MALBORGHETTO

21 settembre 2016 ore 10:26 segnala

Una delle migliori abitudini che abbiamo, io e mio figlio, è quella di scappare a fare zingarate ogni volta che abbiamo un giorno libero, e questo ci porta a prendere l'auto o la moto e imboccare una strada senza sapere dove andremo a finire. Durante una di queste gite estemporanee, una volta imboccata la via Flaminia, a pochi chilometri dal cimitero di Prima Porta, abbiamo notato sulla destra un cartellino di indicazione turistica che segnava "Malborghetto". Pur vivendo da sempre a Roma, non è detto che uno conosca tutto e infatti non avevamo sentito parlare di questa località, quindi ci siamo infilati nel vicolo che costeggia la consolare e siamo arrivati davanti a questo imponente monumento.


Questa immagine è quel che si vede arrivando, quella superiore è la visione laterale. In realtà questa è la condizione che ha raggiunto con le trasformazioni nei secoli perchè inizialmente era formato da quattro archi trionfali, fatti erigere da Costantino nel 315 d.C. contemporaneamente al ben più celebre arco che è visibile di fianco al Colosseo. In questo luogo si erano fermate le sue truppe prima della battaglia contro Massenzio, nel 312, e qui la tradizione vuole che Costantino abbia visto la croce nel cielo e abbia sognato l'avvertimento di far dipingere la croce sugli scudi prima della battaglia ("In hoc signo vinces") avvenuta il 28 ottobre 312 e vinta con la morte di Massenzio. Nei secoli diventò una chiesa, poi un castello, poi un casale dedito al ristoro dei pellegrini che si recavano a San Pietro in visita. Decaduto a semplice casale, come si vede in questa antica fotografia custodita nel museo interno, che mostra l'abitazione-stalla eretta di fianco e ormai scomparsa, venne infine acquisito dal demanio e restaurato tra il 1984 e il 1989.


Una volta entrati nel parco abbiamo chiesto, all'ufficio dei custodi installato in una più piccola costruzione, di poter visitare il museo e loro, con grande cortesia, ci hanno aperto l'edificio principale le cui mura appunto sono i rinforzi degli antichi archi, e ci hanno illustrato la storia e quanto contiene. Si possono vedere tratti della originaria via Flaminia e reperti ritrovati sia nella zona che nelle necropoli di La Celsa e Saxa Rubra, nonchè dalla Villa di Livia. Qui di seguito potete vederne alcuni.



Tra le cose interessanti è da riportare che quasi tutto il materiale, are e statue a parte, è dedicato allo studio dell'arte della lavorazione dell'argilla a quei tempi. Le cave, vicine al fiume, consentivano il rapido trasbordo e spedizione del vasellame, e qui si trovano molti antichi vasi, piatti e anfore e bicchieri vetrificati. Lo studio dei pezzi rovinati e deformati ha permesso di comprendere come venissero lavorati e a quali temperature. Nel pezzo superiore che vedete nella foto, notate le foglie: sono state realizzate ponendo delle vere foglie sopra l'impasto e lasciandoci le loro forme.



Parecchie le curiosità e le note che abbiamo appreso, tra di esse il fatto che molti anni fa un gruppo di studiosi venne in loco per dedicarsi alla ricerca di quale costellazione fosse visibile, la fatidica notte prima della battaglia, e hanno definito che fosse quella del Cigno. Vi chiederete il perchè di tutto questo lavoro: se guardate l'immagine - presa da www.ivreastrofili.it - capirete che quel che volevano dimostrare gli studiosi era che non fosse alcun comando divino ma semplicemente la croce formata dalle stelle visibili in quel momento.


Una targa ricorda inoltre Gaetano Messineo, l'archeologo che seguì e curò il restauro dell'area, vivendo nella costruzione a fianco fino a che gli fu possibile e dedicandosi anima e corpo al suo lavoro. Venne rimosso e trasferito altrove dal giorno alla notte, con grande rammarico dei colleghi - le voci riferiscono che la sua colpa fu quella di aver bloccato un progetto di edificazione in una zona vietata per ragioni archeologiche - e poco dopo, nel 2010, morì. Intorno al monumento c'è un grande e bel parco, ben curato e saltuariamente visitato da chi è di passaggio, e ci sono alcuni frammenti monumentali e la casetta del custode.



Per chi volesse visitarlo, e ve lo consigliamo vivamente, il parco è di solito aperto dalle 07 alle 14 e il museo dalle 09 alle 13. Buon viaggio!
375132e6-4bba-4934-b6f6-1c49cc7b6a0a
« immagine » Una delle migliori abitudini che abbiamo, io e mio figlio, è quella di scappare a fare zingarate ogni volta che abbiamo un giorno libero, e questo ci porta a prendere l'auto o la moto e imboccare una strada senza sapere dove andremo a finire. Durante una di queste gite estemporanee, u...
Post
21/09/2016 10:26:24
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    12
  • commenti
    comment
    Comment
    14

