Intuizione

12 luglio 2011 ore 20:27 segnala
Ciò che pensi non sia (più), è.
Ciò che hai rimosso, riaffiora e costringe al ricordo di tutto.
Ciò che non ti aspetti finisce con il diventare atteso.
Tutto è destinato a mutare col tempo...
Chissà quale sarà mai il significato di tutto ciò.

Meglio soli che male accompagnati?

12 luglio 2011 ore 20:26 segnala
Così afferma un proverbio, anziché interrogarsi al riguardo, e così affermano molte persone, all'insegna della cieca convinzione in ciò ma siamo proprio sicuri che si tratti di una tautologia oppure che sia un alibi per soffocare insofferenze (mal celate)?
La domanda è più che legittima ed è sufficiente osservare (abitudine sempre meno diffusa) il prossimo virtuale e reale per accorgersi che la sicumera ostentata da molti è la facciata

Insalata greca (di filosofia ed amenità retoriche)

12 luglio 2011 ore 20:25 segnala
La scena...
Due persone (un uomo ed una donna) si conoscono e si ritrovano, di lì a poco, alla mercé di Pathos.
Una è combattuta tra Philia e Agape, l'altra tra Eros e Himeros.
Ma siamo proprio sicuri di ciò? Uno sguardo, un corpo, un viso, un gesto, una voce possono far palesare anche nell'altra Himeros insieme ad Eros sottoforma di fantasie ed emozioni conturbanti e di desideri mal celati.
Celati per paura che di Agape ce ne sia poco se non affatto e dietro la falsa e sciocca credenza di fidelizzare l'altro a suon di Eros negato se non addirittura che sia ottenibile l'Anteros solo dietro una saggia subordinazione di Eros a Logos.
Non potrebbe valere lo stesso di fronte alle forti emozioni provate insieme all'altra persona o ad un senso di pace, benessere, felicità? Allo star bene con essa? Anche se Himeros infuoca non significa che Agape debba esserne carbonizzato.

Riadattando la scena ad una rappresentazione più "terrena": perché ci si perde nel quesito della Susi sul cosa volere "di più" da una persona appena conosciuta: se sesso o amore (poiché ovviamente il quesito è bello che risolto quando si vogliono entrambi...)?
Perché prima concedersi sessualmente in preda alla passione salvo poi abiurare od accusare il prossimo di (ab)uso di noi stessi?
Perché non concedersi sessualmente quando il desiderio alberga all'interno e l'impulso porterebbe a consumare, seduta stante?
Perché vincolare le proprie intenzioni alla più bieca razionalità rappresentata da proiezioni statistiche di esito del rapporto?

Conoscere le diverse realtà delle persone presenti in questo (avariato) mondo è interessante perché aiuta a riempire un blog di marzulliani quesiti, all'alba dell'introduzione dell'ora legale nel nostro quotidiano, oltre a far riflettere su quanto gli individui s'impegnano a rendere semplicemente complesso (omaggio all'ossimoro) un rapporto tra due persone in divenire.

DISCLAIMER: quanto esposto sopra non si applica all'autore di questo blog. né a persone/animali/cose/città realmente esistenti o immaginari.
Prim'ancora è opportuno sottolineare che di personale ci fa gravitare ben poco in questi byte e che, molto seraficamente risponderebbe che ciò sente fà, senza colpo dare e ferire e all'insegna della correttezza nei confronti del prossimo e del vivere i rapporti (quanto vi sono le premesse perché siano tali).

Voi, lettori, invece cosa ne pensate?

(...E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione...)

Res cogitans #1

12 luglio 2011 ore 20:25 segnala
Ciò che è l'optimum non ti è dato avere, nella pax non ti è dato essere.
Questo è un mare dove si naviga a vista tra retorica, solitudine e paure.
Indossate pure una maschera signori (e signore) miei, recitate un soggetto ma abbiate il coraggio, per voi stessi e per gli altri, di abbandonare costruzioni e proiezioni: la vita è pragmatismo ed immediatezza e, come tale, va vissuta...

El Dorado...

12 luglio 2011 ore 19:59 segnala
...ovvero, come si ricerca un'idea (nella propria immobilità).
Caro il mio lettore, volgi lo sguardo a non troppa distanza da te: ti accorgerai che tutto ciò che vorresti è a portata e, sopratutto, alla tua portata.
Eh, sì... Le consorti di Pippo conceditele in senso materiale e per piacere personale più che per stuprare il tuo Gulliver.

