L’incantroppio III

15 settembre 2021 ore 03:09 segnala
Adoro leggere essendo attratto da tutto ciò che mi sembri strano o incomprensibile, orbene... nei miei dieci anni, lessi una storia una notte che non mi fece più dormire perché pur senza essere esplicita conteneva però alcuni riferimenti ad una creatura che mi si stampò in mente, la forza di una storia è nella possibilità data al lettore di usare la propria immaginazione. Nei giorni seguenti collegai quella storia ad altre, e poi anche a quelle che una vecchia zia mi raccontava durante quei lunghi e caldi pomeriggi estivi mentre seduto sul tappetto ascoltavo e, nonostante quella temperatura, rabbrividivo.

Sporgevo nel vuoto solo il capo mentre le braccia restavano perpendicolari al corpo con i palmi aperti ad affondare in quel piano di cemento, il sole era tramontato da un pezzo e tutta la costruzione era ormai invasa dalle tenebre. A volte sentivo arrivare le vertigini pur senza poter arrivare vederne il fondo ma sapevo che si trovasse lì, era ineluttabilmente vero ed era anche vero che sarei potuto anche cadervi a lungo andare. Avendo paura del buio era inusuale che mi trovassi ancora lì al tramonto, gli eventi accaduti erano stati molteplici e burrascosi, mi sembrava di aver vissuto una vita intera ma ovviamente cosa potevo capirne a quell'età. Ad un tratto cominciai a sentire i ghiri sugli alberi sotto la villa, era ormai buio e così mi alzai e con molta attenzione mi avviai verso la rampa di scale che poi era all'epoca l'unico modo di tornare sulla strada sette piani più in basso. Cincischiando lungo la via di casa mi accorsi di aver già deciso per l’indomani. Pensai anche a come si arrivasse in quel palazzo, come lo facevamo noi, correndo ed urlando rampa dopo rampa fino all'ultimo piano e lì danzare in cerchio come gli indiani. Salirvi durante il giorno era pericoloso ma comunque fattibile, fare il contrario al buio era da pazzi. Infine tornai a casa e ricordo di essere rimasto con la testa sempre da un'altra parte, quella sera in Tv davano uno dei miei film preferiti eppure, mentre lo guardavo da sotto il tavolo come al solito, continuavo a pensare al pozzo dell'ascensore. Non dormii affatto, vedevo solo una singola tavola attraversarlo, pensai anche che la scelta del Re fosse dovuta al fatto che in questo modo nessuno avrebbe mai potuto batterlo, nessuno lo avrebbe mai ammesso ma tutti nell'allegra combriccola avevano una paura fottuta di precipitare nel buio e schiantarci in quel fondo disastrato sette piani più in basso. Chiusi gli occhi per un attimo e si fece subito metà mattina, cominciai a dimenticarmi delle paure del giorno prima e dell'inconscio ma al momento di uscire decisi di andare direttamente lì, al cantiere, salire ogni rampa per arrivare al settimo piano sull'orlo del pozzo. Era un'altra giornata torrida, il primo pomeriggio era silenzioso, faceva troppo caldo anche solo per pensare ma arrivai finalmente in cima al palazzo e mi misi ad aspettare seduto sui mattoni quando vidi G. ad aspettarmi. Non potevo andarmene non più, aveva avuto la mia stessa idea ed era venuto a controllare.

Dreamin’on #0371: It's getting dark, can't see what I'm walking on, terrain seems to be unstable but I start to run even if there's no real meaning 'cos I can't see around. I try to hold my breath I feel my blood pumping, my heart is racing then I feel my legs tingling and I fall. I think I'm in free fall and sooner or later I'll get to know how much deep is the hole. Somebody calls at me: you need to stand! You need to stand! And I'm thinking how can I stand in free fall? Then a blast and a white beam, my hears are buzzing so I open my eyes, in my on my own bed and I'm now awake.

