La Ragazza con la Mano sul collo II - Fera lupum in Corde

22 giugno 2024 ore 17:11 segnala
- giacché sono qui… - sei ancora qui appunto! Non avevi espresso volontà di andare in quell’altro posto? Quello che ho ben presente? Quello dove fa più caldo? - sì lo so ma… - allora cosa! Io so già (sono DIO) cosa tu voglia chiedere, so perfettamente (sono DIO!) ogni tua prossima parola o pensiero. - non importa, io te lo chiedo lo stesso e sarebbe educato da parte tua rispondermi. - nient’altro? Vuoi un caffè? Un cappuccino maraschinato? Un latte evaporato appena sublimato? Parlare del sesso degli arcangeli? Per favore portate ad ARM un nonsocosacazzovuole, facciamo contento! - no, vorrei che tu mi rispondessi e poi vado in quell’altro posto. - d’accordo... sì alla tua prima domanda, no alla seconda e sì alla domanda implicita alla tua prima. - come fai a… lascia stare ho capito. - bene! Puoi andare adesso in quell’altro posto, quello più caldo… via via ti stanno aspettando, vai! - Sì me ne vado, posso dire in tutta onestà che incontrarti sia stata una muscerìa, lo dico dei film che… - sì lo so, dei film e di tutto ciò che in qualche modo delude le tue aspettative. - ecco, l’hai detto, questo di-là è una muscerìa, tu sei una muscerìa, ADDIO DIO! - ma chi me l’ha fatto fare di creare l’uomo, potevo fermarmi ai protozoi! PROSSIMO!

Ripensando ad una di quelle estati ormai così lontane e sbiadite nel torpore dei ricordi e di alcuni rimpianti o forse solo ineluttabili considerazioni, Lei mi mancava durante il periodo estivo, le lettere sopperivano a questa mancanza ma non sempre, un anno infatti, se non sbaglio quello del suo tredicesimo compleanno sparì. Non fui in grado di avere alcuna notizia e per un anno intero, casa sua sempre chiusa, non è possibile descrivere quel senso di ansia o di apprensione a dodici anni perché probabilmente il lessico è ancora troppo limitato, oggi posso farlo, ma ugualmente va bene scrivere che fossi disperato e tremendamente spaventato, intrappolato in una morsa opprimente. Avevo ormai accettato di non rivederla più e la scuola era diventata come corridoi vuoti pieni di sagome grigie atone e trascurabili, certo continuavo a studiare ma non mi sentivo affatto bene. Chi dice che la speranza serva davvero a qualcosa sbaglia e di grosso. Speranza o non speranza, a gennaio riprese la scuola, non era la mia stessa scuola ma la rividi sotto un ombrello colorato che saltava in tutte le pozzanghere. Mi avvicinai e camminai con lei. Non volle mai parlarmi di quel lungo anno di assenza, non volle mai ed io ad un certo punto non chiesi e non feci altre domande al riguardo, era tornata e questo bastava. La mia mancanza di domande anche oggi può essere certamente scambiata per una mancanza di interesse o assoluta indifferenza ma invero, sin da ragazzino presumevo infatti, nella mia arroganza più nascosta, che chi avesse desiderio di dirmi qualcosa lo avrebbe fatto prima o poi, chiedere, per questo motivo mi sembrava una tremenda mancanza di rispetto. Conduco questa linea di condotta ancora oggi, chi arriva a conoscermi, prima o poi, comprende anche questo ma in fondo non mi preoccupo molto di cosa e come pensino gli altri, ho già problemi a mettere in fila due neuroni muovendo la testa per dar loro quell’abbrivio cinetico necessario alla produzione di un pensiero, non ho davvero la pazienza e/o la delicatezza di preoccuparmi del pensiero altrui soprattutto nei miei confronti.

- promettilo!

Il tempo era cristallizzato, le ombre danzanti e irrispettose si contorcevano in una molecola irriguardosa della luce intermittente quasi ballerina, non v’era più cognizione della spazialità consona, il letto, i muri, il pavimento. Esisteva adesso un caos dentro ed uno fuori molto più grande, entrambi però ordinatamente connessi. E il tempo per quanto insignificante era la sola valvola di comunicazione e quando l’IO sprofondò definitivamente nella tenebra assopendosi forzatamente, fragorosamente qualcos’altro emerse al suo posto. Ancora la voce della tempesta, a sussultare vorticosamente, venti umidi e tonanti irruppero dalla breccia creatasi. Nello scintillio prolungato del freddo corpuscolare una nuova e grave frequenza conquistava l'estesa gamma sonora persistente. Un sibilìo prolungato invischiato da risonanze ancora più gravi mutava in un prolungato pianto disarticolato alla furia degli elementi incapaci però di sopirne la veemenza. I fulmini artigliavano nuove e più grandi retine, capaci di impressionarle solo per una frazione infinitesimale di secondo, odori sempre più consistenti eccitavano milioni di nuovi ricettori. Il caos fuori, la tempesta, il caos dentro LEI nel suo ID sbocciato ancora acerbo ma così preponderantemente ineluttabile che andava svegliandosi mentre, raccolta nella sua forma, raccolta e perfetta iniziava a testare nuovi vincoli e possibili barriere. Branche incredibilmente acuminate laceravano ogni suo punto di appoggio ma il caos fuori si mostrava in tutta la sua maestosità e violenza e quella, le sue nuove retine potevano misurarla con precisione estrema relegando ogni altro errore di percezione ad una percentuale ridicolmente infinitesimale.

