Il fascino della comunicazione…………

14 ottobre 2015 ore 13:18 segnala


Ci sono tanti modi di comunicare: con gli occhi, per essere più precisa con lo sguardo, lo sguardo è davvero galeotto.



Si comunica con i gesti, molta importanza hanno le mani, l’espressione del viso, le smorfie della bocca.



Ma il linguaggio più comune è quello verbale. Le parole da sole hanno un significato, che è rafforzato dai toni che vengono usati.



Se il messaggio che mandiamo all’interlocutore, è freddo, questi percepirà il gelo, quindi il distacco.



Se il messaggio è aggressivo l’altro si metterà sulla difensiva e quindi in un atteggiamento di chiusura e non ascolto.



Ci sono poi, altre forme di comunicazione ma ho citato queste perché le ho ritenute tra le più comuni e quelle che mi colpiscono di più.



ma c’è, esiste un modo di interagire con l’altro che è la mia passione, perché mi scioglie, mi emoziona, mi tocca il cuore,



mi fa venire un nodo alla gola, mi fa diventare farfalla. E’ la dolcezza del parlare, che ha un grande potere di convincimento su chi ascolta.



Chi non ne subisce il fascino di una persona amabile nel comunicare, chi non la desidera….Cosa ci costa essere piacevoli, far felice il nostro amico, il nostro compagno, lo sconosciuto, sì anche lo sconosciuto,



perché come persona anche lui ha diritto di inebriarsi ascoltando la più bella delle poesie: LA DOLCEZZA

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« immagine » Ci sono tanti modi di comunicare: con gli occhi, per essere più precisa con lo sguardo, lo sguardo è davvero galeotto. « immagine » Si comunica con i gesti, molta importanza hanno le mani, l’espressione del viso, le smorfie della bocca. « immagine » Ma il linguaggio più comu...
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Con la rosa nel pugno…

12 settembre 2015 ore 01:53 segnala


Ha 68 anni la Signora Carmelina, sempre allegra, solare, si fermava a parlare con tutti, ad ognuno regalava parole di speranza! Quando mi incontrava mi diceva:” siamo nate lo stesso giorno ma l’anno è diverso.. tu sei ancora giovane figlia mia”, mi accarezzava, mi sorrideva, poi mi salutava in fretta, aveva sempre da fare per i figli, specie per l’ultimo che viveva in casa con lei. Quel giorno il figlio, per far guadagnare un uomo di colore, aveva comprato una rosa e incontrando la madre che andava lesta all’Ufficio Postale per ritirare la pensione, con un bacio le aveva dato la rosa. Carmelina, con i soldi nascosti nel petto, a passo svelto s’incamminò verso casa ma a pochi metri dalla sua abitazione, due giovinastri, la buttarono a terra, le sollevarono la camicetta, le infilarono la mano nel petto e le presero quei soldi che le servivano per vivere tutto il mese. Carmelina si alzò, ringraziò la gente che accorse urlando, tranquillizzandola. Carmelina con la mano destra si puliva la gonna, si sistemava la blusa e con il pugno stretto della mano sinistra, teneva forte quella rosa, come se in quel momento particolare stringesse a sé il figlio….

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« immagine » Ha 68 anni la Signora Carmelina, sempre allegra, solare, si fermava a parlare con tutti, ad ognuno regalava parole di speranza! Quando mi incontrava mi diceva:” siamo nate lo stesso giorno ma l’anno è diverso.. tu sei ancora giovane figlia mia”, mi accarezzava, mi sorrideva, poi mi s...
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…e adesso impara a difenderti…..

22 giugno 2015 ore 10:22 segnala


A cinque anni, poiché avevo seguito in televisione il programma:” Non è mai troppo tardi”, sapevo leggere e scrivere, quindi mia madre mi scrisse in prima elementare. Mi piaceva tanto la scuola, non avevo difficoltà ad apprendere, prima e dopo l’orario scolastico mi divertivo un mondo ad andare sullo scivolo, mi davo una spinta con le spalle, scivolavo volando, e dopo mi rimettevo in fila per continuare il gioco. Ma le cose belle durano poco. A Novembre, si inserì nella mia classe una bambina di otto anno che veniva dalla Germania. Era alta quanto la maestra, esile ma maligna e cattiva con tutta la classe. Le mie compagne bene o male erano più grandi di me e sapevano difendersi, io invece ero piccola, minuta, poco sicura di me, quindi prendevo ceffoni a volontà e se provavo a difendermi raddoppiava la dose e mi lasciava l’impronta delle cinque dita sulla guancia. Così la nonna, con la quale abitavo, andò dalla maestra affinché rimproverasse la mia compagna. Per alcuni giorni le cose andarono bene ed io ricominciai a volare sullo scivolo, felice più che mai. Ma dopo qualche giorno cominciarono a volare ceffoni e sberle. Tornavo a casa con le guance rosso fuoco e piangendo a dirotto.



