Posologia dei piani intermedi I

18 agosto 2016 ore 22:10 segnala
Le scelte sono solo frutto di (altre) scelte, a dirla tutta nemmeno questo incontro era stato (no, non sto pensando all'elefante bianco) previsto ma il caso è appunto ciò che non ci si aspetta che accada, questo o altro, questo o nient'altro… sono sempre e solo (come sempre) punti di vista. Il sentiero, da che io mi ricordi, è sempre stato alquanto accidentato, non importa il periodo nel quale ci si muova per dirigercisi quantunque una stagione possa renderlo ulteriormente avverso, quantunque a volte solo le intenzioni restino (te lo ripeto, non sto pensando all'elefante bianco) perfette, anzi solo le intenzioni restano perfette quindi la prima cosa di cui davvero tener conto è una (la) scelta appunto. Carta e penna, linee orizzontali perché servono se si voglion seguire delle regole ma in fondo si può andare anche senza linee perché conta quello che hai in testa e non come lo fermi ovunque voglia farlo e quindi di conseguenza non serve nemmeno la carta o una penna, serve quello che hai in testa (ancora l'elefante bianco) e un modo per poterlo esprimere.

Mi sei sempre mancata, come la scelta, quella conseguente e derivante. Sarebbe (dovuta) potuta arrivare da Cansas City e no non dal Cansas, Cansas City è nel Missouri, per questo ogni volta (non) diceva fammi vedere. Non sono mai stato (bravo) a raccontare storie, da sempre preferisco leggerle o meglio ancora ascoltarle. Tendo a perdere il senso del tempo e di molto altro e questo capita molto più spesso di quanto non vorrei per una serie di motivi e di situazioni. Mi disse che la raccolta avrebbe comportato un po' di tempo prima della partenza, non che avessi fretta, quando si decide di andare in quel posto il tempo è sicuramente una cosa della quale si possa fare a meno o, per lo meno, che si possa ignorare per un tempo bastevolmente sufficiente. Mi disse anche di pensare bene al giorno che avrei dovuto invero stabilire ed io ci pensai nemmeno per un istante e per quanto pensassi di conoscere già la risposta alla sua seconda domanda, rimasi comunque in attesa di un'eventuale imbeccata ma questa… non arrivò (mai) e così presi lo stretto necessario e mi avviai di buon tramonto perché la notte si viaggia più freschi.

Era idea generale che si sarebbe potuto resistere almeno un'ora prima di vedere, ma già dopo pochi minuti sembrava del tutto impossibile oltre modo riuscirvi. Parlava di moltissime cose ma in generale di nessuna in particolare, questo perché spesso parole inutili confondono più di altre, accese(ro) il fuoco, a ridosso del fango, il fuoco attecchì subito rimanendo però circoscritto, vi aggiunse(ro) le erbe quindi sulla fiamma viva gli arbusti e poi le felci, il fumo iniziò a divenire consistente, la fiamma non si estinse ma continuò a covare nonostante la quasi totale assenza di vento, questo permise al fumo di espandersi lentamente e in breve tempo non si riuscì più a distinguere nulla, nemmeno il fuoco stesso. Pochi minuti e lei rotolò via verso la sabbia, pochi minuti e rotolai anch'io verso la sabbia. Il fumo divenne come nebbia e mi riuscì difficile tener conto del tempo, della gravità e soprattutto della mia volontà. Terminò anche la seconda bottiglia, il tavolo sembrava essersi ristretto, le sedie divenire più traballanti e le luci per quanto brillanti divennero talmente intense da dover distogliere lo sguardo. L'unica suono persistente in questa alterazione continua era lo sciabordio delle onde.

Seconda biforcazione, quindi procedere verso valle, il sentiero seppur in discesa non migliora ma non ci si bada perché non è questo il punto. Ha senso chiudere gli occhi un attimo ed immediatamente dopo riaprirli ed avere la netta impressione di un dejà vù, di aver appena vissuto qualcosa che sa già di lontano, quasi un ricordo eppure nel momento, presente, nel momento, persistente (come l'elefante bianco). Si scende allora sino al greto del torrente che normalmente risulta essere secco durante la stagione più calda, ma stranamente… ed è proprio strano a rifletterci, un'ansa, la più semplice, è sempre, in assenza dell'acqua, ricolma di un fango sempre umido a dispetto di quanto possa salire a temperatura ambientale ed è proprio lì che accese il fuoco.

Pensò (pensai) che l'arte funzionasse meglio se nascente nella miseria e così vidi (vide) un mare di aghi in un mare di gomma, sin dai primi rivoli l'intero si riversò poco alla volta e solo dopo che la prima nebbia iniziò a diradarsi cominciai a vedere, non chiaramente, non è questa l'aspettativa, non la più immediata non la più essenziale. La prima volta furono solo segni accidentali ma successivamente nulla accadde per caso, ogni azione forse generata casualmente diveniva però del tutto voluta e così non ci fu più modo di ignorare i segni, i primi come i successivi. La vista in senso lato ha molteplici sfumature. Dipende da dove lo sguardo indugi e per quanto tempo, soprattutto importa cosa si stia cercando, vedere non è osservare, osservare non è accertare, indugiare non è aspettare. Per questo la vista, in senso lato appunto, non è molto importante.

