Perdonami se ti lascio solo...

27 marzo 2015 ore 18:57 segnala
Oddio e adesso? Scusami papà, non avrei mai voluto sporcare tutto intorno mentre giocavo col trenino e rompere quella tua lampada così bella sulla scrivania, a cui tenevi tanto. Ma probabilmente, forse hai ragione tu, è troppo tardi per chiederti scusa, per implorarti di perdonarmi. La tua rabbia cieca di uomo impulsivo e violento e la tua ossessione folle di rendermi migliore e darmi una sana “educazione” ha già preso il sopravvento e la mano, la tua mano, ormai segue solo i disegni del tuo istinto. Quei disegni che ti portano, ogni giorno a sferrare calci immondi a colpire il mio basso ventre e pugni di ferro a spaccarmi naso e labbra, a martoriare quella mia pelle tanto bianca e fragile che è ormai è diventata scura dai lividi verde-viola che provochi tu, nell’”educarmi”. Ormai la mia pelle non sente quasi più dolore. E’ diventata insensibile ad ogni forma di “educazione” specie quella che mi “infierisci” tu.
Sai papà, non so se davvero tu sei mio padre e se davvero ti preme quella mia educazione, quella voglia di farmi diventare “uomo vero” . Certo è che io non te l’ho mai chiesto ma, nonostante tutto ciò io non riesco proprio ad odiarti, anzi ad ogni calcio in bocca, ad ogni pugno che mi gonfia per giorni un occhio, io sento…di volerti ancora tanto bene.
Oh quante notti passate sveglio perché non potevo neanche, nel letto, rigirarmi, dal dolore e quante volte in quelle notti ho pianto e pregato sperando in un po’ d’amore piangendo di quello che tu negavi a me. E quei lunghi pomeriggi che passavo, da solo, in compagnia di quel boia della tua cintura dei pantaloni lisa e vecchia che sembrava ancor più brutta perché ancora sporca del sangue rappreso dalle ferite che impietosa mi provocava.
Quante lacrime interminabili e quante urla sorde che mi imponevi perché i vicini non dovevano sentir nulla né accorgersi di quell’odore acre che era nell’aria, si papà, quello della tua ferocia. No papà, stai tranquillo, quelle non erano lacrime di orrore e di dolore. Erano lacrime di una preghiera, la stessa, unica, sommessa, che ogni notte, mentre tu inconsapevole di tutto, dormivi e riposavi, io rivolgevo ad un Dio, implorandolo di girarsi anche un po’ da me o se proprio non ne aveva voglia o tempo, che mi faceva almeno volare in paradiso, ma neanche quello vero ma, almeno in quello dei bimbi “educati poco”.
Don Alfredo, il parroco della chiesa vicino casa, ci ha insegnato che per andare in Paradiso uno deve essere puro ed io, invece, non lo sono, perché ho raccontato un sacco di bugie al mio maestro che mi chiedeva spesso il perché
di quelle brutte ferite e quelle bruciature sulle mie braccia piccole e magre, si quelle che tu provocavi spegnendo le cicche delle tue sigarette sulla mia nuda tenera carne. Ma io raccontavo mille bugie e trovavo mille scuse dicendo che, per giocare, cadevo spesso dappertutto. Vedi, caro papà, hai ragione tu, sono un “fottuto bugiardo” neanche in Paradiso posso andare.
Allora c’è una sola soluzione per far finire questa dura “educazione”. Tu continua pure a picchiarmi, a darmi calci sulla bocca mentre rantolo per terra e pugni in testa mentre mi proteggo con le braccia. Mi spiace solo se col mio sangue “lurido” ti sporco. Continua pure….tanto io non sento più dolore e quasi riesco anche a vedere i tuoi occhi rossi dalla rabbia mentre piano me ne vado. Sto andando pà…non ci vedremo mai più. Hai finito di “educarmi” Io vado via per sempre. Ecco , pà, sto per andare. Ti vedo in quel tuo studiolo umido e buio. Dai, su non piangere. Solo adesso ti sei accorto che tra breve, io non ci sarò più. Vuoi abbracciarmi…darmi un primo ed ultimo bacio…stringermi per la prima volta a te. Forse ho scoperto che anche tu mi vuoi almeno un po’ di bene e con l’ultimo mio saluto ti dico, con tutto il mio cuore: “Perdonami papà se ti lascio solo e perdonami anche se, nel mio viaggio, incontrerò gente che mi educherà di meno ma saprà…. amarmi di più!




Eppure mi piacerebbe trovare un senso....un senso a tutto ciò...Chissà?

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Oddio e adesso? Scusami papà, non avrei mai voluto sporcare tutto intorno mentre giocavo col trenino e rompere quella tua lampada così bella sulla scrivania, a cui tenevi tanto. Ma probabilmente, forse hai ragione tu, è troppo tardi per chiederti scusa, per implorarti di perdonarmi. La tua rabbia...
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Solo un pezzo d'azzurro....

24 marzo 2015 ore 14:48 segnala
Di solito non parlo mai delle persone che gravitano nella mia sfera strettamente privata e non per qualche motivo in particolare ma, solo perché, amandole con tutto me stesso, esprimendo un giudizio su di loro potrei essere portato ad essere ingiustamente “di parte”. Ed in special modo con i miei figli che rappresentano egregiamente il dualismo della vita. Una (23 anni) che sembra venuta fuori dalla più alta borghesia asburgica e l’altro (17 anni) che sembra ora uscito da un Istituto di prevenzione e pena di massima sicurezza. Di essi ne parlo solamente quando son capaci di trasmettermi una vera emozione o riescono ad insegnarmi qualcosa che ancora manca alla mia lacunosa conoscenza.
Dell’una scrissi già in un mio post del 7 ottobre scorso, dal titolo Color my world (Colora il mio mondo)
http://blog.chatta.it/dr_pentothal/post/color-my-world-colora-il-mio-mondo-.aspx
Dell’altro non ho mai raccontato nulla perché nulla da egli, di veramente emozionante era venuto mai fuori…fino a ieri...
Ascoltate, prego….



