The final cut!

20 novembre 2008 ore 09:38 segnala
Il count-down prosegue inesorabile, i numeri son scanditi da ‘tic’ elettronici,

devo interromperlo, devo capire quali fili tagliare,

devo far presto i numeri rimasti son pochi.

Vedo matrimonio, vedo incontri, vedo mio figlio,

i numeri continuano a passare veloci, ‘tic’ ‘tic’ e fremo in questo lavoro urgente.

Con le mani tremanti apro scatole, svito viti,

gli occhiali si appannano dalla tensione, dal sudare,

vedo amici che mi salutano salendo in auto, vedo vetrine di idiote commesse,

sento campanelle suonare, infermieri correre,

risuona il mio pianto del dopo parto, la mia gioia della casa,

ed il tempo prosegue a fare il suo corso, ‘tic’ ‘tic’.

Trovo i fili, eccoli, sono sempre tanti, troppi,

sono sempre rossi, blu e gialli e non so, ovvio quali tagliare, con che ordine,

cosa potrebbe accadere sbagliassi l’ordine, e sento ‘tic’.

Le forbicine, tra le dita, le mani incerte, gli occhi non vedono chiaro, c’è buio, appena appena luce.

Quale filo, quale, il blu, per primo?

Il rosso? Ma devo fare qualcosa, bene o male deve accadere qualcosa:

taglio il giallo

pausa, silenzio,

non accade nulla, il ‘tic’ prosegue, non esplode nulla,

taglio, ho deciso,

taglio il rosso!

Alessio

14 novembre 2008 ore 11:44 segnala
Mi bevo mio figlio, mi tuffo nei suoi occhi azzurri,

scìo sfiorando appena il profilo, partendo dalla fronte,

salendo sul naso, e via, salto leggero sulle labbra.

Mi inerpico tra i suoi capelli grossi, folti, biondo scuro,

li lascio scorrere tra le dita, li arruffo e li spettino,

che capolavoro, che espressione di vitalità e di splendore

così lontana da me, così aliena eppure così somigliante.

Sono io, d'altronde, quando avevo la sua età,

quando a sei anni già mio padre se ne era andato, mia madre era via per lavoro,

e litigavo con l’acerrimo nemico, il mio unico compagno di giochi: me.

Ho lavorato perché fosse migliore il suo habitat,

ho lavorato perché avesse, non tutto, ingiusto ed impossibile, ma tanto,

ma il giusto.

Che forza, che carica, un goccio di plutonio, una trottola sempre in movimento,

un sorriso dietro un pianto.

Non so quanto sarà lungo il nostro cammino insieme, quanto questi binari,

ora paralleli, proseguiranno, per quanti kilometri, per quanti anni,

per quanta forza avrò tra le mani,

per quante lacrime conserverò anche per lui.

Mi spengo, mi spendo, come un fiore che appassito lascerà il posto

ad uno splendido frutto,

come me che amo di un amore spaziale, cosmico, stellare,

come me che ora ci sono,

come me che non so quando partirò, se per un po’ se per tanto,

ma per ora lo guardo, lo bevo, lo annuso,

lo respiro.

Appunti di viaggio....

14 novembre 2008 ore 11:30 segnala
Che coglione che son stato, e non mi è neppure costato granchè,

è venuto così bene,

con quelle troiette che guardano, che strizzano l’occhio, che fanno moine,

se son dietro quattro vetri e tre pupazzi,

che pezzo di credibilità buttato nel cesso!

Mi guardo attorno, e certo che mi han visto,

come un bimbo che combinata la marachella, si nasconde,

come me, adulto deficitario, che non immaginava, che non poteva immaginare.

Queste donne, che avariata pietanza! O, mica tutte, a beneficio di chi legge,

ma che perfide lanciatrici di sassi, nel famoso stagno, e nasconditrici di braccia,

dietro spalle larghe di chi le difende.

Come aver percorso in testa tutta la corsa, sino all’ultimo giro

e all’ultimo giro, finire la benzina, o perdere una ruota, o far spegnere il motore,

o quale altra catastrofe vogliamo menzionare,

e non arrivare!

