Storie di musica ~ Nick Drake ~

07 febbraio 2021 ore 20:57 segnala



Nick Drake "Pink Moon" - Sono le due di notte del 1 novembre 1971; Nick Drake posa la chitarra a terra. Quella bella cosa che è "Pink Moon" ora è nelle mani di John Wood, il tecnico delle registrazioni. Drake ha fatto fatica a cantare e suonare insieme, ma per ventotto minuti c'è riuscito, per undici canzoni. Per tutto il tempo John Wood, la sola unica persona con Nick dentro i Sound Techniques di Londra, ha spostato i microfoni, ha avvicinato Drake al muro, lo ha fatto suonare in piedi e poi seduto. Sembrava volesse catturarla viva quell"onda che usciva dalla chitarra di Nick, portarla a se coi piedi ancora scalzi e il respiro accellerato di una creatura appena nata e già incantevole.
Drake si danna perché commette errori mentre suona, perché le unghie si spezzano, perché il suo amico e produttore Joe Boyd è dall'altra parte dell'oceano, ben vestito dentro una vita completamente diversa. Vorrebbe non essere visto nemmeno da Wood mentre suda Nick, mentre sta a colloquio con se stesso e balbetta, mentre non trova il modo di far intendere la chitarra con la voce, le cose visibili con quelle che non ci sono. Ma anche così è un uomo perfetto, un uomo superiore; anche quando le corde della sua Martin si rompono due o tre volte mentre fa "Horn", anche quando vacilla e quasi preferisce il male di andarsene al bene di resistere.
Il potere annullante della depressione è li insieme a Nick, la sua ombra sulla parete, una sagoma nera e ruvida con i capelli unti, la mani sporche di nicotina, la cenere sui pantaloni. Sembra non saperlo Nick che fuori c'è il mondo, dove la gente ha pensieri deliziosi, dove le labbra mostrano sorrisi e naturalmente ognuno prova a vivere, ad invecchiare, a sognare qualcosa di straordinario.
Immersa nel silenzio parte "Things Behind The Sun", poi "Place To Be", "Road", "Free Ride", "Pink Moon" con qualche nota di pianoforte, le altre; ognuna con una struttura completamente diversa, con Drake che entra con la sua voce intima, vicina, fregandosene del giro della chitarra, quasi sempre tra due accordi creando straniamento, stupore, mistero.
Ha male dappertutto Nick appena ha finito le note, terminato le parole; nelle dita che hanno suonato divinamente nonostante tutto, nella bocca amara che ha masticato il fumo del tabacco e della solitudine, nel cuore che come un pallone è stato calciato via.
Drake vuol sapere da Wood se in realtà tutto è stato registrato, se si vedono bene le persone dentro "Pink Moon", quelle di una vita che sono cresciute e andate via, se si sente il pandemonio della fame, della terra gelata, della pioggia, della siccità.
Wood guarda quell'omone enorme con le spalle curve, bellissimo, e non ce la fa a rompere il silenzio, a salvargli l'anima, ad abbracciarlo in quel posto lontano dove è finito.
Drake se ne va fuori tra i cani randagi, con il suo cappotto bucato, in mezzo alla nebbia che non fa vedere le stelle chiare, quel poco di luna prima che tramonti.
Qualche mese dopo esce il disco, esce "Pink Moon";
una conversazione folk fatta da un poeta che muore qui una prima volta, morso dappertutto e da chiunque senza ricordare dove di preciso, soprattutto nel bordo della sua intimità, fin dentro quelle rose senza spine che erano e ancora sono le sue canzoni.
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Voli pindarici

22 dicembre 2020 ore 23:15 segnala
Certe sere mi siedo davanti alla tv e non ricordo più dove ho messo il telecomando e ripiego sulla musica.
Come stai?
E’ la frase d’esordio del mondo che ho intorno.
Questa è la frase d’esordio di una canzone. Cosa volete che vi dica? di cosa volete che vi parli? Di cosa mi piacerebbe fare?
Mi accorgo del silenzio inadeguato, non mi assolvo, non sono un prete. Che abbiano uno svuotatoio i preti? che ad ascoltare i peccati del mondo, forse si diventa demoni.
La mia capsula è di metallo, credo una lega di carbonio e titanio, da quello che mi dicono e le parti in ceramica non ho mai capito, a cosa servano.
La mia capsula ha forma cilindrica, un’enorme lattina di birra. Il mio spazio vitale è tutto lì, al minimo di uno schermo, un finestrino. E tolgo tolgo tolgo. E tolgo perché cerco l’essenziale, perché ho bisogno di concretezza, di un punto fermo. Se mi alzo devo piegare un poco le spalle, per non battere la testa. Se mi alzo è perché ho bisogno del bello. Forse dovremmo inventarci spazi, che sciocchezza, come se non ci a avessi mai provato.
L’orbita è sempre uguale e fissa. Gira, gira, gira attorno. Qui da noi, nelle orbite, ci sono cieli di carta e memorie di nuvole che ci vuole tempo perché sgomberino.
Se sono fortunata, l’oblò della capsula è rivolta verso la terra e posso immaginare di vedere laggiù. Mi sembra di provare nostalgia, in quei casi. E quasi mi manca la pioggia nel cortile, i piedi che fanno il salto nelle pozze. E’ un pensiero così persistente che sembra stupido.
Alle volte incrocio un’altra capsula che vaga in orbita. Non so perché ma le capsule degli altri, a me sembrano sempre molto più comode.
Ci sono capsule che dentro hanno il mare calmo, capsule che dentro hanno le fatine,la ballerina del carillon, i Miominipony e Toro Farcito. Ma vi assicuro che ci sono capsule che dentro hanno tutti i mostri, che delle volte anche senza guardarle, li vedi anche da fuori, i mostri, che delle volte vi basta guardarle un attimo e lo vedi, che dentro hanno i mostri.
Quando ci incrociamo abbastanza vicini, riusciamo a scambiarci due parole. Poi di nuovo silenzio, le orbite non permettono lunghe conversazioni e allora Miles Davis a volume 3 e mezzo, quasi quattro.

