PER INTERPOSTA PERSONA

05 giugno 2019 ore 09:25 segnala


Ci sono, tra le mille notizie dalle quali siamo bombardati ogni giorno, quelle che inevitabilmente portano a discussioni, confronti, dichiarazioni personali, finanche liti e spesso accese. Ma è fisiologico che sia così data la natura umana che ci rende tutti uguali ma diversi, e quindi mi rendo conto che il post di oggi potrà vedere qualcuno d'accordo e molti altri in disaccordo. Non importa, prima di tutto perché va da sé che qui io scriva le mie riflessioni e poi perché il dialogo resta sempre il miglior cemento per costruire, se poi si facciano dei muri o delle scuole questa è un altra faccenda. Il punto in questione di oggi è la decisione di una minorenne di richiedere e ricorrere all'eutanasia, a seguito di una vita psicologicamente segnata da uno stupro e altre nefandezze del genere in ancor più giovane età. Decisione che non potendo essere attuata nel suo paese l'ha vista rivolgersi ad una clinica straniera dove il governo ammette cose del genere, con il beneplacito addirittura della famiglia. E fin qui la notizia, scarna e cruda quanto si vuole. Ora, considerato che nella mia religione - che si basa unicamente sulla parola e quindi gli ordinamenti direttamente lasciati da Dio - è assolutamente vietato fare del male a sé stessi (quindi uccidersi, in qualsiasi modo) ed è anche vietato espressamente uccidere altri (così come nei dieci comandamenti) tranne che per propria difesa o se si è in guerra (come anche indicato nella Bibbia) è implicito che accettiamo l'idea basilare che da Dio veniamo e a Lui torniamo ed a Lui dovremo rendere conto, visto che non siamo né i creatori di noi stessi né i padroni di noi stessi. Siamo in debito per la carne e per come gestiamo la nostra vita, rendendocene responsabili. Ma essere responsabili di quel che facciamo al nostro corpo non può implicare anche il darci la morte altrimenti cozzerebbe con quanto ordinatoci. E qui finiamo su un altro lato della questione, ammettendo - se si ha una visione atea di come vivere - che si decida di farla finita, empaticamente mettendomi in quei panni (per puro ragionare) posso ancora arrivare a concepire che l'eutanasia venga richiesta da chi è stremato da un male incurabile le cui sofferenze lo stanno lentamente privando di ogni dignità umana (ma anche in tal caso sarei obbligato a ricordare la lunga agonia di mio padre alleviata solo dai farmaci forniti da medici incapaci di trovare altre soluzioni, e che mai chiese di porre fine al dolore facendosi uccidere) e che è impossibilitato, sia perché in coma o perché inabile ai movimenti, a chiudere la questione in altro modo. Solo ed unicamente in un caso del genere potrei arrivare a prendere in considerazione questo atto di pietà - se vogliamo definirlo così, e sempre ripeto in un ottica areligiosa - ma nel caso in questione, che ci ha fornito lo spunto per discutere qui di questa spinosa questione, non riesco assolutamente ad ammetterlo. Ed è facilmente spiegabile, se una persona, come talmente tante malauguratamente capita che ce ne siano al mondo, non è più in grado di reggere alle ondate brutali che la vita gli ha sbattuto contro prende il coraggio che gli è rimasto e si uccide d'impeto impiccandosi, concedendosi un ultimo momento di riflessione tagliandosi le vene in una vasca o preferendo la fuga onirica imbottendosi di narcotici. O in mille altri modi. Dato che in fondo un atto del genere rientra in uno scenario da ultima sfida al destino, nel riappropriarsi di quella libertà che era stata negata, per quanto sbagliato sia, per quanto condannabile sia. Ma persone simili o provano un odio profondo verso chi li ha creati e quindi compiono questo atto anche in dispregio a Lui o considerano la vita solo come un mero accadimento fisiologico che non ha un senso di inizio né una speranza per il futuro quindi le danno un valore del tutto limitato. Ad ogni modo, chi non è impedito da malattie invalidanti, da paralisi, da coma o altro - come nei molti casi a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi e che puntualmente hanno diviso l'opinione pubblica - ma è una persona talmente capace di intendere e volere da arrivare a non trarre alcun beneficio da cure psichiatriche eppure da formulare ricerche per cliniche appropriate, fare richieste in merito, combattere anche contro tribunali fino ad arrivare dove vogliono, in questo caso tutto va a nascondersi sotto il manto pesante e deprimente della vigliaccheria, il delegare alla interposta persona di cui il titolo del post la decisione di uccidere. Come milioni di peccatori che ad ogni funzione religiosa vanno a lavarsi la coscienza da un sacerdote - del quale non sanno se ha messo incinta qualcuna, se è un pedofilo, se ha frequentazioni omosessuali (scelte personali ma che comunque invalidano i sacramenti, se ci si vuole attenere alle norme religiose) - che dopo aver ascoltato benedice e manda a casa come nuovi. Si delega ad un medico la propria morte, invece di farla finita da soli, come se questo potesse scaricare la colpa su qualcun altro, come se non si fosse più responsabili di niente, un comportamento che non trova alcuna giustificazione, almeno da parte mia. E non entro minimamente nella mente o nel cuore di un medico delegato a questo genere di cose, troppo grande è il vuoto che vedo dentro questa gente, Facessero pure, loro con il loro operato, chi gli si dà come un animale da portare consenziente al macello e chi li ammette e supporta. Ma soprattutto preghino, se ancora sanno cosa vuol dire, che nessuno dall'altra parte gli chieda conto di quel che fanno.
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05/06/2019 09:25:47
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Commenti