Nonostante fossimo solo in due la sfida era aperta eccome e io andai verso la tavola e per una volta non ebbi alcuna esitazione e in quattro passi arrivai al centro del pozzo e sputai, non appena avvertii l’eco del mio sputo impattare sette piani più in basso sollevai la testa e (gli) sorrisi. Ero il RE ma dovevo tornare indietro. Decisi invece di proseguire ma a meno di mezzo metro mi bloccai, improvvisamente mi resi conto di stare su di una cazzo di tavola sopra sette piani di sprofondo, mi riusciva impossibile respirare e allora chiusi gli occhi e saltai dall'altra parte ma non senza un brivido gelato lungo la schiena. Non ebbi modo né tempo di rinfacciargli il fatto che io fossi il nuovo RE perché avvertii un dolore inconcepibile. Pensai in quel momento e per molto tempo a venire di aver provato il dolore più insopportabile, la percezione però nello stesso tempo si affievolisce ma allora mi ero convinto che non avrei mai potuto provare un dolore più intenso di quello che adesso mi inchiodava sulla soletta di calcestruzzo. Saltando da quella dannata tavola ero arrivato dall'altra parte e nel cadere mi si era piantato uno spuntone di ferro nel braccio. Era uno dei tondini in ferro dell'armatura di poco meno di dieci centimetri ma così appuntito da attraversarmi il braccio come burro. Avevo capito immediatamente due cose, il sangue era caldo e spillava copioso come da un rubinetto rotto, era il mio braccio il rubinetto però. Pensai freneticamente a come uscirne ma il dolore aumentava e anche il sangue, stavo per svenire ma mi sentii sollevare e gridai. G. mi fu addosso e mi tirò via, ho avvertito letteralmente la carne del mio braccio strapparsi mentre il sangue mi impregnava ormai tutto il fianco, la maglietta e i pantaloncini e nonostante questo iniziammo a darcele di santa ragione, pugni, calci, morsi, credo mi siano rimasti in mano un po’ dei suoi capelli e lui assestò una gomitata da incrinarmi una o due costole ma questo era ininfluente perché invece continuando a rotolarci per terra e colpendoci anche con i piedi, iniziammo a spingere quella fottuta tavola e alla fine questa si ribaltò impennandosi e battendo sul bordo dove eravamo con un’estremità, rimbalzò verso la parete del pozzo con l’altra ripiombando indietro e colpendo G. per poi precipitare definitivamente in fondo al buio.

Dreamin’on #0032: I bought some nails even if I don't know how to us’em. Suddenly I'm standing on a chair and on top of my bathroom furniture I find some money. A flooding is on all over the place, all over the land, people's gathering from homes to the city-centre. Cars keep moving no matter the flowing water and then... scene. I’m there too at the city-centre, people's talking, people's dancing, I sit toward the big red corner... I'm nailing boxes.

