Frankie Starlight III - Lost Liquor a.k.a. My Missing CSF

14 settembre 2020 ore 08:54 segnala
(Sei) (p)Ossessivo, (ri)parliamo(ne), (sei) compulsivo, parliamo del diviso, ossessivo-compulsivo, scriver(n)e per parlare e parlar(n)e per scriver(te)lo di notte vale un pezzo di pelle in più e un quantitativo adeguato di lucida percezione di ciò che venga inevitabilmente a perdersi, sempre di notte la notte che bolle e che volle e che botte, quante botte, terminata l'epopea del dialogo si dovette necessariamente passare ad altre vie per potersi reciprocamente inculcare raziocinio e discernimento sfruttando la non sempre sottovalutata fisica dei corpi e la meccanica copiosa dei fluidi, la notte che divelle e ogni pensiero vale meno a meno che non si vada o si resti sull'ameno. Dovresti darla (épiphénomène) lett(vint)a a lei, seriamente, dovresti darle retta e non star qui ad ascoltarmi, seriamente perché una mammola farebbe meglio, fossi in te una mossa mi darei e senza farmi distrarre dai flauti e ottavini, rimbrottanti oboi e ciarlieri fagotti, sottili clarinetti degli angeli e corni e flicorni dei diavoli e trombe e tromboni degli arcangeli in un aggraziato fracasso di timpani e grancassa resterei irrimediabilmente lucido, seriamente, perché cazzo non le dai retta...

In doloroso (épiphénomène) possesso di tessuti molli e ricettacolo portante, fibre di media resistenza a mezzo e corto (cortissimo) termine, membrane permeabili e concetti elettricamente partoriti, come ogni struttura ospitante opposti in materia di durabilità, compatibilità, usura e resistenza, confermai l'unico viatico capace di mantenere la stessa struttura efficiente. Alta temperatura focalizzata, un piccolo miracolo chimicamente esagerato, elettroliticamente accurato, non è la sola cosa in quanto distruggente in modo efficiente ogni più piccola remora. Moralmente inibito, atrocemente combattuto, ferocemente represso, elastico continuo tra rostri ruvidi e pulegge rozze, unico spazio (in)comprimibile, persiste(nte) all'interno logorandosi infinitamente, respingendo(si) ed attraendo(si) opposti incapaci di coesistere nello stesso tempo. È un moderno prototipo d'eroe d'azione.

C'est seulement dix ans plus tard qu'une renaissance de mon coeur est devenu possible. Adesso che hai sufficiente annacquato la ragione, non hai necessità di navigare e certamente la rotta diviene (épiphénomène) inutile, so che la voglia sia mai stata sopita, adesso puoi farti del tuo peggio senza remore, senza perderti in meandri crepuscolari, in torbide scuse o saccenti arguzie. Adesso puoi davvero renderti tutto il male, sei pronto ad accoglierlo senza alcuna distrazione o capacità percettiva impoverita, è solo la tua volontà malleabile che ne consente l'esistenza, coraggio... non hai da perdere non hai da riflettere, brucia sequenzialmente, tramortisci la colpa, il buon senso, riducila nel pozzo e rendili parte integrante di questa dimensione, non hai mai davvero smesso e per questo cosa dovrebbe importarti al di là di sostenerlo. Guarirai come sempre almeno apparentemente, guarirai agli occhi altrui che non indugeranno e non si interrogheranno, guarirai domani e per il domani hai sempre margine, adesso però affonda e lasciati andare. Ma dove sta il suo arco?