IL SASSOLINO

02 giugno 2016 ore 11:01 segnala


Lo so, scusate, oramai ci avevate fatto la bocca, l'abitudine, al fatto che non mi facessi più vivo. Quindi vogliate perdonare se interrompo un attimo il mio perdurante silenzio stampa, così, un po' per celia e un po' per non morire. A quest'ora dovrei ben stare a dormire, visto che lavoro la notte, ma avevo voglia di cavarmi un sassolino dalla scarpa, come si suol dire. Nulla di nuovissimo, cose di cui già mi lamentai nel corso di questi dieci anni in Chatta, ma che non cambiano mai, e dico proprio mai. I lupi perdono i peli ma non i vizi? Si sa, ma certo che trovare ancora pellicce in giro, e vizi quanti ne vuoi, è piuttosto demoralizzante. Il fatto, piuttosto semplice, è che ancora adesso, dopo dieci anni, mi capita di incontrare, incrociare, vedere, leggere personaggi la cui realtà è consistente quanto quella delle fate nelle celebri foto di Sir Arthur Conan Doyle. Gente che appare nelle pagine - quasi sempre le mie - con i loro profili nei quali non c'è nulla, non una motivazione, un motto, una traccia di vita. Non una foto, o se c'è, guarda caso sembra tratta da una lapide di cinquant'anni fa, o da qualche rivista, o da qualche irrintracciabile foto di gruppo da Google - tagliata, rimaneggiata, irrintracciabile. Gente che pretende di confrontarsi con uno come me che in dieci anni vi ha raccontato tutta una vita, che ha pubblicato decine, centinaia di fotografie di sé stesso. Ve lo ricordate quando, in pieno periodo di Guerra Fredda qui in Chatta, anni fa, eravamo arrivati a fidarci solo di chi aveva pubblicato tutto di sé e su di sé e anche allora arrivavamo a chiedere di mettere foto con un giornale in mano per vederne la data? Chi si ricorda ancora di certi blogger che si facevano selfie con cartelli in mano con scritto "Chatta", per rassicurare i lettori? E ora, immemori di tutto quel che abbiamo passato, eccoci qui ancora desiderosi di credere a fantasime che ti mostrano foto di gente ormai scomparsa, con nick che non hanno blog, che lasciano vaghi rari commenti e solitamente commenti piacevoli, come se volessero irretire, blandire per meglio poi creare qualche casino dietro le spalle. E via poi, col profluire di altri nick, con foto identiche, con nick quasi identici e per quale senso, scopo, motivazione? Direte, ma anche tu ne hai. Certo, e sono ben esposti qui di lato. E ad ognuno dei miei nick, corrisponde un blog, dichiarato, svelato, aperto al pubblico. Ma questa gente, queste cose, questi boh, questi mah, chi sono, che vogliono, cosa perdono tempo a fare? E soprattutto, cosa davvero sconvolgente, cosa perdo tempo a fare io interessandomi di loro, magari perfino scrivendogli, amichevolmente, chiedendo conto del loro modo di fare, ben certo che non risponderanno - e non rispondono, infatti. Ma non solo gente mai vista e degnissima d'ogni tipo di sospetto. Cose del genere sono occorse purtroppo anche a notissimi blogger, e me ne dispiaccio grandemente: penso di certo ad una antica amica, che improvvisamente se ne uscì con un altro nick e un altro blog, e dopo anni di reciproco rispetto ed amicizia, non si curò mai più di rispondere ai miei reiterati messaggi. Perchè? Cosa ci viene legittimo da pensare? Che il suo blog originale fosse stato attaccato e preso da altri? Cosa successa, e non poche volte. Che anche il suo secondo nick e blog fossero di derivazione altrui? E come non sospettarlo, visto il prolungato silenzio, inspiegabile, verso un antico amico. Come credere ancora a voi, lettori, blogger, che scivolate tra queste pagine lasciando segni delebili, ombre nell'ombra, che se vi si chiede di mettere una foto invocate diritti alla privacy che francamente mi fanno sbellicare dalle risate. Ma per favore, ma per pietà. Ma quale privacy! O ve ne state fuori e vi godete un aurea misoginia o ve ne state dentro e tirate fuori le palle e dimostrate di essere esseri umani e non fantocci, fake, burattini tirati da altri. E se proprio siete qui con l'unico scopo di far danni, almeno fatelo bene, rispondete a chi vi scrive, riempitegli le orecchie di favole, maestri di illusioni. Sassolini nelle scarpe. Che però ho da tempo imparato a slacciare il prima possibile, lasciandovi cadere sull'asfalto, dove solo meritate di stare. E, consentitemelo, a questi soggetti, vorrei aggiungere anche certe signore, nei cui profili o non c'è la minima foto, o ce ne sta una, o unicamente qualche "pensiero" comunemente poco benevolo nei confronti dell'altro sesso - e talvolta non mi sento neanche di darvi torto. Queste gentili, sconosciutissime signore, che ringrazio per i tanti kiss che mi lasciano, e alle quali ricordo che scrivere due righe non uccide nessuno, anzi, forse crea un senso di fiducia che può invogliare a creare un amichevole rapporto epistolare. Ma continuare a mandare kiss così, tanto per non sapere su quale tasto cliccare, permettetemi di dire che è ben poco consistente. Perché fino a che voi, gentili signore e signori, non cambierete atteggiamento state pur certi che la mia fiducia,amicizia, e tutto quel che ne deriva, non ce l'avranno che pochissimi, qui dentro. Amen. Che Dio vi conservi e soprattutto vi conservi a debita distanza dal sottoscritto.
c4d10e10-ce93-42ab-8b69-c3c1128f3d86
« immagine » Lo so, scusate, oramai ci avevate fatto la bocca, l'abitudine, al fatto che non mi facessi più vivo. Quindi vogliate perdonare se interrompo un attimo il mio perdurante silenzio stampa, così, un po' per celia e un po' per non morire. A quest'ora dovrei ben stare a dormire, visto che ...
Post
02/06/2016 11:01:05
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    13
  • commenti
    comment
    Comment
    34

PEDOFILIA NASCOSTA

31 marzo 2016 ore 11:40 segnala


Una volta, parlando di qualcosa di indesiderato, si usava dire " lo cacci dalla porta, rientra dalla finestra ", volendo intendere che non c'è speranza contro qualcosa di brutto. Stavolta, del tutto casualmente, mi è capitato di incappare in qualcosa che brutta è, e parecchio. Sto da diversi mesi su Instagram, a postare foto e a costruire relazioni con altri igers, tutte improntate su ammirazione e rispetto per i rispettivi prodotti fotografici che pubblichiamo. Molto più creativo e soddisfacente, come ambiente, rispetto a quello che con il tempo si è venuto a creare qui, dove moltissime tra le migliori penne si sono ritirate, e la maleducazione impera: prova ne è la bacheca di questa mattina dove nell'arco di una ventina di post è stato un florilegio di "cazzo, culo, troia, merda" e ingiurie di ogni tipo. Un paese dove invece della pulizia etnica ci vorrebbe una fiammata di pulizia etica. Ma torniamo a Instagram: ogni iger sotto i propri post usualmente pubblica una serie di tag, utili per fare apparire il post su altre pagine collettive e ricevere visite e apprezzamenti. Per vedere di che pagine si tratta, spesso clicco sui tag e dunque, in maniera affatto casuale, sono finito in un sottobosco incredibile. Nascosta dietro l'apparenza di una perversione più socialmente accettata, quella del sado-masochismo, fiorisce un delirante campo di addestramento per pedofili. Infatti la maggior parte dei tags in oggetto portano a pagine dove si parla di bondage e dominazione o sottomissione, ma in massima parte le immagini - quasi sempre composte soltanto da frasi o scritte varie, proprio per evitare che il motore di controllo di Instagram veda foto pornografiche - spiegano cosa dire e come fare nell'ambito della costruzione di un rapporto tra soggetto dominante e soggetto sottomesso. Il quale è, sempre, un minore, femmina o maschio che sia. Anche se si vuol fare credere che si tratti di donne e uomini grandi che giocano a fare i bambini, è molto poco credibile che questo sia vero. Certo, immagino che, nell'arco vastissimo delle perversioni mentali ci sia chi desidera bamboleggiare e farsi sculacciare, ma qui si parla di portarsi dietro succhiotti, caramelle, giocattoli e frasi volte a convincere chi è piccolo di avere diritti alla sessualità e a ogni tipo di attenzioni fisiche da parte di un adulto. Oltre tutto, considerato che i "personaggi" che vengono interpretati in questo sottobosco sono quelli del "daddy" (papà) e della "princess" (principessa) , è facile pensare che oltre che alla pedofilia ci si rivolga anche all'incesto. Un elenco smisurato di consigli su cosa dire per esercitare una circonvenzione di minore - o di incapace - a fini di convincimento sessuale, qualcosa che non avrei mai immaginato di trovare. E, come ripeto, il tutto mascherato sotto l'egida del bondage e della consapevole e consenziente sottomissione cosa sulla quale, legalmente, non si può dire nulla qualora si tratti di maggiorenni informati e maturi mentalmente. Ma come è possibile accertarsene? Non lo è, e così questo campo di gramigna si sviluppa incontrollato formando un campo minato, una ragnatela nella quale anche i minori - e troppi ce ne sono - che navigano su Instagram con le loro foto divertenti e innocenti finiscono per cadere. Moltissimi tag sono infatti ingannevoli, cose come "daddystoy" e "daddysangel" riportano a pagine dove genitori postano le loro foto di famiglia del tutto accettabili ma dove si incappa anche nei consigli di cui parlavo. E che, una volta letti da minori, installano il seme che può far germogliare idee pericolose. Purtroppo il comune senso del pudore, una volta persi i freni legali che lo incasellavano entro dei confini moralmente accettabili, ha lasciato una libertà che somiglia sempre più ad una diga piena di buchi. Buchi che tutti, con le mani legate dal politically correct, si affannano a difendere, e dai quali sono uscite cose inaudite. Ammettiamolo, quello che una volta, e Oscar Wilde ne fu l'esempio, avrebbe condotto alla galera se non alla pubblica esecuzione, è diventato prima una moda e poi qualcosa di portata tale da far sì che i diversi siano diventati quelli che una volta erano i normali. Stando così le cose, e visto che la libertà di sessualità pare diventato uno degli argomenti principe di questa società, con quale faccia ci si può arrogare il diritto di dire questo tipo di perversione va bene e quest'altro no? Qualcuno riesce ancora ad immaginare un futuro in cui la pedofilia non sarà sdoganata? Io, francamente, non ci credo più. E neppure vedo una concreta volontà di contrastarla, a parte le troppe chiacchiere e i casuali linciaggi pubblici contro chi viene colto sul fatto. Staremo a vedere.

