Ossa di cane.

18 settembre 2020 ore 12:34 segnala



Tornare a casa è terribile, che i cani ti lecchino la faccia o no, che tu abbia una moglie o solo una solitudine a forma di moglie che è lì che ti aspetta. Tornare a casa ti fa sentire solo, tanto da farti pensare all'opprimente pressione barometrica del luogo da cui sei appena venuto, con tenerezza, perché tutto è peggio quando sei a casa. Pensi agli insetti che si arrampicano sui fili d'erba, alle lunghe ore sulla strada, al carro attrezzi, ai gelati, alle forme particolari di certe nuvole e ai silenzi, con nostalgia, perché non volevi tornare. Il ritorno a casa è orribile. E le nuvole e i silenzi della casa contribuiscono solo al malessere generale. Le nuvole di casa sono in effetti sospette e fatte con materiale differente di quelle che hai lasciato dietro di te. Tu stesso sei stato tagliato da un diverso tessuto nebuloso, restituito, una rimanenza. Un incontro triste al chiaro di luna. Infelice di essere tornato, allentato in tutti i punti sbagliati. Un abito malfatto, uno strofinaccio consumato e logoro. Torni a casa, un extraterrestre, straniero. La forza di gravità della terra è uno sforzo ora raddoppiato, trascini i lacci bisunti delle scarpe e le tue spalle. La linea della preoccupazione sulla tua fronte più scavata. Torni a casa incupito, un pozzo inaridito, legato al domani con un fragile filo di...beh, comunque, ti rattristi nell'attacco dei giorni tutti uguali, tanto uno vale come l'altro. Beh, comunque, sei tornato. Il sole va su e giù, come una puttana stanca. Il tempo è immobile come un arto spezzato e tu diventi vecchio. Nulla si muove, eccetto le correnti mutevoli del sale del tuo corpo. La tua vista s'indebolisce. Porti il tuo tempo con te. La grande balena azzurra, un'oscurità scheletrica. La tua vista è a raggi X, i tuoi occhi sono diventati fame. Torni a casa tua con i tuoi mutanti doni, in una casa di ossa. Tutto quello che vedi adesso sono ossa, solo ossa.
--IainReid

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Attraversando l'acqua

24 agosto 2017 ore 21:58 segnala


Lago nero, barca nera, due piccole figure nere
ritagliate nella carta
Dove vanno gli alberi neri che si dissetano qui?
Le loro ombre coprono il Canada di certo.

Una luce fievole filtra tra i fiori di loto.
Le loro foglie non ci mettono fretta:
sono tonde e piatte e pregne
di consigli profondi.

Il remo scuote mondi freddi.
Lo spirito dell'oscurità è in noi, e nei pesci.
Un ramo solleva una mano morta
in segno d'addio;

Le stelle si schiudono tra i lillà.
Non resti accecato da sirene
così prive di espressione?
Questo è il silenzio delle anime sgomente.
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« immagine » Lago nero, barca nera, due piccole figure nere ritagliate nella carta Dove vanno gli alberi neri che si dissetano qui? Le loro ombre coprono il Canada di certo. Una luce fievole filtra tra i fiori di loto. Le loro foglie non ci mettono fretta: sono tonde e piatte e pregne di consigl...
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Island.

24 agosto 2017 ore 12:20 segnala


E' buio perché ti stai sforzando troppo.
Con leggerezza, bimba. Con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale.
Dunque getta via il tuo bagaglio e procedi. Sei circondata ovunque da sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi, che cercano di avvilupparti nella paura, nell'autocommiserazione e nella disperazione. Ecco perché devi camminare con tale leggerezza.
Con leggerezza, tesoro mio.


Illustr. - Egon Schiele, "Two Women", 1908
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« immagine » E' buio perché ti stai sforzando troppo. Con leggerezza, bimba. Con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. Dunque getta via il ...
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Madre Notte

22 agosto 2017 ore 15:44 segnala


Mi sentii agghiacciare. Non era un senso di colpa che mi agghiacciava. Avevo imparato a non sentirmi mai colpevole. Non era la spaventosa sensazione di sentirmi ormai inevitabilmente perduto che mi agghiacciava. Avevo imparato a non far tesoro di nulla. Non era l'odio per la morte che mi agghiacciava. Avevo imparato a considerare la morte come un'amica. Non era una rabbia sconsolata che mi agghiacciava. Avevo imparato che un uomo farebbe meglio a cercare di tirare tempestate di diamanti in un tombino, piuttosto che aspettarsi giusti castighi e ricompense. Non era il pensiero di essere così poco amato che mi agghiacciava. Avevo imparato a vivere senza amore. Non era la crudeltà di Dio che mi agghiacciava. Avevo imparato a non aspettarmi mai nulla da Dio. Quel che mi agghiacciava era il fatto di non avere assolutamente alcun motivo per muovermi in una direzione piuttosto che in un'altra. Era stata la curiosità a farmi procedere per tutti quegli anni morti e senza scopo. Adesso era morta e sepolta anche quella.
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« immagine » Mi sentii agghiacciare. Non era un senso di colpa che mi agghiacciava. Avevo imparato a non sentirmi mai colpevole. Non era la spaventosa sensazione di sentirmi ormai inevitabilmente perduto che mi agghiacciava. Avevo imparato a non far tesoro di nulla. Non era l'odio per la morte ch...
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Suttree

