Gente Perdente

28 agosto 2015 ore 15:04 segnala
- (Lui) Ho perso fiducia in me stesso, ed ogni giorno che passa perdo sempre più il contatto con la realtà
- (Lei) Per fortuna non perdi i capelli.
- Si ma comunque così mi perdo il meglio della vita.
- Basta che non perdo il bambino andrà tutto bene.
- Perchè lo dovresti perdere?
- L'altra settimana ho avuto delle perdite, non ricordi?
- No, non ricordo, in questo periodo ho perso anche la memoria.
- Non ricordi che stavo perdendo il bambino? Sai che ti dico, lasciami perdere.
- Non me lo faccio ripetere due volte, hai sempre voluto vincere tu. Ti lascio perdere...ti lascio...Addio!
- Ci hai perso, Addio.

(Lui pensando tra sé e sé) - Sento che sto tornando alla realtà, sento che sto ritrovando la fiducia. Ora che mi ricordo, avevo quelle cose importanti da fare. Anche la memoria sembra sia tornata a funzionare. Strana la vita, ho perso tutto, ma era da tanto che non mi sentivo così bene. -

(Lei pensando tra se e se rivolta al bambino che porta in grembo)- Hai visto come si fà? Se ne va convinto di aver vinto. Ma tranquillo non ha vinto e noi non abbiamo perso nulla; ci siamo risparmiati un doppio coglione,un compagno coglione ed un padre coglione, ora andiamo in cerca di un uomo che non giochi con noi.

Chopin Waltz 19 in LA minore

07 agosto 2015 ore 22:53 segnala


Finalmente sono riuscito a suonare abbastanza bene anche questo brano, a registrarlo e a caricarlo su soundcloud. Ho fatto una pausa troppo lunga al 26 secondo,questo perchè suono a memoria in quanto purtroppo la lettura non è così veloce come il tempo dell'esecuzione. E la memoria non mi aiuta molto, basta un niente e perdo la concentrazione. Questa è la sfida più difficile riuscire ad obbligare la mente a stare lì al mio servizio invece di andarsene per i fatti suoi sempre attenta a tutto quello che accade intorno o a rovistare tra i ricordi.

https://soundcloud.com/jodor69/chopinwaltz-no19-in-a-minor
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« immagine » Finalmente sono riuscito a suonare abbastanza bene anche questo brano, a registrarlo e a caricarlo su soundcloud. Ho fatto una pausa troppo lunga al 26 secondo,questo perchè suono a memoria in quanto purtroppo la lettura non è così veloce come il tempo dell'esecuzione. E la memoria n...
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07/08/2015 22:53:55
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Se i ricordi si potessero radere insieme alla barba...

01 agosto 2015 ore 18:53 segnala

Quella mattina, come tante altre prese il rasoio, si specchiò e dopo aver messo la schiuma sulla barba cominciò a radersi. Si sentì a poco a poco possedere da una gioia inconsueta. Una piacevole euforia stava invadendo il suo animo. Il colore della leggerezza prendeva il posto della pesantezza grigia che solitamente stazionava nel cuore. Quel rasoio stava tagliando via il ricordo più duro. Era stato un caso, ma era successo. Proprio in quel momento, insieme a quella poltiglia di barba tagliata mista a schiuma, sentiva che scivolava via nel lavandino anche il ricordo di lei...
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« immagine » Quella mattina, come tante altre prese il rasoio, si specchiò e dopo aver messo la schiuma sulla barba cominciò a radersi. Si senti a poco a poco possedere da una gioia inconsueta. Una piacevole euforia stava invadendo il suo animo. Il colore della leggerezza prendeva il posto della p...
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Non farmi scendere da te

17 luglio 2015 ore 09:08 segnala


Non farmi scendere da te,
non farmi rivestire;
levami il respiro,
fai esplodere il mio cuore.

Voglio restarti addosso,
quando il tuo corpo s'offre;
voglio restarti accanto
se invece soffre il cuore.

