...abilità diversa...

22 aprile 2014 ore 08:53 segnala
In quel tugurio dove impotente lasciavi scorrere la tua vita, ti han trovata esanime nelle tue lacrime versate da anni. Accanto al tuo corpo disidratato hanno trovato cibo le bestioline che abitavano con te. Esse si nutrivano del tuo degrado, poichè non eri in grado di occuparti di te stessa. Ti hanno lasciata li' poco dopo la tua nascita, per il motivo che non eri perfetta come ci si aspettava dal destino. Una tua deformazione mentale e fisica ti ha tenuta nascosta al sorgere di ogni sole. Quei tuoi lamenti inascoltati ti hanno consumato le forze e senza preoccuparsi del tuo dolore, hanno aggiunto anche l'indifferenza di chi sapeva di te.
Eri un corpicino in un letto disfatto, dove la tua imperfezione veniva nascosta dalla porta della stanza, ma non appena vi si entrava, lasciavi che il buio ti avvolgesse per non essere compatita. Una straordinaria dignità ti faceva celare il dolore, ma altrettanto straordinaria è stata la rivincita che la vita aveva in serbo per te.
Sei stata accudita dal cuore di una donna, la quale ha fatto in modo che sorgesse ancora il sole per te, dandoti quell'amore che nel tugurio del tuo passato, nessun tuo parente ha provato mai immedesimandosi in te.
Ieri hai regalato il tuo sorriso al mondo, il primo sorriso che il cuore ha fatto nascere dentro di te e, mentre stupita dalle mie lacrime alzi lo sguardo, ti accorgi che il sole da oggi splende anche per te... :-)

Le persone diversamente abili hanno nel cuore l'innocenza, poichè non conoscono altra abilità se non quella che esse possiedono, per cui saperle accettare con il cuore in mano, renderebbe loro il diritto di vivere una vita circondate dall'amore incondizionato di chi li ha generati.
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In quel tugurio dove impotente lasciavi scorrere la tua vita, ti han trovata esanime nelle tue lacrime versate da anni. Accanto al tuo corpo disidratato hanno trovato cibo le bestioline che abitavano con te. Esse si nutrivano del tuo degrado, poichè non eri in grado di occuparti di te stessa. Ti...
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...un addio...un arrivederci...

25 marzo 2014 ore 19:20 segnala
-Cuore piccolo cuore, al nuovo sole apri la porta. I suoi raggi penetrino da parte a parte frugando dentro le vene e facendo sanguinare il tuo sorriso-

-Amico caro amico, cammini lontano e la tua voce chiara resta fuori di me. Questo mondo fermo, questo regno di silenzio lucente, nessun canto può penetrare-

-Cuore piccolo cuore, suo compagno nel letto che sbadiglia, la risacca infinita di anime perse bussa tra le costole e il sibilo del vento cerca una fessura che spalanchi un sentiero-

-Amico caro amico, i mercanti d'amore hanno bevuto la pozione della strega dagli occhi blu e sono chiusi nei sacchi della dimenticanza, eternamente perduti-

-Cuore piccolo cuore, l'orizzonte si avvicina. Linea frastagliata e cime improvvise, come grida di uccelli neri nel volo a ventaglio. Uno a cui afferrarsi: artigli ricurvi e becco di nuvola-

-Amico caro amico, il chiacchiericcio degli uccelli percorre steppe senza fine, invade strette vie e autostrade e ricade sulle spine delle sue rose-

-Cuore piccolo cuore, una nuova estate sbatte le porte, chiama incessantemente le mani-

-Amico caro amico, sono e siamo irraggiungibili. Cristalli e foglie disegnano un luogo che non c'è e ci imprigionano. Resta fuori l'insoluto voluto. Fuori restano i volti bianchi di morte apparente e neri di sentimenti inutili. Fuori resta l'incomprensibile di buie voci irose e sottili, mugolii di miserie non celate.
E "soffierò quella bolla meravigliosa, la luna, cantando la canzone giacinto delle stelle probabili".
L'estate è vicina. Sulle fronde più alte cade ancora la neve e riempie i pendii sempre candidi. Se passi di là, pianta un ciclamino rosso che raggiunga il mio cuore-

