Frankie Starlight VI - Etiam recisa recevit

25 marzo 2021 ore 22:58 segnala
Dovrai perdere qualcosa pensaci bene, sarà qualcosa di importante probabilmente, sarà qualcosa di irrinunciabile, qualcosa a cui tieni davvero... qualcosa che con il tempo ti accorgerai di non aver apprezzato abbastanza e che conseguentemente, a tempo debito, rimpiangerai. Gran bella serata per passeggiare, pensieri come schegge impazzite, libellule aliene iridescenti ridefiniscono la mappa percettiva e il sentiero probabile che è anche quello meno indicato. Incrocio dopo incrocio la città si srotola ai tuoi piedi avanzando piano, non è nulla di inaspettato, non è nulla di inatteso, la strada è sempre deserta e conduce e si interseca e a volte si arresta ma solo per un istante e quindi, con maggiore impeto, precipita e risucchia verso meandri ancora diversi e, nonostante il carattere labirintico, mantiene perfettamente cristallina ogni cognizione di meta. Mentre balenii indulgono pigri alterando irreparabilmente lo spettro percepito, l'equilibrio si ammorba ovattato da tonanti scrosci e mentre apri gli occhi la morsa ansiosa è già presente, il cervello è vigile ben prima che il corpo lo diventi e proprio questa discrepanza temporale di eventi consente al tremore di diffondersi in maniera subconscia.

Apro gli occhi ed è proprio il tremore a svegliarmi. Ricordo di avere sempre vicino una bottiglia, una o due o diverse, qualcuna è sicuramente più vicina di altre ma dopo un primo momento di luce sprofondo in un nuovo pozzo di oscurità perché gli occhi reagiscono alla luce inaspettata serrandosi, costringendomi ad annaspare alla cieca prima di poter raggiungere una tra le tante fonti di momentanea e salvifica tregua. Non appena in contatto col plasma, l'elisir sapientemente distillato, ammorba i miei sensi ancora dormienti il cui effetto, di rimando, risulta essere immediato quasi fosse una botta adrenalinica e ogni cosa (ri)comincia a prendere forma, ogni riflesso colpisce perfettamente la struttura sensoriale e ogni impulso conseguente viene correttamente interpretato riportandomi a distinguere forme e colori e profondità frutto di un coinciso e continuato allineamento con la fovea.

“Guardo gli asini che volano nel ciel / ma le papere sulle nuvole si divertono a fare i cigni nel ruscel / bianco come inchiostro vanno i treni sopra il mare tutto blu /e le gondole bianche sbocciano nel crepuscolo sulle canne dei bambu’ / Du du du du du”

Non c'è da combattere una guerra, devi solo alzarti e provare una volta tanto, a fare le cose in modo normale, cammina, un passo dopo l'altro, osserva con attenzione, proferisci per poter comunicare, gesticola per sottintendere la dovuta attenzione. Ehi campione chiariamo, non sono qui per suggerirti l’avverbio necessario e la forma di ogni periodo, sono qui per dirti cosa scrivere e quando, il come deve essere già nelle tue corde e se il mio supporto non è apprezzato allora va bene arrivederci, va bene per piacere, va bene per favore ma scrivi questa dannata storia.

Adesso siedi ed ossèrvati, un foglio ed una matita, ho un foglio bianco ho una matita, un foglio bianco ed una matita ben appuntita d'anima morbida, così morbida che è un piacere consumarla, un foglio bianco di carta soffice appena appena ruvida che sbavi il giusto. È solo un foglio per adesso e davanti al foglio la (mia) mente macina, macina e macina e pensieri sino a pochi istanti prima indefiniti, acquisiscono adesso corpo e spessore. La matita è solo un mezzo come la parola, ma attraverso questa il foglio cambia colore e un reticolo via via più definito, d'improvviso, comincia a riempirlo mentre la punta vi scorre consumandosi alla velocità del pensiero mentre il greve resta lieve e lo staccato resta alquanto legato per quanto accarezzevole.

Esercizio necessario… probabile, sfruttare le mie capacità naturali di compenso, interessante, mantenere un ritmo consono di saccadi, oltremodo auspicabile. Riempio il foglio, questo e quello e gli ultimi dieci che abbia alternato davanti, scrivere non è mai da considerarsi azione banale, scrivere e semmai esternare, scrivere ed imparare ad utilizzare elementi lessicali innovativi, sottintendenti magari a più noccioli narrativi allo stesso tempo, non è mai una perdita concettuale. Lo deduci anche tu, per me il canovaccio è come una bolla di pasta che se solo accarezzata dolcemente e lasciata riposare lieviti in modo esponenziale.

