Crazy little great love called Freddie Mercury

03 giugno 2015 ore 17:27 segnala


La sera d’estate di una quindicina d’anni fa, in una piazza quasi nascosta ma discretamente affollata di Fiumefreddo di Sicilia, il paesino in cui andavo sistematicamente in vacanza, mi capitò di ascoltare dall’inizio alla fine il concerto di una tribute band che aveva i Queen come riferimento. Mi ricordo che all’ultima canzone – che non poteva non essere We are the champions –, complice anche una poltroncina di plastica che non mi faceva pesare l’ora tarda – si era abbondantemente oltre la mezzanotte -, rimasi l’unico spettatore dopo che anche mia moglie era andata via, tant’è che agli applausi fragorosi e sinceri che non lesinai alla fine, arrivarono all'istante quelli di ringraziamento della band, non so a quel punto se più imbarazzati che commossi.


Quello di cui invece non avevo dubbi era la sorpresa che avrebbe colto tutti e quattro i componenti, se avessero saputo che di quel famoso gruppo musicale oggetto del loro omaggio non ero sicuro di indovinare il nome altrettanto famoso del frontman che ne portava la bandiera, né tanto meno di dire che faccia avesse (il buio assoluto, ovviamente, avvolgeva gli altri membri della band - il chitarrista Brian May, il batterista Roger Taylor e il bassista John Deacon). A parte i Beatles, dei quali mi erano familiari anche i titoli delle canzoni, se ci si riferiva al panorama internazionale, meno di adesso mi raccapezzavo sui complessi ma anche sul mondo musicale in genere, erano i miei figli a ricordarmi di volta in volta a quale di essi apparteneva Freddie Mercury, piuttosto che Jim Morrison o Jimi Hendrix.



Negli anni ’80, quando i Queen avevano già raggiunto un successo planetario, io vivevo sott’acqua, era la crescita di due ragazzi l’unico spettacolo al quale mi era dato di assistere, mentre negli anni a seguire sono stati gli interessi di sempre a prendere il sopravvento, contribuendo per decenni ad allargare il buco delle mie conoscenze musicali. Per inchiodarmi di nuovo a uno spettacolo canoro con la stessa partecipazione di quella sera ci sarebbero voluti 15 anni, ma con un freddo e impersonale soprammobile al posto di un palco, questa volta, anche se davanti al televisore non stavo più seduto su una sedia di plastica. Sto parlando di Hungarian Rhapsody: Queen live in Budapest ’86, un concerto che prima è stato distribuito nelle sale cinematografiche e che adesso Sky manda periodicamente in onda sul canale 120 (io l’ho visto il gennaio scorso).
E’ evidente che a catturarmi di nuovo è stata la musica, la quale mi ha travolto con la stessa dolce violenza di allora. Al punto da richiamare alla memoria il gruppo sconosciuto che me l’aveva fatta ascoltare quella sera e farmi ricordare – con estrema lentezza, devo dire, oltre che con divertito stupore – che anche quella volta si era trattato della musica dei Queen. Una calamita, insomma, che con me funzionava sempre.