-Cuore piccolo cuore, finisce il cielo, cominci tu-

Che la vita vi sorrida!
Scritto da Violaneve, 25.3.2014


Da Evelin64 per voi che leggete:
Un percorso colmo di emozioni, quello che mi ha portata a conoscere, attraverso il blog, tante belle persone, le stesse che mi hanno aiutata a superare le paure e che mi hanno arricchita interiormente.
Certo, 5 anni sono tanti e forse un po' di stanchezza morale è normale, ma non per questo dimentico il percorso fatto, insieme alle tante storie che ho scritto e raccontato.
Il mio è un arrivederci, forse a presto o forse piu' in la' nel tempo.
Vorrei ringraziare tutti con semplici parole, quelle parole che porto nel cuore e che sento di voler affidare a coloro che mi hanno seguita per tanto tempo:
Grazie...il mio blog si è arricchito con i vostri interventi e con le riflessioni di tutti voi. Mi avete dato veramente tanto, senza di voi il mio blog non avrebbe avuto senso di esistere.
Auguro a tutti voi buona vita virtuale, confidando che un giorno ci rincontreremo per riprendere da dove mi sono fermata.
Evelin64 :bye
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-Cuore piccolo cuore, al nuovo sole apri la porta. I suoi raggi penetrino da parte a parte frugando dentro le vene e facendo sanguinare il tuo sorriso- -Amico caro amico, cammini lontano e la tua voce chiara resta fuori di me. Questo mondo fermo, questo regno di silenzio lucente, nessun canto può...
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...la nonna è tornata bambina...

23 marzo 2014 ore 14:11 segnala
Una nonna tornata bambina, una tenera creatura che non sa parlare, non sa mangiare e non sa camminare. Ha grandi occhi grigi che guardano nel vuoto, a volte pieni di gioia, a volte di disperazione. Ha un mondo tutto suo, un mondo speciale, senza tempo, senza spazio, senza luogo. Ti guarda negli occhi dalla sua poltrona ed è come se volesse raccontarti una vita che non ricorda piu'. Non sa di avere figli, non sa di avere amato un uomo, non si è accorta che adesso lui non c'è piu'. È cosi' diversa adesso, ma conosce il tuo nome, non sa chi sei, ma è sempre gentile. Quando riesce a parlare, si rivolge a te dandoti del lei...non ricorda piu' le carezze rassicuranti che ti faceva, quando eri avvolta fra le sue braccia.
Adesso sei tu ad accudirla, che le dai da mangiare e la rassicuri che la sua mamma è uscita. ma che tornerà presto...
La nonna non si vergogna piu' e non arrossisce piu' come un tempo.
Adesso si spegne giorno dopo giorno, come una candela sotto una campana di vetro. Il suo sguardo è sempre piu' assente, le sue mani tremano sempre di piu'.
Tu non puoi fare altro che assistere a questo doloroso calvario. Resti impotente di fronte ad una realtà cosi' crudele, che ti sta privando della persona, che piu' di ogni altra, ti ha insegnato i primi passi della tua vita...

Stare vicino ad un malato di Alzheimer comporta sopportare un dolore sordo, un dolore che pero' puoi attutire, occupandoti della persona con tutto l'amore che merita.

Hanno bisogno di sapersi orientare, per cui è sempre utile aggiornarli sulle date, sui luoghi e gli spazi. Tendono a nascondere oggetti, i quali nella loro mente significano "patrimonio", e possono essere le chiavi, la borsetta, il portafoglio, ecc... In quei casi sarebbe opportuno cambiare le chiavi, mettendo nel portachiavi abituale, delle chiavi vecchie, che non aprono piu' nulla. Sostituire il portafoglio, inserendo in quello nuovo i documenti e le cose importanti, lasciando quello vecchio abituale al malato, in modo che possa ancora avere un riferimento al "suo patrimonio". La borsetta va sempre ricordata, in modo che la persona malata abbia riferimento alla "sua casa", poichè essa nella borsetta conserva "tutti" i suoi averi. Una sedia a dondolo vicino alla finestra, li aiuta a dondolare i pensieri e a calmare la rabbia di non saperli piu' ordinare. Mai fare domande usando la parola "perchè", li irrita per il motivo che non saprebbero piu' dirlo il perchè di una cosa. Ricordare loro il passato e finire una conversazione sempre con un ricordo positivo, poichè essi hanno bisogno di riavere la loro dignità. Accettare il mutamento di umore, in quei momenti essi cercano di ricordare dove sono e chi sono. Non lasciarli mai soli fuori dalle loro quattro mura, poichè hanno perso l'orientamento insieme ai ricordi del loro passato...