Tutte le mattine, quando mi alzo, ed in tutte le stagioni, apro la finestra e mi affaccio, come per dire buongiorno al mondo. Scruto l’orizzonte, gli alberi a pochi metri, un’upupa che finisce il proprio “turno notturno“, ma soprattutto alzo gli occhi al cielo come se da esso dovesse giungermi chissà quale messaggio. Ieri mi sono soffermato un pò di più. Era coperto e di un colore grigio plumbeo a pois antracite. Mi sveglio, mi alzo, metto le pantofole, indosso la mia vestaglia, rigorosamente blu scuro, mi affaccio alla finestra e guardo in alto spaziando, con gli occhi, tutta la volta celeste. Mentre ero intento a fare questo non mi accorgo che era sopraggiunto mio figlio, alle mie spalle, nella mia camera e guardava insospettito quel mio scrutare il cielo.
Mi accorgo della sua presenza e mi giro verso di lui, adagio. Lui mi guarda e dopo le sue solite battute ("...ma hai cambiato tabaccaio? Hai cambiato marca di grappa? Ecc. ecc.") mi dice: "ma che c....c'hai da guardare in alto, da 3 ore? Piove...fattene una ragione!" Io lo guardo, gli sorrido, mi avvicino a lui, gli appoggio una mano sulla spalla e sempre sorridendogli, gli dico: E’ vero, Ale, il cielo oggi è grigio ma io credo che il cielo sia sempre blu oltre le nuvole ed io sto cercando, in tutto quel mare di grigio, solo un piccolo.... “pezzo d'azzurro”. Nella mia vita ho sempre cercato una via d’uscita, una soluzione, un sorriso, uno sguardo amico…un... “pezzo d’azzurro”, per me e per chi amavo. Io cerco sempre un ...”pezzo d'azzurro”, dovresti saperlo ormai." Lui cambia espressione, china il capo ed abbassa un po’ gli occhi, comprende... annuisce e mi dice. “Già papy…d'altronde la vita che cos’è? Non è altro che la ricerca perenne, da parte di tutti, di un ....”pezzo d’azzurro”. Grazie Marco!” E se ne va a scuola dimenticandosi anche del motivo che lo aveva spinto fin nella mia camera. Lo guardo, lo vedo allontanarsi e gli sussurro…Ehi Ale…quel “pezzo d’azzurro” tienilo sempre stretto a te…. Era già scomparso col suo motorino....Abbi cura di te figliolo!....A stasera.


Già...solo un pezzo d'azzurro....
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Di solito non parlo mai delle persone che gravitano nella mia sfera strettamente privata e non per qualche motivo in particolare ma, solo perché, amandole con tutto me stesso, esprimendo un giudizio su di loro potrei essere portato ad essere ingiustamente “di parte”. Ed in special modo con i miei...
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Ci son tre cose.....

23 marzo 2015 ore 18:12 segnala
Quante volte, specie in questi ambienti mediatici ad alta concentrazione di materiale vario umano, ci viene chiesto di parlare di noi, raccontarci, dire chi siamo…. E spesso non bastano fiumi di parole per far capire al nostro cortese interlocutore chi…veramente noi siamo nella realtà, nel nostro quotidiano, senza considerare poi, la possibilità di annoiarlo. Dire o scrivere meno di noi, addirittura peggiorerebbe la situazione. Allora mi sono inventato un gioco: il “gioco delle tre cose” attraverso cui con semplici parole, se dette veramente col cuore, potremmo riuscire a dare un’idea completa della nostra individualità, senza timore di annoiare o di essere smentiti. Il gioco consiste nel ripetere “7 volte 3 cose” in modo da ottenere un numero magico: 21. Il peso esatto di quella grande entità che fa di noi degli uomini: l’anima!

Ci son tre cose…

Ci sono tre cose nella vita che non potranno mai più tornare indietro:
le parole pronunciate col cuore;
il tempo trascorso senza accorgercene;
le occasioni perdute e lasciate andare.

Ci sono tre cose nella vita che non dovremmo mai permetterci di perdere:
la pazienza anche quando siamo sfiniti;
la speranza anche quando tutto sembra perduto;
l’onestà di accettare una sconfitta e la fine di un qualcosa.

Ci sono tre cose nella vita che hanno un valore inestimabile e sono insostituibili:
la famiglia che ti sei costruito anche se dovessi trovarti nella condizione di doverla lasciare, per qualsiasi motivo al mondo;
l’amore di una donna che “respira” perfettamente come te;
l’amicizia sincera e disinteressata di chi vive intorno a te.

Ci sono tre cose nella vita che non bisogna trattenere, che bisogna lasciare andare:
le persone che abbiamo deluso;
un amico che abbiamo tradito;
e l’amore perduto per colpa o per incomprensione (non era amore).

Ci sono tre cose nella vita che ci possono annientare e distruggere per sempre:
la menzogna gratuita e continuata;
l’infamia subdola e reiterata;
la gelosia accecante ed ingiustificata.

Ci son solamente tre cose nella vita che potrebbero darmi la morte:
lo sguardo di un bimbo impaurito per cui io non ho potuto fare nulla o per
non aver colto quello sguardo;
il male, in tutte le sue forme ma, solo quando non riesco ad individuarne la fonte;
non essere più in grado di regalare un sorriso ed una speranza!

Ed infine…

Ci sono tre cose nella vita per cui è valsa la pena di viverla...questa mia vita:
le persone che mi sono state accanto in ogni tempo a cui ho donato tutto me stesso;
il rispetto che ho sempre avuto per tutti e tutto;
la serenità di avercela messa davvero tutta per cercare di essere...
semplicemente, almeno un uomo!