Un pomeriggio, finalmente, le chiesi di andare al cinema, non era tanto una questione di andare al cinema, avevamo sedici anni, eravamo cresciuti eravamo cambiati ma eravamo così ridicolmente amici e non fraintendetemi, ridicolmente è un’accezione positiva, che in fondo non sarebbe stata un’impresa così impossibile. Il film era ambientato in Inghilterra, un film in costume come spesso critici altisonanti usano dire nel descrivere le ambientazioni nell’epoca vittoriana. Non avevo idea di quale film avremmo visto però e non c’era certo questa gran scelta, un solo cinema a portata di piedi e quindi un solo film in programmazione per tutta la settimana. E non era un sabato per avere un prezzo ridotto e non avevo intenzione di rischiare che la stessa uscita le fosse interdetta dai genitori quindi, prima di tutto, per essere inattaccabile avrebbe dovuto fare tutti i compiti. Alle diciotto io stavo seduto sulla scalinata davanti l’ingresso del cinema, defilato da un lato, la gente entrava di continuo, iniziò pure a piovere e poi arrivò. Normalmente al cinema con i miei compagni parlavo in continuazione, commentavo ogni scena, persino le espressioni sui volti ma quella volta non aprii bocca. C’era lei e andava bene così. Il film? Bello o brutto? C’era lei. Ci saremmo bagnati all’uscita perché pioveva ancora? C’era lei. Sua madre mi avrebbe dato un’altra sberla o forse più di una? C’era LEI. Poteva verificarsi un evento cataclismatico da metterci tutti a rischio di vaporizzazione cellulare entro il settimo pianeta dal sole? C’era LEI!

- devi promettere!

Adesso libera da vincoli articolari, riassestò la propria forma abituandocisi, arcuandosi, sorretta adesso possentemente da vertebre più lunghe e più larghe, conscia di un baricentro naturalmente più stabile, dondolò lentamente immagazzinando precettori di scie neuroniche di sodio e potassio e cloro, catalizzatori energetici pronti a liberare con incredibile velocità impulsi cinetici ad altissimo rendimento. Immagazzinando l’aria furiosa della notte agonizzante nel fragore di mille tagli luminescenti, irrorata dal mille gocce taglienti, derivanti impazzite da un caos grande all’altro, il suo. L’ID adesso sveglio, furoreggiava quanto e come lo strepitio della tempesta appena fuori. Non era più una questione di tempo ma di sequenza elicoidale, nuova nella sua efficienza, spietata quanto a precisione, un ribollire di attenzioni primigenie ed azioni inarrestabilmente conseguenti perfettamente fasate.

Cave Luna. Dopo aver ascoltato la sua preghiera, per la prima volta in trentanni, per la prima volta decisi di fare di testa mia. Non attesi nemmeno il giorno dopo, mi misi in auto e guidai tutta la notte. Conoscevo la strada ma non viaggiai speditamente, il maltempo e l’ansia mi laceravano. L’ultimo tratto fu più semplice pur dovendomi addentrare nel bosco seguendo un sentiero sterrato e privo di indicazioni. Dopo una interminabile serie di curve e di buche finalmente il sentiero si aprì su di una piccola e stranamente brulla radura. Arrestai l’auto immediatamente e corsi verso la baita. Bussai ma nessuno rispose, feci un giro e. oltre la legnaia, un pezzo di muro era venuto giù, a testimonianza di una finestra restava parte di un infisso e brandelli del telaio, sembrava essere imploso. La furia degli elementi aveva portato dentro terra e arbusti e fango. La camera all’interno era semidistrutta ma il letto era ancora al suo posto, il pavimento però non era in buone condizioni, calcinacci un po' ovunque e fango. Non entrai ma diedi un’occhiata breve ed esaustiva. Feci un altro giro e notai il folto bosco davanti, guardai la bussola e poi ritornai all’auto e presi lo zaino. Pensavo di aver tutto il necessario ma non avevo altre risposte, ritornai verso il muro crollato, guardai ancora dentro e poi mi girai verso gli alberi. Osservai ancora la bussola e mi incamminai verso il folto del bosco. Mancava poco all’alba, la notte sbiadiva in fretta nonostante la temperatura si mantenesse rigida ma non avevo alcuna scelta e proseguii.

- promettimi che non verrai a cercarmi!

