LUI DETTAVA…IO SCRIVEVO…

17 novembre 2014 ore 20:19 segnala


L’amore ha
un solo nome.
Non è ricco
ma arricchisce
chi lo riceve.
L’amore
non ha sesso,
non ha età,
l’amore
non ha
ceto sociale
poiché appartiene
a qualsiasi rango.
L’amore è sincero,
non mente mai,
non è iracondo
ama la quiete.



L’amore non ha
fame è sazio,
non ha sete
ma innaffia,
non guarda
perché è cieco,
non fa rumore,
poiché vive
di silenzi.

L’amore
non è razzista,
non discrimina,
l’amore
è gentile
elegante,
riservato.




L’amore
è serio
non gioca,
non sparla.
L’amore
s’annida
nell’anima
che ha
compreso
ciò che io
ho scritto
mentre
lui dettava....






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« immagine » L’amore ha un solo nome. Non è ricco ma arricchisce chi lo riceve. L’amore non ha sesso, non ha età, l’amore non ha ceto sociale poiché appartiene a qualsiasi rango. L’amore è sincero, non mente mai, non è iracondo ama la quiete. « immagine » L’amore non ha fame è sazio, non...
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LA GENTILEZZA NON SI PAGA….

12 novembre 2014 ore 13:57 segnala




Venerdì scorso, di pomeriggio nel mio paese diluviava! Era da barricarsi in casa e trovare qualcosa da fare per impegnare il tempo. Non si poteva mettere il naso fuori perché c’era un tempo da lupi. Io che per pigrizia non esco mai a far la spesa, avevo il frigo vuoto, né pane, né acqua, né altro da mangiare. Così da incosciente, sono uscita a far la spesa.



Quando sono ritornata a casa non c’era posto per parcheggiare, poiché la gente chiusa in casa non usciva e le macchine erano ferme al loro posto. Così posteggiai la macchina lontano da casa mia, e scesi con tanti sacchi della spesa che pesavano parecchio.



Per la strada mi sono fermata parecchie volte, avevo le braccia stanche. All'improvviso, un ragazzo giovanissimo con un salto velocissimo si accostò a me e mi disse: ”Signora mi dia le borse che gliele porto io”. Così mi accompagnò fino a casa, depose le borse della spesa nell'ingresso e poi mentre stava per andare via, lo fermai prendendolo per un braccio, presi il portafoglio, volevo dagli qualcosa per la sua gentilezza. Ma lui lesto mi disse:” Signora la gentilezza non si paga, ho fatto solo il mio dovere”. In un attimo sparì.



E’ vero che i giovani di oggi sono menefreghisti, rispondono male ai genitori, fanno diventare i capelli bianchi agli insegnanti, pretendono e non danno e son convinti che tutto è dovuto, ma è anche vero che ci sono giovani ben educati, sensibili, rispettosi, rari in quest’epoca, ma che fanno sperare in un futuro migliore, poiché il futuro è nelle loro mani. Ed anche se ero bagnata fradicia, alla fine mi son detta che era valsa la pena di uscire anche se fuori diluviava….





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« immagine » « immagine » Venerdì scorso, di pomeriggio nel mio paese diluviava! Era da barricarsi in casa e trovare qualcosa da fare per impegnare il tempo. Non si poteva mettere il naso fuori perché c’era un tempo da lupi. Io che per pigrizia non esco mai a far la spesa, avevo il frigo vuoto...
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UNA SCENATA DI GELOSIA….

05 novembre 2014 ore 12:00 segnala



Mio padre era un bell'uomo, magro, con il volto zigomatico, pelle chiara e colorita, sempre ben vestito, la sua passione erano i profumi forti e firmati. Non era affatto geloso, anzi era contento quando qualcuno si complimentava con lui perché aveva accanto come moglie, una bella bruna. Mia madre al contrario era gelosa anche se non aveva nessun motivo di esserlo. Mio padre era molto corteggiato ma lui non guardava nessuna, era innamoratissimo di mia madre.



Un giorno, una sua collega di lavoro, non bella ma seducente, ma che mio padre teneva con le dovute distante, gli corse dietro ma per ironia della sorte, nella corsa per raggiungere mio padre, il tacco della scarpa le si infilò dentro una spelonca.



Gentilmente mio padre si fermò per aiutarla ma ahimè io e mia madre dovendo andare a casa, prendemmo la solita scorciatoia ma manco a farlo apposta, incontrammo mio padre e vedemmo tutta la scena. Io mi ammazzavo dalle risate mentre mia madre che era mora, era diventata cianotica. Ignorò la donna e guardò con lo sguardo da lince mio padre. Arrivammo a casa e mio padre con molta finezza ma soprattutto con la coscienza a posto, spiegò a mia madre l’accaduto. Non ci fu verso di convincerla, così disse a mio padre che se non andava via di casa lui, sarebbe andata via lei.




