"Valery", un oblio musicale fin troppo silenzioso

28 luglio 2021 ore 18:05 segnala



(Ovvero: un capolavoro di Franco Battiato e Alfredo Cohen tenuto “misteriosamente” nascosto da chi, oltre al piacere, avrebbe anche i mezzi per farlo conoscere)





La scorsa domenica sera il Techeteche di Rai 1 è stato dedicato a Franco Battiato, una scoperta musicale tardiva (e imperdonabile per un catanese) fatta da me a seguito della sua scomparsa che non ha sentito il bisogno di ulteriori approfondimenti. L’unico motivo che mi ha indotto a seguire un po’ il programma è stata la constatazione che la sua voce e lo stile erano nettamente migliorati con l’avanzare dell’età, un dono degli anni del quale ha beneficiato anche Gino Paoli, il che mi ha fatto pensare che le corde vocali, come il cervello, funzionino a seconda del sale che si è riusciti a incamerare dentro. A trasmissione finita, ho avuto invece un altro genere di curiosità: del suo repertorio, quale spazio aveva trovato Alexanderplatz, il cavallo di battaglia di Milva? Magari era stato mandato in onda qualcosa di più di una delle sue numerose versioni. Questo, perché avevo l’assoluta certezza che, viceversa, della canzone da cui era stata ricavata – Valery –, non poteva essere stata fatta alcuna eccezione sul silenzio che praticamente l’ha accompagnata da sempre e che l’ha resa del tutto inesistente o quasi.
Ma che canzone è “Valery”?
Ascoltiamola.



“Alexanderplatz - copio da Wikipedia – “nacque come riadattamento di un altro pezzo musicale, Valery, composto da Alfredo Cohen con la collaborazione di Franco Battiato e Giusto Pio e cantato dallo stesso Cohen in un'incisione pubblicata nel 1979. Il testo originale era dedicato a una giovanissima transessuale, Valérie Taccarelli, che Cohen conobbe a Bologna dove lei era attivista di uno dei primi circoli di cultura omosessuale, divenuto successivamente il Cassero LGBT Center”(Vale la pena di precisare che Alfredo Cohen, omosessuale anche lui, oltre ad essere stato un rivoluzionario e un combattente ante litteram nella lotta a difesa dei diritti degli omosessuali -
negli anni Settanta fu fra i fondatoti del Fuori!, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano -, era anche un attore di teatro e un cantante).
“Nel 1982 Battiato riscrisse il testo ispirandosi alla Alexanderplatz, importante piazza di Berlino Est, città ai tempi ancora divisa dal muro, e riadattò il brano proponendo a Milva di cantarlo, incorporando la struttura melodica, alcune parti del testo e aggiungendo il fortunato ritornello, assente nel brano originale.”


Valèrie Taccarelli

Prima di giungere a questa soluzione, però, chiese il permesso ad Alfredo Cohen, il quale lo diede a patto che Valérie, la sua fiamma, non si opponesse. Valérie, una ragazzina quindicenne, non solo non si oppose ma anzi si entusiasmò all’idea che Milva, una famosa cantante che lei ammirava tanto, si servisse della stessa canzone che il suo ragazzo aveva scritto per lei.

Fin qui la cronaca dei fatti. I quali non hanno nulla di strano: fra i tantissimi successi musicali, chissà quali compromessi hanno macchiato la coscienza dei loro protagonisti, mentre nel nostro caso autori, cantanti e destinataria dell’omaggio si sono trovati tutti d’accordo. E non si tratta neanche di un unicum. Prendiamo My way: Paul Anka scrisse il testo riprendendo Comme d’habitude, una canzone scritta da Claude François, il quale a sua volta l’aveva utilizzato da Jacques Revaux. Ma fu solo dall’incisione che ne fece Frank Sinatra che la canzone diventò un successo planetario e intramontabile, tant’è che la sua genesi è diventata solo una curiosità che non interessa più a nessuno o, comunque, che non fa più notizia. Né lo stesso Paula Anka, il celeberrimo autore di Diana e della mia generazione, si è mai sognato di gridare allo scandalo per l’invidia che ha avuto del successo involontariamente regalato al suo illustrissimo ex collega.
Dov’è allora la stranezza?
La stranezza consiste nel fatto che Valery non è affatto inferiore ad Alexanderplatz, anzi. Io, per esempio, l’ho trovata più bella; nel mondo musicale in cui mi sono calato da alcun mesi è stata una scoperta nella scoperta. Non solo è più bello il testo (che si può leggere su you tube nello spazio dei commenti che si trovano in calce al video di Alfredo Cohen) ma lo è anche l’arrangiamento della musica. Senza nulla togliere a una cantante eccezionale com’è stata Milva, inoltre, anche la voce dello stesso Cohen mi affascina maggiormente.
E allora perché nessuno o quasi, soprattutto fra gli addetti ai lavori, sembra non conoscere questo capolavoro musicale o, ancora peggio, lo conosce ma non ne parla, come per un’inconfessabile e omertosa connivenza, tesa evidentemente a non pestare i piedi a qualcuno?
Perché "business is business".
Perché "business is business" è un dogma. Un dogma più intoccabile della Chiesa.




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28/07/2021 18:05:19
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Commenti

  1. 1965spiritolibero 28 luglio 2021 ore 23:47
    interessante non lo sapevo.
  2. Torinesescic 16 ottobre 2021 ore 14:25
    Straordinario!
  3. s.hakespeare 16 ottobre 2021 ore 14:32
    Veramente!

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