Angelo

16 maggio 2010 ore 21:50 segnala
Angelo aveva impiegato quasi una settimana per preparare le sue ali. Aveva voluto provvedere interamente al processo di creazione, daltronde quelle ali gli sarebbero servite per volare in cielo, non poteva permettere che fossero di qualità scadente, non gli sarebbe piaciuto precipitare durante il primo viaggio. E inoltre quelle sarebbero state le sue ali una volta completate, no, non poteva certo permettere che qualcuno rischiasse di comprometterle collaborando, quelle ali erano troppo importanti: si sarebbe arrangiato si disse, e così fece.
Prese un vecchio scatolone dalla soffita e lo svuotò con noncuranza del suo contenuto. Su quello ne disegnò con attenzione le sagome con il pennerello nero e le ritaglio accortamente: desiderava che fossero uguali a quelle del libro, altrimenti immaginava, c'era il rischio che non avrebbero funzionato. Adibì gli spazi alla colorazione, e quando si rese conto di non essere in possesso di un pennerello bianco ebbe cura di chiedere alla madre di comprargliene uno. Avrebbe desiderato andare lui stesso a scieglierlo al negozio, ma sapeva che non gli sarebbe stato possibile, "pazienza" si disse, presto sarebbe potuto andare in qualsiasi luogo desiderasse, persino più distante di quanto fossero mai andati i suoi genitori.

Entrato in possesso del desiderato pigmento cominciò il lavoro più duro, ma anche quello che più gli piaceva. Angelo aveva sempre amato colorare, colorava qualsiasi cosa con qualunque cosa, e non potendo spesso uscire di casa aveva accumulato innumerevoli albi su cui colorare. Per le sue ali oltre al bianco usò l'azzurro e il viola: non gli piaceva il viola ma era il colore preferito di Milton, il suo gatto immaginario. Il risultato finale lo lasciò soddisfatto, aveva fatto un buon lavoro si disse. Decise inoltre di incollare -avrebbe usato delle graffette, ma non gli era permesso usare la graffettatrice- alla parte inferiore dei pezzi di stoffa biancastri ritrovati anch'essi in soffitta. Questa modifica le avrebbe senz'altro rese più aerodinamiche. Praticò i fori dove vi infilò poi lo spago che gli sarebbe servito per indossarle a mò di zaino: le ali erano finalmente pronte per essere utilizzate.
Indossatele, Angelo trascinò una sedia sotto la finestra della sua camera e la usò per salircvici. Aveva freddo quella sera di inverno in pigiama, ma non gli importava, non ci pensava. Stette seduto sul bordo della finestra guardando il cielo terso, con le gambe a penzoloni nel vuoto.
Le gambe di Angelo non funzionavano, non avevano mai funzionato, e sapeva che non avrebbero mai funzionato. Non aveva mai potuto camminare, ne correre, ne saltare, non avrebbe mai potuto farlo. Ma ora Angelo era felice, avrebbe potuto volare. "che mi importa di camminare, correre e saltare se posso volare" si ripeteva da giorni, e con quelle parole nella mente Angelo si diede una spinta con le braccia e spiccò il volo.


Amore incosciente

09 maggio 2010 ore 21:02 segnala
Chi dona il miglior amore se non colui che è inconsapevole nel donarlo?
Se non colui che mai pensa a quanto ha donato, ma pensa sempre a quanto più può donare?
Se non colui che non si reputa mai in credito, ma sempre in debito?
Se non colui che ringrazia costantemente per quanto riceve, per quanto insignificante possa essere il dono che gli viene fatto, e pensa sempre di non meritarlo?
Che amore vi è migliore di questo amore incosciente?

Post con dedica

07 maggio 2010 ore 19:13 segnala
Questo post lo dedico a chi si crede un figo. A chi in poche parole ha la convinzione innata di essere uno "speciale", che si differenzia dalla massa, che secondo lui ha originalità da vendere e non si capacita del perchè la gente comune possa essere tanto sciatta e banale, mentre lui è così complesso, incomprensibile e dotato di una sensibilità unica. Si ecco unica, una persona unica! Che arriva addirittura a declamare la sua tristezza derivante dall'incomprensione figlia di questa unicità, compiacendosi terribilmente nel farlo. Se vi sentite presi in causa da queste parole ( io stesso amo infognarmi in questa categoria alle volte :-))) ), sappiate che non avete capito un cazzo, perchè l'egocentrismo vi annebbia la vista facendovi scorgere solo la punta del vostro naso. Se vi stopicciaste un attimo gli occhi vedreste lo splendore e l'incomprensione che vedete in voi, anche in tutti i comuni tizi che vi circondano (questo vale anche per quelli che si credono fighi, senza sentirsi incompresi :-))) ).Non sto negando che voi siate degli esseri divini oppressi dall' alone dell'autocommiserazione esistenzialista, lungi da me il farlo, ma per favore non rompete le balle alla gente comune che pensa a vivere invece di lagnarsi ipocritamente della propria natura esclusiva.


