Vuoto

29 giugno 2022 ore 13:26 segnala


Ci sono giorni , in cui un angosciante sensazione di vuoto ti afferra la parte alta dello sterno , come se ti avessero fatto un bel buco esattamente lì con il divieto assoluto di poterlo riempire con qualsiasi cosa .
Sono i giorni in cui non sai cosa c'è , i giorni in cui non sai di cosa hai bisogno , giorni in cui niente ti sembra utile e tutto diventa indispensabile per cercare di sentirsi meglio , di non sentirsi ancora così .
Oggi è uno di quei giorni , e non faccio altro che guardare nervosamente l'orario sul cellulare, tirando verso me i minuti e le ore, così che venga in fretta domani e si porti con se questa orrenda sensazione.
Non ho voglia di sentirmi così ancora .

Ricordo un tempo

29 giugno 2022 ore 08:26 segnala


Ricordo un tempo in cui sognavo da sveglio
un tempo in cui ci fu un biglietto nascosto in fretta nella tasca posteriore dei pantaloni, ed un angolo in cui scoprire un sentimento strano.
Un tempo fatto di un sapore rubato, un bacio a sorpresa mentre gli altri andavano,
un tempo fatto di un nascondino che non era un gioco,
e mani lanciate sui sedili posteriori a cercare un'altra mano.
C'è stato un tempo fatto di lunghissime telefonate,
un tempo in cui si scriveva con mano emozionata,
ed avevo voglia di rileggerti senza sosta,
un tempo di coperte nervose ed occhi insonni mentre non sapevo dov'eri,
un tempo in cui una piccola ampolla blu nascondeva una forza misteriosa,
e con lei giacevano mille sogni di un domani insieme.
C'è stato un tempo fatto di porte chiuse per la fretta e di un palloncino volato in un anfibio, e fragorose risate di imbarazzi bellissimi,
un tempo in cui si ballava facendo l'amore e si faceva l'amore mentre ballavamo,
un tempo fatto di giardini pubblici sotto una pioggia sottile e complice.
C'è stato un tempo in cui cavalieri da gli occhi azzurri,
portarono via la " cimpripessa " ad un cavaliere senza colore e senza coraggio,
un tempo fatto di sgomento e di dolore,
un tempo fatto di abbandono e di paura,
un tempo che ha cancellato tutto colorandosi di rassegnazione.
Ricordo un tempo fatto di rabbia e di piacere del dolore,
per scoprire che non sarebbe mai servito a cicatrizzare,
un tempo fatto di mille giorni bui che ne attendevano uno luminoso,
un giorno che inevitabilmente arriva, ed è da li che ricominci a vivere.
Ricordo un tempo molto tempo fà,
ma è un ricordo, è un emozione, è un sentimento, è una parte di me,
ed oggi, sono quel che sono anche grazie a quel tempo.
Ricordo un tempo,
ed oggi un altro tempo c'è.

Ad anima nuda

28 giugno 2022 ore 14:50 segnala


vorrei mi parlassi ancora di te,
perché ti ho vista mutare,
ma come tu dici spesso, non mi basta,
ma non per egoismo, è per desiderio,
per voler conoscerti in ogni tuo segreto,
in ogni tuo pensiero,
io parlo con te, come non ho mai fatto prima,
come un libro che non ha copertina,
incapace di chiudersi,
perchè voglio che tu sappia di me.
Così mi spoglio di tutto,
ed è, una nudità dell'anima,
e mi piace esserlo d'avanti a te,
così nascono le poesie, figlie di una musa che ti ispira,
scrivendo ad anima nuda.
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« immagine » vorrei mi parlassi ancora di te, perché ti ho vista mutare, ma come tu dici spesso, non mi basta, ma non per egoismo, è per desiderio, per voler conoscerti in ogni tuo segreto, in ogni tuo pensiero, io parlo con te, come non ho mai fatto prima, come un libro che non ha copertina, inc...
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Uno strano destino

