Mio nonno e l'orologio zen

29 giugno 2015 ore 22:47 segnala

Mio nonno era un orologiaio. Ho preso da lui la mia passione per la tecnica e l'essere preciso. Lui in un orologio ci vedeva il mondo, ma era convinto che chi aveva inventato l'orologio non aveva tenuto conto che il tempo per ognuno di noi scorre in modo disuguale. Ognuno di noi ha i suoi tempi e misurarli con lo stesso strumento era inevitabilmente una grossa forzatura. Inoltre per lui l'orologio era solo quello da taschino, perché stando addosso, stava vicino al cuore, o vicino alla pancia dove poteva ascoltare il tempo di ognuno. Così attenuava almeno in minima parte, il fatto che pur essendo una meraviglia della meccanica, un universo in miniatura, fosse uno strumento inadatto. Per questo aveva un vero rifiuto per l'orologio da polso, che a suo dire rendeva schiavi, serviva a misurare il tempo delle braccia, quello delle azioni, della produzione. In poche parole il tempo della fabbrica utile ai padroni. Per lui era importante tenere il tempo dei sentimenti. Se ascoltavi e seguivi il tempo dei sentimenti, era molto probabile che riuscivi a avvicinarti alla felicità.

Era come un alchimista che lavorava sul tempo. Si era messo in testa che avrebbe inventato quello che definiva un orologio zen. Un orologio che segnasse il tempo del cuore, un tempo che sarebbe stato sempre diverso in base a chi lo indossava. E aveva anche provato a realizzarlo, con tanto di progetti su tavole realizzate con la matita sanguigna rossa. A vederli, i suoi progetti sembrano quasi le tavole di Leonardo.

Con la meccanica avrebbe costruito un orologio con un punto "0" sulla cassa, in prossimità di quelle che sono le classiche ore 12; poi prevedeva un quadrante flottante rotativo con un solo punto con scritto "24", e una unica lancetta che completava il suo giro nel momento in cui passava la seconda volta sulle "24". Se chi lo indossava si trovava in condizioni emotive e psicologiche di equilibrio interiore, il quadrante restava fermo con le "24" allineate sul punto "0"; il giro della lancetta sarebbe stato di 24 ore con velocità costante; In caso di leggeri squilibri nell'umore che avvengono nel corso della giornata, il quadrante avrebbe continuato a restare fermo, il giro completo sarebbe stato sempre di 24 ore, ma la lancetta si sarebbe mossa a velocità variabile seguendo i diversi stati emotivi. Poteva scorrere più lenta, quando la persona era attraversata da un velo di tristezza, o più veloce se l'umore era particolarmente agitato. Poi in quei momenti della vita in cui le persone si trovano in grande sofferenza il quadrante flottante cominciava a muoversi con velocità inferiore o uguale a quella della lancetta, e quindi una volta avviato il giro se il quadrante si spostava in avanti in senso orario, un giro completo poteva durare 30, 40, 60 ore o anche molto di più, fin tanto che il nostro cuore non ritrovava la serenità; E solo quando un giro si chiudeva con la lancetta sulle ore 24 e il 24 in corrispondenza dello 0 sulla cassa, solo allora la difficoltà era finita, e l'evento doloroso superato. Accade proprio così, c'è chi supera in fretta chi ha bisogno di più tempo.

Per i suoi progetti lavorava anche su un orologio ad acqua, di quelli per i giardini. In quel caso aveva previsto una apertura dove si poteva inserire una mano variando così la velocità del flusso e della lancetta. Ma non ricordo molto del suo funzionamento. Per questo da bambino mi portava spesso al Pincio. Lì c'è un bellissimo orologio ad acqua, e lui ne era affascinato. Io restavo incantato a vedere quei bilancieri muoversi ritmicamente. Se nonno fosse riuscito veramente a realizzare uno dei suoi progetti, avrei preferito fosse quello ad acqua. Un fluido, si adatta più della meccanica, a segnare il diverso tempo di ognuno di noi. C'è chi danza nella vita, come avesse un sangue leggerissimo, o chi si muove pesantemente come se avesse piombo in circolo. Oppure c'è chi sorride sempre, come se sentisse il solletico nel sangue, e chi vive sempre corrucciato come se nelle vene gli scorresse veleno.

