fobie

26 settembre 2008 ore 12:28 segnala
IL CENTRINO

 

Nella vita di ognuno di noi prima o poi si presenta il simbolo, l’emblema, la quinta essenza dell’insopportabilità. A volte sotto forma di altri uomini, della suocera, del capo ufficio, di un animale, di un’idea, di un personaggio, di un oggetto.

Ecco, di un oggetto e della sua funzione. Mi rendo conto che odiare un oggetto inanimato e senza pensiero deve sembrare ai più il parto di una mente non troppo in ordine. Eppure vi posso assicurare che ci sono oggetti che, talvolta, sembrano caricarsi di vita propria e cominciano ad animarsi e tramarti contro, quasi fossero guidati da una propria volontà. attiva solo quando deve procurarti guai, quando ha la possibilità di rompere i ……oni.

Io ho sviluppato un odio feroce, condito da crisi quasi isteriche, verso i centrini.

I centrini a cui mi riferisco non sono delle particelle sub-atomiche, tanto meno i centri di piccoli bersagli. Sono quei pezzi di stoffa più o meno pregiata, più o meno lavorata, più o meno pieni di buchi, più o meno….., che troneggiano sui vari ripiani delle nostre case e sui quali fanno bella mostra vasi, posacenere, portafoto e soprammobili vari.

Almeno, così dovrebbe essere. In casa mia però no!

I centrini la fanno da padroni; non c’è ripiano che non ne ospiti uno, dai tavoli ai tavolini, dai mobili alle mensole. E fino a qui, volendo, restiamo nel campo della normalità ma poi li troviamo sulla pianola del soggiorno, sulla panca della pianola del soggiorno; sul televisore (sia il grande che il piccolo), su tutti i ripiani del portatelevisore; sulla mensola della specchiera del bagno, su tutte le mensoline degli scomparti della specchiera del bagno; sul coperchio dello sciacquone del water; sulla stufa catalitica che teniamo in camera da letto e che io uso come poggia-abiti quando mi svesto per andare a letto; tra un componente e l’altro dello stereo. BAAAASSTTAAAA!!!!!!!

“E’ solo un incubo” Continuo a ripetermi che è solo un brutto sogno, vedo centrini ovunque; per strada, sul tetto dell’auto, sui cassonetti. Sono sicuro di averne visto uno più traforato, più malandato degli altri che chiedeva la carità davanti al portone, sto rischiando seriamente!

Non so se avete mai fatto caso che diventa tutto più instabile e sfuggente su un centrino, specialmente se questo non si trova su una superficie perfettamente piatta e sufficientemente grande da offrire ampie vie di fuga in caso di movimenti azzardati o maldestri.

I movimenti citati sono una costante della mia vita, io afferro sistematicamente anche il maledetto centrino ogni volta che devo prendere un oggetto (specie se piccolo o amorfo) posatoci sopra.

Dice: ”Dipende da te, sei tu che hai difficoltà nei movimenti e poca sensibilità nelle dita”

E’ verissimo, sacrosanto, ma ciò non toglie che ogni volta si spetascia tutto per terra perché afferro contemporaneamente tutto quello che mi capita e tiro, col risultato che devo raccogliere le cose che ho fatto cadere, devo contare quelle rotte e devo sorbirmi le grida della moglie che, a ragione, mi dice: “Ti ho detto 1000 volte che devi chiedere le cose, che non devi fare da solo”.

E’ brutto dovere chiedere tutto, anche queste cose, lo so che sarebbe meglio ma io non ci riesco, poi diciamo la verità, sarà perché non ho molta tolleranza ma mi secca da morire quando mi sento rispondere “Uffa!!!” o devo aspettare chissà quanto per avere una penna o qualche altra sciocchezza.

Eccolo che mi guarda con aria di sfida ed un ghigno feroce che sembra dire:”Qui t’aspetto. Tanto devi venire da me e allora ci divertiamo!!!!!). E’ il maledetto centrino sulla stufa, è vivo, deve per forza essere vivo e dotato di una volontà propria carica di perfida cattiveria. Non mi prendete per pazzo, se così non fosse non potrebbe aspettare sempre, volta per volta, il momento più adatto, il momento in cui non posso vederlo per gettare inesorabilmente i miei vestiti per terra.