In un'altra vita, inutile come la vista al di qua del mare al di qua dell'umido squallore quotidiano, al di qua dello scontato e facilmente barattabile, setacciando plutonio da bassa lega in cambio dell'oro degli stolti da loro bramato, il cuore sottrasse delicatamente l'emottoica morsa metastatica ai polmoni e così facendo arse inconsapevolmente rendendosi incapace di ascoltare qualsivoglia ulteriore stimolo per sempre. I polmoni ringraziarono e per questo si aprirono completamente colmandosi irrimediabilmente di fumo e di nero ormai persi in bagliori di nuda oscenità. Aver nostalgia di ciò passato o perso non è cosa da sfoggiare, aver nostalgia in generale è oltremodo inutile e il cuore del resto non era mai stato una cima. In tutto questo il cervello tentò di apprendere le ragioni dal cuore e lo spirito dai polmoni sovraccaricandosi di ulteriore ciarpame inutile e, da allora, l'ego divenuto ormai incapace di un'erezione bastevolmente turgida ne cerca sempre e costantemente una riflessa, una abbastanza propellente, abbastanza coadiuvante e sufficientemente duratura. Non v'è comunicazione se le parti non ne abbiano alcuna intenzione, non v'è continuità d'intenti se le parti scavino costantemente trincee in forma di solchi cicatriziali e non v'è alcuna utilità nel continuare ad essere o sembrare o persistere nel decadere.

Manca il colore... (Tuto va e vien) oltre alle tracce, alle ombre di varia intensità, alle linee precipitanti, (Tuto va e vien) agli angoli angusti, alle altezze variabili, alle percettive profondità... manca il colore, (Tuto va e vien) manca il motore, manca il dolore... unn'è unn'è 'su dùluri ca nunn'u'vìu...

La mia (è) depressione (parte) ormai (della) permanente (compulsione) mi facilita ben pochi slanci ma (dilania) al contempo molteplici e severe ricadute tanto che mi sia di certo impossibile (perderle) distinguerle, non (voglio) posso stabilire se sia appena ripiombato in una di queste (miseramente fameliche) o se sia sempre stato così e semmai ne sia veramente (flaccido) uscito. Questo periodo non mi è familiare, questa storia non è la (tua) sua, posso trattarla, riprenderla, rivoltarla, riscriverla e renderla meno sudicia magari, meno (venefica) accessibile e meno (reale) veritiera. Posso farci un pensiero o una croce, ottomila parole al giorno per ricalibrarla e corroborarla e darle un taglio completamente diverso da ciò che fosse in origine, posso modificarla e renderla veramente mendace, unica, distorta. Non bado a quanto stia scrivendo quotidianamente, nottetempo, non hanno senso le ore diurne al pari di quelle notturne e forse l'unica differenza risiede nella diversa intensità del dolore, alle perdite di coscienza che per quanto brevi siano un vero sollievo, ai silenzi irrompenti, ai vapori secchi dell'inferno, alle calde sezioni esposte e purulente, alla lingua che sfrigola sui denti. Dovrei fare altro, molto altro forse ma non ne sono in grado. Non ho il tempo di attendere e così ponderare, ogni cosa è già fuggita e la mente resta ubriaca a sbattere come una lenta e villana, poco avvezza ai drappi di seta ma facile da corrompersi senza ritegno per sudicio ribollire. Dopo aver buttato giù un paio di cartelle le rileggo tentando di districarmi tra le righe interpretando l'illeggibile (épiphénomène) arcano così furiosamente prodotto dalla mia mano. A volte è come una scossa ed altre è il treno che interrompe la corsa e la cinetica diventa legge portante, divise l'alfa spingendola straripante sino all'omega.

