Solo per questo...sarà sempre un vincitore!

20 novembre 2014 ore 17:43 segnala
A chi di noi non è capitato, vuoi per amicizia, per affetto, per stima, per amore di prendere parte ad una discussione anche pacata, a un scontro su diversità di opinioni, ad un leggero litigio, a qualcosa che non ci apparteneva direttamente, solo perché una delle parti di quella particolare situazione era la nostra vicina, la nostra amica, la nostra compagna, una persona che stimiamo o vogliamo bene.
In questi casi, solo perché siamo in relazione con quella persona ci sentiamo quasi autorizzati a prendere parte all’allegra o spiacevole disputa. Insomma cerchiamo di renderci utili, far capire che ci siamo, far capire che “lei” può contare su di noi. Questo comportamento è quasi istintivo nell’essere umano e, quanto più forte è il legame con “l’altra” (persona) più è automatico il nostro “ingresso in campo” anche senza essere chiamati direttamente in gioco. Avvertiamo il dovere morale di “schierarci”, di far comprendere come la pensiamo, di dare un messaggio preciso sul “da che parte stiamo.”
Se questo processo non avviene spontaneamente, credo che quella relazione o non esiste o non è tanto forte o siamo in una situazione personale di totale refrattarietà caratteriale a tutto ciò che ci circonda se non addirittura di vigliaccheria sociale. In questi casi metterei addirittura in discussione l’esistenza morale stessa del soggetto che rimane fermo, che non si senta automaticamente implicato.
Assodato quindi che questo tipo di “intromissione”, chiamiamola spontanea, sia di prassi in ogni tipo di rapporto degno di questo nome il problema, si sposta esclusivamente sull’efficacia di quella intromissione. Ebbene, su questo c’è poco da speculare. L’efficacia della nostra intromissione dipende, esclusivamente, dal modo in cui sono calati tutti gli interlocutori partecipanti: educazione, cultura, modi di pensare, sensibilità, ecc. ecc. Più questi mondi si avvicino al proprio, più essi girano nella stessa orbita, più il nostro ”intervento spontaneo” avrà successo, indipendentemente dal modo di porsi e sarà ben visto, nonostante una forte divergenza di opinione, di fondo. Più i mondi saranno distanti, invece, più il nostro ”intervento spontaneo”, anche se pacato come il Vangelo sarà visto come il “nemico da abbattere” assolutamente. Ed in questo caso non si deve parlare di mondi migliori o modi peggiori ma, solo di mondi diversi. E la diversità molto difficilmente trova integrazione, a meno che non intervengano altri fattori quali l’amore o la consanguineità. La soluzione, quindi, in questo caso è una sola. Come sosteneva Kant nella sua opera “Progetto per la pace perpetua”, la soluzione è “l’abbandono del campo”. Quel gesto vuol dire: “ti lascio con le tue convinzioni, magari giuste”, “non capisco o non voglio capire il tuo mondo”, “me ne esco perché non ne sono all’altezza o perché non lo sopporto”; “è inutile che io sia qui a parlare con te perché non ci arriveresti mai o io non arriverei mai a capire quello che dici tu”; …insomma un gesto che pone fine a qualsiasi divergenza che possa sfociare in qualcosa di più deleterio, mortificante ed errato e che non avrebbe mai fine.
Chi abbandona il campo, conclude Kant, è sempre un uomo di grande rispetto e sensibilità, perché egli, con quel gesto che, nessuno immagina quanto gli sia costato, ha mosso un passo, molto importante, verso la pace; e solo per questo sarà sempre….il vincitore!



Poi mi chiedi come sto....
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande...

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A chi di noi non è capitato, vuoi per amicizia, per affetto, per stima, per amore di prendere parte ad una discussione anche pacata, a un scontro su diversità di opinioni, ad un leggero litigio, a qualcosa che non ci apparteneva direttamente, solo perché una delle parti di quella particolare...
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Non chiamateli solo....ricordi