Un omaggio

06 maggio 2010 ore 21:56 segnala
Seduto al tavolo della vita hai mangiato. Mentre gli invitati discutevano oziosamente, sbocconcellando distrattamente dal loro piatto, tu gustavi avidamente tutte le portate. Con la tua fame vorace onoravi grandemente il cuoco e mai rifiutasti la porzione, giungendo addirittura a sbraitare perchè te ne accordassero ancora.
 E dopo aver bevuto il tuo caffè ti sei alzato, hai salutato con indifferenza la tavolata ancora assorta nella propria minestra fredda, e sei uscito dalla porta. Altri impegni ti attendevano.Grazie di essere passato :-)




VIVERE

04 maggio 2010 ore 21:23 segnala
Vivere è essere e fare.
Essere presenti mentalemente nel luogo in cui ci si trova fisicamente, e fare mentalmente quello che si sta facendo fisicamente.
Un essere vivente non conosce spazio oltre a quello occupato da se stesso, e non conosce tempo oltre a quello presente. Svolge qualsiasi azione con la totalità del suo essere presente, convergendo la totalità della sua energia verso il momento, verso la vita, vivendo completamente ognuno di questi momenti della sua esistenza.
Si trova in un costante stato di attenzione e viglilanza, non perdendo mai di vista ciò che fa e come lo fa. Fa ogni cosa in base alla sua precisa volontà. Non guarda al passato ne al futuro, non programma, ma elabora la sua esistenza sul momento, per tutti i momenti della propria vita. Nasce pensando di nascere, mangia pensando di mangiare, muore pensando di morire. Integro nella sua frammentazione.
Un essere vivente è totalmente assorto in ciò che fa, e in ciò che fa ottiene sempre il massimo del risultato che la sua natura gli permette.
Non prova emozioni che lo distrarrebbero, prova solamente sensazioni che gli vengono trasmesse dai suoi sensi e si fonde con tutto ciò con cui i suoi sensi interagiscono. Conosce, impara, attinge, fa di se stesso ciò che lo circonda. Pensa, ma non è conscio di pensare: è un incosciente, e non valuta le consguenze a meno che non vadano ad influenzare la sua azione presente. Non concepisce lo scopo, non cocepisce l'inizio e non concepisce la fine. Non concepisce la vita, ma solo interrompendola riesce a delimitarla e a darle un'identità. Solo estraniandosi dallo spazio e dal tempo riesce a comprenderla, meditarla e descriverla, e nel descriverla torna vivo e presente nell'azione.


Life is...

04 maggio 2010 ore 21:01 segnala
La vita è troppo breve se si è felici.
Troppo lunga se si è depressi.
Troppo sottile se si è superficiali.
Troppo grossa se si è eccessivamente riflessivi.
Troppo banale se vissuta da soli.
Troppo esasperante se divisa tra molti.
La soluzione è essere felici con una persona alla volta in una giusta consapevolezza.



by La pazza che scrive sulla gente

Post di autoincoraggiamento

26 aprile 2010 ore 22:50 segnala
Sempre più trovo nella sincerità la mia felicità. Ricerco lei e tutto quello che a lei consegue: verità, fiducia, genuinità, lealtà, onore, conoscienza, tolleranza.Cerco tutto questo negli altri, ma in primis lo cerco in me, nel desiderio costante di trovare la coerenza nel mio mondo, mostrandomi spontaneo, completo, sicuro nel mio essere,che, per quanto esso possa non piacere, potrà almeno essere compreso.Nella frenetica e crescente volontà di vivere ed essere vissuto.Mi sento come uno, che dopo aver passato anni limitandosi a ricevere gli ospiti all'ingresso di casa, si ritrova ora con il desiderio di farli accomodare in altre stanze, che per quanto modeste, rappresentano la mia vita e il mio essere.Servirà un pò di tempo, c'è da mettere ordine sulla scrivania, imbiancare un paio di pereti e rimuovere qualche ragnatela dagli angoli: voglio che la mia dimora sia il più possibile confortevole per tutti coloro che deciderò di ospitare.Mi piacerebbe che il mondo ci insegnasse ad essere più sinceri, più spontanei, più aperti, quando invece ci fa vergognare di quello che siamo, costringendoci a chiudere le nostre porte, facendo riecheggiare nelle nostre stanze nascoste esclusivamente solitudine e incomprensione.La sincerità è quello che mi regalerò. La otterrò per me, per essere complatamente libero.
(concetto non espresso e valorizzato appieno dalle mie parole, ma chissene...così è...se vi pare! :P)