La musica è l’arte più immediata, quella che ti prende senza lasciarti il tempo di pensare. Se poi le note che ti rapiscono ai associano a una voce e a una figura umana che vi si armonizzano perfettamente, il possesso che ne fai e che nello stesso tempo ti possiede assume la valenza di una sorta di stupro consensuale. Questo spiega il delirio che spesso lo accompagna. Quelle ragazzine che vediamo piangere e svenire in mezzo alla folla oceanica di un concerto non sono altro che delle menti violentate da un’ammirazione che ha superato il loro limite di sopportazione. Quanto al consenso esteriormente più limitato, una persona adulta sa che il piacere suscita imbarazzo quando non è condiviso.
Io sono ancora più smaliziato di uno spettatore medio, e non solo in quanto più vecchio di quella media, ma anche perché dalle folle mi sono tenuto sempre lontano. Solo che la distanza non fornisce barriere difensive sufficienti di fronte all’odierna invasione dei mezzi di comunicazione, soprattutto per chi non abbia il cattivo gusto di resisterle, se si tratta di qualcosa che ti accarezza il cuore e la mente, oltre che le orecchie.
Anche se non mi ha mai procurato uno svenimento, il segno che ogni volta mi lascia dentro quell’insieme di suoni e immagini al cui fascino spesso mi abbandono non è meno marcato di quello delle ragazzine che lo esibiscono in modo plateale. Un coinvolgimento che non smette di sorprendermi e che per un grafomane come me non poteva non diventare oggetto di pubblica riflessione. Quanto al pudore di cui necessita una pubblica confessione – perché di questo in definitiva si tratta -, è risaputo che i vecchi lo perdono volentieri. Sto parlando, insomma, di un “pazzo piccolo grande amore” che non è solo amore per la musica.
Ma che aveva di particolare Freddie Mercury per piacermi così tanto anche come persona? Dopo aver letto su di lui tutto il leggibile che si trova in rete, compreso un libro in PDF, divorato un e-book ricevuto a pagamento, visionato un centinaio di videoclip e vivisezionato due o tre interviste, credo che ad avermi impressionato dell’uomo di Zanzibar, di nome Farrokh Bulsara ma al secolo Freddie Mercury, sia stato soprattutto l’understatement, ovverosia quella forma complessiva di modestia tutta inglese, se per modestia s’intende tutto ciò che rifugge da quella sorta di vanagloria indigesta che un personaggio famoso di solito finisce per portare scritta sulla fronte.
Oltre ai dubbi e alle incertezze che complicano l’opera di un artista, il cantante dei Queen aveva troppa consapevolezza del proprio talento per non lasciarla a casa o comunque fuori dal palco (va ricordato che come compositore non era meno straordinario del cantante).Questo perché era dotato di un sesto senso estetico. “Se devi fare una cosa, falla con stile” pare che fosse uno dei suoi convincimenti, che poi è la frase che lo descrive meglio.
Chi era, infatti, prima di tutto l’uomo che ha inventato i Queen, se non un scrupoloso professionista dello spettacolo che non lasciava nulla al caso, comprese quelle performances così apparentemente spontanee e sempre originali? Il suo stile – un sapiente mix di sregolatezza e sobrietà, mai privo di eleganza - lo ha accompagnato fino agli ultimi momenti della sua vita, eccetto forse quelli in cui non è riuscìto a non farsi la pipì addosso. Peter Freestone, l’assistente-factotum che gli fu sempre accanto, dice che se fosse stato per lui gli avrebbe risparmiato la penosa esposizione della sua ultima volta – These are the days of our lives -, cioè esattamente quello per cui milioni di fans, me compreso, forse continuano ad amarlo.



Oltre a dare brividi di commozione, sono esemplari la compostezza e l’impeccabilità con le quali lo spettro di un uomo ha saputo tenere testa all’immagine devastante della malattia ( l'AIDS) che di lì a sei mesi gli avrebbe dato il colpo finale. Una compostezza che è anche la prova di un attaccamento quasi religioso al proprio lavoro (il male gli aveva procurato una profonda ferita sulla pianta del piede destro che, a parte il dolore, quasi gli impediva la posizione eretta) e che diventa ancora più mirabile, se raffrontata all’irrequietezza di sempre. Quell’irrequietezza che lui sapeva trasformare in grande spettacolo.
Era, Freddie Mercury, anche uno che detestava annoiare il pubblico.
Va da sé – ed ecco la “confessione” – che la simpatia per la persona è un tutt’uno con la componente fisica vera e propria, che l’uomo dei Queen, insomma, mi piace anche fisicamente, e questo senza distinguere il gay-look con le unghie laccate delle prime esibizioni dal fighetto di Crazy little thing called love,



così come l’autoironica tettona-donna-delle-pulizie di I want to break free




al macho-con-baffi e canotta bianca working class del suo approdo estetico-culturale.