Il dolore è solo frutto del dolore, nasce o forse è sempre stato, cresce o forse acquisisce solo maggiore definizione, è sempre una strada, un sentiero e lungo (questo) il percorso individuò alcune delle erbe necessarie, il resto degli arbusti non sarebbe stato un problema. Non so per quanto continuò a versare dalla stessa bottiglia prima che un cenno deciso indicasse a chi di dovere di portarne un'altra, è un bourbon che non trovi facilmente, scende liscio, scende sin troppo bene quando hai voglia di non pensare se non all'elefante bianco e quando non devi evitare alcunché, quando la stessa notte pare fatta di carta velina, tanto sottile quanto breve, quando forse una lunga notte o forse proprio per questo solo in apparenza lunga e sottile, e non si ha voglia di restare al freddo da soli sulla banchina ormai deserta a guardare un mondo intero che si allontana inverosimilmente. Lì, infatti, solo sulla banchina quando avere cognizione dell'ora non abbia alcuna importanza, e ci si chiede nonostante tutto come (per una questione di) un milione di (fisica) tonnellate di acciaio riesca a scivolare dolcemente sul liquido allontanandosi così velocemente. Perdere qualcosa è sicuramente perdersi allo stesso modo senza un seppur minimo o vago sentore di potersi o volersi ritrovare.

L'odio smuove solo le montagne perché è solo metà dell'intero, e bere è un'abitudine da considerarsi ai margini del quieto vivere pur esistendo, tuttavia, determinate regole, per nulla scritte o rigidamente enunciate, un po' come le relazioni che intercorrono tra il numero di petali e i sepali in un'orchidea, un po' come l'importanza che l'umidità ed il susseguente controllo sulla stessa regoli il ciclo di crescita della flora e di come, al contempo, la luce sia ugualmente necessaria. Disse che solo alcune radici ed arbusti si sarebbero potuti utilizzare, non era certo la prima volta che mi recassi in quel posto e per quel motivo preciso sebbene non mi fossi mai soffermato su alcune azioni propedeutiche al risultato, o meglio, al possibile risultato, questa volta mi risultò naturale porre alcune domande… io non faccio mai alcuna domande, o per lo meno, evito di porne per natura, per abitudine e perché il farlo comporterebbe comunque prestare attenzione all'eventuale risposta e forse (sicuramente) porterebbe ad altre domande ed il tutto diverrebbe dispersivo e porterebbe una deriva inevitabile per quanto accidentale.

Ci sono piccole verità e grandi verità, l'odio smuove solo le montagne facili da spostare perché è comunque e resta solo metà dell'intero. Non riuscii a stabilire per quanto tempo stetti a respirare quella nebbia, quel fumo così denso, non riuscii a capire quante volte il fuoco venisse attizzato, la vista migliorava e lei era seduta, già seduta poco prima del greto del torrente, era in piedi rivolta verso le montagne, era seduta rivolta verso il fuoco. La serata era stata una piacevole e lunga camminata lungo le banchine dei vari porticcioli, a notte inoltrata si giunse davanti ai bastioni della fortificazione e solo dopo una breve coda si riuscì a risalire il naturale declivio della struttura. Che luci quella notte, che scie, numerose, vorticose come le stelle dalla giostra di un luna park. Solo dopo del tempo ulteriore la musica si fece largo coinvolgendo tutti i sensi ancora distratti e lei era in piedi. Inizò a muovesi respirando quello stesso ritmo a molti del tutto sconosciuto, ogni sonorità attraversandola la conformava ad ognuna di esse in modo sinuoso, simbiontico e flettendosi anticipava quasi la successiva riadattandosi di volta in volta.

La sera ormai notte prosciugò la mia memoria in un lampo sino a che un'alba fugace rischiarò solo in parte pensieri sopiti, era tempo forse di andare altrove, di muoversi, di restare, di seminare radici, di sparire. Nebbia ancora, più densa, i polmoni in fiamme eppure eccola spostarsi dalla cucina al soggiorno, non vi è una porta, un grande arco divide idealmente i due ambienti ma è una divisione appena percepibile la si può anche non notare ma esiste ciò non di meno. La nebbia si ispessisce mi sembra di galleggiare ma poco prima che la luce dell'alba irrompa, quando ancora gli occhi sono capaci di non vedere ingannati dall'assenza di (cuore) luce il sonno leggero la invitava altrove, oltre il soggiorno, sopra il tappeto, spalle contro il divano, divano contro porta, tappeto contro tavolo, bottiglia rotola, liquido versato bicchiere rotola pillole sparse, testa gira, fiato corto… ed è sempre solo metà dell'intero, solo metà dell'intero, l'intero, l'intero, l'intero...
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Le scelte sono solo frutto di (altre) scelte, a dirla tutta nemmeno questo incontro era stato (no, non sto pensando all'elefante bianco) previsto ma il caso è appunto ciò che non ci si aspetta che accada, questo o altro, questo o nient'altro… sono sempre e solo (come sempre) punti di vista. Il...
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18/08/2016 22:10:23
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Commenti

  1. Lizzy1970 28 agosto 2016 ore 20:40
    Ma chi e questo CONIGLIO BIANCO? Quello che porta la notte quando non porta consiglio..??
  2. Elazar 12 ottobre 2016 ore 23:23
    Un gran casino d'innegabile fascino

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