LA FAVOLA DEI PESCIOLINI D'ARGENTO

16 maggio 2010 ore 00:08 segnala

Data di prima pubblicazione in Internet: 17/06/2009

 

C'era una volta, nel paesino che ben conosciamo, un signore anziano che passava quasi tutto il suo tempo dentro casa. Non lavorava più e quindi aveva pochi motivi di uscire di casa, se non per andare a fare la spesa e comprare quel che gli abbisognava anche se di solito si dimenticava di comprare da mangiare perchè si faceva sempre attrarre dalle bancarelle dei libri usati. Questo signore leggeva, leggeva sempre, leggeva tantissimo e aveva casa colma di libri vecchi e nuovi, belli o sfasciati, ammucchiati in ogni dove, persino nei cassetti dei mobili. E continuava a comprarne, non smetteva mai, ne aveva a diecine ancora da leggere eppure ogni volta che vedeva qualcosa che pensava potesse essere interessante eccolo lì, a spendere quei pochi spiccioli che teneva in tasca. A casa nessuno gli teneva compagnia, una moglie non l'aveva, figli nemmeno, il caro vecchio porcellino d'India era morto anni prima e quindi se ne stava tutto solo con i suoi libri. Gli unici esseri viventi che sopportava, con malcelata simpatia, erano i pesciolini d'argento che guizzavano per ogni dove, nascondendosi nei ciuffetti di polvere, sotto il letto, dietro i mobili e che si cibavano soprattutto della vecchia carta dei libri. Lui lo sapeva bene ma non gli dispiaceva, anzi a volte lo si poteva vedere inginocchiato a lasciare bricioline di carta lungo gli angoli dei muri, sperando che i piccoli insetti andassero a nutrirsi. Ed erano belli grassocci e lucidi, mentre scivolavano ovunque per la casa. La mattina, alzandosi e andando al bagno, li trovava nel lavandino affaccendati intorno alle gocce d'acqua che cadevano dal rubinetto, assetati. Una sera se ne stava seduto sulla sua poltrona preferita a leggere e si godeva il tramonto dai mille stupendi colori che dipingeva il cielo di là dai vetri della finestra, si assopì con un libro aperto in grembo e lentamente, senza accorgersene, morì. E galleggiò nell'aria della camera, guardandosi, incredulo senza sapere bene cosa fare. Ancora indeciso sulla sua nuova inaspettata condizione, vide oltre la finestra brillare una scia nel cielo; volò fuori per vedere di cosa si trattasse e avvicinatosi si accorse che era una lunghissima scia di pesciolini d'argento, tutti i milioni di anime di pesciolini d'argento che avevano abitato insieme a lui ed erano vissuti e morti nella sua casa, godendo dei suoi libri. Per ringraziarlo, gli stavano indicando la via del Cielo. Finalmente allegro la seguì fino ad un cancello dorato che si aprì per accoglierlo ed entrò in una gigantesca biblioteca, che non se ne vedeva i limiti. Aveva trovato il suo Paradiso personale ed era sicuro che negli angoli bui tanti pesciolini d'argento scivolavano felici per l'eternità.

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Data di prima pubblicazione in Internet: 17/06/2009   C'era una volta, nel paesino che ben conosciamo, un signore anziano che passava quasi tutto il suo tempo dentro casa. Non lavorava più e quindi aveva pochi motivi di uscire di casa, se non per andare a fare la spesa e comprare quel che gli...
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LA FAVOLA DEGLI ELEFANTI VOLANTI

15 maggio 2010 ore 23:58 segnala

Data di prima pubblicazione in Internet: 16/06/2009

 

