Evento imperdibile!

29 agosto 2012 ore 22:30 segnala


Venghino, siori e siore, venghino!

Bersani, Renzi e Pisapia. Ma anche Nesi, Cerami, Sallusti, Vespa, Alfano e chi ne ha più ne metta nel tour delle presentazioni dell "Isola e le Rose” di Ualtèr Veltroni.

L'opera, collocabile nell'impegnativo solco letterario di "Tre metri sopra il cielo" e innestandosi in quella scuola di pensiero che espresse a suo tempo geni letterari quali Giampiero Mughini e Marcello Pera, si inserisce perfettamente nel consueto amalgama melmoso che è l'attuale e odierno frangente culturale e politico. Un Paese dove a campeggiare sono gli aforismi di un Volo qualsiasi, e dove la Direzione Cultura della TV di Stato è affidata a Gigi Marzullo, soffrendo addirittura della concorrenza di Mediaset.

Romanzo? Saggio? Memoriale? Mea Culpa? Macchè! E basta la quarta di copertina per rendersene conto. Uno zibaldone la cui impalpabilità è in tutto e per tutto accostabile a quella del Partito Democratico, prigioniero della sua insussistenza. Storia emotiva, la chiamano. Che la scrittura abbia una sua dignità, una sua autorevolezza autonoma e delle regole ben precise da imparare e sperimentare per il rispetto che si deve ai lettori, all'Arte e in definitiva anche a sè stessi non sfiora per niente il nostro.

Un ritorno quindi alla poetica veltroniana della prima ora, a quella genericità fatta politica e organica al suo orizzonte “maggioritario” (che una volta si sarebbe detto inter-classista). A pieno titolo ascrivibile al regime di nuova tassazione relativa alle "bevande analcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti" e che richiede, alla fine, l'assunzione ingente di quei superalcolici "da meditazione" ancora più tassati.

A parte i paventati rischi per la salute, la sua lettura implica, quindi, notevole dispendio economico. Ma, data la stazza dell'autore, siamo sicuri che il costo, i rischi e l'imponente promozione ne valgano la pena perchè dirimente rispetto agli interrogativi imposti dal tormentato presente. La tragedia è che lo è suo malgrado


Se l'inferno esiste, ha i connotati e la Compagnia di Giro del palinsesto italiano.



(nella foto l'autore, perseguendo il suo sogno , si accinge appunto a raggiungere l'isola e le rose)
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« immagine » Venghino, siori e siore, venghino! Bersani, Renzi e Pisapia. Ma anche Nesi, Cerami, Sallusti, Vespa, Alfano e chi ne ha più ne metta nel tour delle presentazioni dell "Isola e le Rose” di Ualtèr Veltroni. L'opera, collocabile nell'impegnativo solco letterario di "Tre metri sopra il...
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L'Italia in saldo è già una realtà

16 luglio 2012 ore 18:37 segnala
Italia in saldo: svendere il paese per 20 miliardi l’anno.

"Eutanasia dell’Italia, a colpi di 20 miliardi di euro all’anno. Il suicidio programmato del patrimonio pubblico della nazione che ha appena festeggiato i primi 150 anni di vita è «una strada praticabile», secondo il neo-ministro dell’economia Vittorio Grilli, per ridurre strutturalmente il debito pubblico. Regalando – di fatto – i beni pubblici degli italiani al grande capitale finanziario: lo stesso che ha provocato la crisi e sottratto agli Stati la leva della moneta sovrana, strategica per risalire la china senza dover ricorrere a tagli criminosi. Intervistato dal “Corriere della Sera”, Grilli auspica un piano pluriennale per garantire «vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1% del Pil». E’ la legge – FOLLE – del “pareggio di bilancio” imposto dall’élite tecnocratica dell’Unione Europea mediante trattati-capestro come il Fiscal Compact: drenare a sangue le risorse pubbliche, costringendo lo Stato a comportarsi come un’azienda privata – neppure virtuosa, ma fallimentare: un’azienda che non è più in grado di fare investimenti vitali.