So perfettamente che non c’è nulla di indecente nel rapporto causa-effetto che a volte muta l’ammirazione in una forma meno platonica della simpatia umana, ma è un fatto che per la prima volta il mutamento non riguarda una persona dell’altro sesso. Verrebbe quasi da chiedersi se ci vada di mezzo il mio orientamento sessuale, se non fossi arcisicuro che le donne mi piacciono ancora. Probabilmente – questa è la mia spiegazione - da vecchi rincoglioniti si diventa anche angeli oltre che satiri lascivi, che l’annichilimento fisico e psichico rende meno netti e più sfumati i confini della sessualità, per permetterne la sopravvivenza. Non dimentichiamo, poi, che il mio uomo io l’ho conosciuto solo in fotografia, e cosa c’è più trendy, oggi, di un amore virtuale? Insomma: se uomini e donne oggi si innamorano di un nickname, lasciatemi spasimare per un cantante che mi potrebbe ricambiare solo dal cielo!
L’unica cosa che disturba la mia vanità di talent scout è la consapevolezza di non essere originale: per la prima volta mi capita di scoprire qualcuno al quale hanno già dedicato cento statue! O forse è un modo per avvicinare la mia umiltà alla sua, se non è una favola – e certamente non lo è - che il grande Freddie si portasse a letto qualsiasi uomo gradisse le sue avances e si innamorasse alla fine di un modesto barbiere (Jim Hutton), anche se lavorava al Savoy. Che fra parentesi è anche la migliore risposta, sia pure indiretta, al disimpegno politico che tanti ancora gli rinfacciano.
Adesso non mi resta che sperare d’incontrarlo in paradiso, dove sicuramente lui si trova. Dove volete, infatti che l’abbiano messo San Pietro e tutta la combriccola, dopo avere ascoltato Bohemian Rapsody e The show must go on?








vedi ASk Blog Phoebe Comunità Queeniana Italiana
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03/06/2015 17:27:29
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Commenti