21 agosto 2017 ore 15:13 segnala



Quello che lo aspettava non era il buio del nulla, ma un'orrida megera che sorrideva con le gengive a nudo, e non c'era nessuna madonna del desiderio o madre dell'eterno soccorso oltre la pioggia nera coi fanali contro la notte, il morbido incavo tra i seni incipriati e le fragili clavicole alabastrine sopra il velluto sontuoso delle vesti. La vecchia si dondolava come per fargli il verso. Esiste uomo tanto codardo da non preferire cadere almeno una volta piuttosto che vacillare in eterno?
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« immagine » Quello che lo aspettava non era il buio del nulla, ma un'orrida megera che sorrideva con le gengive a nudo, e non c'era nessuna madonna del desiderio o madre dell'eterno soccorso oltre la pioggia nera coi fanali contro la notte, il morbido incavo tra i seni incipriati e le fragili c...
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Fragment#73: Pariah

20 luglio 2017 ore 16:23 segnala


Somehow there's no more darkness left at all.
I've soaked up sunlight through a thousand wounds,
and now this whiteness that I cloak you in
you won't find even in the Alps: this wind
whirls also there on high and stains the snow.
Even white roses bear a hint of dust.
The ultimate miracle is in ourselves:
these white expanses genuinely aglow
against the universe. The purest thing
in all creation then is not the twilight,
nor the sky when it's reflected off the river,
nor the sun on the apple blossoms. It is love.


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« immagine » Somehow there's no more darkness left at all. I've soaked up sunlight through a thousand wounds, and now this whiteness that I cloak you in you won't find even in the Alps: this wind whirls also there on high and stains the snow. Even white roses bear a hint of dust. The ultimate mir...
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La ballata delle madri.

25 novembre 2016 ore 16:27 segnala
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d'esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d'amore,
se non d'un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l'antico, vergognoso segreto
d'accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio - addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
E' così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
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Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d'esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate, a...
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Surrogato della causa.

09 giugno 2016 ore 10:59 segnala
Questo tormento dura tutta la vita, ma la causa non si riesce a scoprirla, non la si scoprirà mai, sempre soltanto un surrogato della causa, praticando la cosiddetta ricerca scientifica delle cause ancora piuttosto male adoperata perché mal conosciuta, si scoprono solo e soltanto i surrogati delle cause e ci si accontenta sempre dei surrogati delle cause, il mondo intero - così come crediamo che sia o semplicemente come ogni giorno crediamo di saperlo riconoscere - noi lo spieghiamo (a noi stessi) senza servirci d'altro che di surrogati delle cause, attraverso lo studio di questi surrogati. Nel tentativo di tenere a bada questa duplice finzione si potrebbero sprecare decine d'anni e si finirebbe solo coll'invecchiare e nient'altro, col rovinarsi e nient'altro. Se per esempio si pronuncia una frase, una frase qualsiasi e questa frase, tanto per fare un esempio importante, è di uno dei nostri cosiddetti grandi o grandissimi scrittori, non si fa che imbrattare questa frase, solo perché non si ha l'autocontrollo sufficiente per non pronunciare la frase, per non dire assolutamente nulla, la si imbratta, così ovunque si vada e ovunque ci si guardi attorno, s'incontrano soltanto imbrattatori, una società di imbrattatori composta ormai da milioni e più esattamente da miliardi di imbrattatori tutti all'opera, una cosa che sconvolge chi si lascia sconvolgere, ma l'uomo non si lascia assolutamente più sconvolgere, è proprio questa la caratteristica dell'uomo d'oggi di non lasciarsi assolutamente più sconvolgere da nulla. L'uomo invece di lasciarsi sconvolgere è diventato ipocrita, la cosa più sconvolgente è l'ipocrisia, i grandi sconvolgitori dell'animo umano, per esempio, non sono altro che ipocriti ancor più grandi. E dato che ormai abbiamo a che fare soltanto con imbrattatori, anche il mondo è un mondo in tutto e per tutto imbrattato. Ciò che è volgare resterà volgare e così via. Non si osa nulla, si è troppo vili e così via. Nulla e nessuno è coerente, ne deriva la possibilità d'infliggere le ferite più mortali e così via. L'animale diffida sin dall'inizio, in questo modo si distingue dall'uomo e così via.
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Questo tormento dura tutta la vita, ma la causa non si riesce a scoprirla, non la si scoprirà mai, sempre soltanto un surrogato della causa, praticando la cosiddetta ricerca scientifica delle cause ancora piuttosto male adoperata perché mal conosciuta, si scoprono solo e soltanto i surrogati delle...
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09/06/2016 10:59:12
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Cygnus

06 maggio 2016 ore 14:41 segnala
Lasciala cantare le sue canzoni appassite
lungo gallerie dipinte con i colori dell'alba
Lascia che scriva una lettera alla Notte,
questa immensa creatura cieca e silenziosa.
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Lasciala cantare le sue canzoni appassite lungo gallerie dipinte con i colori dell'alba Lascia che scriva una lettera alla Notte, questa immensa creatura cieca e silenziosa.
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Umana

06 aprile 2016 ore 14:41 segnala
The crisis - is a crisis in consciousness, a crisis that cannot any more accept the old norms. Man is still, as he was, brutal, violent, aggressive, competitive, and he has built a society along these lines