«Già abbiamo un avanzo primario del 5%», ammette Grilli, confermando che lo Stato spende per i propri cittadini meno di quanto riceva sotto forma di tasse. Calcolando «una crescita nominale del 3%», aggiunge Grilli, la svendita a rate del patrimonio pubblico italiano produrrebbe una riduzione del debito pari al 20% in soli cinque anni. Nel colloquio con Ferruccio De Bortoli, Grilli difende anche la famigerata spending review, che «consente risparmi al di là delle cifre di cui si parla in questi giorni», dal momento che «si possono ridurre ancora le agevolazioni fiscali e assistenziali, intervenire sui trasferimenti alle imprese». Il tecnocrate arruolato da Monti parla addirittura di tagli alla tassazione sul lavoro, mentre collabora alla demolizione del welfare su cui si sono basati cinquant’anni di benessere e di sicurezza sociale.



Vittorio Grilli ha un curriculum perfettamente adeguato alle sue attuali performance: è stato assistente professore alla Yale University e poi docente al Birkbeck College dell’università di Londra. Nel 1994 è entrato al Ministero del Tesoro come capo della direzione per le privatizzazioni: super-tecnocrate di scuola anglosassone, ha firmato il suo ingresso nell’amministrazione statale in qualità di liquidatore, secondo i dettami dell’élite neoliberista che prescrive la sparizione progressiva dello Stato come garante dei cittadini. Dirigente bancario del Crédit Suisse, è tornato al ministero nel 2002 come Ragioniere Generale dello Stato, per poi dirigere il Tesoro e sfiorare, nel 2011, la super-poltrona di governatore di Bankitalia poi andata ad Ignazio Visco. Un uomo con le carte in regola, dunque, per sforbiciare quel che resta dei beni comuni in via di sparizione.



E mentre il Parlamento dorme e lascia fare ai “tecnici”, i freddi esecutori dei diktat impartiti da Bruxelles e Francoforte per devastare il sistema socio-economico europeo mettendo in salvo soltanto le banche e il loro capolavoro speculativo, la moneta “privata” chiamata euro, l’economista Grilli se la prende con l’ultimo declassamento di “Moody’s”, come se le agenzie di rating non fossero parte integrante del piano mondiale per spodestare i cittadini europei, retrocessi a sudditi da “punire” con selvaggi “sacrifici”, senza una sola contropartita ragionevole né un’idea di sviluppo per uscire dalla crisi. Grilli attacca addirittura i mercati, cioè i “mandanti” del governo Monti, perché «non riconoscono ancora la bontà degli sforzi compiuti dal nostro Paese per mettere in ordine i conti». E’ il copione mediatico del “risanamento”: i becchini si presentano come salvatori. «Il pareggio di bilancio è a portata di mano, le riforme strutturali sono avviate», si vanta Grilli: «Nessun altro Paese ha fatto tanto in così poco tempo». Record forse sfuggito ai mercati “distratti” ma non certo agli italiani, tragicamente ingannati e finiti nella trappola mortale del “rigore”".


http://www.libreidee.org/2012/07/italia-in-saldo-svendere-il-paese-per-20-miliardi-lanno/
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Italia in saldo: svendere il paese per 20 miliardi l’anno. "Eutanasia dell’Italia, a colpi di 20 miliardi di euro all’anno. Il suicidio programmato del patrimonio pubblico della nazione che ha appena festeggiato i primi 150 anni di vita è «una strada praticabile», secondo il neo-ministro...
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Vuoto a perdere

13 luglio 2012 ore 14:29 segnala
Sicuramente tra la morte certa ed una ben pagata agonia in una nuova legislatura, come dar torto all'allegria dell'entourage? "Evviva, era ora, grande intuizione, l'unico capace di aggregare e attrarre voti, finalmente!". Altrettanto eloquenti i sospiri di sollievo della "controparte", dall'asse Casini-Vendola: una linea retta che passa da tre punti.

Scorre leggero il vinello frizzantino nei calici dei soliti, palati pronti a brindisi insperati proprio quando le gole stavano abituandosi al sapore gramo dell'acqua di rubinetto. Certo, chiunque, di fronte al baratro, anzi già in volo nel burrone e a pochi metri dal fango, chiunque si aggrapperebbe a qualunque idea, anche la più bislacca. Logico. Affari loro. Ma visto (anzi ascoltato) da fuori e da elettrice curiosa, malgrado tutto, il coro di approvazione o biasimo alla imprevedibile ridiscesa in campo del Capo, capisco meglio (o quantomeno riconfermo le mie impressioni) perchè i cosiddetti "centrodestra" e "centrosinistra" abbiano totalmente fallito. Anzi, per meglio dire, perchè questa classe dirigente atta solo a dirigere i cazzi propri abbia fallito.. prima degli interessi, prima dell'amoralità.