Le pippe in una notte

12 luglio 2011 ore 19:58 segnala
Devo dire che il fatto di ieri, ovvero il Royal Wedding, ed alcuni gossip di contorno mi hanno fornito materiale ed ispirazione per questo post e, più in generale, ha risvegliato in me quella voglia di commentare il solite triste teatrino sulla bellezza estetica del corpo femminile e le sue implicazioni erotiche.
Il tutto, ovviamente, da contestualizzare nello scenario italico fatto di grosse contraddizioni, dalla più sterile sessuofobia al falso perbenismo che nasconde invece parafilie da brivido.

A cosa mi sto riferendo? Alla Pippa! Non quella decanta da Immanuel Casto (segue video) ma...

...alla sorella della sposa (segue foto)


I media, per la verità non solo quelli italiani, sono partiti in quarta decantando le grazie di questa donna. In particolare sembrerebbe che costei abbia un seno degno d'ammirazione ("...sapientemente fatto risaltare dalla sua scelta frequente d'indossare abiti con decolleté...") e dal suo lato B (anche se io, pragmaticamente ma senza mancare di rispetto, preferisco chiamarlo sedere o culo) di rara bellezza.
Ora, vorrei soffermarmi su quest'ultimo punto (o meglio... Lato) e non perché sia un esteta del sedere femminile; anzi, per la verità è una delle peculiarità fisiche femminili che mi colpiscono di meno, sia in un'ottica di attrazione che che di puro piacere visivo per il corpo femminile senza nessuna pretesa di nutrire desiderio sessuale.
Il motivo della riflessione è molteplice: da un lato (quello B, uno spiritoso potrebbe precisare) la foto e la posa incriminata non mettono in risalto per me proprio nulla. Dall'altro lato (e lo spiritoso non dica A perché non se ne parlerà nel post) mi fa riflettere come i media trasformino una donna con un'estetica perfettamente nella norma, in una donna così ricca di fascino e capace di attrarre (sessualmente) chiunque senza possibilità di sottrarsene.
La Pippa di turno, se fosse una semplice sconosciuta su un vagone della metropolitana, probabilmente attirerebbe su di sé gli sguardi attratti di qualcuno ma non catalizzerebbe certo l'attenzione di tutta la carrozza come invece farebbe se fosse "questa" Pippa. Perché? Perché le persone, purtroppo, danno sempre di più importanza (esteticamente parlando) a chi è la persona oggetto d'attenzioni anziché a com'è (esteticamente).
Eppure si tratterebbe della stessa estetica ma tant'è...
Senza contare che questa enfasi e queste notizie hanno sempre, tra le righe, il fine di portare l'individuo a desiderare sessualmente una donna solo per la sua esteriorità, o meglio, per due o tre peculiarità (le solite...) del suo corpo.
Per quanto sostanzialmente sia d'accordo che l'attrazione ed il desiderio sessuale neccessitino anche di un riscontro estetico, come si può anche lontanamente pensare che siano sufficienti per desiderare e magari passare un momento di passione intenso e travolgente? Bellezza non significa certo capacità di essere passionali, disinibiti, coinvolgenti, coinvolti, appaganti ed appagati.
L'erotismo di una persona passa inevitabilmente per altre peculiarità non solamente fisiche. Tra queste, ma questa è un'opinione personale, vi è anche il sentimento che contribuisce a rendere la componente sessuale più intensa ed appagante.
Quindi perché cercare sempre di far gonfiare la patta (per usare un francesismo) e passivizzare i gusti estetici (e non) del prossimo?

Istruzioni per l'uso #1

12 luglio 2011 ore 19:57 segnala
A costo di apparire noioso e pedante, voglio scrivere questo post per ribadire un concetto che mi sembra sfugga a molte persone che frequentano questa blogosfera.
Non dimenticatevi che ci sono esseri umani dietro ad un blog e che gli esseri umani, seppur spesso con risultati disastrosi, sono in grado di socializzare. Non nuoce gravemente alla salute tentare di conoscere una persona anziché sfogliare distrattamente pagine web.
Perché dico per l'ennesima volta ciò? Perché questo tema mi sta a cuore. Trovo estremamente riduttivo urlare al mondo i cazzi propri senza nessuna volontà d'interazione. E' una nuova terapia di counseling? Terapia fallimentare dal mio punto di vista.
Il passo successivo alla lettura di un mio blog è commentarne un post. Ok, bene. Perché lasciare commenti stitici o nonsense? C'è qualche gara per fare il Pollicino di turno che lascia molliche di pane in giro e che mi sono perso?
Splinder mi sembra sempre di più una landa desolata. Ci sono centinaia di utenti online ogni giorno eppure si evitano accuratamente. Scrivono frasi pompose sul "chi sono" senza rendersi conto che in pochi leggono e s'interessano a ciò che viene scritto.
Insomma, una vita in questa blogosfera vissuta in capsule a tenuta stagna.
Tutto ciò ha senso? Pensateci...