La pioggia continua a distrarmi, l'acqua batte e si infrange su ogni finestra e la luce improvvisa ma resa intermittente da ostacoli intangibili non rischiara rendendo paradossalmente ancor più cupa l'atmosfera spietatamente umida. Frankie non bada al tumulto nell'aria, posato, mantiene una calma quasi serafica orchestrando i propri pensieri carezzando quasi l'assoluta ricchezza di codesti concetti elementari ma allo stesso tempo talmente primordiali da risultare adamantini nella loro disarmante semplicità. Ho sentito mio fratello sai Frankie, vorrei poter essere in grado di gestire questo dialogo a distanza con lui in modo più costruttivo vedi... con Ginger questa parte ruvida non sussiste, abbiamo avuto i nostri seri scontri ma nulla di davvero inappianabile. Con lo Storpio invece ogni trauma reciproco e solo sulla carta sopito ritorna veemente dilaniandoci ogni volta come e più di prima. Ricordo ogni guerra ed ogni guerra in mezzo, ricordo ogni attacco ed ogni perdita, dovrebbe essere un deterrente ma in realtà tutto diviene solo nuova base combustibile attraverso cui far divampare un inferno sempre diverso. Mi perdo a leggerti, dovrei farlo con maggiore assiduità ma, come la tua, anche la mia notte prosegue ed a tratti precipita come la mia capacità di focalizzare, l'effetto per quanto intenso non dura a lungo ed inizio già ad avvertire le prime scosse, sono subdole e quasi impercettibili ma già presenti ed il mantenimento della lucidità (mi) costa sempre maggiore fatica.

Ricominciare non era cosa facile e non credere che non ci abbia provato, un buon inizio a voler essere propositivi, nuova predisposizione per non lasciarsi andare, raccolsi i miei brandelli e già rassegnato a perdermi ancora proseguii senza remore. La strada, percorso arduo, priva di indicazioni difficile da comprendersi ed ancor più difficile la capacità di potersi far capire come in presenza di un deficit sematico-lessicale tanto subdolo quanto effettivo. Un tempo scriverne risultava persino semplice quasi naturale, quando era solo la mano ad esser leggera come la mente e la posologia dei piani intermedi fosse solo una elucubrazione in nuce... adesso... rabbia, nevrosi, ossessioni reclamano spazi sempre più ampi riducendo al minimo la mia capacità di perseguire ed al contempo perseverare, osservare ben oltre, andare e semmai persino cadere durante. In altri tempi avrei scambiato il mio blocco rovente con supporti di ben altro tipo ma oggi l'unica risultanza è rivedere, mio malgrado, il Signor K di quando in quando, forse accade sempre più spesso perché io vi cado sempre più spesso. Su quell'isola brulla e spersa, privo di appigli auto-conservativi ed inerme agli effetti irreparabili della mia scellerata dipendenza. Allora è un confronto che spesso genera ripercussioni, lascia strascichi profondi e cicatrici, alcune ben visibili, altre meno ma incurante delle conseguenze io, comunque, recisi.

Un altro canovaccio filato ad arte da matasse irregolari uniformemente eterogenee, prendo del tempo e ne rubo altro poiché in fondo nessuno di questi due fattori incide realmente sulla mia intenzione primaria. Incurante delle mie intenzioni e delle mie abitudini essa affonda radici fameliche giù nel profondo prosciugando irreparabilmente ogni linfa, oscurando ogni più piccola connessione essenziale. Penso e la sfera scorre incurante, inondata di inchiostro scuro e vischioso, avvolta in un fruscio quasi impercettibile attraverso trame sin troppo spiazzanti a livello emozionale. Dato il completo declino cognitivo, pensarvi si dimostrò naturale, quali decisioni possano esser prese senza davvero riflettere e senza constatarne le possibili conseguenze... attenderla, una parte del viaggio senza eguali, luoghi inaspettati, consoni e tuttavia alieni, larghi e viali, piazze e vicoli in un dedalo determinato, incontrarla, un contrasto tra confronto e dialettica, conflitto e carestia... tuttavia, nulla va davvero smarrito, nulla risulta essere dannatamente sprecato specie in materia di modi e di tempo e non ultimo di percezioni. Luci abbacinanti, luci suffuse, un frastuono, un silenzio, un'attesa infinta, un momento nel quale tento ancora di raccapezzarmi ma le lancette corrono e il tempo sfrigola come una miccia impazzita singhiozzante nella benzina.

Manis... hai un bel coraggio a mostrare il tuo brutto muso in giro, è un tempo bestiale questo, ed il tuo tempismo brucia oltre il limite consonamente riconosciuto. Non potevo conoscerne così bene la natura e la marca risultava essere comunque la stessa indipendentemente dalla strada, dal posto, dall'ora, dal tavolo scelto. Tosta sì, protrudente certo, alcoolicamente post traumatica in assoluta overdose da eccitotossicità, sceglieva piano, piano dopo piano, piani adesso più alti adesso più bassi, ora scostati (scòstati), appena diseguali, ora intersecati ora paralleli, sceglieva e scivolava senza verso apparente, senza vincoli in modo disuniforme, affermando che sia solo questione di neurogenesi, bagaglio frutto dell'esperienza dal quale provare ad attingere nei casi estremi.