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Certe sere mi siedo davanti alla tv e non ricordo più dove ho messo il telecomando e ripiego sulla musica. Come stai? E’ la frase d’esordio del mondo che ho intorno. Questa è la frase d’esordio di una canzone. Cosa volete che vi dica? di cosa volete che vi parli? Di cosa mi piacerebbe fare? Mi...
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DOVE FINISCONO I PALLONCINI

06 ottobre 2020 ore 22:07 segnala


"... anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo perso, che idioti!, cosa stavamo facendo quando li abbiamo persi, cosa avremmo potuto fare per non perderli mai..."
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« immagine » "... anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo pers...
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ANDARE VIA, LONTANO

04 ottobre 2020 ore 00:14 segnala


Un giorno voglio andare a vedere il mare, un mare lontano, come quello dei posti del nord, fatti d'erba e pietre e mare scuro che sbatte sugli scogli e fa la schiuma bianca come la birra che sembra che il nero scenda dal bianco e non viceversa, che ti annegherà. E quel bianco, è il vero colore del mare e il mio vero colore è il rosso, perché per vedere il vero colore delle cose, bisogna sbatterle le cose, sbatterle forte.
Il mare che sbatte come su certi fiordi dove l'erba è fin sul mare e ti vien voglia di levarti le scarpe e sentirla viva che ti cresce sotto e senti il sale dell'atlantico nell'aria e di conchiglie e ossi di seppia che respiri e pensi a joyce e melville e a tutte le pagine di mare e terra e scogli duri e vite lontane e ci sei davanti e le magie si mischiano, quella delle pagine e quella dei posti, e coincidono e si sommano dentro. E respiri sale bianco d'un mare nero e profondo, calpestando erba verde che nasce dalle rocce.
E non sei più sola.
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« immagine » Un giorno voglio andare a vedere il mare, un mare lontano, come quello dei posti del nord, fatti d'erba e pietre e mare scuro che sbatte sugli scogli e fa la schiuma bianca come la birra che sembra che il nero scenda dal bianco e non viceversa, che ti annegherà. E quel bianco, è il v...
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AUTUNNO

27 settembre 2020 ore 21:29 segnala


L’autunno è arrivato. L'aria è gelida e le mani diventano fredde, quasi come fa il cuore in certi momenti, perché esistono anche le stagioni dell’animo e così, a volte, abitiamo terre solari, posti lontani dalla battaglia, dove per un po’ sconfiniamo, da zone di gelido vento.
C'è qualcosa di buono, questo sì, nel continuare a difendere le proprie fragilità, giorno per giorno, persi in un metro quadro o in una strada o in un supermercato o ancora in un giorno d'autunno.
Non c'è una scorciatoia, un passaggio più veloce per perdersi in un giorno felice, che prima arriva e poi se ne va, soffiato dal vento. E distesi per terra, possiamo pensare che sia già passato o illuderci e dirci che non sia ancora arrivato, perché poteva essere sole e invece è temporale.
A poterlo sapere. A poterlo sapere.


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« immagine » L’autunno è arrivato. L'aria è gelida e le mani diventano fredde, quasi come fa il cuore in certi momenti, perché esistono anche le stagioni dell’animo e così, a volte, abitiamo terre solari, posti lontani dalla battaglia, dove per un po’ sconfiniamo, da zone di gelido vento. C'è qu...
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IL DANNO

24 settembre 2020 ore 01:59 segnala


E finché non ti vedi, cercherai sempre nello sguardo di qualcuno, quell'amore, quelle conferme, quelle certezze che ti sono mncate per crescere consapevole di essere unico, meritevole, completo. La dipendenza affettiva non è una colpa, è un danno, un dolore non risolto. Un enorme buco nero che ti rende vulnerabile, fragile, facile preda. A grandi mani, dai ad altri quello che dovresti dare a te stesso. E ti fai male, elemosini, pretendi, ti svendi e ti fai umiliare per un tozzo d'amore, una carezza. A chi credi di amare chiedi inconsciamente di riparare il danno subito, non sai che nessuno può farlo e ti allontani.
Finché non capisci che quel danno rimarrà lì, irreparabile, cresciuto con te.
Finché non decidi se continuare a vivere come un albero appoggiato al supporto, morire inghiottito dal vuoto, o partorire da solo te stesso e ri-nascere.
Comunque vada, il conto è salato.

