Istruzioni per l'uso #1-bis (rationale)

12 luglio 2011 ore 19:56 segnala
Inanzitutto voglio ringraziare chiunque ha commentato e continua a commentare il post che precede questo: mi fa piacere constatare che ci sono persone interessate e coinvolte dall'argomento.
Detto ciò, credo sia opportuno rispondere a molte di queste persone e a molte riflessioni parallele che sono nate con un post a sé stante.
La premessa delle premesse è che tutto quello che scrivo non ha alcuna pretesa di essere imposto o considerato collettivamente come Verità: mi rendo perfettamente conto che possono esserci persone che la pensano diversamente da me e, per quanto sia una persona che se crede in un'idea cerca di convincere il prossimo ad abbracciarla, tollero la coesistenza di idee differenti tra loro anche se, com'è comprensibile, non mi astengo dal criticare, talvolta anche con toni accesi, ciò che non condivido.
Esaurito il doveroso cappello introduttivo, veniamo a noi...
Si è riflettuto sul perché aprire un blog. Io rimango dell'idea che un blog si apre se si vuole esplicitamente uno o più lettori: in caso contrario ci sono strumenti indubbiamente più efficaci ed ha senso che rimanga privato ciò che non si sente la necessità di far condividere attivamente.
E' vero che nella (a)varietà di questo mondo ognuno ha i suoi (mas)turbamenti mentali: si va dal sottoscritto in cerca di una platea, a chi utilizza un blog come valvola di sfogo, passando per chi usa l'incipit "caro diario..." per i suoi post. Tutte scelte che hanno una propria dignità e, indubbiamente, possono essere utili alla persona ma rimane il fatto che, a meno di non rendere privato un blog, tutto passerà inevitabilmente per la visione altrui dei nostri sfoghi e/o del nostro diario e, a meno di non impedire di commentare, qualcuno si fermerà e lascerà una traccia del suo passaggio.
Insomma, che effetto farebbe immaginarsi qualcuno che, in mezzo ad altre persone, parla di sé stesso a voce alta senza rivolgersi a nessuno oppure senza curarsi del fatto che sia ascoltato e/o che riceva una risposta e ne faccia scaturire una conversazione?
Andando oltre il semplice commento o per usare concetti altrui "" Ovviamente non mi aspetto che si utilizzino i blog per conoscere persone. Sarebbe come assistere a questo dialogo assurdo tra perfetti sconosciuti fino ad un attimo prima:
"Penso che il socialismo democratico sia una tra le migliori ideologie politiche, non contando il fatto che le donne che abbracciano la socialdemocrazia sono di una sensualità travolgente..."
"Dissento da quanto dici: una donna emana sempre un erotismo che trascende dal credo politico!"
"Usciamo insieme?"
Però un blog molto spesso è l'espressione di una personalità, dei pensieri di un individuo. Il profilo su Splinder prevede anche che si scriva "chi si è". Quale modo migliore per dire chi si è se non il blog stesso? Perché se, dopo la lettura di un blog, si trova la persona interessante a qualsiasi titolo, perché non conoscerla? Perché non riconoscere che tale fenomeno è comunque "...un interesse di questo tipo dovrebbe nascere in modo spontaneo e vicendevole.."? La spontaneità è lapalissiana mentre la vicendevolezza non la si può appurare finché non vi è un tentativo di conoscenza.
Capitan ovvio si premura anche di segnalare che ciò non implica che ci sia una pretesa che ogni commento debba essere scritto se e solo se vi è la garanzia di conoscenza di persona. Sono io il primo che ritiene ragionevole conoscere persone che vivono nella propria città, nella propria provincia e, con una lacerazione (altro che strappo...) alla regola, persone che vivono nella propria regione.
Certo, talvolta ci possono anche squarci alla regola sopracitata ma l'esperienza (ed il portafoglio) insegnano che per chi è goloso (come il sottoscritto) di frequentazioni con modalità "umane", le distanze contano.
A parte quanto detto poco fa, per il resto non si tratta di nulla di così anormale.
A me è capitato, da quando ho aperto questo blog, di essere contattato per l'interesse suscitato e di spostare una conoscenza che era nata con qualche conversazione in chat, in una conoscenza vissuta di persona.