28 giugno 2022 ore 08:13 segnala


Sara scende i gradini della metro, lo fa in fretta, perchè chi non lo fa a Milano?
è un pò come uno sport l'accelerare sui gradini della metro, quasi fosse impossibile astenersi da quel rituale, arriva incolume in fondo alla scalinata e girando l'angolo si sente afferrare la mano, trasale spaventata, solleva la testa e vede una vecchia zingara, che come se fosse la cosa più scontata del mondo comincia a ruminare pensieri nemmeno stesse leggendo il soleventiquattrore.
Da spaventata a divertita ci vuole un attimo, così decide di lasciarla fare e attende, comincia a pensare alla cifra idonea da regalare alla vecchina ed anche questo la diverte un pò, poi il silenzio si rompe, Sara smette completamente di sorridere a quel gioco divertente, le dice il suo nome, la sua data di nascita, si sofferma su gli eventi cruciali della sua giovane esistenza, mentre la sua mano comincia a tremare, ha gli occhi sbarrati e vorrebbe ritrarla, ma la presa della zingara è ancora più forte e decisa, le dice che c'è un amore, un amore travolgente nella sua vita, ma che non è ancora sbocciato, qualcosa che le cambierà il destino e le donerà una famiglia, se non fosse per le prime informazioni questo risuonerebbe come scontato ed adulatorio, ma poi fa un nome, Marco, le dice che è questo il nome dell'uomo che la renderà felice, poi la vecchina sembra uscire da uno stato di trans ed allenta la presa, Sara approfitta del momento e dimentica la piccola mancia da lasciare alla zingara e fugge via.
Marco è un mese che le chiede insistentemente di uscire, è un ragazzo carino ma lei non sente quell'attrazione, che ti prende lo stomaco quando riconosci qualcuno che può essere importante per te, ma la zingara l'ha sconvolta, il cellulare squilla, guarda lo schermo, dice Marco, sprofonda ancora più giù nella propria incredulità, risponde impacciandosi con i tasti poi dice pronto, " ciao, volevi darmi il buon giorno, che carino, si si tutto bene, sto bene, si va bene questa sera per le 21.00 , sui navigli ok, ciao. "
Marco chiude il telefono, svolta l'angolo della metro e mette la mano al portafogli,
tira fuori 50 euro e le porge alla zingara sorridendole.

