Amo di te

13 gennaio 2007 ore 11:15 segnala
Amo di te gli assorti pudori i prolungati silenzi le attese pazienti quel tuo essere uomo di sole di neve e di vento Amo di te quel tuo sapiente avvolgermi il lasciarti guidare bambino impaurito che teme ogni giorno tutto il dolore del mondo Amo di te quella tua timidezza di foglia caduta quel tuo incedere calmo nella varietà del tempo con me in cerca di Dio

Le ali nere dell'Angel

13 gennaio 2007 ore 11:09 segnala
Son fisso da un torbido e folto pensiero: tentar di distinguerti il falso dal vero. Ripenso a parole uscite dal cuore, mi chiedo: "L'impulso nel cervello è rumore?; Perché non è il suono di violino, il dolce e innocente canto di canarino?". In qual percentuale ti desti cosciente e vari il nuovo giorno offuscando la mente? Stante a vedere un germoglio sfiorire, fermo a guardare una tela sbiadire, le opere d'arte mutano volto, cercando d'amare l'umano risvolto! Spettatore impotente di una triste messa, in cui è il prelato a cambiare te stessa. Catrame gettato sulle tue ali, simbol leggiadro di movenze normali...

Il respiro della città di notte

13 gennaio 2007 ore 11:06 segnala
Di giorno servono mille occhi, e devi tenerli aperti, sempre Di notte ne bastano due e posso aprirli e riempirli di luna e spruzzi di mare Ho tagliato la mia vita in tanti pezzi da riempirne le tasche e le mani e mi sono seduto dove sedevamo insieme per sentire ancora una volta il respiro della città di notte portato di lontano dalla tramontana Ho aperto le mani e le tasche, le ho svuotate nel vento spargendo i pezzi della mia vita, li ho visti sparire mentre socchiudevo gli occhi perché di notte bastano gli odori E basterebbe il tuo odore per dire basta all’odio, per cambiare il colore di questi miei occhi stanchi, basterebbe un tuo gesto per lasciarmi un taglio sulla pelle e vedere il colore del mio sangue sporco, basterebbe un tuo gesto per vedere il verde puro dei tuoi occhi nel lago torbido dei miei.

Il giorno di un poeta

13 gennaio 2007 ore 11:03 segnala
Aspettare la sera stemperare il livore. A stento Non mi pento del sarcasmo, dell'odio della mia apatia della mia poesia Aspettare la notte dove non mi puoi vedere mentre fatico a sognare e mi giro nel letto a cercare qualcosa un corpo di donna un antiacido un fazzoletto usato Ormai sai che so aspettare che ho rinunciato al tempo ad una digestione corretta ad una retribuzione adeguata ad un decoro scrostato Adesso ho il buio tutto intorno una coperta tiepida e nera un giaciglio un nascondiglio un pretesto ancora per passare la notte dentro al mio letto e rinunciare ad un altro per svegliarmi un po' più onesto e mettere il caffè sul fuoco vederlo passare come tutti i miei giorni impetuoso, caldo, amaro: necessario vederlo sul fondo della tazza rappreso, disperato: un'ombra Aspettare un nuovo giorno (l'entusiasmo cosa di altri tempi Si nutrono consapevolezze avendo rinunciato già da tempo al verde speranza al sole che scalda) Tutti i miei giorni arrivano a sera tutti in fila, uguali così non mi posso sbagliare Ne pesco uno a caso recupero una citazione sgualcita il sorriso di un amico un paio di seni rosa una camicia pulita e so che andrà benone che nessuno si accorgerà della differenza tra il giorno di un poeta e una comparsa in pausa .

Amico

13 gennaio 2007 ore 11:01 segnala
Aspettare So che sei capace È per questo che hai i capelli così lunghi e tieni lunghi baffi e barba dove scompare stropicciata l'ennesima sigaretta arrotolata e scompaiono in tasca le tue mani a contare i soldi per la spesa per un caffè di fretta per il biglietto del bus finché non ne hai più per vestirti e per fumare Ma non importa Perché anche oggi sei capace di un sorriso di scrivermi due righe di salutare i miei di fermarti per scherzare nonostante tutto nonostante i giorni quando non avevi un tetto quando entravi con la forza nell'antro del gigante e trovavi con disgusto una combriccola di nani a giocarsi ai dadi la tua tassa d'iscrizione e balbettare imbarazzati la dichiariamo dottore Nessuno più tocchi le tue cose e il calore del tuo letto e il tuo amore Nessuno più ti tolga un pasto le parole dalla bocca e la libertà di dirle e di bestemmiare che il lavoro va retribuito che l'inflazione non è all'uno e nove che il fegato fa male e fa freddo e al mattino non ti vorresti alzare perché anche oggi il tuo giorno è più duro del mio ma non ti so aiutare e allora ti guardo arrotolare ancora un'altra sigaretta e mi sorridi e mi sei amico.