  1. Robyarch71 05 giugno 2019 ore 10:18
    La vita è un bene prezioso e va salvaguardata. Purtroppo la vita non è solo Felicità ma anche tanta sofferenza e la sofferenza va combattuta e sconfitta, chi non riesce a sconfiggerla.....
    Poi capita che in certi paesi, l'eutanasia è addirittura legalizzata dopo il 12° anno di età, ma solo dopo che un medico abbia certificato che la sofferenza del paziente è insopportabile ed incurabile.
  2. crenabog 05 giugno 2019 ore 10:21
    x @Robyarch71, ciao caro, felice di rivederti, sì quel che mi scrivi rientra nella casistica di cui parlavo citando l'ammissibilità solo quando le sofferenze siano incurabili e insopportabili, e purtroppo le malattie non conoscono nè giovinezza nè vecchiaia. si sa, la morte è la cosa più contagiosa che esista.
  3. 63klimo 05 giugno 2019 ore 10:23
    Buongiorno,argomento molto interessante,a prescindere anche dalla Religione,sull'eutanasia anche persone di fede,finiscono per accettare la morte imposta.Se si delega ad altra persona non sono affatto d'accordo.In Olanda con una nuova legge si autorizza il suiicidio anche di bambini di 12 anni(in precedenza gli anni erano 21)in sintesi non avrei autorizzato questo "tipo" di suicidio
  4. VirPaucisVerbo 05 giugno 2019 ore 10:27
    Hai esposto un argomento che richiederebbe milioni di parole, o nessuna. Tutto sta - però - nel "relativo" di come ciascuno di noi intende la Vita: dono di Dio, casualità chimica, intervento alieno eccetera.
    Per chi è religioso, veramente religioso ovviamente il dubbio non si pone: la vita è dono di Dio e come tale va rispettata in ogni sua accezione ed eccezione. Se ti dichiari religioso e non rispetti la vita (tua o del tuo prossimo) sei solo un ipocrita.
    Diverso è per chi è ateo, lì non vi sono obblighi dovuti dal credo e la decisione di farla finita sta semplicemente (termine errato ché non v'è nulla di semplice nel decidere di compiere un atto del genere) nel loro animo.
    Poi... certo, certe situazioni estreme: mali incurabili e dolorosissimi, traumi dovuti a bestiale violenza subita e quant'altro possono distruggere talmente in profondità il nostro essere da farci obliare tutto fuorché l'unico modo che ci pare percorribile per tirarci fuori dalla situazione in cui siamo.
    Giusto? Sbagliato? Non so e non ho gli strumenti per giudicare. Rispetto chi decide di vivere la propria vita fino all'ultima esalazione e anche chi invece pone fine in modo traumatico a sé stesso.
    Riguardo a come la religione intende il suicidio, però, c'è da dire che il cattolicesimo demanda a Dio il giudizio su ogni singolo suicida, che potrebbe quindi accedere al Paradiso. I Protestanti sono ancora più "liberali" in questo senso, derubricando il suicidio ad "omicidio di sé stessi". Le religioni orientali, buddismo ed induismo, infine, lo considerano un peccato certamente grave ma non da condannare il suicida alle pene dell'inferno. Lo stesso ebraismo non lo condanna esplicitamente (anzi, è Dio a dare a Sansone la forza per commettere suicidio ed uccidere, con sé, i Filistei). E' invece l'Islam ad avere il più categorico rifiuto verso ogni forma di suicidio. Poi, come sempre, per ogni religione e per ogni situazione vi sono diverse forme di interpretazione. E si ritorna al "relativo" di cui parlavo inizialmente.
  5. 63klimo 05 giugno 2019 ore 10:32
    p.s. si delega sempre ad altri,ma questo mi pare un caso diverso dal solito.
  6. crenabog 05 giugno 2019 ore 10:35
    x @63klimo , grazie del commento, infatti concordo nel dire che il delegare ad altri va fatto solo se e quando si è impossibilitati a farlo da sé altrimenti è un atto di codardia, oltre all'infamità di far macchiare di omicidio un altra persona. ma ovviamente è solo il mio parere.
  7. 63klimo 05 giugno 2019 ore 10:37
    condivido il tuo parere ,post estremamente interessante e dettagliato come sempre,un caro saluto.
  8. freepause 05 giugno 2019 ore 10:38
    crena, (è un mio limite, ma sti papiri senza interlinee a non arrivo a leggerli tutti, mi gira la testa) .. il mondo è pieno di contraddizioni cmq la cosa peggiore è non aver più il possesso delle proprie capacità e dover delegare per causa di forza maggiore. :-)
  9. crenabog 05 giugno 2019 ore 10:39
    x @VirPaucisVerbo in effetti è questa la faccenda, che intorno ad argomenti simili possiamo dibattere per mesi, sviscerare ogni posizione e caso, alla fine tutto è soggettivo, e anche in quel caso ci sarebbero mille motivi per farlo o non farlo. quindi concordo con te, anche nella disamina - benchè succinta - delle opinioni delle varie religioni dalle quali finiamo per evincere che ci sono religioni che si sono modificate nell'arco dei secoli per venire incontro ai desideri della gente, non più per sottostare agli ordini del Dio e questo fondamentalmente è un errore tale da invalidare ogni cosa. ma chiaramente io la vedo in maniera diversa appunto facendo parte di quelli più categorici. grazie dell'intervento, amico mio.
  10. crenabog 05 giugno 2019 ore 10:42
    x @freepause oh naturalmente scusami ma si sa che sono estremamente prolisso quando attacco a scrivere, vero è che certi argomenti meriterebbero non righe ma pagine o meglio libri. sono d'accordo con te su quanto sia triste perdere le proprie capacità, anche se resta l'unica scusante per dover accedere al suicidio assistito, secondo me almeno.
  11. xSupercalifragilex 05 giugno 2019 ore 10:50
    Non posso seguirti quando parli di Dio, essendo ateo, ma sono d'accordo che l'eutanasia sia da relegare a quei rarissimi casi in cui si sia certi non si possa guarire e ci siano sofferenze eccessive. Io la permetterei anche a chi vive dentro quelle macchine che li fanno vegetare (sopravvivere è un termine anche troppo allegro per quelle condizioni) o per chi sia paralizzato dal collo in giù.

