Nemmeno una parola.

23 settembre 2020 ore 16:05 segnala



Lui prese il suo volto tra le mani, la guardò a pochi centimetri da lei che poteva sentire il suo respiro , la stringeva così forte che le guance si affollavano nelle sue mani, butto gli occhi in quelli di lei senza dire una parola.
Faceva freddo, il mare danzava e combatteva contro gli scogli, i loro corpi contro una ringhiera che perdeva pezzi di vernice che gli rimanevano incollati sui cappotti, nemmeno una parola, gli occhi di lei tramavano, quelli di lui erano immobili, poi lei mise le sue mani su quelle di lui per esorcizzare quella posizione buffa, ed un po per impedirgli di andare via.
Il suo calore si scambio con quello di lui, così vicini, quasi un unica cosa per l'ultima volta, lei vide passare i giorni futuri senza di lui, provò ad immaginarsi accanto ad un altro uomo, un nuovo amore, ma i pensieri le scivolavano addosso senza riuscire ad imprimersi nella sua mente. Provò a reggersi contro di lui, a cercare il suo corpo, ma sentì che gli avrebbe fatto ancora più male.
Non poteva lasciarlo andare, non voleva lasciarlo andare, le sue mani si strinsero contro quelle di lui e sperò che i suoi pensieri potessero attraversarle per raggiungere il suo cuore.
Lui sentì che lo stringeva, allentò la presa contro il suo viso e furono mani nelle mani, voleva parlare, voleva spiegare, dire tante cose, aveva preparato quel momento nella sua mente, l'aveva vista arrivare al bar mentre gli veniva in contro sotto una pioggia leggera, il suo corpo sinuoso non si lasciava vedere sotto il cappotto lungo che la preservava dal freddo, ma lui lo conosceva, sapeva ogni centimetro della sua pelle, poteva vederlo disegnato sotto le forme, poi metro dopo metro la distanza era stata colmata, ma così più si avvicinavano tanto più erano pronti a dividersi.
Credeva, credeva fosse pronto, ma non lo era, ora nessuna di quelle parole aveva più la stessa forza, nessuna di quelle parole aveva più senso.
SI avvicinò sfiorando le sue labbra con le proprie, poi sentì il contatto, lei chiuse gli occhi e un accenno di sorriso comparve sul suo volto, come se lo stesse aspettando, come se quello potesse servire a tornare indietro, come se guarisse tutti i mali.
Lui non chiuse gli occhi , ma vide chiudere quelli di lei, le labbra si incollarono, poi si schiusero piano.
Durò un secondo eterno poi si allontanarono e il sorriso di lei svanì.
Lui si alzò, lei restò seduta ma non per volontà, le gambe erano assenti, tremavano, lui le passò una mano tra i capelli e la guardò ancora, ora anche i suoi occhi tremavano come se le onde che sbattevano forte ne fossero responsabili, poi si voltò, nemmeno una parola .

Negli occhi di una donna.

18 settembre 2020 ore 09:01 segnala


Fare l'amore è quasi sempre qualcosa di sconvolgente, è anche vero che abituarsi sistematicamente a qualcuno, a volte, può risultare meno interessante, ma è sempre possibile aggiungere nuove e coinvolgenti
variabili che possono renderlo più " piccante ".
Ma niente e sottolineo niente ti prende e ti coinvolge come gli occhi della tua donna, alla quale regali un emozione nuova, ero abbastanza giovane quando mio nonno che ormai stralunava un po, mi diceva che avrei dovuto scegliere una giovane donna se volevo che la mia vita divenisse colma di soddisfazioni, nel suo modo un po crudo ma diretto mi diceva che avrebbe imparato da me, e che non lo avrebbe
dimenticato mai.
Aveva ragione, solo una cosa ho compreso dopo, che giovane donna non indicava l'età, non era realmente una differenza di anni che intendeva, parlava di differenze di potenziale, come una pila che da energia fino a quando i suoi due poli non si pareggiano, allo stesso modo si nutre l'amore, ed allo stesso modo l'amore
si fa.
Ieri la guardavo, si muoveva su di me e non era certo la prima volta, ma potevo aggiungere piccole varianti a volte appena percettibili, per vedere trasformarsi il suo viso, perchè è negli occhi di una donna che trovi il tuo piacere, è nel mutare del suo sguardo quando il fuoco del suo ventre comincia ad infestargli il cervello,
piccoli momenti speciali in cui il suo piacere diventa il tuo piacere, ed io non riesco a nutrirmi d'altro che di questo, così non stacco mai i miei occhi dai suoi.
Non mi sento presuntuoso, e lei ogni volta mi chiede di donargli di più, ed è così che mi incatena a lei, ha imparato a chiedere ma lo fa come se io potessi scegliere anche un no, so benissimo che non potrei mai ma questo ci tiene saldamente insieme, ci mescola ed ogni volta che ognuno di noi riprende i suoi pezzi, inevitabilmente porta con se una parte dell'altro.
Io e lei continueremo a mescolarci, ed io mi nutrirò dei suoi godimenti così come lei si nutre dei miei, e lo faremo così tanto, così a lungo, ci mescoleremo ancora e poi ancora, che un giorno io sarò perfettamente lei e lei sarà perfettamente me, ed insieme saremo " perfettamente imperfetti " .