Abbiatene cura, i nostri anziani sono il patrimonio del nostro futuro :rosa
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Una nonna tornata bambina, una tenera creatura che non sa parlare, non sa mangiare e non sa camminare. Ha grandi occhi grigi che guardano nel vuoto, a volte pieni di gioia, a volte di disperazione. Ha un mondo tutto suo, un mondo speciale, senza tempo, senza spazio, senza luogo. Ti guarda negli...
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...senza perdono...

19 marzo 2014 ore 07:20 segnala
Forse quella mattina sentivi nell'aria che qualcosa non andava. Un silenzio irreale in quella casa, che per un attimo ti ha fatto pensare che fosse tornata la quiete. La sera prima, mamma e papà hanno litigato ancora. Sempre quelle parole, urlate come una difesa estrema: "no, devi lasciarci in pace, vattene!" Si', erano le parole che ultimamente si sentivano spesso nella vostra casa, un tempo colma d'amore e di armonia. Ti alzi dal letto e percorri il corridoio a piedi nudi. Senti delle voci sommesse, non erano le solite urla che ti destavano quasi ogni mattina. Davanti alla porta chiusa della cucina hai sentito la voce alterata di papà. Un'angoscia tremenda ti ha paralizzato davanti alla porta ora socchiusa. Uno sguardo all'interno e l'orrore fu li', davanti e dentro ai tuoi occhi. Papà ha preso il coltello della cucina, quello che la mamma usava per tagliare le fettine di carne... si accaniva sulla tua mamma con venti, trenta, troppi fendenti, i quali l'hanno fatta scivolare esanime a terra in un lago di sangue...

I figli delle vittime del "femminicidio" subiscono un trauma doppiamente grave, poichè nel momento in cui viene a mancare la loro mamma, inevitabilmente devono fare i conti che è morta per colpa del loro papà. Non torneranno mai piu' i bambini che erano, non avranno mai piu' nel cuore il sentimento di fiducia, poichè in quel momento riceveranno la percezione che si puo' morire per amore dei figli, nonostante essi spesso siano la "causa" di quell'amore sbagliato.

A quei papà che uccidono le mamme dei loro figli, vorrei poter dire che non avranno mai il perdono di questi ultimi, poichè essi non saranno in grado di accettare che un uomo uccida per amor proprio, dimenticandosi di chi ha generato il frutto di quell'amore e del frutto stesso...



Da "LA STAMPA Cronache":
Ci sono altre vittime del femminicidio. Vittime di cui quasi nessuno parla mai, travolti dall’orrore di una violenza che confonde l’amore con il possesso. Vittime che non sono sotto i riflettori, perché minorenni. Ma proprio per questo più a rischio, infilati in percorsi fatti di affidamenti, adozioni, tribunali dei minori. Che fine fanno queste vittime?, che strumenti hanno e che strumenti fornisce loro la società per superare il trauma di un padre che uccide la propria madre?, come crescono?