Si...è stata la mia strada....
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Quante volte, specie in questi ambienti mediatici ad alta concentrazione di materiale vario umano, ci viene chiesto di parlare di noi, raccontarci, dire chi siamo…. E spesso non bastano fiumi di parole per far capire al nostro cortese interlocutore chi…veramente noi siamo nella realtà, nel nostro...
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Ciao pà...

19 marzo 2015 ore 23:42 segnala
Oggi si è festeggiato San Giuseppe, il padre per eccellenza ed è la festa di tutti i papà del mondo cattolico. Anch'io sono un papà ergo è anche la mia festa. Vorrei, quindi approfittare per dire a tutti i figli del mondo delle parole semplicissime per non far dimenticare di cosa parliamo, chi è…il papà e dar loro la consapevolezza che questa figura annienterebbe se stessa, senza alcuna esitazione, per la loro serenità e la loro felicità e che spesso non sono in grado di averne neanche coscienza. Eppure sapete, figli?...Basterebbe poco...a noi papà. Sì, veramente poco...anche un semplice...."CIAO PA' " pronunciato con un sorriso sulle labbra e gli occhi dentro i suoi occhi.

Io non ho mai avuto la gioia di conoscere mio padre, magari stringergli la mano, qualche volta abbracciarlo e qualche altra perché no, dirgli solo grazie o litigarci; chissà quanto più ricca sarebbe stata la mia vita. Ma non voglio più pensarci, perchè sarebbe morire ogni volta, un poco dentro. E’ stata la mia strada, la mia vita!
Anche se, come dicevo non ho mai conosciuto il mio papà, ho avuto la fortuna, l’onore e la gioia di fare un lavoro che mi ha portato a parlare con tanti ragazzi, di tutte le età e, eliminate quelle rare eccezioni di “contestazione ad oltranza” quello che ne usciva fuori, quando si parlava di questa grande figura, vi assicuro, era…stupendo...sublime...quasi ascetico. Una magia senza eguali legava due anime, come per incanto in una sola. Da quelle esperienze mi sono arrogato il diritto di tradurre quelle emozioni che da quelle parole, di quei ragazzi, venivano fuori…ed ho scritto qui… solo parole dettate dal mio cuore e non quelle dettate dalla mia mente, forse quelle che ogni figlio vorrebbe dire al proprio papà e che spesso non si trova neanche il coraggio di farlo.

Caro papà, vorrei dirti a cosa penso spesso e non ho mai la forza, poi di dirtelo. Penso che nella mia vita avrò sempre un debito inestinguibile: un debito di eterna gratitudine nei tuoi confronti. Sono un’anima fortunata, perché credo che tu mi abbia regalato, forse anche inconsapevolmente, ali forti per volare nei cieli della vita ed un cuore grande per amare anche quando la mente dice no, e credo che forse tu neanche l’hai mai saputo. Non so se tu tutto quello che hai fatto per me lo hai fatto consciamente o eri ispirato da un dio e non so neanche se tu sei mai stato consapevole del papà che sei stato per me. Baratterei la mia vita per ridarci il tempo che inconsapevolmente abbiamo sprecato. Per molti anni, forse tutti, se mi fermo ad immaginare Dio, chiudo gli occhi e penso a te, e....credo che Dio saprà sempre... un po di te! Ciao pà....

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Oggi si è festeggiato San Giuseppe, il padre per eccellenza ed è la festa di tutti i papà del mondo cattolico. Anch'io sono un papà ergo è anche la mia festa. Vorrei, quindi approfittare per dire a tutti i figli del mondo delle parole semplicissime per non far dimenticare di cosa parliamo, chi è…il...
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La donna che vive per sempre...

16 marzo 2015 ore 13:33 segnala
In questi giorni è scomparsa una donna a me molto cara. Una donna che ha sempre vissuto nei miei cieli, fin da bambino. Il Signore l'ha premiata, regalandole una vita lunga (credo avesse circa 95 anni) ma, piena di stenti, di sofferenza, di dolori, di lacrime. La mia T. aveva sempre un problema da risolvere, una malatia da curare, una lacrima da soffocare. Non voglio neanche ricordala quella sua vita fata di tanti sacrifici. Lei faceva di tutto: donna di fatica, tata, mamma di latte, dama di compagnia, baby sitter, acconciatrice di capelli, idraulico, falegname, cameriera e "atttirazanzare". Sì, avete letto bene: "attirazanzare". Una notte d'estate umida come una notte in Amazzonia, la vidi su un lettino accanto al mio che riposava ad occhi chiusi (non che dormisse) con la luce accesa sul comodino. Io dormivo con i miei fratellini ed ero il più grande. La mattina seguente le chiesi come mai riposasse con la luce accesa; forse aveva paura del buio? E lei nel suo candore, mi rispose: "no figlio mio, T. non ha paura di nulla, neanche della morte; ho acceso la luce affinchè le zanzare divorassero me e non voi piccoli dalla pelle delicata e dal sangue puro." Ecco questa era T. La cosa più bella che aveva, era però, un qualcosa di straordinariamente bello: il suo sorriso! Io non ho mai visto T. non sorridere. Lei era colei che ti dava forza, spinta, ti sorreggeva, ti tirava su, ti regalava vita. Lei era un inno alla vita e per questo io le voglio dedicare tre degli scritti più stupendi dedicati all'universo donna, ed insieme a questi, una canzone che io regalo solo a persone davvero importanti, che io definisco, semplicemente Angeli, che passano nella mia vita e dovunque andranno o saranno....ci rimarranno per sempre!



La Grazia
Quando la femmina, che per sua natura tanto perversa e diabolica diventa sublime per la sua bellezza senza tempo, per la sua benevolenza al mondo e quindi per la sua santità, ella può diventare il più alto e nobile veicolo della Grazia.
(Sant'Agostino 354 - 430)


In piedi, Signori, davanti a una Donna
Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l'ignoranza in cui l'avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
(William Shakespeare 1564 - 1616)


Tu non sei i tuoi anni
Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

(Ernest Hemingway 1899 - 1961)

Quando sono giù e la mia anima è così stanca
quando i problemi arrivano e il mio cuore ne rimane schiacciato
allora rimango immobile e aspetto qui in silenzio
fino a quando arrivi tu e ti siedi un po’ con me.
Tu mi sollevi così posso scalare montagne
tu mi sollevi così che io navighi mari tempestosi
Sono forte quando son sulle tue spalle
Tu mi sollevi molto più di quanto potrei fare da solo.