  1. vagarsenzameta 03 giugno 2015 ore 19:31
    Quandi si va in fissa per un cantante e' proprio cosi',non riusciamo a darcene una spiegazione.
  2. dealma 04 giugno 2015 ore 18:40
    sì, Freddie manca
  3. forteapache 04 giugno 2015 ore 22:09
    Grazie per i commenti e i 'mi piace'
  4. salyma 06 giugno 2015 ore 11:27
    Chissirivede anzi, chirriscrive dopo così tanto tempo, un anno? più o meno si. Ho letto con molto interesse quello che hai postato. Come al solito la tua ironia si fa leggere in diverse frasi del tuo scritto, ironia mirata? Boh. Fatto sta che per quel poco che ti conosco non credo proprio ad un tuo innamoramento virtuale per questo cantante che è stato e sarà immutabilmente un "GRANDE" . Ti sei sicuramente innamorato delle sue canzoni, della sua musica e del suo modo di essere così come è successo a tanti, me compresa. Alcuni anni fa acquistai un cofanetto con tutte le sue canzoni che tenevo come una cosa sacra fin quando un giorno mentre lo cercavo non lo trovai più! Eh si mi dissi, all'infuori della signora che veniva a farmi le pulizie in casa e aveva due figli dell'età dei miei pensai che lo avesse preso lei mentre invece se ne era appropriato mio figlio senza dirmi nulla, sicuro, probabilmente, che gli avrei detto di no! Chiesi di restituirmelo ......ancora lo aspetto!
    Come vedi è stato un cantante che piace ed è piaciuto ad ogni età.
    Quindi se dovesse succedere che tu debba andare in paradiso (tu eh)? prima di me salutamelo, se dovessi andare prima io, farò altrettanto!
    Ma fin quando saremo ospiti di questa terra si sa, lo spettacolo deve continuare!
    Buona giornata e ben ritrovato
  5. forteapache 06 giugno 2015 ore 12:01
    Salyma' a me il cofanetto, completissimo!, me lo hanno regalato qualche mese fa, graditissimo ma inutile, perché avevo ascoltato e riascoltato proprio tutto, fra il materiale che c'era già a casa e quello che si trova in rete. A parte le trasmissioni registrate, naturalmente. Che dire a proposito del tuo commento? Che la vera bellezza, il vero talento, il genio, se vogliamo, sono riconosciuti da tutti. La banalità dell'evidenza, insomma. Ti ringrazio del commento, altrettanto lieto di averti ritrovata. Ma solo 'ufficialmente', dal momento che non ti ho mai persa di vista. Una buona giornata anche a te.
  6. salyma 06 giugno 2015 ore 18:31
    Quindi mi seguivi di nascosto eh? :-)) Beh essendo una grandissima vanitosa (lo dicono tanto vale dimostrarlo) la cosa non può che farmi piacere :rosa
  7. forteapache 06 giugno 2015 ore 19:01
    Naturalmente, sono come il Grande Fratello. Ma non c'è bisogno di nascondermi: io vedo tutto anche quando mi giro dall'altra parte.
  8. crenabog 06 giugno 2015 ore 21:45
    come al solito, sempre un piacere leggerti. bel post, proprio sentito e coinvolgente. sì, ricordo quando al tg dissero che aveva l'aids, ci prese un colpo, ma sapevamo che era una malattia dal decorso lungo e ci speravamo che insomma potesse scamparla. sentire pochi giorni dopo, che era morto, ci abbattè e ci rendemmo conto che chi sa da quanto andava avanti e non era stato detto. fu la cosa più triste, non aver avuto il tempo di rimpiangerlo se non a cose fatte. mah. un caro saluto.
  9. forteapache 07 giugno 2015 ore 09:47
    L'annuncio fu dato appena un giorno prima della morte, cioé quando non se ne poté più fare a meno. Lui era troppo innamorato della privacy. Pensa che persino gli altri componenti del complesso, così come gli stessi parenti seppero con ritardo non della morte, certamente, ma della malattia. Questo semplicemente perché la notizia avrebbe intralciato il suo lavoro, che per lui veniva prima di ogni altra cosa. A suo modo, una forma di eroismo ( per me condivisibile). Una buona giornata
  10. crenabog 07 giugno 2015 ore 22:15
    vero, vero. un grande assoluto. serena notte a te.
  11. c.ioccolatino111 05 dicembre 2015 ore 11:21
    Benritrovato ! In primis a te e in secundis al tuo blog.

    Probabilmente ti sembrerà una bestemmia la mia quella di avere ascoltate molto poco le canzoni di Freddie Mercury.
    I Queen non sono mai stati il mio gruppo preferito, la mia mente veniva non "violentata" ma posseduta da altri gruppi come: Deep Purple, Led Zeppelin, Uriah Heep, PFM, etc.
    Ma condivido queste tue splendide parole e che ho volute copiaincollare:
    " La musica è l’arte più immediata, quella che ti prende senza lasciarti il tempo di pensare. Se poi le note che ti rapiscono ai associano a una voce e a una figura umana che vi si armonizzano perfettamente, il possesso che ne fai e che nello stesso tempo ti possiede assume la valenza di una sorta di stupro consensuale. Questo spiega il delirio che spesso lo accompagna. "
    Le ragazzine a cui viene "violentata" la mente, a me sono sempre parse possedute da una isteria collettiva.
    La Musica non violenta, però ti possiede ed è l'unica Arte che ti fa provare un miscuglio di emozioni tutte legate tra loro.
    Come sempre, il tuo post mi piace, è splendido.

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