Una scritta, un messaggio, un rivolo scarlatto, rileggo ogni cartella, una brezza, una nota, una mezza, una intera, una di sera, ricordo rabbercio abbozzo cesello quoto e le parole a volte indistinguibili da usare, affondano ed io con esse mentre sia il significato sia la brezza implodono universalmente e sublima un senso nell'enfasi, nel tono e nelle pause, nelle cause. Cazzo, le pause, devi piantarla con le pause. Una volta a teatro non v'erano (cause) pause, un dialogo iniziava e terminava senza che ve ne fossero di necessarie, l'enfasi stava nella bravura dei recitanti e poi, ad un tratto (d'improvviso come l'incendio di Chicago) in un dialogo fecero la loro comparsa, forse per un fatto di pura improvvisazione, forse per una momentanea riflessione sullo studio del personaggio o forse semplicemente in modo voluto e da allora, incredibile a dirsi, chiunque voglia darsi un tono le usa abusandone continuamente. Le (cause) pause non servono, rispondi dunque alla domanda se in possesso della risposta altrimenti rispondi lo stesso ma in maniera diversa variando tono e forma e armonia della stessa. Chiarisci che alla domanda in questione non possa rispondere e che al ripetersi della stessa o di altre simili l'istinto ti porterà a saccheggiare dagli angoli bui della tua anima una dose eccessiva di sana rabbia purulenta e con essa darai fiato a parole forzatamente narcotizzate in fondo allo stomaco, ovattate irrimediabilmente dal cuore, vincolate e rese pesanti da ogni ragione e allora esse schizzeranno via impazzite, non saranno solo parte della risposta ma ti dilanieranno allo stesso tempo inibendoti, incapacitandoti alla sofferenza.

Potresti anche impegnare parte del tuo inutile tempo stagnante a migliorare, schiarire ogni tocco, affinarne la percezione e l'apparenza, prendere maggiore confidenza con la tela ed osservare che per una idea non serve necessariamente una mano fortunata o uno spasmo talmente erratico da mascherarsi di inutile genialità. È un moderno archetipo virulento.

Luce bassa sulle dita, la nebbia solidifica lungo tagli spettroscopici ed ogni sezione esposta turbina incessantemente in modo caotico, luce bassa sui pensieri inutilmente arresi, fondatamente arenati, lucidamente dispersi e che ne abbia forse bisogno per scrivere... luce non è un riferimento essenziale, ogni lettera brilla già di suo tuttavia osservo spesso spirali di fumo agonizzanti in codesta penombra che solo una (luce) bassa possa così mostrare. Con un po' di pratica è possibile scrivere due pensieri coincisi ed opposti miscelandoli in un unico periodo, occorre pazienza ma nulla che il continuo esercizio nel tempo non porti a destinazione. Benché la necessità non fosse impellente e per quanto si affannasse e si illudesse di percepire sirene diverse da innumerevoli porti oltre mondo, solo uno stimolo interrotto obliquamente acuto, molto più di un parossismo, molto più di una scossa prolungata, diveniva via via sempre più pronunciato plasmandosi... a volte è anch'essa un'ossessione, a volte è solo pura pratica teorica. Immagina tre parole al secondo continuare per una notte intera, avvicinarsi a quota ottomila di pensiero sintetizzato che non debba essere ulteriormente raffinato o rivisto e che sia quindi pronto a sferragliare la coscienza ad ogni rilettura. A guardarla (corendo drio al piaçere) mi ci sarebbe voluto molto più tempo a comprenderla che non a rivolgerle una parola ma è questo il problema, queste parole non sono automatiche e per non sconfinare e precipitare nella becera e scontata circostanza esse allora diventando irreperibilmente rare, mutano, impossibili da pronunciare in modo coerente.