Orfani, con due genitori scomparsi, o nella migliore delle ipotesi con uno dei due in carcere per ciò che ha fatto all’altro, questi bambini vengono scordati. Sono un esercito, ma nessuno se ne accorge. Oltre 1500 in Italia, secondo uno studio che sta portando avanti la dottoressa Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia all’Università Seconda di Napoli, consulente dell’Onu, della Nato e dell’Ocse in materia di violenza contro le donne e i bambini. Lo studio prende in esame i casi di bambini vittime del femminicidio tra il 2000 e il 2013 e dimostra una cosa: in Italia non esistono protocolli, percorsi, strumenti che offrano a questi orfani una vita migliore.
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Forse quella mattina sentivi nell'aria che qualcosa non andava. Un silenzio irreale in quella casa, che per un attimo ti ha fatto pensare che fosse tornata la quiete. La sera prima, mamma e papà hanno litigato ancora. Sempre quelle parole, urlate come una difesa estrema: "no, devi lasciarci in...
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...sul sentiero della vita...

17 marzo 2014 ore 19:18 segnala
Quel giorno eri seduta sul prato verde, con le gambe distese e con le mani a toccare il tappeto erboso. Accarezzavi quel verde che brillava nei primi raggi di sole, mentre osservavi le goccioline di rugiada che scivolavano lungo le foglie strette. Il tuo sguardo si poso' poco piu' in la', ti colpi' il colore di quelle foglie, un po' piu' scure, con delle protuberanze sottili, quasi a formare un disegno che alludeva alla morbidezza del velluto. Intorno a questa piantina tenace, con delle radici che sembravano profonde, vi era pero' del terreno fangoso, come a voler affondare la piantine nel suo interno. Presa dalla voglia di tastare la consistenza di questa strana piantina, hai scelto di estirparne una piccola fogliolina. Certo, presa da sola non dava alcun senso di forza e vitalità, pero' mentre stringevi quella fogliolina fra le mani, ti sei sentita pungere dalla sua punta traditrice.  È stato in quel momento che la mente ti ha portata indietro nel tempo, quando la nonna ti insegnava a difenderti nella vita. Sentivi  ancora le sue parole, mentre con fare deciso ti spiegava "vedi piccina mia, le persone cattive sono come le erbacce, anche se estirpi le sue foglie, torneranno rigogliose a contaminare il prato della bontà".

La vita alle volte ci costringe a percorrere un sentiero a piedi nudi, forse per darci modo di sentire il dolore mentre si calpesta l'erba cattiva che ti punge a tradimento.
Per questo son del parere che camminare a testa alta, comporta saper riconoscere una pianta d'amore da quella della cattiveria....
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Quel giorno eri seduta sul prato verde, con le gambe distese e con le mani a toccare il tappeto erboso. Accarezzavi quel verde che brillava nei primi raggi di sole, mentre osservavi le goccioline di rugiada che scivolavano lungo le foglie strette. Il tuo sguardo si poso' poco piu' in la', ti colpi'...
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...gli occhi della vita...

