Immoti istanti

29 dicembre 2011 ore 18:48 segnala


Posata la testa sul morbido guanciale,
gli occhi chiusi, prima di dormire.
Lente scorrono immagini festose
e odo canti in coro,
la mia voce
fusa con le voci di chi
ha voluto ancor con me cantare.
Son parti della mente
che sempre cerca e della vita ha sete,
inducono l'oblio.
Già s'abbandona adesso il corpo mio
al sonno che ristora,
cullando le speranze
ché le domande
sul senso della mia esistenza
per questa sera non avran risposta,
e nulla può turbare questo immoto istante
sospeso fra la terra e il cielo,
dove tutto è leggero.
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« video » Posata la testa sul morbido guanciale, gli occhi chiusi, prima di dormire. Lente scorrono immagini festose e odo canti in coro, la mia voce fusa con le voci di chi ha voluto ancor con me cantare. Son parti della mente che sempre cerca e della vita ha sete, inducono l'oblio. Già s'abband...
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2 NOVEMBRE

02 novembre 2011 ore 09:37 segnala


Cala la sera di questo giorno mesto,
percorro sola il viale dalle bianche ghiaie
oggi calpesto.
Ricolmi di lacrime gli occhi
già persi nell’alone
delle luci fioche,
tremolanti fiammelle
di lumini accesi, in preghiera.
E l’aria gravida di ricordi, di pianto,
di mormorii sommessi.
fra gli odore di incenso e di cera
Il profumo dei crisantemi.
Chi giace nella nuda terra
accoglie il saluto
di noi che ancora vivi
a loro ripensando siam vicini.
Cupi i cipressi ai lati del cancello,
rammentando ancora
che senza l'amore
di noi rimane cenere soltanto,
bianca,
fra tumuli di terra scura.
A capo chino prego
e piegate sulla grigia pietra
a me si uniscono
oscillando al vento,
recline,
bagnate di bruma,
le rose di novembre.


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« VIDEO: gVHXmLRZqO8 » Cala la sera di questo giorno mesto, percorro sola il viale dalle bianche ghiaie oggi calpesto. Ricolmi di lacrime gli occhi già persi nell’alone delle luci fioche, tremol...
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Scampoli d'amore

15 ottobre 2011 ore 21:31 segnala


Perché sto tremando?
Perché mi assale la paura?
Eppure, mi guardi con amore.
Trepido il cuore mio
paventa di sirene il canto,
insistente.
Sirene ammaliatrici
venute da lontano fino a te
a rapire il mio bene,
a sedurti, ingannarti,
prendere la tua mano
e a me rubarti...
Tremo, ma so
che gli occhi tuoi non sanno mai mentire
e sento
profondo nel mio cuore
l'eco del bene tuo, grande e sincero.
Vorrei
nei lunghi giorni
in cui non stiamo insieme
mancare a te
così come mi manchi.
E poi nell'anima
mai più tormenti,
nessun dolore, nessun timore,
ma solo cose belle per noi due
in questa tarda estate delle nostre vite
a regalarci ancora, e per sempre,
scampoli d'amore,
preziosi
come tessuti di seta trapunti a fili d'oro,
fatti di sentimenti e gioia pura,
scintillanti al sole o rilucenti al chiaror della luna,
che ci avvolgono dolcemente,
uniti
nel vivere insieme un incantesimo.


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Perché sto tremando? Perché mi assale la paura? Eppure, mi guardi con amore. Trepido il cuore mio paventa di sirene il canto, insistente. Sirene ammaliatrici venute da lontano fino a te a rapire il...
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Mani innamorate

15 agosto 2011 ore 22:17 segnala
Le tue mani vellutate
A sfiorare il mio volto
E a giocar delicate
Con i capelli miei
Leggère le sento
A cercare le mie
E silenziosamente cantare:
"Ti amo!"


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Le tue mani vellutate A sfiorare il mio volto E a giocar delicate Con i capelli miei Leggère le sento A cercare le mie E silenziosamente cantare: "Ti amo!" « IMMAGINE:...
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L'uovo di oca