Non appena io mi volto lui inizia a scivolare lentamente, interrompendo il movimento se per caso io lo guardo e non appena è sicuro di non potere essere bloccato…. Allora e solo allora, si suicida trascinando nel suo folle gesto i miei vestiti e costringendomi a giochi da equilibrista per raccattare il tutto. A quel punto rimetto tutto a posto e, a volte, fingo di allontanarmi per rimanere a spiarlo da dietro l’armadio ma lui, perfido e malefico, rimane immobile per convincermi di aver vinto. Allora mi corico sollevato nello spirito e inorgoglito da quella vittoria, quand’ecco, nel silenzio della notte, mentre sto per entrare nella fase rem, sento, dapprima lieve poi sempre più forte il classico SSSWIFT! Bastardo, mi ha fregato ancora e in preda allo sconforto mi piego alla sconfitta e, afflitto, mi giro dall’altra parte. Ora, ditemi voi se il mostro non è vivo!

 

voltafaccia

18 agosto 2008 ore 16:02 segnala

oggi non mi va di ridere, ho voglia di giocare a fare quello impegnato, quello che si lascia prendere dai pensieri anche quelli più grandi di lui. Allora metto la sedia dietro il vetro del balcone, freno le ruote e scrivo

E io che posso fare

E' sempre quella bieca società

la contadina da una parte

la macchina comtatempo dall'altra.

E io che posso fare

Seduto su un muro pù bianco del bianco

guardo il fiume delle altrui vite ormai andate

E io che posso fare

Resto quì, immobile, attento,

non ancora bianco, non più nero;

così, forse solo consumato dall'attesa.

AITA..AITA

31 luglio 2008 ore 15:00 segnala
Chiedo asilo e con occhio querulo ansimando speranzoso, cerco lo sguardo carico della comprensione di tutti coloro accomunati al mio crudele destino. Oggi è il giorno delle grandi pulizie (Pausa, dopo una rivelazione simile ci vuole sempre una pausa, aggiunge pathos e lascia presagire il dopo), tradotto in termini pratici: “E sempre in mezzo ai piedi stai!”

Proprio così perché in queste infauste giornate non c’è oggetto più fuori posto di me; le grandi manovre muliebri mi condannano inesorabilmente ad una sorta di esilio dinamico e per dinamico intendo dire che è un esilio itinerante, senza una destinazione definitiva; non esiste nessun centimetro quadrato dell’intero appartamento in cui io non sia di troppo. Le ruote della mia sedia diventano l’anticristo, perfino se sputacchio parlando o starnutisco attento all’integrità igienico-sanitaria dell’abitazione.

 Io vivo in un appartamento per nulla piccolo (rigorosamente in affitto) che mia moglie riesce a tenere lucido come uno specchio: la mia dolce metà non pulisce normalmente, no. Lei non lava i pavimenti, smonta le mattonelle le raschia dietro e le rimonta; non pulisce i vetri, li assottiglia con l’aiuto di pezze e raschietta; non spolvera, sterilizza; non lucida i mattoni del pavimento, testa la loro resistenza e la durezza delle spazzole. Non alza troppo le serrande d’inverno perché il vento soffia dentro la polvere, d’estate perché il sole rovina la vernice dei mobili. Ha inventato la sindrome della goccia, una goccia può infettare da sola 150 mq. di appartamento; può spostarsi nottetempo da un’ala all’altra di un castello. Guerra alle gocce ed a tutti quelli che, in modo quasi blasfemo, si permettono di dire :”In fin dei conti è solo una goccina, che vuoi che sia”. Anatema su di loro!

Profonda studiosa e conoscitrice dell’arte di tenere efficienti casa e suppellettili, potrebbe scrivere un trattato sulla simbiosi tra la donna e la pezza per lucidare.

Se un giorno mi trovassi opposto alla famigerata pezza nel gioco della torre con mia moglie giudice unico, dovrei rassegnarmi al peggio; ho rischiato delle profonde crisi depressive quando ho scoperto che nella scala di valori della consorte, in quei fatidici giorni, vengo dopo la pezza per lucidare,,,,,,,

 

é solo uno scherzo non me ne vogliano le nostre donne!