Deficit di leadership. Deficit di empatia. Deficit di idee. Senilità. Noia. Deficit su tutta la linea. Elettroencefalogramma piatto. Ora tutti (o quasi) i colonnelli stanno in fila come le processionarie: aspettano gli ordini, le liste, i posizionamenti, i collegi, le proscrizioni, le prebende. E rilanciano proposte, liberalizzazioni, progetti innovativi, economie di scala. O controproposte, controliberalizzazioni, controprogetti, controeconomie. Un po' di opposizione (pensano) un po' di grida contro, redimerà tutti. E poi, intonsi, ancora con lui o contro di lui ma comunque dietro lui, ormai pluriottantenne, alle soglie del 2020 a conquistare una maggioranza di autonominati. Per guidare il Paese. Verso il nulla, verso il baratro, verso la catastrofe.
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Sicuramente tra la morte certa ed una ben pagata agonia in una nuova legislatura, come dar torto all'allegria dell'entourage? "Evviva, era ora, grande intuizione, l'unico capace di aggregare e attrarre voti, finalmente!". Altrettanto eloquenti i sospiri di sollievo della "controparte", dall'asse...
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In difesa dei "Rivoluzionari da Tastiera":

28 giugno 2012 ore 12:44 segnala
Ci si sente spesso definire in questo modo sprezzante e credo sia necessario puntualizzare.

La questione, riassumendola all'estremo, per me si pone in questo modo: tutto il '900 si è incentrato sul collettivo inteso come Stato, Patria, popolo, classe in negazione, fino alla distruzione, dell'individualità.

Col venir meno degli stati nazionali (e quindi dei "popoli" e delle patrie) e delle classi sociali storiche (operai soprattutto) e dei loro partiti di "rappresentanza", si è passati all'esaltazione dell'individuo e dell'individualismo inteso però o come "consumatore" o "self made man" in competizione esasperata, o "specializzato" nella sua placenta formativa.





In ambedue i casi, nel secondo in modo più nascosto, l'individuo inteso come elemento fondante di se stesso prima che delle sue identificazioni, e tale solo se in grado di autodeterminarsi in libertà e responsabilità , è venuto meno. E se ne sente un gran bisogno perchè solo questi "individui" possono comporre il mosaico di vere comunità.

Sintomatico di questa tendenza e di questa necessità è questo stesso relazionarsi in FB (o su Chatta), in modo tale da "testare" la propria "risonanza" individuale con enne altre "risonanze" individuali che emergono dall'indistinto del "prossimo" per farsi interlocutori di una più complessa "comunità" in cammino.

In questo senso, FB, come altre forme potenziate di messa in comunicazione di individualità apparentemente “irrelate”, diventa uno strumento rivoluzionario della libera scelta degli individui di incontrarsi, al di là di tutte le convezioni sociali e degli impedimenti fisici e materiali, in comunità di individui più liberi. Cioè , in autentiche “comunità” capaci di incontrarsi e operare nel Web anche al di là della Rete. Csa che altre "comunità" e "consorterie" di diversa natura non sembrano più in grado di fare.
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Ci si sente spesso definire in questo modo sprezzante e credo sia necessario puntualizzare. La questione, riassumendola all'estremo, per me si pone in questo modo: tutto il '900 si è incentrato sul collettivo inteso come Stato, Patria, popolo, classe in negazione, fino alla distruzione,...
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BENI COMUNI: che non rimanga solo uno slogan