Vedo foto di mari lontani, di cieli esageratamente aperti,

di alberi che aggrappano i loro rami ai cieli,

che bello sarebbe uscire da queste quattro mura di nebbia, di città del cazzo,

di idiota tran tran quotidiano, di finto perbenismo,

di pugno di sabbia, magari color oro, ma che scappa via come quella color terra.

Quanto vorrei fare, quanto avrei voluto fare, quante cose riavvolgere e tagliare.

Quattro sorrisi, due moine, come gatte svogliate da appartamento che strusciano schiena e coda sulle gambe,

mi fan sentire scemo, di un vuoto che l’eco

ancora continua a dirmi: coglione!

Il mio proposito per il futuro

11 novembre 2008 ore 12:07 segnala
Tra cose che dico, e non avrei mai pensato di dire,

tra cose che perseguo, e mai avrei immaginato di perseguire,

tra stagioni che noiosamente, ma indispensabilmente, si susseguono,

con cori, che non mi aspettavo, con amici ritrovati,

con, probabilmente ‘lucignoli’ che si presentano sempre all’ora e nel posto giusto,

mi lancio ad occhi chiusi da questo cornicione

con la consapevolezza che potrò imparare a volare

o schiantarmi al suolo.

A, che dubbio affascinante.

Giorno in stand-by

07 novembre 2008 ore 09:32 segnala
Oggi non ho voglia di pensare, mi siedo qua fuori e come un pensionato, osservo.

Oggi non ho voglia di ragionare, di considerare,

di soppesare ciò che è giusto o sbagliato.

Oggi mi siedo e guardo, vedrò la cameriera, sempre un piacere vederla,

che pendolare dentro fuori, consegna, domanda, chiacchiera,

gattina che si struscia baffi e coda in sù.

Vedrò il monotono serpentone delle auto, una dietro l’altra, senza soluzione di continuità,

che solo l’idea di attraversare la strada mi…

mi da voglia di restare qua.

Vedrò la caduta delle foglie, nevicata giallastra, rossa, rossastra, abbandonata al vento.

Vedrò l’orologio inesorabile avanzare, una lancetta supera l’altra,

un minuto che mi lascia e mi ritrova,

tempo che perdo ed appoggio al tavolino,

che uso per addolcire il caffè,

che tengo in sospeso, tra le nove e le dieci, dei miei trentasei anni.

Bucce di castagne

05 novembre 2008 ore 17:03 segnala
E già che ci sono, ti lascio qui le braccia, il cuore,

ti lascio il mio cervello, i capelli,

ti lascio qualche pezzo di me, che ti possa servire

con l’inverno alle porte,

con il freddo che incombe,

col dolore che provo, che provi, in novembre.

E già che ci sono ti sputo in faccia tutte le parole

che per pudore, o rispetto, per pazienza, per saggezza,

ho tenuto tra le pieghe della lingua, per tutti questi anni.

E conserverai questo, solo questo di me,

né sorrisi, né carezze, né intensi sospiri,

conserverai la durezza di un’accusa,

la freddezza di una recriminazione,

la cattiveria di un addio.

Anni condivisi, accartocciati e cestinati.

Sviluppi vitali

03 novembre 2008 ore 16:25 segnala
Ero albero con fogliame lussureggiante, con pienezza di rami, con capigliatura roboante,

con frecce di luce che mi attraversavano, con condominii di insetti

che mi abitavano.

Le foglie si diradarono, con l’arrivo dell’autunno,

ma ero di un giallo fantastico, di un rosso folgorante, di un oro splendente,

mi appoggiavo ad un tappeto di mille colori caldi,

che a vedermi, ero cartolina.

Le foglie sparirono, con i primi freddi di tardo autunno,

con le gelate mattutine, con la glassa che a mezzogiorno si trasformava in lacrime,

con il poco fogliame rimasto giallo sporco, che con le lacrime si staccava.

È solo per l’inverno, mi dicevo io, è solo per l’inverno.