C'era una volta, nel solito paesino che conosciamo bene, il nostro bambino curioso che una sera chiese al padre dove vivessero gli elefanti. Il padre, essendo il narratore del paese, non si fece pregare e iniziò a raccontargli una delle sue favole: " In un paese lontano lontano, chiamato Africa, vivevano tanti branchi di elefanti che se ne stavano nelle loro savane a girare di qua e di là, pascolando tranquilli. Un brutto anno però arrivò un caldo tremendo che iniziò a seccare fiumi e torrenti, laghi e ruscelli. L'erba verde divenne gialla e secca, per i poveri animali non c'era più nulla da mangiare ed erravano tristi da un capo all'altro della savana. In lontananza vedevano sottili fili di fumo e capivano che il loro peggior nemico, l'uomo, aveva cominciato ad andare a caccia. Una notte, mentre erano fermi sotto grandi alberi di portulaca dalle quale avevano staccato interi rami pieni delle foglioline grasse e piene d'acque, il più piccolo del branco fece un sogno strano, si trovava dentro un luogo buio e freddo e sapeva che stava lì per salvare i suoi parenti e amici. Si svegliò inquieto nel ritrovarsi in mezzo al branco con quel caldo infernale. Allora si incamminò verso il limite della pianura, dove iniziavano le pendici della montagna e dove non lo avevano mai lasciato andare da solo, camminò e camminò, e finì per fermarsi davanti all'ingresso di una grotta. Timoroso, si fece forza ed entrò, e poco dopo si trovò dentro una grotta enorme attraversata da un lago di acqua cristallina illuminata dalla luce della luna piena che scendeva leggera dall'apertura superiore, sembrava fosse stato anticamente un vulcano. Felice uscì correndo per andare a chiamare il branco. Mentre l'alba si alzava all'orizzonte li vide correre nella savana, mentre in lontananza i tamburi ed il polverone di una tribù di cacciatori si avvicinavano. Barrì forte per chiamarli e loro arrivarono veloci. Portò tutti dentro la grotta e poterono bagnarsi e bere a volontà, anche se pensavano con paura ai nemici in arrivo e poi, ecco che d'improvviso si sentirono tutti leggeri, ma così leggeri... che iniziarono ad alzarsi nell'aria e a galleggiare verso la bocca del vulcano. Che cosa stranissima! Ma tutti, nessuno escluso, se ne volarono in alto e la tribù dei cacciatori restò impotente a vedere una nuvola di elefanti allontanarsi mollemente sulla brezza del vento, fino al lontano Khalahari dove finalmente si posarono di nuovo nelle meravigliose foreste sempreverdi..." Il bambino si divertì molto a pensare agli elefanti e chiese a suo padre cosa fosse successo; lui rispose che avevano bevuto un acqua minerale piena di gas e se si erano salvati era dovuto al sogno del cucciolo perchè, a volte, quando le speranze sono finite e nulla più va bene, fidarsi dei sogni può portare ad una nuova vita felice...

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Data di prima pubblicazione in Internet: 16/06/2009   C'era una volta, nel solito paesino che conosciamo bene, il nostro bambino curioso che una sera chiese al padre dove vivessero gli elefanti. Il padre, essendo il narratore del paese, non si fece pregare e iniziò a raccontargli una delle...
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LA FAVOLA DEI SOGNI RUBATI

15 maggio 2010 ore 02:31 segnala

Data di prima pubblicazione in Internet: 27/04/2009

 

C'era una volta, in un paesino lontano lontano, un nugolo di bambini che erano quasi sempre tristi. Quando li incontrava il figlio del cantastorie della cittadina si domandava cosa avessero da esser così immusoniti, ma non parlava molto con loro e non sapeva come aiutarli. Un giorno si decise, e chiese loro cosa avessero mai. Gli risposero che quando si svegliavano non ricordavano i loro sogni e tutto gli sembrava grigio ed incolore. Allora il bambino andò da suo padre e gli chiese cosa stesse succedendo, lui ci ragionò sopra e disse:- Credo sia colpa del Leprechaun che vive sotto la collina. La notte entra nei sogni dei bambini e li ruba, perché non sa sognare e allora prende quelli degli altri. Dovreste chiudere i vostri sogni in tanti cassetti, lui non li troverebbe. - Allora il bambino, venuta la notte, si nascose sotto le coperte e si addormentò, iniziando a sognare. Sognò la sua soffitta, tutta di legno, con una grande finestra tonda da cui la luce del sole scendeva tranquilla. Col pensiero costruì tante librerie piene di scatole e cassetti e vi mise in bell'ordine tutti i suoi sogni, quelli di quando era piccino e il padre gli dava le pappe, le canzoni che gli cantava per farlo dormire, le favole che gli raccontava, i suoi giochi di oggi e di ieri, le storie che inventava con i suoi giocattoli, le idee ancora confuse su cosa fare da grande, i misteri che non capiva delle bambine che incontrava e tutte le altre cianfrusaglie che vorticavano nel suo cervellino. Finì il suo lavoro e chiuse tutto con una chiave d'oro che si legò al collo. Ed ecco bussare forte alla porta, aprì ed il Leprechaun, piccolo, peloso e tutto vestito di verde gli ordinò:- Dammi tutti i tuoi sogni! - Il bambino lo lasciò entrare e assistette ridendo alla sfuriata del folletto che non trovava i sogni, e che se ne andò sbattendo la porta. Erano proprio al sicuro! Allora, una volta sveglio, corse dai bambini del luogo e gli raccontò tutto e loro, felici, aspettarono con gioia l'ora di andare a dormire. Guarda caso, la mattina dopo, erano tutti lì in piazza a giocare contenti, e i loro sorrisi rivaleggiavano con la lieta luce del sole. Anche il figlio del cantastorie stavolta giocava con loro, lo festeggiarono a lungo. Da allora, la notte, solo i lontani lamenti del Leprechaun sotto la collina si alzano verso le stelle. Gli altri dormono. E sognano!

