Tramonto

26 aprile 2010 ore 00:16 segnala

E un po’ d’insonnia m’accompagna stanotte, su ali dorate scivolano le note di questa notte, lasciandomi solo un brivido di freddo  e un desiderio silenzioso.  S'incrociano i sogni la dove il giorno non ha più tempo.  S'affollano i pensieri disperdendosi nel nulla..eppure li avevo ordinati proprio un attimo fa, erano allineati perfettamente, ognuno al proprio posto......poi una folata di vento li ha spazzati via, strappandomeli a forza dalla testa. Ora strisciano in terra, s'impolverano, si rialzano, volano lontani, rotolano, s'intrecciano, si rincorrono, cadono nuovamente e  si infrangono…Il giorno mi si spegne addosso,  sento la sua fine, ruvida, strisciare sulla pelle. Le nuvole si accartocciano, facendo sanguinare il tramonto. La terra pallida si tinge di rosso sfumando minuziosamente in ogni sua minima parte.  L'orizzonte ondeggia languido ancora una volta prima di arrendersi all'immensa distesa del buio che scioglie ogni colore nell'immobilità del silenzio che si impossessa dell'aria. il lento ticchettare dei mie dita sulla tastiera  disegna lettere e caratteri che scivolano lentamente  al rallentatore sul monitor… sssch… piano piano  che non abbiano a svegliarsi troppe parole  farebbero rumore e spezzerebbero l’incanto… il sussurro… il ticchettio… tic tic tic… parole piccole piccole mi accompagnano sssch… sssch… buonanotte!

 

Fotografie

22 aprile 2010 ore 14:17 segnala
Tante volte le parole sono superflue, un carico di troppo. Un bagaglio scomodo e deviante.  Gli occhi,  invece,   ci permettono di arrivare al sodo,  di toccare la realtà,  di catturare immediatamente attraverso nuovi linguaggi espressivi, i messaggi in codice,  di scene,  azioni,  involucri di emozioni.   Immagini di vita vera,  catturate dall’obiettivo in istantanee, possono catapultarti in realtà lontane, per poi riuscire a carpire le piccole sfumature, le infinitesimali accortezze, che ogni giorno  si toccano, si vivono, ma che spesso ci sfuggono… Le fotografie ti prendono per mano,  ti conducono in un mondo che, solo un attimo prima, non sapevi esistesse. Dai campi di battaglia alla vita di tutti i giorni, le immagini ci accompagnano, segnano percorsi interiori, lasciano tracce nelle nostre emozioni quotidiane. Scatti di vita, riportate sui quotidiani, in tv, nel web, dai reporter di tutto il mondo…cacciatori di  storie di vita quotidiana.  Come si fa ad estrapolare l’attimo fuggente?

 

Paolo Woods, fotoreporter italiano, dice che è proprio questa l’arte di un fotografo: saper cogliere e raccontare la straordinarietà nella normalità, saper parlare di storie, ovunque esse si proiettino. D’ ovunque esiste un palcoscenico dove trovare situazioni che colpiscono particolarmente il nostro immaginario, che delineano un ritratto di una persona, di una società, di un paese…la possibilità di affacciarsi ad una retrospettiva varcando solo i confini spazio-tempo in un fermo immagine che, talvolta, squarcia i cieli della sensibilità umana.

 

Equilibrio

19 aprile 2010 ore 10:25 segnala
Mai dato certezze. Sempre con un piede a tener la porta aperta e un bagaglio leggero di sogni. Non posso essere un pilastro per nessuno, cadrebbe a terra con me. Mai prospettive, futuro, speranze, sogni per nessuno. Io solo con i miei oggi e adesso e domani non lo so. E nessuna voglia di invecchiare con nessuno.    Prima.
E ora mi ritrovo a cercare quello che io stessa non sono mai stata capace di dare. E barcollo. Un equilibrio difficile da sostenere di continuo. Sono su un filo talmente sottile che non so se regge il mio peso. Aspetto da un momento all'altro di sentire il "crack" della rottura.
Eppure io so di non essere sola, l'ho sentito così tante volte in questi mesi, brevi, brevissimi barlumi di luce a volte appena accennati a volte ben distinti.
Non so più per cosa sto vivendo, se non un'attesa in cui non posso fare mosse. E un trattenere di continuo qualunque gesto istintivo.
Che enorme spreco di tutto quello che io potrei fare, dare, ricevere.
Eppure non si dovrebbe mai specare l'amore
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Panta rei

14 aprile 2010 ore 20:28 segnala
On Air: James Morrison “Please don’t stop the rain”

 

Se sarà un giorno di pioggia
Non c’è nulla che possiamo fare per cambiarlo
Possiamo pregare per il sole ma ciò non fermerà la pioggia

