DAGLI ATRI MUSCOSI, DAI FORI CADENTI

06 dicembre 2011 ore 09:04 segnala
di Alessandro Manzoni, dal primo coro dell'Adelchi



Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de’ padri la fiera virtù:
Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d’un tempo che fu.
S’aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s’avanza e ristà;
E adocchia e rimira scorata e confusa
De’ crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar;
E quivi, deposta l’usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.

E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir:
Li vede, e rapito d’ignoto contento,
Con l’agile speme precorre l’evento,
E sogna la fine del duro servir.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all’addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de’ pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell’arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz’orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;

Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha.
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di Alessandro Manzoni, dal primo coro dell'Adelchi « immagine » Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti, Dai boschi, dall’arse fucine stridenti, Dai solchi bagnati di servo sudor, Un volgo disperso repente si desta; Intende l’orecchio, solleva la testa Percosso da novo crescente romor. Dai guardi...
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06/12/2011 09:04:02
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Commenti

  1. Antelao 07 dicembre 2011 ore 17:05
    classico che piu' classico non si puo'! Mi fai tornare al liceo, sai? Ma non mi dispiace affatto, anzi.




    UdM
  2. illaka 07 dicembre 2011 ore 19:37
    vorrei il cinque maggio please...
    "ei fu.......
    Grazie
    Illa
  3. crenabog.2 07 dicembre 2011 ore 22:24
    x Antelao, vero? sono una piccola macchina del tempo, a scartamento ridotto, ecocompatibile, e non faccio neanche pagare il viaggio...eheheheheh! abbracci!
  4. crenabog.2 07 dicembre 2011 ore 22:26
    x Illaka, mi rifiuto tassativamente...anche perchè è stata la prima cosa che ho pubblicato, eheheh, devi andare all'indice dei post!
  5. forteapache 09 dicembre 2011 ore 22:52
    Faccio omaggio al tuo blog della più famosa quartina de "La futtuta all'ingrisa" ( Il coito all'inglese n.d.r.)di Domenico Tempio, il Trilussa catanese, ma con prevalente vena erotica. Per i catanesi è religione pura. Naturalmente, se ti sembra troppo spinta, puoi cancellarla.

    Chi vera matematica!
    Chi calculu profunnu!
    Oh, comu si combacianu
    lu cazzu ccu lu cunnu!

    Traduzione:
    Che alta matematica!
    Che calcolo profondo!
    Oh, come si combaciano
    il cazzo con la la fica!
  6. crenabog.2 10 dicembre 2011 ore 01:20
    x forteapache, il che dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che massa enorme di artisti e pensatori che abbiamo e che in moltissimi tra noi - io primo tra tutti - neanche conosciamo. grazie, al di là dell'erotismo, fa piacere scoprire cose nuove.

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