Rosa

12 dicembre 2015 ore 18:14 segnala
13.12.2011 - 13.12.2015, sempre con me :batarosa

Quando si asciugheranno le mie lacrime
Riuscirò a vedere l’orizzonte,
vedrò il cielo limpido,
la bellezza che mi circonda,
la tranquillità intorno a me.

Penserò serena e niente mi turberà
Avrò passato oltre il limite della mente
Tutto nel silenzio si comprenderà
Ci sarà la pace
Aspetterò quel giorno.



15.12.2011
La tristezza mi stringe, mi soffoca,
cerco di respirare, a fatica
ondeggio nell’incertezza,
cado senza sostegno,
soffro nell’indifferenza, dell’indifferenza. :angel


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13.12.2011 - 13.12.2015, sempre con me :batarosa Quando si asciugheranno le mie lacrime Riuscirò a vedere l’orizzonte, vedrò il cielo limpido, la bellezza che mi circonda, la tranquillità intorno a me. Penserò serena e niente mi turberà Avrò passato oltre il limite della mente Tutto nel silenzio...
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12/12/2015 18:14:43
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Ottimismo

11 dicembre 2015 ore 13:09 segnala
Speranza
Di prima mattina,
un soffio di vento
d’aria cristallina
risate spensierate
corrersi incontro
cercando le gioie
scartando le noie
Amarsi tanto….
chissà quanto?
La sera l’amore
che riscalda il cuore
mani unite, vite cucite
un sorriso radioso
un cuore festoso
la vita che canta
di gioia, ……
felice

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Speranza Di prima mattina, un soffio di vento d’aria cristallina risate spensierate corrersi incontro cercando le gioie scartando le noie Amarsi tanto…. chissà quanto? La sera l’amore che riscalda il cuore mani unite, vite cucite un sorriso radioso un cuore festoso la vita che canta di gioia, ……...
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Eccomi

08 dicembre 2015 ore 15:49 segnala
a questo piccolo scritto/pensiero tengo particolarmente.

Eccomi Signore,
Con le mie domande, i miei dubbi,
i perché, i ma e pure i se
Tutto quanto chiederò a Te,
però qualcosa mi ha portato qui,
quello che Tu mi hai regalato,
la forza e la certezza
la gioia e la purezza
Poi ci son le lacrime,
tutte quelle che ho versato,
ma anche le risate, non sono mai sprecate
questa vita, a volte ingrata,
così, come l'ho accettata,
così come l'ho amata
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a questo piccolo scritto/pensiero tengo particolarmente. Eccomi Signore, Con le mie domande, i miei dubbi, i perché, i ma e pure i se Tutto quanto chiederò a Te, però qualcosa mi ha portato qui, quello che Tu mi hai regalato, la forza e la certezza la gioia e la purezza Poi ci son le lacrime,...
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08/12/2015 15:49:00
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Regalo di Natale

07 dicembre 2015 ore 22:41 segnala
devo spiegare che mi fu chiesto di scrivere un raccontino per Natale. Non avevo idee ma lessi di un'amico che aveva adottato a distanza 2 bimbi africani, e da lì, di getto buttai giù quello che segue. E' semplice certo, ma scritto col cuore e spero anche carino e accettabile - un abbraccio a chi legge