Esiste con tutto questo una complessa relazione, persino a livello metabolico, troppo profonda per essere ignorata. Perso nell'ambito di una riorganizzazione compensatoria, può essere anche inutile in presenza di alterazioni patologiche e, pur contando sulla riserva cognitiva, potrei essere già in netto ritardo. Colore, nome, azione, affetto, risorse, sberleffo, scopo... il completo nero rubino e quelle scarpe alla Byron, il mio pezzo parziale di cuore, il terzo di fegato asciutto, che importa prendere appunti, tra un minuto potrei averli già dimenticati, potrei aver dimenticato il mio nome e la mia stessa coscienza, potrei scordarmi di te e di ciò che stia scrivendo, potrei anche non essere mai stato qui.

“Queste strane cose vedo ed altro ancor / quando ticchete ticche ticchete ticche ticchete sento che è guarito il cuor / dall’estasi d’amor”

Ho sempre atteso consapevolmente e, il signor K non tarda mai a lungo, segnata la strada compiuto il destino, la chimica spicciola spazza via ogni schema di orientamento spaziale, la capacità di interazione e la possibile presenza di una discreta oftalmoplegia da eccesso di fenitoina seppur transitoria. Persino la qualità del mio fascicolo arcuato diventa inammissibile rendendo inutile qualsiasi impiego di sussidio anticolinesterasico. Seduti intorno al (mio) tavolo Kosarkoff, Papez e Willis attendono pazientemente che la mano inizi per nulla infastiditi dal continuo confabulare diffuso. Si era deciso di procedere per pantomime di gesti non simbolici ma la progressione dell'incomunicabilità rese necessaria l'adozione di gesti dapprima intransitivi e successivamente transitivi. Lei, scostandosi intrercettò il mio sguardo carico di scetticismo ed attaccò suggerendomi che ci si sarebbe dovuti inoltre interrogare sulla questione della plasticità, era questo un primo passo da intraprendere lungo la triste e lunga strada del nuovo apprendimento e del rimodellamento sinaptico.

Ancora una pagina, ancora una frase, una, dieci, cento parole; se solo riuscissi a chiudere quest'ultimo periodo forse la struttura della sezione supporterebbe il resto. Potrei rimettere ogni tassello in ordine inverso decostruendo così l'intera trama un po' alla volta e, da ogni sfilaccio, poter trarre nuove basi e nuovi spunti in modo che la stessa storia possa conseguentemente mutare o evolvere. Penso che un giorno metterò per iscritto questa mia storia, racconterò il come e il dove e il quando senza tralasciare ogni perché del come e tramite il dove di ogni Chi ed ogni Cosa, risulterò morbidamente tagliente e genericamente incisivo.

Avverti che muti, lo senti che approccia, vedi che anela, ascolti che inonda, lasci che cada e che prema e che sfondi, senti che venti e che lampi e che botte quando la prima di molte ed innumerevoli gocce si schiantò con un sordo schiocco contro la paratia improvvisata, il ritmo tambureggiante incrementò sino a diventare un intenso scrosciare, a ciò si unirono ripidi rimbalzi sonoramente acuti che moltiplicandosi crearono una base nella base uniformemente accentata.

Un attimo di silenzio inverosimile e poi brevi echi striduli furono avvertiti e quindi il grande battitore riprese la baraonda spazzando la terra via via sempre più gronda. Mi ricorderò di ogni ferita aperta e mai scordata, mi ricorderò della rabbia e di ogni cosa andata, rastrellerò tutto il mio lessico eccezionale e perdurerò proferendo senza darti possibilità di replicare. Un giorno vedrai, sarò qui a leggerti ogni sfumatura ed ogni incanto, starò qui ad esprimerti tutto il mio risentimento ormai rancido, tutta la mia speranza disciolta in fetide ampolle di amianto, leggerò ogni più piccola espressione sottintesa quasi riportando luce ovunque e te ne accorgerai... oh se te ne accorgerai, non riuscirai a replicare quel giorno e soccomberai sotto il mio continuo attacco verbale, tronfio, algido ed essenziale.
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Dovrai perdere qualcosa pensaci bene, sarà qualcosa di importante probabilmente, sarà qualcosa di irrinunciabile, qualcosa a cui tieni davvero... qualcosa che con il tempo ti accorgerai di non aver apprezzato abbastanza e che conseguentemente, a tempo debito, rimpiangerai. Gran bella serata per...
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25/03/2021 22:58:36
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