L'importanza del gioco

27 giugno 2022 ore 11:41 segnala


Carlo siede al tavolo della cucina, guarda Claudia che di spalle prepara il pranzo, il suo sedere fa a gara con i suoi fianchi in larghezza, gli anni l' hanno sformata, ovviamente questo è accaduto anche a lui, ma è fortemente convinto che per l'uomo questo non conti.
Una ruga di tristezza si affaccia sul suo viso, percepisce che è passato molto tempo da quando l'avrebbe presa in quella posizione senza nemmeno pensarci, ora non ritiene di averne la forza, ma più di tutto no ne ha il desiderio.
Carlo passa molte ore in ufficio d'avanti al proprio pc, ogni tanto fa capolino dal monitor, si accerta che non vi sia nessuno in giro, ed apre siti " piccanti " fantasticando su giovani corpi ammiccanti, sente subito il sangue che accelera nel proprio corpo ed una violenta erezione gli ricorda ancora che ha voglia di combattere.
E' anche capitato si toccasse in situazioni come quella, momenti in cui ha avuto la certezza assoluta di essere solo, stupendosi la prima volta di quanto sia stato appagante e piacevole, ritrovandosi scaraventato indietro alla sua pubertà, dopo un inizio di vergogna lo aveva riscoperto gratificante. Il guaio è che questo non ha fatto da catalizzatore del suo desiderio, anzi lo ha inibito ed ora comincia a non sentire più il trasporto per Claudia, la guarda e comincia a notare i suoi difetti, si accorge di quanto lei sia abituata alla sua presenza tanto da non considerarlo più di un ornamento casalingo.
Claudia è contenta della sua vita, ha una bella casa e due splendide ragazze, che ormai hanno intrapreso il loro percorso di vita, camminano con le loro gambe ed ha sofferto il distacco ma sa che è sempre la loro adorata mammina.
Ora che la casa è più vuota ha riscoperto i momenti da condividere con il proprio compagno, ma sente che c'è qualcosa di diverso, lo percepisce da come la guarda, forse lui non se ne rende nemmeno conto, ma quel modo la mette a disagio, la fa sentire inadeguata, Carlo non la tocca da mesi.
Ne parla con una sua cara amica, la convince che è del tutto normale, il desiderio va spegnendosi e la vita è fatta di molte altre cose, non hanno più l'età delle capriole e di certo Carlo non è il tipo che si lancia dall'armadio.
Quelle parole però risultano un vero e proprio schiaffo per la sua femminilità , si è appena fatta la doccia ed ora sta guardando il proprio corpo nudo e bagnato, no, Claudia non è quel corpo che aveva, ed ora si sente cadente ed un po in colpa per essere sfiorita, si accarezza piano tra le gambe ma solo per asciugarsi, poi smette di guardare il proprio corpo attraverso lo specchio, si guarda il viso, e la tristezza che vi legge, mescolata al passare del tempo, ed è quello che la spaventa di più.
Carlo è tornato alle 20, hanno cenato amabilmente ma chi ha parlato di più è in giacca e cravatta e dice il telegiornale, tra 10 minuti c'è la partita e la coppia si divide, lei va in camera da letto e lui si trasforma in "Fantozzi" nel peggiore degli stereotipi maschili.
Claudia ha guardato un film dando ogni tanto peso alle imprecazioni che arrivano dalla cucina per, qualche eventuale gol sbagliato, è comoda nel suo pigiamone " antistupro", Da un occhiata all'orologio, è quasi l'una di notte ma Carlo non è tornato a letto, e dalla cucina arriva solo il bagliore della T.V. , così si alza un po preoccupata, non chiama ad alta voce per un vecchio retaggio, quando le bambine dormivano di là ed urlare era tabù per non interrompere il loro sonno, per un istante pensa che anche l'amore avevano imparato a farlo in silenzio, si sorprende a questo pensiero, e si stupisce di come ci si possa sentire in soggezione a casa propria.
Scende dal letto scalza e va in cucina, il divano è di spalle, e la T.V. puoi scorgerla solo una volta raggiunta la porta, Ed ora ferma lì, sente il marito ansimare sul divano e vede un film particolare scorrere sullo schermo, non dice una parola resta li per qualche secondo ma non guarda più la televisione ed il suo contenuto osceno, la testa del suo uomo oscilla piano mentre si sta masturbando, poi il suo ansimare si fa più forte, Claudia sa bene cosa sta per accadere, è una vita che lo sente succedere su di se, poi silenzio.
Claudia non ha dormito per buona parte della notte, quando Carlo è tornato a letto ha finto di essere in un sonno profondo, ma ha continuato a chiedersi il perchè, perchè suo marito preferisse quella fantasia alla possibilità di toccarla concretamente, si è sentita offesa, delusa, meno donna.
Il mattino passa come tutti quelli che lo hanno preceduto, colazione insieme un bacio di buona giornata e poi lo ha visto andar via, rassetta la tavola ma non smette di pensare a ciò che ha visto, guarda il lettore dvd ed istintivamente lo accende, Carlo ha dimenticato di toglierlo forse perchè era davvero molto tardi e lui non è uno che dorme poco, si siede sul divano e guarda, ma si sente stupida, sono scene di sesso esplicito con una trama totalmente assente, difficile che catturi il suo interesse, ma non è questo che le interessa ora, si sta chiedendo il perchè ed è decisa ad andare sino in fondo.
Più il tempo passa, più si lascia catturare dalle immagini, pensa al suo uomo accanto a lei in quel momento e questo la eccita, sente una sensazione di calore scorrerle nel ventre ed immagina le sue mani su di se ed i loro occhi che guardano altri corpi, ora il calore diventa ancora più intenso, ed un grosso sorriso le riempie il viso.
Sono le 20, Carlo ha una fame da lupi, chiude la macchina e sale la piccola rampa di scale che lo separano dalle sue pantofole, apre la porta, lancia il soprabito e va in cucina, la televisione è accesa e gli si congela il sangue nelle vene, ha dimenticato il dvd nel lettore ed ora sente e vede le stesse cose, il volume è alto e quei gemiti non sembrano portare a nulla di buono, non vede Claudia e si prepara ad una litigata furibonda con annessa paranoia e sensi di colpa, fa due passi in modo da poter guardare oltre la spalliera del divano e vede sua moglie che guarda all'insù, con un enorme sorriso sul volto, vestita solo di un intimo che non ricordava avesse.