    La ragazza che ha ricevuto uno stupro è sicuramente segnata a vita, ma il tempo, le esperienze e magari un pò di aiuto da professionisti validi possono assolutamente permetterle una vita quasi normale, anche soddisfacente e persino felice a tratti, un pò come tutti noi altri. L'eutanasia non ha senso, perciò andrebbe vietata.
  12. LINTERDIT 05 giugno 2019 ore 12:50
    domandiamoci innanzi tutto come era la vita di questa persona che ha deciso di morire .....e domandiamoci chi l'ha ridotta in quel modo , non dico che si debba morire anche io penso che la vita e' un dono che ci viene dato ,ma quando ci viene brutalmente tolto ,allora io qui vorrei una vera giustizia ....nel nostro stato e' proibito decidere di morire , ma io avrei voluto che accanto all'uso della pistola ,per difesa personale e dei nostri cari , avessero scritto leggi molto severe per chi stronca la vita di altri , in qualsiasi modo
  13. luc.ariello 05 giugno 2019 ore 17:39
    Si muore quando non si esiste,
    e se il corpo rimane in vita
    è un incidente
    che si ripete molte e molte
    volte.
  14. crenabog 05 giugno 2019 ore 19:57
    X @xSupercalifragilex, concordo, ho la triste impressione che dopo che era andata in depressione e anoressia la famiglia abbia dato il consenso essendo logorata da quello stato di cose. Naturalmente non possiamo giudicare non sapendo e vivendo quella storia ma ho visto famiglie smuovere montagne per salvare i figli aggrappandosi a tutto. Quindi non so ma la faccenda non mi è piaciuta...
  15. crenabog 05 giugno 2019 ore 19:59
    X @LINTERDIT pienamente giusta la tua richiesta di avere una giustizia più forte e decisa, in ognuno di questi casi ma anche in linea generale.
  16. crenabog 05 giugno 2019 ore 20:00
    X @luc.ariello un bel pensiero profondo, grazie

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