Uomini e vini.

22 marzo 2010 ore 14:24 segnala

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rosso corposo di quelli che fanno tremare le gambe, o un bianco freddo, di quelli che danno direttamente in testa…La similitudine tra uomini e vini è di evidenza lampante: alcuni di loro sono fragili, altri resistono a tutto, amabili, e altri ancora, invece, non sono bevibili….. 

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 L’uomo “barricato”    Non è un tipo socievole. Costretto a invecchiare in piccole botti di rovere che lo hanno fatto soffrire di claustrofobia, anche dopo l’imbottigliamento non si è più ripreso psicologicamente. Non ha un grande senso dell’umorismo e passa le sue serate a leggere libri antichi. Ma non è tutta colpa sua: portato in analisi da un bravo sommelier, si scopre che il suo sogno sarebbe stato essere un novello fresco e spumeggiante.

 

L’uomo "Amarone" Pomposo e baritonale, di taglia extralarge, ama a tavola sapori forti, grandi aromi e formaggi stagionati. Semplice  e caloroso, invecchia bene, ma nel suo cuore, come dice il nome, non è dolce. Per le sue particolari caratteristiche organolettiche, discutere con lui o capire chi sia veramente è quasi impossibile.  

 

L’uomo "Gewürztraminer" (aromatico)E’ un eterno indeciso, vi promette di seguirvi in capo al mondo ma non si schioda dalla sua poltrona. E’ un uomo di confine, che soffre di crisi di identità e non sa che cosa vuole. Per i sommelier sposa bene con il fois-gras di oca francese, ma lui ama anche i piatti a base di zenzero e la gastronomia cinese

 

L’uomo "Sassicaia"  E’ il compagno che tutte le donne vorrebbero. E’ un bel toscanaccio moro, bello e forte, di color rubino e dai rimandi balsamici, ma sa anche essere fresco ed elegante, denso e insieme nitido , un sapore secco e austero, ma insieme molto comunicativo. Insomma è perfetto. L’unico difetto? Troppo egocentrico.  

 

 

L’uomo "bouchonné" ( sta ad indicare il difetto di tappo)E’ un tipo purtroppo piuttosto diffuso e insieme insidioso: è l’uomo che sa di tappo, ma occorre un palato fine per accorgersene. Ingannatore e subdolo per natura, può essere il classico dongiovanni, il falso amico, o il collega sempre pronto a pugnalarvi alle spalle. Che sia bianco, bruno o brut, si presenta sempre con l’etichetta giusta. L’unico rimedio è stare in guardia: vi accorgete che vi ha fatto male solo quando lo avete già bevuto.. 

(dal WEB)

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….non ci sono indicazioni dell’uomo in tetra pak... ma sono certa dell’esistenza di tanti  " tavernelli " :-)))

Déjà vu

20 marzo 2010 ore 10:26 segnala

Ma queste parole le ho già dette... qui ci sono già stato, mi ricordo questa strada e quella casa... E' incredibile, ricordo questo momento anche se non l'ho mai vissuto...quella persona la conosco benissimo...

 

Quante volte abbiamo avuto la sensazione di aver già vissuto una situazione, di aver già conosciuto una persona, di aver già visitato o addirittura di aver vissuto in un luogo... E' il noto Dèjà Vu.

Molte filosofie utilizzano queste esperienze come prova per agganciarsi alla teoria della reincarnazione e ci sono molte prove a sostegno ( nomi, date ed eventi verificati). La scienza invece  ipotizza l'ipotesi di un cortocircuito del cervello che produrrebbe un malfunzionamento nella regione che gestisce la memoria autobiografica, sarebbe possibile provocarlo con una stimolazione elettrica del cervello. Altri ancora sostengono che la causa potrebbe essere la fatica o lo stress che indurrebbe un leggero slittamento del meccanismo neuronale che ci permette di distinguere il noto dall'ignoto: ogni informazione percepita dai cinque sensi ci parrebbe un ricordo. Proprio come nel film Matrix, questo sarebbe il "piccolo guasto nel sistema".

 

A quanti di voi e’ capitato?  Mi raccontate le vostre esperienze oppure cosa ne pensate?