18 novembre 2014 ore 14:05 segnala
Oggi, non ci voleva proprio, ho incontrato una persona che non vedevo da tantissimo tempo ed anche se ho provato ad implorarla con gli occhi, non mi ha compreso e mi ha riparlato di...una storia "morta", sepolta, per sempre in un angolo piccolo del mio cuore. Mi ha riparlato, inoltre, delle canzoni che ascoltavamo noi cinquantenni ed "oltre" ...quelle canzoni che parlano di noi, dei nostri momenti belli, di quelli brutti, comunque di uno squarcio di vita vissuta. Quelle che forse non moriranno mai.
Tra queste, quelle che hanno accompagnato gli anni più...intensamente vissuti...
Un pezzo della mia vita per cui morirei 100 volte per riviverlo ancora... anche una sola volta.
Ricordando quelle canzoni, siccome sono stato un "saltimbanco" e "musicista" ho pensato di fare cosa gradita postare qui le 3 più belle, almeno per me, per noi amici, per noi ultimi "superstiti" di un tempo senza tempo, di uno spazio ormai di pochi... Di noi derisi, di noi fuori luogo e fuori tempo; di noi che parliamo ancora di cuore, ancora di anima, ancora d'amore, quello vero. Ed anche se quando ascolto questi discorsi da qualcuno, sono il primo a dire....si bello tutto, ma io preferisco quella di Cappuccetto Rosso, voglio rituffarmi in quelle canzoni e riviverle, magari anche solamente come vibrazione sulla pelle; anche se poi avere un buon cuore, oggi, vale solo per l'espianto di organi.


Bando alle chiacchiere.... il primo brano è un brano portato al successo da Armando Savini, del 1968 ed ebbe una certa popolarità per la sua ballabilità: il classico "lento" molto cadenzato, poco godibile per un "puro" ascolto ma "utile" per "altre "attività... dove un lui abbandonato rimprovera la sua amata dal cuore duro. Una versione recente cantata dallo stesso Armando Savini....
Perchè mi hai fatto innamorare
[



Il secondo brano è un brano di Guido Renzi, del 1969. Reni è un cantautore, professore di Lettere, degli anni 60. Il brano è molto struggente dove il protagonista implora un'amica di non parlargli più di "lei"....di lei che se ne è andata... anche perchè negli occhi dell'amica egli rivede gli occhi della sua donna che ormai non c'è più. In una versione recente rivediamo l'escutore ricantare...
Amica mia



L'ultimo brano per celebrare "vecchi ricordi" è un brano del 1970 portato al successo da un certo Donatello. Il brano parla dell'amore come "malattia" buona, ovviamente, che prende solamente il cuore e prende molto presto....appunto
Malattia d'amore



Nella vita puoi lasciar andare tutto ma non potrai mai lasciar andare i tuoi ricordi.
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Oggi, non ci voleva proprio, ho incontrato una persona che non vedevo da tantissimo tempo ed anche se ho provato ad implorarla con gli occhi, non mi ha compreso e mi ha riparlato di...una storia "morta", sepolta, per sempre in un angolo piccolo del mio cuore. Mi ha riparlato delle canzoni che...
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Il mio...direttore generale...

17 novembre 2014 ore 17:51 segnala
Voglio pubblicare un post diverso dal mio solito, per celebrare il mio "DG" un uomo di 67 anni, un "pezzo d'uomo" di 1 metro e 37 per circa 90 Kg. dalle risorse...inaspetate. Il nostro fido "over security" (il guardiano dell'Azienda dove lavoro, da tutti chiamato col fischio, perchè non sente, al secolo tal Amedeo Nessunosailcognome) factotum instancabile ricoprente mansioni che spaziano dal portiere di giorno e di notte, parcheggiatore severo, uomo decisionale in accettazione e e prenotazioni esami, tecnico di laboratorio e fino a primario di cardiologia e grande amatore ma bloccato nelle performance perchè impegnato con tal Luda, una energica donna straniera, sua coetanea, di 1 metro e 89 per 130 kg. Ebbene, lui di biglietti ne scrive parecchi perchè dice "non ci siamo mai quando ha da dirci qualcosa" e quindi lascia biglietti a chiunque. Magari qualche volta li raccoglierò tutti e ve ne farò dono ma oggi voglio postare questo perchè ...ci ha mandato in videoconferenza per la traduzione. Leggete...(Per gli amici di altre regioni c'è la traduzione a cura del redattore dopo la trascizione fedele del suo biglietto su carta A5.
Ecco il suo accorato biglietto:

"Buonciorno totoressa Fiorellina. Prima di tutto buonciorno (ma cià o detto scusate). Mi dovete usare la cortesia di non fare piu la ngazzosa, come fate sempre voi (ma che cavete). Voi tovete metere la vostra avotamobile pachegiata inganno alla sagliuta e non abbascio a essa cosi ve ne antate subbito alla sera e non fate ingazzare nessuno perche voi non sapete cuidare bene e la freddita del motoro vi fa spegnere la machina. E poi giu alla sagliuta ocupate tre posti pe na machinetta e merda. Quello poi viene il totore Marco con la sua Antrea Toria e si ingazza. Quello pare una pasta duomo ma quanto si singazza singazza con i gazzi e se la prende con me. Totorè basta. Pacheggiate la machina nganno alla sagliuta vi preco. Faciteme sta cuiet. Saluti e baci e abraci. Ameteo. PS Ve lo vedete voi con il totore Marco? Io se gli tico qualcosa mi manda affangulo. Vi preco!"