17 giugno 2012 ore 13:36 segnala


BENI COMUNI: lentamente un concetto, un valore, una prospettiva di diverso possesso e uso si sta facendo largo in un Paese che si è “sviluppato” nel suo completo disconoscimento. Spiagge recintate e privatizzate con furto di mare, quartieri e piazze storiche invasi da suk commerciali in proterva escrescenza di “marchi”, parchi ridotti a dependance di abusivismi grotteschi, alvei dei fiumi costretti all’accoglimento di urbanizzazioni demenziali, terrazze/ giardini strappate dai nostri antenati alle pietre e abbandonate all’incuria, intere campagne trasformate in disgustosi ammassi di immondizia secernente immondi liquami… Tutto quello che si poteva fare per smembrare, sputtanare, asservire ad uso privato, abbandonare al degrado, al saccheggio, alla distruzione da parte di barbari incolti quello che è in assoluto il patrimonio ambientale, artistico, culturale e storico più prezioso del mondo è stato fatto nell’indifferenza generale degli abitanti, delle istituzioni, delle forze politiche e degli “esponenti culturali”, con rare, lodevoli e sempre isolate voci di sdegno. Tutto questo enorme scempio è stato compiuto in nome di un “progresso” ben fornito di ruspe e di cemento che ha imposto modelli abitatativi, piani “regolatori”, opzioni di “viabilità”, di “smaltimento rifiuti”, di “turismo di seconda casa”, di interramento di fiumi e smottamento di colline e montagne a mò di “aree fabbricabili” con la sola norma del profitto e della speculazione privata. Il risultato è quello di ritrovarci sempre più in un paesaggio estraniato, squallido, privo di storia e di memoria, di natura e di appartenenze, espropriati dalle nostre radici. Dai nostri BENI COMUNI, recintati nei nostri appartamenti, nei nostri giardinetti, nelle nostre “gite fuori porta” alla ricerca di spazi vivibili sempre più lontani, sempre più contesi. Non era questo lo sviluppo da riservare a un Paese di una bellezza unica e struggente come l’Italia. Nessun Paese se lo merita, ma l’Italia meno di tutti altri per quel sovrappiù che il favore degli Dèi, la sua storia e la sua natura intrecciate, ci avevano concesso.



(Lista dei senatori del PD che hanno approvato la mozione favorevole al decreto sulla privatizzazione delle spiagge demaniali: FINOCCHIARO, LA TORRE, ZANDA, CASSON,GRANAIOLA, MERCATALI, AMATO, ANDRIA, ARMATO, BARBOLINI, BUBBICO, CABRAS, DE LUCA, D’UBALDO, LEGNINI, FIORINI, GARRAFFA, GASBARRI , GIARRETTA, INCOSTANTE, LUSI, MARCUCCI, PINOTTI, RANUCCI, ROSSI PAOLO, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI, MAGISTRELLI).


E adesso siamo allo scempio finale: l’intero patrimonio comune di beni artistici, storici e ambientali viene buttato da parte di barbari, inumani banchieri ignoranti come zappe sul mercato a fare inutile cassa di un debito demenziale accumulatosi con quello sviluppo barbaro e predatorio che mai sarà colmato col misero ricavato di queste svendite.

Ma adesso si fa un gran parlare di BENI COMUNI. La locuzione sembra trovare un po’ di gradimento e diventa quindi un buono slogan elettorale per evocare buone intenzioni civiche e, possibilmente, un ritorno di voti. Però le svendite continuano e le privatizzazioni del patrimonio pubblico sono nel programma di tutti i governi, compreso quello falsariamente definito “tecnico”, composto si da professori ed "illustri" manager ma del tutto agli antipodi da una Cultura in grado di restituire valore e valorizzazione a qualcosa che non sembra riguardarli da vicino e che anzi è loro nemica: la bellezza in forma di Storia e di Natura, di uomini che riescono a conviverci in simbiosi e soprattutto la memoria di quello che siamo stati e che ancora potremmo, dovremmo essere. Una bellezza, questa, alla quale siamo anche tutti noi da gran tempo disabituati, distratti come siamo dallo spettacolo delle merci e dei loro ossessivi templi in formato di centri commerciali, dal surrogato che ce ne danno gli schermi, dai pacchetti preconfezionati delle agenzie di viaggio, dalla cura dell’aiola domestica in sostituzione degli spazi naturali, da una febbrile ricerca di soddisfacimento di bisogni e desideri veicolati da altri, interpretati dalla tecnica, dalla moda e dalla cosiddetta “innovazione”.



E ci stanno fottendo. Viviamo male insieme alle nuovissime generazioni, sempre più rarefatte e isolate che crescono peggio, ai nostri vecchi inebetiti e disperati in questa surrealtà di spazi artificiali, chiusi, recintati, indifferenti alla luce del giorno, alle sue albe, ai suoi tramonti, alle stagioni, ai fiumi, ai mari, alle testimonianze del passato cancellato dalle ruspe, rinchiuso in proprietà private, messo in vendita a suon di ticket ad ogni metro quadro.

Tutto questo NON E' CIVILTA', NON E' SVILUPPO, NON E' SOCIALITA', NON E' DEMOCRAZIA, NON E' CULTURA, NON E' VITA! E’ un surrogato truffaldino che disperde la nostra memoria, la nostra provenienza, le nostre energie, le nostre risorse, la nostra peculiare cultura e ricchezza. E i sacrifici di coloro che, ben più grandi di noi, ci hanno preceduto.