Rimasi a guardarla... senza alcuna speranza perché non ne riponga mai a sufficienza e lei e Speranza si erano brutalmente separate alla nascita, lacerate nel profondo con costanza ed è solo ironia a futura memoria che Speranza e Costanza si incontrassero l'una nell'altra a volte e con discrezione l'una sull'altra. A volte in brutali attimi concitati, a volte durante lunghe ed interminabili sedute. L'una non la prese mai bene avvizzendo lividamente radiosa, l'altra non la prese mai del tutto sino in fondo sincerandosene, affetta da patologica inguaribile fiducia con costanza aprì se stessa a nuova speranza. A volte in repentini cambi di umore secreto, a volte in lascivi e vibranti echi bitonali lungo le tracce percussive. Rimasi da solo perché osservare è routine pretestuosa, perché lasciare è meglio di comprendere, perché in fondo non si avverte il bisogno di divenire vulnerabili concendendosi all'altrui fiducia. Rimasi da solo perché non è da tutti tenere lo sguardo così inespressivo e così a lungo, alla lunga sorgono questioni, sfociano in dubbi e si ripercuotono in quesiti ai quali non ho mai avuto intenzione di rispondere e non per un innato senso di soddisfazione o arroganza, ogni cosa appare ed è percepita ma il valore ad essa connesso vale solo per il tempo specifico e determinato che ad essa appartiene. A volte sono solo riverberi, a volte sono solo voci perse, a volte sono sospiri nel cambiamento, a volte sono recrudescenze di antichi conflitti erroneamente dati per sopiti, a volte sono propulsioni oniriche lancinanti.

La mia notte è tremendamente fredda e silenziosa, non è la percezione ad ingannarmi, non sono i sensi inutilmente soffocati, non è semplicemente un modo di descrivere l'essere e il divenire. La nave scivola prorompente, il fluido si eccita in mille scintille arcobaleno, è sufficiente chiudere gli occhi per lasciarsi sopraffare da ulteriori mille percezioni intense grazie alle quali ogni senso diviene inutile nel provare a contenerle e allora mantengo gli occhi sbarrati e mi accontento della mia posizione per tutto il tempo che sia disponibile e provo ad allontanare mille altri pensieri che inevitabilmente ritorneranno corsari alla fine della corsa. Per un po' non mi dispiacque che Costanza e Speranza si affannassero e venissero insieme, per un po' ignorai facilmente ogni possibile concatenazione di eventi ad esse legata. Il fluido evaporò in solido agglomerato e la nave raschiò sul fondo con sonora aggressività e la brezza si sciolse in un caldo ed umido panno opprimente che provò a soffocarmi senza preavviso. I miei sensi tornarono e con essi i colori e con essi i corsari nonostante anche i conflitti tenuti lontani divenissero ormai prossimi. Avrei potuto forse decidere di continuare ed ignorare questi ultimi, mi sarei seduto ancora sulla banchina lungo tutto il canale ad attendere una barca con il pesce appena pescato tenuto sulla brace quel tanto da farsi acquistare, avrei potuto continuare a camminare con lei tutto il resto del giorno e della notte creando qualcosa di qualitativamente migliore. Avrei potuto impegnarmi ulteriormente e spiegarle il mio punto di vista ma l'essere analitico non concilia molto ciò che Costanza e Speranza perpetrassero e da un'osservazione nasce una vera e propria trincea dalla quale iniziare ad esplodere ogni sorta di calibro verso l'altra parte. È facile affondarsi in conflitti di parole che però nascondono solo strascichi ben più profondi con radici ben salde in orizzonti culturalmente insospettabili. Sarei potuto restare seduto su quella panchina ed osservare il cielo ed ogni costellazione sino all'alba descrivendole ogni astro ed ogni posizione ed ogni sogno ed ogni canzone che mi tornasse alla mente, sarei potuto anche restare in silenzio semplicemente ascoltandola...

Ma per quanto io lo invidi, IO non sono Frankie Starlight, non sono affatto come lui, non ne ho né la forza, né l'animo, né le capacità. Riconosco per me stesso solo una non vita pregna di complicazioni, riconosco per me solo la marcescenza. Prima o poi me ne stancherò definitivamente, prima o poi dovrò dismettermi, prima o poi me ne dovrò andare...
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(Sei) (p)Ossessivo, (ri)parliamo(ne), (sei) compulsivo, parliamo del diviso, ossessivo-compulsivo, scriver(n)e per parlare e parlar(n)e per scriver(te)lo di notte vale un pezzo di pelle in più e un quantitativo adeguato di lucida percezione di ciò che venga inevitabilmente a perdersi, sempre di...
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14/09/2020 08:54:37
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