15 marzo 2014 ore 08:42 segnala
La prima cosa che ricordo di aver visto ed amato di Lei, di mia Madre, non è il seno caldo che mi nutriva, nè le braccia culla e nemmeno la voce che mi aveva galleggiata nel suo tepore. No, la prima cosa furono i suoi occhi: grandi, color della terra, ridenti. Più tardi, ogni volta che correvo per i sentieri della campagna intorno a casa, pensavo: - corro negli occhi di mamma -. Invece, se mi rotolavo nell'erba alta lungo il fiume, verde dalle mille sfumature, ero immersa negli occhi di mio padre.
Ho passione per gli occhi ed i loro colori. Sono tanti e così diversi ed ognuno contiene un'anima. Li leggo, cercando di non sbagliare. Scendo giù, fino in fondo, come lanciandomi in precipizi di pensieri e sentimenti. Dolci pendii a volte. Talora più aspri. Ma tutti densi, e mi viene la voglia matta di afferrare quegli azzurri, quei neri, quei verdi, quei castani dorati...e farne sfondi per la mia vita. Ho compiuto viaggi in tanti mondi attraversando iridi tranquille o in tempesta, dolci o tristi, fosche di dolori lì trattenuti o aquiloni gonfiati da gioie improvvise. Negli occhi c'è la vita, con le sfumature più impensabili a renderla preziosa e infinite diramazioni da e verso l'anima, ad incatenarla. La prima volta, avevo sette anni, che mio padre mi regalò un libro, Piccole donne, i suoi occhi luccicavano come se mi stesse donando una pietra preziosa. Mi incoraggiavano. Lo aprii e ad alta voce cominciai a leggere. Ecco, ora il suo verde era muschio soffice: amai quel libro e ancor oggi associo la mia passione per la lettura al verde degli occhi di mio padre. L'amore per la poesia nasce invece dagli occhi della mia maestra, Rosa: erano solenni nel loro morbido nero di velluto e le spesse lenti dei suoi occhiali me li facevano apparire felicemente stralunati quando, girando tra i banchi, recitava "X Agosto" o "M'illumino d'immenso"... E negli occhi del mio primo amore, un azzurro chiarissimo, navigavo come sulle acque di quel lago dove spesso ci recavamo in barca.
E di recente, Evelin, nei tuoi occhi di smeraldo, ho scorto la generosità che ti spinge verso chi soffre. Li tendi quei tuoi occhi come fossero braccia lunghissime e calde, per donare carezze dal cuore. Un cuore puro e generoso che neppure le delusioni più cocenti riescono a fermare...questo ho amato e amo di te e i tuoi occhi sono un dono prezioso.
Occhi, colori, parole, in prosa e in versi. Conoscenza, bellezza: mantello appassionatamente bianco della mia vita.
"Qualcosa che resti su di me, un abbaglio dal tuo volto, perché brillino di bellezza i miei occhi.Qualcosa che resti del tuo sguardo nel mio sguardo..."

Scritto da ViolaNeve il 14.3.2014
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La prima cosa che ricordo di aver visto ed amato di Lei, di mia Madre, non è il seno caldo che mi nutriva, nè le braccia culla e nemmeno la voce che mi aveva galleggiata nel suo tepore. No, la prima cosa furono i suoi occhi: grandi, color della terra, ridenti. Più tardi, ogni volta che correvo per...
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...sola e abbandonata...

12 marzo 2014 ore 17:32 segnala
Una chiamata all'alba: "Potete venire? C'è una signora anziana alla finestra della sua casa che chiede aiuto!"
Il luogo era isolato, una casa semidiroccata in aperta campagna. Tre cani denutriti facevano la guardia ad una porta chiusa dall'interno. Alla finestra una donna anziana, chiedeva aiuto, ormai con un filo di voce. Non vi era modo di entrare in quella casa, poichè i cani inferociti dalla nostra presenza ringhiavano ad ogni nostro movimento. Chiamammo la polizia e contemporaneamente il veterinario. Dopo mezz'ora che eravamo sul posto, finalmente si apri' quella porta, pesante come un macigno sulla coscienza. Già dai primi gradini ci accolse un odore nauseabondo, di escrementi e di vomito, ma arrivati in sommità, cio' che ci attendeva era ancora peggio! Un pavimento di sangue, di resti di una bestiola che doveva essere un gatto, di urina persa per paura di non vedere il nuovo giorno... Ancora accanto alla finestra, c'era lei, Erika, una donnina di 86 anni, minuta e spaventata. Il suo braccio sinistro aveva una strana angolazione, il quale lei teneva avvolto in una sciarpa che tempo fa doveva avere uno sgargiante color rosa. Denutrita ed estremamente disidratata fu la prima diagnosi che constatammo, pero' vi era sicuramente qualcos'altro che ci sfuggiva, in quel momento di forte angoscia per noi. Una rapida occhiata all'interno della cucina, ci fece scoprire un'ammasso di stoviglie, di pentole, e tutto cio' che poteva servire ad Erika, per aiutarsi a non morire di fame. Solo che mancava ogni traccia di alimento, non vi era assolutamente nulla che potesse far pensare che questa donna avesse mangiato qualcosa nell'ultimo mese! Si', solo quei resti di bestiola, indecifrata...
Nella stanza da letto ancora sangue ed escrementi, vestiti ammucchiati in una sporcizia inverosimile. Appeso al muro della stanza, un calendario con una data passata da tempo, ci fece capire che la donna minuta e ormai demente, è stata abbandonata a se' stessa da oltre tre mesi.
Sorrideva Erika, ci ringraziava per la visita e insisteva nel volerci offrire da bere e da mangiare. Disse che doveva fare la spesa, che da li' a breve dovevano tornare i suoi ragazzi da scuola. Parlo' di quattro figli, tre maschi ed una femmina, di un marito morto di fatica nella miniera di carbone e di quella casa isolata, come un rifugio alla sua mente labile...