Schiava...

17 settembre 2020 ore 11:45 segnala


Non è una vita fatta di parole,
ma per noi le parole sono vita,
uno scontro tra di noi e poi un domani diverso,
il mio non è un facile essere,
e sono UNO, sia nel pensare che nel piacere,
ho imparato ed esplodere,
tuo unico signore e padrone,
nato e pensato per te, perchè tu abbia un senso.
Così tu ti curi dei miei pensieri,
così tu ti curi del mio piacere,
... ed ora che sei ai miei piedi,
non importa che sia un calcio o una carezza,
tu mi guardi ed attendi,
perchè schiava di me è la tua essenza.

Senza fiato.

16 settembre 2020 ore 13:38 segnala


Sei qui di fronte a me ginocchia assenti,
che i tuoi capelli, mi riempiono le mani,
e gli occhi tuoi, per me così lucenti,
guardando me invitano a farne ali,
Ti chiedo di varcar colonne d'Ercole,
ed ora, il tuo sguardo, va nel mezzo,
e le tue labbra dolci ti si schiudono,
e già di me scompare un altro pezzo.
E' un attimo che dura mille anni,
e tu non hai più dono di parola,
e le tue mani fanno nuovi danni,
e mi ritrovo a occluderti la gola.
Adesso io, non conto più di nulla,
e le mie gambe tremano esitanti,
le dita mi si stringono serrando,
e sento che il tuo capo va più avanti,
ormai quando è completa la misura,
e un altro margine non si può toccare,
ti serri al mio sedere ed ho paura,
che il fiato manchi senza più tornare.
Secondi in cui noi due siamo una cosa,
momenti a cui non so mai rinunciare,
con te mia bianca pelle e bocca rosa,
che tutta la mia vita sai ingoiare.
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« immagine » Sei qui di fronte a me ginocchia assenti, che i tuoi capelli, mi riempiono le mani, e gli occhi tuoi, per me così lucenti, guardando me invitano a farne ali, Ti chiedo di varcar colonne d'Ercole, ed ora, il tuo sguardo, va nel mezzo, e le tue labbra dolci ti si schiudono, e già di me...
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Uno strano destino (racconto)

14 settembre 2020 ore 00:15 segnala


Sara scende i gradini della metro, lo fa in fretta, perchè chi non lo fa a Milano?
è un pò come uno sport l'accelerare sui gradini della metro, quasi fosse impossibile astenersi da quel rituale, arriva incolume in fondo alla scalinata e girando l'angolo si sente afferrare la mano, trasale spaventata, solleva la testa e vede una vecchia zingara, che come se fosse la cosa più scontata del mondo comincia a ruminare pensieri nemmeno stesse leggendo il soleventiquattrore.
Da spaventata a divertita ci vuole un attimo, così decide di lasciarla fare e attende, comincia a pensare alla cifra idonea da regalare alla vecchina ed anche questo la diverte un pò, poi il silenzio si rompe, Sara smette completamente di sorridere a quel gioco divertente, le dice il suo nome, la sua data di nascita, si sofferma su gli eventi cruciali della sua giovane esistenza, mentre la sua mano comincia a tremare, ha gli occhi sbarrati e vorrebbe ritrarla, ma la presa della zingara è ancora più forte e decisa, le dice che c'è un amore, un amore travolgente nella sua vita, ma che non è ancora sbocciato, qualcosa che le cambierà il destino e le donerà una famiglia, se non fosse per le prime informazioni questo risuonerebbe come scontato ed adulatorio, ma poi fa un nome, Marco, le dice che è questo il nome dell'uomo che la renderà felice, poi la vecchina sembra uscire da uno stato di trans ed allenta la presa, Sara approfitta del momento e dimentica la piccola mancia da lasciare alla zingara e fugge via.
Marco è un mese che le chiede insistentemente di uscire, è un ragazzo carino ma lei non sente quell'attrazione, che ti prende lo stomaco quando riconosci qualcuno che può essere importante per te, ma la zingara l'ha sconvolta, il cellulare squilla, guarda lo schermo, dice Marco, sprofonda ancora più giù nella propria incredulità, risponde impacciandosi con i tasti poi dice pronto, " ciao, volevi darmi il buon giorno, che carino, si si tutto bene, sto bene, si va bene questa sera per le 21.00 , sui navigli ok, ciao. "
Marco chiude il telefono, svolta l'angolo della metro e mette la mano al portafogli,
tira fuori 50 euro e le porge alla zingara sorridendole.
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« immagine » Sara scende i gradini della metro, lo fa in fretta, perchè chi non lo fa a Milano? è un pò come uno sport l'accelerare sui gradini della metro, quasi fosse impossibile astenersi da quel rituale, arriva incolume in fondo alla scalinata e girando l'angolo si sente afferrare la mano, tr...
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il tuo buio.