Per la seconda volta mia nonna accorse in mio aiuto e stavolta mise sull’attenti la mia compagna che impaurita la smise di perseguitarmi. Dopo parecchi giorni, superata la paura delle parole severe di mia nonna, Maria cominciò a picchiarmi più di prima. Arrivai a casa piangendo come una disperata e cercai le braccia della nonna per consolarmi, ma invece delle carezze, stavolta mi arrivò un ceffone talmente forte che girai per tutta la stanza. Smisi di piangere, guardai la nonna che con volto serio e determinato mi disse: “da oggi, impara difenderti da sola, io non posso venirti dietro tutta la vita, è giusto che tu impari a volerti bene”. Capii che non avevo più un punto di riferimento e che dovevo reagire. Così il giorno dopo quando la belva mi si avvicinò, buttai la cartella a terra e con uno spintone la lanciai contro il muro per picchiarla. Alzai la mano, ma guardandola negli occhi, notai che mi guardava stravolta dalla paura e tutta tremante mi disse: “ per favore non picchiarmi, prometto che la smetto”. Tornai indietro, presi la cartella, mi misi sullo scivolo e stavolta fiera di me, scivolai in alto sentendomi libera più che mai……

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« immagine » A cinque anni, poiché avevo seguito in televisione il programma:” Non è mai troppo tardi”, sapevo leggere e scrivere, quindi mia madre mi scrisse in prima elementare. Mi piaceva tanto la scuola, non avevo difficoltà ad apprendere, prima e dopo l’orario scolastico mi divertivo un mond...
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dolce silenzio…

01 giugno 2015 ore 13:38 segnala


Com’è dolce il mio silenzio, quando il bisogno di stare sola
è prorompente! E’ il luogo dell’anima dove trovo la mia pace
quando il grande rumore mi toglie il timone della vita!





Quante parole spese al vento non hanno trovato risposta nel
frastuono della vita che scorre veloce….E in questo spazio solo
mio e di nessun altro, trovo le risposte da sempre cercate nei
posti sbagliati, nelle parole senza senso proferite da altri. Tu




mio dolce silenzio, hai poggiato sulle mie ginocchia l’album
della mia vita, dove foto di vecchi ricordi hanno rivangato il mio
passato. E tu silenzio, musica dell’anima, hai riportato alla luce
antichi vissuti, dolori laceranti, irrequietezze moleste del mio
essere…..ed in te e con te, ho trovato la vera dimensione della





mia identità! Ora sono finalmente libera da quei fantasmi che mi
oscuravano il sorriso, e vedo sorgere il sole come fossi nata per
la prima volta….nessuna nuvola, né pioggia di lacrime, né più dolore…..






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« immagine » Com’è dolce il mio silenzio, quando il bisogno di stare sola è prorompente! E’ il luogo dell’anima dove trovo la mia pace quando il grande rumore mi toglie il timone della vita! « immagine » Quante parole spese al vento non hanno trovato risposta nel frastuono della vita che ...
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Un angolo di paradiso…

10 maggio 2015 ore 08:35 segnala


Stretti l’uno all’altro, due vecchi dagli occhi annacquati dal pianto, guardavano l’uscio socchiuso della loro casa. Il faro faceva poca luce e non vedevo l’interno del loro alloggio. Una vicina di casa mi disse che il giorno dopo i due anziani, avrebbero lasciato la loro dimora; troppo vecchi, troppo malandati. Un solo figlio ma lontano, viveva in America. Così avevano venduto la loro abitazione per andare in una casa di riposo, lasciando quel focolare che era tutta la loro vita. Le mani del vecchio, scarne e macchiate, strinsero quelle di lei, poi le disse: “Domani, quando chiuderemo la finestra, non dimentichiamoci della piantina di garofani, la guarderemo, la innaffieremo e avremo l’impressione di non essere mai andati via di casa”. Pose lo scialle sulla spalla della compagna di vita e le disse:” su entriamo, godiamoci ancora per una notte quest’angolo di paradiso”….

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« immagine » Stretti l’uno all’altro, due vecchi dagli occhi annacquati dal pianto, guardavano l’uscio socchiuso della loro casa. Il faro faceva poca luce e non vedevo l’interno del loro alloggio. Una vicina di casa mi disse che il giorno dopo i due anziani, avrebbero lasciato la loro dimora; tro...
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Un mazzolin di viole….

