Cosmogonia

15 giugno 2024 ore 00:19 segnala




Dapprima inconscio,
seguivo il percorso
degli atomi, variabili
del rapido clinamen.

Tocco del Demiurgo
che concede i colori
alla materia oscura,
sui tragitti del vuoto.

Esiliato dalle dubbie
verità dell’Almagesto,
divenni consapevole
di orbite e parallassi.

Ribelle ai cieli di Brahe,
e al terrore gesuita che
non ti volle apocrifo
centro del mio mondo.

Sicuro delle certezze di
Galileo, carpite alle vie
dell’universo, nelle notti
stellate della mia città.

Cauto alla perfezione del
cerchio, per l’incanto di
ellissi che accostano con
amore a un piccolo sole.

Forse in altro tempo ero
Wallenstein, signore
della gotta e della guerra.
Ma Orsa racconta questa
cosmogonia di te e di me.
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« immagine » Dapprima inconscio, seguivo l’origine delle cose, variabili nel rapido clinamen. Tocco del Demiurgo che concede i colori alla materia oscura, sui tragitti del vuoto. Esiliato dalle dubbie verità dell’Almagesto, divenni consapevole di orbite e parallassi. Ribelle ai ciel...
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15/06/2024 00:19:15
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L’enigma

13 giugno 2024 ore 12:28 segnala



Forse è ruggine o chiodo.
Via la dura madre, scosto
l'aracnoide e la pia, quindi
con i bisturi della logica
taglio e correggo labirinti
del cyberspazio profondo.

Provo a parlare chiaro, ma
sono il vicario del dubbio.
Ombelico pulsante, prima
d’affondare nei sedimenti
di cibernetiche memorie.
Viva nostalgia di androidi.

Devo essere chiaro, fuori
da tratturi con filo spinato
e deontologie mediatiche.
Privo di leziose metafore
abbracciate a nuvole naif
su campi verde smeraldo.

Purché sia sentiero preciso
a margine dell’indifferenza.
Vocale o consonante che
segni il divario tra chi ama
il giorno, o soltanto la notte.
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« immagine » Forse è ruggine o chiodo. Via la dura madre, scosto l'aracnoide e la pia, quindi con i bisturi della logica taglio e correggo labirinti del cyberspazio profondo. Provo a parlare chiaro, ma sono il vicario del dubbio. Ombelico pulsante, prima d’affondare nei sedimenti di ci...
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Dagherrotipi

11 giugno 2024 ore 15:08 segnala



Daguerre reclude il
tempo dentro cofani
inchiavardati. Fissa
rame e mercurio con
elettroliti d'argento.

Mi chiedo allora, se
tutto è fermo, perché
suonano le campane
sopra le calli anguste
dirette a San Marco.

Moto crescente, onde
sonore, sindone del
cielo sopra i vibrioni
di pozzi infetti. Grigi
i campielli deserti.

Vibra l’eco profondo
su canali e barene.
Bronzo, cellule aliene,
ultima luce del giorno.
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« immagine » Daguerre rinchiude il tempo in cofani inchiavardati. Rame e mercurio fissati su elettroliti d'argento. Mi chiedo allora se tutto è fermo, perché suonano le campane sopra le calli anguste dirette a San Marco. Moto crescente, onde sonore, la sindone del cielo copre i vibr...
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11/06/2024 15:08:47
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Solipsismo

06 giugno 2024 ore 23:51 segnala




Niente epitaffio
e vasi canopici,
ceneri in tasca.

Sto come tigre in
agguato, sul seno
scarnato dei morti.

Soldato di gelo in
ripide strade per
evoluzioni brutali.

Sarò redentore di
ruggini artificiose,
losche intelligenze.

Vampiro con sacche
di sangue su androidi
dalle pile infeconde.

Messia di pensieri
ibernati e risorti
dallo zero assoluto.

Magnifico e superbo,
appagato di niente
sopra un vasto nulla.
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« immagine » Niente epitaffio, e vasi canopici, ma ceneri in tasca. Sto come tigre in agguato, sul seno scarnato dei morti. Soldato di gelo in ripide strade per evoluzioni brutali. Sarò redentore di ruggini artificiose, losche intelligenze. Vampiro con sacche di sangue su androidi dalle ...
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06/06/2024 23:51:35
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Vicolo della vigna

30 maggio 2024 ore 23:44 segnala


L’avevo inventata
vertice d’orizzonte,
affinché i fotoni,
smeraldo del suo
sguardo, seguissero
un punto algebrico.

Il seno e i fianchi,
sintesi esatta di
trigonometrie date
per amore. Prima
che la falce recida
papaveri e grano.

Nei pomeriggi vuoti
dell’aia deserta, il
pulviscolo del sole
tracciava luminose
ferite sui fori di
soffitte ovattate.

Di notte la scia di
una nova, sfiorava
la Torre di rossi
mattoni, con edere
avvinte e gelsomino.
Luce di secoli uniti
a un tocco di labbra.
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« immagine » L’avevo inventata vertice d’orizzonte, affinché i fotoni, smeraldo del suo sguardo, seguissero un punto algebrico. Il seno e i fianchi, sintesi esatta di trigonometrie date per amore. Prima che la falce recida papaveri e grano. Nei pomeriggi vuoti dell’aia deserta, il p...
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30/05/2024 23:44:48
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Magnificat

27 maggio 2024 ore 23:53 segnala




Via della Croce è sentiero
di polvere e rovi, orizzonte
assetato di bianche calure.