Traduzione letterale per gli extra-regionali fuori dalla Campania (che Dio me la mandi buona):
"Buongiorno dottoressa Fiorellina (in realtà si chiama Fiorella ma lui la chiama Fiorellina perchè è piccola). Prima di tutto buongiorno (ma già l'ho detto, scusate). Mi dovete usare la cortesia di non arrabbiarvi più come di solito è vostro costume (ma che avete? E che c...!!!). Voi dovete mettere la vostra automobile (quì è dura anche per me...) in cima alla salita (dei garage) e non giù alla discesa così ve ne andate subito la sera e non fate incazzare nessuno perchè voi non sapete affatto guidare e insieme al motore che è ancora freddo vi fa spegnere l'auto. E poi se parcheggiate giù occupate tre posti con la vostra macchina di merda (qui non voleva essere offensivo ma solo dire che la macchina della dottoressa è troppo piccola (smart) per occupare tre posti (in napoletano per dire talvolta insignificante si usa ...di merda). Poi viene il dottore Marco (io) con la sua Andrea Doria (una nave famosa italiana) (ho una mercedes station) e si incazza. Quello sembra un brav'uomo (pasta d'uomo) ma quando poi si incazza, si incazza con i caz-zi (con tutti i crsimi) (ripetizione rafforzativa) e se la prende con me. (non è vero, metto in croce solo lui, scherzosamente perchè non fa bene il suo lavoro di parcheggiatore aggiunto... ahahahah). Dottoressa basta! Parcheggiate la macchina in cima alla salita, vi prego! Fatemi stare tranquillo. Saluti e baci e abbracci (come fosse la sorella). Amedeo. P.S. Ci parlate voi con il dott. Marco? Io se gli dico qualcosa mi manda affan-culo.

Vi prego!" Se questa non è l'INFERNO DELLA POESIA NAPOLETANA ditemi voi che cos'è? Questa, signori miei, è LIRICA PURA. Altro che c-a-z-z-i.




Napoli è anche questo... come dimenticarla...
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Voglio pubblicare un post diverso dal mio solito, per celebrare il mio "DG" un uomo di 67 anni, un "pezzo d'uomo" di 1 metro e 37 per circa 90 Kg. dalle risorse...inaspetate. Il nostro fido "over security" (il guardiano dell'Azienda dove lavoro, da tutti chiamato col fischio, perchè non sente, al...
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Il rispetto e...l'amore.

14 novembre 2014 ore 14:44 segnala
Chi ha spinto sempre a fondo sull’acceleratore della vita, chi è vissuto sempre a limite di emozioni svendute a buon mercato negli specchi di esistenze mal celate ed in anime senza volto; masticato più di quello che poteva mandar giù e fermati solo da un destino sordo e cieco; non perdendo mai di vista il RISPETTO per il mondo; può affermare senza errore e senza indugio che se la vita ti regala una persona unica e speciale, credo che da quel momento essa debba essere il tuo obiettivo principale. Averne sempre cura e con gesti, parole, azioni e respiri farla sentire centro del tuo universo, fulcro della tua stessa vita; importante come l’aria che respiri, come la terra sui cui cammini; riporre in lei tutti i tuoi sguardi, i tuoi sorrisi ed il calore che vorrai; lei sempre davanti a tutto e non lasciarla mai andar via.
Queste stelle sacre a Dio son rare, speciali, straordinarie, pregiate e uniche, son quelle che credono ancora nell'amore vero e, per esse anche e solo un piccolo gesto basta a inondarle e sommergerle l’anima, di una gioia senza confini e di una immensa felicità oltre l'eterno conosciuto.
Non fidarti mai di chi solo con parole ed occhi bassi cerca di entrare nel tuo cuore. Sono i fatti, la costanza, l’attesa silenziosa ed è come la respiri ma, sopratutto è il rispetto a far la sola differenza. E a dirlo è un uomo che ha cercato solamente di essere un uomo, un uomo a cui la vita ha rotto denti, spezzato gambe, lacerato il cuore e rubato l’anima; potete anche non credere alle mie parole, girare pagina e andar via; liberi di farlo ma, di una cosa sono certo e, questa non potrete rifiutarvi di ascoltarla perchè la grido con tutte le mie forze: “Chi non ti RISPETTA ti ha usato solamente e non potrà amarti mai!“




Quando nasce un amore...un amore grande...è come un bambino che ha bisogno di cure; devi stargli vicino, devi dargli calore, preparargli il cammino, il terreno migliore....Farò di te il tempo della ragione....

