Una giovane sacerdotessa

26 agosto 2020 ore 20:55 segnala
Una giovane drow prima sacerdotessa di Lolth che non ha accettato le crudeli scelte sacrificali di Lolth. Dopo decenni di sacrifici di elfi, nani, gnomi, umani e ogni alto genere di creatura intelligente. Nessuno fu risparmiato. Vittime legate e resa impotenti mentre piangevano e supplicavano fino all'ultimo, quando veniva loro estirpato il cuore da vivi. E' durante l'ennesima cerimonia per il nuovo anno che ha un tentennamento di fronte al neonato di un casato rivale decaduto. Doveva strappargli il cuore prima ancora che la vittima avesse consapevolezza di esistere. Un sacrificio richiesto che non avrebbe reso la dea più potente ma solo nutrito il suo egocentrismo. La dimostrazione che delle giovani drow potevano uccidere dei neonati loro simili solo per compiacerla.
Un dubbio di un attimo, in cui ci si domanda se sia davvero giusto servire i capricci di una tanto folle divinità. Il pugnale che cade a terra. Il rifiuto di violentare ancora quella voce interiore che implora di smetterla. Lolth non avrà questa vittima, fosse anche la vita il prezzo da pagare per questa scelta. Perché decenni al suo servizio hanno eroso qualunque desiderio di vivere, in quanto non c'è felicità alcuna tra le sue mani.
Seguono torture, punizioni e membri del suo stesso casato condannati a essere sacrificati, perché il peccato di uno ricade su tutta la famiglia. Non importa più neanche questo.
Non c'è morte per la giovane sacerdotessa, non prima di aver assistito al sacrificio di tutti i suoi familiari che le imploravano di fare ammenda, di chiedere perdono. Su questo si basa l'adorazione di Lolth: la folle paura di morire o peggio. Prima le preghiere, poi gli insulti, infine le maledizioni di tutti, inclusa sua madre mentre moriva con una sacerdotessa che le apriva il petto. Più volte fu sul punto di cedere, ma resistette.
Infine vide quello stesso neonato che aveva cercato di salvare essere comunque sacrificato.
Fu allora che commise l'ultimo peccato, il più grande di tutti. Non l'odio verso la divinità folle, che l'avrebbe nutrita, ma la compassione. Lolth è quello che è. Non è una sua scelta la follia ne i capricci. La sacerdotessa prova pietà per quella dea dall'animo corroso ignorando le minacce e gli orrori che questo sentimento le garantiranno. Nessuno si era mai azzardato a offendere Lolth così tanto come provare pietà nei suoi riguardi.
Il suo corpo viene deformato nelle fattezze di un mezzo ragno, in un drider e viene rinchiusa in mezzo ad altri suoi simili, che delle carni dei sacrificati si nutrono, inclusi quelli che erano suoi parenti. Incluso il neonato.
Succede qualcosa. Sembra un terremoto. dalla sua cella ode grida, ordini urlati. Forse è qualcosa di più. Un attacco di qualcuna delle tante razze in perenne guerra con i drow. Gli altri drider a loro volta cercano di discernere tra le grida qualcosa che possa fargli meglio comprendere cosa succede.
Arriva una sacerdotessa alla cella: "reietti, siamo sotto attacco e stiamo per capitolare. Se aiuterete a respingere gli invasori avrete il perdono di Lolth nella sua benevolenza. Se non aiuterete, noi moriremo e così voi, poco dopo. Non è una scelta difficile."
Le celle si aprono e i reietti si muovono, ancora illusi di poter tornare a essere quello che erano.
La giovane sacerdotessa è l'ultima ad uscire, lentamente, sulle sue nuove zampe da ragno.
Non difenderà questa città degli orrori. E si muove per andare via, forse verso una morte rapida, forse verso qualcos'altro Non importa.
Così guadagna l'uscita in tunnel di cui non conosceva l'esistenza. Non fa caso a quanto sia strano che in una battaglia la sua strada sia tanto sgombra di pericoli. Si muove quasi per inerzia per ore, forse giorni, finché non vede una luce. La segue ed esce dal tunnel, all'aperto, sotto un cielo stellato, al chiarore della luna.
"Ora sei nuda, sia nel corpo che nell'anima, ma non aver timore. Hai dato prova del tuo spirito e ora non ci sono più ne corde ne catene a legarti Non pretendo la tua devozione, ma se vorrai seguire i miei passi cercherò di proteggerti"
"Chi sei? Non ti vedo"
"Io sono Eilistraee. Sono la protettrice di coloro che hanno una coscienza che neanche la Regina dei Ragni può soffocare".
