INVENTARIO

16 ottobre 2021 ore 21:14 segnala
Una pietra
due case
tre ruderi
quattro becchini
un giardino
dei fiori

un orsetto lavatore

una dozzina d'ostriche un limone un pane
un raggio di sole
un'onda di fondo
sei musicisti
una porta col suo zerbino
un signore decorato con la légion d'onore

un altro orsetto lavatore

uno scultore che scolpisce Napoleoni
un fiore chiamato fiorrancio
un esattore delle tasse una sedia tre tacchini
un ecclesiastico un foruncolo
una vespa
un rene mobile
una scuderia di corse
un figlio indegno due frati domenicani tre cavallette uno strapuntino
due puttane uno zio Cipriano
una Mater dolorosa tre padri come zucchero due capre di
Monsieur Seguin
un tacco Luigi XV
una poltrona Luigi XVI
un buffé Enrico II due buffé Enrico III tre buffé Enrico IV
un cassetto scompagnato
un gomitolo di spago una spilla da balia un anziano signore
una Vittoria di Samotracia un contabile due aiutocontabili
un uomo di mondo due chirurghi tre vegetariani
un cannibale
una spedizione coloniale un cavallo intiero una mezza pinta
di buon sangue una mosca tse-tse
un gambero all'americana un giardino alla francese
due mele all'inglese
un occhialetto un domestico un orfanello un polmone di
acciaio
un giorno di gloria
una settimana di bontà
un mese di Maria
un'annata terribile
un minuto di silenzio
un secondo di disattenzione
e...

cinque o sei orsetti lavatori

un ragazzino che entra a scuola piangendo
un ragazzino che esce da scuola ridendo
una formica
due pietrine per l'accendino
un paesaggio con tanta erba verde
una mucca
un toro
due amori belli tre grandi organi un vitello alla marengo
un sole d'Austerlitz
un sifone di Seltz
un vino bianco limone
un Pollicino una solenne processione un calvario di pietra
una scala di corda
due sorelle latine tre dimensioni dodici apostoli mille e una
notte trentadue posizioni sei parti del mondo cinque punti
cardinali dieci anni di buono e onesto servizio sette
peccati capitali due dita della mano dieci gocce prima
dei pasti trenta giorni di prigione di cui quindici di
isolamento cinque minuti d'intervallo

e...

molti orsetti lavatori.

(Prevert)
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Una pietra due case tre ruderi quattro becchini un giardino dei fiori un orsetto lavatore una dozzina d'ostriche un limone un pane un raggio di sole un'onda di fondo sei musicisti una porta col suo zerbino un signore decorato con la légion d'onore un altro orsetto lavatore uno scultore che...
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16/10/2021 21:14:58
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Storie di musica: Jim Morrison

03 luglio 2021 ore 22:51 segnala


Parigi, 3 luglio 1971 - l'ultima notte di Jim Morrison


C'è qualcuno che sa di essere vivo qui stasera?

James Douglas Morrison

"La vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità, apre tutte le porte, e voi potete passare per quella che preferite."

In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro sia nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, non in modo fluido e aggraziato, ma con brevi passi saltellanti e moto a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù. Si muoveva come un indiano d'America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell'esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l'altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia.

Frank Lisciandro, Jim Morrison. Diario fotografico

O grande creatore dell'essere,
Concedici un'altra ora per eseguire la nostra arte
E perfezionare le nostre vite.
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« immagine » Parigi, 3 luglio 1971 - l'ultima notte di Jim Morrison « video » C'è qualcuno che sa di essere vivo qui stasera? James Douglas Morrison "La vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità, apre tutte le porte, e voi potete passare per quella che preferite." In scena J...
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Storie di musica: Thelonius Monk

14 giugno 2021 ore 22:36 segnala

Mi chiamo Monk, Thelonius Monk
E ho qualcosa in testa che vi devo proprio raccontare
Ogni silenzio è diverso da un altro

Ci sono silenzi di cui non ci accorgiamo
Altri che ci prendono alle spalle e ci imprigionano nel gelo
Silenzi che ci cullano
E altri che ci riempiono di inquietudine
Silenzi che rendono tutto più chiaro, come una vampata di luce
E silenzi oscuri, in cui brancoliamo storditi
Silenzi in cui nasce una bufera di pensieri
E silenzi che generano altri silenzi da cui altro silenzio nasce

Tra una parola e l’altra c’è sempre un breve silenzio
In cui puoi sentire il respiro e il pensiero
E nel concerto, una sola nota e poi silenzio
E il silenzio dopo una nota diventa silenzio prima di qualcosa, silenzio che attende
Blues, urlo, sparo o voce amica
La natura, la notte, la malattia, hanno musiche di silenzio
E così gli sguardi d’amore e la notte prima della battaglia
E ci sono silenzi che parlano
E altri che si chiudono dietro di sé come una porta di acciaio
Il silenzio del malato nel letto
E degli amanti che dormono
Il silenzio del crepuscolo con Nellie
Della mia solitudine vicina e della tua voce lontana