Per chi se la sente di farsi un giro su Instagram, questi sono alcuni dei tag di cui parlavo:
ddlg littlespace ddlglifestyle daddies daddydomlittlegirl littleplay ageplay olderlittles littleboy littlegirl
8ed54c37-381e-4835-996e-e7bda7ee5803
« immagine » Una volta, parlando di qualcosa di indesiderato, si usava dire " lo cacci dalla porta, rientra dalla finestra ", volendo intendere che non c'è speranza contro qualcosa di brutto. Stavolta, del tutto casualmente, mi è capitato di incappare in qualcosa che brutta è, e parecchio. Sto da...
Post
31/03/2016 11:40:48
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    43
  • commenti
    comment
    Comment
    63

ARCHEOLOGIA LETTERARIA

02 marzo 2016 ore 12:13 segnala


E' colpa mia. E non potrebbe essere diversamente, nè credo sia corretto accollarla ad altri, se guardiamo indietro e consideriamo da quanto tempo non scrivo qui dentro, a fronte della infinita serie di post, articoli, saggi, racconti e la gigantesca saga fantasy tanto amata dai miei lettori. Inutile, a conti fatti, dare la colpa del mio disamore alle liti, alle cattiverie, alle angherie ingoiate negli anni. Inutile anche dire che non ho più tempo, a causa del lavoro notturno, per scrivere: perchè poco, pochissimo, ma ogni tanto riesco, come oggi, a rientrare e a lasciare qualcosina, magari un commento, un saluto, nei blog o nelle chat. Quindi sì, è solo colpa mia: che invecchio, che pecco di fantasia, che non ho più voglia. Che oramai sono afflitto quotidianamente non più da pensieri di speranza per il futuro, ma solo da calcoli su quanto mi verrà a costare a rate un funerale. Perchè è il pensiero della morte che mi affligge ogni giorno, ogni notte. Solo quello. Un futuro inesistente ed un passato fiammeggiante. Ora, vi chiederete, a parte i borbottamenti inopportuni di un anziano scocciatore, questo post dove vuole andare a parare? Mi spiego subito: in questi giorni ho visto - casualmente, perchè appunto entro pochissimo - la dipartita di Odirke, e adesso anche quella di dott.no71. e mettiamoci anche Elazar che ha cancellato i post. E siccome ci sono passato, nel tempo, cancellando un paio dei miei vecchi, e meno usati, blog, so bene che qualche tempo dopo il senso di perdita è drammatico, struggente. Quindi lo trovo una cosa difficile da ingoiare e resto convinto che qualsiasi opera di ingegno una persona abbia creato, vada conservata per rispetto a chi l'ha condivisa e vissuta - in questo caso i lettori - e perchè resta comunque un parto dell'Autore. Ricordate sicuramente quando, credo nel 2012 o nel 2013, il Comandante decise di cancellare tutto, e quanto tutti ci rimasero male, per i tanti buoni rapporti che aveva saputo creare e per l'affetto che comunque i lettori gli portavano. All'epoca decisi di cancellare tutti i post che avevo messo in uno dei miei vecchi blog, quello col nickname "Caryl" e dedicai il blog al salvataggio dei rari post che ancora comparivano, usando Google, nel web, scritti dal Comandante. Erano pochi, solo sette mi pare, ed erano quelli della serie "Il mio Vespucci". Quindi, quando un paio di giorni fa ho trovato cancellato il blog di Odirke, superato lo stordimento iniziale, ho deciso di rimboccarmi le maniche e mi sono messo al lavoro. Tre notti passate a lavorare come un somaro, infilandomi nelle pieghe di Google, fiutando e raschiando fondi di barile virtuali, salvando tutto il possibile. Diversi post erano ormai irraggiungibili, già inevitabilmente perduti, e molte foto anche, ma la messe è stata enorme, dal 2012 ad oggi. E siccome sono quel che sono, un fanatico irremovibile, pur rispettando in maniera totale il desiderio altrui di cambiare rotte e approdi, resto convinto che una pinacoteca non vada incendiata, una biblioteca non vada dispersa. L'arte è arte - anche quando si tratta solo di racconti - ed è universale e i posteri meritano di poterne fruire sempre. Perciò inizierò a lavorare sul blog "Caryl" ricostruendo tutta l'opera letteraria del Comandante, evitando di ripubblicare i commenti che seguivano in origine ad ogni post, ricordando quanto rimase sorpreso e soddisfatto quando trovò quella che definimmo "la scialuppa di salvataggio". Quindi restate connessi, e poco alla volta ritroverete tutto il possibile. Che il dio del mare conservi il nostro buon Amico qualunque rotta decida di prendere.
d1de7ba5-c162-453c-8211-e7aa08c84052
« immagine » E' colpa mia. E non potrebbe essere diversamente, nè credo sia corretto accollarla ad altri, se guardiamo indietro e consideriamo da quanto tempo non scrivo qui dentro, a fronte della infinita serie di post, articoli, saggi, racconti e la gigantesca saga fantasy tanto amata dai miei ...
Post
02/03/2016 12:13:04
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    12
  • commenti
    comment
    Comment
    14