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In questi giorni è scomparsa una donna a me molto cara. Una donna che ha sempre vissuto nei miei cieli, fin da bambino. Il Signore l'ha premiata, regalandole una vita lunga (credo avesse circa 95 anni) ma, piena di stenti, di sofferenza, di dolori, di lacrime. La mia T. aveva sempre un problema da...
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16/03/2015 13:33:50
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La porta che sbatte....

13 marzo 2015 ore 13:00 segnala
Spesso, per le scale del palazzo dove abitavo da adolescente, incontravo un bimbo di nome Mario, chiamato da tutti Mariolino per la sua statura e la sua età. Aveva infatti solo 7 anni ed ara alto 1,01. Però, vi assicuro, solo dopo un po’ capii che era un uomo grande come Dio, da far rabbrividire adulti e vecchi per la sua maturità e la sua grande umanità. Venite, vi racconto….

Mariolino amava spesso soffermarsi con me perché ero l’unico che cullava i suoi sogni, soffermandomi a giocare con lui, anche solo per pochi minuti. Eppure avevo 16 o 17 anni, già un omone grande e grosso con i suoi interessi e le sue follie da ragazzo. Eppure mi ci fermavo a giocare ogni volta che l’incontravo. E lui era felice e finalmente sorrideva. Eh si, Mariolino non sorrideva mai eccetto quando io giocavo con lui. E poi non mi ero mai accorto che aveva sempre un livido da qualche parte, un occhio gonfio, labbra spaccate, arti fasciati, denti rotti. Non mi ero mai soffermato su questa sua caratterista “lazzariana” di martire perenne. Pensavo a tutti quei bambini che giocando si fan male e magari anche più volte e forse sempre allo stesso posto. Io, ad esempio, da ragazzo mi sbucciavo sempre il ginocchio sinistro tanto che una volta lo sentii brontolare: “e cambia un po’ gamba, Marco…ma ti sei fissato?” Mariolino invece denotava varietà. Una volta però una sua ferita mi lasciò sgomento. Eppure io di ferite anche gravi, per lo sport che facevo, ne capivo pure assai. Ma cosa hai fatto all’occhio? E’ pieno di sangue e non ti si apre neanche. Marco non pensarci, mi rispose, “io son sbadato!” Sbatto sempre vicino ad una porta che si muove, in casa mia ed ogni volta che ci passo mi dimentico che è proprio quella che sbatte e non è ancora riparata. Passo con i mie amici soldatini e non la vedo e ci risbatto. Accettai quella spiegazione ma qualcosa mi turbava. Mariolino mi aveva spiegato ma il suo sorriso si era spento mentre mi raccontava del suo triste esser distratto. Allora chiesi un poco in giro, ai vicini e ai coinquilini, come mai Mariolino aveva sempre qualche ferita birichina. Ebbene l’unico che non aveva ancora capito niente ero io, sordo e cieco, a non sapere che Mariolino le prendeva da suo padre, giorno, notte e in ogni luogo. Allora chiesi …ma perché? E’ un violento quella bestia e pur essendo un piccoletto sfoga tutto sul quel bimbo come fosse la rovina, della sua misera vita. Allora cercai Mariolino e gli chiesi… “ma perché?” E lui mi ribadì che avevo solo informazioni sbagliate e la colpa era la sua che era solo un distrattone e sbatteva la sua faccia sulla porta ballerina. Accettai la spiegazione ma mi ripromisi di saperne di più. Un giorno rincasando vidi Mariolino che correva come un matto per la rampa dei garage ed appresso quell’ometto di suo padre che sembrava quasi impazzito. Scendo quella rampa e assisto ad una delle scene più violente della mia vita. Un terremoto di calci, pugni e schiaffi a colpire ogni parte di quel piccolo corpicino. Pugni sugli occhi, calci nei denti e alla nuca, cinghiate sulla testa, capelli strappati….Che orrore! Ehi “signore” ma che t’ha fatto sto bambino? Fatti i cazzi tuoi sbarbatello, non mi fai paura sai. Grande e grosso come sei. Io lo picchio quando voglio e se non stai zitto te lo ammazzo qui davanti. Allora Marco, buono come il pane, dimentica la sua bontà e lo blocca con le mani. Ehi “birillo”, stai un po’ fermo; fallo almeno respirare! Non mi accorsi che lo alzai con le braccia alla mia altezza. Vistosi a mezza’aria, il piccoletto, ripensò alle sue parole e cercò di giustificarsi con assurde posizioni (moglie malata, disoccupazione, stenti). Ehi birillo facciamo così, ti aiuto io a risolverli i tuoi problemi. Un’altra volta che lo fai ti prometto che ti spezzo le braccia in 4 parti che non potrai mai più usare, e tu sai, io lo so fare. (seguivo da anni, con profitto e volontà, corsi di discipline orientali) E vedrai qualcosa otterrai, perché siccome non potrai neanche più far la pipì a meno che tu non la faccia nei pantaloni, ti daranno anche la pensione e magari anche l’accompagnamento se davanti alla commissione ti fai scendere un po di bava perché magari ti spezzo, senza indugio, anche le tue brutte mandibole, che ne pensi “birillino”? Mettimi giù, ti prego! Si era urinato nei pantaloni….. Scappò e lasciò Mariolino quasi svenuto in quel garage freddo e buio.
Molti giorni dopo rividi Mariolino con il suo visino bianco e pulito. Ehi Mariolino, finalmente, ti vedo bene. Che piacere. E lui…te lo dicevo Marco...finalmente…hanno riparato quella porta!