Quanti sono sette anni? I miei sette anni sono stati senza dubbio l’inizio di un cammino molto più lungo, anche quello dei miei compagni durante quel periodo a dirla tutta, sì certo non è stata la migliore delle esperienze e lo stesso cammino in fondo non risultò essere, col senno di poi, davvero così lungo ma sono pochi gli aspetti che cambierei se ne avessi facoltà. Su quel terrazzo rustico a pochi passi dal pozzo nessuno di noi si era ancora ben reso conto della situazione. La tavola lo aveva colpito con violenza lungo una coscia e già un ematoma andava formandosi, sull’altra invece vi erano dei buchi profondi perfettamente circolari dai quali il sangue fluiva copiosamente perché quella dannata tavola era anche piena di chiodi, stavamo a terra, sporchi di polvere, di sangue, stremati, mi reggevo a stento il braccio con un buco in mezzo e lui tentava di fermare l'emorragia dalla gamba. Oltre tutto questo, oltre le nostre condizioni in fondo c'era un altro fatto altrettanto corretto, ero il RE senza dubbio ma non c’era allegria o compiacimento, strisciammo via dal pozzo alla meglio. Non so quanto tempo fosse passato ma dopo un po’, con le magliette annodate sulle ferite ci dirigemmo verso una delle pareti. G. non poggiava nemmeno la gamba e così lo aiutai fino a sistemarci spalle al muro. Che potevamo fare, scendere in quel momento non era possibile, c’era solo da aspettare e quando gli altri infine arrivarono scherzando ed urlando e ci videro si ammutolirono. Fu l’ultima volta che ci recammo in quel luogo. Quando tornai a casa in quello stato, che fossi il RE non fotté niente perché beccai un sacco di botte almeno quante ne prese G., il mio amico non camminò per tutta l‘estate e gli misero più di quaranta punti, a me andò peggio perché i miei punti furono anche interni e la ferita al braccio impiegò più di un mese a chiudersi. Per questo e per altro non mi parlò più. Ancora oggi sfiorandomi la cicatrice penso a quel giorno lontano, per molti versi, sbiadito nella memoria ma per altri molto ma molto vivido nonostante tutto, quel giorno… il giorno in cui io divenni il RE.

Dreamin’on #4301: I'm sleeping but I can't sleep, my eyes get open and I can’t shut’em down, I'm sleeping but I can't sleep. Red stripes, blue balls, can't say, can't think again... can't say, I'm awake but I'm sleeping but I can't sleep.

Alla fine decisi di aprire quel baule, si stava facendo tardi ormai ma non importava, tentai di pulirlo al meglio prima di farlo e poi trovai le due cerniere, scattarono senza problemi e il cuore mi si fermò. Con uno scricchiolio infinito mi svelò il contenuto ma prima di guardarvi lo trascinai più vicino verso la luce della torcia e lì attesi ancora un attimo e poi finalmente guardai all'interno. Vi trovai molte cartoline con francobolli diversi che conservo ancora oggi, poi una piccola scatola con dentro due penne stilografiche, erano in buono stato ma non sono mai state utili, provai a pulirle successivamente ma l'inchiostro restava nel serbatoio rendendole inutilizzabili. Stavo già per chiudere tutto ma poi vidi dell'altro, un sacchetto di stoffa con qualcosa di sferico all'interno, troppo pesante per essere una semplice palla ed infatti era un globo di vetro. Lo esposi alla luce della torcia e vista la rifrazione improvvisa dedussi si trattasse di un globo di cristallo di circa venti centimetri di diametro, non aveva incisioni ma era comunque fantastico. La mia gioia durò un minuto esatto perché tenendolo in mano mi venne in mente “Palantir” e lo riposi nel suo sacchetto e non lo guardai mai, sapevo benissimo che fosse solo un globo di cristallo e che non ci fosse nessun cazzo di occhio di là nella Terra di Mordor eppure, è ancora nel suo sacchetto di stoffa originale come lo trovai, riposto in una scatola e quindi in un cassetto che non apro.

Mia zia, che Dio l’abbia in gloria, il pomeriggio e a volte la sera non aveva meglio da fare che cedere, a causa della mia insistenza, e raccontarmi le sue superstizioni dell’infanzia, di un mondo molto più semplice ma molto più piccolo ed oscuro. Ho in camera appesa al muro una grande scopa fatta con la paglia, da mettere fuori la porta quando la luna lo suggerisce, ho un ricordo del Texas appeso alla parete quando la stessa luna lo impone, ho un bracciale d’argento sempre da qualche parte, vicino ma non addosso e niente era così bello o terribile che ascoltare la zia con quella voce che già tremolava per un principio di Parkison e dalla forte inflessione campana, raccontare quella storia. Era la mia storia preferita, mi dava un brivido di scoperta e poi garantiva una notte seguente insonne o anche molte altre, mi diede la giusta curiosità per arrivare a leggere diverse cose sempre più spesso e poi in particolare di miti e leggende e quindi la notte seguente farmi restare in piedi a sorvegliare il pozzo. Per un periodo abitai in una casa che ne aveva uno enorme per la raccolta dell’acqua piovana, la cucina di quella casa aveva un grande finestra interna che affacciava su quel pozzo e spesso il rumore sottile dell'acqua mi rendeva insopportabile prendere sonno e di notte era ovviamente tutto nero, nero come la pece e, se lo avesse deciso, da quel pozzo, Cthulhu si sarebbe potuto anche manifestare.

