...come una conchiglia...

25 settembre 2014 ore 10:49 segnala
Aveva una vita spensierata con un cuore giovane ed era una ragazza esuberante alla ricerca di se stessa. Viveva di giorni felici in compagnia dei suoi cari, mentre passeggiava accanto ad una vita serena. Un giorno ando' con il suo motorino in riva al mare, voleva guardare le onde sfracellarsi sugli scogli. Un mare in tempesta l'accolse per farle ammirare il suo spettacolo. La ragazza guardava le onde maestose, senza distogliere mai lo sguardo dall'orizzonte. Un'onda piu' grande delle altre le sferzo' l'anima in una morsa di ghiaccio, inghiottendola nell'oblio di un subbuglio di alghe. Resto' in fondo al mare, conchiglia preziosa della vasta fauna.
Mentre nuotava libera fra i movimenti del mare, sogno' di vedere la luce. Vide la sua mamma tramortita dal dolore, il suo papà incredulo di terrore, il suo ragazzo disperato di impotenza. Ma lei nuotava libera, non aveva piu' peso, non aveva piu' vita...
La trovarono violacea sulla spiaggia bagnata, la adagiarono sulla lettiga dell'ambulanza che la porto', con sirene ululanti lo strazio di una giovane vita, all'ospedale piu' vicino. Fu rianimata per 30 minuti, fino a che un flebile respiro si libero' dai suoi polmoni.
Resto' adagiata sul lettino, vuota dei suoi pensieri, vuota del suo volere, solo con quel sibilio del polmone artificiale che si riempiva di respiri non suoi.
Nonostante lo sconvolgimento di una decisione da prendere, la ragazza continuo' a cullarsi nel mare. Le teneva una mano la sua mamma e l'altra il suo papà. Si guardarono negli occhi e, nello stesso istante lasciarono che la loro ragazza restasse in fondo al mare....perla di un'ostrica rarissima.
Oggi nuota libera nei mari delle vite appese, seguita dalla scelta di non interferire, lasciando che sia il mare stesso, a riprendersi la sua conchiglia piu' bella...

L'eutanasia passiva è legale in Svizzera, anche se spesso vengono sottovalutati i tanti criteri che bisogna avere per usufruirne. Forse dovremmo solo pensare che la nostra vita è come una conchiglia...le onde se la porteranno via, ma nel mare resterà per sempre.
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Aveva una vita spensierata con un cuore giovane ed era una ragazza esuberante alla ricerca di se stessa. Viveva di giorni felici in compagnia dei suoi cari, mentre passeggiava accanto ad una vita serena. Un giorno ando' con il suo motorino in riva al mare, voleva guardare le onde sfracellarsi sugli...
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...i miei primi 50 anni...