Dio come ti somiglia sta' donna...
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Chi ha spinto sempre a fondo sull’acceleratore della vita, chi è vissuto sempre a limite di emozioni svendute a buon mercato negli specchi di esistenze mal celate ed in anime senza volto; masticato più di quello che poteva mandar giù e fermati solo da un destino sordo e cieco; non perdendo mai di...
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Folli, indocili, solitari ed impulsivi....

13 novembre 2014 ore 13:50 segnala
Attenzione ai folli, agli indocili, ai solitari, agli impulsivi, agli istintivi e ai ribelli; come me. Quelli che difficilmente si adeguano; quelli che gridano sempre il loro pensiero; quelli che urlano grida silnziose; quelli che dicono spesso “non ci sto”; quelli che apparentemente sembrano capitati li per caso; quelli sempre fuori luogo; quelli blasfemi, quelli dannati, quelli che vedono le cose in modo diverso da come li vedono gli altri; quelli che rifiutano le regole; quelli che non si uniformano al mondo e non hanno rispetto per lo stato delle cose.
Difficilmente potete essere d'accordo con loro o più facilmente dissentire da tutto ciò che sono, dicono e fanno. Magari qualche volta siete portati anche ad esaltarne le gesta ma più spesso vi trovate a diffamarli. E questo è tutto giusto. Però dovete sapere che l'unica cosa che non potete fare è IGNORARLI! Perché questi folli, indocili, solitari, impulsivi, istintivi, dannati e ribelli cambiano lo stato delle cose. Spingono in avanti chi riesce a toccarli e mentre molti sono intenti a considerarli, semplicemente, dei pazzi, alcuni li considerano dei creativi, degli intuitivi, dei forsennati sensibili ad oltranza. Perché, non dimenticatelo mai, coloro che si definiscono abbastanza pazzi da pensare di poter cambiare lo stato delle cose, il modo di vedere la vita, il modo di sentirla, il modo di avvertire gli altri sulla propria pelle; ed abbastanza folli da poter cambiare il mondo, sono coloro che, qualche volta…ci riescono davvero!




Vedo alberi verdi, anche rose rosse
Le vedo sbocciare per me e per te
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Vedo cieli blu e nuvole bianche
Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
I colori dell'arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche nelle facce della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano, chiedendo "come va?"
Stanno davvero dicendo "Ti amo"
Sento bambini che piangono, li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto io saprò mai
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Sì, fra me e me penso, che mondo meraviglioso

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Attenzione ai folli, agli indocili, ai solitari, agli impulsivi, agli istintivi e ai ribelli; come me. Quelli che difficilmente si adeguano; quelli che gridano sempre il loro pensiero; quelli che urlano grida silnziose; quelli che dicono spesso “non ci sto”; quelli che apparentemente sembrano...
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Un sol tipo di donna...

12 novembre 2014 ore 13:50 segnala
Un sol tipo di donne
Io amo un sol tipo di donne...
quelle capaci di aver sempre occhi alti…
quelle capaci di gridare quanto son deluse …
quelle capaci di mettersi in discussione giorno per giorno…
quelle capaci di accorgersi dei propri errori e di essere severe con se stesse…
quelle capaci di proteggersi da sole e a proteggere gli altri nella stessa misura…
quelle capaci di vedere anche quando hanno occhi ben chiusi…
quelle capaci di parlare solo se hanno qualcosa da dire …
quelle capaci di sognare e…mai in bianco e nero…
quelle capaci di sconvolgerti la vita per niente e crearti un problema al secondo…
E’ questo quel tipo di donne che io amo: quelle con l’anima attaccata alla pelle,
quelle capaci di dire tutto senza neanche aprir bocca…
quelle capaci di distinguere sorrisi da ghigni ingannevoli…
quelle capaci di comprendere il dolore anche se celato da un sorriso non vero…
quelle capaci di dare più amore ma non sanno darlo a chiunque …
quelle capaci di aprire quel cuore senza aver paura di graffiarlo…
quelle capaci di allargare le porte dell’anima solo se ne vale la pena…
quelle capaci di esserti accanto anche quando son lontane…
quelle capaci di dare sempre un sapore alla vita…
E’ questo quel tipo di donne che io amo…..
…quelle capaci di riconoscere…me!