12 settembre 2020 ore 08:53 segnala


Bendami,
Cosi che io perda un senso in favore di tutti gli altri,
bloccami le labbra,
Così che la mia lingua frenata dia sfogo a gli altri sensi,
Legami le mani,
Così che il mio tatto sia prigioniero del suo stesso desiderio,
Negami i tuoi sapori,
Così che io possa desiderarli solo con la mia mente.

La prima volta (Racconto)

10 settembre 2020 ore 09:18 segnala



Lo aspettava, stava seduta li, guardandosi le mani, le sudavano e non capitava mai .
La porta della sua camera si aprì, non si voltò a guardare, sapeva che era lui .
Lo avevano pianificato nei loro sogni, tante volte al telefono nei loro letti ne avevano parlato e scherzato timidamente, uno di quei sogni che a pensarci sembrano così distanti ed ora invece era li, d'avanti ai loro occhi, qualcosa da poter toccare.
Erano solo loro due, e quel momento così immaginato pieno d'euforia, ora era fatto di paura ed imbarazzo, il sogno di una bambina ormai quasi donna che all'improvviso sembra un enorme muro invalicabile.
Le mani di lui si posarono sulle sue spalle, non l'afferravano, anzi si posavano leggerissime, poteva sentirlo tremare, questo inspiegabilmente le diede tranquillità, sentire che anche lui aveva paura la rassicurava, la faceva sentire meno inadeguata, si era chiesta spesso se lo amasse davvero, ma come si può
distinguere l'amore quando non si sa bene che forma abbia?
Così aveva semplicemente deciso che quella, per ora, era la forma giusta e non ci aveva pensato più.
Si scoprì ancora a studiarsi le mani , mentre lui le sfiorava il collo con le labbra, un brivido le attraversò la schiena ed ora le mani si aprirono sulle sue gambe e sentì il proprio corpo reagire, i capezzoli presero forma piccoli e turgidi, sentì il suo bacio, chiuse gli occhi e decise che avrebbe memorizzato tutto, tutto quello che sarebbe accaduto dopo, voleva che fosse perfetto come tutte lo sognano, ma in realtà non aveva idea di cosa perfetto non era, e si lasciò andare.

Di fronte.