Noi figlie cercammo di calmare le acque ma non ci fu potenza umana di farle cambiare idea. Così mio padre, preparò il borsone e se ne andò nella casa di villeggiatura. Passavano i giorni e mio padre mandava mazzi di rose a mia madre per farle capire quanto l’amava. Le rose venivano puntualmente cestinate. Quando mia madre si convinse che non c’era mai stato nulla di reale tra mio padre e quella donna? Quando la collega di mio padre l’affrontò dicendole che da anni tentava di avere una relazione con mio padre e che lui l’aveva sempre allontanata un modo duro ma soprattutto confidandole quanto amava sua moglie.



La sincerità di quella donna, piegò mia madre che andò a riprendersi mio padre dicendogli:” torna a casa che le tue figlie soffrono”. Mio padre le disse:” Paola non è che sei gelosa”? “Io”?, rispose mia madre? “Ma stai scherzando Silvio? Se ti ho mandato via da casa è stato solo per l’occhio sociale! Gelosa io? Ma quando mai”…e sorrise con sarcasmo per non dargli sazio…





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« immagine » Mio padre era un bell'uomo, magro, con il volto zigomatico, pelle chiara e colorita, sempre ben vestito, la sua passione erano i profumi forti e firmati. Non era affatto geloso, anzi era contento quando qualcuno si complimentava con lui perché aveva accanto come moglie, una bella br...
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…..ANCHE QUANDO LA MUSICA FINÌ……

30 ottobre 2014 ore 20:51 segnala


Il 2 Ottobre ricorre la festa dei nonni. Cosa strana,il sindaco del mio Paese ha organizzato una grande festa. Ha contattato un cantante siciliano per allietare la serata. C’era una marea di gente che ascoltava la musica degli anni’30 e’50. Molti cantavano, alcuni ballavano, altri guardavano le bancarelle. Due vecchietti però mi hanno colpito. Seduti vicini vicini



su una panchina di ferro, avevano in mano un cartoccio di caldarroste. Lui le offriva a lei e lei voleva che le mangiasse lui. Lui la guardava estasiato e lei sorrideva timidamente. Lui non staccava il braccio dalla spalla di lei e lei si appoggiava alla spalla di lui



si accorsero che li guardavo insistentemente e mi fecero cenno di avvicinarmi. Mi offrirono le castagne, poi m’invitarono a sedermi accanto a loro. “Vi invidio” gli dissi, “dopo tanti anni, siete ancora innamorati come il primo giorno”. I due anziani sorrisero, si abbracciarono, si scusarono con me….poi si alzarono per ballare “Parlami d’amore Mariù”. Io li guardai con un nodo alla gola, ero commossa per il tanto amore ma loro incuranti di tutto e tutti continuarono a ballare anche quando la musica finì.








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« immagine » Il 2 Ottobre ricorre la festa dei nonni. Cosa strana, il sindaco del mio Paese ha organizzato una grande festa. Ha contattato un cantante siciliano per allietare la serata. C’era una marea di gente che ascoltava la musica degli anni ’30 e’50, molti cantavano, alcuni ballavano, altri ...
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….C’È PITTURA FRESCA C’È…..

27 ottobre 2014 ore 12:22 segnala





All’Istituto Magistrale di una volta, oggi Liceo Pedagogico, c’era un mio professore di chimica che soleva ripetere le frasi due volte.” Chiudi la porta chiudi, vieni in cattedra vieni, vai al posto vai, scrivete la formula scrivete” e così via. Non avete idea delle risate che ci facevamo, era lo zimbello della scuola. Io che all’epoca ero peggio di Pierino, quando lui non c’era, parlavo come lui e in classe succedeva un putiferio.



Un giorno la Preside fece girare per le classi una circolare dove c’era scritto che dal giorno successivo sarebbe venuto un imbianchino, per un restauro dei muri e delle porte e quindi di stare attenti a non sporcarsi. Con la massima spontaneità, cosa feci? Presi un cartellone bianco e vi scrissi” Domani, c’è pittura fresca c’è” e lo attaccai sopra la porta.




Arrivò quindi il professore di chimica, lesse lo scritto e infuriato come una belva mi disse:” Vai dalla Preside vai”. Sapeva ovviamente che ero stata io. Così la Preside mi disse:” Cosa hai fatto stavolta”? “ Nulla Preside, ho scritto su un cartellone c’è pittura fresca c’è, volendo far ridere i compagni e scherzare con il prof”. La Preside fingendo d’esser seria, mi disse:” Ma sempre tu sei, vai in classe vai”….