La gamma sonora estendendosi ben oltre sessantamila hertz ricomponeva la sua virtualità spaziale percepita, allo stesso modo, indifferente al cielo ancora furoreggiante, il carosello termico aveva perso ogni sfumatura cromatica desensibilizzandosi in un'alternanza di marcati chiaroscuri deliniando un nuovo campo visivo perfettamente sincronizzato con l'amigdala che opprimeva ogni marcato intento razionale nullificandolo. Percezioni pesanti di combusto, fango, legno chimicamente alterato, metallo e poi… frenesia di movimenti, piccoli battiti accelerati ad alta frequenza nel folto del sottobosco, pelliccia umida, lieve campo elettrico, movimenti frenetici, paura, soprattutto fame, una possibile preda. Puro istinto, esplose allora oltre la parete ormai quasi del tutto distrutta e in attimo si ritrovò tutt'una con la notte nel suo profondo e nella fame.

Una volta mi chiamò in piena notte, io avevo già abbandonato la facoltà di ingegneria e quando lo seppe mi prese in giro, non era delusa ma solo stupita della mia grande iniziativa. Aggiunsi che non ci trovassi nulla di eroico in quell’abbandono ma lei continuò a ridere. Parlammo tutta la notte, era stata molto tempo all’estero come me del resto, mi disse anche dove si trovasse e non perché io andassi a trovarla ma quella lunga chiacchierata a notte fonda annullò ogni distanza e ogni lasso di tempo apparentemente perduto. Mi disse anche che avesse continuato ad espandere il tatuaggio e anche lì non chiesi come e perché ma lei come leggendomi nel pensiero mi rispose ancora. Diamine, abbiamo riso in continuazione. Erano anni che non la sentissi così felice. Erano anni ormai e per un momento sperai che potesse durare per lei ancora.

Enormi radici di querce secolari avevano conquistato anche la superficie del terrapieno strappando la terra e sposando le rocce creando un'area di riparo non molto lontano una scoscesa conca alluvionale, arrancando ma ancora ebbra vi si avvicinò, gli occhi brillanti si chiusero e si accasciò trovando pace e immediatamente si assopì. La luna decadde velocemente sfiorendo ancor più livida e, allo stesso modo, la variante selenica predominante invertì il suo ciclo dapprima arrestandolo e poi restaurandola alla forma debole ed imperfetta che in origine era. Lì, questo senso straripante di libertà la abbandonò, lì rimase nuda e lorda di fango, sazia di notte di istinto di sangue e carne. Lì infine la trovai, incosciente del torpore mutageno, esangue ma viva. La trovai in quella natura che a volte ai nostri occhi appare e sembra così violenta, a volte talmente violenta, quella stessa natura a volte anche materna e a volte sfuggevole e tremendamente, tremendamente fragile, quella natura che non esige il nostro rispetto ma certamente lo merita. Aprii lo zaino e tolsi una coperta, gliela avvolsi attorno, le toccai la fronte scostandole i capelli e il capo da terra, non era fredda ma stranamente tiepida. Tiepida e piacevole fu anche la prima luce dell’alba che ci incontrò proprio lì, sotto quelle enormi querce. Alzai una mano nella luce, avvertii subito il calore, c’era molto da fare forse… in quel momento però importava solo di quel giorno che stava arrivando, mi importava solo di LEI. La chiamai, le parlai ma non riuscì a svegliarla, me la caricai sulle spalle e mi incamminai con molta fatica verso la baita. Non era lontana, non era vicina tuttavia come diceva sempre mia nonna, “Luca, se non inizi a mettere un piede davanti all’altro non arriverai mai!” E così feci.

- prometti che non verrai! Prometti che non verrai a cercarmi… devi prometterlo e devi dimenticarti di questa conversazione e di me. Promettimelo! Devi promettermelo!

Et revertar in die plenitudinis lunae. la notte è finalmente serena, per un attimo il frinire dei grilli mi ha strappato alla percezione persistente, per un attimo ero nei miei dieci anni ad accompagnarla verso casa dopo la scuola, per un attimo sono stato lì seduto con lei a bere come se non dovesse esserci più un domani, per un attimo seduto accanto a lei in galleria mentre immagini apparentemente prive di dialogo e di significato scorrono via e io la osservo nella penombra e penso e spero che il film non finisca più. La notte serena è limpida come un lago senza fondo ma la luna è di nuovo alta, la luna, la bella e grande luna, è il plenilunio tetro e brillante in tutto il suo candido livore.

Et revertar in die plenitudinis lunae. Cave Luna. Lei adesso dorme, ne sono certo, Lei (cave Luna) adesso dorme ma non posso vederla, non posso parlarle, non posso ascoltarla, non posso sfiorarla e stringerla, non posso raggiungerla perché... ne sono certo, Lei adesso dorme… è una verità indiscutibile, un fatto tanto semplice quanto essenziale nella sua lampante esistenza. Lei adesso dorme... ma il lupo è fuori...
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- giacché sono qui… - sei ancora qui appunto! Non avevi espresso volontà di andare in quell’altro posto? Quello che ho ben presente? Quello dove fa più caldo? - sì lo so ma… - allora cosa! Io so già (sono DIO) cosa tu voglia chiedere, so perfettamente (sono DIO!) ogni tua prossima parola o...
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22/06/2024 17:11:44
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