23 aprile 2015 ore 13:19 segnala


In questo periodo la campagna è una meraviglia! L’erba scintilla di verde, le primule, le margherite, i papaveri e le viole sembrano nel loro insieme, un quadro di Van Goethe. Quando i pomeriggi sono caldi, spesso mi sdraio sull’erba e mi ristoro. Ieri pomeriggio, mentre osservavo il cielo azzurro senza nuvole e dal colore del mare, sentii le grida festose di una bimba. Mi girai e la vidi correre per la campagna con i capelli sciolti, lunghi e ondulati. Su una panchina di legno, poco distante, sedeva una signora anziana che sorridente la guardava senza perderla d’occhio. Mi alzai da terra e mi accostai a lei che mi fece spazio per farmi sedere. “Bella vero”, mi disse con le lacrime agli occhi, “bellissima” le risposi. “E’ mia nipote” mi disse l’anziana signora, “non immagina quanto bene le voglia, è tutta la mia vita, guai se non avessi lei”. Così mentre parlavo con la signora, la bambina correndo si avvicinò e mi disse:” Ma tu sei una mamma?” ”NO”, le risposi. Allora la bimba mi disse:” aspetta eh non te ne andare”. Si mise a correre come un cerbiatto per la campagna e dopo un po’ venne da me con due mazzolini di viole in mano, mi diede un bacio e mi disse:” uno è per la mia nonna e uno per te che sei bella come la mia mamma, sei contenta adesso? L’abbracciai forte e le dissi: ”Grazie amore, certo che sono contenta”. E mentre scrivo questo post, guardo le viole, penso e sorrido…

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« immagine » In questo periodo la campagna è una meraviglia! L’erba scintilla di verde, le primule, le margherite, i papaveri e le viole sembrano nel loro insieme, un quadro di Van Goethe. Quando i pomeriggi sono caldi, spesso mi sdraio sull’erba e mi ristoro. Ieri pomeriggio, mentre osservavo il...
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Il vestito a paillettes blu…..

08 aprile 2015 ore 13:27 segnala


La notte del 3 Marzo 2015, ho sognato mio padre, più bello di quanto lo fosse da vivo, con un vestito di lino beige, una camicia marrone e senza cravatta, strano perché lui le cravatte le metteva anche nel pigiama( per rendere l’idea della sua fissazione con le cravatte). Nel sogno mi disse che giorno 3 aprile avrei preso gli arretrati della pensione, relativi all’anno 2011. Ricordo bene di avergli detto:” papà ma tu sei morto, ti sto sognando, non è possibile quello che mi stai dicendo”. Mio padre mi rispose: “apri il cassetto del comò, dove ci sono le foto di famiglia, lì troverai una foto di tua madre con un vestito color panna con tante piccolissime paillettes blu. Dietro la foto, leggerai la dedica che tua madre mi scrisse”. Poi sparì.



Il giorno successivo, raccontai tutto a mia sorella che non volle credermi. La notte del 4 marzo, fu lei a sognare mio padre. Lo sognò, esattamente come l’avevo sognato io, ma un po’ arrabbiato con lei perché non mi aveva creduto. Così nel pomeriggio, mia sorella ed io cercammo la foto indicatomi da mio padre e con grande sorpresa la trovammo. Dietro c’era la dedica. Mia madre indossava veramente un vestito color panna con piccolissime paillettes blu. Ci vennero i brividi, ma a me ancor di più, perché pensai che se il sogno era vero, avrei preso gli arretrati.



Ebbene, venerdì 3 aprile, alle sei del mattino mi sono collegata con la mia banca online, e realmente c’erano gli arretrati della pensione. Sono andata al cimitero, ho messo delle rose bianche sulla tomba dei miei, e guardando la foto di mio padre mi son detta:





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« immagine » La notte del 3 Marzo 2015, ho sognato mio padre, più bello di quanto lo fosse da vivo, con un vestito di lino beige, una camicia marrone e senza cravatta, strano perché lui le cravatte le metteva anche nel pigiama( per rendere l’idea della sua fissazione con le cravatte). Nel sogno m...
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Il cestino stretto al petto….

19 marzo 2015 ore 17:56 segnala


Mi ricordo come fosse ieri, quando avevo quasi tre anni. Troppo piccola per andare all'asilo ma troppo vivace per rimanere in casa. Mia madre non reggeva la mia vivacità, uscivo di casa e correvo con le compagne più grandi per giocare nelle viuzze vicine. Ero bravissima nel gioco delle noccioline, riuscivo con un piccolo tocco del pollice a farle entrare nei piccoli buchi delle strade costruite con di ciottoli di fiume.




Mia madre, trascorreva il tempo ad inseguirmi, e mi portava a casa piangendo. Decise quindi, di mandarmi a pagamento, all'asilo gestito dalle suore, fino alle tre del pomeriggio. Ho frequentato le suore solo per tre mesi, e non ricordo di aver giocato almeno una volta con i compagni. Davo spintoni a chiunque si avvicinasse a me. Stavo per ore ed ore seduta sul gradino di fronte al portone d’ingresso con gli occhi fissi all'orologio e il cestino stretto al petto. Le lancette giravano lentamente e immensa era la mia gioia quando la lancetta piccola si fermava sul 3 e quella grande sul 12.