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« immagine » All’Istituto Magistrale di una volta, oggi Liceo Pedagogico, c’era un mio professore di chimica che soleva ripetere le frasi due volte.” Chiudi la porta chiudi, vieni in cattedra vieni, vai al posto vai, scrivete la formula scrivete” e così via. Non avete idea delle risate che ci fac...
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….. PERCHE’ NON HA VOLUTO PAGARE IL PIZZO….

22 ottobre 2014 ore 13:15 segnala


Dedico questo post,ad una giovane commerciante che l’altra sera,nel mio paese,è stata picchiata a sangue da un malavitoso perché non voleva pagare il pizzo.




Quante azioni compiono le nostre mani!
Mani che lavorano a casa, in ufficio,
mani d’agricoltore che profumano di terra,
mani che scrivono poesie, sentimenti, emozioni,
mani che pregano,




mani che accarezzano,mani che asciugano la fronte di un malato,
mani che coprono un bimbo appena nato,
mani che chiedono l’elemosina




Ma ci sono mani che taglierei…
mani che sculacciano,
che schiaffeggiano,
mani che chiudono la porta in faccia,
mani che stuprano le giovani donne,




mani che spintonano pur di farsi largo,
mani insanguinate che uccidono gli onesti…
Ecco… queste mani io le mutilerei.






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« immagine » Dedico questo post,ad una giovane commerciante che l’altra sera, nel mio paese, è stata picchiata a sangue da un malavitoso perché non voleva pagare il pizzo. « immagine » Quante azioni compiono le nostre mani! Mani che lavorano a casa, in ufficio, mani d’agricoltore che lavora...
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IL VENDITORE DI PALLONCINI

18 ottobre 2014 ore 18:34 segnala



Parecchi anni fa, un uomo vendeva palloncini per le strade di New York.
Quando gli affari erano un po’ fiacchi, faceva volare in aria un palloncino.
Mentre volteggiava in aria,si radunava una nuova folla di acquirenti e le vendite riprendevano per qualche minuto. Alternava i colori,sciogliendone prima uno bianco, poi uno rosso e uno giallo.





Dopo un po’un ragazzino afroamericano gli dette uno strattone alla manica della giacca,lo guardò negli occhi e gli fece una domanda acuta:"Signore,se lasciasse andare un palloncino nero,salirebbe in alto?"Il venditore di palloncini guardò il ragazzo e con saggezza e comprensione gli disse:"Figliolo,è quello che è dentro i palloncini che li fa salire".





Se fossi più giovane, se fossi più ricco, se fossi un uomo, se fossi più bello…" Come il bambino della storia molte persone spesso non pensano che il successo dipenda da ciò che hanno dentro ma solo da fattori puramente esteriori. Ciascuno di noi ha enormi potenzialità che nella maggior parte dei casi non solo non vengono espresse, ma neppure vengono esplorate. Ecco perché molte persone vivono tutta la propria vita come quei palloncini che restano appesi ad un’asta finché non si sgonfiano. E tutto perché non hanno trovato il tempo, o forse il coraggio di guardarsi veramente dentro e sprigionare la propria energia.

Dal web




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« immagine » Parecchi anni fa, un uomo vendeva palloncini per le strade di New York. Quando gli affari erano un po’ fiacchi, faceva volare in aria un palloncino. Mentre volteggiava in aria,si radunava una nuova folla di acquirenti e le vendite riprendevano per qualche minuto. Alternava i colori...
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L’UCCELLINO SUL DAVANZALE DELLA FINESTRA…

15 ottobre 2014 ore 12:32 segnala


Mio padre quando era in vita, era innamoratissimo di mia madre, mia madre ad onor del vero, lo era di meno rispetto a lui, ma guai a chi parlava male di mio padre, guai a noi figlie se per caso ci lamentavamo del suo carattere. Qualche pomeriggio fa, io e mia sorella siamo andate nella casa di campagna per togliere la biancheria che era riposta dentro una cassapanca all'ingresso della casa. In quella cassapanca c’erano tutti i vecchi vestiti di mio padre.



Mia sorella ed io, prima di metterli via, abbiamo guardato dentro le tasche dei pantaloni e delle giacche. Ebbene in una tasca abbiamo trovato un foglietto ormai ingiallito dove c’era scritto:” Stanotte ho sognato Paola, mi ha detto che non vuole vedermi triste ma al contrario desidera che io sorrida di più alle mie figlie e ai miei nipoti. Le ho detto ma come faccio a sapere che non sto sognando?Che veramente sei tu che mi parli Paola?Ed ella mi ha risposto:“Hai presente quell’’uccellino al quale dai sempre le briciole di pane che metti sul davanzale della finestra? Lo sappiamo solo noi due, tu ed io, nessun altro.Come vedi ti sono vicina sempre anche nel sogno”.