Non farmi scendere da te, non farmi rivestire;
e se lo hai già fatto,
spogliami ancora, toglimi il dolore.

E poi fammi girare
e fai piovere il piacere,
adesso sì, con le mie lacrime
e con il tuo amore, mi posso rivestire.
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« immagine » Non farmi scendere da te, non farmi rivestire; levami il respiro, fai esplodere il mio cuore. Voglio restarti addosso, quando il tuo corpo s'offre; voglio restarti accanto se invece soffre il cuore. Non farmi scendere da te, non farmi rivestire; e se lo hai già fatto, spogliami anc...
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17/07/2015 09:08:29
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La lente sul cuore

08 luglio 2015 ore 20:15 segnala

Quella mattina mi sono svegliato e l'osservavo in silenzio, non volevo svegliarla, era così bella e nella sua espressione serena c'era tutto il suo mondo. Quell'immagine sarebbe stata quella che avrei portato con me per sempre; sarebbe stata quella che quando la vecchiaia a poco a poco si sarebbe presa i nostri corpi, sarebbe stata la lente messa sul cuore con cui l'avrei vista bella come oggi, per sempre. Perchè quella lente, come quella di un microscopio, ingrandiva ogni sua più piccola emozione, ogni sfumatura dei suoi sentimenti, dalla paura all'Amore;ed ogni suo sentire, gioia o turbamento che fosse.
Ecco io e lei eravamo "lenti", l'uno per l'altra, forse è per questo che la domenica mattina non volevamo mai alzarci, per non smettere di guardarci in silenzio quando uno si svegliava e l'altro dormiva ancora. E una volta svegli, restavamo a letto, mentre i nostri cuori si univano, perchè eravamo lenti...lenti e profondi.
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« immagine » Quella mattina mi sono svegliato e l'osservavo in silenzio, non volevo svegliarla, era così bella e nella sua espressione serena c'era tutto il suo mondo. Quell'immagine sarebbe stata quella che avrei portato con me per sempre; sarebbe stata quella che quando la vecchiaia a poco a poc...
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L'uomo galante (raccontino semiserio stucchevole)