Passeggiavamo tanto per quei lunghi viali pieni di busti in marmo di personaggi della storia. Avevano quasi tutti un volto così severo che sembravano lanciarmi rimproveri da ogni angolo di quei giardini. Non sapevo chi fossero e anche nonno non li conosceva tutti tutti. Pensavo che un giorno, quando fossi stato un po' più grande, sarei tornato al Pincio, avrei scritto i loro nomi uno per uno per poi tentare di saperne di più sulle loro vite, su chi erano e su cosa avevano fatto per meritare un busto. Ma ad oggi ancora ne so davvero poco. Anche se sono passato tante volte davanti a quelle statue, quei nomi non li ho mai segnati. Ho sempre pensato che un giorno lo avrei fatto. Ma cercarle oggi su internet non avrebbe lo stesso significato. Servirebbe solo a sentire di nuovo addosso quegli sguardi di rimprovero, questa volta per non essermi mai interessato davvero. In fondo volevo che a raccontarmeli fosse mio nonno e non leggerli in solitudine 20anni dopo su wikipedia.

Come le raccontava lui le cose avevano tutto un altro sapore. In quei viali, mi parlava del suo lavoro e i suoi racconti si trasformavano in storie bellissime, che avrei ricordato per gli anni a venire. Una volta mi aveva spiegato che quando un orologio si rompeva, o andava male, chi lo riparava incideva all'interno del fondello la data della riparazione. Mi disse che in quel momento, un vero orologiaio non avrebbe mai sorriso, perché secondo lui quando un orologio smetteva di funzionare da qualche parte c'era qualcuno che aveva cessato di vivere. Questa storia seppur triste, mi affascinava. Così, ogni tanto gli chiedevo di farmi vedere il suo orologio da taschino, il regalo che nonna gli aveva fatto quando si erano sposati. Me lo mostrava aprendolo con delicatezza e mi diceva che fortunatamente quell'orologio non era mai stato riparato; lo custodiva con cura e attenzione, lubrificandolo periodicamente. Era una buona macchina e trattandolo bene, non lo avrebbe mai tradito.

Crescendo ho scoperto che per lui non erano solo bellissime storie, in tutte quelle cose che mi raccontava ci credeva davvero. Su un mobile oggi ho il suo orologio da taschino, quelli di una volta con il quadrante in smalto e il coperchio di protezione lavorato. Il quadrante ha delle crepe. Un giorno mentre lo puliva e lo oliava, una mensola troppo carica sopra la sua testa aveva ceduto per il peso dei libri. Nel gesto rapido e istintivo di proteggersi, l'orologio gli era sfuggito dalle mani ed era andato a sbattere violentemente a terra, smettendo di funzionare. Aveva subito provato a ripararlo. Il quadrante andava sicuramente sostituito, ma per il momento poteva tenerlo così con quelle crepe, mentre la meccanica andava sistemata. Non avendo nel suo laboratorio il ricambio per sostituire il pezzo rotto, segnò ugualmente la data di quella tentata riparazione e richiuse il fondello. Lo avrebbe aggiustato in seguito. Ma poi quell'orologio non fu mai riparato. Mia nonna, in ospedale da alcuni mesi per una brutta malattia, era morta lo stesso giorno, e lui l'avrebbe saputo qualche ora dopo.

Non aveva mai parlato con nessuno di quella coincidenza. Io ne sono venuto a conoscenza casualmente alcuni anni dopo la sua morte. E pur avendolo scoperto, anche io non l'ho mai detto a nessuno, è rimasto il nostro segreto.
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Mio nonno era un orologiaio. Ho preso da lui la mia passione per la tecnica e l'essere preciso. Lui in un orologio ci vedeva il mondo, ma era convinto che chi aveva inventato l'orologio non aveva tenuto conto che il tempo per ognuno di noi scorre in modo disuguale. Ognuno di noi ha i suoi tempi e...
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29/06/2015 22:47:57
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Commenti

  1. cignonero999 30 giugno 2015 ore 15:31
    Bellissimo racconto...e il tempo a volte è vero si può fermare, ascoltando persone speciali come il nonno della storia....
  2. Elliott1969 30 giugno 2015 ore 16:02
    Grazie per il commento, sono contento ti sia piaciuto. Ce ne vorrebbero di persone così hanno la capacità di farci vedere il mondo sotto una luce diversa.

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