E' lei...che...
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Un sol tipo di donne Io amo un sol tipo di donne... quelle capaci di aver sempre occhi alti… quelle capaci di gridare quanto son deluse … quelle capaci di mettersi in discussione giorno per giorno… quelle capaci di accorgersi dei propri errori e di essere severe con se stesse… quelle capaci di...
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Il tempo... ed i ricordi...(tecniche avanzate)

11 novembre 2014 ore 16:56 segnala
Un uomo senza “ricordi” non è umano. E’ un organismo cibeneutico…un cyborg Un giorno verrà costruito un essere vivente perfettamente uguale a noi, fatto di sangue, pelle, tessuti, ossa, tutto costruito in laboratorio e magari sarà sicuramente più perfetto di ogni essere umano: sarà bello, alto, perfetto, immune da ogni malattia degenerativa e non. E credo ci stiamo arrivando, manca poco, ormai, solo un minuto, per la storia del mondo; almeno un centinaio d’anni, per noi e saremo pronti per quella…”macchina”.
Questa nuova “vita” potrà avere tutto ma non potrà mai avere i ricordi. Gli mancherà quel “supporto” a cui reggersi, quel “cuscino” su cui poggiare la testa, quella “storia” in cui è vissuto tempo prima. Gli mancherà sempre la “storia ultima di se”. E, credetemi, io non ci starei!

I nostri ricordi, le nostre esperienze belle o brutte che siano, modellano la nostra vita, forgiano il nostro carattere, delineano il nostro comportamento, instradano i nostri respiri, fanno muovere le nostre mani; pur lasciando intatta la nostra individualità; pensateci!
Ma questi ricordi oltre a fare tutto ciò, in quanto tali, siano essi belli o brutti possono farci del male e diventare una penitenza, un mattone sul petto che non ci fa respirare, un peso alle caviglie in grado di farci affondare quando inconsapevolmente un passo dopo l' altro continuiamo a restare troppo ancorati ad essi.
Pensate ad esempio ai nostri figli piccoli, a quando giocavamo con loro e vivevamo dei loro sorrisi, una donna che abbiamo amato moltissimo e ha bevuto del nostro flusso vitale, un’amica che non c’è più con cui passavamo le vacanze da ragazzi….sono tutti ricordi che assumono una veste trascendentale chiamata “nostalgia”. Oppure un’esperienza traumatica, una incidente, una violenza, un litigio brutto…tutti ricordi che assumono una veste dilaniante chiamata: “angoscia”.
In entrambi i casi non possiamo rimanere ancorati ad essi, non abbiamo il diritto di averli sempre “tra i piedi”, insomma non possiamo permettere che il nostro presente sia condizionato da un passato che non avrà mai futuro. Ma come vivere senza i nostri ricordi, come progredire, svilupparsi e imparare dagli errori, guai a trascurare i ricordi, sia quelli legati a noi, alla nostra storia personale ed anche a tutto quello che in qualche modo è stato tangente alla nostra vita passata.
Sono stati scritti fiumi straripanti di parole sia sotto l’aspetto filosofico, antropologico e psicologico sul modo di gestire i nostri ricordi, sul modo di considerarli e sul modo di non esserne "vittime designate". Ogni volta che io ho letto qualcosa in proposito mi convincevo che quell’autore avesse ragione ma, non poteva essere così. Dov’era il segreto? La risultante che ne viene fuori è di una semplicità estrema.