 

Ascoltare

17 marzo 2010 ore 13:37 segnala
Riflettevo...ho incontrato un'anima amica nel mondo dei blog. Dico un'anima perchè di lei conosco solo l'idea che mi sono fatta leggendola. E' un incontro speciale, inspiegabile o casuale, ma di quelli che colpiscono perchè improvvisamente, senza che la volontà entri in gioco, si apre una via di comunicazione, una fessura nella corazza  della quale non conoscevi neppure  l'esistenza e attraverso la quale inizia a scorrere aria e luce. E il fenomenale sta nel trovare, in esatta corrispondenza, un'altra fessura, stessa altezza e dimensione, e l'aria e la luce si affidano, si fondono e confondono, mentre tu stai li a guardare, spesso in silenzio. Ci siamo scambiate il numero del telefonino. Solo perchè l'una sappia che al bisogno l'altra c'è. E a distanza di qualche settimana ci siamo inviate giusto un paio di sms, mai una telefonata. Non è stato necessario. Quando e se lo sarà, il numero è li, memorizzato nel gruppo  degli amici. In genere passo da lei per ultima nel mio giro di blog. Talvolta leggere i suoi post mi fa star male. Perchè è cruda, vera, geniale....come le ho scritto oggi , in uno degli sms che dicevo prima, talvolta la percepisco come nuda agli occhi di chi legge. L'ammiro per questo. Quasi mai le lascio un commento. Perchè è talmente forte ciò che scrive che per me è impossibile aggiungere parole.

Ora mi chiedo: sarò davvero sempre io quella che prende lucciole per lanterne? Perchè vedi, cara amica, se qualcuno sostiene che non riesci a scrivere del dolore, allora significa che io sogno oppure che altri non ascoltano. E' come guardare il viso di un anziano  (scusa il paragone, eh, è solo casuale!): c'è chi vede un viso ormai vecchio e riflette magari disgustato sul tempo che passa, e chi invece   legge nelle rughe le emozioni di una vita. Anche quando guardo i fiori sul balcone della vicina, non posso non ammirare l'impegno e la cura posti nel farli crescere rigogliosi. O forse è necessario parlare di lacrime e sangue? Che forse per alcuni scrivere è un esercizio di stile, o un test sociologico per valutare le reazioni di chi legge. Niente da dire, per carità. Ma le pietre preziose sono pietre preziose. La verità è una pietra preziosa. E ha un suo valore.

Ma è davvero tanto difficile ascoltare?

 

 

Ps) ti regalo una rosa, annusala, e' solo una rosa virtuale, ma se apri il cuore sentirai il profumo di un'amicizia .

Anima zingara

15 marzo 2010 ore 10:47 segnala

E' una gran fatica tenere i piedi dentro le scarpe. Devo tenermi, di continuo, anzi trattenermi dall'andare in giro a piedi nudi  come amo fare, al massimo in sandali, infradito, rasoterra, senza confini, senza restrizioni.
Come se le scarpe fossero la metafora della mia vita. Avrò di certo un'anima zingaresca. Piedi nudi e cavigliere, ecco cosa vorrei sempre, non solo in quei due mesi estivi dove non sembra inopportuno e fuori luogo.
Eppure bisogna adattarsi, alla vita, alle convenzioni, alle stagioni. Mi chiedo allora per quale errore uno spirito libero nasce in questa epoca, in questa parte del mondo civile, in questo modo.
E come fare a tornare al posto giusto? Mi sentirò mai opportuna...

Le stanze del cuore

12 marzo 2010 ore 10:07 segnala

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fascino che una persona esercita su un’altra

non stà in ciò che mostra della sua personalità

nell’istante preciso dell’incontro

 

…ma…

 

nella sintesi del suo intero essere,

che rilascia questa droga potente che

cattura l’immaginazione e genera il legame.

 

Anais Nin

 

Complicita'

09 marzo 2010 ore 11:27 segnala

E cosa c'è di bello nella coppia scusa?"
"La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria"
"Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cos'hanno de bello?"
"No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria"
"Questa non l'ho capita"
"Ma si dai, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. Anche in francese si dice par coeur... ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po' di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po'. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. Infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso. Il massimo che puoi capire dell'altro è il massimo che puoi capire di te stesso. Per questo entrare intimamente in relazione con una persona è importante, perché diventa un viaggio conoscitivo esistenziale".

 

Autore: Fabio Volo

Libro: "Il giorno in più" di Fabio Volo

 

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E cosa c'è di bello nella coppia scusa?""La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria""Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la...
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09/03/2010 11:27:59
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Dedicata...

08 marzo 2010 ore 10:04 segnala

  Dedicata a tutte le donne questa splendida poesia di Fabio Volo

 

Io sono l'unica che mi può salvare dalle mie paure
dai miei acrobatici pensieri  che paralizzano l'azione.
Io sono l'unica che può portare alla luce
la mia Galassia Interiore
sepolta sotto la maschera dell'impossibile.
Io sono l'unica che può trasformare
la fotografia di un sogno che aleggia a ferire
nella realtà che guarisce dalla codardia.
Non c'è fallimento nell'atto di vivere.
E' rinunciando a giocare che si perde la partita.
La libertà è dolce anche quando fa male
Libero è chi sceglie di vivere
Chi sa onorare la responsabilità di se stesso
Libero è chi ha il coraggio di osare
E di cadere per imparare a volare
Chiara allora, sarà la mia strada
La vedrei anche senza guardare
Gli ostacoli saranno incentivi
all'emozione della realtà
Che avrà finalmente
il sapore dolce piccante che mi assomiglia.