Oggi Mariolino è un uomo di circa 45 anni, svolge attività di operaio, ha una moglie che l’adora e lui smarrisce i suoi respiri nei suoi occhi ed in quelli dei suoi 5 figli che ha amato a dismisura ed è sempre felice come una Pasqua. Ed io lo guardo e son felice perché ad essere felici non occorre chissà che ma, come dice lui a me, “Marco, per essere felici, credi a me, occorre solo…. una porta riparata!

Ed ora io grido a tutti voi...con quel po' di voce che mi rimane....
Per l'amor del Cielo....RIPARATE QUELLE PORTE!

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Spesso, per le scale del palazzo dove abitavo da adolescente, incontravo un bimbo di nome Mario, chiamato da tutti Mariolino per la sua statura e la sua età. Aveva infatti solo 7 anni ed ara alto 1,01. Però, vi assicuro, solo dopo un po’ capii che era un uomo grande come Dio, da far rabbrividire...
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Quelli che...

12 marzo 2015 ore 15:00 segnala
Dopo anni di freuquetazione di "questi mari" ho imparato a conoscere le varie tipologie di pesciolini che li popolano. A volte sono simpatici esemplari colorati, altre volte specie in via d'estinzione, altre ancora degli squali affamati ma senza denti ed altre, molto spesso, sono una specie indefinibile, non catalogabile in nessuna famiglia d'erbe e d'animali....;"quando vaghe di lusinghe, innanzi a a me non danzeran più l'ore future nè da loro udrò più il verso e la mesta armonia che lo governa"....Oddio stavo decalmanto Foscolo con i suoi Sepolcri, mentre invece mi trovo in un oceano senza nome... Che sbadato!
E da queste belle "famiglie d'erbe e d'animali" ho potuto conoscere, da vicino e talvolta in primissima persona le loro particolarissime individualità e descriverle nel migliore dei modi conosciuti: attraverso l'ironia pacata e gentile di una canzone famosissima interpretata dal grande Enzo Jannacci; QUELLI CHE....
Mi scusa se ho omesso qualche descrizione importante ma, il mio post è stato costruito in modo "aperto", nel senso che tutti possono aggiungere una loro particolarissima descrizione, attraverso i propri gentili commenti. Un post, quindi che....non finirà MAI!


QUELLI CHE....