Riappropriarci della nostra natura, della nostra Storia, della nostra Arte, dei nostri mari, spiagge, parchi per offrirli a noi stessi e agli altri come ricchezze e risorse condivise sta diventando questione di vita o di morte per questo Paese. DI VITA O DI MORTE. C’è da reimpiantarvi una nuova socialità, un nuovo modello di servizi sociali, culturali, turistici, abitativi, lavorativi come nuovo modello di sviluppo del Paese. Mettendo insieme volontà, idee, progetti, investimenti se ne può tirar fuori lavoro cooperativistico buono.

Qualcosina in questo senso si sta muovendo: il manifesto dei beni comuni dell’assemblea di Napoli, l’esperienza dei teatri occupati, di progetti di "cohousing", di nuovo cooperativismo agricolo e di nuove filiere a chilometro zero, di cooperative sanitarie.. stanno tutte tracciando una strada. Ma sono ancora troppo poche, troppo deboli, troppo scollegate a fronte dei tempi inesorabili di dismissione di un patrimonio e di una ricchezza poi irrecuperabile.

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« immagine » BENI COMUNI: lentamente un concetto, un valore, una prospettiva di diverso possesso e uso si sta facendo largo in un Paese che si è “sviluppato” nel suo completo disconoscimento. Spiagge recintate e privatizzate con furto di mare, quartieri e piazze storiche invasi da suk commerciali...
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Dalla Pravda alla Prada

09 giugno 2012 ore 01:03 segnala
L'altra sera in televisione Concita De Gregorio, solitamente garbata, alla domanda rivoltale da qualcuno: "Ma tu quanto guadagni?" ha alzato di almeno di due toni la voce per rispondere sdegnata che è ora di finirla con questa "criminalizzazione dei compensi". "Se sono soldi guadagnati onestamente non c'è niente di male a guadagnare molto."

Detta così, tutti nello studio televisivo pieno di giornalisti e onorevoli, annuivano in convinto assenso. A me pure in qualche occasione, lì per lì, è capitato di pensarlo. Ma poi ci sono tornata sopra perchè anche un commesso della Camera che si becca i suoi onesti 128mila euro di stipendio annuale può dire la stessa cosa. Non si spiegherebbe la differenza, a parità di qualifica, con un collega di un altro settore che guadagna meno di un quinto.. Ma se lui è capitato nel posto giusto al momento giusto non è mica colpa sua! E così per i tanti altri onesti lavoratori che si beccano compensi 20, 30, 50 volte più alti di un altro onesto lavoratore. Nessuno di loro fa niente di male, o meglio di illegale, eppure la sproporzione qualcosa la deve pure dire..




E cioè che se in un "contesto" ci sono quelle quotazioni non sono date dalle capacità o dagli intrallazzi personali ma da quelli della "categoria", del "contesto", del "gruppo", della "corporazione", della "confraternita", "della parrocchia sindacale".. chiamatela come cazzo vi pare, tanto si va per sinonimi, che è riuscita a strappare quei compensi cumulativamente per poi spartirseli tra singoli.

Tutto "onesto", tutto sotto la luce del sole (o pressapoco), per carità. Ma non si scaldi tanto, Concita! La sproporzione, specie di questi tempi, diventa un divario intollerabile cheo grida vendetta al cospetto degli Dèi. Una volta era questione di "lotta di classe in ridistribuzione equilibrata (ma la gentil Concita dev'essersene scordata) o più semplicemente di Civiltà.

Pur se tanto gentil e tanto onesta par la donna mia...
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L'altra sera in televisione Concita De Gregorio, solitamente garbata, alla domanda rivoltale da qualcuno: "Ma tu quanto guadagni?" ha alzato di almeno di due toni la voce per rispondere sdegnata che è ora di finirla con questa "criminalizzazione dei compensi". "Se sono soldi guadagnati onestamente...
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I giovani pagano i privilegi dei vecchi:cazzata o stronzata?

30 maggio 2012 ore 01:51 segnala
..Da abbinare all'altra supercazzola: "ABBIAMO TUTTI VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITA' ACCUMULANDO DEBITO ED ORA NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE". Ripetuta come un mantra del tutto acriticamente ma perlopiù in buonafede.