19 settembre 2014 ore 07:19 segnala


È un giorno come un altro forse, ma che comunque mi fa tornare molto indietro con il pensiero. Da piccina vedevo le persone di 50 anni già anziane e mi chiedevo se ancora sapessero correre dietro ai loro sogni. Mezzo secolo di vita che mi da la consapevolezza di tutto quello che sono riuscita a fare, soprattutto se considero che la metà della mia vita l'ho vissuta senza la mia mamma. Mi torna in mente lei, quando per il compleanno mi aspettava davanti la porta della cucina, sorprendendomi poi ogni volta, sin dalla colazione, con dei manicaretti fatti apposta per me. Il suo gesto, sempre quello quando mi aveva davanti, era di posarmi la mano sul capo, a mo' di carezza, come a dirmi:"figlia mia, cerco di proteggerti come posso". Quel tocco è cio' che piu' mi manca oggi, qualcuno che mi faccia un gesto cosi' delicato, per farmi sapere che mi sarà vicino fino a che la vita glielo consentirà. Gli anni passano per tutti, arriva il giorno in cui ti guardi indietro e scopri di non aver piu' desideri, poichè hai già tutto quello di cui hai bisogno, anche se nel cuore ti manca la persona piu' importante...ma quella non puo' tornare. Non ti aspetti nulla, nessun oggetto materiale e neanche che qualcuno ti sorprenda con una festa. Oggi per me è il giorno in cui mi rendo conto che ho tutto quello che vorrei. Ho una vita serena, con i miei ragazzi, che spesso definisco avvoltoi, poichè mi svolazzano intorno sempre in attesa che io mi occupi di loro. Ho Amici, con i quali posso confidarmi e confrontarmi. Un' Amica in particolare, Viola, mi è accanto sempre, con la stessa delicatezza di modi che mi fanno ricordare la mia mamma. Anche Lei, a modo suo, mi dona ogni giorno una carezza sul capo, come a volermi dire: "io ci sono sai?". E poi la vita stessa, che mi dona il sorriso di un degente, la gratitudine dei suoi parenti, un bambino che chiede di me per poter giocare ad acchiappare i sogni, un malato terminale che mi affida le sue paure, il vicino di casa che mi chiede di assisterlo di notte, in caso avesse bisogno di aiuto. Mi rendo conto che i miei primi 50 anni sono passati in fretta, cosi' tanto che oggi non me li sento ancora addosso, poichè ho il cuore cosi' giovane, da essere consapevole di non aver ancora finito di dare amore al prossimo.
Per i miei primi 50 anni ringrazio tutti coloro che sono passati dalla mia vita, che mi hanno lasciato una carezza sul cuore e un abbraccio per consolarmi l'anima. Grazie anche a chi se ne è andato e non tornerà piu', poichè anche per via di certe assenze, ho potuto occupare un posto altrimenti lasciato vuoto dal destino....
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« immagine » È un giorno come un altro forse, ma che comunque mi fa tornare molto indietro con il pensiero. Da piccina vedevo le persone di 50 anni già anziane e mi chiedevo se ancora sapessero correre dietro ai loro sogni. Mezzo secolo di vita che mi da la consapevolezza di tutto quello che sono...
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...ma come è possibile? ...

14 settembre 2014 ore 20:28 segnala
Dal momento in cui il ministro Alfano ha dato la notizia, che a me sembrava piu' una propaganda elettorale che altro, non passa giorno senza che si senta parlare del "signor" Bossetti, presunto assassino della piccola Yara Gambirasio. Domande da porre agli inquirenti ne avrei tante, pero' vorrei soffermarmi sulla figura degli avvocati difensori del suddetto. Ovviamente si avvalgono di ogni possibilità per fare in modo che il loro cliente usi un suo diritto, affinchè il loro assistito, per la legge presunto colpevole, non sia condannato anzitempo. Ok, va bene, e allora che ci spieghino tutto quell'investimento di tempo e denaro per identificare il DNA trovato sugli indumenti della piccola. Inoltre ci spieghino anche come sia possibile che la prova "regina" non basti per tenerlo in carcere fino al processo, dato che sempre i suoi avvocati, ne hanno chiesto la scarcerazione.
Ci sono delle cose che non tornano, per iniziare, la versione della madre, che sostiene di non aver mai tradito il marito e dicendo questo contesta la scienza. Irrilevante direi ai fini di confermare la colpevolezza del presunto assassino, pero' è interessante il fatto che lo stesso indagato abbia deciso di dare delle risposte al magistrato, dopo che in precedenza si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ma tutto questo lo posso ancora capire, poichè sicuramente fa parte della strategia difensiva. Cio' che non arrivo a capire è come sia possibile che avvocati di tale "fama" si arrampichino sugli specchi, pur sapendo che gli italiani sono attenti ad ogni minimo particolare, in grado di comprendere e farsi un'opinione.
Il signor Bossetti spiega come è stato possibile che il suo DNA sia finito sugli indumenti della piccola, ma in pratica ammette solamente che suddetto DNA è suo! Inoltre, confessa anche di soffrire di epistassi, quindi sa che il "materiale" trovato sulla piccina è "abbondante"...e come fa a saperlo? A me appare evidente che stiano cercando di trovare qualsiasi appiglio pur di fargli avere almeno i domiciliari, argomentando fra l'altro che non potrebbe inquinare le prove, non vi è pericolo di fuga e che non potrebbe reiterare il reato! Chi ce lo assicura?`Da padri o madri lascerebbero libero un soggetto che in pratica ha ammesso che il DNA sul corpo senza vita di una bambina è il suo? Scusate, ma davvero mi chiedo come sia possibile che si arrivi a tanto, senza il minimo rispetto per il dolore di quei genitori che attendono giustizia da quattro anni!
Qualora lo vogliate, esternate pure la vostra opinione, credo che ci faccia bene argomentare situazioni del genere, per arrivare a capire il lavoro degli avvocati difensori.