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Data di prima pubblicazione in Internet: 27/04/2009   C'era una volta, in un paesino lontano lontano, un nugolo di bambini che erano quasi sempre tristi. Quando li incontrava il figlio del cantastorie della cittadina si domandava cosa avessero da esser così immusoniti, ma non parlava molto...
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LA FAVOLA DEI DUE COCOMERI

15 maggio 2010 ore 02:23 segnala

Data di prima pubblicazione in Internet: 29/05/2009

 

C'era una volta un paesino ai limiti del bosco, e la vallata che lo circondava in estate diventava gialla come il sole per quante bocche di leone ci spuntavano. L'aria diventava quasi pesante per l'aroma del gelsomino rampicante che colorava di bianco i muretti delle case e tutti gli insetti del mondo - prima o poi - venivano a visitarlo per danzare nell'aria con le fate del bosco e per passeggiare tra i piedi dei kelpies sperando che gli buttassero qualche briciola... Un giorno il figliolo del cantastorie del villaggio se ne stava seduto su un piccolo tumulo a guardare i bombi e le cetonie fare curiose scie nell'aria quando la sua attenzione fu attratta da due piccoli cocomeri verdi, così brillanti, spersi nel mezzo della piana che stranamente sembravano muoversi. Andò a vedere e li trovò circondati da due gruppi di formiche, molto indaffarate. Trovando la scena assai bizzarra andò a chiamare suo padre che stava disegnando sul balcone, per mostraglieli. Tornarono insieme nei pressi dei due cocomeri e videro che il gruppo di formiche rosse spingeva in avanti uno dei due, mentre un gruppo di formiche nere spingeva l'altro. Le prime faticavano a spingerlo verso il loro formicaio che era piuttosto lontano mentre le altre avevano preso a spingerlo su un tumulo sbreccato poco più lontano. Padre e figlio ristettero a guardarle a lungo. Le prime spingevano, spingevano e molte crollavano immobili per la fatica e per il caldo. Le altre spingevano e alcune finivano schiacciate sotto il suo peso quando perdevano la presa e lentamente tornava un poco più giù. Un paio d'ore dopo le prime erano tutte ferme, schiantate intorno al cocomero; le altre, ormai ridotte ad un pugno, erano arrivate in cima al tumulo ed ecco il cocomero cadere dall'altra parte e spaccarsi. Le formiche nere corsero giù per la china e si tuffarono nel liquido zuccherino, godendoselo tutto e strappando piccoli pezzi di polpa per portarli verso il loro formicaio. Il padre, sorridendo, indicò la scena al piccolo, dicendogli:- Vedi? Anche una cosa così strana può insegnarti qualcosa. Pensaci un po' e dimmi che ne pensi... Il bambino ridendo rispose :- Che le formiche nere non si ricordavano la strada di casa? - Eh! eh!, No tesoro, che spesso non è la via più facile quella che porta a dei risultati... E se ne tornarono insieme verso casa, mano nella mano, come sempre.

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Data di prima pubblicazione in Internet: 29/05/2009   C'era una volta un paesino ai limiti del bosco, e la vallata che lo circondava in estate diventava gialla come il sole per quante bocche di leone ci spuntavano. L'aria diventava quasi pesante per l'aroma del gelsomino rampicante che...
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