LA FAVOLA DELLA NUOVA FATA

17 novembre 2013 ore 23:07 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 27 giugno 2013



C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, la pianura dei tumuli, dove annualmente si radunava il Popolo Segreto per festeggiare il solstizio d'estate. Quell'anno, re Brian mandò i suoi cortigiani ad invitare il Narratore che accettò di buon grado e partì il mattino dopo aver ricevuto l'invito, alle prime luci dell'alba. Giunse alla pianura che il sole stava tramontando e si accomodò insieme alla corte di re Brian Borough sulle gradinate in legno che erano state allestite. Al centro una enorme pira bruciava allegramente, rischiarando tutta la pianura. Mentre venivano servite bevande e cibo, si alternarono gli spettacoli di cantori, saltimbanchi e ballerini. Tra di essi spiccava, per eccezionale bravura ed eleganza, una fata che il Narratore non aveva mai visto prima. Quando la danza finì e le fate si furono ritirate, il Narratore chiese al re chi fosse quella figura così bella ed eterea. Sul volto di re Brian sembrò passare una nube di tristezza, ma volle ugualmente narrare la storia per come l'aveva personalmente vissuta...
- Devi sapere, amico mio, che in un villaggio umano lontano da qui, viveva una bellissima ragazza, che aveva imparato a danzare e per questo cominciava ad essere ben nota anche in altri villaggi e città. E anche tutti i giovani del posto la corteggiavano, non c'era da stupirsene: un brutto giorno però una sua falsa amica la invitò ad andare ad esercitarsi sulla grande scogliera, con la scusa del panorama maestoso, e mentre lei si distraeva, la spinse. Forse pensava che si sarebbe solo rotta una gamba, invece la ragazza precipitò e morì. La falsa amica fuggì senza avvertire nessuno ma le Ondine avevano visto tutto. Uscirono dai flutti e chiamarono a raccolta il Popolo Segreto, che la trasportò nella mia reggia. Tutti piangevano la perdita di un così grande talento, l'avevamo vista danzare tante volte. Così, scesa la notte, ci recammo alla taverna di Tom Bombadil, suonammo il suo violino sin che l'uomo della luna non si affacciò per ascoltarci e lo chiamammo. Subito l'uomo della luna fece calare il filo d'argento del ragno gigante che vive nel lato oscuro della luna e, quando arrivò, gli spiegammo cosa era successo. Lui pensò un po' poi tornò su. Ridiscese tre ore dopo con una piccola fiala, ci disse che conteneva la preziosissima rugiada magica lunare che si formava sulla ragnatela del ragno gigante, e che poteva fare dei veri prodigi. Corremmo dunque a versare le gocce di rugiada lunare sulle labbra della fanciulla che, poco dopo, si risvegliò dall'abbraccio della morte. Ma non era più umana, era una fata. Anzi, qualcosa di diverso, non una fata per natura, ma un umana trasformata, e perciò ora vive sempre distante dalle sue compagne e non osa neanche avvicinare gli umani. Non so se le abbiamo davvero fatto un favore a salvarla ma, in quel momento, non pensavamo ad altro... Magari col tempo accetterà questa sua nuova vita. Per ora è già tanto che ci permette di godere ancora del suo meraviglioso danzare...
Il Narratore disse a re Brian che era d'accordo, e che era comunque più importante averla salvata. Poi promise che avrebbe raccontato a tutti questa storia, così chi un giorno l'avesse incontrata sarebbe già stato preparato. E finirono la notte brindando insieme, e glorificando gli spiriti della natura ed il passaggio del solstizio. La fata nuova? Oh, lei danza, danza sempre, nel pulviscolo del giorno splendente o nel pallido plenilunio...





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Data di prima pubblicazione in internet: 27 giugno 2013 « immagine » C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, la pianura dei tumuli, dove annualmente si radunava il Popolo Segreto per festeggiare il solstizio d'estate. Quell'anno, re Brian mandò i suoi cortigiani ad invitare il...
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17/11/2013 23:07:17
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Commenti

  1. ViolaNeve 18 novembre 2013 ore 14:26
    Non saprei spiegarti chiaramente il perchè, ma tra tutte, e sono poche in verità chè come sai ho iniziato da poco la "risalita" delle tue fiabe, è quella che preferisco. Sinora. Forse il motivo è da ricercare nell'assoluta triste bellezza di questa fata, vittima di invidie meschine. Eh, tanti paralleli con la realtà ci propone ed il tema, o morale, si ripete anche qui. Una domanda si pone legittima: davvero fu un bene salvarla? Essendo io, sempre e comunque e nonostante..., per la vita di primo acchito direi di sì, ma mi riservo di pensarci in modo più approfondito.
    Ciao!
  2. a.Qa 18 novembre 2013 ore 18:37
    che bella lo sai che amo le fiabe, con uno sforzo pazzesco cerco di diventare come quella fata senza nome, cosi che qualunque donna in buona fede si possa rivedere.
    Bravo 10+
  3. crenabog3 18 novembre 2013 ore 19:12
    x ViolaNeve, vero, non è una favola gioiosa ma si può leggere in tanti modi e sicuramente ricavarne insegnamenti o, almeno, sensazioni. pensaci sopra quanto vuoi! saluti
  4. crenabog3 18 novembre 2013 ore 19:13
    x a.Qa, è facile ritrovarcisi, in questi racconti, anche perchè prima o poi i lettori si immedesimano o amano qualcuno dei personaggi. la cosa mi fa piacere. un caro saluto

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