10 Febbraio

10 febbraio 2016 ore 09:40 segnala


Un paese dove altre memorie vengono manifestate, enunciate, non un solo giorno ma di continuo
Un paese dove questi ricordi devono essere obbligatori per legge altrimenti nessuno se li ricorderebbe
Un paese dove si evita come la peste anche di fare uscire un solo manifesto commemorativo in giro per la capitale
Un paese dove il tg di sky presenta un veloce servizio su "quando anche noi eravamo emigranti" per rigirare la frittata e continuare a colpevolizzare chi non ce la fa più a vedere l'immondezzaio che ci circonda, che non ce la fa più ad essere rapinato e massacrato dentro la propria casa, o stuprata quando esce la notte, senza aggiungere nulla sui massacrati dai comunisti per la sola colpa di essere italiani
Un paese dove, nelle bacheche di certi siti, quando c'è stata la giornata della memoria si è stati capaci di prendersela anche con gli ebrei e con chi li ricordava
Un paese così,
a me fa schifo.
2eaff2cd-5cf6-46ee-850b-27243643b235
« immagine » Un paese dove altre memorie vengono manifestate, enunciate, non un solo giorno ma di continuo Un paese dove questi ricordi devono essere obbligatori per legge altrimenti nessuno se li ricorderebbe Un paese dove si evita come la peste anche di fare uscire un solo manifesto commemorati...
Post
10/02/2016 09:40:28
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    15
  • commenti
    comment
    Comment
    26

IL SAPORE DELLA POLVERE

30 dicembre 2015 ore 21:30 segnala


Un altro anno si chiude e un altro comincia. Siamo soliti fare bilanci e specialmente da qualche anno a questa parte la maggior parte di noi, i risultati, li vede in negativo. Un negativo crescente, questo sì, altro che le stime governative che enunciano milioni di nuovi occupati evitando di dire quanti sono stati licenziati - a piacere dei datori di lavoro - e poi nuovamente assunti da altre società simili alle precedenti grazie agli sgravi contributivi. In attesa delle comunicazioni di mobilità che serviranno a licenziare per primi i nominativi appena assunti, dovendo mantenere gli anziani impiegati. Non vi ricorda quel vecchio detto "facite ammuina" ? Spostatevi di qua, poi di là, così chi vi vede crede che stiate lavorando. Queto giusto per dire, vivendo questa situazione giornalmente, e augurandomi che invece voi tutti godiate di posti granitici, ben pagati e vicini alla pensione. Che molti di noi non avremo, dato che dopo averci convinto che le aspettative di vita si sono allungate, si cerca in tutti i modi di ridurre i tempi di godimento di quanto ci è stato tolto dalle buste paga per fare ingrassare i governi, sperando che moriamo sul posto di lavoro. Il mood, come vedete, è sempre lo stesso: triste, se non tragico, e privo delle speranze in un futuro che ancora un recente passato invece ci permetteva di avere. Non stiamo vivendo, ma sopravvivendo. E tutti contenti così, tanto lorsignori dall'alto dei loro Suv e delle loro poltrone, ci vedono - se ci vedono - o come formiche o come schiavi egizi da compensare con una ciotola di miglio. Ma, a parte questa considerazione di ordine generale che però giustifica in parte la mia personale malinconia, devo anche approfittare di questo mio post per giustificare agli amici che ancora si ricordano di me, della mia lontananza. Sono mesi, infatti, che su queste pagine non compare nulla. Tenete presente che da parecchio non ho più modo di stare connesso al pc durante la notte, di giorno devo dormire o stare dietro alla famiglia, e dunque tutto ha contribuito a far crollare quello spirito fantastico e fantasioso che mi ha contraddistinto negli anni. Ammettiamolo, anche l'età - diciamo pure la vecchiaia - mi ha bastonato parecchio e sommiamoci anche la tristezza nel vedere allontanarsi dal sito quasi tutti i cari, vecchi nomi che rallegravano con i loro post e i loro commenti, questo stanco cuore. Una recente occasione mi ha dato il peso del tutto: in occasione del santo Natale avevo intenzione di regalare a mio figlio un mio libro, una biografia, che diventasse per lui un lascito, una sorta di testamento ideale, la summa di molti miei ricordi dalla prima infanzia ad oggi. L'ho fatto, utilizzando tutti i post comparsi nella serie "La ricerca del tempo perduto" e molti altri aggiungendovi, e dopo una lunga revisione gliel'ho donato. Bene, soltanto oggi ha cominciato a leggerne alcune prime pagine. Ma come, dico, una cosa per me importantissima,per lui ha dunque meno valore di un pomeriggio passato a giocare al computer? Ed invece è così. Io, che ho pochissimi ricordi intimi di mio padre, se avessi avuto una cosa simile da lui, l'avrei tenuta come una Bibbia. Ma è lo specchio dei tempi, e la concretizzazione delle mie delusioni, dei miei sogni che si infrangono. Non è che l'ultima riprova di quanto da tempo stava succedendo anche qui dentro: scrivere, inventare, donare, prodotti che a mio avviso - e a detta di chi ha avuto la bontà di commentare - sono sempre stati qualitativamente molto buoni. Ma che col tempo non mi danno più il piacere e le soddisfazioni che mi davano. Per realizzare il libro per mio figlio ho riletto il mio blog, dall'inizio - lavoro improbo grazie alla bella pensata di Chatta di non fare più scorrere i testi su un unico rullo, dovendo quindi andare a vederli uno per uno. E sono rimasto profondamente intristito nel vedere periodi in cui scrivevo anche più post nello stesso giorno, post brevi, sì, ma sentiti, allegri, pieni di vita. Quel senso di vivere che ho perduto, quel piacere di condividere che è sfumato. Tanti, così tanti nickname che hanno riportato alla mente giorni gloriosi, affascinanti, combattivi. E insieme a loro, anche rileggere meschinità, invidie, liti, cattiverie, che però erano comunque sintomo di una effervescente vitalità del sito. Con gli anni, a fronte del progredire della complessità dei miei testi, altrettanto si dipanava - quasi strisciante - tra i blog e i bloggers, una perdurante stanchezza, un desiderio di abbandono. Quello che è stato non potrà tornare, siamo maturati, siamo invecchiati, siamo demoralizzati. Ci vogliamo provare ancora? Possiamo forse augurarci di poter essere ancora quello che eravamo? Non sarebbe questo il migliore augurio, il più bel desiderio per l'anno che verrà? Potrebbe, sì: anche perchè dipenderebbe soltanto da noi, e non da superiori o governi, non da chi ha il potere di dirci quello che dobbiamo fare per comodo loro. Sarebbe una nostra scelta tornare alla gioventù di spirito che ci contraddistingueva, al ribollente immaginifico fervore che tante magnifiche cose ci ha fatto scrivere. Vogliamo arrenderci? O vogliamo provare a vivere ancora un poco? Pensateci. Che possa essere questo il mio più caro augurio per tutti voi, antichi amici e amiche che mi siete stati compagni in questo lungo cammino.
31dbd54b-3ea1-4d08-a97e-51c92436616d
« immagine » Un altro anno si chiude e un altro comincia. Siamo soliti fare bilanci e specialmente da qualche anno a questa parte la maggior parte di noi, i risultati, li vede in negativo. Un negativo crescente, questo sì, altro che le stime governative che enunciano milioni di nuovi occupati evi...
Post
30/12/2015 21:30:07
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    12
  • commenti
    comment
    Comment
    33