Misterioso, Omaggio a Thelonius Monk
Stefano Benni
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« immagine » Mi chiamo Monk, Thelonius Monk E ho qualcosa in testa che vi devo proprio raccontare Ogni silenzio è diverso da un altro Ci sono silenzi di cui non ci accorgiamo Altri che ci prendono alle spalle e ci imprigionano nel gelo Silenzi che ci cullano E altri che ci riempiono di inquietudi...
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Il cavalluccio rosso

08 giugno 2021 ore 00:02 segnala



Signor Armando Trolla .. che è successo ? E che è successo…dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è il suo genetliaco, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ha detto: voglio un cavalluccio… Dice, però ha precisato: lo voglio rosso! Io quasi come se avessi avuto un presentimento, ho detto: Geppì, bello dd'o zio, ma per forza rosso deve essere il cavalluccio? Per forza rosso! Mi dovete credere ho girato tutto il mercato, tutto il Rione Mercato, non si trova un cavalluccio rosso…. Nientemeno .. ?? Nun si trova ! Tant'è vero che quando io l'ho visto… guardate l’ho visto …questo è l'ultimo cavalluccio che si fa a Napoli, nun se fà cchiù, … dopo devono venire dal Giappone… talmente dall'emozione, che io ho pigliato, ho fermato la macchina e… non capivo più niente…….e l'ho lasciata aperta…

Nooo, ma io l’ho lasciata aperta per un minuto, perché tenevo un occhio al cavalluccio e un occhio alla macchina e infatti ho visto questo giovane criminale che entrava dentro alla macchina. Allora quando ho capito il pericolo, no ??? Ho scostato la signora, è vero signora??? Eee, ha scostato, voi mi avete buttato per aria, se non era pe’ sto giovanotto che mi manteneva mi avevate buttato lunga lunga a terra !!! E’ stato proprio così è stato, quello se non ci stavo io, la signora andava certamente per terra. .. Va be’, insomma ho allontanato la signora e sono corso verso la macchina, mi sono tuffato dentro alla macchina ho acchiappato, l’ho acchiappato per le cosce a questo giovane criminale, no ??? E lo tiravo, e lui tirava, e io lo tiravo.. Avete presente il capitone ??? Facevo come il capitone.. A un certo momento niente, mi è sfuggito dalle mani e forse non è stata, è stata la Madonna del Carmine, perché guardate se io lo acchiappavo con queste stesse mani, guardate io oggi l’avrei ucciso !!!!

Galano Alfonso Dottore, nello incidento di primo , il giovanotto ha perso la catenina, se col suo permesso s'a po ghi a piglià! Và cicci và ...ca o'dottore è cosa nostra!

Non è possibile più, è una giungla ! Avete presente il film “Giungla d’asfalto”? E’ tale e quale! E’ tale e quale! Le guardie non ci sono, escono solamente per fare le multe, poi spariscono! Lo Stato è assente, lo Stato è assente, non è possibile una persona per bene quann’ esce ‘a matina sapite per avere un poco, un poco poco di sicurezza, dovrebbe uscire con la pistola qua comm ‘a Tom Mix, v’o ricurdate a Tom Mix?
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« immagine » Signor Armando Trolla .. che è successo ? E che è successo…dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è il suo genetliaco, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ...
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Storie di musica: Nick Drake