06 agosto 2011 ore 17:50 segnala
In un tardo pomeriggio estivo Angelino rincasò. Aveva corso tutto il giorno in piazza insieme ai compagni, dietro a un cerchio di botte che rotolava in equilibrio, manovrando sapientemente un bastone in modo che il cerchio non cadesse. Era tutto sporco e sudato e, come accadeva ogni giorno, subì i rimproveri della mamma, sempre gli stessi:-“Guarda in che stato ti sei ridotto, ma come fai a conciarti così?”… Invece di rientrare presto e darmi una mano a dar da mangiare alle galline e ai conigli te ne stai in giro a combinare guai…E poi c’è la legna, oggi ho dovuto andare io a prenderla"… "Ma per mangiare arrivi, eh?"... "Per mangiare arrivano sempre, tutti…arrivano solo per mangiare!” - E via di seguito per una buona mezz’ora. Ormai Angelino conosceva a memoria quegli sfoghi di sua madre, se ne stava zitto aspettando che finiscano e poi si sedeva a tavola insieme al fratello, alla sorella e alla nonna. La nonna gli sorrideva e gli rivolse uno sguardo indulgente; Angelino a volte pensava che lei fosse l’unica persona al mondo a volergli bene veramente. Dormivano nella stessa stanza lui e la nonna e la sera chiacchieravano, recitavano le preghiere insieme e, prima di dormire lei gli porgeva una pasticca di menta, bianca dicendogli:- “Falla sciogliere lentamente in bocca, ti aiuterà a fare dei bei sogni, buona notte.” –
La vita in paese era difficile per tutti in quegli anni, le famiglie vivevano con quel poco che raccoglievano dagli orti e dai campi e con ciò che gli animali domestici fornivano: latte, formaggio, uova e a volte, quando si ammazzava un coniglio o il maiale, anche la carne. La famiglia di Angelino possedeva due oche, tre galline, qualche coniglio che scorrazzava libero per il campo e tre capre, oltre al cane Fido e al gatto Romeo. Grazie al cielo i bambini sembravano non rendersi conto delle ristrettezze e continuavano a giocare, schiamazzare, correre. Sulle montagne attorno al paese continuava la resistenza partigiana e molti uomini erano alla macchia, lasciando così alle donne la fatica di mandare avanti il lavoro nei campi, la casa, la cura dei figli e delle bestie.
Quando, di tanto in tanto, un gruppo di uomini scendeva dai monti per l’approvvigionamento di cibo, per lavarsi e cambiare i vestiti, era festa per tutti, bambini compresi che potevano così riabbracciare i loro padri.
Angelino, quella sera, era assorto nei suoi pensieri quando a un tratto Fido abbaiò insistentemente e si udì un vociare in cortile. La mamma allarmata, intimò ai bambini di stare zitti e si recò al portone per guardare attraverso il buco della serratura. Riconobbe Taddeo, il capo dei partigiani e altri due uomini del paese che stavano passando di casa in casa a chiedere qualcosa da mangiare e coperte da portare in montagna.
La mamma allora li fece entrare; gli uomini portarono i saluti di papà rimasto in montagna e chiacchierarono a lungo su come si svolgeva la vita dei partigiani lassù e dei rischi che stavano correndo se solo qualcuno avesse fatto sapere ai soldati tedeschi dove si trovavano. I tre bambini seduti vicino alla stufa, ascoltavano questi racconti senza, in verità, capire molto. Taddeo era un omone grosso, con una voce cavernosa; agli occhi di un bambino poteva apparire come l’orco delle fiabe. Angelino lo guardava affascinato ma anche con un certo timore; gli guardava le mani che sembravano due badili.
La mamma offrì agli uomini del minestrone e appoggiò sul tavolo un fiasco di vino, aprì la credenza, ne estrasse due pezzi di formaggio, della farina e del pane. Poi disse ad Angelino di recarsi nel pollaio per vedere se ci fossero uova. Poco dopo il ragazzo tornò: fra le mani reggeva trionfante un bellissimo uovo di oca, grande, bislungo, color avorio e lo appoggiò sopra al tavolo. Tutti ammirarono quella meraviglia pensando già a una gustosa frittata.
Gli uomini continuavano a chiacchierare e bevevano il vino che ancora era rimasto nel fiasco.
L’uovo lucente stava lì e traballava pericolosamente ogni volta che i tre partigiani, ormai un po’ alticci, appoggiavano le mani o i gomiti sul tavolo; Angelino lo osservava sperando non si muovesse ma, a un tratto, a causa di un movimento maldestro di Taddeo, l’uovo rotolò, cadde sul pavimento e si ruppe lasciando i presenti ammutoliti e delusi. Dopo un attimo di silenzio Taddeo, incollerito, cominciò a urlare e incolpò dell’accaduto Angelino il quale timidamente tentò di difendersi dicendo che non era colpa sua, la nonna prese le difese del nipote dicendo di aver visto bene l’accaduto, la mamma si arrabbiò, tutti urlavano e, in breve, la discussione divenne litigio. Taddeo in un impeto di rabbia sollevò di peso il ragazzo e lo appese a un gancio che si trovava sul soffitto, uno di quei ganci a forma di uncino, dove un tempo si attaccava la carne a essiccare; poi, presi i viveri che la mamma aveva preparato, i tre uomini se ne andarono lasciando il malcapitato Angelino sospeso al soffitto come un salame. Il ragazzo piangeva, aveva paura di cadere: era in alto, doveva tenersi saldamente al gancio, gli duolevano le mani e le braccia. La nonna chiamò Taddeo pregandolo di tornare indietro, ma lui sghignazzando la ignorò e proseguì la sua strada.
La mamma allora tentò di raggiungere il ragazzo per farlo scendere a terra, ma non essendo abbastanza alta non ci riuscì; le due donne, in stato di agitazione, presero tutti i cuscini che c’erano in casa e li sparpagliarono sul pavimento, sotto al ragazzo. Poi decisero di chiedere aiuto alla zia Maria, che abitava nella piazza del paese e nel giro di qualche minuto quest’ultima, donna alta, robusta ed energica arrivò con una scala, vi salì e prese fra le braccia Angelino che singhiozzava, togliendolo così da quella scomoda posizione.
In fondo al paese abitava la maestra, unica per tutte le classi; si chiamava Dorotea e aveva insegnato a leggere, scrivere e far di conto ormai a diverse generazioni di bambini. Dorotea era una partigiana convinta e spesso, senza farsi notare, saliva fin al limitare del bosco e depositava fra i cespugli, sotto il pietrisco in un nascondiglio segreto, dei messaggi per gli uomini che stavano sulle montagne. Un giorno la maestra si accorse che qualcuno la stava seguendo, decise quindi di cambiare itinerario e tattica. Per non insospettire le sentinelle tedesche che si aggiravano sempre più numerose nei dintorni, chiese ai ragazzini suoi alunni, di accompagnarla a turno verso il bosco e, siccome nella parte alta del paese si trovava un campo dove i ragazzi giocavano a calcio, diede loro un sacco che conteneva un pallone che essi portavano ben contenti di farlo, ignari del fatto che quel pallone contenesse viveri e lettere indirizzate a Taddeo. Fu la volta di Angelino il quale, essendo un ragazzo molto sveglio, si accorse del nascondiglio. La maestra gli spiegò come stavano le cose e gli disse che, assolutamente, nessun’altro avrebbe dovuto conoscere quel loro segreto.
Per qualche tempo Angelino e Dorotea oppure, a volte, Angelino da solo continuarono a portare i messaggi per i partigiani i quali durante la notte scendevano fino al nascondiglio per prelevarli. Un giorno però la maestra disse ad Angelino di rimanere a casa, poiché il compito di messaggero stava diventando sempre più pericoloso; si era resa conto di essere seguita e spiata e non voleva far correre nessun rischio al ragazzo.
Ed ebbe ragione: le sentinelle tedesche avevano finto di nulla per qualche settimana, seguendo le mosse della maestra finchè, una notte, videro proprio Taddeo che di soppiatto entrava nella casa di Dorotea.
Quella fu per l’uomo l’ultima notte della sua vita; all’alba quando, dopo aver salutato Dorotea, Taddeo aprì il portone per uscire dalla casa, trovò davanti a sé due soldati tedeschi con il mitra spianato e non ebbe nemmeno il tempo di fiatare che già era steso a terra, morto.
Dorotea sprangò porte e finestre e i soldati inziarono a sparare contro il muro della sua casa crivellandolo di colpi e riducendolo come un groviera, ma per fortuna lei rimase illesa.
Il corpo di Taddeo fu appeso a un ramo di un susino che si trovava all’esterno del muro del cimitero, come monito per tutta la gente del paese. Anche Angelino lo vide e non potè far a meno di pensare all’uovo di oca; a quel ricordo sulla sua bocca spuntò un timido sorriso e contemporaneamente i suoi occhi si riempirono di lacrime; con voce sommessa mormorò:

-“ Ciao Taddeo!”-

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In un tardo pomeriggio estivo Angelino rincasò. Aveva corso tutto il giorno in piazza insieme ai compagni, dietro a un cerchio di botte che rotolava in equilibrio, manovrando sapientemente un bastone...
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Temporale estivo

27 luglio 2011 ore 21:55 segnala
In mezzo ai giochi di grigi nuvoloni
Arriva all’improvviso da lontano
Un borbottio
Di tuoni
Che sembrano in preghiera
A recitare in fretta litanie
S’alza buono, l’odore
Di polvere bagnata
E rade, grosse gocce
Piovono dal cielo
Divenuto più nero…
Rombi cupi
Da una montagna all’altra
rimbalzano padroni
Signori della valle
A contrastare il silenzio
Di una natura
Che sembra aver paura.
E le saette
Paiono strappi ardenti al cielo
Plumbeo velo.
Dura un momento
Poi all’orizzonte
Ecco l’arcobaleno
Appare
A mettere la pace.
Un timido fringuello
Nascostro fra le bagnate fronde
Riprende allegramente
La canzone interrotta
E l’aria or limpida e pulita
Trasporta in una danza
Profumi dell’estate
Di fiori, d’erbette e rosmarino
E ritorna il sereno.
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In mezzo ai giochi di grigi nuvoloni Arriva all’improvviso da lontano Un borbottio Di tuoni Che sembrano in preghiera A recitare in fretta litanie S’alza buono, l’odore Di polvere bagnata E rade, grosse gocce Piovono dal cielo Divenuto più nero… Rombi cupi Da una montagna all’altra rimbalzano...
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La collina di Montmartre