Vorrei chiedere giustizia a nome di tutti gli Italiani per la piccola vittima, per la sua famiglia e per tutte le persone che l'amavano. Non dovremmo veramente restare a guardare :-( Che la giustizia sia "giusta", in nome di un popolo che ha accettato l'immane investimento di forze e di denaro per dare un nome all'assassino di Yara Gambirasio !!
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Dal momento in cui il ministro Alfano ha dato la notizia, che a me sembrava piu' una propaganda elettorale che altro, non passa giorno senza che si senta parlare del "signor" Bossetti, presunto assassino della piccola Yara Gambirasio. Domande da porre agli inquirenti ne avrei tante, pero' vorrei...
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...amicizie virtuali...

08 settembre 2014 ore 07:42 segnala
Una parola abusata nel WEB, "amicizia". Forse è diventato un luogo comune che quando si contatta una persona, automaticamente si diventa "amici".
Ho avuto tempo per riflettere molto sul concetto di amicizia virtuale, poichè passando attraverso le illusioni, sono giunta a capo delle mie aspettative.
Cosa veramente ci fa credere di essere "amici" in questo contesto? Forse la capacità di essere presenti, li' dove ti esprimi e dove lasci i tuoi pensieri. Forse il fattore empatia, che ti fa credere di avere un certo feeling con una persona piuttosto che con un'altra. Pero' alle volte sono proprio i cosiddetti "amici" a lasciarti basita sullo stesso concetto, poichè spesso ci si ritrova ignorati proprio da coloro che in realtà ti hanno scelto come "amico".
Bene, allora facciamo qualche passo indietro, quando anche io, come tanti evidentemente, davo un significato profondo a questo sentimento, anche se virtuale, avendone sempre il massimo rispetto.
Mi affidavo alle parole di coloro che si dicevano amici, credevo in loro e forse mi lasciavo anche usare, pero' mai mi è passato per la mente che io dovessi avere l'esclusiva. Qui è sin troppo facile avere aspettative, anche perchè ci si isola dietro al monitor con i propri pensieri e con la funzione che ne si da alla chat.
Succedeva anche a me, quando pensavo di venir "ferita" da persone che ritenevo amiche, ma poi ho imparato a prendere le distanze da tutto questo.
Dall'Africa il tutto ti appare piccolissimo, direi addirittura insignificante, poichè vedi il dolore negli occhi dei bambini mutilati e feriti fin dentro l'anima, lo tocchi con mano e ti si spezza il cuore. È li' che poi ti fermi a pensare, a razionalizzare quello che hai passato in una chat, dove persone che NON ti conoscono, ti hanno giudicata e denigrata. Motivo? Forse per loro significava tradimento il fatto di scrivere anche ad "altri", o forse si ritenevano cosi' importanti che tu non potessi piu' seguire una strada tua qui dentro. Fatto sta che alla fine ti rendi conto che siamo qui per esprimerci, che tante frecciatine, anche insidiose o acide, hanno il solo scopo di attirare le attenzioni altrui. Ti appare tutto come un grande circo, dove quello sparla di quella e dove quella se la lega al dito. Ma alla fin fine, si puo' ancora ridimensionare il tutto, facendo leva sul buon senso di persone mature, che volontariamente hanno scelto questo sito per esprimersi, per cercare qualcosa o qualcuno.
Oggi come oggi non riesco piu' a comprendere le tante "guerre" per via dei numeri, come non riesco piu' a sentirmi attaccata da nik fake che entrano solo per insultare. Ho imparato ad ignorare e nello stesso tempo penso alla miseria di certe menti. Hanno cosi' bisogno di avere importanza, da non usare neanche il loro volto per farti sapere cosa pensano di te. Vero, è un paradosso, ma tant'è, lo fanno in molti.
Uno in particolare seguiva me e quello che scrivevo, inventandosi di volta in volta un epiteto da darmi. Si', prima me ne lamentavo con lo staff, poichè mi sentivo disturbata, ma oggi, lo dico sinceramente, questa persona mi fa solo pena. Non è mai riuscita a superare il suo orgoglio, lasciando per strada la sua dignità pero'. Insinua il dubbio, asserisce a delle presunte scorrettezze, senza mai affidarsi a dei fatti concreti, bensi' a sue personali supposizioni che ti devono per forza collocare in un ruolo che non ti appartiene. Lo possono fare certo, tanto non incrina neanche il monitor, pero' sicuramente li fa sentire in diritto di alzare polveroni, quelli che in realtà dovrebbero celare la loro frustrazione direi. Ma pazienza, anche questa è chat.
Comunque, l'amicizia virtuale esiste, esiste eccome, l'importante è riconoscerla e non abusare del termine. Si è "amici virtuali" quando ci si rispetta e ci si avvicina con educazione...il resto sono solo contatti sporadici con delle persone che qui dentro cercano tutt'altro...
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Una parola abusata nel WEB, "amicizia". Forse è diventato un luogo comune che quando si contatta una persona, automaticamente si diventa "amici". Ho avuto tempo per riflettere molto sul concetto di amicizia virtuale, poichè passando attraverso le illusioni, sono giunta a capo delle mie...
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...la vita è bella...