La mia linfa, la mia forza, il mio rigoglio perso, è solo per l’inverno!

Ho perso i rametti più teneri, era solo per l’inverno,

si son staccati i miei rami, le dita delle mie mani, ma è davvero solo per l’inverno?

Son rimasto tronco, un tronco possente,

un tronco evidentemente di un gran bell’albero,

son rimasto un tronco, che vive, che esiste,

ma senza rami, foglie o abitanti.

Sono tronco, in mezzo a questa strada, battuta, conosciuta, son tronco,

e così vivo.

Incontri di novembre

03 novembre 2008 ore 14:29 segnala
Hai le braccia rosse, hai le mani gonfie,

ho la faccia rotta, con sudore e sangue che si mischiano insieme.

Sento gente attorno, avverto urla di tifo,

ho la testa vuota, non ho più voglia di reagire.

Il gong, il quattordicesimo gong,

le corde mi tengono in piedi

non urlo, non difendo, non faccio gettare la spugna.

Piango, tanto chi lo vede, c’è di tutto ormai sul mio viso,

e continui con colpi e parole, con schiaffi ed affondi,

taccio, non ho torto, non ho ragione,

non sono vittima, sono concausa senza dubbio;

se siamo arrivati fin qui,

ho già perso.

Notizie dal fronte scioperi:

29 ottobre 2008 ore 16:09 segnala

Anche a Ferrara prosegue la protesta studentesca, e questo lo testimonio per coloro che fan fronte unito; infatti son passato per il centro città questa mattina per lavoro ed effettivamente il centro era pieno di studenti in corteo….sparso, decisi nella loro protesta, intenti a girovagare per negozi, a tener duro fuori dal macdonald’s, a sfilare sui tavolini dei bar, ad occupare gelaterie e pizze al taglio: insomma, fronte unito, appunto contro il decreto!

Nei loro occhi, sguardo tipico da comunista sessantottino, sigaretta, gomma, e gelato!

La protesta è poi proseguita al centro commerciale, ove mi sono recato per il pranzo, pieno pieno di studenti in sciopero ed in rivolta, contro il decreto, contro i tagli, contro il governo di destra, impegnati a manifestare queste chiare e imprescindibili idee, tre le casse dell’ipercoop, avanti e indietro dai bagni, con panini o hamburger in bocca: la negazione della scuola così come concepita dalla germini!

È chiaro dunque, che nonostante i giovani oggi vengano accusati di scarso interessamento per la politica, di scarsa partecipazione all’andamento dell’italia, ancora spirito di rivolta e libertà, consapevolezza dell’importanza di una manifestazione studentesca, certezza di poter con la fermezza, cambiare le cose, sono qualità ancora presenti………ma non si è capito dove.

Questi sono i giovani, che cambieranno il mondo!

…..come cantava Morandi trent’anni fa……infatti….. un mondo d’amore!

 

p.s. e chi anche in questi giorni magari, dico magari, volesse far lezione e andare avanti con il   programma, insomma non trovasse motivi validi per fare fuoco…..scusate sciopero, come fa?

Scioperare è un diritto, e studiare, no?

Amici in movimento!

28 ottobre 2008 ore 11:17 segnala
Sono amico di un treno, spesso corriamo con i finestrini aperti,

spesso col vento nei capelli

sfiorando i pali della luce.

Attraversiamo i passaggi con grande veemenza, sfidando camion e grossi carichi,

noi siamo treno!

Sono amico di un treno, a volte andiamo piano, a passo d’uomo,

con lepri che ci corrono accanto, e gatti che percorrono i binari.

A volte senza fretta guardiamo i panorami senza bisogno di rincorrerli sempre girando la testa,

con calma scegliamo i colori degli alberi,

decidiamo le sfumature dei cieli.

Sono amico di un treno fermo, da qualche giorno, alla stazione,

solito tagliando e pulizie,

o dolore intenso al motore,

voglia di appendere le ruote al chiodo,

o stanchezza di correre?

Ma sono suo amico

e lo decideremo insieme.