I tuoi occhi

26 giugno 2022 ore 16:36 segnala

Quando i tuoi occhi piangono ti scivolano fuori pensieri, quelli schiacciati, compressi dove risiede il dolore, un posto così lontano e così vicino al tuo cuore, da non riuscire a sopportare, da sentirsi così inutili come quando scoppiano pentole a pressione.
Quando i tuoi occhi piangono vince l'amarezza, vince un destino spietato ed un futuro senza tempo, vince l'indifferenza, vince la solitudine di muscoli privi di forza.
Quando i tuoi occhi piangono stilli ricordi che non puoi più fare prigionieri, vogliono andare via, scivolare dalle tue guance per precipitare al suolo, sciogliersi al sole per divenire vapore per tornare su, dove sono nati, e forse un giorno ripioveranno esattamente su di te.
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« immagine » Quando i tuoi occhi piangono ti scivolano fuori pensieri, quelli schiacciati, compressi dove risiede il dolore, un posto così lontano e così vicino al tuo cuore, da non riuscire a sopportare, da sentirsi così inutili come quando scoppiano pentole a pressione. Quando i tuoi occhi piang...
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Amami strega

24 giugno 2022 ore 23:21 segnala

Amami strega,
muovi le tue mani ed ingannami, ho voglia di perdermi,
fammi scivolare nei tuoi occhi ed affascinami,
ho bisogno del tuo scabroso sortilegio, così da illudermi.
Amami strega,
anche se non è vero amore,
che non ho desiderio di preoccuparmene,
io sono già perso, perso come il sentimento che non vedo,
ma ora circuiscimi, così che io mi illuda
consapevole di ritrovarti al mio risveglio.

I tuoi passi

24 giugno 2022 ore 14:50 segnala


Ti ho insegnato un piacere antico,
qualcosa già parte della tua natura,
osservando il tuo corpo e i suoi movimenti,
rubando al mio godere per donare al tuo.
Ti ho vista implodere in un momento di eruzione,
traformando un attimo sublime in uno sciocco torturarsi,
ho studiato il tuo piacere pieno di colpe non tue,
e piano,dolcemente ti ho riportato a te stessa,
ed ora su di me io ti sento esplodere,
e non c'è piacere che valga questa gioia.
Ora tu cammini sola e non ti serve la mia mano,
padrona di te dimentichi quel tempo,
ma io conosco la tua strada e i tuoi passi fatti, sono i miei,
ti lascio allontanare, e non voltarti,
perchè io, non ho più passi da donarti.

Buon giorno Mary.

