Il demone recluso

12 maggio 2022 ore 22:24 segnala


L’antico demone imprigionato frenò il respiro mentre il suo sguardo fermo cercava nel buio la parola falsità. Poche ore prima aveva usato il proprio sangue per disegnarla sull’ingresso della sporca e umida prigione dove da molto tempo viveva recluso. Ripiegato su sé stesso per la fatica del vivere, ogni giorno rovistava tra le pieghe della memoria per ritrovare quei ricordi che sapevano evocare un passato ormai irraggiungibile. Era solo questione di tempo e l’oblio cui era stato ingiustamente condannato, lo avrebbe trasformato per sempre in un fantasma invisibile al mondo. Così, come corpo ormai inadatto alla fatica, scelse di scrivere anche le parole ipocrisia e menzogna. Poi cadde stremato davanti a quei suoi segni sgraziati privi di forma e ordine, tracciati per rassegnata disperazione più che per rabbia. “Non ne ho più la voglia, ora basta!” disse con un filo di voce, mentre le sue dita ormai deformi tentavano di cancellare con un deciso tratto rosso sangue le parole comprensione e pazienza che aveva scritto molto tempo prima. Quei segni ormai scrostati e irriconoscibili, risalenti ad un tempo ormai passato, simulacro di quella che era stata la sua ultima dolorosa esperienza, parevano risplendere di una luce cupa dagli aloni indefiniti che odoravano di dolore.

Era stato sconfitto da un dio crudele chiamato Destino, che lui aveva osato sfidare con i suoi pensieri proibiti svelati al mondo. Per questo era stato condannato al silenzio e rinchiuso tra quelle sudice e fredde mura. La sua colpa era di aver liberato la mente di altri demoni con le taglienti parole di cui era capace. Quelle lame erano state forgiate al fuoco di una raffinata sintassi, allo scopo di combattere contro quel dio che un giorno aveva proibito a tutte le creature del suo oscuro regno di nutrirsi di emozioni. Tuttavia niente e nessuno avrebbe potuto riportarlo al suo stato di libero demone. Il suo futuro era segnato perché condannato a percorrere la dolorosa via dell’introspezione silenziosa e solitaria nel vivere le proprie emozioni. Per questa sua colpa gli era stata negata la possibilità di usare quel dono prezioso che l’universo gli aveva concesso mille anni prima.

Fu così che quel demone stanco, costretto a vivere in quel perduto angolo di mondo dove ogni emozione era stata bandita, raccolte le sue ultime forze, pronunciò la sua provocazione maledicendo e minacciando quel dio ingiusto e crudele: “Nessuno potrà mai impedire il mio ritorno. Non tu e nemmeno la tua progenie. E che tu sia maledetto per generazioni, poiché obbligandomi al silenzio hai scatenato la mia ira che mai avrà fine, sino a quando la mia vendetta non sarà compiuta. Sii tu paziente perché un giorno arriverò a colpirti”. Poi si rinchiuse per sempre in quel suo silenzio.
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