Post di ringraziamento

25 aprile 2010 ore 19:21 segnala
Grazie.
Grazie perchè, senza rendertene conto forse, stai cambiando la mia vita. In questo momento delicato, che mi vede in costante crescita, ti ringrazio, perchè tu ci sei, perchè sento la tua fiducia in me quando mi guardi negli occhi, nei quali vedi quello che posso essere. Questo mi sprona sai, perchè odio tradire la fiducia delle persone, soprattutto quelle a cui voglio bene, e di sicuro non lo farò con te.
Ti ringrazio perchè , nonostante tu dica continuamente di essere un egocentrica, trovi il tempo di preoccuparti per me e per come mi vanno le cose (anche se poi manco ti ricordi che ho un fratello :-p ), e soprattutto perchè sento che ti interessa davvero comprendermi nella mia complessità esasperata (cosa per cui ti ammiro...riconosco serva una buona dose di coraggio :-)))).
Ti ringrazio perchè capisco che, anche tu come me, affronti piccole e grandi difficoltà per essermi accanto, e nonostante tutto hai la forza per superarle...e per farle superare anche a me.
Ti ringrazio, perchè guardandoti mentre tu non mi guardavi, ho visto tutta la forza e la voglia di vivere, che tenti di celare dietro la tua umiltà e la tua semplicità.
Ti ringrazio perchè sei una scema che ride alle mie battute sceme e perchè mi rompi le palle e pensi che sia triste quando sto in silenzio :-* .Questi sono i ringraziamenti che al momento mi vengono in mente, ma so per certo di averne altri e altri mi verranno in futuro.
Oltre che ringraziarti, spero però di saperti essere a fianco per aiutarti concretamente a realizzare i tuoi sogni... che sono anche i miei.Ti voglio bene. Sono con te.

titolo ancora mancante :P

18 aprile 2010 ore 17:14 segnala
Il vecchio con i baffi brizzolati guardò Billy con aria interrogativa. Lo vedeva avanzare tra la gente con quella sua particolare postura che sin dalla prima giovinezza lo caratterizzava. Sul suo volto vi leggeva quell'aria infantile e un po spaesata tipica dei bambini alla festa di St. Peter, i suoi occhi brillavano di un entusiasmo talmente puro che il vecchio, dopo decenni di fatiche e disillusioni, non riusciva a riconoscerlo. Aveva gia visto quel bizzarro ragazzo, un paio di giorni prima quando la sera, fermatosi alla fontana nel mezzo della piazza per bere, vi si era letteralmente gettato dentro, tra lo stupore e il velato imbarazzo dei passanti, e le risate dei tre figli della signora Finnigan, che solo i ceffoni della madre riuscirono a far desistere dall'imitarlo." Un tipo strano quello" aveva borbottato Stevenson alle sue spalle sghignazzando mentre serviva da bere a Cormick-nasorosso. Il vecchio si era limitato ad annuire, ributtandosi poco dopo sul giallognolo familiarie delle pagine del Madison Star. Aveva appurato la sera che il giovane era da pochi giorni arrivato al villaggio, e che Larry, lo stalliere lo aveva preso come apprendista a dieci penny al giorno, vitto e alloggio in casa sua. Lo stesso Larry gli aveva assicurato che ci sapeva fare con i cavalli, ed era inoltre un tipo tranquillo, sotto quell'aria da spaccone. E lavorava sodo, cosa che da sola sarebbe bastata allo stalliere per prenderlo con se.
Il vecchio riguardandolo ora ripensava a tutti i giovani che durante la sua vita aveva visto passare da li. Madison era infatti un piccolo borgo sperduto tra le colline, e come tale non presentava un grande traffico di gente; era però un passaggio obbligato, per quelli che scendendo dagli altipiani del nord e attraversando le pianure di Greenfield, volevano raggiunge Alberith o la costa orientale per imbarcarsi. Spesso quindi molti giovani, preda del loro spirito avventuroso, o con il semplice desiderio di cambiare aria, passavano per quelle strade, magari fermandosi per qualche tempo, intenzionati a raccogliere denaro per il prosieguo del viaggio.
"Si" pensava il vecchio " volerà via anche lui, come tutti gli altri". E mentre Billy veniva camminando nella sua direzione, guardando il vecchio proprio negli occhi, egli ebbe l'impressione che guardasse oltre. Oltre le sue vecchie ossa. Oltre la bettola di Stevenson, oltre i l terreno dei Jamison. Oltre.