IL CINQUE MAGGIO

27 ottobre 2011 ore 10:12 segnala
ALESSANDRO MANZONI



Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo dè manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.
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ALESSANDRO MANZONI « immagine » Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di piè mortale la sua cruenta polvere a...
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27/10/2011 10:12:58
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Commenti

  1. cosillo 27 ottobre 2011 ore 12:29
    Chi la conosce sa già, chi non la conosce scappa.
    :bye
  2. Antelao 27 ottobre 2011 ore 14:34
    Quando si dice un classico!

    Odora di vecchi tomi, di antologie faticosamente portate avanti/indietro nel tragitto casa/scuola e ritorno. A piedi. No pulmini, no mamme e papa' col suv.
    E si imparava a memoria! Perche' anche la memoria va eserciatata, o no?



    UdM
  3. crenabog.2 27 ottobre 2011 ore 21:43
    x cosillo, lascia che scappino, finiranno tra quelli che davanti ad un telequiz, quando gli domanderanno di che colore porta le mutande Belen per 300.000 euro, chiederanno un aiutino, facendo rivoltare Massimo Inardi nella tomba...
  4. crenabog.2 27 ottobre 2011 ore 21:44
    x Antelao, e cose del genere danno poi dei frutti. Non è solo il sonno della ragione che genera mostri, anche il sonno della cultura genere gli imbecilli, ahimè.
  5. cosillo 28 ottobre 2011 ore 01:32
    Il colore delle mutandine di Belen avrà soddisfazione ma se chiederanno chi era "ei fu" diranno Giulio Cesare.
  6. crenabog.2 28 ottobre 2011 ore 08:39
    e avremo capito a che punto di devastazione mentale sia arrivata la gente.
  7. la.claudia65 28 ottobre 2011 ore 19:16
    Marco sei un genio!!!!! Anzi di più...Non potevi ideare blog migliore, ricordare le poesie dei nostri grandi poeti è qualcosa di unico...Chi mai potrà dimenticare il grande Manzoni, ricordo ancora a memoria IL 5 MAGGIO, quando arriverai a Leopardi mi inchinerò ad ogni sua ode.
    :inchino :inchino :inchino :inchino :inchino :inchino :inchino :inchino

  8. crenabog.2 28 ottobre 2011 ore 20:10
    x la.claudia65, grazie a te e ben felice che vi faccia piacere ricordare queste bellissime cose. Sicuramente capiterà anche Leopardi, ho in programma varie cose, Graf, Gozzano, Pascoli, Carducci,l'Aretino, insomma roba buona. E mi piacerebbe anche mettere dei brani di libri di autori stranieri, che so, Hugo per esempio. Vedremo. Un abbraccio.
  9. DonnaDiClasse 29 ottobre 2011 ore 14:58
    Beh dai, questa l'abbiamo studiata tutti.....o quasi :-)))
  10. crenabog.2 30 ottobre 2011 ore 22:05
    x DonnaDiClasse : e come direbbe Shakespeare: "Noi pochi, noi felici pochi, noi, manopolo di fratelli". E ricordarle non ci farà male!
  11. metrobia 08 novembre 2011 ore 10:53
    E' una cantata , una fotoromanza d'epoca che per certi aspetti lascia intatto e genuino lo stupore e la commozione per la morte di un personaggio del calibro del Bonaparte ma è anche il programma formale degli antichi modi di fare poesia in cui l'ottocento romantico italiano sarà devastante nel panorama europeo.
    Meno male che c'erano i francesi, sia come sia è un pezzo storico di grande rilievo, una emozione che rimane attaccata ai ricordi si scuola.
  12. illaka 07 dicembre 2011 ore 22:46
    ma crena... ti rendi conto di quanto sia attuale questa poesia?? Ti rendi conto che pure questa la ricordavo quasi tutta a memoria senza bisogno di chinare lo sguardo sul testo? E quanti modi di dire entrati oggi nel parlare comune... una parte a me é molto cara: " oh quante volte al tacito...." penso che nessun verso mai abbia mai colpito nel segno dei veri sentimenti di un potente che si ritrova a vivere i suoi ultimi anni nell'oblio. Ogni riferimento ovviamente é puramente casuale.
    Grazie...
  13. crenabog.2 10 dicembre 2011 ore 01:18
    x illaka, se fai caso la maggior parte delle poesie postate sono tremendamente attuali, penso al re travicello, all'ultima sugli amici e il denaro, e anche le altre, sembra che passino i secoli e non cambi mai niente. e Trilussa, sto leggendo i suoi articoli per un giornale e parla delle vacanze estive al mare e di come avesse sempre piovuto e che le stagioni etc etc non son più le stesse...ed era alla fine del 1800, delirante! quindi, che ci lamentiamo a fare, il mondo e gli uomini son sempre gli stessi. saluti cari.

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