Hate/Love

16 ottobre 2020 ore 12:56 segnala


L'odio sarà, quindi, il sospetto che un corpo altrui possegga per suo conto uno spirito e di noi faccia a meno. Quello che tutti vogliamo dagli altri è il consenso asservito e amoroso alle nostre esigenze (anche a quella, fortissima, di umiliarci ai loro piedi), che solo, e in ragione della sua ininterrotta presenza, può fare che ci compiacciamo dei godimenti dell'altro.
In questo senso odiare è veramente ignorare il prossimo, anzi sapere di ignorare il prossimo e non vederne che l'esterno. E siccome non si può sapere di ignorare senza desiderare di conoscere, l'odio è sete d'amore.
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« immagine » L'odio sarà, quindi, il sospetto che un corpo altrui possegga per suo conto uno spirito e di noi faccia a meno. Quello che tutti vogliamo dagli altri è il consenso asservito e amoroso alle nostre esigenze (anche a quella, fortissima, di umiliarci ai loro piedi), che solo, e in ragion...
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Sogno di un vecchio marinaio

14 ottobre 2020 ore 15:23 segnala


Noi non sentiamo né l'estremo caldo né l'estremo freddo. Le qualità eccessive ci sono nemiche, e non vengon da noi sentite: non le percepiamo più, le soffriamo. L'esser troppo giovani o troppo vecchi è d'impaccio alla nostra intelligenza. Troppa o troppo poca istruzione, egualmente. In breve, è come se le cose estreme per noi non esistessero, e noi rispetto a loro non esistiamo: esse sfuggono a noi, noi a loro.
Tale la nostra effettiva condizione. Essa ci rende incapaci sia di conoscere con piena certezza come di ignorare in maniera assoluta. Noi voghiamo in un vasto mare, sospinti da un estremo all'altro, sempre incerti e fluttuanti. Ogni termine al quale pensiamo di ormeggiarci e di fissarci vacilla e ci lascia; e, se lo seguiamo, ci si sottrae, scorre via e fugge in un'eterna fuga. Nulla si ferma per noi. E' questo lo stato che ci è naturale e che, tuttavia, è più contrario alle nostre inclinazioni. Noi bruciamo dal desiderio di trovare un assetto stabile e un'ultima base sicura per edificarci una torre che s'innalzi all'infinito; ma ogni nostro fondamento scricchiola, e la terra si apre sino agli abissi.
Non cerchiamo, dunque, né sicurezza, né stabilità. La nostra ragione è sempre delusa dalla mutevolezza delle apparenze; nulla può fissare il finito tra i due infiniti che lo racchiudono e lo fuggono.
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« immagine » Noi non sentiamo né l'estremo caldo né l'estremo freddo. Le qualità eccessive ci sono nemiche, e non vengon da noi sentite: non le percepiamo più, le soffriamo. L'esser troppo giovani o troppo vecchi è d'impaccio alla nostra intelligenza. Troppa o troppo poca istruzione, egualmente. ...
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Questa è l'acqua

13 ottobre 2020 ore 00:45 segnala


Ci sono due tizi seduti a un bar nel cuore selvaggio dell'Alaska. Uno è credente, l'altro è ateo, e stanno discutendo l'esistenza di Dio con quella foga tutta speciale che viene fuori dopo la quarta birra. L'ateo dice: - Guarda che ho le mie buone ragioni per non credere in Dio. Ne so qualcosa anch'io di Dio e della preghiera. Appena un mese fa mi sono lasciato sorprendere da quella spaventosa tormenta di neve lontano dall'accampamento, non vedevo niente, non sapevo più dove ero, c'erano quarantacinque gradi sotto zero e così ho fatto un tentativo: mi sono inginocchiato nella neve e ho urlato: «Dio, sempre ammesso che Tu esista, mi sono perso nella tormenta e morirò se non mi aiuti!» - A quel punto il credente guarda l'ateo confuso: - Allora non hai più scuse per non credere, - dice. - Sei qui vivo e vegeto -. L'ateo sbuffa come se il credente fosse uno scemo integrale: - Non è successo un bel niente, a parte il fatto che due eschimesi di passaggio mi hanno indicato la strada per l'accampamento.
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« immagine » Ci sono due tizi seduti a un bar nel cuore selvaggio dell'Alaska. Uno è credente, l'altro è ateo, e stanno discutendo l'esistenza di Dio con quella foga tutta speciale che viene fuori dopo la quarta birra. L'ateo dice: - Guarda che ho le mie buone ragioni per non credere in Dio. Ne s...
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13/10/2020 00:45:49
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Heads or Tails.