Istruzioni per l'uso #1-bis (rationale)

12 luglio 2011 ore 19:56 segnala
Inanzitutto voglio ringraziare chiunque ha commentato e continua a commentare il post che precede questo: mi fa piacere constatare che ci sono persone interessate e coinvolte dall'argomento.
Detto ciò, credo sia opportuno rispondere a molte di queste persone e a molte riflessioni parallele che sono nate con un post a sé stante.
La premessa delle premesse è che tutto quello che scrivo non ha alcuna pretesa di essere imposto o considerato collettivamente come Verità: mi rendo perfettamente conto che possono esserci persone che la pensano diversamente da me e, per quanto sia una persona che se crede in un'idea cerca di convincere il prossimo ad abbracciarla, tollero la coesistenza di idee differenti tra loro anche se, com'è comprensibile, non mi astengo dal criticare, talvolta anche con toni accesi, ciò che non condivido.
Esaurito il doveroso cappello introduttivo, veniamo a noi...
Si è riflettuto sul perché aprire un blog. Io rimango dell'idea che un blog si apre se si vuole esplicitamente uno o più lettori: in caso contrario ci sono strumenti indubbiamente più efficaci ed ha senso che rimanga privato ciò che non si sente la necessità di far condividere attivamente.
E' vero che nella (a)varietà di questo mondo ognuno ha i suoi (mas)turbamenti mentali: si va dal sottoscritto in cerca di una platea, a chi utilizza un blog come valvola di sfogo, passando per chi usa l'incipit "caro diario..." per i suoi post. Tutte scelte che hanno una propria dignità e, indubbiamente, possono essere utili alla persona ma rimane il fatto che, a meno di non rendere privato un blog, tutto passerà inevitabilmente per la visione altrui dei nostri sfoghi e/o del nostro diario e, a meno di non impedire di commentare, qualcuno si fermerà e lascerà una traccia del suo passaggio.
Insomma, che effetto farebbe immaginarsi qualcuno che, in mezzo ad altre persone, parla di sé stesso a voce alta senza rivolgersi a nessuno oppure senza curarsi del fatto che sia ascoltato e/o che riceva una risposta e ne faccia scaturire una conversazione?
Andando oltre il semplice commento o per usare concetti altrui "" Ovviamente non mi aspetto che si utilizzino i blog per conoscere persone. Sarebbe come assistere a questo dialogo assurdo tra perfetti sconosciuti fino ad un attimo prima:
"Penso che il socialismo democratico sia una tra le migliori ideologie politiche, non contando il fatto che le donne che abbracciano la socialdemocrazia sono di una sensualità travolgente..."
"Dissento da quanto dici: una donna emana sempre un erotismo che trascende dal credo politico!"
"Usciamo insieme?"
Però un blog molto spesso è l'espressione di una personalità, dei pensieri di un individuo. Il profilo su Splinder prevede anche che si scriva "chi si è". Quale modo migliore per dire chi si è se non il blog stesso? Perché se, dopo la lettura di un blog, si trova la persona interessante a qualsiasi titolo, perché non conoscerla? Perché non riconoscere che tale fenomeno è comunque "...un interesse di questo tipo dovrebbe nascere in modo spontaneo e vicendevole.."? La spontaneità è lapalissiana mentre la vicendevolezza non la si può appurare finché non vi è un tentativo di conoscenza.
Capitan ovvio si premura anche di segnalare che ciò non implica che ci sia una pretesa che ogni commento debba essere scritto se e solo se vi è la garanzia di conoscenza di persona. Sono io il primo che ritiene ragionevole conoscere persone che vivono nella propria città, nella propria provincia e, con una lacerazione (altro che strappo...) alla regola, persone che vivono nella propria regione.
Certo, talvolta ci possono anche squarci alla regola sopracitata ma l'esperienza (ed il portafoglio) insegnano che per chi è goloso (come il sottoscritto) di frequentazioni con modalità "umane", le distanze contano.
A parte quanto detto poco fa, per il resto non si tratta di nulla di così anormale.
A me è capitato, da quando ho aperto questo blog, di essere contattato per l'interesse suscitato e di spostare una conoscenza che era nata con qualche conversazione in chat, in una conoscenza vissuta di persona.