Da ribadire con altrettanta pervicacia e in ogni sede che non è andata esattamente così e che i distinguo non possono farli solo quando fa comodo alle proprie ragioni: la parte del leone o lenone nelle folli dissipazioni dei decenni passati l'hanno fatta gli industriali generosamente foraggiati dalla mano pubblica (Confindustria, gli Agnelli, gli Impregilo, i Pesenti,i Benetton, gli Astaldi...)le Banche e le Assicurazioni in combutta (sì. ho detto proprio così), la dirigenza politica di governo e opposizione a corrente alternata o diversamente concorde con le varie ong, onlus, coop ed altre "benemerite dei cazzi loro.





Tutti gli "aggregati" a questo carro dei Tespi: amministratori pubblici, alta burocrazia, management pubblico, magistrati, accademici, "archistar", studi legali e soprattutto tributari, luminari della medicina in moltiplicazione dei costi della sanità pubblica e privata accollata alla prima, "esperti" a qualsiasi strano titolo nominati dall'alto, le Autority a moltiplicazione impazzita delle funzioni già altrimenti e ampiamente assegnate, in aggiunta al proliferare come funghi maligni di "Commissioni" buone per ogni problema da non risolvere a suon di gettoni d'oro.

E da annoverarsi sono ovviamente anche i "cantori" di queste illuminate elites da mondezzaio: giornalisti di "grido", scrittori della fuffa, registi del "volemose bene" e della denuncia del bidone, anchorman televisivi pompati al rango di santoni e ammaestratori dell'immaestramento.

Nessuno si è mai azzardato a definire il calcolo delle varie voci di spesa da assommare al totale degli ultimi 30 anni. A pezzi e Bocconi qualcosa ne ha detto la Corte dei Conti, ma facendo parte la stessa delle altissime voci di spesa, i suoi allarmi rituali non hanno mai prodotto un quadro economico leggibile delle sottrazioni mastodontiche e gargantuesche di denaro pubblico.

Quanto alla restante popolazione (il cosiddetto popolo sovrano) ridotta a questuante straccione della predetta Versailles le sono state gettate in pasto a mò di becchime per polli: false pensioni di invalidità, baby pensioni a corredo di criminali privatizzazione in macellazione dell'industria pubblica, assunzioni a valanga nel pubblico impiego(soprattutto al sud, ma anche al centro e in altre lande a macchia di leopardo) come compensazione dell'enorme pappata dei fondi strutturali per le aree sempre più depresse, un "welfare" in larga misura americaneggiante più attento a drenare risorse che a prestare servizi. Col che si ritorna ai folli rimpinguamenti delle elites "dirigenti".





Il tutto accompagnato da drastici e progressivi trasferimenti di ricchezza dai redditi da lavoro più bassi costretti a versare circa il 70% della feroce tassazione, decontrattualizzati, dequalificati, spremuti da una delle più voraci speculazioni immobiliari dell'occidente, precarizzati, assunti al nero, insultati giorno dopo giorno (che poi no, "l'ha detta male ma va contestualizzato..")e, alla fine, tutti in bilico tra sottocupazione e disoccupazione.

Spieghiamola bene questa leggenda a quei giovanotti di bocconiana fattura che se la vanno a prendere con quei poveri cristi della "sottocategoria" popolare, ai quali, oltre al danno vogliono aggiungere la beffa e il disprezzo dei loro figli.
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..Da abbinare all'altra supercazzola: "ABBIAMO TUTTI VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITA' ACCUMULANDO DEBITO ED ORA NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE". Ripetuta come un mantra del tutto acriticamente ma perlopiù in buonafede. Da ribadire con altrettanta pervicacia e in ogni sede che non è andata...
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30/05/2012 01:51:58
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Politica "for dummies" (presa non-so-dove dalla Rete):

29 maggio 2012 ore 18:27 segnala
Feudalesimo
Hai due mucche. Il duca prende metà del tuo latte.

Socialismo puro
Hai due mucche. Il governo le prende e le mette in una fattoria con le mucche di tutti. Tu ti prendi cura di tutte le mucche. Il governo ti dà un bicchiere di latte.

Socialismo burocratico
Le tue mucche vengono allevate in una fattoria di polli. Nella fattoria delle mucche tu allevi i polli che il governo ha prelevato dalla fattoria di polli. Il governo ti dà tanto latte e uova quanto le leggi dicono che te ne serva.

Fascismo
Hai due mucche. Il governo se le prende, ti paga per allevarle e ti vende il latte.

Nazismo
Hai 2 mucche. Il governo prende la vacca bianca e uccide quella nera.