06 luglio 2015 ore 16:30 segnala

Sono un uomo galante, e in qualsiasi occasione, mi è sempre piaciuto omaggiare il mio Amore con dei fiori. Che gioia vedere i suoi occhi illuminarsi tra quei petali fioriti; che ebrezza respirare il suo profumo tra il profumo di quei fiori e lei era davvero speciale. Teneva così tanto a me che per soddisfare il mio desiderio di regalare fiori, quando non c'era l'occasione, trovava i motivi più irrilevanti per litigare e arrabbiarsi, così che io potessi uscire e tornare con un bel bouquet per fare la pace. Sempre più spesso mi diceva "sparisci e non farti più vedere! Ma quand'è che te ne vai al cimitero?"; Ohhh, quanto mi amava! E che gioia immensa quando con così tanta determinazione mi spingeva fuori per mandarmi dal fioraio del cimitero a prenderle qualcosa.
Erano anni in cui la passione reciproca era incontenibile. Lavoravo fuori e rientravo solo per il week-end, ma la chiamavo tutti i giorni. Ed anche telefonicamente riusciva sempre a trovare il modo per farsi mandare dei fiori accusandomi di qualche cosa per farmi sentire in colpa. A volte si trattava di piccoli pretesti per litigare che stavano nel palmo di una mano ("tutte le mie amiche hanno il trilogy e tu ancora non me lo hai regalato...)" , altre volte volte di cose un po' più importanti che richiedevano un garage ( "è quasi primavera, perchè ancora non hai ordinato la nuova spider bmw Z4? Te l'ho chiesta 2 mesi fa..."?). Ed io per farmi perdonare, provvedevo subito a spedirle dei fiori, con la promessa che al rientro avremmo fatto la pace dal gioielliere o all'autosalone. Sono un uomo galante, io.
Quando poi nel week-end tornavo avremmo potuto finalmente stare insieme perchè ci univa una passione travolgente. Purtroppo però lei era un po' cagionevole, e spesso capitava che proprio nel week-end avesse febbre e mal di testa, e per la nostra irrefrenabile passione dovessimo rimandare.
Poi finalmente stava meglio, e dava libero sfogo alla sua fantasia inventando delle situazioni ancora più divertenti per aumentare il desiderio. Ad esempio prima di concedersi, voleva mettermi alla prova per vedere se l'amavo davvero, e mi chiedeva di uscire a trovarle dei fiori particolari. Mi avrebbe ricompensato solo una volta che fossi tornato con il fiore richiesto, un po' come un cagnolino che torna con il bastone e si becca il croccantino come premio.
Ma con il tempo diventava sempre più complicato trovare i fiori che voleva. A volte occorrevano ore, poi giorni. e più passava il tempo e più tempo mi occorreva: una settimana, poi due, poi tre e poi un mese....e ancora e ancora; quanto a lungo dovevo attendere per ricevere il tanto sospirato premio!!! Ma fremevo di felicità al solo pensiero che mi avrebbe ricompensato con il suo bellissimo fiore che diceva sempre di aprire soltanto per me (anche se non capisco perchè da un po' di tempo non era più morbido e scivoloso, ma ruvido come un croccantino e non so perchè faceva quasi lo stesso odore). Ma sono un uomo galante, io non bado a queste cose.
E poi che meraviglia tutti quei fiori per casa. Spesso mia moglie per paura che le piante fiorite si ammalassero, chiamava il fioraio egiziano sotto casa per una visitina. Per fortuna diceva sempre che stavano bene, ma che tra due giorni ci voleva una ripassatina ed un'altra bottarella di antiparassitario, e così Giza il fioraio era ormai di casa e veniva a curare i fiori un giorno si e un giorno no...

Ma poi ad un certo punto qualcosa è cambiato, mi ha detto che lei non era più sicura del suo sentimento verso di me, perché non riuscivo più a portarle i fiori che mi chiedeva e così facendo non mi prendevo cura più del suo fiore. Per questo adesso sta con Giza il fioraio, perché dice che lui l'ama davvero. Prima di arrendermi, le ho chiesto di darmi un'altra possibilità e lei ha detto che se le avessi portato una peonia maculata, prima di Giza, poteva riconsiderare l'idea di tornare con me. Naturalmente è stata una battaglia persa: come competere con un fioraio che passa tutto il giorno in mezzo ai fiori e si porta anche il lavoro a casa prendendosi cura del fiore di mia moglie?
Così ho dovuto rinunciare definitivamente a lei.