09 settembre 2020 ore 09:42 segnala


Restò a guardarla seduto sul bordo della sedia, si dondolava piano, quasi cercasse di cadere goffamente per spezzare l'imbarazzo del momento, ma non accadde, lei continuava a toccarsi d'avanti a lui, lo guardava dritto negli occhi, vedeva le sue labbra muoversi, ma non diceva nulla, la lingua che ritmicamente faceva
capolino ad ogni piacere intenso, era impossibile non accorgersi della sua eccitazione e lei lo guardava in quel modo.
Aveva sempre temuto quel suo modo di puntargli addosso gli occhi, sia nel bene che nel male, lei non aveva bisogno di parole quando lo faceva, ed ora la scena si ripeteva, non potè trattenersi dal passare la mano sul proprio membro, in quel gesto che fanno gli uomini quando si destano la mattina e non importa
con chi e dove siano, perchè è la stessa natura che gli ha concesso quella licenza e loro ne abusano esageratamente, si accorse di averlo duro come non mai, mentre vedeva le mani di lei riempirsi il corpo, ma aveva promesso, e non si mosse da li.
Lei sapeva che avrebbe fatto il bravo, almeno sino a quando non fosse stata lei stessa a rompere quel vincolo, le piaceva averlo in suo potere, adorava gestire gli uomini, sapeva usare il proprio corpo, lo aveva sempre fatto sin da piccola, prima inconsciamente poi sempre più con malizia, sino a diventare regina di se stessa, con lui era seducente e cattiva allo stesso tempo, come ora, lo vedeva ansimare ma cercava di conservare un certo controllo, nemmeno si rendeva conto del fatto che si stesse toccando, come se avesse necessità di scimmiottare i movimenti di le,i per cercare di ricavarne il medesimo piacere.
Accelerò sentendo tre dita calde dentro di se, era bagnata e scivolavano come in un amplesso, tornava su imprigionando il clitoride e piano pizzicandolo si dava un nuovo brivido, lui era esausto di immobilità, no ne poteva più, e lei lo sapeva.
Ormai aveva la cappella fuori dai pantaloni, sentiva la propria mano scivolare sopra la pelle nuda , non era circonciso, così quel piacere d'umido d'auto lubrificazione era gustoso, guardava il suo corpo nudo, lei era bellissima, così oscenamente aperta eppure così poetica nel suo complesso, la pelle nella dolce penombra
della stanza sembrava d'avorio, aveva un capezzolo tra le dita e non si limitava a stringerlo, lo torturava tirandolo all'infuori, e lui si diede dello stupido perchè aveva sempre sognato farlo ma aveva paura di fargli male, ed ora invece era lei stessa a usare in quel modo il proprio corpo.
lei lo studiò attentamente, il ritmo cresceva copiosamente, ormai lui era semi curvo su se stesso, quella posizione che si assume quando i reni cominciano a sentire l'urlo, aspettò ancora un attimo e poi gli fece segno divenire verso di lei. Vide le dita di lei uscire del suo corpo, la guardò mentre se le passava nella bocca assaggiando il proprio sapore, non si rese conto di quanto ormai era ridicolo in quell'atteggiamento da tredicenne, sentiva piacere, un fuoco nelle reni, poi lei gli fece segno di venire, e lui sollevo piano il bacino dalla sedia e questo gli fu fatale.
Un fiotto caldo di vigore giovanile lo tradì , si guardò tra le mani, poi sollevò il capo e la sentì ridere compiaciuta, lui a 3 metri dal suo letto, sesso in mano, la guardò uscire dalla stanza.
Lei chiuse la porta.
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« immagine » Restò a guardarla seduto sul bordo della sedia, si dondolava piano, quasi cercasse di cadere goffamente per spezzare l'imbarazzo del momento, ma non accadde, lei continuava a toccarsi d'avanti a lui, lo guardava dritto negli occhi, vedeva le sue labbra muoversi, ma non diceva nulla, ...
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Buon giorno Mary ( Racconto )