Faceva molto freddo al Polo Nord quel 24 dicembre. Erano mesi che tutti si preparavano per questa sera speciale. Babbo e Mamma Natale avevano preparato tutti i regali per i bambini, si proprio tutti i bambini, perché per Babbo e Mamma Natale esistono solo bambini buoni. Non c’è al mondo nessun bambino cattivo. Ma quella mattina, grande confusione in tutta la casa. L’Elfo Giotto, il più anziano e preparato degli elfi, si era accorto che mancavano dei regali. Ma come era mai possibile? Dopo mesi e mesi che si contavano e ri-contavano i bambini in tutti gli angoli della terra, dovevano esserci tutti, non doveva mancare proprio nessuno. Ma in un paesino molto lontano, in un posto che quasi nessuno conosceva, e sicuramente nessun altro da fuori, sennonché Babbo Natale, nessuno sarebbe mai sceso fin laggiù, nel cuore del’Africa. ebbene quella notte erano nati una coppia di gemellini, in anticipo e nessuno se li aspettava e non c’era nessun regalo.
Ma certo che però anche per questi due angioletti si doveva trovare immediatamente un regalo. Tutti pensavano, tutti cercavano ovunque, fosse che fosse rimasto fuori qualche cosina, anche di piccolo che si fosse nascosto, rimpiattato dietro altri regali … Niente! Niente se non la disperazione di tutti – perché nella casa al Polo Nord un regalo per tutti i bambini, nella Santa notte di Natale era vitale – il loro scopo nella vita. Soprattutto Mamma Natale era disperata – non poteva assolutamente far passare il Natale a questi 2 ultimi nati senza il giusto regalo, ma cosa? Oramai aveva setacciato l’intera casa ed oltre ad un po’ di stoffa, qualche bottone, paglia, qualche nastro ….. ma cosa ci poteva fare? Mamma Natale si prese la testa fra le mani in disperazione. Una lacrima scese dai suoi occhi blu lungo il bellissimo e rugosissimo viso fino a cadere sui pochi straccetti che si trovavano sul tavolo. In questo luogo incantato, magico … è ovvio che la magia è all’ordine del giorno! – La magia appunto ! … ed ecco che quelle poche cose si trasformano nel più bel carillon mai esistito con musichina dolce per far dormire i piccoli, tantissimi piccoli abiti con i nastrini colorati e un sacco di cose buone da mangiare per tutta la famiglia, che così poteva dare il giusto benvenuto ai nuovi arrivati. Il Natale ancora una volta poteva essere festeggiato degnamente come si DEVE e come MERITA.
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devo spiegare che mi fu chiesto di scrivere un raccontino per Natale. Non avevo idee ma lessi di un'amico che aveva adottato a distanza 2 bimbi africani, e da lì, di getto buttai giù quello che segue. E' semplice certo, ma scritto col cuore e spero anche carino e accettabile - un abbraccio a chi...
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La Ponterosa

07 dicembre 2015 ore 16:27 segnala
Ieri sera, mentre guardavo affascinata verso l’universo, un fascio di luce, che poi era una miriade di piccole stelle luminose, mi ha preso letteralmente con sé ed in un battito di ciglia mi sono trovata nella costellazione del Neobilia, - (per gli addetti ai lavori è dopo il pianeta Xandurus, a destra della Stella del Desiderio). E’ un posto bellissimo di pace con una soave musica che riempie lo spazio tutt’intorno,
ho visto subito la Ponterosa, nome curioso per una creatura così fantastica ed evoluta; ha percepito la mia sorpresa nel trovarla così lontana dal suo habitat naturale che è il paese Birandex, e così mi ha “fatto capire”. Vi devo spiegare come è avvenuto questo perché queste meravigliose creature non hanno i 5 sensi come noi terrestri (molto primitivi) ma sono un tutt’uno con sé stessi. Io ho ‘sentito’ la Ponterosa nel mio essere, ha riempito i miei sensi e anche nell’intimo, quello che noi chiamiamo Anima, ma che ci è ancora sconosciuta …. Si, ho capito tante cose! Quanto è preziosa l’esistenza, quanto “l’immenso” ci è vicino, molto di più di quanto crediamo, e che basta allungare una mano e sognare, per sperare.
Questa sensazione di beatitudine mi è entrata ‘dentro’; sarei rimasta lì – non avevo nessuna voglia di tornare, come potevo? Ero avvolta in una fascia di luce meravigliosa in cui fluttuavo senza cognizione.
Purtroppo sono ancora legata a questo mondo che chiamiamo Terra: ho ‘saputo’ che dovevo tornare e a malincuore ho chiuso gli occhi …. È bastato un altro battito di ciglia e mi sono trovata di nuovo nel praticello del mio giardino.
Calde, salate lacrime mi rigavano le guance nella fredda luce della luna …..


Oggi è venuta da me la Ponterosa. Questa creatura meravigliosa. Mia amica. Una amica vera che è presente, arriva quando sente che la cerco. Questa volta siamo rimaste qui sulla terra, ma nella nostra solitudine, insieme unite io e lei. Ho appoggiato la testa sulla sua spalla e lei mi ha accarezzato, mi sono abbandonata al torpore che mi ha pervaso. Lei è un desiderio inespresso, la fonte della beatitudine, la limpidezza, la gioia e la completezza. Lei c’è sempre per noi umani, ma come spiegato l’ultima volta che è venuta, si avvicina solo ad un animo sensibile. Lei c’è ed esiste per quelli che sanno dove trovarla, non è nei ritrovi, nei bar, nelle nostre galere o immondizzai – lei a volte è nei cieli e a volte invece è qui, accanto a noi, ma dobbiamo vederla ed accoglierla.
La Ponterosa non ha le debolezze umane, non giudica ma accetta – non chiede ma dona, si presta, ti consola, resta e resterà sempre con chi la sa riconoscere. Per questo è tanto preziosa.
Mi ha chiesto una musica umana ed insieme l’abbiamo ascoltata – era una semplice canzone ma insieme a lei le note si sono ampliate e risuonavano nella stanza.