08 ottobre 2020 ore 11:40 segnala


La moneta è solo un tondino di ferro della zecca che il coniatore prende dal mucchio e mette sotto il conio in uno dei due versi possibili. Da quell'atto dipende tutto il resto, indipendentemente da tutti i giri e da tutte le rotazioni che la moneta fa in aria. A un certo punto viene il nostro turno e poi passa.
Sono convinto che se il fato governasse i nostri destini sarebbe possibile ragionarci o blandirlo, ma il coniatore no. Attraverso i suoi spessi occhiali da miope lui scruta i tondini lisci e poi sceglie, magari esitando un momento così da tenere in sospeso il fato di mondi ignoti di là da venire.
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« immagine » La moneta è solo un tondino di ferro della zecca che il coniatore prende dal mucchio e mette sotto il conio in uno dei due versi possibili. Da quell'atto dipende tutto il resto, indipendentemente da tutti i giri e da tutte le rotazioni che la moneta fa in aria. A un certo punto viene...
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Ossa di cane.

18 settembre 2020 ore 12:34 segnala



Tornare a casa è terribile, che i cani ti lecchino la faccia o no, che tu abbia una moglie o solo una solitudine a forma di moglie che è lì che ti aspetta. Tornare a casa ti fa sentire solo, tanto da farti pensare all'opprimente pressione barometrica del luogo da cui sei appena venuto, con tenerezza, perché tutto è peggio quando sei a casa. Pensi agli insetti che si arrampicano sui fili d'erba, alle lunghe ore sulla strada, al carro attrezzi, ai gelati, alle forme particolari di certe nuvole e ai silenzi, con nostalgia, perché non volevi tornare. Il ritorno a casa è orribile. E le nuvole e i silenzi della casa contribuiscono solo al malessere generale. Le nuvole di casa sono in effetti sospette e fatte con materiale differente di quelle che hai lasciato dietro di te. Tu stesso sei stato tagliato da un diverso tessuto nebuloso, restituito, una rimanenza. Un incontro triste al chiaro di luna. Infelice di essere tornato, allentato in tutti i punti sbagliati. Un abito malfatto, uno strofinaccio consumato e logoro. Torni a casa, un extraterrestre, straniero. La forza di gravità della terra è uno sforzo ora raddoppiato, trascini i lacci bisunti delle scarpe e le tue spalle. La linea della preoccupazione sulla tua fronte più scavata. Torni a casa incupito, un pozzo inaridito, legato al domani con un fragile filo di...beh, comunque, ti rattristi nell'attacco dei giorni tutti uguali, tanto uno vale come l'altro. Beh, comunque, sei tornato. Il sole va su e giù, come una puttana stanca. Il tempo è immobile come un arto spezzato e tu diventi vecchio. Nulla si muove, eccetto le correnti mutevoli del sale del tuo corpo. La tua vista s'indebolisce. Porti il tuo tempo con te. La grande balena azzurra, un'oscurità scheletrica. La tua vista è a raggi X, i tuoi occhi sono diventati fame. Torni a casa tua con i tuoi mutanti doni, in una casa di ossa. Tutto quello che vedi adesso sono ossa, solo ossa.
--IainReid

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« immagine » Tornare a casa è terribile, che i cani ti lecchino la faccia o no, che tu abbia una moglie o solo una solitudine a forma di moglie che è lì che ti aspetta. Tornare a casa ti fa sentire solo, tanto da farti pensare all'opprimente pressione barometrica del luogo da cui sei appena venu...
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18/09/2020 12:34:40
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Attraversando l'acqua

24 agosto 2017 ore 21:58 segnala


Lago nero, barca nera, due piccole figure nere
ritagliate nella carta
Dove vanno gli alberi neri che si dissetano qui?
Le loro ombre coprono il Canada di certo.

Una luce fievole filtra tra i fiori di loto.
Le loro foglie non ci mettono fretta:
sono tonde e piatte e pregne
di consigli profondi.

