LA FAVOLA DELLO GNOMO SFORTUNATO

15 dicembre 2012 ore 23:53 segnala


data di prima pubblicazione in internet 31 ottobre 2012

C'era una volta, lontano dal villaggio che conosciamo bene, la Radura dei Tumuli, quasi al centro di Boscobuio e là, sotto la più grande delle collinette, si celava l'ingresso principale al mondo del Popolo Segreto, saggiamente governato da Re Oberon e da sua moglie, la Regina Titania. Un giorno, poco discosti dall'ingresso, sedevano nell'erba morbida e riparata dal sole grazie alle ampie fronde degli antichi alberi, il Narratore del villaggio, suo figlio e Re Brian - il governatore dei Folletti. Amici da lungo tempo, avevano improvvisato una merenda campestre, in questo aiutati da una piccola corte dei servitori di Re Brian, che stavano appunto predisponendo tovaglie, stoviglie e vettovaglie, in bell'ordine, anche se - come c'era da aspettarsi dai folletti - tutto era spaiato e diverso, l'una cosa dall'altra.
" Oggi mi sento particolarmente allegro e per una volta, invece di sentire le tue storie, desidero narrarvene una io. Vi va? ", disse Re Brian.
Ovviamente padre e figlio accettarono di buon grado, anche perché l'uomo si guadagnava da vivere raccontando favole ai suoi concittadini e ogni cosa nuova che apprendeva lo aiutava a guadagnare.
" Dunque, forse ricorderete un certo furterello successo in casa vostra, parecchio tempo fa, un sacco di zucchero che sparì... bene, ecco come andò realmente la faccenda. Lontano da qui, in una forra di rovi, aveva costruito la sua casa uno gnomo che era sempre scontento, rabbioso addirittura e che si considerava particolarmente sfortunato. In realtà non era buono a far nulla e non aveva mai voluto imparare a far niente, ma non era abbastanza intelligente da dare la colpa a sé stesso e cambiare. Se ne andava in giro sempre rimuginando e borbottando quando ecco che un giorno si infilò in una grotta da tempo abbandonata da altri gnomi scavatori, di quelli che cercano gemme nelle profondità della terra. Girò a lungo, rimestò tra le cose abbandonate là sotto poi, mentre si accingeva ad andarsene scorse in un anfratto una piccola scatola, quasi un forziere in miniatura. La afferrò circospetto e subito fuggì via, con l'intento di aprirla in un luogo sicuro. Tornò sotto il suo cespuglio e delicatamente la forzò per aprirla. Subito, dalla scatola si affacciò un piccolissimo folletto, si guardò intorno e lo salutò ringraziandolo per averlo liberato dalla sua prigione. Lo gnomo non sapeva che farsene quando il folletto gli disse che avrebbe esaudito un suo desiderio. Lo gnomo non ci pensò su due volte, era così abituato a ripetere a tutti quanto fosse sfortunato che, appunto, chiese di diventare fortunato. Il folletto rispose che questo non poteva farlo ma che gli avrebbe concesso un colpo di fortuna e uno soltanto. Lo gnomo si disse d'accordo ed ecco comparire davanti a lui una tovaglia di seta finissima con una monumentale torta riccamente decorata. Lo gnomo disse che sì, aveva fame, ma che non capiva cosa significasse; il folletto gli rispose di aspettare almeno un ora e avrebbe capito anche troppo bene, poi sparì in una nuvoletta di fumo. Mentre dunque lo gnomo se ne stava seduto davanti a quel magnifico dolce, ecco passare Re Oberon con il suo seguito di dignitari per la passeggiata mattutina: davanti allo spettacolo di quella torta tutti si fermarono, Re Oberon chiese di poterla assaggiare e se ne deliziò; chiese allo gnomo se l'avesse fatta lui e quello, gloriandosene, rispose di sì. Per tutta risposta Re Oberon lo nominò seduta stante suo pasticcere ufficiale, con tutti i vantaggi di notorietà e guadagno che ne avrebbe ricavato, ordinandogli di prepararne un altra per la cena regale del giorno dopo. Quindi la corte si sedette e mangiò tutto