Ho pensato di ballare prima di rendermi conto quanto fosse ridicolo per una Ponterosa… lei ha capito e forse mi ha sorriso, si, ho avuto la sensazione che si divertisse con le nostre piccolezze.
Abbiamo parlato dei problemi di questo mondo. Le cose viste con una Ponterosa al tuo fianco sono diverse, non più semplici, ma più comprensibili. Le Ponterose non possono intervenire nelle nostre beghe, meno male perché già non le capiamo noi, figuriamoci una creatura evoluta. Come può comprendere le guerre, la morte per fame., i bambini abbandonati. No impossibile ! Però quello che ha fatto è farmi sentire il suo appoggio, la giusta maniera di affrontare le cose, le possibilità.
Alla prossima ……
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Ieri sera, mentre guardavo affascinata verso l’universo, un fascio di luce, che poi era una miriade di piccole stelle luminose, mi ha preso letteralmente con sé ed in un battito di ciglia mi sono trovata nella costellazione del Neobilia, - (per gli addetti ai lavori è dopo il pianeta Xandurus, a...
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Il Castagno, i suoi frutti fino ai "necci"

06 dicembre 2015 ore 22:32 segnala
Per parlare di necci inizio da lontano, dai castagni – questi alberi alti, enormi che durano tantissimi anni sono anche conosciuti come “albero del pane” perché hanno sfamato generazioni nelle nostre colline. Le castagne sono nei cardi, generalmente ce ne sono 3 in ogni cardo, quella nel mezzo spesso molto schiacciata. I cardi cadono dalla fine di settembre, più o meno aperti, e la raccolta comincia. Ovviamente con tutte le spine, tante ne rimangono nelle mani e io ho imparato a togliere pruni dalla mani di mio padre perché non si lamentava quando bucavo con l’ago disinfettato. Da noi abbiamo i castagni “carpinesi”. Le castagne sono più piccole, marrone/rossiccio lucido e molto più saporite delle altre.

Tutte le castagne vengono raccolte: si porta una specie di tascona legata alla vita e quando questa è piena viene versata nei sacchi. I sacchi ovviamente di canapa fatta a telaio. Con quelli rimasti vengono fatti copri tavoli o centri. Un tempo i sacchi venivano caricati sulle miccie e portati a casa. Ultimamente, che questi animali non ci sono più, vengono portati a spalla. Tutte le famiglie del paese posseggono le selvi, e la raccolta delle castagne durava anche un paio di mesi. Unica eccezione per l’11 novembre San Martino, festa molto sentita. Il santuario del paese è a lui dedicato e alla Madonna delle Grazie.

Le castagne raccolte vengono portate nei metati. Descrivo i metati per chi non li conosce. Un metato può essere anche una piccola costruzione a sé nelle selvi o appena fuori del paese – ma anche una stanza all’interno della casa debita a questo scopo. Noi l’avevamo nella mia casa paterna. Si tratta di una stanza piccola, divisa in orizzontale da tavole con una scaletta esterna per portare su questo ripiano le castagne. Il ripiano si chiama canniccio. Una volta che si è creato il primo strato di castagne nel canniccio si dice che esso è “acceccato”. Nella parte sotto si accendo un fuoco appena il canniccio è accecato e viene tenuto acceso giorno e notte fino a che le castagne non sono secche. Questo dipende ovviamente dalla quantità di castagne – nei tempi d’oro duravano anche fino a febbraio, e le sere la gente si trovava a raccontare storie, fole o semplicemente “ci si trovava” nei metati. Qualche bachino piccolino bianco cade in continuazione dalle castagne, ma sono innocui.