Il tempo, lo sconfinamento ed i flash-back. Il tempo innanzitutto, in tutto questo gioca un ruolo fondamentale e oltre che imparare a gestirlo è necessario predisporsi in modo che ogni stato del tempo (passato, presente e futuro) abbia il giusto valore e non sconfini nello stato successivo. Quindi la prima tecnica è il tempo. Gestire il tempo è una tecnica introspettiva: lo spazio dei ricordi deve essere limitato a momenti, attimi in cui sentirci bene e sereni pensando e razionalizzando ciò che avevamo e a qualcosa che non c'è più proprio perchè appartiene al passato, ma niente altro! La seconda tecnica è quella dello sconfinamento: mai far sconfinare il passato nel presente. Vivere il presente concentrandosi, esclusivamente, sull’azione che si compie in quel momento. Ad esempio: non posso giocare a carte in questo momento e pensare a mia figlia a 5 anni che mi saltava tra le braccia, o al modo avvolgente in cui mi abbracciava e mi respirava una donna che ho amato più di me stesso; oppure a quando fui oggetto di una cattiveria da un’amica. Non saprei più neanche a che gioco sto giocando: se a scala 40 o a poker o ad asso pigliattutto; oltre ad accusare malesseri profusi e generalizzati.
Qualcuno obeitterà: troppo facile però parlare. Come gestisco la cosa quando del passato ci manca qualcosa di veramente grande e importante. Vero, ma siamo sicuri che dedicando ogni momento dei nostri giorni, pensando a quel passato esso possa ritornare? Ma neanche per sogno! neanche per idea! La nostra vita è...NUOVO (cfr post precedente). Pertanto l'imperativo dovrà essere la nostra serenità e desiderarla da ora, andando per gradi ma, pretendendo di raggiungerla subito. Lasciamo che il passato ci prenda ma nella misura in cui noi gli diamo il permesso di farlo e se non ne siamo capaci, facciamo ricorso, almeno inizialmente, ai cd. flash-back, ovvero il ritorno, per alcuni attimi, ad un ricordo, cullarlo o maledirlo e buttarlo poi immediatamente indietro; combattendolo riempiendo la nostra vita di nuovi stimoli, nuovi interessi, (l'estetica, con Kant, ricorre ad esempio, alle bellezze oggettive del creato) nuovi amici, nuovi amori e gestendo il tempo in modo diverso, nel modo in cui ogni giorno, per gradi, non avremmo neanche più bisogno di quei flash-back e il passato ci lasci sempre un po' più spazio per noi e per pensare al futuro.

Se non ce la facciamo proprio con queste tecniche allora possiamo passare alla “pillola” che cancella i ricordi. La pillola che cancella i ricordi è realtà. Questa è la notizia che rimbalzava sui media da qualche tempo. Pillole per dormire, per non dormire, per mangiare, per non mangiare, pillole per sentirsi felici, pillole per far crescere il seno, pillole per fingere di restare giovani. Finiremo per vivere... "pillole di vita".
Cancellare i ricordi, intervenire sulla memoria fosse pure per rimuovere la più orrenda delle esperienze, sembra davvero un tantino eccessivo. Toccatemi tutto ma non i miei pensieri! Mettere a tacere una parte della propria vita solo perché ricordarla fa male? Ma scusa mondo, io ti chiedo: non siamo tutti noi figli delle esperienze che viviamo? Non siamo il risultato di una somma di eventi che dentro noi agiscono e formano la nostra personalità e la nostra coscienza? E allora mi chiedo in che direzione andrebbero i miei pensieri se cancellassi dalla mia memoria i ricordi che in qualche modo mi dilaniano il petto e la mente? Una volta chiamavano il "Prozac" “pillola della felicità”. Come dire che la nostra felicità dipende dalla chimica, non dalle nostre scelte, non dagli incontri che facciamo, non da chi viviamo, non dai libri che leggiamo, non dai film che vediamo, non dalle piccole cose che ci vivono intorno? Ma possiamo davvero chiamare felicità un’illusione chimica che toglie voce alle nostre emozioni? Se qualcosa ci grida dentro non può essere zittita o addirittura cancellata. Forse va semplicemente ascoltata…e gestita come hanno suggerito centinaia di filosofi, antropologi e psicologi: col tempo, con la concentrazione esclusiva su quello che si vive in quell’istante e la vita è fatta di tanti istanti presenti; nell’evitare sconfinamenti temporali e spaziali e magari, qualche volta, farci aiutare da fulminei…flash-back.
Insomma, sono cosciente che il discorso non è affatto semplice ma, tutto ciò confluisce in una sola grande regola, da tenere sempre ben presente: "il mio presente NON dovrà mai essere condizionato da un passato che non potrà mai avere un futuro!"




Il mondo...non si è fermato mai un momento....
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Un uomo senza “ricordi” non è umano. E’ un organismo cibeneutico…un cyborg Un giorno verrà costruito un essere vivente perfettamente uguale a noi, fatto di sangue, pelle, tessuti, ossa, tutto costruito in laboratorio e magari sarà sicuramente più perfetto di ogni essere umano: sarà bello, alto,...
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Pioggia sporca...