Quelli che si iscrivono ad un social network tanto per provare di che si tratta, oh yeh!
Quelli che ci rimangono fino al giorno del giudizio universale e credono che il network li abbia trattenuti, oh yeh!
Quelli che un nick vale l’altro, tanto che vuoi che sia, oh yeah!
Quelli che entrano sempre invisibili per non disturbare, oh yeah!
Quelli che ti scrivono in privato solo "ciao" e credono di essre gli autori di "Ciao ciao bambina", oh yeah!
Quelli che mettono le foto più tristi che hanno (magari qualcuno ci crede) e gli scrive: “ma cos’hai, piccoletto? Fai la ninna su!”, oh yeh
Quelli che mandano 2000 Kiss al secondo e poi dicono che il mouse va per conto suo, oh yeah!
Quelli che ti contattano con “scusami non ti disturbo, vero?”, oh yeah!
Quelli che ti scrivono un commento per dirti che non ti possono scrivere perché non li hai tra i preferiti, oh yeah!
Quelli che ti fanno un commento ad una tua bacheca scrivendo solo “ciao” per non imbrattare il tuo spazio, oh yeah!
Quelli che non scrivono bacheche tanto è come predicare nel deserto, oh yeh!
Quelli che vanno per non tornare più e quelli che tornano per averci ripensato, oh yeah!
Quelli che scrivono “addio a tutti”, “buona permanenza” o “buona vita” ma poi dopo due giorni rivengono per prendersi la tua di vita, oh yeah!
Quelli che “io questi dei blog non li capisco” ma che cazzo vuoi dire? Oh yeah!
Quelli che ti commentano un post e rimangono fermi ad attendere i tuoi duemila commenti ad uno qualsiasi dei suoi post, tanto “chissenefrega” dei commenti, oh yeah
Quelli che hanno più nick per non annoiare sempre con lo stesso, oh yeah!
Quelli che scrivono l’età non conta a meno che non sei un formaggio o un vino, oh yeah!
Quelli che cosa vuoi che sia qualche chilo in più e poi ti chiedono che taglia indossi, ma è per vedere solo se ho indovinato, oh yeah!
Quelli che a me di tette, di cosce e di culi…che schifo e poi ti propongono la cam per una posta di Rosario in compagnia, compreso il Gloria al Padre finale, oh yeah!
Quelli che “come ti piace troia?” e poi giurano che era l’altro dentro di lui e gridano “esci fuori da questo corpo”, oh yeah
Quelli che ti chiedono “ma per te, le misure contano” e poi si incazzano quando viene loro risposto “ma certamente, specie quelle dell’encefalo”, oh yeah!
Quelli che hanno fatto i registi di filmini domestici e hanno conservato ancora tutto il materiale del corso di perfetto guardone e del falegname moderno con tutte le foto in movimento da usare ad hoc e all’occorrenza, oh yeah!
Quelli che ti postano sorrisi accecanti e scrivono milioni di parole in 20 secondi, oh yeah!
Quelli che nascosti di notte, dietro ai loro monitor ipertecnologici, chattano in simultanea con 5 amiche trovate in linea e s’incazzano come una bestia se non rispondi dopo una frazione di secondo, oh yeah!
Quelli che hanno sempre una risposta pronta per tutto, la frase perfetta che si incastra come per incanto e tu sei li a chiedere se di cognome fa…Google-Rossi; oh yeah!
Quelli che “ma sono, io mia cara, quello di cui tu hai bisogno; io ti capisco!”, oh yeah!
Quelli che raccontato storie che non hanno né capo né coda e che finiscono sempre con “non era così che doveva andare”, oh yeah!
Quelli che ti scaraventano addosso malattie, depressioni, e vittimismo designato e la prima cosa che ti scrivono che è la vittima di un milione di insulti da un milione di nick diversi, oh yeah!
Quelli che hanno visioni di emozioni vissute e postano qualcosa per rigirarsi il coltello nella piaga perché a loro piace…piangere, disperarsi, soffrire, ricordare (magari qualcuno ci crede), oh yeah!
Quelli che ricordano quella volta al mare e mettono la canzone di Orietta Berti “Finchè la barca va”, oh yeh!
Quelli che ricordano una gita sui monti Lattari e postano la sigla di “Heidy eri triste quaggiù in città”, oh yeh!
Quelli che si struggono al ricordo di un affare (pardon) amore perduto e continuano a mettere la “loro” canzone”: il Confutatis Maledicti, Voca me della messa da Requiem in Re min, di Mozart, oh yeah!
Quelli che si ergono a tuoi curatori e santoni e vogliono essere i tuoi dottori o i tuoi infermieri, oh yeah!
Quelli che si fanno sgamare solo quando il danno è ormai consumato, e vogliono cambiar lido, oh yeah!
Quelli che ti promettono, tirano, mollano e ti illudono fino a maciullarti il midollo, e con quella faccia da culo si potevano fare altre 7 stagioni di Lost, oh yeah!
Quelli che qualunque cosa scrivi, anche "W la Mamma" loro la vedono come un insulto diretto e mirato o qualcosa contro la loro mammina di cui non ricordano niente, oh yeh
Quelli che per quella cosa che hai scritto, un giorno, magari pensando al tuo povero cane che tirava le cuoia, pensano di fartela pagare, scrivendo 2000 bacheche e 700 post contro di te e tu sei lì e magari non sai neanche che ce l’hanno con te e ti rendi conto troppo tardi che nella tua vita hai perduto inevitabilmente un mare di risate, semplicemente perché avevi rimosso per sempre quel nick così giocherellone, oh yeh
Quelli che se non ti accorgi che hanno scritto qualcosa su di te, passano e ripassano loggati sul tuo profilo come per dirti “ehi coglione ma tu non mi leggi? Io ce l’ho con te!, oh yeh
Quelli che sembrano rassegnarsi ma, poi col supradyn o con l'Aprazolam 3,00 mg, dopo un po’ ricominciano, oh yeh
Quelli che fanno un mestiere come un altro, ma poi sono tutti ispettori di polizia o agenti segreti, oh yeh!
Quelli che hanno acceso un cero alla Madonna perché l’hanno scampata davvero bella, oh yeh!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yeh!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, perché dicono che la politica "l’hè una roba sporca", oh yeh!
Quelli che “qui tutti mi fanno vomitare”, oh yeh!
Quelli che invocano dittature soffocanti, perché hanno paura dei giovani della nuova generazione che vanno in discoteca, fumano e bevono, accompagnando il tutto con del sano sesso a go-go, oh yeh!
Quelli che tengono al re, oh yeh!
Quelli che “non ci risulta”, oh yeh!
Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yeh!
Quelli che si professano colti parlando di Mozart e poi scrivono che però non hanno mai visto un suo quadro, oh yeh!
Quelli che la notte di Natale scappano dal desco familiare dopo aver rubato il panettone ai figli, perché devono collegarsi per fare gli auguri di Natale alle sue amiche che sicuramente sono collegate ma stanno ancora al secondo, oh yeh!
Quelli che scrivono di fare l'amore anche in piedi perché hanno il loro “pied-à-terre”, oh yeh!
Quelli... quelli che... quelli che son dentro nella merda fin qui, oh yeh!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yeh!
Quelli che... quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli che vogliono arruolarsi nelle SS ma non hanno il fisico e allora fanno corsi di sopravvivenza no limits e muoiono tutti, purtroppo quasi tutti, oh yeah.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yeh!
Quelli che dicono "la mia serva", o la mia “troia”, solo perché hanno dei palloncini al posto delle braccia, oh yeh!
Quelli che organizzano le marce di protesta, oh yeh!
Quelli che organizzano tutto, oh yeh!
Quelli che perdono tutte le battaglie itraprese, e sempre….per un pelo, oh yeh!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane e hanno solo i due incisivi davanti, oh yeh!
Quelli che sono soltanto le due di notte, già vai a letto? Ma nooooo…..oh yeh!
Quelli che hanno un sistema per far soldi ma se esci con loro devi offrirgli anche il caffè, oh yeh!
Quelli diversi dagli altri, (e grazie a Dio) oh yeh!
Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli e chiamano le mogli “baldracca fottuta”, oh yeh!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita ma, sono alla ricerca affannosa di chi usare come una finanziaria con bancomat e american express sempre pronto, oh yeh!
Quelli che l'ha detto il telegiornale, oh yeh!
Quelli che hanno una missione da compiere, oh yeh!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yeh!
Quelli che gli stronzi, i bugiardi e gli imbroglioni "non ci risulta", oh yeh!
Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda e la terza e la quarta, oh yeah!
Quelli che non si divertono mai, neanche quando ridono, oh yeh!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yeh!
Quelli che hanno cominciato a chattare da piccoli, agli albori della ciberneutica, non hanno ancora finito... e non sanno ancora... che cazzo stanno facendo, oh yeh!
Quelli che…..



Aspetto commenti da tutti dove, vi prego, di aggiungere i vostri personalissimi “QUELLI CHE….” Non curatevi di vedere se è già in lista. Sarà sicuramente molto più carino ed esilarante di quello che ho scritto io….., vi assicuro.
Un grazie davvero grande… a tutti con ...Quelli che...


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Dopo anni di freuquetazione di "questi mari" ho imparato a conoscere le varie tipologie di pesciolini che li popolano. A volte sono simpatici esemplari colorati, altre volte specie in via d'estinzione, altre ancora degli squali affamati ma senza denti ed altre, molto spesso, sono una specie...
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12/03/2015 15:00:37
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Bellezza....