Una volta che le castagne sono secche, vengono tolte dal canniccio. Se hanno fatto un metato in comune(più persone insieme) – per 3 misurini di castagne verdi ne viene dato 1 di castagne secche. Le castagne secche vengono “battute” – c’è una macchina che fa questo compito, per togliere la buccia, il più fine, la parte attaccata alla castagna viene ripulita a mano. Questa buccia viene riutilizzata per tenere vivo il fuoco (si butta nella parte posteriore) e viene chiamata “venturacchio”. Le castagne secche poi vengono portate al molino per la macinatura – ma alcune sono tenute e mangiate così, cotte nel latte sono buonissime e molto nutrienti. I molini sono tutti ovviamente a acqua sui ruscelli che non mancano in montagna. Come per le olive, la gente che porta le sue castagne per essere macinate “rivuole” le sue. In questo caso non vale il detto “l’erba del vicino è più verde” ma il “MIO E’ MEGLIO”!

Adesso abbiamo la farina di castagne e arriviamo al consumo.

Ovviamente avendo poco altro, le castagne venivano (e vengono) mangiate in tutti i modi possibili.

Castagne :

Cald’arroste – da noi mondine … nella padella coi fori sul fuoco – esistono padelle che si comprano ma da noi si usavano quelle vecchie. Venivano forate e posate sul 3 piedi nel camino. Le castagne vanno girate regolarmente. Il fuoco deve rimanere basso (cioè non fiamma viva) ma brace. Vicino la fine della cottura vengono annaffiate col picciolo (questo per chi non lo conosce è la secondo sprematura dell’uva – adesso è difficile trovarne ma noi lo facciamo e per me è un bel ricordo – diciamo che è un vinellino leggerissimo)

Balloci … bollite nell’acqua con un po’ di sale …. Si aggiunge il finocchio selvatico (le nostre vigne sono piene) e o anche solo l’alloro – ovviamente a seconda la disponibilità. Di solito facciamo le castagne più grosse in questa maniera, mentre le più piccole sono per le mondine

Tigliate …si toglie la prima buccia marrone spessa. Resta il bianco sotto, detto pecchia. Vengono bollite col sale finocchio e/o alloro come i Ballocci.

Passiamo alle castagne secche ….tullore : cotte in poca acqua, nel piatto viene aggiunto del latte. Se piace, possono anche essere cotte direttamente nel latte, restano più “pese”!



Con la farina :

La polenta – sciogliere la farina in acqua fredda – sbattere bene per sciogliere tutti i grumi con mestolo di legno … cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti sempre girando con il mestolo.

Panella – polenta – metà farina di grano e metà farina di castagne … come sopra

Frittelle – sciogliere la farina come la polenta … friggere in piccole quantità.

Castagnaccio – qui si fa con i pinoli e/o con le noci (da noi non ci sono i pinoli) e sopra una spolverata di rosmarino. – Il composto è come la polenta solo un poco più denso.



Ora arriviamo ai Necci ….finalmente


I testi – indispensabili … sono 2 cerchi tondi in ferro con un lungo manico.

L’impasto - come quello sopra descritto


Si versa un poco di impasto sul ferro, ben unto che è sul fuoco (ovviamente sul gas, ma anche il caminetto), e si copre con l’altro ferro, sempre unto – per ungere i ferri si usa un poco di olio ma dicono che un uovo è anche meglio, … circa a metà cottura si girano i ferri. E’ difficile dare un tempo di cottura perché dipende se sul caminetto o la fiamma – dico che il prima va controllato e poi adeguarsi.

Da noi, per intingere nell’olio e ungere si usa la stoppa. La stessa stoppa viene usata anche per mettere intorno ad un tappo per evitare fuoriuscite. Sempre con la stoppa e albume d’uovo sbattuto (la chiamiamo la chiara) allieva il dolore e gonfiore delle colpiture.


I necci si possono mangiare ….

Appena tolti dal fuoco messi a pezzetti in poco vino. Così mi piacciono tantissimo.

Con la ricotta o stracchino – classici

Incicciati – messa metà pastella sul ferro si aggiunge la pancetta, salciccia o il biroldo – si copre con altra pastella e si cuoce normalmente …… ottimi

Con l’uovo …

Con qualsiasi altra cosa piaccia !