24 giugno 2022 ore 08:46 segnala


Il sole fece capolino nella grande stanza, i suoi raggi risalirono piano sino alla trapunta mutandone i colori, poi inondarono in volto di Mary.
I suoi grandi occhi si schiusero, e la luce si oppose alla luce,
l'immenso verde dei suoi grandi occhi.
Si mise a sedere sul letto puntellandosi con le braccia, erano le otto del mattino, non aveva bisogno di orologi per saperlo, aveva imparato a leggere il cammino del sole lungo i mesi, lungo gli anni.
La governante entrò nella stanza, le diede il buon giorno e la invitò a scendere in giardino, lei guardò fuori dalla finestra sollevando le spalle, " aiutami a salire sulla carrozzina ti prego " , la governante la sollevò come fosse una piuma leggerissima e l'accompagno nella stanza da bagno , ogni suo giorno iniziava così.
usò lo scivolo che costeggiava la scala per scendere in sala da pranzo, la prima volta era stato divertente, poi seguirono una seconda, una terza, ed ora gli ricordava soltanto la sua diversità.
Mary aveva 14 anni e trascorreva quasi tutte le sue mattine in quel modo, leggeva, leggeva tanto, e volava, volava con la fantasia in posti lontani dove poteva sentirsi come tutti, Mary li non sapeva solo camminare, sapeva volare.
Guardò verso il grande giardino, Vide Robert indaffarato con le sue splendide rose, amava ogni piccola creatura di quel giardino che ben presto era divenuto l'orgoglio della tenuta.
Robert era il padre di tutte quelle creature e loro erano le sue figlie predilette, Mary assomigliava molto a quelle creature, erano immobili come lo era lei, e lei non sapeva cosa fosse reggersi sulle proprie gambe, non sapeva cosa si provasse a correre con il cuore che ti salta nella gola, con gli occhi chiusi e i capelli che spazzolano l'aria frizzante di un estate.
Pensò di essere felice, tutti le erano vicini , mai un solo minuto di solitudine, ogni pensiero era rivolto a lei, era bella, era amata, era bugiarda.
Mary mentiva, mentiva a se stessa e lo sapeva, in realtà era sola, perchè quella sedia era l'emblema infame della sua mediocrità, metteva soggezione, scaturiva pietà odiosa Mary la detestava, Mary si detestava.
Robert alzò lo sguardo e la vide, un sorriso gli riempì il viso e gli occhi di lei lo catturarono per ricambiarlo, solo un secondo, uno sguardo che Robert dedicava alle sue creature e che anche solo per un attimo era stato suo.
Lo guardò sfiorare ogni singolo petalo, sino a che non lo perse immerso nel suo lavoro.
Le giornate si ripetevano con sconcertante precisione, sempre uguali a se stesse, perfette nella loro esasperante monotonia, dove la nota che si suona è sempre la stessa, dolcissima, così suadente da doverla odiare per potere assaporare anche una sola stonatura, che avrebbe significato novità .
I libri, solo loro potevano dedicargli un ora nuova, una storia diversa, così si immergeva in una vita non sua per cercare di essere felice.
Una sera, dopo cena, fu ricondotta nella sua stanza, guardò fuori dalla finestra e trovò la Luna che aveva rubato il posto al Sole, una luna piena e lucente, restò per lungo tempo a contemplarla, era bella dolce e presto ne fu rapita.
Poi d'un tratto il suo cuore parlò. " Mia dolce e splendida signora, tu che hai in te l'essenza della bellezza, la facoltà di leggere nei cuori della gente e di guidarli verso la strada più giusta, Aiutami ti prego, a cambiare la mia vita, fa che io finalmente possa, essere felice. "
La luce della Luna che illuminava la stanza tremò brevemente, poi per un istante ancora più breve brillò di un intensità mai vista illuminando a giorno la stanza.
Mary non se ne rese nemmeno conto, ma la sua parte irrazionale capì.
Come sempre la sedia a rotelle era accanto al suo letto, come rapita si appoggiò ai braccioli trascinandosi, ma cadde pesantemente, non si perse d'animo e si trascinò sino a riuscire a sedersi, i suoi occhi erano vuoti come se lei non si trovasse davvero li.
Prese fiato a lungo, poi cominciò a muoversi, la casa era immersa nel silenzio, giunse allo scivolo e giocò sul freno per scendere dolcemente, poi fischiò e per un istante gli si fermò il cuore, ,il rumore non ruppe il sonno di nessuno, così fu in veranda.
L'aria era fresca, la notte magica, il suo sguardo sempre assente, in pochi istanti fu nel grande giardino, la luna illuminò il suo percorso conducendola, alzò lo sguardo e vi trovo le rose.
Le guardò come si guardano delle sorelle, poi i suoi occhi si accesero, scese dalla sedia e si trascinò sino a raggiungere il centro del roseto, ad ogni suo movimento i vestiti si laceravano, graffi le riempivano il corpo che raccoglieva spine, il sangue fluiva imperlandole il corpo, nessun dolore, si trascinò sino al centro del roseto, poi sollevò il capo, riguardò la Luna e la Luna la guardò.
SI aggrappò alle sue sorelle, e si sollevò in piedi, chiuse gli occhi ed allungò le braccia verso il cielo, la camicia da notte volò via, le gambe mutarono in un agile stelo, la sua schiena si inarcò gustando ogni attimo, le mani si raccolsero lungo le spalle e divennero foglie verdi come smeraldi, poi i suoi occhi strariparono donandone il colore a i suoi petali e tutto finì.
La luna la guardò per un ultima volta , poi se ne andò.
Era l'alba quando Robert entro nel giardino, trovò la sedia, poi la vestaglia, la raccolse e per un attimo restò ad osservarla, sollevò il viso e guardò verso il roseto e trovò la rosa verde più bella che avesse mai visto, i suoi petali brillavano bagnati della rugiada del mattino.
Si avvicinò e l'accarezzò dolcemente, la rosa si mosse al contatto delle sue dita , " BUON GIORNO MARY' "

Le ultime parole.

23 giugno 2022 ore 16:32 segnala


Ieri mi ha toccato, sono sincero, quelle parole alla fine sono state difficili, so che era rabbia, so che era autodifesa ma lo sono state, e non le meritavo.
Non mi chiedo se te ne sei pentita, semplicemente perchè a questo punto non mi interessa, mi spiace solo per tutto quello che si disintegra con una frase così, e credimi, si disintegra tutto, persino il pensarti.
L'ultima tua voce l'ho letta così e prenderà per sempre il posto di tutto quello che c'eravamo detti.
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« immagine » Ieri mi ha toccato, sono sincero, quelle parole alla fine sono state difficili, so che era rabbia, so che era autodifesa ma lo sono state, e non le meritavo. Non mi chiedo se te ne sei pentita, semplicemente perchè a questo punto non mi interessa, mi spiace solo per tutto quello che ...
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23/06/2022 16:32:32
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