07 febbraio 2021 ore 20:57 segnala



Nick Drake "Pink Moon" - Sono le due di notte del 1 novembre 1971; Nick Drake posa la chitarra a terra. Quella bella cosa che è "Pink Moon" ora è nelle mani di John Wood, il tecnico delle registrazioni. Drake ha fatto fatica a cantare e suonare insieme, ma per ventotto minuti c'è riuscito, per undici canzoni. Per tutto il tempo John Wood, la sola unica persona con Nick dentro i Sound Techniques di Londra, ha spostato i microfoni, ha avvicinato Drake al muro, lo ha fatto suonare in piedi e poi seduto. Sembrava volesse catturarla viva quell"onda che usciva dalla chitarra di Nick, portarla a se coi piedi ancora scalzi e il respiro accellerato di una creatura appena nata e già incantevole.
Drake si danna perché commette errori mentre suona, perché le unghie si spezzano, perché il suo amico e produttore Joe Boyd è dall'altra parte dell'oceano, ben vestito dentro una vita completamente diversa. Vorrebbe non essere visto nemmeno da Wood mentre suda Nick, mentre sta a colloquio con se stesso e balbetta, mentre non trova il modo di far intendere la chitarra con la voce, le cose visibili con quelle che non ci sono. Ma anche così è un uomo perfetto, un uomo superiore; anche quando le corde della sua Martin si rompono due o tre volte mentre fa "Horn", anche quando vacilla e quasi preferisce il male di andarsene al bene di resistere.
Il potere annullante della depressione è li insieme a Nick, la sua ombra sulla parete, una sagoma nera e ruvida con i capelli unti, la mani sporche di nicotina, la cenere sui pantaloni. Sembra non saperlo Nick che fuori c'è il mondo, dove la gente ha pensieri deliziosi, dove le labbra mostrano sorrisi e naturalmente ognuno prova a vivere, ad invecchiare, a sognare qualcosa di straordinario.
Immersa nel silenzio parte "Things Behind The Sun", poi "Place To Be", "Road", "Free Ride", "Pink Moon" con qualche nota di pianoforte, le altre; ognuna con una struttura completamente diversa, con Drake che entra con la sua voce intima, vicina, fregandosene del giro della chitarra, quasi sempre tra due accordi creando straniamento, stupore, mistero.
Ha male dappertutto Nick appena ha finito le note, terminato le parole; nelle dita che hanno suonato divinamente nonostante tutto, nella bocca amara che ha masticato il fumo del tabacco e della solitudine, nel cuore che come un pallone è stato calciato via.
Drake vuol sapere da Wood se in realtà tutto è stato registrato, se si vedono bene le persone dentro "Pink Moon", quelle di una vita che sono cresciute e andate via, se si sente il pandemonio della fame, della terra gelata, della pioggia, della siccità.
Wood guarda quell'omone enorme con le spalle curve, bellissimo, e non ce la fa a rompere il silenzio, a salvargli l'anima, ad abbracciarlo in quel posto lontano dove è finito.
Drake se ne va fuori tra i cani randagi, con il suo cappotto bucato, in mezzo alla nebbia che non fa vedere le stelle chiare, quel poco di luna prima che tramonti.
Qualche mese dopo esce il disco, esce "Pink Moon";
una conversazione folk fatta da un poeta che muore qui una prima volta, morso dappertutto e da chiunque senza ricordare dove di preciso, soprattutto nel bordo della sua intimità, fin dentro quelle rose senza spine che erano e ancora sono le sue canzoni.
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« immagine » Nick Drake "Pink Moon" - Sono le due di notte del 1 novembre 1971; Nick Drake posa la chitarra a terra. Quella bella cosa che è "Pink Moon" ora è nelle mani di John Wood, il tecnico delle registrazioni. Drake ha fatto fatica a cantare e suonare insieme, ma per ventotto minuti c'è ri...
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Voli pindarici

22 dicembre 2020 ore 23:15 segnala
Certe sere mi siedo davanti alla tv e non ricordo più dove ho messo il telecomando e ripiego sulla musica.
Come stai?
E’ la frase d’esordio del mondo che ho intorno.
Questa è la frase d’esordio di una canzone. Cosa volete che vi dica? di cosa volete che vi parli? Di cosa mi piacerebbe fare?
Mi accorgo del silenzio inadeguato, non mi assolvo, non sono un prete. Che abbiano uno svuotatoio i preti? che ad ascoltare i peccati del mondo, forse si diventa demoni.
La mia capsula è di metallo, credo una lega di carbonio e titanio, da quello che mi dicono e le parti in ceramica non ho mai capito, a cosa servano.
La mia capsula ha forma cilindrica, un’enorme lattina di birra. Il mio spazio vitale è tutto lì, al minimo di uno schermo, un finestrino. E tolgo tolgo tolgo. E tolgo perché cerco l’essenziale, perché ho bisogno di concretezza, di un punto fermo. Se mi alzo devo piegare un poco le spalle, per non battere la testa. Se mi alzo è perché ho bisogno del bello. Forse dovremmo inventarci spazi, che sciocchezza, come se non ci a avessi mai provato.
L’orbita è sempre uguale e fissa. Gira, gira, gira attorno. Qui da noi, nelle orbite, ci sono cieli di carta e memorie di nuvole che ci vuole tempo perché sgomberino.
Se sono fortunata, l’oblò della capsula è rivolta verso la terra e posso immaginare di vedere laggiù. Mi sembra di provare nostalgia, in quei casi. E quasi mi manca la pioggia nel cortile, i piedi che fanno il salto nelle pozze. E’ un pensiero così persistente che sembra stupido.
Alle volte incrocio un’altra capsula che vaga in orbita. Non so perché ma le capsule degli altri, a me sembrano sempre molto più comode.
Ci sono capsule che dentro hanno il mare calmo, capsule che dentro hanno le fatine,la ballerina del carillon, i Miominipony e Toro Farcito. Ma vi assicuro che ci sono capsule che dentro hanno tutti i mostri, che delle volte anche senza guardarle, li vedi anche da fuori, i mostri, che delle volte vi basta guardarle un attimo e lo vedi, che dentro hanno i mostri.
Quando ci incrociamo abbastanza vicini, riusciamo a scambiarci due parole. Poi di nuovo silenzio, le orbite non permettono lunghe conversazioni e allora Miles Davis a volume 3 e mezzo, quasi quattro.