10 novembre 2014 ore 13:17 segnala
È fin troppo semplice lasciarsi prendere dalla malinconia quando piove ed in quel momento dire: "E’ ora di fare un bel mucchio di quello che è stato e dare fuoco a tutto.” E’ ora di muovermi!” Sapendo che quell’acqua che cade dal cielo, nella sua discesa lenta, spegnerà quasi subito l’arroganza dei nostri propositi.
Bisogna darsi da fare non quando fuori piove ma quando fuori splende il sole, quando si hanno ancora mille scuse in cui potersi adagiare per poter rimandare quello che avremmo dovuto fare da tempo ma, ci si rende conto che, invece è ora di finirla e basta; di dire “io mi fermo qui, impongo una svolta alla mia vita. Da oggi sarò un altro, da oggi girerò l’angolo, NON da domani. “ Perché a forza di rimandare non ci si accorge che il mondo se ne sbatte e continua a cambiare e ad andare avanti anche senza di noi, lasciandoci sempre uguale, davanti a una finestra, a guardare fuori e sperare che le cose ritornino o cambino, come vorremmo.
Nella vita non ritorna mai niente o comunque mai niente come prima. Non sarebbe vita. Infatti è il suo insito concetto a dirlo: “vita = nuovo”. Non esiste mai una vita “vecchia”. Se è vita è sempre qualcosa nuovo. Se non è nuovo è…”disperazione”, “angoscia”, malattia”, “morte”.
Non sperare più: quel “mucchio di cose” è andato; non potrà più ritornare. Quindi serenamente, chiudi la porta, pulisci casa, rimuovi la polvere, cambia musica, metti l'abito nuovo, qualunque sia il meteo, oggi; non farti intimidire o condizionare dal passato. Il nuovo è la tua vita, lontano da quella finestra: quella vera… quella giusta… ...quella che finalmente meriti!




Una song che ha dell'incredibile per la perfetta simbiosi melodia-ritmica che traduce perfettamente il superamento dell'attanagliante standing emozionale. Potremmo dire...le parole sono superlfue.

Per chi non conosce l'inglese posto la sua traduzione NON letterale (sarebbe incomprensible) ma quella cd. "libera", ovvero il senso vero del significato, oltre la linguistica stretta, comprensibile solo ai madrelingua inglese.



Mi rimetterò in piedi
Io ho vissuto la mia vita a modo mio
per giorni e notti
Dicono che solo i cuori più forti
possono sopravvivere
Ed io sto fallendo attraverso gli anni
Vedendo tutti questi sogni scomparire
E la notte è piena di lacrime
ma io saprò guardare avanti.
Ora, questa vita è tracciata di nero
Ed io non voglio più guardare indietro.
Se non lascerò che la pioggia lavi le tracce
mai potrò trovare qualcosa di nuovo
Io non sto ancora raggiungendo la luce
perché sto ancora utilizzando la notte
Però sai che ce la farò
perché saprò guardare avanti
Quando mi ritroverò da solo
non avrò bisogno di nessun ricordo
perché saranno andati
ed io saprò guardare avanti.
Io so come funziona
non rubare dai ricordi
d tutti quelli che conosci
saprò guardare avanti.
E la mia vita è fatta di sabbia
scorre proprio attraverso la mia mano
Ogni giorno io starò perfettamente in piedi.


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È fin troppo semplice lasciarsi prendere dalla malinconia quando piove ed in quel momento dire: "E’ ora di fare un bel mucchio di quello che è stato e dare fuoco a tutto.” E’ ora di muovermi!” Sapendo che quell’acqua che cade dal cielo, nella sua discesa lenta, spegnerà quasi subito l’arroganza dei...
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Made in Italy....

07 novembre 2014 ore 14:36 segnala
Proviamo con la poesia, va... Noi italiani siamo un popolo di santi, poeti, e navigatori. Per Santo ci sto lavorando, anche se la vedo molto dura. Navigatore lo sono stato per anni, per lavoro. L'unica cosa che mi rimane da provare è il poeta. E se mi riesce o meno non avrà nessuna importanza. Avrò almeno la certezza di averle provate tutte: non ci sarà alcun problema ad identificarmi senza errori: quello è un vero..."made in Italy!"


Notte
Notte, amica fedele, amante discreta e silenziosa,
compagna delle mie paure più nascoste
e delle mie speranze a te palesi;
in te ho rimesso i miei anni più intensi
a te ho affidato i miei respiri ed i miei controsensi,
aspettando che arrivassi quando di giorno mancavi.
Ti ho cullata nel mio viverti eterno del mio essere uomo,
sussurrandoti appena emozioni e rimpianti,
per non svegliarti affinché
non lasciassi svanire i miei sogni più belli
con l’alba che, inesorabilmente, ti annienta.