La giovane sacerdotessa si sveglia. La luce la abbaglia. Non aveva mai visto una luce così forte da causarle dolore agli occhi, costringendola a chiuderli. Quello deve essere il leggendario sole tanto temuto in tutte le leggende drow che riguardano la superficie. Fa male agli occhi guardarlo, ma la sua carezza sul viso è piacevole. Rimane li, diversi minuti, sollevando il viso sorpresa da quella nuova e piacevole sensazione, inconsapevole di tutto, sentendo la pelle scaldata da quella luce.
Lentamente prova ad aprire gli occhi, ponendo una mano a loro protezione. E la vede. Dura, nera, chitinosa con le dita rese artigli e i polpastrelli densi di peluria.
Passa qualche secondo prima che ricordi dove si trova e perché è li. Mentre i ricordi si susseguono come un brutto sogno.
Prova ad alzarsi sulle sue nuove zampe doloranti, poi il suo sguardo corre su quel nuovo mondo traboccante di luce e colori, pregno di odori che non aveva mai percepito in vita sua. Sopra tutto quel cielo infinito, azzurro, che le dava vertigini e la paura di cadere.
Guardando intorno si trova all'imboccatura di una caverna, la stessa probabilmente dalla quale è uscita. Deve essersi addormentata dopo aver udito quella voce. Ma era davvero Eilistraee o lo aveva sognato? O forse era l'ennesimo inganno della Regina dei Ragni per darle una speranza da poter distruggere?
Ancora abbagliata, in lontananza vede uno strano animale dal manto bruno, con quelle che sembrano corna ramificate sul capo, che stava brucando qualcosa su quello strano terreno peloso e verde. La fame si fa sentire e un'istinto che non sapeva di avere le suggerisce di scalare una di quelle strane piante che abbondano in questo luogo e raggiungerlo dall'alto senza farsi percepire, così da coglierlo di sorpresa.
Muove qualche passo per poi fermarsi. Per la prima volta può decidere liberamente di non uccidere pagando solo con un po' di fame quest'atto. Poteva non uccidere...
In quel momento affiorò il ricordo di sua madre che la malediva mentre veniva sacrificata, così come tutta la sua famiglia. Ora era da sola in un mondo che non conosceva, in una forma che probabilmente gli abitanti avrebbero giudicato se non mostruosa, sicuramente pericolosa, senza alcuna esperienza su come sopravvivere.
La morte era certa e si sarebbe presentata di li a breve, minuti, al massimo qualche ora. Però adesso era libera di non uccidere.
Chiuse gli occhi e tornò a sentire la carezza del sole sulla pelle.
Lentamente, quasi languida, comincia a muoversi per esplorare quel nuovo mondo di luce. Muove qualche passo su quella peluria verde che copre il terreno. Incuriosita si abbassa per sfiorarla. E' qualcosa di vivo, una pianta probabilmente. Tutto qui trabocca di vita, ogni cosa intorno a lei sembra essere viva.
Cammina leggera, cercando di non offendere la terra che la ospita, sfiorando il manto erboso, gli arbusti. Tutti i suoi sensi sono sovraccarichi da decine di nuove sensazioni. Solo il gusto rimane senza, insoddisfatto. Con un dito sfiora il tronco legnoso di una grande pianta li vicino, su un liquido marroncino dorato che cola, per poi portarlo al viso. Ha un odore molto forte, strano ma non sgradevole. Le dita sfiorano le labbra. Le ricorda il sapore che hanno alcuni funghi giganti del sottosuolo durante la maturazione, ma questo è molto più intenso.
A un tratto si accorge di un dolore che arriva dal fianco. Si volta e nello stesso tempo cerca di raggiungere l'origine del dolore con la mano, per trovare una freccia conficcata nel carapace.
Confusa, muove qualche passo incerto di fianco, per sentire un'altra freccia conficcarsi. A quel punto sente il suo corpo accasciarsi. Alza lo sguardo per cercare l'origine di quelle frecce senza trovarla.
E' finita, ma felice di essere stata libera anche solo per qualche ora e vivere in quel mondo narrato in modo così spaventoso nelle storie del sottosuolo, che aveva scoperto essere in realtà così splendido.
Vicino a lei c'è una pianta bassa con le estremità rosse e bianche, che emana un fortissimo profumo. Allunga una mano per sfiorare una di quelle estremità e portarla al viso.
Un'altra freccia. Le tenebre calano sui suoi occhi
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Una giovane drow prima sacerdotessa di Lolth che non ha accettato le crudeli scelte sacrificali di Lolth. Dopo decenni di sacrifici di elfi, nani, gnomi, umani e ogni alto genere di creatura intelligente legata e resa impotente, mentre piangevano e supplicavano fino all'ultimo atto in cui veniva...
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26/08/2020 20:55:54
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