21 luglio 2011 ore 20:38 segnala
Una notte d’agosto
Dinnanzi a me ti vidi
Collina bianca
Che domini Parigi
Ricordo
Emozioni e profumi
Il grande batticuore
I glicini fluenti
Il suono delle armoniche…
“Sui ponti di Paris…”
Le note malinconiche
Cantavano così
La piazza degli artisti
Vidi
Sconosciuti pittori
Ad imprimer su tele
Con pennelli e colori
Le magiche atmosfere
E giocolieri, attori, cantanti e suonatori.
L’allegro cimitero…
E ancor
La scalinata per le Sacrè Coeur
Dove io stavo
Sui gradini seduta
Ad ammirar Parigi
Le luci della sera
La Senna, il Ponte d’Oro
La luna bianca
E le argentate ancelle
Sembravan le più belle
Che avessi visto mai.
Il più bel posto al mondo
E’questo, io pensai
Romantica Parigi
Quel dì te lo promisi
Un’altra volta ancora
A te voglio tornar!




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Una notte d’agosto Dinnanzi a me ti vidi Collina bianca Che domini Parigi Ricordo Emozioni e profumi Il grande batticuore I glicini fluenti Il suono delle armoniche… “Sui ponti di Paris…” Le note...
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Vortici di parole

14 luglio 2011 ore 23:10 segnala
Impetuosi, con violenza
Entrano nella stanza
Vortici di parole e di pensieri
Resister non si può
A quel loro ingresso
Torturano la mente
Rendon le notti insonni
In turbinare ansioso
Fra le roventi spire
Volteggiando
Urla poesia e sussulta
Ritorna l’eco di un sentir profondo
Parole accese
S’intrecciano
Danzano sospese
Volteggiando
Rimbalzando su pareti bianche
Vanno cercando un cuore
Che le possa ascoltare.
Ecco,
Una mano, una penna
Che frusciando scrive
Con passione
Liriche compone
E lì
Fra le pagine
Finalmente quiete.
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« VIDEO: hNxwHESI75E » Impetuosi, con violenza Entrano nella stanza Vortici di parole e di pensieri Resister non si può A quel loro ingresso Torturano la mente Rendon le notti insonni In turbinare an...
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Todo cambia - Mercedes Sosa

01 luglio 2011 ore 21:40 segnala


Cambia ciò che è superficiale
e anche ciò che è profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.

Cambia il clima con gli anni
cambia il pastore il suo pascolo
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia il più prezioso brillante
di mano in mano il suo splendore,
cambia nido l'uccellino
cambia il sentimento degli amanti.

cambia direzione il viandante
sebbene questo lo danneggi
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia
Cambia, tutto cambia.

Cambia il sole nella sua corsa
quando la notte persiste,
cambia la pianta e si veste
di verde in primavera.

Cambia il manto della fiera
cambiano i capelli dell'anziano
e così come tutto cambia
che io cambi non è strano.

Ma non cambia il mio amore
per quanto lontano mi trovi,
né il ricordo né il dolore
della mia terra e della mia gente.

E ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana.

Cambia, tutto cambia.....
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« VIDEO: Za75SkduQX8 » Cambia ciò che è superficiale e anche ciò che è profondo cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo. Cambia il clima con gli anni cambia il pastore il suo pascolo e...
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Guardando il cielo

26 giugno 2011 ore 22:59 segnala
Osserverò
Ai tramonti forme cangianti
Di dorate nubi
A salutare il giorno già passato
E lì su quei bagliori
Sopra i raggi dell’ultimo sole
Che filtrano i colori
Poserò pensieri
Quelli dei grandi amori
Della poesia e dell’arte
Per quei capolavori
Che solo può
Chi li ha creati
Di magici violini
E dell’ arpe di un mondo fatato
Incantevoli suoni potrò udire
Finchè il mio cuore ne sarà estasiato
E poi con meraviglia
Seguirò nel cielo
Delle notti serene
Avvolte nel cobalto velo
Sempre nuove
Scie di luccicanti stelle.


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Osserverò Ai tramonti forme cangianti Di dorate nubi A salutare il giorno già passato E lì su quei bagliori Sopra i raggi dell’ultimo sole Che filtrano i colori Poserò pensieri Quelli dei grandi...
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26/06/2011 22:59:09
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