ANCHE SCHIEtTI -
fine
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Per parlare di necci inizio da lontano, dai castagni – questi alberi alti, enormi che durano tantissimi anni sono anche conosciuti come “albero del pane” perché hanno sfamato generazioni nelle nostre colline. Le castagne sono nei cardi, generalmente ce ne sono 3 in ogni cardo, quella nel mezzo...
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06/12/2015 22:32:46
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splende il sole

06 dicembre 2015 ore 19:07 segnala
Splende il sole
sui corpi bagnati
sulla salsedine
Si ferma su una lacrima d’addio
che si perde nel mare
sulle parole sussurrate
portate dal vento
Splende il sole
con il suo calore
sui sogni infranti
sugli inganni
E lo sguardo lontano
si perde nel tempo
Splende il sole, ignaro
su questo cuore umano
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Splende il sole sui corpi bagnati sulla salsedine Si ferma su una lacrima d’addio che si perde nel mare sulle parole sussurrate portate dal vento Splende il sole con il suo calore sui sogni infranti sugli inganni E lo sguardo lontano si perde nel tempo Splende il sole, ignaro su questo cuore umano
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Cerco

06 dicembre 2015 ore 13:13 segnala
Cerco l’amore
lo cerco tra la gente sconosciuta
lo cerco negli occhi indifferenti, o sorrisi inesistenti
di gente frettolosa che corre e scappa.
Cerco nel vento un segno del tempo
Un ricordo lontano, attimo fuggente
Il tempo che fu e non torna più
Cerco l’amore perché è lui che amo
Guardo un fiore e questo splende
Guardo il mare
Imponente
Il sole, le stelle e la luna, e ci sono vicina
Cerco nel cuore e trovo una spina
Cerco la speranza in una mattina
L’innocenza in un bambino
Cerco nella vita la gioia infinita
Cerco la vita
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Cerco l’amore lo cerco tra la gente sconosciuta lo cerco negli occhi indifferenti, o sorrisi inesistenti di gente frettolosa che corre e scappa. Cerco nel vento un segno del tempo Un ricordo lontano, attimo fuggente Il tempo che fu e non torna più Cerco l’amore perché è lui che amo Guardo un fiore...
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La Piazzetta

06 dicembre 2015 ore 12:42 segnala
La piazzetta del paese oggi è deserta. Folate di vento freddo la spazzano, viene dal nord e forse è tramontana, o maestrale. Porta l’inverno, improvviso come sono stati improvvisi gli altri cambi di stagione. Dal freddo siamo passati ad un caldo afoso e ora di nuovo il freddo è alle porte. Ma questo freddo è più intenso, non è solo esterno, questo freddo è nelle ossa, il gelo è nelle ossa. È uno stato d’animo e ti sommerge e fatichi a respirare e senti che ti trascina nelle profondità dove il silenzio è assoluto, nel buio e freddo che ti circondano. Allora i polmoni dolgono, sono in una morsa che chiude anche lo stomaco. Cerchi il sole, ma il sole si fa negare – si nasconde alla vista ed il suo tepore, il calore manca alla terra e all’animo umano.
Il calore è vita ma oggi manca, e manca un senso alla vita.

Cala la sera sulla piccola piazza sempre vuota. Prima le ombre riempiono tutti gli angoli, gli spazi vuoti, e poi l’oscurità inghiotte tutto. Attraversa qualche frettoloso passante col bavero del cappotto alzato per pararsi dal freddo . Ora il vento è più pungente, sicuramente tramontana, dal gelido nord. C’è ancora un unico piccolo tavolo fuori del bar d’angolo, rimasto in attesa della coppietta che qui aveva passato quasi tutte le serate dell’estate, ma ormai neanche loro si sono visti e domani anche quest’ultimo tavolino andrà nel retrobottega a far compagnia agli altri in attesa della nuova primavera. Ricorda la coppietta innamorata, giovane e tenera, mano nella mano, occhi persi, cuori che battono all’unisono, scambiandosi i sogni, le speranze e le loro promesse. Anche per loro ormai non è più tempo di stare nella piccola piazza, troppo esposta al vento del nord.

Ecco sorgere una stella, è Pegaso una piccola costellazione di 4 stelle, la prima a sorgere e farsi vedere da noi, ma io aspetto la più brillante, Orione. La luna stasera è piccola, nell’ultimo quarto, poi girerà la sua gobba ed inizierà di nuovo ad aumentare. Penso, gobba levante luna calante, gobba ponente luna crescente, e sorrido.
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La piazzetta del paese oggi è deserta. Folate di vento freddo la spazzano, viene dal nord e forse è tramontana, o maestrale. Porta l’inverno, improvviso come sono stati improvvisi gli altri cambi di stagione. Dal freddo siamo passati ad un caldo afoso e ora di nuovo il freddo è alle porte. Ma...
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06/12/2015 12:42:51
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Jessica