Per fortuna adesso ho una nuova compagna. Purtroppo ho dovuto smettere di regalare fiori perché lei è allergica. Ma resto sempre un uomo galante e all'antica, e non perdo occasione per regalare dei dolci al mio nuovo Amore.
Ieri era la nostra ricorrenza, un altro mese di splendido amore; per la precisione era il nostro nono mese di magia. E così le ho preso dei buonissimi cannoli siciliani, la sua pastarella preferita. Lei mi dice sempre che il cannolo le piace molto, ma si lamenta che è difficile trovarlo davvero buono. Ma sono certo che impegnandomi riuscirò a renderla felice e a portarle il cannolo ideale. Che gioia sapere che con una pastarella potrò renderla felice!!!
Tra soli quattro giorni saranno sette mesi dalla prima volta che mi ha fatto conoscere sua madre, ed ho già in mente dei ghiottissimi dolcetti pugliesi e una tortina per festeggiare. Sua madre l'ho conosciuta quella volta quando il mio tesoro mi aveva chiesto di accompagnarla in un posto. Quando ci siamo incontrati mi ha fatto una sorpresa e me l'ha presentata. Mi ha detto che la mamma era molto stanca e così aveva pensato di portarla a passare qualche giorno a Villa Letizia, una casa di riposo. Che donna amorevole, preoccuparsi così della sua anziana mammina. Sono felice, e comincio a pensare che sia proprio lei la donna giusta. E' premurosa, amabile e sa sempre come sorprendermi trovando una scusa per farmi passare in pasticceria. Adesso infatti, capita sempre più spesso che mi chieda di andare al suo posto a fare visita a sua madre. All'inizio la povera suocera doveva stare solo qualche giorno,ma sono passati sette mesi e sembra che sia molto stanca e abbia bisogno di molto riposo. Per questo evita di farla tornare a casa; e dice che è anche malata, ha il colesterolo e tutte le arterie otturate, ed anche un po' di diabete. Che fortuna che possa restare ancora a Villa Letizia a riposarsi per i mesi a venire.
Ma il mio Amore ci tiene che la mamma sia felice e così si raccomanda sempre "portale dei dolcetti, di quelli belli grossi e grassi..."; e la cara suocera con tutte queste attenzioni della figlia muore di felicità per così tanta dolcezza...
A me piace andare a trovare la suocerina, sono un uomo all'antica; e poi quanto è bello dopo la visita, tornare a casa della mia amata e sapere che mi aspetta a braccia aperte. Spesso trovo miele e zucchero a velo o panna sulle lenzuola, mi dice sempre che vuole farsi trovare come se fosse la mia pastarella e così si spalma i seni di panna e sparge lo zucchero a velo sul suo corpo al posto del borotalco. Dice di aspettarmi tanto, ma che poi si fa tardi, io non sono ancora arrivato e preferisce fare una doccia. Così ogni volta per gustarmi il suo pasticcino debbo rimandare; e a dire il vero adesso sono tre mesi che non riesco a gustarmi il suo morbido dolcetto. Ma mi basta sapere che mi ha aspettato e sono felice lo stesso. Sono un uomo all'antica, io.
E poi lei dice sempre che mi ama così tanto che non vuole privarsi del piacere di ricevere e gustare le mie pastarelle anche a rischio di ingrassare un po'. Così per scongiurare questo rischio e poterne mangiare ancora di più restando sempre in forma, ha bisogno che il personal trainer la segua a casa almeno un giorno si ed uno no. E lei sa che io sono all'antica, ma non sono geloso; io mi fido di lei. Come potrei essere geloso di una compagna dolce come lei? Più dolce di lei c'è solo una pastarella; e anche lei dice sempre che più dolce di me c'è solo un buon cannolo. Proprio come quello che il personal trainer, conoscendo la sua passione, ha cominciato a portarle e lei trova così sublime...
Io non solo geloso, ma un po' comincio ad essere invidioso. Devo riuscire a scoprire in che pasticceria lo prenda; ma devo indagare, non posso chiederlo. Sono un uomo all'antica , io e se non sapessi trovare da solo un buon cannolo per il mio amore, che uomo sarei?
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« immagine » Sono un uomo galante, e in qualsiasi occasione, mi è sempre piaciuto omaggiare il mio Amore con dei fiori. Che gioia vedere i suoi occhi illuminarsi tra quei petali fioriti; che ebrezza respirare il suo profumo tra il profumo di quei fiori e lei era davvero speciale. Teneva così tanto...
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06/07/2015 16:30:31
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Da questo letto vuoto conoscerò me stesso