 

 

http://www.deejay.it/dj/multimedia/dettaglio/type-A/idMedia-1510/idRubrica-52/Poesia-+-Rolling-Stone

 

Cliccate sul link , sentirete lui mentre la legge.

Gran talento!  grazie Fabio .

 

***

05 marzo 2010 ore 10:12 segnala
Ammetto di essere diffidente.

Credo sia genetico. E' qualcosa che si perde nel tempo. Saranno le radici. Saranno le tante delusioni.  Una pianta sana deve avere radici sane. Io non so che pianta sono. Alterno bisogno di acqua a bisogno di siccità. Non sono una brava giardiniera, coltivo con discontinua irrisolutezza. Solo le succulente resistono al mio carattere.

Ogni volta mi chiedo cosa c'è dietro. Ho bisogno di cercare il rovescio della medaglia, il side B, il non detto, il soggetto sottinteso.

Anche quando mi fido ciecamente, intervengono a un certo punto delle reazioni incontrollate. Deve essere il salvavita che scatta da solo. Non me lo spiego altrimenti.

Quando tutto pare chiaro così com'è, ecco che  qualcosa stravolge la verità e quello che era impossibile diventa possibile. Sono le parole, i gesti, gli occhi, sono cose che non capisco.

Forse è che sono abituata a decidere da me, a non prendere esempi a non cercare guide, tutor, muse, vati e non perchè basto a me stessa, solo, per semplice diffidenza.

Cambio abito, ma gli aculei sono duri a perdersi, più del pelo del lupo.

 

Riflessione

03 marzo 2010 ore 10:50 segnala
Sono  quasi convinta che se non riusciamo a trovare la felicità nelle piccole cose, come possiamo pretendere di trovarla nelle grandi ?  La Vita quotidiana ti mette davanti sia le cose belle che quelle brutte, un pò come dire,...quando ti siedi a tavola e non avevi nulla nel piatto e ti ritrovi un panino e una fetta di prosciutto.. non è il massimo ma quanto gusto ha quando hai fame...?   Stesso concetto per i sentimenti.. se credevi di essere solo in un angolo della Vita.. solo senza nessuno che si accorga di te e all’improvviso mi avvicino a questo qualcuno e lo riempio di carezze  che dono è?  E’ un piccolo dono ma quanto regala..?   Se la nostra Vita noi la vediamo solo come un’immagine sfocata o peggio una fotografia bruciata,  non riusciremo a vedere la piccola luce delle piccole cose  e non assaggeremo mai la gioia che queste regalano ma dentro di noi dobbiamo nutrire sempre la Speranza affinchè quella piccola luce diventi un falò perchè il compito primo di ogni creatura è coltivare le piccole cose che portano il mondo a viverle in serenità e armonia .  Le persone tentano di appropriarsi di "tutto" il panorama e non vedono la bellezza di un dettaglio sotto i loro piedi che sia un fiore, le geometrie delle nervature di una foglia e molto altro. Non ti dico poi quali fotografie si possono fare all’interno della normalità della nostra casa. Io lo faccio spesso.  Con questo voglio solo dire che basta ridurre e/o adattare l’angolo "visivo"(nel caso , l’angolo mentale, per così dire) e cominci a scoprire mondi nuovi e inaspettati. Non è questione di sapersi "accontentare", al contrario è questione di saper vedere, di sensibilità  e la felicità può diventare a portata di mano dovunque, fatti salvi, ovviamente, tutti i casi di infelicità autentica contro i quali moltissimi sfortunati non hanno i mezzi per combattere.  

A volte

01 marzo 2010 ore 11:14 segnala
Vado alle mie solitudini,

dalle mie solitudini vengo,

perché per stare con me

mi bastano i miei pensieri.

(L. de Vega)

 

Mi sono fermata spesso, a volte volentieri ed altre no...e devo essere sincera, le fermate inattese forse sono state le più complete di tutte, mi hanno portata a capire cose che magari a voler fare spazio e silenzio volontario da sola non vi sarei mai riuscita...le solitudini e i pensieri è vero vanno e vengono ma ci portano con loro e noi a volte non ce ne rendiamo conto...o forse si??  A volte è bello fermarsi e pensare. A volte bisognerebbe fermarsi e farlo. Io l’ho appena fatto, ma adesso sono ritornata.

Ben ritrovati amici :-)