BELLEZZE NASCOSTE: IL LAGO DI VICO

29 luglio 2015 ore 11:47 segnala

Un caldo spaventoso. La via Cassia circondata da distese di coltivazioni basse, talmente bruciate dal sole che il giallo domina all'infinito. Nugoli di alberi di nocciole che invitano alla sosta e al rapido furtarello per ricordare sapori dimenticati. Il viaggio prosegue e l'auto salta sulle imperità del fondo neanche fossimo truppe cammellate ma non c'è Lawrence d'Arabia al mio fianco, anche se la mia barba può far pensare ad Omar Sharif. C'è mio figlio e sembra spassarsela, mentre armeggia con gli occhiali ai quali ha applicato le visiere da sole. Dove andare? Non lo sappiamo, seguiamo soltanto i segnali stradali aspettando di trovare qualcosa di allettante. Ed ecco apparire i segnali marroni turistici che indicano il lago di Vico.



La strada ci offre, una volta giunti alla foresta che costeggia il lago, poche zone per sostare ma, una volta lasciata la macchina, ci infiliamo tra la selva e gli alti cespugli raggiungendo gli strapiombi da cui si vede il minuscolo ma bellissimo lago di Vico. Riserva naturale dagli anni ottanta, raggiunge i 4.100 ettari comprendendo il lago e il suo bacino a ferro di cavallo e tutta la zona boscosa di Ronciglione. Una volta raggiunta la stretta striscia di spiaggia che ne circonda buona parte, si gode la vista lontana di una gigantesca distesa piatta erbosa.



Lungo le spiaggette si susseguono centri residenziali con basse villette e piccoli ristoranti che tengono in ordine le spiagge e offrono sia da mangiare ai tavoli che a portare via per chi vuole fare picnic nei boschi. C'è fresco, e una calma silenziosa e corroborante, mentre passeggiamo sulla sabbia, immagine interrotta assurdamente da un vù cumprà che gira anche qui con paccottiglia cinese. Riprendiamo la marcia e facciamo il giro completo del lago passando per la "via dei parchi" che attraversa monte Venere, zona ad alta popolazione di cinghiali e infatti notiamo ovunque cartelli di segnalazione e di pericolo.


La foresta è fittissima di querce, noccioli, castagni e soprattutto faggi. La faggeta di monte Venere è famosa in tutta la zona. Dopo aver visto tutta la zona montuosa ci accorgiamo che si è fatta ora di pranzo, il thermos e le merendine che abbiamo portato di scorta sono finite quindi via, a cercare un buon posto. I ristoranti sulle spiagge ci hanno lasciati perplessi, sia perchè sembravano volersi dedicare solo ai clienti che avevano preso sdraie e ombrelloni sia perchè erano ancora tutti non attivi, in attesa che i bagnanti si ritirassero. Per cui scendiamo a Ronciglione e cerchiamo un ristorante valido: passando per corso Umberto I°, al civico 108, ecco il ristorante Trilussa. Fortunatamente nel vicolo di fianco troviamo da parcheggiare ed eccoci dentro: locale minuscolo ma elegante, fresco e ben sistemato. Accetta carte di credito e bancomat, cosa ovviamente fondamentale per noi che ci portiamo dietro sempre pochi spiccioli. In cucina Eléna e ai tavoli Fabio, suo marito, che con grande simpatia ci hanno accolto, accudito e servito. Abbiamo preso bucatini alla amatriciana , delicati e non piccanti, e mezze maniche ai quattro formaggi, sapide e ben mantecate. Per secondo petto di pollo ai ferri, scaloppina al limone, patate fritte - non quelle fine tipo surgelate, ma a pezzi grossi e insaporite con paprika e varie spezie - due bottiglie d'acqua, pane e coperto , il tutto al prezzo complessivo di soli 40 euro. Un prezzo dignitoso, non da fast food ma competitivo se rapportato al locale, e tenete presente che le porzioni erano veramente abbondanti. Per chi lo desidera c'è una vasta scelta di pizze, di piatti di mare e una buona carta dei vini. Decisamente consigliabile per le vostre escursioni gastronomiche. Dopo il caffè eccoci di nuovo in auto a fare salti sulle asperità della via Cassia, fino al ribollente ritorno a casa. E la prossima, dove andremo?



e4b791fa-7da9-448b-af2d-af7ef2965d17
« immagine » Un caldo spaventoso. La via Cassia circondata da distese di coltivazioni basse, talmente bruciate dal sole che il giallo domina all'infinito. Nugoli di alberi di nocciole che invitano alla sosta e al rapido furtarello per ricordare sapori dimenticati. Il viaggio prosegue e l'auto salt...
Post
29/07/2015 11:47:26
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    18
  • commenti
    comment
    Comment
    27

UNA SCOPERTA IMPREVISTA: IL BUNKER DI MONTE SORATTE

27 luglio 2015 ore 01:16 segnala

Eccoci di nuovo per strada. Restare fermi non è un opzione, quindi abbiamo nuovamente messo in moto e, spalancata la cartina stradale sul cruscotto, ci siamo affidati al caso - o meglio, alla pura intuizione. Fa caldo? Dunque cosa viene in mente? La montagna. Cosa c'era scritto in bella vista? Monte Soratte. E chi sa cosa ci sta? Andiamo a vedere, ovviamente. Per cui, imboccata la sr3 (la via Flaminia) che già avevamo percorso l'altra volta, abbiamo raggiunto questa nuova meta turistica. Bellissimo il panorama, una distesa enorme di verde che si perdeva a vista d'occhio man mano che la strada saliva. Sosta ad una cappelletta dedicata a sant'Anna e una coca cola ad un piccolo bar per rinfrescarci un poco.