11 marzo 2015 ore 14:32 segnala
Quante volte sento parlare donne che rincorrono la bellezza, la perfezione estetica, la musa dell’apparire. E più lottano, combattono, si adoperano per ottenere una forma ed un aspetto perfetti più cadono in problemi relazionali ed esistenziali talvolta insormontabili; perdendo di vista i veri supporti della vita che sono poi quei valori che hanno reso stupenda l’esistenza di chi li sente ancora vivi sulla propria pelle lasciando agli altri quella o questa crema giorno o notte che fa di essa solo…. un’illusione.

Io che di bellezza effimera ne ho conosciuta, vissuta e sofferto a cuor sereno, oggi mi rivolgo a tutte le belle e ai belli della terra, a chi lo è già e a chi lo diventerà, a chi crede di esserlo e a chi è sicuro che lo sarà, io voglio dedicare queste mie parole che di bello, probabilmente, hanno poco ma, che almeno sono qui a ricordare, a me, che la vita è veramente tutta un’altra cosa….


Bellezza non sono i capelli lunghi.. le gambe magre.. la pelle abbronzata e i denti perfetti... Fidati di me.
Bellezza è il viso di chi ha pianto e ora sorride… e sa di piangere ancora…
bellezza è la cicatrice sul ginocchio fin da quando sei caduta da bambina…
bellezza sono le occhiaie quando l’amore non ti fa riposare…
bellezza è quell’espressione quando suona la sveglia al mattino…
bellezza è il trucco colato quando hai gli occhi bagnati…
bellezza è quella risata quando a ridere sei soltanto tu…
bellezza è incrociare il suo sguardo e smettere di comprendere…è il tuo sguardo quando nel suo si confonde…
bellezza è quando piangi per le tue paure e sorridi per il tuo coraggio…
bellezza sono le rughe segnate dal tempo… e gli occhi bagnati dal pianto…
bellezza è tutto quello che provi dentro e si manifesta al di fuori…
bellezza sono i segni che la vita addosso ci lascia… i pugni, le carezze, gli abbracci che nei ricordi rivivono…
Ed infine….
Bellezza è lasciarsi vivere… per quelle piccole cose che fanno di una vita…la vita!



Quale song più indicata per celebrare un certo tipo di "bellezza" se non Just the way you are nella versione live di Barry...con la sua voce, davvero unica al mondo. (conoscevo un tizio una volta, che cantava in quel modo...)
immortali parole...
Ti prego non cambiare non mi hai mai deluso prima d'ora...
io ti accetterò sempre semplicemente cosi come sei...
non cercare nuove mode, non cambiare il colore dei tuoi capelli...
voglio te semplicemente cosi come sei...
Ho bisogno di sapere che tu sarai sempre la stessa che conoscevo...
Non potrei amarti di più...Io Ti amo semplicemente così come sei!


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Quante volte sento parlare donne che rincorrono la bellezza, la perfezione estetica, la musa dell’apparire. E più lottano, combattono, si adoperano per ottenere una forma ed un aspetto perfetti più cadono in problemi relazionali ed esistenziali talvolta insormontabili; perdendo di vista i veri...
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Impara...

10 marzo 2015 ore 16:50 segnala
Molti anni fa, ero uno studente sbarbatello che si pagava gli studi, lavorando in mezzo agli oceani. Ma quello che imparavo sui libri non era nulla rispetto a ciò che mi insegnava il mio grande maestro di vita. Un mio collega, un piccolo grande uomo. Un giapponese piccolo piccolo con una sapienza, di vita, infinita. Oh mio Dio quante cose ho imparato da lui, io che un padre non l'avevo mai avuto. Quante volte correvo da lui e confessavo le mie ire, i miei errori, le mie angosce, le mie vittorie, i miei successi. E lui aveva sempre una parola per me. E quella parola era magica. faceva sparire, come per magia tutto il male che mi attanagliava il petto, facendo ritornare quel sorriso mai spento e tutte le mie scomposte euforie riportandomi con i piedi per terra. Io lo chiamavo Mr. Kintou (Signor Equilibrio) perchè era capace con uno sguardo, con una parola, con un gesto delle mani... riportare dentro me... il sereno.
Ho ripensato molto spesso a quei momenti e la sintesi di essi posso racchiuderli in queste parole che regalo a tutti a voi....Non sprecatele!


Impara...
Impara a credere sempre in te stesso e nelle tue capacità, perché potresti essere l’artefice del tuo malessere.
Impara a non dipendere mai da nessuno ma, ama sempre, profondamente, chi ti è accanto, perché potresti smarrire la tua stessa vita.
Impara a fare a meno di chi riesce a fare a meno di te, anche se per te quella persona è importante, perché potresti non accorgerti, in tempo, che sei rimasto solo.
Impara a non essere mai un giocattolo fra le mani della persona sbagliata, perché potrebbe essere troppo tardi giocare ancora con le mani e la purezza di un bimbo.
Impara a valutare sempre equamente tanto il tuo coraggio quanto la tua paura, perché solo da questo equilibrio puoi sopravvivere all’oblio del niente.
Impara a comprendere che il perdono è una virtù del coraggio e non un difetto della paura perché solo perdonando cancellerai le tue paure e il coraggio sarà dalla tua.
Impara a perdonare, però, solo quelle persone che hanno compreso i loro errori e hanno invocato il tuo perdono, perché potresti smarrirti, per sempre, perdonando, chi come errore non riconosce neanche se stesso ed il male ti si riverserà contro.
Impara a non aspettare mai che finisca la tempesta ma a ballare sotto la pioggia scrosciante, ovunque tu sia, perché la vita ti chiamerà spesso a molte danze diverse e imporovvise e, stanne pur certo, non aspetterà mai che torni il sereno.
Impara ad usare la forza della vita che è in te, perchè davvero non ci vuole nulla; è li con te, è semplice, purchè tu abbia solo il coraggio e la volontà di usarla.
Impara a spalancarli quei tuoi splendidi occhi che si chiamano vita e vedere che accanto a te sono rimaste solo persone dagli occhi che ridono, quelle capaci di amarti senza fatica, così come sei, quelle che ti rimangono accanto quando sei triste e in silenzio, quelle che si nutrono solo dei tuoi stessi respiri e che aspettano solo che ritorni il sereno perché queste persone, è bene che tu lo sappia, una volta per tutte, sono le uniche che ci saranno… per sempre!