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Certe sere mi siedo davanti alla tv e non ricordo più dove ho messo il telecomando e ripiego sulla musica. Come stai? E’ la frase d’esordio del mondo che ho intorno. Questa è la frase d’esordio di una canzone. Cosa volete che vi dica? di cosa volete che vi parli? Di cosa mi piacerebbe fare? Mi...
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22/12/2020 23:15:51
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DOVE FINISCONO I PALLONCINI

06 ottobre 2020 ore 22:07 segnala


"... anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo perso, che idioti!, cosa stavamo facendo quando li abbiamo persi, cosa avremmo potuto fare per non perderli mai..."
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« immagine » "... anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo pers...
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06/10/2020 22:07:35
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ANDARE VIA, LONTANO

04 ottobre 2020 ore 00:14 segnala


Un giorno voglio andare a vedere il mare, un mare lontano, come quello dei posti del nord, fatti d'erba e pietre e mare scuro che sbatte sugli scogli e fa la schiuma bianca come la birra che sembra che il nero scenda dal bianco e non viceversa, che ti annegherà. E quel bianco, è il vero colore del mare e il mio vero colore è il rosso, perché per vedere il vero colore delle cose, bisogna sbatterle le cose, sbatterle forte.
Il mare che sbatte come su certi fiordi dove l'erba è fin sul mare e ti vien voglia di levarti le scarpe e sentirla viva che ti cresce sotto e senti il sale dell'atlantico nell'aria e di conchiglie e ossi di seppia che respiri e pensi a joyce e melville e a tutte le pagine di mare e terra e scogli duri e vite lontane e ci sei davanti e le magie si mischiano, quella delle pagine e quella dei posti, e coincidono e si sommano dentro. E respiri sale bianco d'un mare nero e profondo, calpestando erba verde che nasce dalle rocce.
E non sei più sola.
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« immagine » Un giorno voglio andare a vedere il mare, un mare lontano, come quello dei posti del nord, fatti d'erba e pietre e mare scuro che sbatte sugli scogli e fa la schiuma bianca come la birra che sembra che il nero scenda dal bianco e non viceversa, che ti annegherà. E quel bianco, è il v...
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04/10/2020 00:14:40
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AUTUNNO

27 settembre 2020 ore 21:29 segnala


L’autunno è arrivato. L'aria è gelida e le mani diventano fredde, quasi come fa il cuore in certi momenti, perché esistono anche le stagioni dell’animo e così, a volte, abitiamo terre solari, posti lontani dalla battaglia, dove per un po’ sconfiniamo, da zone di gelido vento.
C'è qualcosa di buono, questo sì, nel continuare a difendere le proprie fragilità, giorno per giorno, persi in un metro quadro o in una strada o in un supermercato o ancora in un giorno d'autunno.
Non c'è una scorciatoia, un passaggio più veloce per perdersi in un giorno felice, che prima arriva e poi se ne va, soffiato dal vento. E distesi per terra, possiamo pensare che sia già passato o illuderci e dirci che non sia ancora arrivato, perché poteva essere sole e invece è temporale.
A poterlo sapere. A poterlo sapere.


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« immagine » L’autunno è arrivato. L'aria è gelida e le mani diventano fredde, quasi come fa il cuore in certi momenti, perché esistono anche le stagioni dell’animo e così, a volte, abitiamo terre solari, posti lontani dalla battaglia, dove per un po’ sconfiniamo, da zone di gelido vento. C'è qu...
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27/09/2020 21:29:45
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IL DANNO

24 settembre 2020 ore 01:59 segnala


E finché non ti vedi, cercherai sempre nello sguardo di qualcuno, quell'amore, quelle conferme, quelle certezze che ti sono mncate per crescere consapevole di essere unico, meritevole, completo. La dipendenza affettiva non è una colpa, è un danno, un dolore non risolto. Un enorme buco nero che ti rende vulnerabile, fragile, facile preda. A grandi mani, dai ad altri quello che dovresti dare a te stesso. E ti fai male, elemosini, pretendi, ti svendi e ti fai umiliare per un tozzo d'amore, una carezza. A chi credi di amare chiedi inconsciamente di riparare il danno subito, non sai che nessuno può farlo e ti allontani.
Finché non capisci che quel danno rimarrà lì, irreparabile, cresciuto con te.
Finché non decidi se continuare a vivere come un albero appoggiato al supporto, morire inghiottito dal vuoto, o partorire da solo te stesso e ri-nascere.
Comunque vada, il conto è salato.