il dolce mentre lo gnomo era combattuto tra l'inattesa felicità e il panico, ben sapendo che non aveva mai cucinato niente del genere in vita sua. Come restò da solo, ricominciò a lagnarsi di quanto fosse sfortunato anche nella fortuna e, invece di confessare tutto a Re Oberon e ottenere magari un posto da aiutante nelle cucine, si mise a pensare a come avrebbe potuto fare: aveva vaghi ricordi di certi pasticci dolci mangiati da piccolo e si illuse di farcela. Provò a mettere a bollire delle barbabietole per seccarne il succo e farne zucchero ma ne ottenne un impiastro puzzolente; provò ad allungare nell'acqua bollente la resina mielosa di certi alberi ma anche così ne ebbe solo una zuppa appiccicosa e aspra. Decise quindi di procurarsi dello zucchero e dove meglio avrebbe potuto rubarlo, se non a casa vostra, ben sapendo che tu eri in giro a narrare storie e avendo visto il bambino occupato a girare in groppa a un kelpie insieme a Paulie? Come? Non lo sapevi? ahah! Va bene, litigherete poi a casa, adesso lasciami continuare. Insomma a farla breve, sgusciò in casa, rubò un sacchetto di zucchero e se ne scappò via. Passando sulla soglia della finestra però, incappò in un chiodo, e dal sacco uscì un sottile filo di zucchero che, dopo pochi minuti richiamò dietro di sé tutte le formiche e gli insetti di Boscobuio, che se ne rallegrarono abbondantemente. Quando arrivò nel suo rifugio si accorse di averne solo un piccolo pugno e ricominciò a prendersela con sé stesso, col mondo, con i folletti e solo gli Dei sanno con cosa altro. Temendo le ire di Re Oberon si precipitò nei sotterranei della nostra città, alla ricerca di un dolce il più sfarzoso possibile da offrirgli. Sbirciando tra le botteghe, come al solito molto male illuminate dal chiarore dei funghi sotterranei, dei mastri pasticceri ne vide uno particolarmente bello: gettò una moneta contro il vetro della bottega e quando lo sconsiderato pasticcere scattò fuori per arraffarla, lui schizzò dentro e uscì dal retro con la torta, dopo averla frettolosamente infilata nella scatola di raso più bella che trovò. Alla cena del Re eravamo presenti tutti, noi della corte, avvertiti che ci sarebbe stata una sorpresa: già si era sparsa la voce di un nuovo cuoco e tutti, gnomi, folletti, elfi, leprechaun, trolls, gobelins volevamo assaggiare le novità. I cuochi reali portarono le consuete cibarie e poi fu la volta del dolce: ecco quindi che questo gnomo, tutto pulito e lucidato, saltellante e piroettante, entrò tenendo bene in vista la scatola da regalo. La posò davanti al Re, si inchinò più volte e si pose in disparte per ricevere i sicuri elogi: la Regina Titania si alzò e la scartò per il marito poi tutti - io, lo ammetto, fui il primo - scoppiammo a ridere mentre il volto del Re si oscurava e lo gnomo cercava di farsi il più piccolo ed invisibile possibile... Finì a fare lo svuotatore delle fognature regie, sbeffeggiato da chiunque lo incontrasse e ancora sta lì, che si prende a sberle da solo. Sì, piccolo? Ah, vuoi sapere come mai successe tutto questo? Semplice, la torta era stata ordinata dai notabili della corte dei Folletti e, sul lato che lui non aveva guardato, c'era scritto " Lunga vita a Re Brian Borough" ...
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15/12/2012 23:53:12
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Commenti

  1. albaincontro 16 dicembre 2012 ore 10:56
    E' sempre un piacere leggerti,il fascino delle fiabe mi avvince sempre!Buona domenica.Alba
  2. crenabog3 17 dicembre 2012 ore 10:08
    x albaincontro, grazie carissima, al momento questa è l'ultima che è stata scritta, bisognerà che il Narratore si rimetta in viaggio e inventi qualcosa di nuovo! abbracci

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