04 settembre 2014 ore 06:35 segnala
Incede la vita col suo profumo. Molteplici essenze, differenti tra loro, ma intense tanto da stordire nel ricordo quelle antiche e colorare la mente quelle più vicine. Si amalgamano in vortici e liberano l'onda che canta ed investe tumultuosa e dolce.
L'incenso che saliva solenne dal turibolo che mio padre faceva ondeggiare nella navata è ancora intorno a me. Forse fu lì che per la prima volta pensai "mio Dio, com'è bello vivere" circondata da tanti con le braccia che sembravano cieli aperti ad accogliere i miei sogni di bambina. Furono poi le mie braccia a diventare cieli, per i miei figli. La bellezza più pura. E più grande. Proteggevo con calore gli occhi di smeraldo di Mimì; scioglievo nell'abbraccio le paure di Robi. Ad entrambi ho mostrato il fiume che scorre, la vita che cresce se ne hai cura, il burrone che può essere superato, il coraggio che può vincere le paure, o almeno addomesticarle, per non fermarsi. Oggi sono due meravigliose creature e ciò che leggo nel loro sguardo forte e sereno fisso nel mio, spiana le rughe della pelle e quelle del sangue.
La conobbi quasi casualmente in un caldo luglio di parole scritte. Presto quei segni sullo schermo divennero fiato, i visi reali anche se filtrati da una telecamera, i gesti ampi e affettuosi. Scoprimmo affinità pur nei differenti caratteri: lei dolce e buona, io più irruente e decisa. Ci demmo la mano fin dalla prima volta e dopo un anno siamo qui, solidali e vicine, protettive l'una con l'altra. Il fiore germoglia all'improvviso, come un miracolo, poi ha bisogno di terra fertile e luce. Così cresce e nulla, nulla può reciderlo. Lei è la mia rosa bianca. Io sono il suo fiordaliso.
Sulla riva del mare mi sono fermata. Era d'inverno: una nebbia sottile si confondeva con le onde lente e davanti a me quel grigio diventava a tratti sciame di lucciole danzanti. C'è splendore in tutto questo, mi sorpresi a sussurrare. E ancora e sempre riesco a vederlo lo stesso splendore, ovunque mi giri, ovunque mi portino i miei passi mai stanchi. Sono di nuovo su quella riva...anche adesso che mi assale feroce il dolore. Mamma sopravvisse sei anni dopo quella notte terribile in cui i medici, rassegnati, la rimandarono nella sua casa a morire. I suoi occhi che non vedevano più si giravano ogni mattina verso la finestra, verso la luce e il sole. Mia madre amava la vita. Papà, in croce nel suo letto d'ospedale, mi strinse le mani per ore, le ultime sue ore, perchè capì e non voleva andare. Mio padre amava la vita. Questo è stato il loro testamento ed io amo la vita.
La vita è bella e tra gioie e dolori, fatiche e difficoltà e sorrisi, vorrei continuare a spalmare sul corpo tutti i suoi colori e i suoi profumi. Dalla pelle all'anima. Accanto, fianco a fianco, lui che amo, ragione ed essenza di un tempo nuovo che ha profonde radici nel tempo che fu.

