~ [cu-sto-dì-re]

10 aprile 2021 ore 13:47 segnala
"mi manca un cielo nel tuo cielo, e non so che cielo mi manca:
mi mancano segni e lingue, dentro i tuoi mulini e le tue seghe: (e dentro le tue scale, anche, forse):
e sopra il tuo pigiama, vedi, i numeri non sono più numeri:".
(Edoardo Sanguineti)



Il due agosto mi manchi.
Ti cerco negli occhi di tuo figlio e per un attimo ti vedo affacciarti dalle sue ciglia come dal terrazzo ancora ricoperto d'uva quando sotto casa ti chiamavo per farmi aprire e tu, posate le dita leggere sulla ringhiera, ti sporgevi appena.
Ti cerco nei cassetti, nella nuova disposizione dei vestiti che non coinvolge mai le tue due uniche maglie. Resistono al tempo, alla nostalgia che ci sopravvive, e restano sempre ripiegate sullo stesso ripiano malgrado le buone intenzioni, quelle di cui ci armiamo quando ci prende bene e con calma iniziamo a svuotare l'armadio per far spazio a nuovi vuoti.
Con la finestra aperta ed il sole caldo di agosto spalanchiamo le ante, ci tiriamo su le maniche ed iniziamo ad estrarre i primi indumenti, i vestiti dimenticati, tutte le estati passate da quando non ci sei più, ed insieme ai jeans, alle gonne un po' allentate ed ai vecchi costumi da bagno, alla fine vieni fuori anche tu in svariate forme ma due soli colori: un rosa troppo vivace ed un azzurro a pois bianchi.
Ad agosto il cielo si copre di stelle e noi scopriamo nuovi spazi vuoti che ci hai lasciato in posti che pensavamo dimenticati, ed impariamo che in realtà non ci hanno mai abbondonati, impariamo a memoria la via del ritorno da percorrere al buio perché di notte, se ti manca qualcuno, il buio può nasconderlo.
E come mi hai trovato io ti cerco oltre i silenzi nelle piazze notturne, sui gradini, nelle fontane nei pressi delle chiese, tra le foglie della vite, nelle risate che ancora ci distraggono, nella voce che udimmo perché ad agosto ogni cosa impone il tuo ritorno.


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"mi manca un cielo nel tuo cielo, e non so che cielo mi manca: mi mancano segni e lingue, dentro i tuoi mulini e le tue seghe: (e dentro le tue scale, anche, forse): e sopra il tuo pigiama, vedi, i numeri non sono più numeri:". (Edoardo Sanguineti) Il due agosto mi manchi. Ti cerco negli occhi...
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~ Forse è domenica

30 dicembre 2020 ore 23:43 segnala
“Capita così anche a te, al culmine di una felicità di accorgerti che c'era già stata prima e che questo è un ritorno?”

(Erri De Luca)



E’ per l’odore di acquaragia che si diffonde in un attimo nella stanza: rivedo mio padre che si china verso di me per mostrarmi come unire le mani. Lo fa attraverso le sue, più sporche delle mie, con un gesto semplicissimo: «così». Avvicino i palmi e creo un piccolissimo recipiente, me ne versa un po’.
Fuori il cielo ha rubato l’azzurro ad una delle mie matite colorate preferite ma dalla finestra arriva una luce bianchissima e trasparente che illumina ogni cosa.
Risplende dalla cucina il vestito a fiori di mia madre, dei fiori così piccoli che non so spiegarmi dove abbiano trovato la forza di fiorire.
Forse è domenica, forse ho otto anni, forse in cortile non c’è ancora nessuno con cui poter giocare, fa troppo caldo, o è troppo presto, conto i minuti ed i numeri picchiando le dita sulla punta del naso e non ho ancora fatto amicizia con il sette né con tutti i suoi multipli.

*

Il sette giugno non avverto nessuna fatica, la primavera resta ancora dentro le maniche delle magliette tirate su strette verso i gomiti, e non se ne va. Da fuori entra odore di glicine bianco ed una folata di ricordi che solleva piano la tenda. Nel chiarore sospeso di una domenica di inizio giugno ci siamo noi, gli occhi brillanti del cielo, il sole caldo sulle ginocchia, le mie mani intrepide che abbandonano il manubrio della bicicletta in corsa ed abbracciano tutta l’aria che c'è; rincorrono la felicità che pedala forte davanti me e la tua risata che si fa attraversare dentro come le strade fiorite di Torino mentre sposto le ciocche di capelli che mi ricadono sulla fronte mosse solo dal desiderio di raggiungerti. E penso di aver perso il fiato, il cuore che vorrebbe uscire dal petto e dirti che sei tu, sei davvero tu, tutte le parole significanti che ho percorso, le destinazioni che ho atteso, le strade ora soleggiate ed ora ombrose, il segno ed il significato intrinseco di ogni cosa, il senso dei giorni in cui ho taciuto i bisogni, e di quel mio silenzio che in te trova sempre parola.