Oggi Erika è ospite di una struttura adeguata alle sue esigenze. La demenza ha reso il suo carattere arrendevole, o forse lo è sempre stata, pero' tutt'oggi non ci spieghiamo il motivo, per il quale quattro figli abbandonino una madre, la quale forse per loro era solo un peso da non voler sobbarcarsi...
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Una chiamata all'alba: "Potete venire? C'è una signora anziana alla finestra della sua casa che chiede aiuto!" Il luogo era isolato, una casa semidiroccata in aperta campagna. Tre cani denutriti facevano la guardia ad una porta chiusa dall'interno. Alla finestra una donna anziana, chiedeva aiuto,...
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...piccolo grande Eroe...

09 marzo 2014 ore 14:47 segnala
Con quelle manine di bimbo di sei anni, Manuel accarezzava spesso i suoi sogni. Aveva nel cuore la paura di non riuscire a viverli tutti, quando l'oncologo gli disse con la dovuta cautela, che il suo cuoricino non poteva battere ancora a lungo. Aveva una lacrima sospesa fra le ciglia, le labbra serrate per fermare quella cascata di paure e speranze. Quel suo maglioncino, consumato ai polsini, lo faceva sembrare ancora piu' piccino. Era seduto su di una sedia troppo alta per lui e mentre penzolava con i piedini, mormorava la ninna nanna che la sua mamma gli cantava quando era ancora piu' piccino, quando poteva dormire ancora nel suo letto, accanto a quello del suo fratellino. Manuel era il piu' fragile, il piu' minuto e sicuramente quello che aveva piu' bisogno di cure. Alzo' il viso per cercare i miei occhi e con voce tremula chiese di poter gettare in aria i suoi sogni..."sai, poi quando cascano vanno a finire sulla testa delle persone che mi sono vicine...". I sogni di un bimbo di sei anni, sono sogni di innocenza, di speranza, di fiducia nei confronti della vita che lo ha appena visto bambino. Cosi' andammo fuori, sul prato ricoperto ancora di neve, per poter gettare tutti i suoi sogni nel cielo, quello stesso cielo che da li' a breve lo porto' con se per farlo dormire per sempre sulle nuvole... :rosa

Oggi Manuel non ha più paura del buio e si lascia prendere per mano, il suo angelo gli afferra delicatamente il braccino e lo conduce fra le stelle. Volano fra le meraviglie del firmamento, fino a giungere sulla Luna. Lì potrà continuare a raccogliere speranze ed ogni notte scenderà sulla terra per regalare un sogno a tutti i bambini sfortunati come lui, soffierà polvere di stelle sui loro visini tristi e addolorati. Poi ritornerà nel suo paradiso, spegnerà la luce e giocherà con le nuvole, con le meraviglie del firmamento, farà lunghe nuotate tra i goccioloni di pioggia, mangerà stelle luminose e volteggerà nel cielo senza cadere mai, con la sua veste bianca e candida. Dormirà in un angolo di luna, come cuscino un raggio di sole e nel suo pugno, in quella gelida manina, conserverà milioni di stelle che capovolgerà ancora come una grande nevicata sulla testa dei suoi amichetti...
Ogni giorno...pioverà amore dal cielo... :rosa

Piccolo grande eroe di tutti noi...Evelin64 e 65Claudia.