Francesca,mia sorella, tutti i giorni prima di andare a scuola,si reca nella casa di campagna, sperando di vedere l’uccellino,ma non lo vede e si dispera.Le ho detto:“Francesca, quell'uccellino che papà vedeva tutti i giorni e al quale dava le briciole di pane, era solo un modo perché papà credesse che la mamma non era solo un sogno ma che da lassù lo guardava e s’intristiva nel vederlo così triste per la sua scomparsa”....





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« immagine » Mio padre quando era in vita, era innamoratissimo di mia madre, mia madre ad onor del vero, lo era di meno rispetto a lui, ma guai a chi parlava male di mio padre, guai a noi figlie se per caso ci lamentavamo del suo carattere. Qualche pomeriggio fa, io e mia sorella siamo andate nel...
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LE PERSONE CONTANO, NON LE COSE…..

10 ottobre 2014 ore 11:03 segnala


Una giovane donna tornava a casa dal lavoro in automobile. Guidava con molta attenzione perché l'auto che stava usando era nuova fiammante, ritirata il giorno prima dal concessionario e comprata con i risparmi soprattutto del marito che aveva fatto parecchie rinunce per poter acquistare quel modello.



Ad un incrocio particolarmente affollato, la donna ebbe un attimo di indecisione e con il parafango andò ad urtare il paraurti di un'altra macchina. La giovane donna scoppiò in lacrime. Come avrebbe potuto spiegare il danno al marito? Il conducente dell'altra auto fu comprensivo, ma spiegò che dovevano scambiarsi il numero della patente e i dati del libretto.




La donna cercò i documenti in una grande busta di plastica marrone. Cadde fuori un pezzo di carta. In una decisa calligrafia maschile vi erano queste parole: "In caso di incidente..., ricorda, tesoro, io amo te, non la macchina!".




"Lo dovremmo ricordare tutti, sempre. Le persone contano, non le cose. Quanto facciamo per le cose, le macchine, le case, l'organizzazione, l'efficienza materiale! Se dedicassimo lo stesso tempo e la stessa attenzione alle persone, il mondo sarebbe diverso. Dovremmo ritrovare il tempo per ascoltare, guardarsi negli occhi, piangere insieme, incoraggiar[si, ridere, passeggiare...




Ed è solo questo che porteremo con noi davanti a Dio.
Noi e la nostra capacità d'amare. Non le cose, neanche i vestiti, neanche questo corpo..."




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« immagine » Una giovane donna tornava a casa dal lavoro in automobile. Guidava con molta attenzione perché l'auto che stava usando era nuova fiammante, ritirata il giorno prima dal concessionario e comprata con i risparmi soprattutto del marito che aveva fatto parecchie rinunce per poter acquist...
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” VUOI.., VUOI CHE TI ABBRACCI”?....

08 ottobre 2014 ore 09:59 segnala


Gessica,alunna di un mio ex collega, era di pessimo umore. Aveva tutte le sue spine fuori, proprio come un porcospino tormentato da un cane. Troppi compiti a casa, troppe interrogazioni,troppo tutto…ecco!La madre le ripeteva la solita predica,con ragionamenti,spiegazioni e raccomandazioni.



Gessica si fece ancora più scura. Poi guardò la madre dritta negli occhi e disse: “Mamma, sono stanca e stufa delle tue prediche. Perché invece non mi prendi tra le tue braccia e mi tieni stretta? Nessun consiglio potrà mai farmi altrettanto bene!”.




La madre rimase a bocca aperta. Gli occhi della figlia imploravano un abbraccio. Con la voce rotta dalla voglia di piangere, disse: ” Vuoi.., vuoi che ti abbracci? Ma lo sai che anch’io… anch’io voglio che tu mi abbracci ?”. Accolse la figlia nelle braccia aperte e la strinse a sé, come fosse ancora una bimba piccola.




Chiunque, non importa l’età (anche a settant’anni), ha bisogno del conforto di un abbraccio, di essere tenuto stretto, di un’espressione concreta d’amore. Spesso diventiamo troppo riservati, troppo timidi per mostrare i nostri veri sentimenti. E allora li nascondiamo dietro una maschera fredda e severa, per la paura di lasciar intravedere la nostra vulnerabilità a coloro che amiamo.





Ma è solo il calore umano che ci può salvare dal grande freddo di quest’epoca.






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« immagine » Gessica, alunna di un mio ex collega, era di pessimo umore. Aveva tutte le sue spine fuori , proprio come un porcospino tormentato da un cane. Troppi compiti a casa, troppe interrogazioni, troppo tutto… ecco! La madre le ripeteva la solita predica, con ragionamenti, spiegazioni e rac...
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