Comunismo
Condividi due mucche coi vicini. Tu e il tuo vicino discutete su chi le alleva meglio e chi ne ha maggior bisogno. Nel frattempo nessuno munge o nutre le mucche che muoiono di fame.

Comunismo russo
Hai due mucche. Tu le allevi ma il governo prende tutto il latte. Tu rubi quanto più latte puoi e lo rivendi al mercato nero.

Perestroika
Hai due mucche. Tu le allevi ma la mafia prende tutto il latte. Tu rubi quanto più latte puoi e lo rivendi al "libero" mercato.

Comunismo Cambogiano
Tu hai due mucche. Il governo se le prende e ti spara.

Dittatura
Hai due mucche. Il governo se le prende e ti esilia. (Se ti va bene. Altrimenti la polizia te le confisca e ti fucila.)

Totalitarismo
Hai 2 mucche. Lo stato le prende e nega che siano mai esistite. Il latte é proibito.

Democrazia
Hai 2 mucche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.

Democrazia pura
Hai due mucche. Il tuo vicino decide chi avrà il latte.

Democrazia rappresentativa
Si vota per stabilire chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.

Democrazia americana
Lo stato promette di darti due mucche se voti per lui. Dopo le elezioni, il presidente viene messo in stato d'accusa (impeachment) per aver speculato in Borsa con le mucche. La stampa crea l'affare "vaccagate".

Democrazia inglese
Hai 2 mucche. Le nutri con cervello di pecora e loro diventano pazze. Lo stato non fa nulla.

Democrazia di Singapore
Hai 2 mucche. Lo stato ti multa perché tieni, senza autorizzazione, animali da fattoria nell'appartamento.



Burocrazia
Hai due mucche. All'inizio il governo decide come nutrirle e quando mungerle. Quindi ti paga per NON mungerle. Quindi le prende entrambe, ne uccide una, munge l'altra e scarica il latte nelle fogne. Quindi ti chiede di riempire dei moduli per le due mucche perdute.

Capitalismo
Non hai mucche. La banca non ti dà una lira poiche non hai mucche da offrire come garanzia.

Capitalismo selvaggio
Hai 2 mucche. Fai macellare la prima e obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l'operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.

Capitalismo alla Berlusconi
Hai 2 mucche. Ne vendi 3 alla tua società quotata in borsa utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito con una partecipazione in una società soggetta ad offerta pubblica e nell'operazione guadagni 4 mucche, beneficiando di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una società con sede alle Isole Cayman posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche. Nei libri contabili di questa società figurano 8 ruminanti, con l'opzione d'acquisto o per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perché sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti diventi Presidente del Consiglio dei Ministri.

Anarchia
Hai 2 mucche. Lasci che si organizzino in autogestione.

Anarchia pura
Hai due mucche. O vendi il latte a prezzi stracciati o il tuo vicino tenterà di prenderti le mucche ed ucciderti.

Anarco-capitalismo
Hai due mucche. Ne vendi una e compri un toro.

Federalismo
Hai 2 mucche. Il governo ti porta l'erba e il fieno della regione più fertile, l'apparecchio per la mungitura della regione più avanzata, gli operai che mungono dalla regione con più disoccupazione. Il latte finisce nella regione più affamata e i soldi nella regione più ricca.

Federalismo all'italiana
Hai 2 mucche in Lombardia ma non puoi mungerle perché le quote latte della regione sono terminate. In compenso il governo interviene e consente la mungitura in cambio dell'esproprio del latte che viene venduto a Roma da una finanziaria consociata. I soldi finiscono a un boss di Napoli legittimo proprietario delle quote latte in eccesso.

Ambientalismo
Hai 2 mucche. Lo stato ti proibisce di mungerle o di ucciderle.

Femminismo
Hai 2 mucche. Si sposano e adottano un vitellino
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Feudalesimo Hai due mucche. Il duca prende metà del tuo latte. Socialismo puro Hai due mucche. Il governo le prende e le mette in una fattoria con le mucche di tutti. Tu ti prendi cura di tutte le mucche. Il governo ti dà un bicchiere di latte. Socialismo burocratico Le tue mucche vengono...
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29/05/2012 18:27:18
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Programma politico contro le estinzioni

29 maggio 2012 ore 01:00 segnala


...SVEGLIA BELL'ADDORMENTATO 'CHE I GIAGUARI SON BELLI CHE SMACCHIATI!!!
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29/05/2012 01:00:42
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A proposito del "turpiloquio" e del "Mi consenta"