Posso farti da rifugio finché non è finita,

possiamo anche farlo durare per sempre, così non fermare la pioggia

Lascia che cada, lascia che cada, lascia che cada
Per favore non fermare la pioggia”

 

 http://www.youtube.com/watch?v=F2Cm_4573fs

 

C’è una pioggerellina fine stasera, la vedo attraverso la luce arancione del lampione; ma in lontananza s'intravedono fulmini, l’aria e’ frizzantina,  nonostante  il calendario mi ricordi che siamo gia’ a meta’ aprile  e l’aroma penetrante di cioccolato s’insinua, con velata prepotenza, nei miei  pensieri. A  volte amo la pioggia, mi piace  sentirne il rumore,  il vento che sferza pavoneggiandosi in questi viottoli di campagna, mi piace guardare la potenza della natura tenendo tra le mani una tazza calda di tè, indossando la mia felpa preferita: quella talmente consumata che mi va lunga di maniche ma che non butterò mai.  A volte tutta questa pioggia che scroscia sembra musica per le mie orecchie, mi sento in sintonia con essa. Panta rei. Tutto scorre. E questo semplice tè sembra la bevanda più buona che ci sia.

Lo accompagno con pagine che sembrano scritte da me, pagine di un bellissimo libro che sto leggendo proprio in questi giorni.

 

“Il tè non è una bevanda qualunque: quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la bellezza nelle piccole cose.   Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito?Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell’accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di serena armonia nell’assurdità delle nostre vite.  Sì, l’universo tende serenamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l’insensatezza ci accerchia. Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, a ogni sorso, il tempo si sublima.”

 

 

L’eleganza del riccio, Muriel Barbery

 

Soffio

12 aprile 2010 ore 13:33 segnala
C'è bisogno di vento, mi hanno detto, di vento che soffi dentro a spazzare tutto il brutto.
Ma qui siamo in pianura, il vento è più un [e]vento.
Servirebbe che qualcuno, lì in fondo, aprisse una finestra. Però ho mal di gola, non so quanto mi farebbe bene. E' che poi io mi intendo di scirocco, quello che ti entra nel respiro mozzandotelo, quello che ti scioglie il corpo disfacendotelo, quello che non si placa neanche col sonno.  Non so nulla di bora, quella che ti solleva e ti schianta, quella che ti entra nelle ossa spaccandole, quella che si infiltra nella testa gelandotela.
Non so nulla nemmeno di tornadi e cicloni di foglie, di rami, di pali, so di mari in tempesta e cercatori di coralli, di tesori nascosti e onde minacciose,  di sirene incantatrici e di orizzonti infiniti,  di soli che si tuffano e di cose che riemergono.
Io so più di messaggi in bottiglia che ritornano, che di piccioni viaggiatori che si perdono.
Come si fa a mandare via tutto con un solo soffio?

Desideri

08 aprile 2010 ore 13:31 segnala

Alcuni desideri, a volte, nascono in te perchè magari li pensavi già per un' altra persona, perchè magari,  le cose speciali le vedi più come un dono per la persona che ami piuttosto che come qualcosa per te; alcuni desideri poi, però, diventano tuoi, eppure li rimandi per tanto tempo perchè, essendo semplicemente per te, possono sempre aspettare "ancora un po'"... Poi però arriva il giorno che non ti aspetti, il giorno in cui ti guardi indietro e dici "ma perchè non l'ho ancora fatto?", il giorno in cui il sole torna a splendere dopo settimane di maltempo, il giorno in cui il vento ha ripulito l'aria permettendo all'occhio di vedere meraviglie più lontane, il giorno in cui non devi nemmeno andare a lavorare, il giorno in cui ti affacci dal balcone e guardando davanti a te vedi dove vorresti essere.

E' in quel giorno che, senza più pensarci un secondo, non si chiede permesso a nessuno, nemmeno a sè stessi e si va...

Sento il sole che mi scalda dalla finestra  e sento il mio sorriso che si allarga, incontrollato, come a illuminarmi il viso.

 