Il remo scuote mondi freddi.
Lo spirito dell'oscurità è in noi, e nei pesci.
Un ramo solleva una mano morta
in segno d'addio;

Le stelle si schiudono tra i lillà.
Non resti accecato da sirene
così prive di espressione?
Questo è il silenzio delle anime sgomente.
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« immagine » Lago nero, barca nera, due piccole figure nere ritagliate nella carta Dove vanno gli alberi neri che si dissetano qui? Le loro ombre coprono il Canada di certo. Una luce fievole filtra tra i fiori di loto. Le loro foglie non ci mettono fretta: sono tonde e piatte e pregne di consigl...
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Island.

24 agosto 2017 ore 12:20 segnala


E' buio perché ti stai sforzando troppo.
Con leggerezza, bimba. Con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale.
Dunque getta via il tuo bagaglio e procedi. Sei circondata ovunque da sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi, che cercano di avvilupparti nella paura, nell'autocommiserazione e nella disperazione. Ecco perché devi camminare con tale leggerezza.
Con leggerezza, tesoro mio.


Illustr. - Egon Schiele, "Two Women", 1908
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« immagine » E' buio perché ti stai sforzando troppo. Con leggerezza, bimba. Con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale. Dunque getta via il ...
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Madre Notte

22 agosto 2017 ore 15:44 segnala


Mi sentii agghiacciare. Non era un senso di colpa che mi agghiacciava. Avevo imparato a non sentirmi mai colpevole. Non era la spaventosa sensazione di sentirmi ormai inevitabilmente perduto che mi agghiacciava. Avevo imparato a non far tesoro di nulla. Non era l'odio per la morte che mi agghiacciava. Avevo imparato a considerare la morte come un'amica. Non era una rabbia sconsolata che mi agghiacciava. Avevo imparato che un uomo farebbe meglio a cercare di tirare tempestate di diamanti in un tombino, piuttosto che aspettarsi giusti castighi e ricompense. Non era il pensiero di essere così poco amato che mi agghiacciava. Avevo imparato a vivere senza amore. Non era la crudeltà di Dio che mi agghiacciava. Avevo imparato a non aspettarmi mai nulla da Dio. Quel che mi agghiacciava era il fatto di non avere assolutamente alcun motivo per muovermi in una direzione piuttosto che in un'altra. Era stata la curiosità a farmi procedere per tutti quegli anni morti e senza scopo. Adesso era morta e sepolta anche quella.
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« immagine » Mi sentii agghiacciare. Non era un senso di colpa che mi agghiacciava. Avevo imparato a non sentirmi mai colpevole. Non era la spaventosa sensazione di sentirmi ormai inevitabilmente perduto che mi agghiacciava. Avevo imparato a non far tesoro di nulla. Non era l'odio per la morte ch...
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Suttree

21 agosto 2017 ore 15:13 segnala



Quello che lo aspettava non era il buio del nulla, ma un'orrida megera che sorrideva con le gengive a nudo, e non c'era nessuna madonna del desiderio o madre dell'eterno soccorso oltre la pioggia nera coi fanali contro la notte, il morbido incavo tra i seni incipriati e le fragili clavicole alabastrine sopra il velluto sontuoso delle vesti. La vecchia si dondolava come per fargli il verso. Esiste uomo tanto codardo da non preferire cadere almeno una volta piuttosto che vacillare in eterno?
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« immagine » Quello che lo aspettava non era il buio del nulla, ma un'orrida megera che sorrideva con le gengive a nudo, e non c'era nessuna madonna del desiderio o madre dell'eterno soccorso oltre la pioggia nera coi fanali contro la notte, il morbido incavo tra i seni incipriati e le fragili c...
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Fragment#73: Pariah

20 luglio 2017 ore 16:23 segnala


Somehow there's no more darkness left at all.
I've soaked up sunlight through a thousand wounds,
and now this whiteness that I cloak you in
you won't find even in the Alps: this wind
whirls also there on high and stains the snow.
Even white roses bear a hint of dust.
The ultimate miracle is in ourselves:
these white expanses genuinely aglow
against the universe. The purest thing
in all creation then is not the twilight,
nor the sky when it's reflected off the river,
nor the sun on the apple blossoms. It is love.


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« immagine » Somehow there's no more darkness left at all. I've soaked up sunlight through a thousand wounds, and now this whiteness that I cloak you in you won't find even in the Alps: this wind whirls also there on high and stains the snow. Even white roses bear a hint of dust. The ultimate mir...
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