28 maggio 2012 ore 06:32 segnala
Dopo le ennesime rimostranze di una scandalizzata chattonauta a metà strada tra Jessica Rabbit e Anna Mazzamauro mi vedo testè costretta a chiarire alcune questioni di fondo. Non fateci il callo, non sono la mutua e nemmeno io sono messa benissimo, chiamateli virtuosismi dell'insonnia. Dunque, non è mia intenzione avventurarmi in un qualche excursus dei vari ed eventuali riferimenti al corporeo nella storia e nel mondo dell'Arte, giusto un bignami. Si insiste a intendere come "turpiloquio" quel linguaggio, cosiddetto contrario alla "pubblica decenza", che adotta espressioni di accezione dialettale o popolare come forma di interiezione, o modi di esprimere in forma plastica, abbreviata e universalmente condivisa meraviglia, disagio, discordanza, rabbia, deprecazione....


In genere fa riferimento a quelle parti "basse" del corpo identificate, a torto, con i genitali o con le necessarie funzioni fisiologiche legate alle deiezioni. Quindi vi sono a pieno titolo ricomprese parole come: cazzo, stronzo, cacca ,piscia, merda, culo, coglioni.. con valenze e significati diversi a secondo del contesto in cui vengono inserite. Ma che comunque...ritornano. Sempre in ogni tempo, lingua, popolazione e cultura della madre terra. E corrispondono, tra l'altro, alle più precoci passioni della nostra infanzia, oggetto di studi scientifici basilari e di splendide testimonianze artistiche e letterarie, proprio per la loro assoluta valenza simbolica ed identificativa.





Ma, malgrado questo incontestabile valore e funzione "primigenia", c'è una componente cosiddetta "colta" e ben manierata che da sempre le aborre come "volgari" (cioè del "volgo", popolari), preferendo ricorrere a più "dotti" sinonomi o a delicate storpiature. Indi per cui il più ricorrente campionario:
  • -CAZZO diventa CACCHIO, CAVOLO, CASPIO (giovanile)
  • -COGLIONI diventa SCATOLE, PALLE o BALLE (nordico), CORBELLI o CORBEZZOLI

  • -VAFFANCULO resta la radice "VAFFA" e diventa VAFFANBICCHIERE (santoriano), VAFFANBRODO, VAFFANQUESTO e VAFFANQUELLO etc..
.
  • -VAI A CAGARE diventa VAI A QUEL PAESE (sordiano)

  • -MERDA diventa MELMA, VERMINAIO, LETAME, CACCIARI

  • -STRONZO diventa STOLTO o STRUZZO

  • -PUTTANAIO diventa BURLESQUE ... e così via
.
Da tempo è aperto il dibattito, perfino stucchevole, tra chi non ha problemi ad assumere queste parole a pieno titolo e pedigree nel vocabolario della lingua italiana e chi, invece, continua a definirle "parolacce" vietate al confronto "civile". Tra questi ultimi si trovano i cultori del "mi consenta" , che nel suo ostentato bon ton, è stato il tormentone del peggiore di una lunga lista di tanti personaggi volgari e squallidi, nei loro toni manierati, della recente storia nazionale. Ma questo particolare non è stato rilevato più di tanto, proprio perchè "i mi consenta" in questo Paese, in autentico "turpiloquio", prolificano come le margheritine nel campo. Sempre pronte a sottolineare di rosso le "parolacce", meno pronte a sdegnarsi per la sostanza molto più aggressiva, volgare e pericolosa che sottostà a più "educate" esternazioni , spesso al limite o in sorpasso del delinquenziale.


Ragion per cui, in onestà, coscienza e cultura, ricorrendo a una citatissima frase, "se uno è uno stronzo, non posso chiamarlo stupidino", RIVENDICO ipso facto la piena libertà e autonomia all'uso di questi vocaboli. A monito di tutti gli stronzi che continuano ad aver in culo questa evidenza.




(pregasi andare al 52esimo minuto e 10secondi)
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Dopo le ennesime rimostranze di una scandalizzata chattonauta a metà strada tra Jessica Rabbit e Anna Mazzamauro mi vedo testè costretta a chiarire alcune questioni di fondo. Non fateci il callo, non sono la mutua e nemmeno io sono messa benissimo, chiamateli virtuosismi dell'insonnia. Dunque, non...
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28/05/2012 06:32:26
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