Addio Mr. Kintou


Hey man...
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Molti anni fa, ero uno studente sbarbatello che si pagava gli studi, lavorando in mezzo agli oceani. Ma quello che imparavo sui libri non era nulla rispetto a ciò che mi insegnava il mio grande maestro di vita. Un mio collega, un piccolo grande uomo. Un giapponese piccolo piccolo con una sapienza,...
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Ho il jeans strappato...

09 marzo 2015 ore 01:50 segnala
Camminavi tenendomi per una manica. Sembrava quasi avessi paura di toccare il mio braccio e di rimanere da sola in quel prato, in quel giorno di inizio primavera; quasi temessi che io scappassi e ti lasciassi lì, da sola. Non ricordo quante volte mi hai ripetuto che io ero, praticamente l’unico uomo a cui avevi toccato la manica di una giacca. Quasi ne avessi vergogna di averlo fatto. L’unico uomo a cui eri riuscita a dare piena fiducia. Forse perché ero il tuo prof o forse perché non ti avevo mai guardato con gli occhi di chi ti aveva guardato mille volte e mille volte non aveva capito il modo in cui andava fatto. Eri fin troppo bella per non accorgersi di te ma, tu quasi rifiutavi quella bellezza, ne avevi quasi orrore. Eri inspiegabilmente triste quando si parlava di quella tua bellezza. Quasi presagivi in quale orrenda esperienza essa ti avrebbe catapultata. Eppure solo io ti infondevo fiducia. Ricordo mi dicevi: “tu sai di buono!” Non ho mai capito veramente fino in fondo cosa tu volessi dire e da cosa tu traessi tanta fiducia in me, anche perché non avevo che pochi anni più di te. Un giorno finalmente mi hai chiesto di accompagnarti in un posto dove da sola non saresti mai andata. Volevi solo trovare il coraggio di uscire da quella stanza a poco prezzo vissuta per anni, senza mai venirne fuori se non per correre all’università passando a piedi tra la gente.
Tu venivi da un mondo di fatto di prati, di fiori selvatici dai mille colori, di alberi sempre in fiore, di fieno, di cascine di legno e di paglia, dal caldo tepore della terra riscaldato dal primo sole del mattino, dalla rugiada sull’erba come diamanti dispersi fra le foglie ed eri candida come l’aurora dai profumi a poeti indescrivibili. Eri stanca di quella stanza buia e fredda e finalmente avevi avuto il coraggio di chiedermi: "ti prego prof accompagnami in uno di questi prati meravigliosi che circondano questa bella città. Io da sola non ci andrei e con amici e coetanei nei avrei quasi paura. Ti prego accompagnami tu". Pur non riuscendo a comprendere pienamente quella tua strana richiesta avevo il petto che mi scoppiava di gioia per quella fiducia e quelle emozioni che tu avevi riposto in me e quando mi prendesti per la manica della giacca, solo allora riuscì a capire tutto. Tutto il tuo candore….tutta la tua voglia di vivere una vita normale come tutte, tutta la tua paura di viverla ancora. Solo adesso so che sarebbe stato meglio che io ti avessi detto di no. Chissà se un giorno potrò mettere a tacere la mia anima che ancora oggi di tanto in tanto, nel silenzio della notte, mi sveglia, mi strattona e mi urla e vuole ancora spiegazioni se io abbia fatto davvero tutto per proteggerti.
Successe tutto in pochi minuti…urla: una, due, tre, quattro….cinque voci diverse. Urlavi anche tu, avevi capito! Non temere cara, se portano con loro solo le loro mani, come me, ti assicuro, torneremo a casa come siamo arrivati qui. Uno…due…tre…quattro….poi il buio! La testa mi scoppiava, il sangue mi riempiva gli occhi, le mani mi tremavano; la mia bocca era piena di sangue e fango. Dagli occhi chiusi dal dolore scorgevo ancora la tua figura a terra li distesa. Urlavo forte il tuo nome ma era assordante solo nella mia testa. Tu non mi sentivi, tu non reagivi più, tu non eri più su quel prato. Di colpo il silenzio. Tutto era finito in pochi luridi minuti. Con la mia maschera di sangue mi inginocchio e guardo verso te. Riesco a gridare il tuo nome…. E tu…”nulla prof, stia tranquillo, pensi a lei, io non posso alzarmi ora, mi dia un minuto per ricompormi, sono caduta e …mi si è strappato il jeans”. Avrei preferito mille maschere di sangue, mille botte in testa, mille occhi tumefatti e mille voci spezzate dal dolore purchè tu non avessi mai avuto ….quel jeans rotto su quel prato!



Non so dove tu sia oggi, se hai dei figli, se hai un compagno. Spero solo che tu sia serena perchè la tua felicità l'hanno fatta a pezzi quel giorno su quel prato quando rubarono per sempre il tuo sorriso, ed in quella tua serenità, tu possa perdonarmi un giorno perché non seppi avere cura, fino in fondo, di quel tuo gran bel…jeans.


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Camminavi tenendomi per una manica. Sembrava quasi avessi paura di toccare il mio braccio e di rimanere da sola in quel prato, in quel giorno di inizio primavera; quasi temessi che io scappassi e ti lasciassi lì, da sola. Non ricordo quante volte mi hai ripetuto che io ero, praticamente l’unico...
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09/03/2015 01:50:51
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