DEDICATO AD ANIME ROMANTICHE

23 settembre 2020 ore 01:18 segnala



Immaginate una sala da ballo anni ‘50, arriva Lei, vestita di un abitino da poco, cucito dalla madre, che però la fa sentire bene. Pulita, persino un po’ elegante. La balera è semi vuota, sedie pascolano senza ospite. Poi arriva Lui, con un abito più grade di due misure del suo corpo ventenne. Bello come il sole, Lei lo guarda come si rimira un’opera d’arte che la ragazza non ha mai potuto vedere in vita sua. E parte la musica, è il valzer numero 2 di Dmitri Shostakovich, Lui la vede e i loro occhi vengono sigillati dalle note meravigliose del valzer. Le tende la mano e si congiunge attirandola con leggerezza in una forma che da due ne mostra uno, e i piedi si muovono sul suono del clarinetto. Poi la musica muta ogni cosa e i due si ritrovano a danzare nel cosmo, quando gli archi i violini e i violoncelli intonano l’aria del clarinetto in modalità sinfonica, i due stanno viaggiando nella bellezza, trovando quel piacere di essere umani senza saperlo. Volano, venti di giovinezza innamorata. Poi la musica finisce e i due si fermano, ma non subito, si guardano, subentra un certo imbarazzo e una ragazza appena entrata strattona Lui guarda male Lei e li allontana uno dall’altra. Non sa che loro hanno appena vissuto qualcosa che verrà ricordato per sempre, quel sempre che solo le stelle hanno registrato in sintonia con il valzer... un giorno quando uno shuttle solcherà quella porzione di cosmo dove i due innamorati danzavano, rumori statici disturberanno le comunicazioni. Solo i sensori nella nave spaziale sapranno che era amore.

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« immagine » Immaginate una sala da ballo anni ‘50, arriva Lei, vestita di un abitino da poco, cucito dalla madre, che però la fa sentire bene. Pulita, persino un po’ elegante. La balera è semi vuota, sedie pascolano senza ospite. Poi arriva Lui, con un abito più grade di due misure del suo corp...
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L’AGGIUSTATORE DI BAMBOLE

22 settembre 2020 ore 22:46 segnala


C’era un aggiustatore di bambole in un cortile di via margutta. poi si è spostato in un piccolo negozio vicino al Colosseo da fuori si vedevano sulla sinistra le bambole rotte ammucchiate in un angolo avevano gli sguardi spenti, i capelli arruffati, le pose disarticolate a qualcuna mancava un occhio, ad altre un braccio o un piede. erano tutte senza vestiti spoglie e tristi sulla destra, in uno scaffale, c'erano le bambole aggiustate erano serene, sedute in maniera regale, con la pelle di porcellana e le pettinature perfette.
Ripenso spesso a quel posto, quando sono una bambola rotta come questa sera e quando provo ad aggiustare qualche bambola rotta che mi chiede aiuto.
Il vecchio aggiustatore era come un esperto psicoanalista tutto quello che passava tra le sue mani veniva riparato e riprendeva vita.
Lui aggiustava arti e sostituiva occhi di vetro ma in realtà si prendeva cura di quelle bambole e solo per questo loro guarivano, guarivano perchè lui le guardava e le accarezzava lo faceva con amore.
Ora al posto dell'aggiustatore di bambole c'è la hall di un hotel a quattro stelle.
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« immagine » C’era un aggiustatore di bambole in un cortile di via margutta. poi si è spostato in un piccolo negozio vicino al Colosseo da fuori si vedevano sulla sinistra le bambole rotte ammucchiate in un angolo avevano gli sguardi spenti, i capelli arruffati, le pose disarticolate a qualcuna m...
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CAMBIAMENTI

22 settembre 2020 ore 03:00 segnala



Un giorno ti svegli e ti accorgi che la canzone che ti piaceva fino a ieri non ha più lo stesso ritmo . Ti accorgi che non ti piacciono più i biscotti ma preferisci pane e marmellata a colazione, che il tuo colore preferito forse non ti dona così tanto e il rosso non è così male . Ti accorgi della vita che hai vissuto cercando di piacere ed essere all'altezza di chissà cosa o chi, rincorrendo sogni che forse non ti appartenevano neppure, credendo che le parole altrui avessero più peso delle tue e le decisioni dipendessero dal fato. Arriva quel giorno,non per tutti forse, ma arriva. E quando succede ti rendi conto che il cambiamento è dolorosamente difficile ma di quanto sia necessario per essere vivi. Arriva il giorno della consapevolezza bisogna solo accettarla e amarsi , lasciando andare quello che è stato .
E imparare a vestirsi di rosso ...
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« immagine » Un giorno ti svegli e ti accorgi che la canzone che ti piaceva fino a ieri non ha più lo stesso ritmo . Ti accorgi che non ti piacciono più i biscotti ma preferisci pane e marmellata a colazione, che il tuo colore preferito forse non ti dona così tanto e il rosso non è così male . T...
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