08 settembre 2020 ore 14:39 segnala


Il sole fece capolino nella grande stanza, i suoi raggi salirono piano sino alla trapunta, mutandone i colori poi inondarono in volto di Mary.
I suoi grandi occhi si schiusero, e la luce si oppose alla luce, l'immenso verde dei suoi occhi.
Si mise a sedere sul letto puntellandosi con le braccia, erano le otto del mattino, non aveva bisogno di orologi per saperlo, aveva imparato a leggere il cammino del sole lungo i mesi, lungo gli anni.
La governante entrò nella stanza, le diede il buon giorno e la invitò a scendere in giardino, lei guardò fuori dalla finestra sollevando le spalle, " aiutami a salire sulla carrozzina ti prego " , la governante la sollevò come fosse una piuma leggerissima e l'accompagno nella stanza da bagno , ogni giorno era così.
usò lo scivolo che costeggiava la scala per scendere in sala da pranzo, la prima volta era stato divertente, poi seguirono una seconda, una terza, ed ora gli ricordava soltanto la sua diversità.
Mary aveva 14 anni e trascorreva quasi tutte le sue mattine in quel modo, leggeva, leggeva tanto e volava, volava con la fantasia in posti lontani dove lei era come tutti, dove nessuno poteva accompagnarla, Mary li non sapeva solo camminare, sapeva volare.
Guardò verso il grande giardino, Vide Robert indaffarato con le sue splendide rose, amava ogni piccola creatura di quel giardino che ben presto era divenuto l'orgoglio della tenuta.
Robert era il padre di tutte quelle creature e loro erano le sue figlie predilette, Mary assomigliava molto a quelle creature, erano immobili come lo era lei, e lei non sapeva cosa fosse reggersi sulle proprie gambe, non sapeva cosa si provasse a correre con il cuore che ti salta nella gola, con gli occhi chiusi e i capelli che spazzolano l'aria frizzante di un estate.
Pensò di essere felice, tutti le erano vicini , mai un solo minuto di solitudine, ogni pensiero era rivolto a lei, era bella, era amata, era bugiarda.
Mary mentiva, mentiva a se stessa e lo sapeva, in realtà era sola, perchè quella sedia era l'emblema infame della sua mediocrità, metteva soggezione, scaturiva pietà odiosa Mary la detestava, Mary si detestava.
Robert alzò lo sguardo e la vide, un sorriso gli riempì il viso e gli occhi di lei lo catturarono per ricambiarlo, solo un secondo, uno sguardo che Robert dedicava alle sue creature e che anche solo per un attimo era stato suo.
Lo guardò sfiorare ogni singolo petalo, sino a che non lo perse immerso nel suo lavoro.
Le giornate si ripetevano con sconcertante precisione, sempre uguali a se stesse, perfette nella loro esasperante monotonia, dove la nota che si suona è sempre la stessa, dolcissima, così suadente da doverla odiare per potere assaporare anche una sola stonatura, che avrebbe significato novità .
I libri, solo loro potevano dedicargli un ora nuova, una storia diversa, così si immergeva in una vita non sua per cercare di essere felice.
Una sera, dopo cena, fu ricondotta nella sua stanza, guardò fuori dalla finestra e trovò la Luna che aveva rubato il posto al Sole, una luna piena e lucente, restò per lungo tempo a contemplarla, era bella dolce e presto ne fu rapita.
Poi d'un tratto il suo cuore parlò. " Mia dolce e splendida signora, tu che hai in te l'essenza della bellezza, la facoltà di leggere nei cuori della gente e di guidarli verso la strada più giusta, Aiutami ti prego, a cambiare la mia vita, fa che io finalmente possa, essere felice. "
La luce della Luna che illuminava la stanza tremò brevemente, poi per un istante ancora più breve brillò di un intensità mai vista illuminando a giorno la stanza.
Mary non se ne rese nemmeno conto, ma la sua parte irrazionale capì.
Come sempre la sedia a rotelle era accanto al suo letto, come rapita si appoggiò ai braccioli trascinandosi, ma cadde pesantemente, non si perse d'animo e si trascinò sino a riuscire a sedersi, i suoi occhi erano vuoti come se lei non si trovasse davvero li.
Prese fiato a lungo, poi cominciò a muoversi, la casa era immersa nel silenzio, giunse allo scivolo e giocò sul freno per scendere dolcemente, poi fischiò e per un istante gli si fermò il cuore, ,il rumore non ruppe il sonno di nessuno, così fu in veranda.
L'aria era fresca, la notte magica, il suo sguardo sempre assente, in pochi istanti fu nel grande giardino, la luna illuminò il suo percorso conducendola, alzò lo sguardo e vi trovo le rose.
Le guardò come si guardano delle sorelle, poi i suoi occhi si accesero, scese dalla sedia e si trascinò sino a raggiungere il centro del roseto, ad ogni suo movimento i vestiti si laceravano, graffi le riempivano il corpo che raccoglieva spine, il sangue fluiva imperlandole il corpo, nessun dolore, si trascinò sino al centro del roseto, poi sollevò il capo, riguardò la Luna e la Luna la guardò.
SI aggrappò alle sue sorelle, e si sollevò in piedi, chiuse gli occhi ed allungò le braccia verso il cielo, la camicia da notte volò via, le gambe mutarono in un agile stelo, la sua schiena si inarcò gustando ogni attimo, le mani si raccolsero lungo le spalle e divennero foglie verdi come smeraldi, poi i suoi occhi strariparono donandone il colore a i suoi petali e tutto finì.
La luna la guardò per un ultima volta , poi se ne andò.
Era l'alba quando Robert entro nel giardino, trovò la sedia, poi la vestaglia, la raccolse e per un attimo restò ad osservarla, sollevò il viso e guardò verso il roseto e trovò la rosa verde più bella che avesse mai visto, i suoi petali brillavano bagnati della rugiada del mattino.
Si avvicinò e l'accarezzò dolcemente, la rosa si mosse al contatto delle sue dita , " BUON GIORNO MARY' "
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« immagine » Il sole fece capolino nella grande stanza, i suoi raggi salirono piano sino alla trapunta, mutandone i colori poi inondarono in volto di Mary. I suoi grandi occhi si schiusero, e la luce si oppose alla luce, l'immenso verde dei suoi occhi. Si mise a sedere sul letto puntellandosi con...
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Voglia di scambio.