Davanti a noi spicca il cartello di un monastero ma la strada è chiusa da una sbarra: indecisi se fosse chiuso o se si dovesse semplicemente scavalcare ed andarci a piedi abbiamo lasciato perdere e siamo tornati indietro all'incrocio dove appariva un avviso, "Bunker di monte Soratte". Magari poteva trattarsi di un qualche residuato bellico, una cosa caratteristica che poteva essere curiosa da vedere quindi abbiamo optato per questo. Arrivati al fondo della strada, circondata da un lato da un formidabile strapiombo che domina tutta la valle e dall'altro lato da edifici, un albergo ristorante ancora in allestimento e un bar, fermiamo l'auto e prendiamo il lungo viale in sassolini bianchi. E' il viale della Memoria che si snoda al lato della costa rocciosa e sul quale si affacciano gigantesche porte blindate.



Scopriamo così che quel che pensavamo fosse solo un vecchio residuato è invece la monumentale opera bellica voluta dal Duce negli anni trenta: tra il '37 e il '43 il Genio costruisce più di quattro chilometri di gallerie scavate nel calcare e rinforzate da un metro di camicia in cemento armato, fino ad oltre trecento metri sotto terra. Questa opera segreta era stata presentata come una fabbrica d'armi della Breda, doveva invece rendere possibile il ricovero dei maggiorenti del Governo in caso di devastazione e consentire la continuità del governo del Paese. Doveva diventare anche un centro sperimentale per installazioni dell'Aeronautica Militare e dipanarsi fino a più di quattordici chilometri ma non riuscì ad essere finita in tempo. Dopo l'8 settembre 1943 il feldmaresciallo Kesserling e le sue truppe la occuparono creando una completa città sotterranea, poi incendiata e minata in vista della fuga davanti agli americani.



Il sito è disponibile per visite programmate e naturalmente noi eravamo lì solo per un caso: siccome però ospita una associazione culturale che se ne prende cura a vario titolo, stavano allestendo un balletto in notturna, quindi abbiamo approfittato sia per sapere queste notizie, sia per squagliarcela nei tunnel e vedere tutto il possibile. Per fortuna non se ne sono accorti...


E c'è anche altro da sapere, che dà l'idea di come certe installazioni belliche non perdano mai la loro valenza mortale nel correre degli anni. Alla fine degli anni sessanta, in piena Guerra Fredda, la Russia fece esplodere una bomba di proporzioni apocalittiche a nord della Svezia, a oltre quattro chilometri di altezza, i cui effetti furono talmente oltre le aspettative, che a Parigi venne registrato l'effetto di un terremoto. Un simile mostro non venne più prodotto - la dimostrazione al mondo era stata sufficiente - ma i governi pensarono subito a mettersi al riparo e di conseguenza la Nato si mise in moto. Alla fine del 1967 la Presidenza del Consiglio dei Ministri inizia a trasformare un chilometro del bunker e crea il primo rifugio antiatomico italiano dove poter nascondere il Presidente della Repubblica e i suoi ministri. Realizzato in maniera magistrale, tanto da essere ancora considerato all'avanguardia come riparo da effetti termici, radioattivi e da pressione per esplosione, venne abbandonato nel 1972 essendo venute meno le motivazioni per mantenerlo in funzione. Restano però attrezzature notevoli, ancora visitabili anche se parzialmente.



Il Comune di S.Oreste ha riacquistato il complesso nel 2001 destinandolo quindi a luogo della memoria, dove organizzare visite, convegni e manifestazioni. Quello che per oltre cinquanta anni era rimasto uno dei tanti segreti di Stato ha cambiato volto ma non ha ancora raggiunto quella popolarità, ad esempio, di Piana delle Orme - di cui vi parlai l'altro anno - che vi conduce centinaia di persone quotidianamente. Approfittate di queste informazioni e non fatelo mancare ad un vostro eventuale programma di viaggio, possibilmente assicurandovi prima che sia in uno dei giorni di visita. Le informazioni in merito le potete richiedere tramite il loro sito: www.bunkersoratte.it


Usciti dai tunnel, ci siamo abbandonati alla calura estiva e all'intenso profumo di liquirizia che aleggiava tutto intorno, rendendoci conto che eravamo andati ben oltre l'orario del pranzo. Tornati a Sant'Oreste, tra centro storico impercorribile e negozi tutti chiusi, incontriamo soltanto il ristorante "Ristoro del Soratte" ,nato come semplice locanda ai primi del novecento e da allora gestito dalla famiglia Franchi. Il menù che abbiamo degustato era composto da fettuccine ai porcini e tartufo, tonnarelli ai carciofi e salsiccia, una tagliata alla brace di oltre tre etti e un piatto di salumi e formaggi al tartufo e ai frutti di bosco, col miele locale. Patate fritte, pane, coperto e due bottiglie d'acqua per un totale di 49 euro che erano giustificati dall'abbondanza delle portate e dal loro buon sapore, mentre invece il locale è piuttosto semplice, non caratteristico esteticamente. Ad ogni modo, il proprietario ci ha riferito che a fine mese chiuderanno per riaprire in un altro luogo come pizzeria e braceria, seguendo la moda giovanile, segno dei tempi che annullano le radici, i ricordi e le tradizioni locali. Complessivamente una giornata nata e vissuta in modo totalmente imprevisto ma che ci ha regalato emozioni e cultura davvero valide.


7a8f6d8e-019c-4e3e-a5ba-8909569bdf5c
« immagine » Eccoci di nuovo per strada. Restare fermi non è un opzione, quindi abbiamo nuovamente messo in moto e, spalancata la cartina stradale sul cruscotto, ci siamo affidati al caso - o meglio, alla pura intuizione. Fa caldo? Dunque cosa viene in mente? La montagna. Cosa c'era scritto in bel...
Post
27/07/2015 01:16:47
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7
  • commenti
    comment
    Comment
    13

VAGABONDANDO: CALCATA ED ANGUILLARA

17 luglio 2015 ore 13:13 segnala


Il nostro vizio ormai lo conoscete bene. Non ci riesce di stare fermi e così, quando ci capitano le giornate "padre&figlio", dove possiamo gestirci qualche ora per conto nostro, immediatamente sentiamo il richiamo della strada e, o in moto o in macchina, ce la svignamo senza una meta. Come sempre. Si sa da dove si parte ma non sappiamo mai dove andiamo a finire. Stavolta, visto che ero di riposo e c'era un sole che avrebbe ucciso un cammello (di quelli robusti), abbiamo messo in moto e, presa la via Flaminia, abbiamo cominciato a viaggiare godendoci panorami spettacolari e curiosità impreviste.




Come questo scorcio bizzarro trovato in un paesino sulla consolare. Proseguendo siamo arrivati a Rignano Flaminio e abbiamo svoltato per giungere a Calcata. Si tratta di una delle tante città morenti, per così dire, che in Italia stanno diventando frequenti. Piccoli borghi medievali dai quali la gente è fuuggita per trovare occupazione, e che a volte vengono ripopolati da minuscole colonie di artisti - come a Calcata - e da danarosi turisti stranieri, spesso inglesi, che vengono a farne il loro buen ritiro.