Scritto da ViolaNeve il 3.9.2014
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Incede la vita col suo profumo. Molteplici essenze, differenti tra loro, ma intense tanto da stordire nel ricordo quelle antiche e colorare la mente quelle più vicine. Si amalgamano in vortici e liberano l'onda che canta ed investe tumultuosa e dolce. L'incenso che saliva solenne dal turibolo che...
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...ciao Alfredo...

01 settembre 2014 ore 06:59 segnala
Un uomo desideroso di vita e serenità, con un carattere taciturno e sottomesso, ha fatto di te il figlio devoto e orgoglio di una numerosa famiglia. Con la tua presenza discreta riuscivi ad essere riferimento di molti parenti ed amici. Ma colei che ti rubo' il cuore, ne fece di te unico pensiero del suo sogno di ragazza. Fece in modo che tu ti allontanassi da chi poteva avere amore da te. Ti spense il sorriso sul volto sereno, lasciandoti solo ad aspettare il suo ritorno. Pochi attimi celati alla serenità in casa tua, ti facevano tornare cio' che sei stato per chi ti amava. Ben presto pero' la terra bruciata che avevi intorno, soffoco' la tua voglia di restare figlio e fratello. Guardavi nel bicchiere vuoto, quella solitudine che sentivi sulla pelle e, mentre la tua donna brindava alla vita, tu ti accomiatavi dal mondo che non sentivi piu' tuo.
Lasciasti cadere la vita nella solitudine del tuo dolore, poichè piuttosto che perdere lei, hai preferito perdere la vita costretta nella terra bruciata. Eri emarginato anche da te stesso, per il motivo che non era quella la vita che desideravi. Fu solo il biglietto d'addio a far sapere ai tuoi cari che ormai non appartenevi piu' a nessuno...

Le 41 candeline sulla torta del tuo compleanno, oggi le spegneranno le lacrime di coloro che ancora piangono per te....ciao Alfredo :rosa

Son dell'avviso che l'estremo gesto avvenga molte volte dall'inconsapevolezza di un'istigazione all'isolamento, per cui tendo a credere che chi si abbandona alla volontà di vivere ancora, lo fa perchè costretto dal fumo acre della terra bruciata che gli si è fatta intorno!


Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte.
(Francesco Orestano, Pensieri, 1913)
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Un uomo desideroso di vita e serenità, con un carattere taciturno e sottomesso, ha fatto di te il figlio devoto e orgoglio di una numerosa famiglia. Con la tua presenza discreta riuscivi ad essere riferimento di molti parenti ed amici. Ma colei che ti rubo' il cuore, ne fece di te unico pensiero...
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...il diario ingiallito...

30 agosto 2014 ore 09:52 segnala
Era un uomo alto, taciturno, all'apparenza burbero e dai modi bruschi. Era degente nella stanza 209 del reparto dementi, dove aveva passato gli ultimi ventidue anni della sua vita. La sua stanza era piena di libri impolverati, alcuni consumati dal tempo, altri con la copertina strappata e con la legatura lenta. Vi era anche uno scrittoio, di quelli antichi con tanti cassetti nascosti alla vista e, sullo stesso, una vecchia lampada, ormai arrugginita dall'umidità della casa dove era venuto via tanti anni fa. Un armadio all'angolo della stanza conteneva i suoi vestiti di buona fattura e raffinatezza. Una divisa grigia, graduata e degli stivali neri facevano pensare che sia stato un uomo di "potere". Raccontava poco di se, alle volte interveniva quando altri degenti parlavano della guerra, ma era solo per asserire "io ho conosciuto Adolf Hitler". Eravamo curiosi tutti di sapere ovviamente, pero' nessuno ha mai avuto il coraggio di chiedere qualcosa a quell'uomo che sembrava chiuso in un passato che lo ha reso ai limiti della follia. Il suo decesso passo' quasi inosservato dagli altri degenti e, per il personale della clinica fu veramente difficile risalire a dei suoi parenti o conoscenti che potessero aiutare il parroco per la dovuta omelia. Poche ore prima del suo funerale, mentre si stava sgomberando la sua stanza, dallo scrittoio cadde un quaderno. Era un manoscritto, dalle pagine ingiallite e dalla scrittura decisa e molto fitta. Era il suo diario, dove aveva "conservato" le tante date ed i tanti avvenimenti di una guerra che lo vide protagonista. Il signor Johann D. è stato un tenente agli ordini di Hitler e, in quella guerra assurda dove si svolse la piu' grande tragedia della storia, lui ha perso la ragione per il motivo che non concepiva l'assurdità della fine di milioni di Ebrei.
Il parroco inizio' l'omelia con le parole del suo diario: "la guerra è la fine della pace, di quella pace che ogni essere umano avrebbe il diritto di vivere, se non ci fossero uomini malvagi che uccidono per arricchire la loro fame di possesso. Non capiranno mai che passare sui cadaveri di altri uomini, ti fa perdere l'orientamento mentale e ti farà morire dentro."
Johann D. ha perso la ragione a causa di una guerra che non ha capito, mi chiedo quanti altri soldati sono ancora oggi agonizzanti nell'anima, a causa di guerre che non hanno scelto di voler combattere...
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Era un uomo alto, taciturno, all'apparenza burbero e dai modi bruschi. Era degente nella stanza 209 del reparto dementi, dove aveva passato gli ultimi ventidue anni della sua vita. La sua stanza era piena di libri impolverati, alcuni consumati dal tempo, altri con la copertina strappata e con la...
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...emergenza al centro commerciale...