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“Capita così anche a te, al culmine di una felicità di accorgerti che c'era già stata prima e che questo è un ritorno?” (Erri De Luca) E’ per l’odore di acquaragia che si diffonde in un attimo nella stanza: rivedo mio padre che si china verso di me per mostrarmi come unire le mani. Lo fa...
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~ La vita col tuo nome

24 marzo 2020 ore 16:42 segnala
"Combatte sempre con le malinconie
mette pietre ovunque, le porta con sé.
Allora dategli petali, altre cose leggere.
Anche se non sa il nome. Salvatelo".

(Mariangela Gualtieri)



Un giorno senza avvisare torni.
Le stagioni come correnti d'acqua sono fluite nel mio petto senza che il cuore smettesse di battere e tu torni senza avvisare un giorno che l'autunno dimentica di finire e l'inverno impara a fiorire. Gli alberi, i cieli, le nuvole, ogni cosa si prepara, si fa bella per te e per il culmine della tua fulgida epifania.
Per te la paura mi accorda il permesso di esistere e tu torni come il coraggio mancato, quelle volte che non sono stata pronta ad essere qualcosa di più perché sono sempre stata qualcosa di meno.
Torni come la voglia improvvisa, un ritornello, torni sempre in mente come due versi di Neruda, salud, amor, salud por todo lo que cae y lo que florece.
Torni come il sole che taglia in due i cortili nelle ore più calde del pomeriggio e mi scopre i polsi, scioglie i nodi, mi lega a te come la barca al molo che si ormeggia e non si fa trascinare ma ferma come la tua mano mantiene la posizione senza farsi spostare dalle onde, dalle correnti o dal vento.
Torni ed io imparo a chiamare la vita col tuo nome quando non avevo parole per pronunciarlo, quel giorno che il tuo nome mi è finito in ogni parte del corpo fino alla punta delle dita, quel giorno che chiamandomi per nome hai mentovato amore e quelle stesse dita le hai strette forti alle tue. Siamo nati per declinarci al plurale, con questi spigoli che sono giusti per incastrarci, con i nostri nomi incisi nelle fedi.
E nel nome del padre che ti ha dato vita, benedico gli occhi e le mani, rendo grazie alla madre che dolce ti ha atteso: tu figlio, tu uomo, tu amore, tu mio.

Questo post è per me ma è da te che viene.


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"Combatte sempre con le malinconie mette pietre ovunque, le porta con sé. Allora dategli petali, altre cose leggere. Anche se non sa il nome. Salvatelo". (Mariangela Gualtieri) Un giorno senza avvisare torni. Le stagioni come correnti d'acqua sono fluite nel mio petto senza che il cuore...
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~ E volarono

22 gennaio 2018 ore 22:19 segnala
“Avvicinatevi all'orlo”, disse.
“Non possiamo, abbiamo paura.”
“Avvicinatevi all'orlo.”
“Non possiamo, cadremo giù.”
“Avvicinatevi all'orlo.”
Si avvicinarono… lui li spinse.
E volarono.

(Guillaume Apollinaire)



Per me tu sarai la forza, la stretta, la mano che afferra il mio fianco ed il mio viso quando gli angoli della bocca abbandonano il peso del cuore.
Sarai il mare salutato l'ultimo giorno d'estate, l'ultima ora di luce, il primo pensiero del mattino, quindi risveglio, fatica e soddisfazione, sempre gratitudine.
Per me tu sarai il riscatto, la rincorsa e l'affanno, la doppia negazione che afferma il mio nome: il mio nome soltanto, nonostante tutto.
Sarai ambivalenza e dicotomia, la disamina accurata dei miei pensieri, il rischio da correre, l'occasione da non perdere.
Sarai la risposta al messaggio, una parola desiderata e mai cercata, la soddisfazione puntuale di un bisogno inespresso, necessità e voglia, esigenza ed azzardo.
Per me sarai l'assedio inaspettato, allorché avrò gettato le armi, incederai e mi troverai indifesa, già resa, già tua.
Sarai il confine da varcare, conquista e scoperta, la costruzione di una città come di un desiderio.
Per me sarai l'approdo sicuro, il rifugio, la riva ed il tuffo dopo la corsa, una gioia che trabocca, il ritorno a casa di chi credevi perduto: vieni, entra, rimani.