(Marco Maria L. marzo 2014)



Il dolore esiste e ha una sua dignità. Spesso tendiamo a emarginare la sofferenza ma è sbagliato. E' sbagliato perchè emarginadolo non lo razionalizziamo completamente. La tristezza è un sentimento autentico come la felicità ed è giusto parlarne....ma solo fino a quando non interviene qualcosa di nuovo, che ci prende fin dal profondo, rendendoci nuovamente felici.
E solo allora capiremo come è stato utile non emarginare il dolore perchè solo attraverso di esso siamo riusciti a razionalizzarne la sofferenza. E senza quella piena razionalizzazione non potremmo mai dire di essercene liberati.

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Proviamo con la poesia, va... Noi italiani siamo un popolo di santi, poeti, ladri, putt... e navigatori. Perchè non provarci... Notte Notte, amica fedele, amante discreta e silenziosa, compagna delle mie paure più nascoste e delle mie speranze a te palesi; in te ho rimesso i miei anni più...
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07/11/2014 14:36:40
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...il nostro miglior maestro

06 novembre 2014 ore 11:45 segnala
Cosa mi spinge a fare una scelta anziché un'altra. Generalmente i motivi sono due: un criterio razionale e uno irrazionale.
Quello razionale è la mia chiara volontà di essere sempre in cerca di qualcosa che abbia un senso, che mi dia un'emozione, un impulso, un fremito; qualcosa che sia notevole, che sia inconsueto, non scontato, che sia insolito, inatteso.
Pertanto sono sempre alla ricerca di qualcosa che sia davvero nuovo ma, un nuovo sempre importante, un nuovo che mi stupisca, che abbia un significato, che mi dia un'emozione. Sono alla ricerca quindi, di tutti quegli aspetti della vita e di quelle persone che mi sorprendano, mi prendano il cuore, che mi tocchino l'animo profondamente.
Irrazionalmente invece, ci sono delle emozioni, dei momenti, delle persone, delle storie che al di la' di ogni razionalità, mi attirano, mi seducono istantaneamente e senza neanche sapere bene perché mi sento costretto a farne parte; senza neanche accorgermene, mi trovo, forsennatamente, coinvolto, soprattutto quando non c'è alcun coinvolgimento emotivo, anzi spesso lo escludo, quel convincimento. Solo in questo modo posso godere infatti, pienamente, di quel momento, di quella emozione, di quella persona.

Quello che mi affascina è l'idea che non possiamo mai veramente conoscere un'altra persona. Siamo un mistero per noi stessi e per gli altri e viceversa. Ed è proprio questo alone di accattivante "aenigma" che mi spinge, quotidianamente, a fare delle scelte. Cercare la verità in noi e degli altri, scoprirci e scoprire, emozionarsi ed emozionare, lasciare un segno e riceverne...da chiunque. Ma nessuna verità, nessuna
nessuna emozione, nessun segno potranno mai rientrare nel concetto di "assoluto": ci sono tante verità, tante emozioni, tanti segni.....quelle che la nostra sfera emotivo-cognitiva accetta ed elargisce in quel particolare momento.

L'impegno vero è, quindi sulla nostra mente e la mente è la stessa, qualunque attività tu svolga o qualunque cosa tu sia. Se sei un top manager, se sei un eremita, se lavori in Tv o nel cinema o sei guardiano notturno. Tutta questa diversità conta poco. Ciò che esiste è "l'uomo" nei suoi aspetti e ciò che egli vive e come si pone davanti alle cose. Credo ci sia un lato positivo nell'incontrare sulla propria strada più aspetti negativi che benevoli, della realtà esterna. Solo in quel modo scopri meglio quello che sei, la natura della tua mente. Se vieni messo in una situazione disastrosa e c'è della violenza che emerge dentro di te oppure dell'indifferenza o della tolleranza, sei consapevole di quell'aspetto di te stesso. Un uomo solo seduto in una caverna fa più fatica ad essere cosciente dei propri limiti; mentre vivere in mezzo alla gente, a contatto con quello che la gente elargisce, a contatto con la realtà è una grande forma d'insegnamento. E se si guarda la vita da questo punto, non è poi tanto difficile scoprire che il nostro peggiore nemico può diventare il nostro migliore maestro.




Un sognatore non è altro che un uomo che non si è mai arreso.

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Cosa mi spinge a fare una scelta anziché un'altra. Generalmente i motivi sono due: un criterio razionale e uno irrazionale. Quello razionale è la mia chiara volontà di essere sempre in cerca di qualcosa che abbia un senso, che mi dia un'emozione, un impulso, un fremito; qualcosa che sia notevole,...
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06/11/2014 11:45:25
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