05 dicembre 2015 ore 23:35 segnala
Jessica aveva compiuto 20 anni da poco e le era stata regalata una Pandina usata, gialla, e lei la teneva come un gioiellino: da un po’ era ferma a quel passaggio a livello. Motore spento, finestrino aperto e testa appoggiata sul braccio. Faceva caldo per essere ancora Aprile, ed il treno non passava. Viene “svegliata” da una macchina che fiancheggia la sua. Dà una sbirciatina, accipicchia, macchina sportiva, scoperta, bella. Guarda il guidatore, idem come la macchina, forse più bello – ma da dove è uscito uno così! Pelle abbronzata, mani affusolate – non vede il viso ma già se lo immagina bellissimo. Ma perché non tengo i miei pensieri per me, sono sicura che mi si vedono in faccia, pensa - e proprio in quel momento lui si gira – si, e deve aver capito che lo stavo guardando! Ma le fa un bel sorriso – ari-accipicchia – è perfetto pure quello, denti bianchissimi, lineari e perfetti e meglio non parlare di quegli occhi profondi, scuri e dolci. Lui dice “ciao” – e lei pensa “che faccio? Sarò sfrontata a rispondere?” Ma cavolo, abbozza un ciao, ma la gola è improvvisamente secca! Una fontana le ci vorrebbe. Lo guarda ancora con la testa tra le nuvole e le sembra di sentire le campane …. Ma dove siamo, le campane? Ma allora questo è amore ??? ma purtroppo no! Quel maledetto treno che non voleva arrivare, proprio ora arriva e la campanella dice che le sbarre si alzano. Vede la sua mano già lontana che la saluta, e lei …… lei resta lì con quella chiavetta che gira ma la macchina non vuole partire, e la gente impaziente che suona dietro. Stra-cavolo – che peccato …. Ohhh be, aspettiamo la prossima occasione!
Jessica adorava la sua macchina gialla. Le dava un senso di libertà, bastava fare il pieno e partire. Avendo pochi soldi, non la usava per gli spostamenti che poteva fare con i mezzi pubblici, ma solo quando aveva un po’ di tempo e poteva girare, magari andare fino al mare che distava circa 15km.
Un giorno che andava proprio al suo angolino di spiaggia preferito fu sorpassata dalla decapottabile con il figo che aveva visto al passaggio a livello. Quasi non ci credeva, erano passati almeno 5 mesi, infatti erano i primi di settembre e non l’aveva più neanche intravisto , e si che la cittadina non era grande. Andò avanti sperando che andasse proprio nella sua zona, e quando arrivò parcheggio con cura la sua macchina e sovraccarica di asciugamano, materassino, borsa frigo, un piccolo ombrellone (aveva la pelle delicata lei), occhiali da sole, libro giallo (il suo preferito come lettura da spiaggia), con le sue infradito si avviò lungo il vialetto della spiaggia libera fino al frangionde. Posò tutta la sua roba, cercando intanto di sistemare il piccolo ombrellone. Sorpresa si accorse di un braccio abbronzato che si era allungato a prenderle il bastone per inserirlo con forza nella sabbia. Si girò per ringraziare ma le parole le rimasero in gola, e come la volta precedente la gola si seccò e pensò “ohhh una fontanella, il mio regno per una fontanella” e si rese immediatamente conto di quanto fosse ridicola, ma stava studiando proprio quella commedia di Shakespeare. Sorrise per i suoi pensieri ma anche lo sconosciuto vide il sorriso e lo ricambio, così senza fatica i due giovani si trovarono ad essere meno sconosciuti.
“Salve, mi chiamo Nicola”, disse il giovanotto, “Io Jessica” lei.
Sai, sono partito così senza sapere dove andare, giusto per girare e non ho niente con me, posso fermarmi qui con te? Ti disturbo? – queste le parole di Nicola. Jessica pensò “NO – assolutamente non devo svenire, che diamine! – ma ma ma che gli dico …. Come faccio – sarò sfacciata se dico si – ma se dico no quando mai mi ricapita un occasione così, un figo così” ---- Beh certo che puoi, nessun problema – ma quelle parole erano uscite dalla sua bocca!!! . ma che le era preso! E ora che avrebbe pensato lui ? – “sei molto gentile, non so come ringraziarti, magari ti offro un gelato?” “si, magari dopo, grazie”.