02 luglio 2015 ore 08:43 segnala
Mi giro inquieto in questo letto vuoto. Non sono stanco, non ho più sonno. Ho dormito a sufficienza, ma proprio non mi vorrei alzare. Non è né tardi, né presto; è un'ora anonima, proprio come mi sento io, quando ogni mattina, non appena alzato, mi cerco automaticamente in ogni specchio, per esserci e per riappropriarmi del mio apparire. Di questo apparire verrò depredato non appena uscirò di casa e tornerò nuovamente ad essere anonimo, confuso in una moltitudine in cui non mi riconosco.
Mi accorgo che l'esistenza che ho srotolato fino ad ora si perde nella miopia di ricordi stanchi, mi giro ancora, guardo l'orologio. Sono passati solo pochi minuti. Perchè in questo letto vuoto, anche il tempo sembra stanco, come i miei ricordi? Tra queste lenzuola annoiate da una asimmetrica solitudine, sento tutte le solitudini di un mondo di letti vuoti, io che ora non so nemmeno più a che mondo appartengo. L'unica cosa di cui sono sicuro è che tra queste lenzuola sgualcite sempre dalla stessa parte, desidero ancora, desidero altro. E proprio questo desiderio di essere altro, mi dà la percezione di esistere. Se non esistessi così come sono,così come non voglio, come potrei desiderare di essere altro?
Ma allora, cosa accadeva quando un tempo la rassicurante simmetria si rifletteva nello specchio? Era pura illusione: mi vedevo, esistevo nell'altro, ma non esistevo come me stesso. Credevo di essere perfetto, compiuto, accolto e compreso e non desideravo altro. E nel mio non desiderare, non ero. Senza desiderio non c'è esistenza e anche il tempo non si cura più di noi, fuggendo via in un solo istante. E solo adesso in questa asimmetrica imperfezione, con il tempo che sembra non passare, sento di esserci.
Mi giro ancora e trovo la voglia di alzarmi, finalmente ce l'ho fatta, si sta facendo tardi. Rimanendo qui disteso rischio di cullarmi tra le braccia di questa solitudine limitante. E' arrivato il momento. Mi alzo e mi volto a guardare la mia sola forma impressa nel letto, triste per la sua inutilità. Sono in piedi, ma ancora ad occhi chiusi. Oggi non mi cercherò in nessuno specchio, voglio essere altro.
Una volta fuori, liberato dall'ego, aprirò gli occhi.Solo allora, specchiandomi negli occhi dell'altro, conoscerò me stesso.

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Mi giro inquieto in questo letto vuoto. Non sono stanco, non ho più sonno. Ho dormito a sufficienza, ma proprio non mi vorrei alzare. Non è né tardi, né presto; è un'ora anonima, proprio come mi sento io, quando ogni mattina, non appena alzato, mi cerco automaticamente in ogni specchio, per esserci...
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Mio nonno e l'orologio zen

29 giugno 2015 ore 22:47 segnala

Mio nonno era un orologiaio. Ho preso da lui la mia passione per la tecnica e l'essere preciso. Lui in un orologio ci vedeva il mondo, ma era convinto che chi aveva inventato l'orologio non aveva tenuto conto che il tempo per ognuno di noi scorre in modo disuguale. Ognuno di noi ha i suoi tempi e misurarli con lo stesso strumento era inevitabilmente una grossa forzatura. Inoltre per lui l'orologio era solo quello da taschino, perché stando addosso, stava vicino al cuore, o vicino alla pancia dove poteva ascoltare il tempo di ognuno. Così attenuava almeno in minima parte, il fatto che pur essendo una meraviglia della meccanica, un universo in miniatura, fosse uno strumento inadatto. Per questo aveva un vero rifiuto per l'orologio da polso, che a suo dire rendeva schiavi, serviva a misurare il tempo delle braccia, quello delle azioni, della produzione. In poche parole il tempo della fabbrica utile ai padroni. Per lui era importante tenere il tempo dei sentimenti. Se ascoltavi e seguivi il tempo dei sentimenti, era molto probabile che riuscivi a avvicinarti alla felicità.

Era come un alchimista che lavorava sul tempo. Si era messo in testa che avrebbe inventato quello che definiva un orologio zen. Un orologio che segnasse il tempo del cuore, un tempo che sarebbe stato sempre diverso in base a chi lo indossava. E aveva anche provato a realizzarlo, con tanto di progetti su tavole realizzate con la matita sanguigna rossa. A vederli, i suoi progetti sembrano quasi le tavole di Leonardo.

