Novecento

31 marzo 2021 ore 19:35 segnala


Scorrono febbrili i fotogrammi, immagini contratte di un pensiero che soffre. Allora come un medium animo il dolore degli ectoplasmi che gridano alle radici del secolo. Olmo e Alfredo, Regina e Attila, le maschere di Berlinghieri e Dalcò sono il sacro e il profano nel coagulo di torbide materialità. Ancora le figure di Ada e Anita, avvolte dalle note di Morricone segnano l'alba di un mondo atteso e perduto. Novecento, rito semantico greve di vita, sorgente del tempo dove naquero mio padre e sua madre. Novecento lacerato nella carne dalle croci uncinate fino all’ultimo dei giorni e nella memoria per esserne figlo. Ne inseguo l’essenza, come un sordo, incessante respiro di masse brulicanti che stracciano la notte. Lo ritrovo sull'effigie dei grattacieli, agli approdi di Ellis Island, estremo confine delle lacrime e dell'addio. Novecento ha l’ebbrezza del volo e dei sogni, le luci e i motori della Ville Lumière, l'erotismo del Can Can nei ritmi crescenti di Ravel. È utopia di pace immolata a Sarajevo, onda cruenta di baionette dai mari di ghiaccio alle immense pianure del Don e fino agli Arcipelaghi Gulag. Secolo breve e straziato, calpestato da orde di stivali cadenzati, cinto di sbarre e filo spinato, Novecento insanguinato sui muri di Guernica, feroce nelle giungle del Vietnam, spietato sulle ceneri calcinate d’Hiroschima. Novecento tradito dalla patria che divora i propri figli, trincea di uomini contro, immenso cimitero sotto la luna. Mio secolo amato, acceso nelle dolci valli dei vecchi con gozzo e pellagra, tremula luce tra la scienza di Sabin e il terrore della bomba. Tu, attesa e speranza di un sole indistinto sull'avvenire di campi armati. Novecento, sfida e orgoglio dei mie vent'anni, bianco nero che vira e colora le stagioni della giovinezza. Vengo da casolari con fiumi e pioppi, dalla fatica e dal lavoro di chi mi diede la vita, dagli occhi limpidi della mia gente, dalle sagre contadine con la cuccagna al palo nelle nebbiose giornate di San Martino. Ancora inseguo questi volti della memoria, li vedo ballare al suono di violini e fisarmoniche sull’aia di casa, con il vino delle nostre terre e accenti e dialetti diversi. Ombre amiche che raccontano di uomini e donne che furono per sempre.
Tarcisio, Agnese, Dino, Mario, Aldo, Antonio, Maria, Anna, Francesco, Maurizio.... Novecento.
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« immagine » Scorrono febbrili i fotogrammi, immagini contratte di un pensiero che soffre. Allora come un medium animo il dolore degli ectoplasmi che gridano alle radici del secolo. Olmo e Alfredo, il ghigno di Laura Betti, l’urlo feroce di Attila Sutherland, le maschere di Romolo Valli e Lancast...
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31/03/2021 19:35:13
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Commenti

  1. ombra.dargento 01 aprile 2021 ore 10:18
    sono e saranno nomi, persone, affetti indelebili come i secoli che la nostra personale storia rende immortali.

    :rosa
  2. Elazar 01 aprile 2021 ore 12:11
    ombra.dargento anche questa tua rosa e tu Lupetta cara siete immortali :rosa
  3. ombra.dargento 01 aprile 2021 ore 18:49
    unisciti al gruppo Lupone caro, finché recisione non ci separi! :ok :rosa

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