Il pomeriggio passò che neanche se ne accorsero. I due giovani parlarono e parlarono, di loro stessi, del tempo, di un cantante che piaceva ad entrambi, di un libro e poi del film che entrambi avevano visto.
Il sole cominciò a scendere e l’aria diventò più fresca, ma loro non se ne accorsero. Alla fine Jessica decise che proprio non poteva rimandare oltre e fece notare l’ora e che era piuttosto tardi. “Si, e vero, dobbiamo andare” – questo risuonò nella sua testa “DOBBIAMO” non DEVO andare – in qualche modo metteva loro due insieme. Jessica era felice. Aveva passato una giornata da sogno – oopps meglio un pizzicottino giusto per controllare, pensò. Si alzarano, e Nicola aiuto Jessica a radunare tutte le sue cose e portarle alla macchinina gialla che l’aspettava. Si guardarono, “allora” dissero insieme, e sorrisero. Sai mi farebbe piacere rivederti, disse lui. Ora scoppio, pensò lei. Si anche a me, a dire il vero. Senti, ci troviamo domani sera in quel piccolo bar nella piazzetta dietro il campanile della chiesa? A Jessica sembrò che improvvisamente tutto il mondo fosse colorato ed una leggera musica fluttuasse, si alleggiasse nell’aria. Be io domani devo assolutamente studiare perché presto ho un esame ma verso le 6.00 esco sempre a prendere una boccata d’aria, disse lei, e si meravigliò di come le parole fossero uscita dalla sua bocca secca. Lo guardò di nuovo negli occhi. Mamma mia, pensò, che dolci, scuri e profondi, lo so, sono gli occhi che mi faranno innamorare, pensò. Ma forse era già tardi per un pensiero del genere, perché sentiva qualcosa, un piccolo rimescolio nello stomaco, e non riusciva a staccare gli occhi da quelli di lui. Bene, certo ci vediamo domani sera allora, ciao. Ciao a domani, e Jessica montò sulla sua macchinina per tornare a casa.
Il giorno dopo Jessica tentò di studiare, ma il pensiero andava sempre al più bel ragazzo che avesse mai conosciuto. Le piaceva tutto di lui, fisicamente, gli occhi, la bocca, le mani, le lunghe gambe e quel modo di camminare, e perché no anche il fondoschiena! Ma le era anche piaciuto il suo modo di parlare, avevano anche discusso sul film, ma con pacatezza e signorilità, ecco per lei Nicola era un vero signore, gentile e gentiluomo. Non vedeva l’ora di incontrarlo di nuovo quella sera. Jessica era una ragazza carina, forse non bellissima per i canoni dei media, ma spruzzava simpatia, giovinezza e voglia di vivere da tutti i pori.
Si incontrarono come stabilito. Lei prese un caffè e lui una birra e si misero a sedere, un po’ in disparte ad un piccolo tavolo e cominciarono a parlare come il giorno prima, con semplicità, e passando da una cosa ad un’altra con facilità senza accorgersene. Venne di nuovo l’ora di lasciarsi e questa volta presero un vero appuntamento per andare al cinema a vedere un film che entrambi desideravano vedere per la sera dopo. Il film era carino, romantico e divertente ed entrambi risero alle stesse battute. Usciti decisero di fare due passi nel parco lì vicino e tenendosi per mano si incamminarono. Parlavano fitto fitto, e quando arrivarono dentro il parco lui con fare protettivo le mise il braccio intorno alle spalle e lei si avvicino di più a lui. Il bacio fu inevitabile, lui si era chinato per raccogliere un suo bisbiglio, i loro occhi si erano incollati e le bocche si avvicinarono, prima appena sfiorandosi ma poi in un bacio vero, profondo con tutto il sentimento che già era nato tra loro. I baci si susseguirono fino a lasciare Jessica senza fiato. Questa volta veramente nella sua testa sentì dei suoni simili a campane in lontananza, ma questa volta non pensò a niente, solo al battito del suo cuore e la felicità che l’invadeva.
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Jessica aveva compiuto 20 anni da poco e le era stata regalata una Pandina usata, gialla, e lei la teneva come un gioiellino: da un po’ era ferma a quel passaggio a livello. Motore spento, finestrino aperto e testa appoggiata sul braccio. Faceva caldo per essere ancora Aprile, ed il treno non...
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05/12/2015 23:35:01
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