzioni piú importanti, si può arrivare sino a quindici o diciassettemila e con questo mi riferisco a medio grandi produzioni d'oltre oceano.

Premesso questo, l'aspetto economico, quantunque suggestivo, non deve offuscare la valutazione d'insieme. Cosa è quindi essenziale nell'approcciarsi ad una valutazione di codesto tipo? La storia prima di tutto, la storia prima del genere, la storia prima degli intepreti, la storia e la reale trasposizione della stessa nei canoni e nei principi è l'unico metro di giudizio necessario.

Dopo la storia viene il regista soprattutto se la stessa è originale e non una trasposizione o adattamento. La storia può far grande un regista ma senza un buon regista nessuna storia potrà essere raccontata.

Dopo il regista viene il doppiaggio. Il doppiaggio è un punto essenziale, da sempre preferisco al doppiaggio la lingua originale tuttavia, un buon doppiaggio contribuirà alla fruizione finale da parte del pubblico. Non è difficile avere un buon doppiaggio, basta avere tempo e denaro. Sfortunatamente al giorno d’oggi non si ha più a disposizione il tempo di cinquant’anni fa per un intero doppiaggio e sfortunatamente i costi risultano essere molto ma molto più alti. Ogni doppiaggio inoltre ha sempre un supervisore che è inviato dalla casa di produzione al fine di controllare ed assicurare la migliore riuscita dello stesso. La figura del supervisore però non è sufficiente ai fini di un buon risultato finale, qui entrano in gioco l’esperienza del direttore del doppiaggio, l’adattamento dei dialoghi e in ultima analisi gli stessi doppiatori.

Alcune considerazioni. È ovvio che se per un'intera linea di doppiaggio di film negli anni sessanta, ci si potessero anche impiegare due mesi, per l’eventuale ridoppiaggio attuale si avranno a disposizione, oggi, al massimo due settimane. La qualità del doppiaggio è direttamente proporzionale al tempo ed al denaro investiti dalla casa di produzione, non sempre queste due discriminanti sono adeguate a garantire un risultato ottimale. La qualità media del doppiaggio è molto alta, l’eccellenza ha bisogno di un lavoro molto più lungo e questo a prescindere dalle voci impiegate che spesso, sono unilateralmente scelte dalla casa di produzione del film in uscita. Non è possibile sindacare su ciò, il sistema funziona in codesto modo.

Concludendo, si deve asserire che una produzione sia da preferirsi in lingua originale, quando questa risulti ostica si dovrebbe optare per i sottotitoli in lingua, ove la lingua non sia proprio compresa allora ecco che il doppiaggio rivesta un ruolo del tutto pivotale.
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Un grande regista potrà fare a volte film mediocri ma un regista mediocre farà solo film mediocri. Questa non è un'opinione personale ma è un dato di fatto. Nel cinema non v'è posto per la democrazia. Per fare un film serve un regista ed è lui che decide e da questo dipende, in gran parte, il...
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19/06/2019 17:53:30
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