Con la meccanica avrebbe costruito un orologio con un punto "0" sulla cassa, in prossimità di quelle che sono le classiche ore 12; poi prevedeva un quadrante flottante rotativo con un solo punto con scritto "24", e una unica lancetta che completava il suo giro nel momento in cui passava la seconda volta sulle "24". Se chi lo indossava si trovava in condizioni emotive e psicologiche di equilibrio interiore, il quadrante restava fermo con le "24" allineate sul punto "0"; il giro della lancetta sarebbe stato di 24 ore con velocità costante; In caso di leggeri squilibri nell'umore che avvengono nel corso della giornata, il quadrante avrebbe continuato a restare fermo, il giro completo sarebbe stato sempre di 24 ore, ma la lancetta si sarebbe mossa a velocità variabile seguendo i diversi stati emotivi. Poteva scorrere più lenta, quando la persona era attraversata da un velo di tristezza, o più veloce se l'umore era particolarmente agitato. Poi in quei momenti della vita in cui le persone si trovano in grande sofferenza il quadrante flottante cominciava a muoversi con velocità inferiore o uguale a quella della lancetta, e quindi una volta avviato il giro se il quadrante si spostava in avanti in senso orario, un giro completo poteva durare 30, 40, 60 ore o anche molto di più, fin tanto che il nostro cuore non ritrovava la serenità; E solo quando un giro si chiudeva con la lancetta sulle ore 24 e il 24 in corrispondenza dello 0 sulla cassa, solo allora la difficoltà era finita, e l'evento doloroso superato. Accade proprio così, c'è chi supera in fretta chi ha bisogno di più tempo.

Per i suoi progetti lavorava anche su un orologio ad acqua, di quelli per i giardini. In quel caso aveva previsto una apertura dove si poteva inserire una mano variando così la velocità del flusso e della lancetta. Ma non ricordo molto del suo funzionamento. Per questo da bambino mi portava spesso al Pincio. Lì c'è un bellissimo orologio ad acqua, e lui ne era affascinato. Io restavo incantato a vedere quei bilancieri muoversi ritmicamente. Se nonno fosse riuscito veramente a realizzare uno dei suoi progetti, avrei preferito fosse quello ad acqua. Un fluido, si adatta più della meccanica, a segnare il diverso tempo di ognuno di noi. C'è chi danza nella vita, come avesse un sangue leggerissimo, o chi si muove pesantemente come se avesse piombo in circolo. Oppure c'è chi sorride sempre, come se sentisse il solletico nel sangue, e chi vive sempre corrucciato come se nelle vene gli scorresse veleno.

Passeggiavamo tanto per quei lunghi viali pieni di busti in marmo di personaggi della storia. Avevano quasi tutti un volto così severo che sembravano lanciarmi rimproveri da ogni angolo di quei giardini. Non sapevo chi fossero e anche nonno non li conosceva tutti tutti. Pensavo che un giorno, quando fossi stato un po' più grande, sarei tornato al Pincio, avrei scritto i loro nomi uno per uno per poi tentare di saperne di più sulle loro vite, su chi erano e su cosa avevano fatto per meritare un busto. Ma ad oggi ancora ne so davvero poco. Anche se sono passato tante volte davanti a quelle statue, quei nomi non li ho mai segnati. Ho sempre pensato che un giorno lo avrei fatto. Ma cercarle oggi su internet non avrebbe lo stesso significato. Servirebbe solo a sentire di nuovo addosso quegli sguardi di rimprovero, questa volta per non essermi mai interessato davvero. In fondo volevo che a raccontarmeli fosse mio nonno e non leggerli in solitudine 20anni dopo su wikipedia.