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“Avvicinatevi all'orlo”, disse. “Non possiamo, abbiamo paura.” “Avvicinatevi all'orlo.” “Non possiamo, cadremo giù.” “Avvicinatevi all'orlo.” Si avvicinarono… lui li spinse. E volarono. (Guillaume Apollinaire) Per me tu sarai la forza, la stretta, la mano che afferra il mio fianco ed il mio viso...
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~ Vi auguro empatia, consonanza e resilienza

06 gennaio 2018 ore 20:20 segnala

Accettatevi imperfetti.
Abbiate cura dei vostri difetti, di tutto ciò che vi rende unici, incompiuti, imperfetti.
Educatevi a sentirvi sempre belli, esatti ma incompleti, e date forma al vostro vuoto, un colore alla mancanza.
Quel pezzettino mancante esiste, ha forma e colore, ha persino un nome, e rappresenta la completezza che ci rende migliori, finalmente finiti, giusti ed aggiustati.
Buon anno.
Buona vita.



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Accettatevi imperfetti. Abbiate cura dei vostri difetti, di tutto ciò che vi rende unici, incompiuti, imperfetti. Educatevi a sentirvi sempre belli, esatti ma incompleti, e date forma al vostro vuoto, un colore alla mancanza. Quel pezzettino mancante esiste, ha forma e colore, ha persino un nome,...
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~ J'ai plus de souvenirs que si j'avais mille ans

19 settembre 2017 ore 23:20 segnala
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e in ciò sta la bellezza.
Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.

Nulla due volte, W. Szymborska




1.

Ai ricordi chiediamo solo che restino immutati, che non cambino forma e colore, che non sbiadiscano come gli scontrini delle gelaterie in cui siamo stati, che emergano magicamente come le immagini in positivo delle pellicole istantanee, dopo sessanta secondi di trepidazione. Così appari tu, ed io con te. Mi ricorderai cercare validi motivi per farti ridere, frugando nelle tasche del mago, mi ricorderai, anche se io rappresenterò sempre lo straordinario talento dell'errore e della perseveranza – tu la tenera pazienza ed il folle coraggio degli alberi che per abbracciare meglio il freddo si spogliano. Mi ricorderai nei cumuli di rabbia, all'ingresso dei musei austeri di Milano, tra le parole sterili, dentro le donne che attirerai e che non sapranno mai davvero nulla di noi.


2.

Ci risponde con rabbia ancora una volta l'indicativo presente del verbo cadere. Con la stessa lentezza delle foglie di settembre dimenticherai la mia ostinazione sempre cieca, la fermezza assoluta con cui ci siamo tenuti, stretti. Anche quando le parole smettevano di significare io tornavo sempre a te come l'onda alla riva che si infrange contro gli scogli per raggiungerla, e poi si ritrae veloce ma senza mai ripartire - né andare - dove non è più spiaggia e non è ancora mare.
Nei libri di fisica dovranno specificare che il moto ondoso non sempre è dato dal vento, ma più spesso dall'amore.





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Ci sei - perciò devi passare. Passerai - e in ciò sta la bellezza. Cercheremo un'armonia, sorridenti, fra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d'acqua. Nulla due volte, W. Szymborska 1. Ai ricordi chiediamo solo che restino immutati, che non cambino forma e colore, che non...
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~ Ovunque Tu Sia Io Ti Circondo

10 febbraio 2017 ore 18:08 segnala
Non potrò mai dimenticare la bellezza dello starti accanto come se io fossi il tuo cielo preferito o, più semplicemente, tutta l’aria che ti circonda e che respiri senza badare, senza curarti della sua tenera ed immensa riconoscenza. Pensa che persino l’aria è grata al tuo ingenuo bisogno d’ossigeno talmente è bello entrare dentro di te e lasciarsi respirare senza nessuna paura, come se fosse la cosa più naturale e spontanea del mondo. Chissà se anche tu pensi a me tutte le volte che respiri. Chissà se anche tu penserai a me nonostante tutto. Intanto stasera è già febbraio, l’aria è esageratamente fredda e la respirazione mi sembra un processo biochimico così poetico, troppo dolce e troppo doloroso.




Marc Chagall, Saint Jean Cap-Ferrat, 1949


Mio blu – dicevi –
mio blu.
Lo sono.
E anche più del cielo.
Ovunque tu sia
io ti circondo.
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Non potrò mai dimenticare la bellezza dello starti accanto come se io fossi il tuo cielo preferito o, più semplicemente, tutta l’aria che ti circonda e che respiri senza badare, senza curarti della sua tenera ed immensa riconoscenza. Pensa che persino l’aria è grata al tuo ingenuo bisogno...
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~ Andiamo Dove Non Si Tocca