Allora scattavo, mi alzavo, avvicinavo il corpicino al grande portone e aspettavo con il cuore che mi batteva a mille che qualcuno suonasse il campanello, e quando vedevo il nonno con quelle braccia possenti, e la camicia ancora sudata, perché appena tornato dalla campagna, gli saltavo addosso, lo baciavo ovunque e mi strofinavo sulla sua spalla, mentre felice guardavo fuori….con l’immenso desiderio di tornare a giocare con le noccioline….




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« immagine » Mi ricordo come fosse ieri, quando avevo quasi tre anni. Troppo piccola per andare all'asilo ma troppo vivace per rimanere in casa. Mia madre non reggeva la mia vivacità, uscivo di casa e correvo con le compagne più grandi per giocare nelle viuzze vicine. Ero bravissima nel gioco del...
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…tra le pieghe delle rughe……

08 marzo 2015 ore 19:01 segnala


Ho imparato ad apprezzare le stagioni, perché nonostante le spine e i dolori, mi regalano giorni
di primavera, ho imparato ad accettarmi come sono, fragile come un’ostia, insicura come un bimbo che traballa quando percorre i primi passi, ho imparato ad accettare le mie rughe, a guardare ai miei anni senza paura della fine.





Ho imparato a vivere accettando le pene di ogni giorno, la solitudine, lo sconforto. Ho imparato a non dire “io” ma “noi”. Ho imparato ad amare il sole, la luna le stelle perché lì brillano gli affetti delle persone a me care. Ho imparato a vivere di emozioni, a piangere senza trattenere le lacrime, ho imparato ad amare il Prossimo, perché la mia vita senza gli altri è un deserto,dove senza acqua non c’è vita.





Ho imparato a sperare, ad accettare ingratitudini e dinieghi. Ho imparato a volare in alto, perché dai cieli azzurri, tutto sembra più piccolo e la banalità degli uomini si nasconde tra le pieghe delle rughe……







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« immagine » Ho imparato ad apprezzare le stagioni, perché nonostante le spine e i dolori, mi regalano giorni di primavera, ho imparato ad accettarmi come sono, fragile come un’ostia, insicura come un bimbo che traballa quando percorre i primi passi, ho imparato ad accettare le mie rughe, a gua...
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forse a qualcuno non funziona la tastiera…..

03 marzo 2015 ore 13:24 segnala


Da parecchi mesi mi pongo una domanda, alla quale però, da sola non sono riuscita a darmi una risposta. E’ un quid che mi assilla e pertanto scrivo, nella speranza di avere risposte esaustive. Tutti sentiamo il bisogno di scrivere, di esternare: sentimenti, emozioni, esperienze di vita, malesseri, gioia, tristezza, delusione.






Mi sembra ovvio che chi scrive, oltre a scrivere per se stesso, attenda un commento! Chi non prova contentezza quando riceve una notifica? Nessuno credo. Perché allora scriviamo nei nostri blog, sperando che qualcuno ci risponda, e non scriviamo in quelli degli amici? O magari scrivere, in un blog dove non siamo mai entrati ma che ci attira per la tematica interessante?




Le lamentele a tal proposito, sono all’ordine del giorno, molti si sono ritirati, lasciando i blog fermi a mesi fa, addirittura qualcuno non scrive da anni, però visita i blog, senza mettere un “mi piace”, uno smile, una semplice frase, che tanto piacere farebbe a chi scrive. Questo per me è un dilemma.



Suppongo, che in merito a quanto scritto, siate in grado di darmi una risposta. Vogliamo o no innaffiare queste piante? Se “NO” è la risposta, perché? Grazie a chi mi legge e a chi saprà darmi una risposta convincente.



Dimenticavo un’altra cosa che reputo altrettanto importante; quando un post rimane fermo per qualche tempo, come mai nessuno entra per lasciare un saluto, per augurare un buon giorno, una buona serata, una buona domenica, forse a qualcuno non funziona la tastiera, non c’è altra spiegazione, oppure devo pensare che dei nostri preferiti, ai quali scriviamo da anni, non ce ne frega una mazza? Scusate ma quando c’è vo c’è vo…..



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« immagine » Da parecchi mesi mi pongo una domanda, alla quale però, da sola non sono riuscita a darmi una risposta. E’ un quid che mi assilla e pertanto scrivo, nella speranza di avere risposte esaustive. Tutti sentiamo il bisogno di scrivere, di esternare: sentimenti, emozioni, esperienze di vi...
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