04 settembre 2020 ore 09:42 segnala



Abbiamo un intesa che molte coppie non avranno mai, un intesa che quelle più fortunate si costruiscono dopo moltissimi anni di costante intimità, ma io leggevo nei suoi occhi che non gli bastava, un pressante desiderio ormai irrefrenabile di novità, poi un giorno ne parlammo apertamente come sempre abbiamo fatto, avevamo bisogno entrambi di arricchire questo meraviglioso gioco, così pensammo che l...a cosa più semplice da fare fosse entrare in uno di questi fantomatici siti per lo scambio di coppia.
Creare un profilo fu relativamente semplice, una foto un po piccante di lei, poche nozioni geografiche ed in fine raccontare i breve le proprie preferenze sessuali, niente di complicato ed anche abbastanza divertente tutto sommato.
Quando gli dissi che avevo lanciato l'amo ne fu eccitata, lo sentivo nella sua voce e lo leggevo nei suoi occhi, corse immediatamente al computer per sbirciare il mio operato ed eravamo certi che da li a poco
avremmo raccolto il frutto tanto desiderato.
Effettivamente dopo pochi giorni cominciarono a fioccare i contatti che ci chiedevano la possibilità di approfondire la nostra conoscenza, la situazione era molto intrigante e iniziamo a contattare in vari modi coppie le meno distanti dalla nostra zona, adoravo vederla presa da tutto questo, ero certo fosse realmente questo che desiderava, più sentivamo coppie più aumentavano le possibilità di realizzare questo desiderio, ma qualcosa in me cominciava a cambiare, senza che ne comprendessi le reali ragioni, più cresceva in lei questo interesse meno sentivo io l'iniziale trasporto a tutto questo.
Stana cosa la psiche umana, a volte è più forte il sapore, l'odore, il desiderio dell'immaginario che non la reale concretizzazione di quello stesso desiderio, volevo farmi affascinare fino in fondo da tutto questo ma non vi riuscivo, ed ora?
Come poter riuscire a venir fuori da tutto questo? Di certo la risposta non era immediatamente alla mia portata, non ancora almeno, così feci finta di nulla credendo che poi non sarebbe stato facilissimo arrivare davvero fino in fondo, ma mi sbagliavo.
Una sera eravamo nella mia auto, fuori si gelava e il tepore della macchina stuzzicava piacevoli pensieri, la baciai dolcemente e lei in un attimo fu su di me, facevamo l'amore ma ad un tratto il cellulare suonò una delle tante suonerie improponibili, senza smettere di muoversi su di me lei guardò il numero e ne riconobbe uno di quelli che sino ad allora ci avevano dato per un piccante incontro futuro, lei rispose, e non smise di muoversi su di me.
Sentivo la sua voce sempre dolce e gentile al telefono, non riuscivo ad ascoltare quella dall'altro capo ma era evidente che si era accorto che stava facendo sesso mentre parlava, e la cosa fu estremamente eccitante, i suoi movimenti crebbero fino ad esplodere in un estasi che nessun uomo può sognarsi di raggiungere mai, e di li a poco io la raggiunsi, le sue mani si aprirono ed il cellulare volò sul sedile, si accasciò su di me e mi baciò il collo, io le strinsi piano i capezzoli tra le dita in attesa di quel suo mugolio che tanto adoravo.
Era impossibile negare che tutto quello le era maledettamente piaciuto, voleva di più, lo sapevo,
ma ora io sapevo che volevo solo lei.
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« immagine » Abbiamo un intesa che molte coppie non avranno mai, un intesa che quelle più fortunate si costruiscono dopo moltissimi anni di costante intimità, ma io leggevo nei suoi occhi che non gli bastava, un pressante desiderio ormai irrefrenabile di novità, poi un giorno ne parlammo apertam...
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04/09/2020 09:42:43
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