01 settembre 2016 ore 18:16 segnala
Quando mi siedo sul treno attendo sempre di vedere il mare.
Così scelgo tutte le volte la stessa fila, la di, che è quella accanto al finestrino, e mi piace cambiare ogni volta il numero del posto a sedere, mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo peso.
Il numero è importante. Lo calcolo con cura, facendo molta attenzione. Ho inventato persino una formula che si serve di simboli, come la formula di Eulero, ma la matematica non c’entra. E’ più una formula magica ed ha un potere straordinario: permette che ogni cosa, ogni cosa, ogni cosa piccola o grande come questo mare che mi lava dentro, venga vista da una prospettiva differente.
Le mie prospettive ultimamente sono rivestite di stoffa blu, corrono veloci, hanno i vetri sporchi e sono tutte dispari. A tal proposito, devi sapere che il nove è un numero stupendo: te lo presenterò, il prossimo agosto che non ci farà più tremare, il prossimo agosto che ci verrà a salvare come l’ultima volta.
Agosto è stato coccolare la gatta nera che si sfrega contro i tuoi jeans, i tuoi occhi seri che diventano dolci, i vestiti leggeri ed i lividi color cobalto sulle mie gambe abbronzate. Agosto è stato prendere coraggio e spiegare a Martina che non possiamo portare a casa tutti i sassi del mare che ha raccolto con pazienza fino a riempire due secchielli pesantissimi che all’ora di pranzo ci tocca pure nascondere per paura che qualcuno ce li rubi – i sassi, mica i secchielli. Non possiamo, le spiego, mentre i suoi occhietti diventano lucidi: la loro casa è questa, devono stare qui con tutte le altre sorelline pietre.
E mentre le dicevo così pensavo a tutti i piccoli sassi che ho vinto, ammirando frammenti di cielo ed intascandomeli come fossero fragili portafortuna. E più ne vincevo e più mi persuadevo di essere un pezzo di carta stropicciato dal vento, che se rinascessi sasso riuscirei pure a battere le forbici - che dividono sempre tutto - e pensa, non avrei più paura di partire lontano da te. E pensa, non avrei più paura di andare dove non si tocca, con te.

Buongiorno, amoremio, ti presento Settembre.

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Quando mi siedo sul treno attendo sempre di vedere il mare. Così scelgo tutte le volte la stessa fila, la di, che è quella accanto al finestrino, e mi piace cambiare ogni volta il numero del posto a sedere, mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo peso. Il numero è importante. Lo calcolo...
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~ A Mano Libera

23 maggio 2016 ore 19:54 segnala

Sei nei miei piedi, nelle mie scarpe ed ovunque vada. nei miei sentieri ed in tutti i cieli che ci hanno attesi. in tutte le strade che non è vero che portano a roma, tipo via pietro andrea saccardo con i suoi marciapiedi stretti-stretti che ci separano sempre. come quella volta che pioveva forte - ricordi, ricordi che mi hai fatto passare avanti e ti sei bagnato tutto per tenermi l’ombrello mentre al telefono F. ti prendeva in giro per il rumore dei miei tacchi sull’asfalto e tu ridevi silenziosamente, con un certo imbarazzo, senza mai guardarmi, come se io potessi sentire tutto (ma proprio tutto), come se io potessi scoprire, indovinare, come se le parole fossero le tue mani, i tuoi segni, i tuoi disegni sulla mia schiena nuda quando crei farfalle, millepiedi ed altri animali inesistenti prima che io mi volti e sciolga l’indovinello e le tue dita come un laccio rosso, prima che io ti dia appuntamenti clandestini sotto le coperte facendoti ridere, facendoti credere di avere davvero qualcosa di sensato da dirti prima di coprirti gli occhi con le mani e rubarti improvvisamente il respiro.

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Sei nei miei piedi, nelle mie scarpe ed ovunque vada. nei miei sentieri ed in tutti i cieli che ci hanno attesi. in tutte le strade che non è vero che portano a roma, tipo via pietro andrea saccardo con i suoi marciapiedi stretti-stretti che ci separano sempre. come quella volta che pioveva forte ...
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~ Anche Lontano Non Vorrò Dimenticarti

14 maggio 2016 ore 13:17 segnala

Vorrei che la notte avesse delle braccia lunghissime per poterti raggiungere, vorrei che i chilometri fossero caramelle alla fragola e non aver paura del buio quando tu non ci sei.
Vorrei mettere un segnalibro ai giorni che sfogliamo quando siamo tristi, come in quel capitolo senza fine in cui tu sottolinei a matita tutte le parole mai dette, quelle che mi hanno fatto innamorare di ogni tua piccola iridescenza.
Vorrei che fosse più facile amarmi, farti un sacco di fotografie a sorpresa e dirti hai visto, sei più bello quando sorridi.


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Vorrei che la notte avesse delle braccia lunghissime per poterti raggiungere, vorrei che i chilometri fossero caramelle alla fragola e non aver paura del buio quando tu non ci sei. Vorrei mettere un segnalibro ai giorni che sfogliamo quando siamo tristi, come in quel capitolo senza fine in cui tu ...
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