26 agosto 2014 ore 09:41 segnala
Un sabato di quelli in cui sai che devi correre, almeno per trovare un po' di pane fresco e della verdura, da consumare subito ovviamente, poichè fare la spesa il sabato comporta che i prodotti siano quasi alla scadenza. La fila alla cassa si allungava a dismisura, come se ci fossero tante formiche prese con le provviste da portare a casa. Mentre attendevi il tuo turno, lo sguardo ti cadde su di un uomo, appoggiato al muro, pallido e con lo sguardo che chiedeva aiuto. Hai notato che si avvicinavano delle persone, quindi ti occupi della tua spesa, paghi e fai per uscire. Passando davanti a quel signore, senti il suo respiro affannoso, ma continui per la tua strada, pensando che altri si stessero già occupando di lui. Verso l'uscita tua figlia ti ferma: "mamma, forse devi tornare, mi sa' che quelli non hanno capito". In effetti avevi avuto la sensazione che intorno a quel signore le persone non sapessero cosa fare, per cui, torni sui tuoi passi, ti avvicini e ti qualifichi, chiedendo se puoi essere utile in qualche modo. Hai riconosciuto subito i sintomi, quindi prendi in mano la situazione ed inizi a dare ordini a destra e a manca. Strappi il telefono cellulare ad un ragazzo di passaggio e chiami l'ambulanza. Fermi un signore robusto che ti aiuti a stendere a terra quell'uomo, che nel frattempo aveva perso i sensi. Nella tua borsa hai sempre l'occorrente per intervenire in caso di emergenza, quindi gli misuri la pressione e a quel punto ti appare evidente che quel signore avesse bisogno immediatamente di ossigeno. Inizi con il massaggio cardiaco e non ti fermi fino all'arrivo dell'ambulanza e, in tutto questo tempo hai notato pero' che NESSUNO del personale, in quel centro commerciale, fosse preparato per prestare soccorso in simili emergenze.

Credo sia di vitale importanza formare il personale dei centri commerciali, per poter far fronte ai casi di emergenza, poichè in un luogo cosi' esteso, difficilmente si trova di passaggio la persona giusta al momento giusto...
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Un sabato di quelli in cui sai che devi correre, almeno per trovare un po' di pane fresco e della verdura, da consumare subito ovviamente, poichè fare la spesa il sabato comporta che i prodotti siano quasi alla scadenza. La fila alla cassa si allungava a dismisura, come se ci fossero tante formiche...
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...the bellissim story of Cappuccett Red....

22 agosto 2014 ore 15:45 segnala
The bellissim Story of Cappuccett Red
(Only per chi conosc l'english)