Conosce giorni di pena per
amore e per addio, è resa
d’incompiuto cammino.

Vidi le lacrime silenziose
di Maria di Betlemme, ero
bambino nei viali dell'orto.

Volto radioso, vestita di fiori,
celava tra salvia e rosmarino
solitaria mestizia di un dolore.

Maria di Cleofa o di Betania,
al teatro anatomico porse le
mani con acqua del Giordano.

Corremmo a piedi nudi sopra
mussola e sassi, fino al bivio
di Mercurio, dio dei ladri.

Fu infine Maria di Magdala,
verde palude d’amore, ordito
di giorni miseri e sublimi.

Profumava lunghi capelli tra
amplessi di peccato e riscatto,
lapidata da estatici silenzi.

Maddalena, inclita cortigiana,
custodiva con labbra vermiglio
le chiavi di Geenna e Paradiso.

Risorta a ogni benda di Lazzaro
ora oppone alla grata delle mani
la desolata visione del Golgota.

Verranno altre donne, ancora
come allora ai piedi della croce,
per un Magnificat di speranza.
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« immagine » Via della Croce è sentiero di polvere e rovi, orizzonte assetato di bianche calure. Conosce giorni di pena per amore e per addio, è resa d’incompiuto cammino. Vidi le lacrime silenziose di Maria di Betlemme, ero bambino nei viali dell'orto. Volto radioso, vestita di fiori...
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Stockholm

26 maggio 2024 ore 00:02 segnala


Cristina attende Cartesio
a Gamla Stan, preso da
ordine e metodo, incerto
dell’apparato pineale che
media spirito e materia.

Stesse acque di Malaren,
indugio a fine estate. Il
medesimo sguardo sul
verde muschiato, fronde
rame, maturità di giallo.

Preme l’orizzonte fucsia
accorato di blu e il grigio
sfinito accoglie le oscure
ferite della sera. Fruscio
di betulle, passeri tardivi.
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« immagine » Cristina attende Cartesio a Gamla Stan, preso da ordine e metodo, incerto dell’apparato pineale che media spirito e materia. Stesse acque di Malaren, indugio a fine estate. Il medesimo sguardo sul verde muschiato, fronde rame, maturità di giallo. Preme l’orizzonte fucsia acc...
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26/05/2024 00:02:18
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Canto Serere

18 maggio 2024 ore 12:54 segnala



Forse Achab e Moby Dick
chiusero nell’abbraccio i
percorsi d’odio, e il mare
serba le ossa del capitano
con la bianca carcassa

Oggi, caldo sfatto, cresce
l’indizio di febbrili figure,
arpioni contorti, gomene
tranciate, polene in disarmo.

Vorrei l'indecente fusione
di passioni che modellano
le curve di brina alla luna,
nutrice di percezioni fatali.

Invece sto qui, mantice di
adrenalina stantia, bandito
dai flutti del mare, luce
che geme acque verticali.

Eppure è un tempo denso
di nuvole e suoni, Alisei
che spirano greggi inerti
a vigore di nuove stagioni.

Nostalgico seguo memorie
di canti Serere, incatenati
a Gorée, indomita lotta
che sfida le vele negriere.

Tutto finirà per mutevoli
rotte di oceani e vene blu.
Cerchio su onde infinite,
incanto di stelle bugiarde.
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« immagine » Forse Achab e Moby Dick chiusero nell’abbraccio i percorsi d’odio, e il mare serba le ossa del capitano con la bianca carcassa Oggi, caldo sfatto, cresce l’indizio di febbrili figure, arpioni contorti, gomene tranciate, polene in disarmo. Vorrei l'indecente fusione di pass...
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18/05/2024 12:54:01
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Cui prodest

15 maggio 2024 ore 22:59 segnala



Nei democratici
conclavi radiano
vane esistenze in
tumuli indistinti.

E pesano le dosi
del sangue nelle
fradicie rigaglie
d’infime etnie.

Sistemi avanzati,
genomi cannibali,
di un cielo stipato
da ciminiere letali.

Torme d’uomini
avanzano dal mare,
sono elzeviri brevi
della pausa caffè.

Miseria assegnata
da chi regola gli
imperfetti. Giova,
il come non conta.
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« immagine » Nei democratici conclavi radiano vane esistenze in tumuli indistinti. E pesano le dosi del sangue nelle fradicie rigaglie d’infime etnie. Sistemi avanzati, genomi cannibali, di un cielo stipato da ciminiere letali. Torme d’uomini avanzano dal mare, sono elzeviri brevi della p...
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15/05/2024 22:59:42
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Come Lombroso

13 maggio 2024 ore 23:50 segnala




Consapevoli estimatori
spergiurano su radici di
oscure biologie moleste.
L’antropologica verità
è profilo di razze guaste.

Poche gocce sono atto
notarile. Marchingegni
di mal tesi nervi, fissati
a carrucole e specchi.

Ci appartengono le mille
ambiguità surrogate con
dagherrotipi e calligrafie.
Antologia d’incognite.

Uomini in velluto puntano
astiosi l’indice della colpa.
J’accuse! Fratelli cari,
mes amis, fils de putain.
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« immagine » Consapevoli estimatori spergiurano su radici di oscure biologie moleste. L’antropologica verità è profilo di razze guaste. Poche gocce sono atto notarile. Marchingegni di mal tesi nervi, fissati a carrucole e specchi. Ci appartengono le mille ambiguità surrogate con dagherrot...
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13/05/2024 23:50:01
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