DOLORE

28 dicembre 2006 ore 12:50 segnala
Come sarebbe facile comporre il tuo numero e chiamarti o scriverti qualcosa... anche solo per sapere come stai, cosa fai, a cosa pensi... ma a chi gioverebbe? a cosa servirebbe? tanto si sa che il tempo per sua stessa natura, oltre al dolore, cancella quella passione e quel sentimento chiamato amore... che, nel nostro caso, ci legava... restano i ricordi ed il pensiero di qualcosa mai nato... fatta eccezione nel mio cuore... urlo il tuo nome in un sussurro di doloroso ricordo... nessuno mi ascolta... tu non mi ascolti... forse non puoi farlo... o non vuoi più farlo... chissà ora di me cosa pensi... se qualche volta il tuo pensiero va a me... al mio ricordo... a quell'essenza di me che ho sempre cercato di farti toccare oltre quella patina di tristezza che già mi accompagnava in tuo presenza... poichè la mia mente, in pieno disaccordo con il mio cuore, sapeva della nostra fine già dal principio... follia? ipocrisia? mediocrità? non credo... forse solo certezza di non aver penetrato il tuo cuore... chissà, forse, chiuso dal ricordo di qualcuno altro... o semplicemente chiuso a me... ora ti scrivo questa lettera... una lettera in realtà mai scritta... poichè mai leggerai... e una lettera senza destinatario non esiste... sono parole, frasi e sentimenti che forse già conosci di me... mi manchi molto... mi manca il tuo corpo accanto al mio che mi riscalda... i tuoi occhi che mi cercano... tutte cose che ormai restano lì nei meandri della mente... amore mio semmai leggerai queste parole ti prego di farlo col cuore... parole mai scritte... mai dette... mai pensate... e mai riferite...

A che cosa serve la poesia?

28 dicembre 2006 ore 12:19 segnala
A che cosa serve la poesia? Può servire. Vi faccio un esempio. Prendete una coppia che va abbastanza bene: due o tre lustri di convivenza casa figli interessi comuni. I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi nè privi di altri sensi naturalmente non immuni dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti dell'altro sesso di cui alcune, per circostanze favorevoli, sarebbero passibili di un incontro a letto. Sorge allora un problema che propone tre soluzioni. La prima è la tradizionale repressione non concupire eccetera non appropriarti dell'altrui proprietà per cui il coniuge viene equiparato a un comò Luigi XVI o a un televisore a colori o a un qualsiasi oggetto di un certo valore che non sarebbe corretto rubare. La seconda soluzione è l'adulterio altrettanto tradizionale che crea una quantità di complicazioni la lealtà (glielo dico o non glielo dico?) lo squallore di motel occasionali la necessità di costruire marchingegni di copertura che non eliminano la paura di fastidiose spiegazioni. La terza soluzione è senza dubbio la più pratica Si prendono i turbamenti e i sentimenti le emozioni e le tentazioni si mescolano bene si amalgama l'immagine con un brodo di fantasia e ci si fa su una poesia che si mastica e si sublima fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere e infine si manda giù si digerisce con un pò di amaro d'erbe naturali e poi non ci si pensa più

La meditazione

28 dicembre 2006 ore 12:11 segnala
La meditazione La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? " In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c'è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Dai il meglio di te...

28 dicembre 2006 ore 11:58 segnala
Dai il meglio di te... Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici non importa, fa' il bene. Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici non importa realizzali. Il bene che fai verrà domani dimenticato. Non importa fa' il bene L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile non importa, sii franco e onesto. Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci. Non importa, dà il meglio di te

Un dono

28 dicembre 2006 ore 11:47 segnala
Un dono Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte. Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango. Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto. Prendi il coraggio, mettilo nell'animo di chi non sa lottare. Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza, e vivi nella sua luce. Prendi la bontà, e donala a chi non sa donare. Scopri l'amore, e fallo conoscere al mondo.