LA " SANTÈLA

05 aprile 2010 ore 23:56 segnala
Altra espressione  della piu' genuina fede dei bergamaschi, son tutte quelle cappellette  di modeste dimensioni, denominate comunemente "santelle" che e' dato ammirare sia in pianura, sia in collina, come pure in montagna. Edificate nei pressi degli abitati, agli incroci delle vie o lungo sentieri o strade, in esse sono raffigurate, con la tecnica dell'affresco, scene religiose o sacre figure. Una grata metallica o una leggera cancellata in ferro o in legno, protegge, talvolta, questi dipinti. Essi ci presentano, frequentemente, le scene relative alla liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio, o quelle riguardanti la dolorosa "Via Crucis", di Gesu'. Tra le sacre figure ricorrono quelle di alcuni Santi (S. Antonio, S. Carlo, S. Bernardino, S. Giorgio...), quella raffigurante il Sacro Cuore di Gesu' o l'immagine di Maria Santissima. Tali affreschi, anche se opera di artisti dotati, a volte, di scarso talento, si fanno ammirare per la semplicità della fattura e per la spontaneità della composizione. Non e' raro il caso di "santelle" costruite in luoghi dove si sono verificate disgrazie, con lo scopo di invocare protezione da Gesu', da Maria e dai Santi, perche' gli stessi eventi luttuosi non abbiano piu' a ripetersi.  La celebrazione di S. Messe, la recita del Rosario nei pressi delle "santelle", i fiori freschi dei campi che le adornano, ci dimostrano quanto sia viva, ancora oggi, quella fede che, in tempi passati, ha indotto i nostri padri ad edificarle.  

 

 

http://www.valbrembanaweb.it/valbrembanaweb/gallery/gerosa/2007/santella-sottofracchia.jpg

Buona Pasqua

03 aprile 2010 ore 10:53 segnala

Quanto mistero si nasconde dentro i pensieri della gente. Quanto amore e quanto dolore, quante speranze e illusioni. Poveri cuori martoriati da rimorsi e rimpianti. Vite vissute a metà che scorrono silenziose fra indifferenze e condanne. Quanto odio e livore si nasconde nei cuori di chi non conosce l'amore e il perdono...Come è facile invece aprire il cuore all'amore e al perdono...Che questa Santa Pasqua sia per tutti la Resurrezione del cuore insieme alla Resurrezione di Cristo nostro Signore....

                                       

 Buona Pasqua  a tutti voi  amici miei...

 

Paese

30 marzo 2010 ore 09:56 segnala
Mi sono chiesta piu' volte che cosa significhi "PAESE" per chi vi abita o per chi vi è vissuto per un certo tempo: è a questo interrogativo che tentero' di dare una risposta, che non ha certo la pretesa di voler essere esauriente. Paese è conoscersi tutti o quasi; è tocco di campana che scandisce l'inesorabile corsa del tempo o che richiama al raccoglimento ed alla preghiera; è comunità che partecipa unita a momenti di gioia o di dolore. Paese sono gli anziani che, nell'intervallo tra una partita a carte o a bocce, passeggiando o seduti all'ombra di un albero, ricordano il tempo passato, quando le esigenze non erano quelle d'oggi e piu' dura era la vita; sono i giovani che si ritrovano per stare insieme e che, pur divertendosi, sentono in loro prepotente il desiderio di un mondo migliore, cosi' come l'ansia e la preoccupazione per il domani. Paese è la sirena dello stabilimento che segna l'inizio e il termine della giornata lavorativa; è la preoccupazione perchè questa sirena troppe volte non suona piu'; è il rombo dei motori che, ogni mattina, portano i pendolari sul posto di lavoro; è uscire nei campi all'alba per rientrare stanchi al tramonto, dopo aver affidato alla terra i frutti del sudore e le speranze di un buon raccolto. Paese è struggente nostalgia di chi è emigrato e che, mentre sogna il momento del ritorno si accompagna al Poeta nel dire: " Sempre mi torna al cuore il mio paese... ". Vivere in una dimensione umana. Tutto questo puo' essere un paese.

 

 

( Nella foto, Clusone, (Clüsù in dialetto), è un comune in provincia di Bergamo)

http://www.comune.clusone.bg.it/

Mi scrivete una frase?

27 marzo 2010 ore 23:44 segnala











































Carissimi amici, mi piacerebbe che ognuno di voi (o per lo meno chi vuole, naturalmente), riportasse delle frasi che vi hanno colpito dai libri che state leggendo o che avete letto. Ce n'e' almeno una in ogni libro. Anzi a volte e' facile imbattersi in intere pagine di incredibile spessore comunicativo. A renderle così suggestive puo' essere il modo di scrivere dell'autore o semplicemente il contenuto che riescono ad esprimere. Quali sono a vostro avviso le migliori da ricordare? Naturalmente non occorre sceglierne una sola. A me capita spesso di sottolineare quello che più mi colpisce. Da sempre tengo un quaderno su cui annoto le frasi che dei libri più mi hanno colpito... Che ne dite, ci proviamo? Nel frattempo vi auguro una dolce notte lasciandovi questa ultima frase appena letta, l’ho trovata bellissima...Lui era il sole, lei la neve. Il sole e la neve si vogliono bene, per questo si consumano. Anche il sole si consuma. Quando non avrà più neve da scaldare, si spegnerà un poco alla volta finchè, un bel giorno, non esisterà più."



Storia di Neve. Mauro Corona