L'aspetto che mi ha colpito di più e che mi porta a difendere le potenzialità di questo strumento, dissentendo in modo sostenuto quando vengono sminuite le potenzialità sociali di Splinder, è stato il fatto di aver ricevuto (dopo un periodo breve di conversazioni in chat) inviti, del tutto inaspettati, per vedere un film al cinema insieme, bersi una birra in compagnia, fare quattro chiacchiere guardandosi in faccia vicendevolmente.
In una società dove molto spesso le persone sono totalmente disinteressate alla conoscenza un po' più approfondita del prossimo oppure dove i criteri di selezione d'interazione col prossimo sono così follemente alti e spesso dettati da una ricerca di uno sterile ideale (che può non corrispondere a ciò che in realtà si vuole realmente), questo è un segno che siamo ancora "umani" e la cosa più triste è che tale "umanità" passa sempre di più per questi contesti (spesso afflitti da un rumore di fondo di "disperati" e "maniaci") e sempre di meno per i contesti più naturali: almeno, questa è la mia esperienza attuale e, per molti versi, passata.
Ho assistito al divenire della conoscenza in amicizia, in relazione amorosa e/o in relazione sessuale.
Trovo che tra gli obiettivi di un individiduo ci debba essere il relazionarsi col prossimo: è sacrosanto che in certi periodi della propria vita si cerchi la solitudine o l'isolamento (io stesso copulo spesso e con piacere con solitudine...) ma amicizia, amore e sesso sono tre aspetti fondamentali della buona vita.
Privarsene volontariamente o negarsi tali possibilità è sciocco.
Altrettanto sciocco è pensare che un blog e le persone che gravitano intorno alla blogosfera non possano essere, aprioristicamente, potenziali amici, partner sessuali o compagni in una relazione.
Sembra che ci sia la convinzione che chi è presente nei "social network" sia un'entità astratta e possa vestire solo una maschera per cercare la "scopata facile" (come mi ha scritto una persona) e perversa/frustrata o, più semplicemente, di essere considerato quando non si scomoda addirittura la teoria che chi gravita su Internet alla ricerca (o ammettendone la possibilità) di conoscenze sia una persona di basso profilo con problemi sociali.
Che un'interazione basata solo su Internet sia di "serie B" mi trova d'accordo: le persone devono vivere i rapporti interpersonali frequentandosi ed incontrandosi.
Però la mia domanda è: se voi incrociaste Tizio per strada, in discoteca, in un locale, ad una festa, ecc. e lo sentiste parlare di sé o dei suoi pensieri per un tempo sufficientemente lungo da farvene un'impressione positiva e reputarlo interessante, non lo avvicinereste per scambiarci quattro chiacchiere (timidezza a parte)? Dopo aver favellato un po', non vi verrebbe voglia di proporre d'incontrarvi ancora per rifavellarci ancora o, se ha risvegliato altre curiosità, per interagirci in altro modo?
Se avete risposto di sì alle due domande di cui sopra, perché non può essere concepibile lo stesso iter in un blog?
Qualcuno scrive "ognuno dovrebbe far quello che gli pare, se non nuoce agli altri" ma non nuoce prima di tutto a sé stessi precludersi magari forzatamente tutto ciò?

Direi che è venuto il momento di chiudere quest post fiume: non me ne voglia chi si sente chiamato eccessivamente in causa e gettato in cattiva luce. Non è mia intenzione "giustiziare" nessuno ed inoltre ci tengo a sottolineare che non ritengo affatto che il rapporto con gli altri debba passare solo ed esclusivamente per Internet: per quanto cada spesso nella tentazione di percorrere questo senso unico (complice il mio presente non proprio rispondente alle mie aspettative) sono consapevole che l'universo di un individuo ruota attorno ed intorno a moltissimi altri aspetti (anche non riguardanti la sfera relazionale).

Che dire di più se non un "complimenti" perché siete arrivati fino alla fine di questo post, dimostrando una pazienza non da molti ma, sopratutto, un interesse nei confronti dello stesso che forse non vi aspettavate nemmeno voi e che sicuramente, anche per attimo, porta a riflettere.

À la prochaine...
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Inanzitutto voglio ringraziare chiunque ha commentato e continua a commentare il post che precede questo: mi fa piacere constatare che ci sono persone interessate e coinvolte dall'argomento. Detto ciò, credo sia opportuno rispondere a molte di queste persone e a molte riflessioni parallele che sono...
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12/07/2011 19:56:50
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