One mattin her mamma dissed: "Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!"
Cappuccett didn't capish very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at acert punt she incontered the lup, who dissed: "Hi! Piccula piezz'e girl! 'Ndove do you go?"
"To the nonn with this little cest, which is little but it is full of sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills", she dissed.
"Ah, mannagg 'a Maruschella, what a cul that had, dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: "Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry."
And the lup went away, but not very away, but to the nonn's House.
Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest.
The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and after saluting the nonn, magned her in a boccon.
Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let.
When Cappuccett Red came to the fint nonn's house, suoned and entered.
But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord?) dissed:
"But nonn, why do you stay in let?"
And the nonn-lup: "Oh, I've stort my cavigl doing aerobics!"
"Oh, poor nonn!", said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn't she?), then she dissed:
"But...what big okks you have!! Do you bisogn some collir?"
"Oh, no! It's for see you better, my dear (stupid) little girl", dissed the nonn-lup.
Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: "But what big oreks you have! Do you have the Orekkions?"
And the nonn-lup: "Oh, no! It is to ascolt you better".
And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said:
"But what big dents you have!"
And the lup, at this point dissed: "It is to magn you better!" And magned really tutt quant the poor little girl.
But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frod sented all and dissed:
"Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds".
And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.
Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).
And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies that were in the cest.
And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!)

Sperando in una lettura ilare...dal WEB
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The bellissim Story of Cappuccett Red (Only per chi conosc l'english) One mattin her mamma dissed: "Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!" Cappuccett didn't capish very well this ultim...
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...la strada verso l'amore....

19 agosto 2014 ore 08:04 segnala
I bambini si rincorrevano, facevano dei piccoli schiamazzi mentre guardavano sorpresi le auto di passaggio. Una strada polverosa, con delle buche enormi, senza segnaletica e senza illuminazione. In lontananza si vedevano due puntini, affiancati e forse immobili sul ciglio della strada. Erano due fratellini, 6 anni il bimbo e 5 la bimba. Camminavano lentamente, sembravano appoggiarsi l'un l'altra. Erano due bambini rimasti orfani, vittime della follia dell'uomo per una guerra assurda. Una bomba ha distrutto la loro casa, uccidendo i genitori e i loro quattro fratellini. Ismail è rimasto cieco a causa dell'esplosione e forse ha subito dei danni anche all'udito, poichè pareva non sentire il rumore del motore. Zaroby, la sorellina di soli cinque anni, era mutilata agli arti superiori. Le manine non c'erano piu', al loro posto vi erano resti di pelle ricuciti malamente. Ismail sorrideva, uno di quei sorrisi che ti rapiscono il cuore. Anche Zaroby sorrideva, pero' nei suoi occhi si leggeva la paura di dover scappare da un momento all'altro. Da li' in poi andai a piedi, accompagnando i piccoli lungo la strada che li doveva portare nell'ospedale da campo, allestito per accogliere i bambini feriti e ammalati. Gli altri bimbi, presi dalla novità della nostra presenza li', erano ansiosi di scoprire cosa gli avessimo portato. C'erano tante matite colorate, tanti fogli bianchi dove poter disegnare le loro vite. Ma Ismail e Zaroby non potevano disegnare, non potevano scegliere i colori, non potevano piu' dare forma a quello che conservavano nel loro cuore.
Inizio' per loro un percorso nuovo, dove Ismail poteva "vedere" attraverso il tatto e gli impulsi che gli si davano, guidandolo delicatamente e facendogli sentire il contatto fisico. Zaroby doveva imparare ad usare un altro dei suoi sensi, cosi', con suo immenso orgoglio, imparo' a riconoscere gli odori delle loro spezie. Si affannava nelle cucine della mensa per rendere saporiti i piatti e ricordava, spesso commossa, anche quello che la sua mamma preparava quando giungeva l'ora dei pasti. Ismail l'aiutava, usando il mortaio e standole sempre accanto, mentre Zaroby divenne protettiva nei confronti del fratellino maggiore, cosi' da non poterli dividere mai piu'. :-)
Sono stati curati ed assistiti da mani amorevoli, ma certo non basta per donare loro un futuro migliore, per questo, e con l'aiuto di un prete missionario, Ismail e Zaroby verranno presto affidati ad una struttura adeguata alle loro necessità, in attesa che una famiglia li possa accogliere nella loro vita, assicurando a questi due piccoli orfani, un futuro colmo d'amore e dedizione.

Se potete, adottate dei bambini a distanza...aiutateli a non morire per mancanza d'amore...grazie :-)
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I bambini si rincorrevano, facevano dei piccoli schiamazzi mentre guardavano sorpresi le auto di passaggio. Una strada polverosa, con delle buche enormi, senza segnaletica e senza illuminazione. In lontananza si vedevano due puntini, affiancati e forse immobili sul ciglio della strada. Erano due...
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19/08/2014 08:04:44
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