Come le raccontava lui le cose avevano tutto un altro sapore. In quei viali, mi parlava del suo lavoro e i suoi racconti si trasformavano in storie bellissime, che avrei ricordato per gli anni a venire. Una volta mi aveva spiegato che quando un orologio si rompeva, o andava male, chi lo riparava incideva all'interno del fondello la data della riparazione. Mi disse che in quel momento, un vero orologiaio non avrebbe mai sorriso, perché secondo lui quando un orologio smetteva di funzionare da qualche parte c'era qualcuno che aveva cessato di vivere. Questa storia seppur triste, mi affascinava. Così, ogni tanto gli chiedevo di farmi vedere il suo orologio da taschino, il regalo che nonna gli aveva fatto quando si erano sposati. Me lo mostrava aprendolo con delicatezza e mi diceva che fortunatamente quell'orologio non era mai stato riparato; lo custodiva con cura e attenzione, lubrificandolo periodicamente. Era una buona macchina e trattandolo bene, non lo avrebbe mai tradito.

Crescendo ho scoperto che per lui non erano solo bellissime storie, in tutte quelle cose che mi raccontava ci credeva davvero. Su un mobile oggi ho il suo orologio da taschino, quelli di una volta con il quadrante in smalto e il coperchio di protezione lavorato. Il quadrante ha delle crepe. Un giorno mentre lo puliva e lo oliava, una mensola troppo carica sopra la sua testa aveva ceduto per il peso dei libri. Nel gesto rapido e istintivo di proteggersi, l'orologio gli era sfuggito dalle mani ed era andato a sbattere violentemente a terra, smettendo di funzionare. Aveva subito provato a ripararlo. Il quadrante andava sicuramente sostituito, ma per il momento poteva tenerlo così con quelle crepe, mentre la meccanica andava sistemata. Non avendo nel suo laboratorio il ricambio per sostituire il pezzo rotto, segnò ugualmente la data di quella tentata riparazione e richiuse il fondello. Lo avrebbe aggiustato in seguito. Ma poi quell'orologio non fu mai riparato. Mia nonna, in ospedale da alcuni mesi per una brutta malattia, era morta lo stesso giorno, e lui l'avrebbe saputo qualche ora dopo.

Non aveva mai parlato con nessuno di quella coincidenza. Io ne sono venuto a conoscenza casualmente alcuni anni dopo la sua morte. E pur avendolo scoperto, anche io non l'ho mai detto a nessuno, è rimasto il nostro segreto.
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Mio nonno era un orologiaio. Ho preso da lui la mia passione per la tecnica e l'essere preciso. Lui in un orologio ci vedeva il mondo, ma era convinto che chi aveva inventato l'orologio non aveva tenuto conto che il tempo per ognuno di noi scorre in modo disuguale. Ognuno di noi ha i suoi tempi e...
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Basta con Vincitori e Vinti

19 giugno 2015 ore 14:17 segnala
Il concetto di vincitore mi infastidisce. Questo perchè non credo (sport a parte) che la società competitiva sia la migliore che l'uomo possa desiderare. Se ci sono dei vincitori, è implicito che ci siano anche dei perdenti; gli uni perennemente in lotta contro gli altri per contendersi il podio anche al round successivo. E la spirale una volta avviata, non si ferma mai. Cresce autoalimentandosi e diventando ad ogni giro sempre più aspra perchè se i perdenti non riescono proprio a vincere ripettando le regole, proveranno a farlo infrangendole, costringendo così anche i vincitori a qualche scorrettezza per poter ripristinare i giusti equilibri. Invece di vincitori e vinti, in lotta perenne gli uni contro gli altri, bisognerebbe invece affermare che alcuni sono migliori di altri, ma che tutti ci troviamo fianco a fianco per collaborare e non per competere. Solo così si possono unire le forze per un fine comune che è quello di realizzare una società a misura d'uomo, dove i più dotati possano collaborare con i meno dotati, affinché ognuno possa realizzarsi ed essere rispettato per quello che è e per quello che fa, e non per quello che esibisce.
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Il concetto di vincitore mi infastidisce; questo perchè non credo (sport a parte) che la società competitiva sia la migliore che l'uomo possa desiderare. Se ci sono dei vincitori, è implicito che ci siano anche dei perdenti; e gli uni sono in lotta contro gli altri e lo saranno sempre per...
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Sogni cannibali e casco salva-pensieri