Arroccata su un monte da cui domina la valle del Treja, Calcata - almeno la parte vecchia, che fuori le mura la cittadina, minuscola, è ancora movimentata dagli abitanti locali - offre al viandante un intrico di stradine, viuzze che si perdono in stretti camminamenti tipo trincea, viottoli che muoiono in corti e piazzette, su cui si affacciano piccole porte da cui fanno capolino i sessanta artisti che hanno formato il nucleo dei nuovi abitanti. Qualche piccolo ristorante ben quotato, affreschi alternativi, cantine buie dal greve aroma di vino. Piccioni ovunque a far gara con le cicale nel loro chiasso.






Se le vertigini non vi uccidono e avete il coraggio di affacciarvi dai muretti screpolati che spezzano l'affastellarsi delle antiche case, lo sguardo spazierà all'infinito su una gigantesca foresta; in basso il fiume scorre seminascosto dalla foltissima vegetazione rendendola rigogliosa.





Lasciata Calcata abbiamo preso la sr16B , una strada piena di curve, non bene asfaltata, che ci ha fatto ritrovare le cascate di Monte Gelato di cui parlai in un vecchio post. Lì abbiamo fatto una breve sosta, constatando che il principale ingresso stradale è diventato una landa desertica affiancata da ville e possedimenti agricoli. Solo più avanti si giunge all'antico sito pieno di cascatelle mormoranti e vaghe pozze lacustri, sempre ameno. Triste vedere che il grande, vecchio, palazzo dove stava un posto di ristoro è ormai chiuso e i suoi muri sbreccati mostrano poetiche licenze amorose di qualche writer insolente. Ripresa la marcia abbiamo raggiunto il lago di Bracciano dove abbiamo fotografato dei curiosi isolotti di alberi a pochi metri dalla riva di una minuscola spiaggetta.





Costeggiando il lungolago di Bracciano siamo quindi approdati ad Anguillara Sabazia, e come già negli anni scorsi, siamo andati a mangiare al ristorante Harvey che si affaccia proprio sulla rotonda alla fine della passeggiata lacustre. Come sempre ventilato, spazioso e ben controllato dal proprietario, il sig. Valter Proietti, ci ha offerto una piacevolissima sosta: spaghetti all'astice, sugo denso e un grosso mezzo astice in una porzione gigante, risotto alla crema di scampi delicatissimo, dolce, persistente e anche questo king size. Scaloppine al limone morbide e gustose ed una ricca insalatona di rughetta, scampi, astice, parmigiano. Varie bevande ed un costo contenuto, meno di cinquanta euro in due, il che è sempre il dolce migliore di ogni pasto.





Il viaggio di ritorno è stato leggermente al di sopra delle mie possibilità di resistenza, se si considera che avevo lavorato dodici ore di notte e stavo sveglio in totale da oltre ventiquattro, quindi sì, diciamo pure che se avessi ceduto alla tentazione, avrei lasciato la guida a mio figlio e mi sarei fatto tutto un sonno ma... devo aspettare ancora qualche anno per queste cose quindi sono arrivato a casa piuttosto distrutto. Non si può negare che ci siamo divertiti e circa duecento chilometri non hanno lasciato altri segni se non dei buoni ricordi, come sempre.
5e33af71-490e-4c6e-963d-492a197ffa63
« immagine » Il nostro vizio ormai lo conoscete bene. Non ci riesce di stare fermi e così, quando ci capitano le giornate "padre&figlio", dove possiamo gestirci qualche ora per conto nostro, immediatamente sentiamo il richiamo della strada e, o in moto o in macchina, ce la svignamo senza una meta...
Post
17/07/2015 13:13:38
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    26
  • commenti
    comment
    Comment
    50