Dreamin'on: Sono in fila per avere un biglietto, so di essere terribilmente in ritardo ma la fila è lenta ed ogni volta che ci penso sembra che rallenti sempre di più. Per qualche motivo chiunque intorno a me pur essendo in fila ha il proprio biglietto, mi sporgo per valutare la lunghezza della fila ma non ne vedo né capo né coda. Sono sicuro che lo spettacolo sia già iniziato, ho le scarpe bagnate e non trovo più il mio caimano. Il tendone si apre ma le luci restano basse. Io ho biglietto ma la ressa è insormontabile, il tendone si chiude e mi sbattono fuori. Ho trovato un ombrello ma non c'entra con il caimano, potrei trovarmi in spiaggia perché avverto la salsedine tuttavia l'unica acqua è quella che viene giù dal cielo.

Guardando indietro, ritornando a quei giorni, a come la morte quella volta ci abbia quasi strappato le budella, non posso fare a meno di pensare all’infinitesimale discrepanza di normale instabilità di quel filo infinitamente sottile che faccia la differenza tra la vita e il niente. Penso che esistano peccati che non si possano espiare e nonostante questo per quanto siano terribili, paradossalmente, la vita da ragazzi o adulti è e diviene una condanna sufficientemente pesante. Valse la pena? Valse tutto il dolore e la paura? Valse la perdita di quell’amicizia? Valse essere il RE? Cazzo, certamente!

Silenzio assordante

Ancora adesso, con quasi cinquanta anni addosso, mi capita di passare davanti quello stesso palazzo, lo scheletro di calcestruzzo armato e spuntoni di ferro non esistono più, è un palazzo abitato da intere famiglie adesso, ah se solo potessero immaginare cosa accadde quarant'anni prima in quello stesso luogo. Vi passo davanti al tardo pomeriggio a volte, poco più in là infatti si può osservare la costa ed il tramonto e se il periodo lo permette, è possibile individuare tutte le isole dell'arcipelago anche le più minute, quelle di origine vulcanica ancora tremendamente attive e poco più in là quando la grande femmina erutta è possibile osservarne i bagliori quasi fossero dei fuochi pirotecnici di un'altra era ormai scordata. Sedendomi con alle spalle questa vista lo sguardo ritorna al palazzo, con il pozzo dell'ascensore nel quale quasi precipitai, al tempo in cui non avessimo alcuna idea dei pericoli presenti e delle nostre sfide spericolate, al tempo della pura magia e dell'assoluta incoscienza. Già, sembra un sogno ed a volte vorrei riviverlo senza cambiare alcunché, non ho idea di dove siano finiti i compagni di quel periodo, troppa acqua sotto i ponti, troppe cose e troppo tempo... potremmo non riconoscerci affatto pur incontrandoci adesso, potremmo essere completamente diversi da ciò che avessimo intenzione di diventare ma sono sicuro che G. ricordi ogni cosa quando muti il tempo, quando il mio braccio trafitto inizia a farmi male riportandomi ogni cosa alla mente.
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Adoro leggere essendo attratto da tutto ciò che mi sembri strano o incomprensibile, orbene... nei miei dieci anni, lessi una storia una notte che non mi fece più dormire perché pur senza essere esplicita conteneva però alcuni riferimenti ad una creatura che mi si stampò in mente, la forza di una...
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15/09/2021 03:09:04
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