19 giugno 2015 ore 14:09 segnala
Pensavo che i cannibali non esistessero più, e che il cannibalismo fosse qualcosa che avesse a che fare solo con le popolazioni tribali sperdute in qualche remoto angolo del mondo o in qualche remoto angolo di storia. Ma non è così, esistono ancora; oggi i cannibali sono alcuni sogni indotti, e i pensieri non nostri che entrano subdolamente nella nostra testa.
Mi accorgo che c'è chi non sa sognare e crede di avere i sogni più belli del mondo, ma non sono i suoi, sono quelli che qualcun altro gli ha messo in testa, in quella testa vuota. E chissà perché più le teste sono vuote e senza nulla da proteggere al loro interno e più sono dure, così dure che non avrebbero nemmeno bisogno del casco. Mentre invece chi ha nella testa tanti sogni e tanti pensieri autentici ha sempre bisogno di un casco salva-sogni e salva-pensieri per difendersi.
Questo perchè se togli all'uomo i suoi sogni l'hai ucciso, ma se gli metti in testa i tuoi sogni o il tuo pensiero e questi accetta passivamente, l'hai reso tuo schiavo.
Ed io su questa terra non voglio essere ucciso e nemmeno essere schiavo di chi con la testa vuota è invidioso dei miei sogni, invidioso della mia libertà. E naturalmente non voglio nemmeno schiavizzare nessuno.
Crescendo ho capito che se mi fermo e non penso, i sogni e i pensieri svaniscono e si depositano sul fondo della mia testa, e piano piano scivolano in gola. Vanno giù e vengono espulsi, come scarti, come scorie. E senza pensiero alla fine la testa si svuota; e senza nemmeno più sogni, arriva qualcuno che vuole metterci i suoi. Nessuno è indenne a questo tentativo di usucapione cerebrale, così cerco di essere sempre all'erta: da quando l'ho capito, non fermo mai il pensiero troppo a lungo, non lascio mai troppo tempo i miei sogni depositati sul fondo. Di tanto in tanto li agito, trovo qualcosa per scuotere la testa come fosse un souvenir di vetro con la neve. E la magia è lì, tutta nella neve: senza di lei quel souvenir kitsch lo puoi anche buttare. E una vita con sogni e pensieri depositati sul fondo che poi scivolano via, è una vita con le emozioni di un Truman Show, una vita finta, una vita di plastica...plastica da riciclare.

Invece quando i coriandoli di sogni fioccano come neve nella mia testa, si combinano e fluttuano tra le emozioni, con i miei umori. I sogni prendono nuova vita, si ricompongono in forme e colori sempre nuovi e mi donano l'entusiasmo di quelli appena cominciati. E si attaccano alle sinapsi, ai neuroni, attraversano il cervello con un bellissimo carnevale di colori. Cerco ovunque l'energia del libero pensiero e me ne approprio, la dono e la ricevo; lascio i miei sogni vagare liberi e talvolta afferro sogni liberi che qualcuno ha dimenticato, per osservarli e vedere se c'è qualcosa che può emozionarmi davvero.
Non nego che a volte sia difficile continuare ad agitare questi coriandoli. Alcuni sono vecchi, di molto tempo fa, e sono sempre lì ed hanno perso un po' di colore; appartengono a sogni non ancora raggiunti, non ancora minimamente realizzati. Ma il segreto è non avere mai un sogno solamente, ma averne tanti e sognare, sognare, sognare sempre. Solo così la delusione di un sogno non raggiunto, sarà ricompensata da quella di uno nuovo appena cominciato, o dall'emozione di uno che in parte si è avverato. Solo così riusciremo a non arrenderci, a non smettere di pensare, a non toglierci il casco. Senza casco, i nostri sogni , i nostri pensieri scivolano via, per lasciare spazio ai sogni cannibali e ai pensieri subdoli non nostri, che ci distruggono lentamente cannibalizzando da dentro la nostra vita.