L'UOMO CON LA LAMPADA

07 luglio 2015 ore 10:45 segnala


La sua non era stata certo una vita facile. Ne aveva viste, e ovviamente vissute, di ogni colore; si può dire con certezza che nessun tipo di sentimento mancasse nella tavolozza che aveva creato. Ogni gamma, sfumatura, di emozioni gli era passata davanti ed attraverso. Così, giunto ad una età che una volta si sarebbe definita se non venerabile, almeno rispettabile, se ne andava ancora per il mondo a malapena notato da chi incrociava. Cos'era, in fondo, se non uno dei milioni di anziani che sembravano dover passare il loro tempo contando i granelli di sabbia della clessidra, ed avvertendo il sottilissimo rumore del loro scrosciare farsi più forte, sempre più forte, quasi un rombo di tempesta nell'annunciare l'imminente dipartita? Eccolo lì, con le scarpe in una mano e le calze nell'altra, mentre trascina i piedi sul bagnasciuga del lungomare. Gli verrebbe voglia di sentirsi patetico, mentre lentamente cala il sole oltre l'ultimo orizzonte, ed invece niente, dico, non vuole arrendersi, ancora par trovare, in quel baluginare dorato sulla schiuma delle onde che si infrangono a riva, la gioiosità ciclica simbolo di una vita che si ripete all'infinito. E magari, via, concediamoglielo che se lo è meritato, ha anche l'ombra di un sorriso tra le labbra, quelle labbra un tempo carnose e rosee capaci di attirare a sé i baci di donne meravigliose, ed oggi nascoste nel folto di una barba candida come la neve. Cosa sta facendo, che va pensando? Chi sa. Certo è che quel pomeriggio, inaspettatamente, urtò col piede qualcosa di metallico: all'inizio espresse ad alta voce il suo biasimo verso l'amministrazione cittadina e chi avesse lasciato lì quel rifiuto. Poi, gli sovvenne il pericolo di essersi preso una infezione, subito scavalcato dalla consapevolezza che, ammesso e non concesso, infetto o no, non è che aveva davanti tutta una vita da vivere. Quindi a che pro prendersela? Preferì prendersi il rifiuto, e difatti abbassò la vista sorprendendosi alquanto nel tirare fuori dalla rena una sorta di lampada portaolio. Aladino! - pensò, e l'avranno persa i quaranta ladroni extracomunitari, da chi sa quale casa, - ghignò . Lo sapete anche voi, quindi la faccio breve: non riuscì a fermare la mano, nel ripetere l'infantile gesto cinematografico e leggendario dello strofinarla. Era buio, ormai, e non avrebbe fatto la figura dello sciocco, dato che d'attorno non c'era nessuno, quindi quando si lasciò cadere seduto sulla sabbia dallo stupore non si vergognò nemmeno un pochino. Perchè chiaramente davanti a lui era apparso il djinn delle favole. Oh, e certo, come volete che fosse! Alto, moro, riccioluto - certi cernecchi lucidi d'olio balsamico di qualche oasi perduta - muscoloso naturalmente e con dei denti bianchi che sfavillavano sorridenti come il faro di tutte le speranze. E vestito perfettamente in stile, con pantaloni a sbuffo ed un alta cintura a fusciacca dorata. Le babbucce avevano forse la punta arrotolata? Ma che domanda, ovvio che sì. Mettiamoci anche un sonaglino, che fa colore locale.
- Oh, Oh, Oh! - fece il djinn, contrariamente ad ogni aspettativa. L'anziano pensò che fosse il piccolo aiutante di Babbo Natale e lo salutò presentandosi, con la cordialità di un gentiluomo d'altri tempi.
- Ma che incredibile sorpresa, signor genio!
- Nevvero, buon uomo? Immagino che per lei lo sia sicuramente.
- E mi dica, se posso. Stava stretto là dentro?
- Oh, sa, con i secoli ci si abitua, anche se non nego che uscire a prendere una boccata d'aria fa sempre piacere. Piacere che stavolta devo a lei, e come di prammatica avrò cura di ringraziarla adeguatamente.
- Ma via, seriamente! Davvero lei è uno di quei geni che esaudiscono i desideri?
- Garantito, ma con qualche piccolo limite. Non più di un desiderio, e l'avverto, anche se data la sua canizie direi che già se lo immagina: nessuna parola magica capace di esaudire tutti i desideri che vuole. Eh, c'è sempre chi ci prova, come se fossi nato ieri! E soltanto cose materiali, quindi niente tocco di re Mida, o ritratti alla Dorian Gray...
- Ah, ma guarda, conosce?
- Sapesse quanti libri ho qui nella lampada, caro mio. Se no, sai che noia.
- Certo, certo. In verità, ammetto che in vita ho avuto di tutto e perso di tutto, soldi, amori, mogli, figli... caro il mio genio, non ho grandi aspettative e nemmeno grandi desideri.
- Davvero? Qualche miliardo non le piacerebbe?
- Senza una eterna giovinezza? Senza una salute perfetta? Che mi ci comprerei, il corpo di qualcun altro? No, sto benino dove sto. Mi contento di poco. Mi ci faccia pensare. Ecco! Mi sa proprio che ho in mente quel che mi farebbe piacere. E' una cosa materiale, come dice lei, ma se potesse estendere le sue capacità a qualsiasi cosa sarebbe l'ideale.
- In che senso?
- Nel senso che vorrei una gomma. Una gomma per cancellare che possa veramente cancellare qualsiasi cosa voglio.
- Ma questa è la più divertente che mi abbiano mai chiesto! Voglio proprio accontentarla! E mi permetterebbe di tenerle compagnia, giusto per vedere cosa vorrebbe farci?
- Perchè no, visto che mi renderà questo gratissimo servizio, non ci vedo nulla di male nel lasciare che anche lei impari qualcosina.
Il djinn battè le mani e, nel riaprirle, mostrò all'anziano una grande gomma bianca, levigata, baluginante al chiarore della luna. Era bella pesante, constatò soddisfatto il nostro protagonista, lo avrebbe servito a puntino. Dunque, si accoccolò su una duna, seguito dal moro che se la spassava.
- Vedi, amico mio - posso darti del tu senza offenderti?
- Prego, prego, fai pure, ci mancherebbe - e che non si dica che quel djinn era di poca creanza, eh.
- Insomma, il punto è questo. Sai quante gioie ho avuto in vita mia? Moltissime. Una infanzia benedetta dai genitori migliori che si potessero chiedere, una giovinezza dorata in un limbo di sogni e futuri immaginari stupendi. Ragazze, oh, così tante e così belle, che fatico persino ad enumerarle, e i piaceri che mi han dato mi hanno fatto compagnia poi, negli anni a venire, quando tutto è crollato. Spariti i parenti, morti che ero giovane; finiti i soldi, chè il lavoro crollò e tutto si disfece. Furono gli anni della fatica, delle umiliazioni, del sonno perduto, delle infinite tristezze. Ma sono sempre sopravvissuto ad ogni bastone che la vita mi ha messo tra i piedi: e son finito a passare questi ultimi anni rimpiangendo, rimuginando, accompagnato solo da un senso di tristezza fatale.
- Ah capisco! Immagino che vorrai vendicarti di chiunque ti abbia fatto dei torti! Sì, cancelliamoli dalla faccia della terra!
- Mio carissimo amico, che dici mai... Pensaci un attimo, a che servirebbe? Che, quando io fossi al finire, alla resa dei conti, al mio tirare le somme, mi troverei in debito con loro per avergli preso più di quel che hanno tolto a me. No. Son sempre stato un uomo onesto. Un uomo buono, anche se non va più di moda nè dirlo nè esserlo. E quindi, se ci ragioni sopra un attimo, vedrai cosa penso che mi convenga fare davvero.
Lo vedete anche voi, quel gran moro, mentre si passa la grossa mano tra i riccioli? Non vi sembra turbato, nel non comprendere le vere mire del nostro? Sì, sì, vi capisco. In effetti non capita tutti i giorni di disporre di un potere magico simile, ci si confonde, vero?
- Perdonami, ma ancora non riesco ad intuirlo. Quindi fa' pure quel che credi meglio.
- Sì, lo farò, e ti assicuro che poi sarò felice. Non crearti problemi e sentiti libero di andare gioioso per il mondo quando avrò finito, accompagnato dai miei ringraziamenti.
Così dicendo, con una mossa rapida più di quanto si poteva immaginare, l'anziano si passò velocemente la gomma sul cuore, sfregando ben bene. E subito dopo, sui corti capelli d'argento, forte, e forte, ancora di più. La mano gli ricadde inerte vicino alla gamba, e restò così, seduto, con un sorriso vago, gli occhi azzurri persi a contemplare l'infinita curva del mare che si perdeva nel buio della notte.
Il djinn si alza, guarda ancora l'uomo, indeciso. Poi una imprevista lacrima gli scorre sullo zigomo. Si china verso di lui per un ultima carezza: l'anziano non risponde, resta seduto, continua a sorridere. Il djinn si guarda intorno, vede la gomma, la prende e se la infila nella fusciacca, scuote la testa, ancora incredulo e poi, mentre lentamente si allontana con la lampada stretta in mano, senza nessuna fretta di ritornarci dentro, capisce. Voltandosi verso l'uomo alza la grande mano con la gomma tra le dita e dice:- Grazie! - perchè, improvvisamente, i secoli che verranno non gli fanno più paura. Avrà sempre un ancora di salvezza nascosta nella fusciacca.


*
e5fdd5a4-e2a1-4358-b1bb-378ff20f6475
« immagine » La sua non era stata certo una vita facile. Ne aveva viste, e ovviamente vissute, di ogni colore; si può dire con certezza che nessun tipo di sentimento mancasse nella tavolozza che aveva creato. Ogni gamma, sfumatura, di emozioni gli era passata davanti ed attraverso. Così, giunto a...
Post
07/07/2015 10:45:15
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    13
  • commenti
    comment
    Comment
    16