L'aspetto che mi ha colpito di più e che mi porta a difendere le potenzialità di questo strumento, dissentendo in modo sostenuto quando vengono sminuite le potenzialità sociali di Splinder, è stato il fatto di aver ricevuto (dopo un periodo breve di conversazioni in chat) inviti, del tutto inaspettati, per vedere un film al cinema insieme, bersi una birra in compagnia, fare quattro chiacchiere guardandosi in faccia vicendevolmente.
In una società dove molto spesso le persone sono totalmente disinteressate alla conoscenza un po' più approfondita del prossimo oppure dove i criteri di selezione d'interazione col prossimo sono così follemente alti e spesso dettati da una ricerca di uno sterile ideale (che può non corrispondere a ciò che in realtà si vuole realmente), questo è un segno che siamo ancora "umani" e la cosa più triste è che tale "umanità" passa sempre di più per questi contesti (spesso afflitti da un rumore di fondo di "disperati" e "maniaci") e sempre di meno per i contesti più naturali: almeno, questa è la mia esperienza attuale e, per molti versi, passata.
Ho assistito al divenire della conoscenza in amicizia, in relazione amorosa e/o in relazione sessuale.
Trovo che tra gli obiettivi di un individiduo ci debba essere il relazionarsi col prossimo: è sacrosanto che in certi periodi della propria vita si cerchi la solitudine o l'isolamento (io stesso copulo spesso e con piacere con solitudine...) ma amicizia, amore e sesso sono tre aspetti fondamentali della buona vita.
Privarsene volontariamente o negarsi tali possibilità è sciocco.
Altrettanto sciocco è pensare che un blog e le persone che gravitano intorno alla blogosfera non possano essere, aprioristicamente, potenziali amici, partner sessuali o compagni in una relazione.
Sembra che ci sia la convinzione che chi è presente nei "social network" sia un'entità astratta e possa vestire solo una maschera per cercare la "scopata facile" (come mi ha scritto una persona) e perversa/frustrata o, più semplicemente, di essere considerato quando non si scomoda addirittura la teoria che chi gravita su Internet alla ricerca (o ammettendone la possibilità) di conoscenze sia una persona di basso profilo con problemi sociali.
Che un'interazione basata solo su Internet sia di "serie B" mi trova d'accordo: le persone devono vivere i rapporti interpersonali frequentandosi ed incontrandosi.
Però la mia domanda è: se voi incrociaste Tizio per strada, in discoteca, in un locale, ad una festa, ecc. e lo sentiste parlare di sé o dei suoi pensieri per un tempo sufficientemente lungo da farvene un'impressione positiva e reputarlo interessante, non lo avvicinereste per scambiarci quattro chiacchiere (timidezza a parte)? Dopo aver favellato un po', non vi verrebbe voglia di proporre d'incontrarvi ancora per rifavellarci ancora o, se ha risvegliato altre curiosità, per interagirci in altro modo?
Se avete risposto di sì alle due domande di cui sopra, perché non può essere concepibile lo stesso iter in un blog?
Qualcuno scrive "ognuno dovrebbe far quello che gli pare, se non nuoce agli altri" ma non nuoce prima di tutto a sé stessi precludersi magari forzatamente tutto ciò?

Direi che è venuto il momento di chiudere quest post fiume: non me ne voglia chi si sente chiamato eccessivamente in causa e gettato in cattiva luce. Non è mia intenzione "giustiziare" nessuno ed inoltre ci tengo a sottolineare che non ritengo affatto che il rapporto con gli altri debba passare solo ed esclusivamente per Internet: per quanto cada spesso nella tentazione di percorrere questo senso unico (complice il mio presente non proprio rispondente alle mie aspettative) sono consapevole che l'universo di un individuo ruota attorno ed intorno a moltissimi altri aspetti (anche non riguardanti la sfera relazionale).

Che dire di più se non un "complimenti" perché siete arrivati fino alla fine di questo post, dimostrando una pazienza non da molti ma, sopratutto, un interesse nei confronti dello stesso che forse non vi aspettavate nemmeno voi e che sicuramente, anche per attimo, porta a riflettere.

À la prochaine...

Dove sono...

02 giugno 2011 ore 15:21 segnala
Il mio blog lo potete trovare su Splinder a questo indirizzo:

http://bloggerinside.splinder.com/

Buona lettura :-)