La storia di Manuel insegna a comprendere la vita come se fosse un viaggio in treno. Il suo viaggio è stato molto, troppo breve, ma ha fatto in tempo a farsi amare immensamente, da tutte le persone che lo hanno conosciuto ed ammirato per il suo grande coraggio. Quando ha lasciato questa terra, anche il cielo piangeva per lui... :rosa
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Con quelle manine di bimbo di sei anni, Manuel accarezzava spesso i suoi sogni. Aveva nel cuore la paura di non riuscire a viverli tutti, quando l'oncologo gli disse con la dovuta cautela, che il suo cuoricino non poteva battere ancora a lungo. Aveva una lacrima sospesa fra le ciglia, le labbra...
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...in fondo al tunnel...

06 marzo 2014 ore 11:17 segnala
Un tappeto di erba secca la tua vita, dove consumavi il tuo bisogno di evadere la mente. Pensieri ignoti nella tua testa spenta, come una candela consumata dal soffio del vento. Nel tuo cuore ormai arido, solo frammenti di emozioni, le quali lasciavano poco spazio al tuo perenne stato di incoscienza. Inutili i tentativi di uscire alla luce, per la quale troppe volte hai combattuto invano. Nelle tue vene un veleno trasparente, come trasparente eri tu sotto la coperta del cielo. Accovacciato nel tugurio del tuo mondo astratto, hai dato fondo al miserabile desiderio di annientarti. Un ultimo foro nella tua pelle disidratata come catrame d'asfalto, ha lasciato nell'erba secca il rifiuto della tua lunga agonia. Erano neve i tuoi bisogni e come neve al sole si son sciolti i tuoi valori. Hai toccato il fondo sotto un albero maestoso, dove la fretta di annientarti ha consumato pietosamente quella tua ossessione fatale. Da quel tunnel nel quale sei entrato raccontandoti delle bugie, non hai saputo uscirne piu, neanche per l'unica verità che cercava di tenderti ancora la mano...


Chi fa consumo di "veleno trasparente" sa benissimo che lo porterà a sciogliersi come la neve al sole. Forse esso cercava nella trasparenza, quel mondo che ai suoi occhi è solo un veleno che lo faceva apparire per cio' che era :rosa
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Un tappeto di erba secca la tua vita, dove consumavi il tuo bisogno di evadere la mente. Pensieri ignoti nella tua testa spenta, come una candela consumata dal soffio del vento. Nel tuo cuore ormai arido, solo frammenti di emozioni, le quali lasciavano poco spazio al tuo perenne stato di...
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...volto pagina...

04 marzo 2014 ore 13:35 segnala
Il passato alle volte ritorna, nel momento in cui una determinata esperienza ci porta a ricordare un percorso, magari irto di ostacoli o colmo di malumori.
Oggi che i blog sono tornati "vivibili", ho deciso di voltare pagina. Sono cresciuta tanto negli ultimi anni, ovviamente mi riferisco al contesto in cui mi trovo adesso.
Mi son dovuta confrontare spesso con cio' che il WEB consente, ossia i giudizi superficiali da parte di persone che sfogano le frustrazioni protetti dal monitor. Comunque sia, sono riuscita a mantenere il mio equilibrio, anche se a volte, esasperata oppure oppressa, ho difeso i miei spazi e la mia dignità di persona. Bene, tutto cio' lo lascio alle spalle, dimostrando una maturità che forse dovrebbe appartenere anche ad altri qui dentro. Ma come sostengo sempre, ognuno è responsabile delle sue azioni.
Evelin64 tornerà a scrivere le sue storie di vita, di disagi e malesseri delle vittime della società. Non badero' piu' a coloro che, nei loro blog o nelle loro bacheche, infangano altri per poter emergere. Sono cosciente del fatto che non mi posso confrontare con simili soggetti, poichè bloccata da loro, pero' per me non è importante il confronto stesso, quanto dimostrare con un comportamento consono al contesto, di essere persona sicuramente rispettosa del prossimo.
Buon blog a tutti...che vi arrivino i consensi che meritate...Evelin :rosa
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Il passato alle volte ritorna, nel momento in cui una determinata esperienza ci porta a ricordare un percorso, magari irto di ostacoli o colmo di malumori. Oggi che i blog sono tornati "vivibili", ho deciso di voltare pagina. Sono cresciuta tanto negli ultimi anni, ovviamente mi riferisco al...
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